Atlante delle frontiere (Le varie di Valerio 83)

Bruno Tertrais e Delphine Papin
Atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni
Add, 2018 (ed. orig. 2016)
Traduzione e postfazione Marco Aime
Geopolitica

Al confine di ogni luogo. Oggi e domani. Da sempre un limite geografico – linea o spazio – riflette le relazioni tra due gruppi umani, uno di qua, uno (almeno uno) di là, noi e gli altri, divisi e vicini. Nel corso della loro storia i gruppi umani geograficamente distribuiti sono divenuti popoli e civiltà, infine (finora) Stati, separati da frontiere. Oggi tutto il mondo umano è diviso per Stati (193). A creare le frontiere terrestri sono state guerre (in più di cento casi), annessioni e secessioni. Soltanto una cinquantina sono gli Stati nati da una secessione (indipendenza) pacifica, divisioni consensuali o relazioni di buon vicinato o arbitrati internazionali. Circa nel 55% dei casi sono state scelte frontiere un poco anche “naturali” (montagne, supporti idrografici o orografici), le altre sono tutte “artificiali”, il 25% come linee dritte, mentre talvolta seguono meridiani o parallele. Più “fluido” è il discorso sulle frontiere marittime. Fra naturali e artificiali non c’è significativa differenza di complessità, arbitrarietà, ingiustizia, contestazioni; comunque all’interno non rimane praticamente mai solo un’etnia e solo un gruppo linguistico (esistono inevitabilmente sempre meticciati genetici e culturali). Nel complesso, le frontiere terrestri esistenti sono 323 su circa 250.000 km, cento in Europa per 37.000 km. Il passaggio non è proibito (anzi, l’articolo 13 della Dichiarazione Universale dice che andrebbe considerato “libero” per ogni individuo), passare il confine è e deve essere regolamentato da entrambi gli Stati, pure in modo differente, senza obbligatoria reciprocità. I muri servono a impedirlo, trasformano la frontiera in dogana nei pochi interstizi; a seconda delle definizioni e dei metodi di calcolo rappresentano fra il 3% e il 18% delle frontiere; molti altri se ne stanno costruendo. Resta in sospeso il rapporto fra frontiere umane ed ecosistemi (anche) umani: lo stesso inevitabile antropocentrismo ha qualche limite!

Attenzione, ecco un libro “documentario” da sfogliare, leggere, consultare, garantendone una copia alle biblioteche pubbliche! Solo gli ecosistemi umani hanno confini o frontiere (quasi sinonimi). Da un certo momento in poi la nostra specie ha delimitato i luoghi, ha concepito (tracciato) una convenzione mentale, con molte funzioni pratiche e sociali: difesa del territorio, riscossione delle imposte, amministrazione, condizionamento per uscite e entrate, anti-immigrazione. In un bellissimo libro due bravi studiosi francesi, i geopolitologi Bruno Tertrais e Delphine Papin, fanno un meticoloso punto sulle frontiere. Traduzione e prefazione (colta) sono dell’antropologo Marco Aime (Torino, 1956) che ben sottolinea altre efficaci frontiere meno visibili: culturali, religiose, etniche, linguistiche, quasi mai coincidenti con quelle internazionali; e offre spunti e riferimenti per affrontare la domanda cruciale: è il confine a creare la diversità o, al contrario, è quest’ultima a far nascere un confine? Comunque sia (nel tempo e nello spazio), le frontiere sono fatte per essere superate, la storia dell’umanità è una storia di contrabbando. L’atlante è distinto in sei capitoli di argomenti: parte dalle frontiere ereditate (storiche) e invisibili (non fisiche, a esempio quelle culturali e marittime), ragiona su muri e migrazioni, indica casi specifici di sorprendente curiosità (Guantanamo, Cooch Behar, Baerle, Nagorno Karabakh) e di brucianti controversie (Gerusalemme e molto altro), conclude indicando “il roseo futuro delle frontiere”, non un auspicio, piuttosto un dato di fatto. Il bello è la splendida cartografia tematizzata che impreziosisce i sei concisi testi giornalistici, in modo di visualizzare la lettura: 41 tavole o mappe, precise e dettagliate, ciascuna con ulteriori disegni, dati, comparazioni, tabelle, definizioni, per una comprensione aiutata dal grande formato e da un eccelso lavoro grafico. Adeguata selezionata bibliografia.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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