La Debicke e… La forma dell’acqua

La forma dell’acqua
di Guillermo Del Toro e Robert Kraus
Tre60, 2018

Guillermo Del Toro e Daniel Kraus (famoso scrittore statunitense) hanno messo insieme i loro talenti di visionari narratori celebrati in tutto il mondo dando vita a La forma dell’acqua, una coinvolgente e tormentata storia di riscatto e d’amore. Il romanzo, una moderna favola che dibatte l’eterna lotta tra bene e male, tra l’oscena prevaricazione e il profondo rispetto delle vita purchessia, ha ispirato l’omonimo film di Guillermo Del Toro, che ha vinto il Leone d’oro al miglior film alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, si è visto attribuire il Golden Globe 2018 per la migliore regia e si è aggiudicato quattro Premi Oscar, su tredici candidature ricevute, vincendo il premio per il miglior film, la migliore regia, la migliore scenografia e la migliore colonna sonora. Immediata considerazione da fare: perché un film di questo genere è riuscito a emozionare sia la platea europea che quella americana? In genere il Leone d’oro spesso fa scelte molto diverse da quelle della critica di oltreoceano. E invece stavolta? Butto là un’ipotesi: non sarà che l’eccesso di violenza e di disincanto che guarnisce oscenamente e quotidianamente la nostra vita spinge alla ricerca di un mondo migliore, più umano, netto, idealista e pulito come è quello che compare in La forma dell’acqua?

Comunque, torniamo a noi. Baltimora, 1962: Elisa Esposito, giovane donna affetta da mutismo a causa della recisione delle corde vocali da bambina, lavora come addetta alle pulizie nel Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam, dove si studiano e progettano segreti esperimenti per contrastare la Russia durante la Guerra Fredda. I suoi unici due amici sono la solare collega afroamericana Zelda, in lotta per i suoi diritti anche dentro il proprio matrimonio, e il coinquilino artista e creatore Giles (vivono entrambi sopra un cinema di periferia), gay discriminato nel lavoro. Con loro Elisa condivide i pochi rapporti, legati a una vita di solitudine ed emarginazione. Un giorno però nel laboratorio di Occam viene portata una cisterna contenente un essere anfibio dall’aspetto umanoide. L’essere, una creatura definita dal suo guardiano e aguzzino la «risorsa», unica, preziosa e che potrebbe consentire straordinari passi avanti per la scienza e preziose informazioni per la corsa allo spazio, è stata catturata in Amazzonia dove gli indigeni locali la veneravano come un dio. Ma cos’è? Anzi: chi è? Di nascosto a tutti, Elisa entra in contatto con quella creatura, ne resta turbata e affascinata, comincia ad andare a trovarla di nascosto e le offre del cibo, comunicando per mezzo dell’unica lingua che conosce, quella dei segni. Tra i due si crea un misterioso legame sempre più forte. Un legame incomprensibile al mondo, un legame tra una donna insignificante e quell’essere che gli scienziati trattano come un mostro da studiare. Un legame che tuttavia si avvicina all’amore. Diventa amore? Ma certo, e quando Elisa scopre che l’aguzzino, il colonnello Strickland, che ha già condotto sanguinosi esperimenti sull’amico anfibio, ha ricevuto dall’alto l’ordine di vivisezionarlo, dopo essere riuscita a vincere le reticenze di Giles, suo coinquilino, organizza un rocambolesco piano per liberare la “risorsa”. Ma per agire avrà bisogno dell’aiuto di Zelda e di Hoffstetler, uno scienziato che si è schierato contro il bestiale progetto di Strickland. E dimenticando ogni debolezza, dubbi e paure, dovrà imparare e battersi come una tigre fino alle conseguenze più estreme.
Utopia, terrore e pathos si mischiano in una eccezionale storia d’amore, arricchita dalle splendide illustrazioni di James Jean. La forma dell’acquaThe Shape of Water è un romanzo profondamente diverso, che commuove e riesce a parlare all’immaginazione. Al giorno d’oggi spesso gli artisti trovano ispirazione nel profondo delle acque dei fiumi, dei mari e degli oceani alla ricerca di qualcosa di insolito, magari legato ad antiche mitologie. E per questo forse Guillermo Del Toro ha scavato nel profondo, segretamente, a caccia delle affinità tra gli esseri umani e il mondo marino. Comunque il suo romanzo in bilico tra nevrosi terrestri (la Guerra Fredda e l’incontrollabile paura del diverso) e sorprendenti esplosioni di giochi di colore acquatici, crea sotto i nostri occhi un nuovo e desiderabile continente, tra mare e terra. Collocata in piena Guerra Fredda, la narrazione si muove su due livelli, quello della cronaca realista (la spaventosa violenza della Storia) e quello dell’immaginario mitologico (il magico incontro di Elisa con la straordinaria creatura). Sicuramente un buon libro la cui lettura mi spinge ad andare a vedere il film, che credo senz’altro altrettanto appassionante.

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