Bastardi in salsa rossa (Le gialle di Valerio 141)

Joe R. Lansdale
Bastardi in salsa rossa
Einaudi, 2017
Traduzione di Luca Briasco
Noir Hard-Boiled

LaBorde e Camp Rapture, East Texas. Giorni nostri. Questa volta Hap e Leo sono soli. Brett, risoluta compagna rossa del primo, e Chance, recente figlia adulta, hanno l’influenza, sono gonfie e apatiche, restano sempre a casa. John, storico e credente compagno di vita del secondo, se n’è andato di nuovo. Hap è uscito dalla lunga convalescenza per il grave accoltellamento allo stomaco. Mentre Leo si trova a Houston occupato a far sesso con un ragazzo conosciuto in rete, lui svolge lavoro d’ufficio nell’agenzia d’investigazioni Sawyer (Brett), in compagnia della femmina di pastore tedesco Buffy. Riceve la visita della stanca signora di colore Louise Elton che abita lì di fronte. Le offre un caffè e i biscotti (di Leo), è convinta che il figlio Jamar sia stato ucciso, forse proprio da poliziotti, nella zona delle case popolari del quartiere nero. Tenta un sopralluogo, incontra la dura “adorabile” ragazzina 14enne Reba Little Woman e altri delinquentelli, capisce che il caso sarà complicato, lo affronteranno insieme, col solito spirito indomito e samaritano. I fratelli di fatto Hap Collins e Leonard Pine continuano a deridersi e divertirci su tutto (dal sesso alla caduta dei capelli, dall’amore al ring), stanchi fallaci uomini di mezza età dalla pelle dura e dalla lingua lunga. Jamar era uno studente brillante e un pugile promettente, contestava violenze gratuite, mostrava molto fastidio verso il poliziotto che insidiava la sorella minore Charm, filmava tutto, così era stato minacciato e poi picchiato a morte, anche per impedire che venissero fuori affari sporchi. Alcuni hanno luogo all’interno di una segheria abbandonata, accanto a un grande stagno di acqua salmastra che raccoglie polveri, segature e cadaveri di cani (in tal modo) “arrugginiti”, morti in combattimento.

Decimo ottimo romanzo della divertente serie noir hard-boiled di Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951), dal titolo americano intraducibile (Rusty Puppy, Cucciolo Arrugginito), mentre il titolo italiano strizza l’occhiolino a Tarantino (del resto, i due appaiono anche in una serie televisiva giunta alla terza stagione). Hap e Leo, quasi due lati dello stesso personaggio, sono ancora in gran matura forma e subiscono un invecchiamento rallentato (la prima avventura uscì nel 1990). Hap è un bianco di buon cuore, castano, un metro e ottanta, veloce e tenace, pigro ma orgoglioso, ha fatto obiezione di coscienza lottando con la galera contro il Vietnam, brevemente sposato, buon psicologo di uomini, esperto di Hapkido e arti marziali, arsenale nascosto in casa, vota democratico quando ci va. Leonard è nero macho grosso, pratica megachecca impaziente, luce maligna negli occhi, decorato in guerra, appassionato di Dr Pepper e biscotti alla vaniglia, manovalente per lavorare e menare, magro ordinato pulito atletico, ma ormai brizzolato, elettore repubblicano se vota. Come sempre, stile e linguaggio sono molto curati: è Hap a raccontare in prima persona, lui che legge molti gialli e raccoglie un poco lo “stampo” dello scrittore, “ateo morale”, narrando l’indagine hard-boiled inframezzata dai dialoghi sul mondo della pirotecnica complicata imperfetta coppia. E, quando la bellissima impresaria (di colore) delle pompe funebri prova ad aiutarli con alcune “supposizioni” e aggiunge che però ha letto “troppi romanzi gialli”, è Leo a commentare: “forse dovremmo leggerne tutti di più”. Poco alcol e succo di mirtillo per Hap. E nello stereo entrambi preferiscono ascoltare il cd di Kasey (Lansdale), non a caso, altro che hip hop!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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