Souvenir (Le gialle di Valerio 150)

Maurizio de Giovanni
Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone
Einaudi, 2017
Giallo

Napoli e Sorrento. Ottobre 2017 (e primavera 1962). Nell’area del cantiere della metropolitana dell’ex piazza Santa Maria degli Angeli all’alba trovano un uomo robusto pestato a sangue: ecchimosi, tibia fratturata, costole rotte; sopravvive ma resta in coma. Non ha documenti né cellulare, l’identificazione è pure abbastanza rapida, dalla foto sul sito di un giornale di Sorrento i poliziotti del commissariato riconoscono Ethan Wood, un americano scomparso il giorno prima. Era in vacanza con la sorella Holly, la famosa anziana madre e l’infermiera badante diplomata Beth in un lussuoso hotel dell’incantevole cittadina. Sembrava alla ricerca di qualcuno ma nessuno pare sapere di chi e perché. È il figlio della bellissima attrice Carlotta Lucy Castiglione (nata nel giugno 1938 a Brooklyn da genitori lucani che parlavano italiano in casa), una delle più grandi star di Hollywood, la Fidanzata d’America, sposata con un regista di quasi trent’anni più grande di lei che la stava dirigendo in opere di grande successo. Proprio a Sorrento avevano realizzato insieme nel 1962 il film più famoso, Souvenir, lei ripeté poi sempre che vi aveva trascorso un mese indimenticabile, il più bello della sua vita. Accadde però qualcosa: la lavorazione fu burrascosa, le riprese durarono meno del previsto, partirono d’improvviso e terminarono il lavoro a Los Angeles. Successivamente Charlotte rimase vedova, ricchissima e carismatica, e i due figli, sempre single e con lei, gestivano i denari, i fan club e i premi, entrambi mai capitati in Italia fino a quel momento. Palma, il commissario di Pizzofalcone, decide che devono investigare bene tutti i suoi ispettori e agenti, fare squadra e riunioni collegiali, dividersi i compiti nelle due città e rispetto a ogni credibile pista, anche perché il consolato mette fretta alla questura. Il fatto è che emerge una possibile connessione con la criminalità organizzata, guai.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) non perde un colpo. Siamo giunti al sesto romanzo (in quattro anni) della sua ottima seconda (e contemporanea) serie Einaudi; a inizio 2017 i personaggi li abbiamo visti su RaiUno (ormai hanno quei volti e posture), sono in corso le riprese per i nuovi episodi (dovrebbero intrattenerci in prima serata entro il 2018). Come nella tradizione matura dell’amato McBain il caso si apre pochi mesi dopo il precedente, mentre il libro esce l’anno successivo. Il titolo non identifica solo un mirabile film: i ricordi degli amori possono restare per sempre in vario modo, souvenir importanti e cari che illuminano la vita successiva, fu il caso delle famiglie coinvolte. Tuttavia, oltre e più che scavare nel passato, i Bastardi debbono trovare il nesso con la violenza criminale di oggi. La squadra è al completo, la prima coppia stavolta è composta dal Cinese Giuseppe Lojacono e da Alex Alessandra Di Nardo, gli altri collaborano con successo, pur con qualche impiccio: Marco Aragona è richiesto anche per la sorveglianza di un magazzino, Giorgio Pisanelli perde ancora la tranquillità per la ricerca dell’assassino dei suicidi, Francesco Romano sbarella quando s’ammala la piccola Giorgia (che vuole prendere in affidamento), Ottavia Calabrese deve curare le retrovie informatiche mentre spasima un poco per Palma. Il vero snodo riguarda questa volta le relazioni con la magistratura (Piras e Lojacono si amano ormai a distanza, ostilmente), in particolare con la procura antimafia del magnifico Buffardi (sono spariti cie il furbo contabile dell’onnipotente clan dei Sorbo che, in altro modo, sua moglie Angela, dolce, capace e forse coinvolta nella vicenda sorrentina). La narrazione in terza interseca quasi tutti i personaggi, in prima le lettere che raccontano il fuoco (non spento) del passato. Le variegate relazioni affettive personali arricchiscono il percorso investigativo, tanto quanto alcuni interludi di emozioni campane. Torna di continuo la questione dell’avere “tanti rimpianti” ma “nessun rimorso” (dedica a Severino e a Gigi). Vino rosso, questa volta meno melodramma e più Gershwin (quando serve).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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