La Debicke e… La bambina che guardava i treni partire

La bambina che guardava i treni partire
di Ruperto Long
Newton Compton, 2017

Charlotte, la protagonista-simbolo della storia, è la figlia minore di Blima e Léon, facoltosa coppia di ebrei belgi di origine polacca, con parenti sparsi in America del Sud e in Europa, che vivono a  Liegi. Ma il clima mondiale sta cambiando, Hitler, il nazionalsocialismo e il pugno di ferro tedesco dilagano paurosamente. Le brutte notizie che giungono  dalla Polonia spingeranno lo zio Alter, fratello della madre e studente di ingegneria, a tornare a casa, dove sono rimasti i genitori, religiosi praticanti, per difendere la patria. E, dopo l’invasione tedesca, verrà  preso e rinchiuso nel ghetto di Konskie. In poco più di un anno, con la progressiva occupazione nazista, la situazione Europea non fa che deteriorarsi: gli inglesi sono stati ricacciati in mare a Dunkerque, in Francia Pètain ha creato un governo collaborazionista, il Belgio benché dichiaratosi neutrale è stato invaso, le SS spadroneggiano e l’atmosfera si fa sempre più irrespirabile per gli ebrei, anche non osservanti. Il fratello di Blima, Paul, ricco tagliatore di diamanti ad Anversa, sta cominciando a pensare di dover abbandonare l’Olanda e i suoi affari. I genitori di Charlotte resistono increduli di fronte alle crescenti angherie ma si preparano a ogni evenienza e, quando il capo famiglia Léon riceve l’intimazione a presentarsi  per essere deportato in un campo di lavoro, lui, la moglie, Raymond e Charlotte, decidono di lasciare il Belgio. Léon, aiutato dall’aspetto fisico suo e dei familiari, alti biondi e con gli occhi chiari, si è premunito andando a Parigi per ottenere dei passaporti falsi che li identificano come la coppia Wins, marito moglie e due figli, una famiglia belga ariana. Dopo aver cucito  i diamanti, ottenuti realizzando tutti i loro beni, nelle spalline imbottite dei cappotti, affrontano un lungo e pericoloso viaggio in treno che li condurrà a Parigi. Credono di essere in salvo e invece per loro sta per cominciare un calvario che li costringerà a nascondersi come topi, terrorizzati di essere denunciati e scoperti. La resistenza è all’opera e la follia persecutoria nazista si esibisce in continue retate che rastrellano una dopo l’altra le superstiti  famiglie di ebrei  per caricarle in carri bestiami diretti a est verso i campi di sterminio. E proprio durante le sue solitarie e brevi passeggiate la piccola Charlotte, di appena nove anni, vedrà questi treni e sentirà levarsi strazianti richieste di aiuto. Le storie raccontate in La bambina che guardava i treni partire sono coralmente affidate alla testimonianza di tanti e disparati personaggi che hanno vissuto sulla loro pelle la tragedia della seconda guerra mondiale. Tra loro, carnefici, vittime, soldati, eroi, semplici cittadini, baristi e combattenti arrivati da un altro mondo: giovani e coraggiosi volontari dell’Uruguay venuti a liberare un’Europa soggiogata dalle truppe hitleriane. E quindi Domingo Lopez Delgado, Anton Salaverri, Facundo Pelaez e altri che, dopo aver attraversato l’oceano, furono arruolati nella Legione Straniera al servizio della Francia libera del generale Da Gaulle e nel deserto, torturati dal calore e dalla sete, combatterono valorosamente in Africa, fino alla vittoriosa battaglia di El Alamein destinata a cambiare le sorti del conflitto. Ma, nel grande scacchiere europeo, tante altre voci parlano, alcune di scomparsi per sempre, altre di sopravvissuti più fortunati, francesi, spagnoli, inglesi, russi, georgiani, ucraini, polacchi, belgi, uruguayani, argentini, palestinesi, libanesi, italiani, persiani, e tutti ci spiegano con esempi e documenti cartacei, lettere, fotografie, come quella terribile guerra sia stata davvero mondiale. Deposizioni raccolte dall’autore di persone coinvolte in combattimenti feroci, in stermini di massa, in assedi cruenti, in battaglie all’ultimo sangue. Ascoltiamo le voci delle vittime e degli artefici di questa spaventosa strage di popoli, che si alternano per ricordare la loro esperienze. Abbiamo quelle infantili, come  Charlotte e le sue poche amiche perdute, quelle di soldati affranti, sul punto di capitolare ma coraggiosi malgrado tutto, quella di Miss Susan, unica donna in Africa sul campo di battaglia, quella dei comandanti, costretti a scelte drammatiche sulla pelle dei loro uomini, quella dei deportati avviati ai treni senza ritorno, quella di Michelle, una cantante francese che attende angosciata il suo compagno Maquisard, quella disperata  dei tanti ebrei braccati ovunque in Europa, le decine di migliaia sterminati a Varsavia, dove perderà la vita anche Alter, zio di Charlotte e grande figura di patriota ebreo. E non mancheranno le descrizioni delle atrocità naziste perché quando la famiglia Wins cerca rifugio  a Lione, nel sud della Francia, arriva in città uno dei peggiori aguzzini della ideologia hitleriana, Klaus Barbie, appena ventinovenne, sadico assassino intenzionato ad uccidere tutti gli ebrei ancora annidati nei territori occupati, che paragona a un cancro da estirpare. La narrazione che intreccia uno straordinario ricamo fatto di dirette testimonianze che si dipanano seguendo il sottile fil rouge che riesce a collegare tanti episodi, fatti e  destini apparentemente diversi e lontani tra loro.  Il  romanzo liberamente ispirato a storie vere e con sprazzi consolatori – Charlotte e la sua famiglia riusciranno a scampare alla cattura – si snoda in una serie di capitoli illustrati da piccole fotografie di allora che raffigurano i protagonisti e gli avvenimenti  del libro, minuziosi dettagli che confermano particolari e ricordi. L’autore tratta con umana delicatezza il  difficile argomento e, senza mai scadere nel pietismo, ci narra invece una splendida storia familiare. Senza cedere a facili emozioni o indugiare nel superfluo, arricchisce  la  trama  con una importante testimonianza corale – e purtroppo visto che il tempo è tiranno e ormai rimangono sempre meno fonti viventi di quel momento di delirio storico – ne approfitta per consegnare alla memoria dei posteri un documento scritto per aiutarci a non dimenticare mai quella aberrante follia collettiva di un popolo.

La bambina che guardava i treni partire di Ruperto Long mette a fuoco la tragedia della Seconda guerra mondiale e della Shoah considerata dal  punto di vista di uno storico sudamericano, lontano nel tempo e forse per questo molto lucido e oggettivo.  Un libro importante, che ha commosso i lettori, che ha meritato il Libro d’Oro e che, con la sua drammatica ma incisiva testimonianza, ha eretto un baluardo contro ogni tentativo di negazionismo.

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