L’uomo che dorme (Le gialle di Valerio 155)

Corrado De Rosa
L’uomo che dorme
Rizzoli, 2018
Giallo

Salerno. Febbraio-marzo 2012. Antonio Tonino Costanza, lineamenti irregolari e gambe tozze, vorrebbe affrontare in solitudine anche la notte di San Valentino (come gli ultimi sei mesi), al riparo da tutti. La sua vita di quarantenne è un rimbalzo (in Vespa PX 200) tra l’ospedale e il carcere. Fa lo psichiatra, consulente del Tribunale per i crimini violenti, e ormai si sente comodo nella ragnatela dell’indolenza, niente (altre) storie da sentire, niente (altra) gente da vedere. Sara lo aveva lasciato tre anni prima, non erano sposati, avevano un figlio, Luca, giunto ormai ai dieci anni. Quella sera l’amico Elvezio lo chiama e lo convince a vedersi nel Caffè Scorretto, Antonio incrocia la giornalista Laura Santamaria, vispa e formosa. Comunque si stufa presto e, facendo finta di ricevere una chiamata, se ne torna a casa. Nei giorni successivi legge sul giornale della morte (la stessa notte) di una prostituta 66enne, Milena Franco, in arte Sonia, strangolata con il laccio della vestaglia, una forbice nella vagina e un’altra infilata in bocca. Non se ne interesserebbe proprio se, dopo una settimana, non lo chiamasse Laura, alla ricerca di qualche significativa frase sulla personalità dell’assassino, certamente un folle. Dal colloquio un pezzo da quotidiano viene fuori; cominciano pure a frequentarsi, chiacchierando allegramente di tutto un po’, il 28 finiscono a letto, senza impegno. Sara comunica ad Antonio che ha un nuovo compagno stabile, vegetariano laico; il rapporto con Laura si complica. Però è sempre più coinvolto nell’indagine, il primo marzo viene uccisa un’altra prostituta, serve la sua acuta esperienza per individuare il colpevole.

Lo psichiatra forense Corrado De Rosa (Napoli, 1975) vive da tempo (per stabili ragioni professionali) sulla A3 Salerno-Reggio Calabria e ha pubblicato vari saggi di ricerca psicosociale, con particolare attenzione a mafia e camorra. L’esordio letterario nella fiction non riguarda la criminalità organizzata, piuttosto disturbi maschili individuali violenti. Il titolo fa riferimento a quelle ricerche scientifiche che li collocano più frequentemente durante il sonno, i rei potrebbero essere uomini che dormono. La narrazione è in terza varia, ricorrente sul buon protagonista (tendenzialmente seriale), sfaccettata su vari comprimari (quasi mai interessanti) della storia. L’autore coglie l’occasione per raccontare episodi e casi evidentemente tratti da esperienze personali, in particolare la vicenda di Federico, in trattamento sanitario obbligatorio, e della sua famiglia; oppure le biografie arrotolate di Vincenzo Amerigo Troisi (“uno dei motivi per cui valeva la pena fare lo psichiatra”) e del pessimo imputabile Vito Senatore (“l’hai mai visto un esordio psicotico a cinquantasei anni?”). Il fatto è che alla storia gialla o nera non ci si appassiona mai; l’esistenza dei crimini in controluce vale solo come pretesto per un racconto di genere quasi autoreferenziale, a tratti simpatico e divertente, amaro e scanzonato. I vini sono quelli giusti, a denominazione di origine controllata (a chilometro zero, più o meno), Aglianico e Fiano. In giro si ascolta di tutto, in Vespa i Velvet Underground, Radiohead, Eno, Dylan. Alberto, front-man dei Rag Doll, appare un tipo improbabile: chiodo borchiato, guanti neri a mezzo dito, orecchini appariscenti, chioma bionda, se possibile maglietta dei Metallica, armeggi con boa e pitoni. Il pubblico s’infiamma, pure Laura (in apparenza).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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