Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Dicembre 2017

Quando il verso di una canzone colpisce più di mille parole…
Non c’è niente da fare. Mi viene di canticchiarla, così, all’improvviso. Quasi senza accorgermene. Come, ogni tanto, la recita di qualche verso di poesia che mi è rimasto nel cuore. Quando la vita si distrae cadono gli uomini di una recente, fortunata canzone, arriva spesso tamburellante a colpirmi. Perché? È una canzone allegra, divertente, che il mio nipotino ha imparato a memoria perfino con i movimenti del suo noto cantante. Eppure, eppure quella Vita che anche solo per un attimo si distrae dal suo compito essenziale, quella Vita che cerca di sfuggire al destino per cui è stata creata deve farci riflettere. Allora cadono gli uomini, sia in senso sia figurato che concreto: l’autodistruzione, l’assassinio, la guerra. La Vita si è distratta. Ma la Vita non si può distrarre. Non lasciamola distrarre. Per noi stessi. Per i nostri figli. Per i nostri nipotini.

La tomba insanguinata di Edgar Wallace, Mondadori 2017.
Un edificio a prova di dinamite con una cassaforte a quindici metri di altezza per contenere una somma da capogiro, il “tutto spillato ad una massa di babbei”. Fregato, insomma, dal capo Reale con l’aiuto di Jimmy, Connor e Massey. Ma il vecchio Reale non ha molto tempo davanti a sé e vuole risarcire almeno Kathleen Kent, la figlia di uno degli sprovveduti. Anche gli altri suoi “colleghi”, però, vogliono la loro parte.
Questo tesoro di dollari è legato a un rompicapo (alcuni versi contengono la chiave per aprire la cassaforte) e chi lo risolve se lo becca. Il tutto scritto nel testamento in mano dell’avvocato Spending che cercherà, a sua volta, di trarne profitto. Intanto Massey ci lascia le penne dopo avere ucciso il vecchio. Sulle due morti indaga Christopher Angel, eccentrico detective di Scotland Yard, già cacciatore di leoni ed elefanti in Africa ed inviato speciale di giornali. Sarà una lotta dura, durissima per accaparrarsi il malloppo tra scontri, trucchi, tranelli, inseguimenti, rapimenti, case a soqquadro, uccisioni, piccolo tocco di romanticismo attraverso una scrittura veloce tipica dello stile di Wallace.

Il Club delle Vecchie Signore e altri racconti di Georges Simenon, Adelphi 2017.
È sempre un piacere trattenersi un po’ con Simenon. Qui abbiamo quattro racconti che narrano le avventure della famosa Agenzia O.
Partiamo dal primo Il prigioniero di Lagny.
Torrence, Émile e Barbet “cioè l’organico maschile dell’Agenzia O”, si trovano, al buio, sotto l’acqua gelida che viene giù dal cielo, sulla riva di un fiume. È arrivata una lettera senza firma. L’autore chiede loro aiuto perché sequestrato in un luogo che ignora. Tuttavia ha dato qualche indicazione che potrebbe servire a ritrovarlo. Il gruppo indaga: una casa abbandonata, una chiatta, un pittore proprietario della medesima e una giovane donna che posa nuda. Uccisa. Come accusare il pittore dell’assassinio, tra l’altro amico di persone importanti?
Il Club delle vecchie Signore
Émile dalla signora Pitchard. Deve rivelargli un fatto strano. Tutte le settimane ha l’abitudine di invitare a casa sua una delle signore iscritte al Club delle Vecchie Signore dove si gioca a bridge e ad altri intrattenimenti di società. Sabato scorso è toccato alla signora Sacramento, ovvero non proprio signora se gli è spuntata la barba! Chi è, dunque, costui? E perché si è fatto ammettere al Club? Ricerca interessante, incontro con una vecchia fiamma e… occhio alla mela!
Il dottor Beccamorti
Qui, ragazzi, ci sono anche gli scacchi (altra mia passione). Subito all’inizio abbiamo un signore (in seguito sapremo essere il dottor Maupin, ovvero il dottor Beccamorti) che, nel Club degli scacchi di Parigi, appena finita una seconda partita, si sta concedendo qualche attimo di riposo quando arriva il vicepresidente del club “Scusi dottore… Mi permetta di presentarle un amico… Non fa parte del circolo, ma stasera è qui come invitato e poco fa l’ha vista giocare…”. Insomma l’amico lo sfida apertamente ed è perfino disposto a concedergli il vantaggio di una Torre e di un Alfiere. A lui, uno dei più forti giocatori del circolo, che ha già vinto con un russo assai famoso! Una partita senza senso, anche perché il giovanotto, presentato come Tallandier è, in effetti, Émile, la mente della Agenzia investigativa O. Egli ha come unico scopo quello di trattenere il dottor fino all’arrivo di una telefonata da Barbet, ex scassinatore diventato fattorino della suddetta agenzia, che sta ispezionando minuziosamente l’appartamento proprio di Maupin. Infatti si pensa che ci tenga prigioniera una sua paziente. Niente, ora non c’è ma in seguito verrà trovata proprio lì morta stecchita. Aggiungo una nipote, un’amante, un testamento e… una colla forte…
Il ricatto dell’Agenzia O
“Signor Torrence, prego, ci segua alla Polizia giudiziaria”. E il nostro viene arrestato perché ha in mano una busta piena di banconote! Incredibile. Caso complesso: uno scultore che confessa un assassinio, un ricattatore e perfino sospetti di Torrence stesso sui suoi dipendenti. Insomma un’agenzia seria e rispettata “sull’orlo della rovina e del disonore!”. Come risolvere la delicata situazione?…
Situazioni pazzesche, scherzose, umoristiche, stravaganti. Sembra quasi di vedere Simenon che si diverte come un matto a infilare i suoi personaggi in vicende comiche e grottesche, perfino paradossali. Personaggi vivi con le loro concrete caratteristiche fisiche e umorali, che si danno da fare, scrutano, indagano, deducono ma a volte in difficoltà di fronte a certi momenti incongrui e inaspettati. Racconti estrosi, frizzanti. Racconti di classe.

Le molliche del commissario di Carlo F. De Filippis, Giunti 2017.
Le “molliche” del commissario, ovvero di Salvatore Vivacqua, siciliano cinquantenne trapiantato a Torino, sono le tracce che il colpevole lascia dietro di sé. Se si è capace di vederle… Aggiungo un metro e settantacinque, novanta chili, medaglia al valore, cicatrice di arma da fuoco al torace, diverse ferite da arma da taglio, costole del lato sinistro fratturate, sigarette e caffè, soprannome “Niky Lauda, o Siciliano di merda, o Scassacazzi; per pochissimi Totò”. Sposato con la psicologa Assunta Bellomo, due figli Fabrizio e Grazia, il setter Tommy.
Ma veniamo al sodo. Un omicidio nella chiesa della Santissima Trinità. Ucciso don Riccardo in maniera barbarica con la testa ridotta a una poltiglia. Indagine con i sottoposti Carbone e Migliorino e ci sono pure Gargiulo, Calabresi e Patanè. Una vendetta? Faccende di sesso? Molestie? Oppure un pazzo come vorrebbe monsignore? Forse una traccia, due tizi che si sono affrontati con il coltello davanti al prete. Bisogna trovarli. Nella zona San Salvario “guai a ogni passo: puttane mezze nude con le pupille spalancate, neri grossi come alberi, clandestini fermi…”
Altro omicidio. Strangolata Jolanda Petrini, ricca, ma niente è stato portato via. Donna fatale, se la faceva con diversi tra cui il dottor Alberto Francia, ultimo a vederla. Sospettato pure il maestro Giardini e il notaio Tagliavento. Un gioco erotico finito male? Vendette? Gelosie?
Alternati a momenti di analisi, ai dubbi, alle molliche che non si fanno vedere ecco il movimento, la lotta, gli scontri, le coltellate, i colpi di pistola, qualcosa di troppo da parte dei poliziotti e l’intervento della Disciplinare. Spuntano le fotografie rivelatrici, arrivano le molliche e gli ingranaggi del cervello incominciano a funzionare, “…un’idea frullava nella testa. Un’idea tanto balorda che ebbe timore a scriverla. Si limitò a pensarci sopra con l’intenzione di demolirla, ma se avesse resistito…”
Tradimenti, sesso simpatico, eredità appetitosa, i due casi che, apparentemente scollegati, si allacceranno insieme come tanti tasselli di uno stesso mosaico attraverso una scrittura dinamica. Pure una sostituzione di persona, una finta morte, una falsa rapina, una falsa prova con depistaggio e perfino citazioni degli scacchi che interessano solo al sottoscritto, Per capire in parte la complessità della storia basta tenere a mente I fantasmi del cappellaio di Simenon. Lo rivela alla fine il commissario stesso.
C’è di tutto e di più in questo libro. Anche troppo. Ma è questione di gusti, come ho ripetuto tante volte.

Spiluzzicature
Annaspando tra i libri della mogliera ho spiluzzicato La vita in due di Nicholas Sparks, Sperling Kupfer 2017. Ecco cosa ci fa sapere l’autore in quarta di copertina “Scrivendo questo romanzo ho capito, una volta di più, quale straordinaria riserva di emozioni contiene ogni famiglia. Sono padre di tre maschi e due gemelle, perciò so molto bene quanto è unico il rapporto dei genitori con ciascuno dei propri figli. Qui però ho deciso di raccontare il legame profondo che si stabilisce tra un padre e una figlia, le difficoltà, i rischi e naturalmente le gioie immense. È una storia forte come l’amore incondizionato che unisce i due protagonisti, e anche se a volte la vita prende strade impreviste, è proprio il modo in cui affrontiamo ogni momento, anche il più doloroso, a definire il nostro futuro.”

Nel più bel sogno di Marco Vichi, Guanda 2017, ci riporta, con il commissario Bordelli, in quella Firenze del 1968 con le lotte studentesche, gli scioperi e gli scontri con la polizia che pure il sottoscritto ha vissuto, più da spettatore devo dire, quando si pensava e si credeva in un futuro diverso e più bello.
Con L’inquilino del piano di sopra di Harriet Rutland, Polillo 2017, siamo nella Londra bombardata dai tedeschi nella seconda guerra mondiale. Storia di uno scrittore pensionante in una famiglia che si rivela via via completamente diversa. Una morta da morfina e una testa fracassata in un periodo della storia dove l’uomo mette in mostra il suo lato peggiore.
Chi desidera penetrare nei meandri oscuri di una famiglia all’apparenza perfetta si becchi La donna silenziosa di Debbie Howells, Newton Compton 2017. Tutto parte dalla sparizione di Rose Andersen in una piccola cittadina inglese. E gli Andersen nascondono diversi segreti… Classico thriller psicologico, o domestic thriller che va tanto di moda.

Un giretto tra i miei libri
La ricetta dell’assassino di Anne Holt, Einaudi Stile Libero Big 2012.
Oslo, dicembre 1999. Un cuoco famoso, Brede Ziegler, morto accoltellato (e che coltello! Un Masahiro 210). Ci vorrebbe Hanne Wilhelmsen, ma è lontana tra le suore di un monastero, che funge anche da albergo, addolorata per la morte della compagna Cecilie. Al suo ritorno, passando per Verona, l’incontro fortuito con una donna dai guanti rossi come i suoi. Salto sul letto e via in patria.
Quando Hanne riprende il lavoro subito una critica agli interrogatori (si alternano i verbali alle azioni), non per reticenza degli ascoltati ma per le domande non fatte. Incontro-scontro con Billy T., ispettore di polizia che ha condotto le indagini, una brancata di figlioli da diverse donne (non ricordo quante), ora, però, con moglie e figlia piccola che non lascia dormire insieme ad un dispettoso mal di denti. Abbandonato da Hanne, dopo il solito saltone sul lettone, “a causa del comune dolore per Cecilie” (quando siamo giù di corda succede sempre così).
Ricerca dell’assassino che ha ucciso due volte: con il coltello (già detto) e con farmaco in dose letale. Tra l’altro il morto non destava troppa simpatia e per qualcuno era proprio una “merda”, tanto per esser chiari. Lettere minatorie di “Pugno Bianco”, libri pregiati da vendere, uno da scrivere sulla vita culinaria di Brede e c’è pure chi frega bottiglie costosissime di vino dal suo ristorante.
Aggiungo altri elementi della polizia con i loro squarci di vita, altri personaggi con le loro problematiche che sembrano estranee (ma non lo sono) all’evolversi della vicenda, l’andamento di un processo, l’omosessualità maschile e femminile, figli segreti, eredità da urlo (qualche forzatura come la storia da libro cuore della prostituta Marry la Zarra ci sta), una lunga scia di malinconica tristezza che serpeggia lungo tutto il racconto. Vissuto più da dentro con una scrittura che scava leggera e decisa nell’animo dei personaggi.
Un plot sostanzioso (anche troppo) che si scioglie lentamente dentro una atmosfera di neve cadente e di lucciconi agli occhi.

La sciarada dei tre corpi di Miles Burton, Mondadori 2009.
Siamo a Goose Common nel Deanshire. Il 7 giugno la signora Ethel Burge, per gli amici Wendy, parte dalla città di Deaning alla ricerca di fondi per l’ospedale della contea. Incontri, chiacchiere, spunti su alcuni abitanti del paese, notizia della morte di un signore. Poi sua scomparsa insieme a quella del marito andato a Londra e sua ricerca da parte del signor Hopcroft, avvocato di famiglia. Buona l’atmosfera che si fa sempre più tesa e inquietante. Arriva l’ispettore Arnold con il suo amico Merrion per fare luce sul delitto di Wendy ritrovata cadavere vicino ad un fiume. Iniziano le perplessità, i dubbi, le congetture, i primi squarci su una vita di paese solo all’apparenza tranquilla (un classico).
Interessante coppia questa di Arnold e Merrion. Il primo più statico, il secondo sempre a girellare in qua e là e a scoprire nuove tracce, ognuno con una idea diversa sul possibile assassino di Wendy. Tutto un fermento di idee e supposizioni. Personaggi di varia nazionalità: inglesi, irlandesi, argentini, due barconi, la Kathleen e la Psiche (ridotte male) che il loro spazio nel racconto ce l’hanno. Non manca l’uomo misterioso, un altro sparisce e insomma gli abitanti di Goose Common agli occhi di Merrion non sembrano proprio normali “Mi sono anzi convinto che siano stati tutti contagiati da qualche sorta di virus che li fa comportare in modo anomalo”. Vedi l’esempio di una signora particolarmente impaurita senza apparente motivo.
E poi malviventi, tentativo di estorsione, altri morti ammazzati, un tourbillon di supposizioni e ricostruzioni possibili della ingarbugliata vicenda che cambiano con il cambiare degli eventi. In primo piano Desmond Morris che ha lavorato nel reparto del controspionaggio dell’Ammiragliato nelle ultime due guerre, sua l’intuizione decisiva e grande colpo di scena finale. Ragionamenti ed elucubrazioni inframmezzati ai racconti dei vari personaggi. Lettura intrigante, piacevole, serrata, svolta con buon ritmo.

La Scorciatoia di P.G. Sturges, Revolver 2012.
Los Angeles. Dick Henry, ex marinaio di sottomarino e poliziotto, ovvero “La Scorciatoia” per chi ha problemi impellenti da risolvere, e Lynette “splendida zoccola” dalla faccia d’angelo senza rispetto “per niente e per nessuno”, apertamente immorale. Due personaggi al centro della storia. Uno dai sistemi spicci ma dal cuore d’oro che difende i deboli dai cattivi essendo lui più cattivo, una che scopa con un bel po’ di gente e ora con lo stesso Henry.
Tutto fila liscio fino a quando non gli arriva un “lavoretto” un po’ più cospicuo da parte di Artie Benjamin, riccone stracolmo di quattrini che vuole sapere se la sua mogliettina Judy lo tradisce. Facile come bere un bicchiere d’acqua se… ma non voglio svelare niente.
Qualche altro spunto su Dick. Alto, secco e forte, occhi azzurri, capelli rosso bruno, lentiggini sbiadite, naso un po’ a gobba e storto, sposato e lasciato per essersela spassata con una segretaria, cerca di riconquistare la moglie Georgette bella bionda tendente al rosso, (“D’altronde c’è un solo Dick Henry in questo mondo”), due figli, passione per la musica jazz, ha suonato in una blues band, primo lavoro strillone di giornali, ucciso un violentatore di bambina da poliziotto. Aggiungo come suo pensiero la vita una merdata, tutti bugiardi, tutti disonesti, contano le conoscenze, gli amici, le raccomandazioni, tutto è in vendita e siamo ai giorni nostri. Sogni perduti, ridicoli, amore romantico blah…
Lynette è la femme fatale che fa girare la testa a chi le sta intorno, sesso, sesso e sesso, è tutta una questione di denaro, di avidità, dove l’inganno e la violenza la fanno da padroni. Conseguenza lo scontro, anzi gli scontri finali.
Potrei definire il succo del libro con quello che è il manifesto della nuova casa editrice “Qualità narrativa, profondità nel tratteggiare i caratteri dei personaggi, ritmo sincopato, azione adrenalinica e parossismo visivo, trame a orologeria”.
Tolte le trame ad orologeria che qui non c’entrano niente non sposterei una virgola, anche se il tutto odora di una certa ripetitività di schemi già conosciuti.

Patrizia Debicke (la Debicche)
La moglie imperfetta di B.A. Paris Nord 2017, dimostra immediatamente che l’autrice ha scelto di seguire una trama in sintonia con il suo primo thriller, La coppia perfetta, in cui il lettore si trovava a scoprire le spaventose pecche di quello che, pur con minuscole ma inquietanti crepe sulla facciata, sembrava un matrimonio perfetto. Scopriamo infatti ben presto in La moglie imperfetta un angosciante universo femminile vissuto in prima persona, dove domina l’incubo ossessionante di una invalidante malattia. 17 luglio, dopo una serata tra colleghi insegnanti prima delle vacanze estive, il tempo ci mette lo zampino e abbiamo un incipit che ci regala (ricordate Snoopy) la classica notte buia e tempestosa, con lampi seguiti da fragorosi tuoni accompagnati da acqua a catinelle. Cass prende la macchina per tornare a casa e, nonostante che suo marito Mattew le abbia suggerito per telefono di non tagliare per la scorciatoia di Blackwater Lane, lei non l’ascolta e si trova con la sua Mini a percorrere una strada buia e pericolosamente allagata. Attraverso la cortina di pioggia scorge un’auto ferma, con una donna al volante. Si ferma subito dopo lungo la carreggiata, ma non scende per andare a controllare, perché è istintivamente intimorita. Indugia un po’ prima di ripartire, più tranquilla e convinta che, se la conducente avesse avuto bisogno di aiuto, le avrebbe fatto cenno con il clacson o con i fari.
Al suo arrivo a casa non incontra il marito ma lui le aveva anticipato per telefono la sua intenzione di dormire nella stanza degli ospiti perché afflitto da una spaventosa emicrania. La mattina dopo però, nell’ascoltare i notiziari, scoprirà che la donna della macchina in sosta è morta pugnalata. E scoprirà anche che si trattava di Jane Walters, una giovane moglie e madre che aveva conosciuto da poco e sperava diventasse un’amica. Nonostante le affannose indagini della polizia l’assassino è introvabile. Cass, che si fa una colpa dell’accaduto per non essere andata a vedere, tace con il marito e persino con Rachel Baretto, la sua migliore amica, quasi una sorella. Ha paura, teme di essere stata riconosciuta, si sente seguita, sorvegliata e contemporaneamente comincia a dimenticare cose banali, tipo regali da comprare, appuntamenti per fare colazione, dove ha parcheggiato la macchina e non riesce più a fare le cose più semplici, le pare di non sapere più caricare la macchina del caffè o la lavatrice. Nonostante abbia solo trentatré anni, nella sua mente serpeggia il dubbio di essere malata di demenza precoce, sua madre è morta per quella malattia – E se quella famosa notte avesse visto qualcosa? Se fosse stata testimone di un omicidio? Atroce dubbio rinforzato dalle strane telefonate mute che riceve quando è in casa da sola. Gli unici ai quali può chiedere aiuto e confidarsi sono Mattew suo marito e Rachel la sua migliore amica. Il suo medico le prescrive delle pillole rilassanti. Lei, sempre più angosciata, non riesce quasi più a farne a meno e vive le sue giornate fuori dal mondo, abulica, sdraiata sul divano, praticamente ko. E proprio quando Cass si rende conto di avere bisogno che qualcuno l’aiuti e le creda, sente che invece Mattew pur restandole accanto è sempre più distaccato e ascolta incredulo qualunque cosa lei gli dica. La sua mente scivola verso un lento ma inarrestabile tracollo. Ormai non sa più cosa fare. Per forza, perché quando si arriva a dubitare persino dei propri ricordi, diventa sempre più difficile restare lucidi, non farsi prendere dal panico e, soprattutto, riuscire ancora a fidarsi… Fino a quando miracolosamente un giorno lo “scherzo” di un telefono preclude a un cambio di rotta epocale che, con un geniale epilogo, scoprirà tutte le carte in tavola, restituendole la sua vita. La protagonista (che deve essere fatta di ferro, altro che demenza) è sottoposta per 400 pagine ad angosce, oppressioni, affanni e premeditate torture mentali per tenere in piedi un castello di carta fatto di minacciose bugie. Insomma è schiacciata da un’allucinante atmosfera da incubo in un sofferto thriller psicologico ben costruito ma che a mio vedere forse si sarebbe giovato di un maggiore compendio narrativo.

Altri spunti della Debicke
Il thriller di Karin Slaughter, La figlia modello, pubblicato da HarperCollins Italia e disponibile nelle librerie dal 9 novembre, è stato preceduto da un blogtour. Qua si parla dell’ambientazione.
Uno dei motivi per cui la Slaughter decide di ambientare i romanzi in Georgia è che lei è molto legata al territorio e, inoltre, è un modo per raccontare come – anche in piccole città, dove tutti si conoscono e tutto sembra perfettamente normale e tranquillo – possano accadere fatti spiacevoli o episodi di violenza. Un romanzo coraggioso che riesce a esaminare con distacco una certa scomoda realtà americana e la comune torpida mentalità di una cittadina della Georgia, circa trent’anni fa (anche se temo che nel frattempo il modo si pensare non sia molto cambiato). Tessendo i diversi percorsi di vita dei personaggi, Karin Slaughter offre ai lettori tutti gli elementi per seguire in diretta la trama. E, per far meglio risaltare la determinazione e la forza morale delle finalmente ritrovate sorelle Quinn, si dilunga nei dettagli e nei particolari visivi della violenza più efferata dei buoni o dei cattivi, che si confronta con la pavida reazione della gente di fronte all’improntitudine o, molto peggio, con l’omertà.

L’ultimo romanzo di Elena Torre, Il mistero delle antiche rotte, Cairo 2017, si rivela il secondo capitolo e il seguito di Il segreto dei custodi della fede (2015), pubblicato dallo stesso Editore. La stessa atmosfera gialla, fantascientifica ed esoterica, che utilizza gli stessi, più o meno, protagonisti del primo romanzo, conferma ancora una volta la fantasia dell’autrice, ma allo stesso tempo un’accurata ricerca sulle tematiche affrontate che, in questo caso, privilegia l’archeologia e, nella fattispecie, il crudele ma fascinoso mondo egizio. Anche certe atmosfere de Il mistero delle antiche rotte ci sono già note, vedi luoghi a lei molto cari quali la Versilia: Viareggio (il mare, il porto, il celebre Grand Hotel Principe di Piemonte) e Pisa. Poi l’orizzonte si allarga e la narrazione spazia da Roma a Ginevra e dal Cairo raggiunge Città del Capo. Contenuti dotti: archeologia terrestre e marina, antropologia di indagine che non arretra di fronte a possibili novità, giurisprudenza internazionale, conoscenze linguistiche sconfinate, arte nautica di costruzione e navigazione, scienza e scoperte della medicina, magia, ma soprattutto distorto e minaccioso malaffare creano un complesso intreccio in cui l’autrice, facendo ballare come marionette i suoi attori da un luogo all’altro della terra, regala al lettore una immaginifica finestra su diaboliche sette senza scrupoli, manipolazione genetica e perversi rapporti familiari. Un romanzo fiume, destinato agli amanti del genere, ma in grado di stuzzicare con i suoi personaggi e le sue avventure anche lettori di altri gusti? Ritengo possibile un’iniziale difficoltà di ambientarsi nonostante i richiami e le spiegazioni per coloro che non abbiano letto il capitolo precedente della saga. E un finale aperto, in attesa di altre trame e possibilità, rivela che Il mistero delle antiche rotte è solo la seconda parte di un progetto narrativo più ampio.

The Guardian piazza Gli omicidi dello Zodiaco di Soji Shimada «tra i TOP 10 “gialli della camera chiusa” più belli di tutti i tempi».
Il romanzo – di esordio per il suo autore e primo della serie da lui dedicata al detective Kiyoshi Mitarai – uscito in Giappone nel 1981 ma tradotto in inglese solo nel 2014, è, senza tema di smentita, un capolavoro del genere “gialli della camera chiusa”. E finalmente, nel 2017, la Giunti lo pubblica anche in italiano per i suoi lettori.

Le letture di Jonathan
Cari ragazzi
Oggi è il turno di Il tesoro delle Bermuda di Sir Steven Stevens della serie Agatha Mistery, DeA 2012.
Agatha, Larry, Mr. Kent e il gatto Watson partono per il Triangolo delle Bermuda, perché è sparito un calendario d’oro in un forziere in fondo all’Oceano Atlantico. Qui sono accolti dal loro zio Conrad Mistery che lavora in un parco acquatico con dei delfini ed altri cetacei meravigliosi. Non c’è tempo per divertirsi. Devono incontrare un certo Ronald Murrey che ha la passione di recuperare antichi relitti, l’ultimo dei quali un disco d’oro massiccio, praticamente un calendario Maya, finito in mare durante una burrasca, secondo la storia del capitano della nave. Ma Murrey pensa che l’abbia rubato. I nostri si ritroveranno adindagare sulla nave e sui possibili sospettati. Come al solito risolveranno il mistero tra le bellezze della barriera corallina.

Alla prossima.
Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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