Tre minuti (Le gialle di Valerio 137)

Anders Roslund e Börge Hellström
Tre minuti
Einaudi, 2017 (Orig. 2016)
Traduzione di Katia De Marco e Alessandra Scali
Noir Hard-boiled

Colombia. Agosto 2015. Il 38enne Piet Hoffmann vorrebbe proprio tornare a Stoccolma, è sposato con Zofia, hanno due figli, Hugo (8) e Rasmus (6), ama la sua città e la sua famiglia alla follia. Da tre anni è infiltrato per conto dei governanti statunitensi fra i guerriglieri narcos del Prc, il movimento di guerriglia finanziato dal traffico di cocaina (più di cento chili a settimana), un secolo dopo la sua messa al bando. Si chiama Peter Haraldsson, snello e rasato, con un tatuaggio sul cranio nudo, senza indice e medio della mano sinistra, detto El Sueco. Per non essere scoperto mastica coca, beve intrugli, ammazza e tortura quando le circostanze lo richiedono. Zofia (Maria ora) si è trasferita con lui, insegna e sa tutto, i ragazzi no (Sebastian e William), studiano. L’ultima impresa criminale è stata ripresa dal satellite, gli americani hanno istituito la nuova potente Unità Crouse sotto l’impulso di Timothy D. Crouse, speaker della Camera dei rappresentanti, la terza persona più importante degli Usa dopo presidente e vice, animato da uno spirito di crociata visto che l’adorata figlia 24enne Liz (dipendente da 12) era morta per droga. Tim decide di guidare personalmente la distruzione di una cocina, un accampamento chimico, mal gliene coglie. L’armatissimo organizzatissimo gruppo militare speciale viene devastato nella giungla, lui stesso fatto prigioniero, messo in una gabbia, torturato atrocemente, costretto a proporre un patto al proprio governo, che ha appena iniziato (coi droni) a uccidere tutti i 13 capi della guerriglia. Piet è il settimo della lista, la direttrice della Dea a Washington non può più proteggerlo e nessun’altro sa che lui (in codice Paula) aiutava l’agenzia. Solo a Stoccolma un altro paio di importanti attempati poliziotti ne sono a conoscenza, a tutti loro spetta un triplo salto mortale carpiato. E nulla sarà impossibile, fino alla fine.

Anders Roslund (1961) e Börge Hellström (1957–2017), premiatissimi scrittori a tempo pieno dal 2004, narrano ancora con grande ritmo (in terza persona varia) l’avvincente saga di Piet, un uomo interessante in una società regolata dalla droga, all’interno della serie sul suo persecutore e (ora) difensore, il non più giovane commissario Ewert Grens, alto e cocciuto, mole imponente e andatura zoppicante. La scena si sposta di continuo; le città colombiane (Bogotá, Cali, Medellín) e i campi base smontabili nella foresta inaccessibile, i bordelli e i mercati, ospedali e bunker, le capitali di Svezia e Usa, le vite private e la Casa Bianca, i trasporti della merce e le fughe rocambolesche, di terra e di mare. Violenza a iosa. I dialoghi sono serrati e coinvolgenti, per quanto autorevoli possano essere i protagonisti, bimbi sicari o potenti del mondo. Il titolo fa riferimento a due dei tanti conti alla rovescia, i (pochi) minuti di preavviso che Piet ha prima dell’ennesima operazione per eliminarlo, la finestra temporale in cui un satellite lascia scoperto una singola coordinata di latitudine-longitudine del pianeta, un’eternità rispetto ai tre secondi del romanzo precedente (2010). Lui sa da molto e si ripete che deve fidarsi solo di se stesso. Doppie identità e tradimenti, traditori e traditi si accavallano in tutto il suo ultimo decennio: spacciatore arrestato, nove anni da informatore della polizia svedese, reati nuovi inventati per risultare credibile, portato in un carcere di massima sicurezza per infiltrarsi nella mafia polacca, bruciato e abbandonato da capi corrotti, infame evaso e condannato all’ergastolo in contumacia essendo morto per (quasi) tutti quelli che lo volevano tale, segretamente ingaggiato dal governo (bloccate 7 raffinerie e 15 partite grazie alle sue informazioni) che ora cerca di eliminarlo, una vita d’inferno finora. Il vino per gli anniversari è costoso, Moulin Touchais del 1982; il buon rum colombiano; la musica sacra.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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