La musica vuota (Le varie di Valerio 81)

Corrado Dottori
La musica vuota
Pequod, 2017
Avventura, sentimentale

Da Milano verso altrove. 1973-2017. Edoardo Alessi è nato a fine 1973 ed è cresciuto quasi sempre con i nonni. I due genitori erano settantasettini più che sessantottini, gli hanno lasciato geni e passioni in eredità, ma sono stati fisicamente prima distratti poi assenti. Il padre Darth Vader e la madre Nina si erano messi insieme a scuola proprio all’inizio del 1973, neanche diciottenni, si erano trovati con un bimbo travolti dall’impegno politico nell’estrema sinistra, militavano nel movimento in giro per l’Italia, talora col figlio in tenda e sacco a pelo, fra concerti e sagre, fra collettivi e comuni, fra occupazioni e auto-riduzioni, dal 1987 la galera l’uno (senza aver ammazzato nessuno) la fuga l’altra. Da oltre 20 anni Edoardo si era trasformato da esponente della Pantera in trader finanziario, private banker, consulente essenziale del capitalismo. Nel 2012 aveva trovato nella casa in montagna dei nonni sette scatoloni di diari, lettere, documenti, poesie, fotografie scolorite, probabilmente nascosti lì dal padre prima di morire, ci sono anche diari suoi, scritti chissà quando, trovati chissà come, buttati nel mucchio. Aveva preso tutto e se l’era portato a Milano. Edoardo aveva cominciato a leggere i diari del padre, capendo subito di avere molto in comune, innanzitutto gusti musicali e pulsioni narrative. A quel tempo stava con la bellissima poco amata Raffaella; quando la compagna vede cosa sta leggendo è l’inizio della fine, lei capisce (come aveva già intuito) quanto era stata importante la storia con Maria, pur durata solo un quinquennio, nella seconda metà dei Novanta. Leggendo e scuficchiando Edo scopre molto altro, soprattutto fino al 2002- 2003 (quando il padre si ammala), scrive riflessioni nuove, contemporanee. Ne vien fuori un affresco sonoro sulla vita, un flusso di autocoscienza (perlopiù infelice) su viaggi e amori, speranze e passioni, aspettative e delusioni di un paio di generazioni italiane.

Corrado Dottori (Cupramontana, 1972) ha pubblicato nel 2012 il bel volume autobiografico Non è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente, con al centro il decisivo passaggio (circa venti anni fa) dalla professione squallidamente bancaria milanese al mestiere naturalmente vitivinicolo marchigiano. Esce ora con un pulsante romanzo, parte del testo giaceva nel cassetto dalla fine dei Novanta, ha finalmente trovato il filo (spesso cupo) per dipanare i pensieri affastellati allora e parlare dell’oggi. Il protagonista ha un anno di meno, è originario delle vigne della tirrenica Toscana (non dell’Adriatico), resta il caro Luke Skywalker dei Navigli e sceglie, al contrario, di continuare a vendere e comprare titoli di credito (tossici) per meglio soddisfare (economicamente) il portafoglio dei propri clienti. Impariamo a conoscere l’elegante altezzosa Alessandra Rossi, il commercialista puttaniere e giocatore d’azzardo Guidi, la maga Iris dagli immensi guadagni esentasse. Non se ne può proprio più. Ha rinviato la ribellione, non l’ha dimenticata. Non a caso Maria gli diceva: “Tu vivi emozionandoti! Non riesci a vivere al cinquanta per cento…”. Il padre suonava, anche Edoardo lo faceva, da tempo ha appeso al chiodo la Gibson Diavoletto da rocker bastardo. Continua ad ascoltare tanta musica, spesso la stessa del padre, come lui odiando quella “vuota”, che si canticchia e ci anestetizza. La colonna più sonora è Exile on Main St., The Rolling Stones, lp del maggio 1972, un classico dell’epopea r’n’r (omaggio a Los Angeles, stavolta più Keith Richards che Mike Jagger); sul vinile c’è ancora la bella inspiegabile dedica dello zio, ormai sperduto eremita, per capire va a trovarlo in Val d’Aosta. La scoperta degli scatoloni gli consente di ripercorrere i giri del passato, soprattutto quelli con Maria (da Berna a Parigi, dal Marocco alla Carinzia), di risentire l’istinto della fuga (da Raffaella) verso West Coast e Messico (con vari occasionali incontri), di programmare un nuovo lungo viaggio. La punteggiatura è consciamente frammentata. Alcune dinamiche appaiono interrotte e sospese, alcuni risvolti (anche noir) accennati e incompiuti. Emergono avvenimenti che segnarono la vita di generazioni di padri e figli, come l’assassinio di Fausto e Iaio del Leoncavallo nel marzo 1978. Vino, liquori e cocktail non mancano mai, soprattutto Daiquiri.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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