Il commissario Maugeri e il fantasma di via Ariosto (Le gialle di Valerio 138)

Fulvio Capezzuoli
Il commissario Maugeri e il fantasma di via Ariosto
Todaro, 2017
Giallo

Milano. Ottobre 1948. Il commissario Gianfranco Maugeri, già comandante partigiano durante la Resistenza, sprovvisto di senso dell’umorismo, vive in una casa per funzionari di Polizia con la moglie Giovanna e il figlio Giacomo (influenzato). L’amico vice questore gli ha chiesto di parlare con una vecchia signora, la 62enne Susanna Bellingeri, occhi scuri e labbra carnose, alle prese con strani rumori (da “fantasmi”) nel solaio della bella palazzina Liberty di via Ludovico Ariosto, zona Magenta. Quel sabato va e ascolta, poi attiva qualche procedura di verifica e sorveglianza. Eppure la mattina presto del lunedì successivo il bel serio cameriere Enrico Bonavita trova Susanna morta, seduta in poltrona. Abitavano con la sorella Elisa, malata e invalida, talora con la bella infermiera Franca, talora con Giovanni, architetto 35enne residente a Londra, figlio di Simone, il terzo fratello, deceduto suicida durante il conflitto. Marco Fulgenzi, il medico di famiglia spiega che Susanna non aveva particolari malattie, proprio mentre sentono il suono di un campanello. E nel solaio trovano un campanello con alcune impronte, che la Scientifica dirà essere appartenute ad Attilio Colombo, un condannato a morte nel 1938 per uxoricidio, fucilato dunque dieci anni prima. Per altro l’ispettore Valenti si era accorto di una macchiolina di sangue, caduto da una minuscola puntura al centro della nuca, più o meno in corrispondenza della parte terminale del tronco encefalico: Susanna è stata uccisa, e con le stesse modalità della moglie di Colombo. La vicenda appare molto ingarbugliata, in un intrico di relazioni affettive e politiche che chiama in causa famiglie ebree e affari svizzeri, foto di nudità e identità occultate. Poi anche Enrico viene ucciso, in solaio. I brividi (paranormali) non si placano.

Il bravo storico critico cinematografico Fulvio Capezzuoli (Cava de’ Tirreni), milanese d’adozione, dal 2014 scrive un’avventura l’anno, ricca di particolari sulla città nei primi anni del dopoguerra, 4 storie con il commissario Maugeri dall’estate 1946 all’autunno 1948 (finora), volute dalla compianta Tecla Dozio per la collana “Impronte” (gialle), che dirigeva. La narrazione è in terza fissa, quieta e sorniona, i brevi pensieri del protagonista in corsivo. L’autore getta uno sguardo documentato sulle politiche della neutrale Svizzera nella prima metà del Novecento, l’attrazione nei confronti di capitali e affari, le resistenze verso gli ebrei (anche ricchi), la chiusura (in parte conseguente) verso tutti i richiedenti asilo. A un certo punto, tutte le piste investigative convergono su Lugano: la sede della Società Anonima Telerie del Lago Maggiore di Simone Bellingeri e la sua stessa residenza quando si era sposato con l’ebrea Elisabetta Modena, prima di trasferirsi a Milano; la destinazione di lei poco prima del suicidio del marito, dopo che lui aveva forse quasi dilapidato le fortune accumulate dal padre con la fabbrica di Gironico (Como); la residenza d’origine di Enrico (anche lui circonciso). Ed è lì che Maugeri mostra il suo grande spirito organizzativo, profilo basso e poche ciance, ottimi risultati. Se Maometto non può andare alla montagna (per gli intoppi burocratici internazionali), persone e spunti decisamente interessanti gli arriveranno in treno da Lugano. Il riso giallo non manca mai, non c’entra il lusso del gran ristorante (che i poliziotti non possono permettersi), ove il vino va in bicchieri di cristallo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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