Primo venne Caino di Mariano Sabatini

Mariano Sabatini
Primo venne Caino
Salani, 2018

Purtroppo il male che ci sforziamo d’ignorare di solito scava ferite più profonde.

Città rovente, Roma, l’estate scorsa. Un assassino circola indisturbato: il Tatuatore (nome bizzarro: in realtà rimuove dai corpi delle sue vittime brandelli di pelle decorati da tatuaggi). Indagano i Carabinieri; uno di loro, il Maggiore Walter Sgrò, chiede collaborazione informale a Leo Malinverno, inviato speciale e cronista d’assalto, per far trapelare la notizia sui quotidiani e avvisare la popolazione. Ma il direttore del Globo Pietro Orefice ha avuto un malore, al suo posto c’è l’infido vice Lembo che nega a Malinverno la possibilità di far uscire il pezzo. Così il nostro apre il suo blog personale e inizia a caricare le informazioni di cui dispone, suscitando l’interesse delle maggiori testate. L’assassino intanto continua a mietere vittime, apparentemente senza un perché…

Dopo l’esordio in L’inganno dell’ippocastano, torna in libreria Leo Malinverno, affascinante giornalista sulla cresta dell’onda. Stavolta alle prese con un momento particolarmente difficile: l’afa che non dà tregua, il caso del giorno, una storia d’amore che non decolla, il ritorno inaspettato del padre, il lavoro improvvisamente precario e la malattia di una cara amica. Sullo sfondo ancora Roma, una Roma molto attuale, sporca e desolante, con occasionali puntate esterne nel rifugio di montagna, all’Isola Sacra, sul lago Trasimeno e anche a Bologna.
In un vortice affastellato di protagonisti e comprimari vecchi e nuovi, Malinverno tenta di districarsi come può. Ed eccolo muoversi tra l’esuberante Arrigo, la giovanissima e frizzante Eimì, il brigadiere Lucia Simoncini, l’ottima Carla, i nuovi contatti di lavoro e le vecchie conoscenze. Qualcosa andrà a buon fine, qualcosa no… Anzi, volendo fare un bilancio, a questo giro il giornalista esce sconfitto su più fronti. Riuscirà a trasformare i fallimenti in opportunità?

«Nessuno ci insegna a riconoscere la felicità, ecco cos’è. Non sappiamo capire da che parte ci può venire la felicità né sappiamo come afferrarla e tenercela».
«Che significa?»
«Ci facciamo tante riserve mentali, ma dovremmo soltanto cercare di essere felici. Ovunque e con chiunque ci prospetti questa eventualità, e dovremmo anche essere grati del privilegio che ci viene accordato».

In terza fissa, Malinverno legge I Buddenbrook per dormire, ascolta musica anche classica, cucina bene per gli amici e mantiene la linea con la corsa nei parchi. In corsivo i pensieri dell’assassino.

Mariano Sabatini, romano, giornalista, qualche anno in più di Malinverno, ha iniziato due anni fa la fortunata serie gialla di Leonardo Malinverno, cronista romano che si muove con disinvoltura fra le pieghe della città eterna, a suo agio sia nei salotti dei vip che nelle periferie. L’inganno dell’ippocastano ha vinto il premio Flaiano e premio Romiti. Madrine di eccezione di Malinverno sono Barbara Alberti e Enrica Bonaccorti, ammaliate dal giornalista-viveur.

Malinverno c’est moi: Malinverno odia l’estate, Roma afosa e torrida e senza ombre” dice Sabatini. “Tutto ciò che si scrive è autobiografico ma non in senso letterale: chi scrive è un recettore di storie – anche – altrui”.

Secondo Barbara Alberti, “in questo romanzo il nero scorre parallelo perché qui il vero giallo è la vita. Malinverno è nemico di se stesso, è amato da una giovane donna ma non riesce a ricambiarla. Malinverno è un solitario, teme che questa donna rompa i suoi equilibri che poi, invece, sono comunque rotti dal padre. Un uomo incasinato, anaffettivo e un po’ approfittatore che invade anche la sua privacy”.

Enrica Bonaccorti invece, partendo da un passaggio del libro (a proposito del gran rifiuto di Malinverno ad andare in tv per commentare gli omicidi nei programmi di intrattenimento) parla del tema della responsabilità nella comunicazione.

Insomma, ce n’è abbastanza per convincere vecchi e nuovi lettori.

 

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