La Debicke e… Fratelli e soldati

di Bruce Henderson
Newton Compton, 2017
A più di settant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, lo scrittore e giornalista Bruce Henderson ha scovato una bella storia che non era mai stata raccontata.  Sulla base di diari ritrovati fortuitamente, con pazienza certosina, ha ricostruito un docu-romanzo antologico che racconta l’incredibile storia, vera ma ignorata per anni, dei “Ritchie Boys”.
Dopo l’ascesa al potere del Terzo Reich in Germania, mentre l’atmosfera diventava di giorno in giorno più incandescente, gli ebrei che riuscirono a trovare un “affidavit”, che garantisse la sopravvivenza economica al di là dell’oceano, partirono per salvarsi o, dovendo scegliere, fecero partire un figlio. Molti di questi erano poco più che bambini. Viaggiarono da soli, non parlavano la lingua ma impararono, si diedero da fare, studiarono. Poi, anni dopo, alcuni di loro si arruolarono.
Fratelli e soldati è la storia di duemila giovani tedeschi di religione ebraica, costretti a lasciare la patria per sfuggire alle persecuzioni naziste, che tornarono in Europa per aiutare i loro nuovi concittadini e gli Alleati a sconfiggere il nazismo.
Nell’autunno del 1942 una notizia spaventò a morte gli abitanti della valle del Maryland, dove l’esercito aveva dislocato il campo militare di Fort Ritchie. Alcuni operai, che avevano superato per sbaglio l’area top secret del campo, avevano visto passare un plotone di soldati tedeschi con l’uniforme della Wehrmacht. L’America era stata invasa? Gli operai avevano bevuto? Nossignore. L’America non era stata invasa, e non era colpa dell’alcol. Effettivamente gli operai avevano visto bene, ma i giovani soldati con l’uniforme tedesca che marciavano nel campo erano ragazzi ebrei tedesco-americani, nati in Germania ma che avevano ottenuto la cittadinanza americana. Questi giovani, i Ritchie Boys, militavano ufficialmente sotto la bandiera a stelle e strisce, si esercitavano per combattere in Europa e stavano seguendo dei corsi speciali per mettere a punto una nuova e rivoluzionaria tecnica di guerra: come interrogare i prigionieri appena catturati per avere informazioni vitali sullo schieramento nemico. Una tecnica utilizzata per la prima volta dagli americani e dai britannici dopo lo sbarco in Nord Africa. Dopo un addestramento di otto settimane, circa duemila ragazzi partirono per l’Inghilterra. Fu così che duemila soldati ebrei vennero rispediti di nuovo nella Germania nazista, in prima linea sui campi di battaglia. I “Ritchie Boys”, un’unità segreta dell’esercito americano.
Molti furono paracadutati in Francia e si ricongiunsero con la fanteria. Altri sbarcarono in Normandia e, al seguito del generale Patton, conquistarono Nantes, Orléans, Nancy, per poi prendere parte, nel dicembre del 1944, alla spaventosa battaglia delle Ardenne. Molti di loro persero la vita durante l’invasione o in battaglia, ma la loro presenza e il loro intervento nell’intelligence fu importante per la sconfitta finale tedesca. Un rapporto riservato dell’esercito alleato ha rivelato che quasi il 60 per cento delle informazioni attendibili sugli spostamenti e armamenti del nemico, raccolte in Europa, furono frutto del lavoro svolto dai Ritchie Boys, addestrati dal Military Intelligence Training Center. Il loro sistema inquisitivo era buono ed era già stato collaudato in Africa, ma quale fu il quid che fece la differenza? I Ritchie Boys sapevano di dover interrogare subito i prigionieri perché le informazioni sui movimenti delle truppe, sulle postazioni difensive, sui campi minati e sul morale del nemico diventavano ben presto vecchie e superate. In più i Ritchie Boys parlavano la lingua alla perfezione, conoscevano le abitudini e il modo di pensare dei loro ex connazionali tedeschi, nazisti o no, e potevano porre le giuste domande, improvvisando o immaginando la psicologia dei prigionieri. Erano spinti da un personale coinvolgimento e sapevano come muoversi per ottenere il massimo dai loro interlocutori, e solo in alcuni rari casi dovettero ricorrere alle minacce e alle maniere forti. Molto spesso si avvalevano invece di ingegnosi trucchi e addirittura diventarono famosi, persino tra le più alte cariche militari, per aver inventato un falso rappresentante della polizia segreta sovietica presso l’esercito americano. Quando, nell’aprile del 1945, i Ritchie Boys arrivarono per la prima volta a Buchenwald, dovettero affrontare una spaventosa realtà. Avevano davanti agli occhi un esecrabile esempio del disumano orrore che aveva inghiottito i loro cari: genitori, fratelli, familiari e amici. Ma i Ritchie Boys, senza pretendere né vendetta né gloria, andarono avanti con il loro splendido lavoro fino alla fine della guerra, per poi fare ritorno in America e condurre una nuova vita lontana dalle luci del palcoscenico.

2 thoughts on “La Debicke e… Fratelli e soldati

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *