La Debicke e… Polvere

Polvere
di Enrico Pandiani
Dea Pianeta, 2018

Per i nuovi tipi della Dea Pianeta, casa editrice nata dal connubio letterario del Gruppo Pianeta con il Gruppo De Agostini, esce questo nuovo libro di Enrico Pandiani. Si cambia nazione (via la Francia), città (via Parigi & company) perché stavolta lo scenario è Torino. Lasciata per questo giro la chiassosa e ormai familiare troupe des Italiens, Pandiani ci presenta un nuovo e interessante personaggio che riesce a conglomerare in un indovinato cocktail tra l’hard boiled americano, il noir francese alla Izzo e qualche intelligente intuizione che ci rimanda a Scerbanenco. Il tutto sempre condito dalla musica a lui cara mentre, come il suo protagonista, fuma la pipa (sì certo, sappiamo che Pandiani la fuma e Closterman gli ha rubato senz’altro qualcosa della sua intelligente ironia, ma noi lettori non ci dimentichiamo di Maigret…)
Un personaggio che si muove in una Torino poco da cartolina, molto allargata se si guarda l’etnia della popolazione che vive nelle periferie e con diverse anime, tutte da scoprire. Comunque, cominciamo dal titolo: perché Polvere? Perché la polvere è disumana e in grado di obnubilare ogni facoltà positiva, quando si posa sulla vita, sulla tua vita. Eh già, perché se alcuni poliziotti senza scrupoli hanno deciso di incastrarti, e sei stato a un passo dalla galera, finisce che ne esci completamente sputtanato, demoralizzato, con le ossa rotte e ti sembra di aver solo voglia di vegetare.
È quello che capita a Pietro Clostermann, nipote dell’asso dell’aviazione francese nella seconda guerra mondiale, di cui porta il nome: da quando ha ingiustamente perso il lavoro, la sua vita è andata in frantumi. Era il responsabile della sicurezza di una grossa azienda ma, nel tentativo di scoprire certi sporchi giochi che si nascondevano dietro la facciata, adesso è, e si sente, solo un inutile disoccupato – impossibile trovare un altro impiego con quel macigno sulle spalle – che si concede qualche Wallbanger drink (Vodka, galliano e succo d’arancio) di troppo e come unico vero amico ormai ha solo un simpatico gatto al quale non ha ancora dato un nome. Ma a lui, Clostermann, ormai pare che vada bene così: ok se non hai legami, nessuno può deluderti. Abita in un quartiere periferico, come mezzi di trasporto usa solo quelli pubblici e vivacchia sonnolento. Però una mattina bussa alla sua porta un’anziana vicina di casa dall’aria stanca e dimessa. Al caffè dell’angolo della strada le hanno fatto il suo nome come investigatore e lei chiede il suo aiuto perché anche la sua vita è stata distrutta. Spiega infatti che pochi mesi prima sua figlia Silvia Massafra è stata sequestrata e uccisa in circostanze che la polizia non ha mai saputo o voluto chiarire.
Un caso che spaventa Pietro, che vorrebbe rifiutare. O forse è l’ultima occasione per dimostrare agli altri e a se stesso che può farcela? Per rimettersi in circolazione? Pietro non avrebbe alcun titolo per andare a ficcare il naso in quella storia, fare domande in giro, indagare. Dovrebbe fingersi qualcun altro e sa bene di essere sotto tiro della polizia – in questura c’è almeno una persona, un tempo affettivamente importante, ma che ora non vorrebbe certo ritrovarselo davanti. Tuttavia, commosso dal dolore di una madre e intrigato quasi suo malgrado, decide di provare ad accollarsi l’incarico e accettare la sfida. Come prova a muoversi, si scontra con ostacoli che parrebbero insormontabili, ma Clostermann non demorde, come lo zio eroe della Raf, torna all’attacco, rilancia, cerca aiuto e alleati in chi gli deve favori. Cosa c’è dietro quella morte all’apparenza inesplicabile di una brillante impiegata della Boἳte à Merveilles, una società di Export Import di mobili e manufatti dal Marocco? Unica possibile traccia: una stupenda africana che Silva aveva ospitato in casa sua. Perché? Chi era? Grossi guai in vista…
Poi, uando sulla tomba di Silvia Massafra incontrerà Tundra, la bellissima sorella della vittima, i suoi guai diventeranno maggiori, ma Pietro Clostermann può farcela, deve reagire, ricominciare a vivere e scrollarsi di dosso la polvere che per troppi anni ha lasciato accumulare sulla sua vita fino quasi a soffocarlo. E se il destino ha deciso di offrirti in qualche modo un’occasione di riscatto, devi darti da fare a rischio della vita e coglierla.

Enrico Pandiani non smentisce la sua bravura e ci regala una disincantata carrellata noir nelle pieghe di una spaventosa realtà sociale. Ma anche una benevola occhiata che sa cogliere l’infinita serie delle sfumature psicologiche nei tanti risvolti dei rapporti umani. Di un pugno di esistenze che si ribellano e cercano di combattere il male, sullo sfondo di una Torino multiforme e postindustriale. Una metropoli sulla quale si allargano implacabili i tanti tentacoli da tagliare di una astuta piovra che controlla un racket malavitoso nazionale.

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