Mio caro serial killer (Le gialle di Valerio 153)

Alicia Giménez-Bartlett
Mio caro serial killer
Sellerio, 2018
Traduzione di Maria Nicola
Giallo

Barcellona. Ai giorni nostri. Proprio quella mattina che la cinquantenne Petra Delicado decide di ritardare un poco e concedersi i servizi di un centro estetico, il commissario Coronas in persona la chiama dall’ufficio e la redarguisce severamente: è stata trovata una donna assassinata in casa. Non basta: devono andarci subito col fido inseparabile vice Fermín Garzón ma è la polizia autonoma ad aver chiesto collaborazione, a coordinare le indagini sarà un giovane massiccio disciplinato ispettore dei Mossos d’Esquadra, Roberto Fraile, occhi verdi e capelli a spazzola, sulla trentina. Ne vedremo inevitabilmente delle belle. E delle brutte: qualcuno ha pugnalato 22 volte l’impiegata 55enne Paulina Armengol, poi le ha tagliato la faccia fino a renderla irriconoscibile, lasciando un biglietto di disinganno d’amore. Dopo appena un giorno accade di nuovo, una 35 ecuadoriana con regolare permesso di soggiorno, accoltellata all’addome, con il volto devastato e un messaggio amoroso, stessa mano omicida e identiche modalità. Non è finita lì e non vi sono tracce o piste. Erano tutte donne sole, pochi o niente amici o parenti, fra loro non si frequentavano né si conoscevano, l’unico labile legame sembrano forse le agenzie matrimoniali con cui erano entrate in contatto, una in particolare, molto riservata. Petra e Fermín sono tranquilli a casa, i rapporti (rispettivamente) con Marcos e Beatriz sono stabili da tempo, i partner affiatati e collaborativi. Certo cresce la curiosità dei figli del terzo marito (conviventi) e della loro nonna (appena arrivata), però l’armonia non è rovinata ed emerge anzi qualche spunto investigativo. Il fatto è che il lavoro è un inferno: giorno e notte, senza costrutto, con un collega gentile ma turbato, impreparato ai comportamenti strani e ai dialoghi stranianti dei due della Policía Nacional. In qualche modo, impareranno a sonnecchiare insieme, a vedersi alla Jarra de Oro e a stimarsi.

La bravissima Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) si cimenta con morti seriali, non poteva più farne a meno. Si tratta di un argomento tipico di gialli e noir, di un topos letterario, quasi un luogo comune. Nella sua serie (iniziata nel 1996 e giunta al decimo romanzo) ci sono tante parodie fisse sul genere: il duo protagonista, le tecniche investigative, i tic dei personaggi. Non poteva mancare ora l’indagine su un presunto serial killer di donne indifese, qualcosa per cui la Petra che conosciamo (attaccabrighe e scettica) forse non sarebbe potuta essere all’altezza, lei che comunque narra in prima persona, al passato, senza compassione per nessuno (come Fermín, con il cuore di fredda ironica pietra). Ci immergiamo così nel mondo delle Agenzie di Relazioni Matrimoniali e dei siti d’incontri, nell’infinita solitudine di alcune donne, foto scelte per trasmettere un atteggiamento, una propensione, un personaggio, nella speranza di trovare un compagno. Emergono con umorismo e indulgenza i tanti possibili rifugi per cuori solitari (anche maschili): associazioni di escursionisti, centri culturali, agenzie di contatti, circoli di poker, scuole di tango. Mentre stenta a venir fuori l’intreccio sordido di interessi e crudeltà, bugie e opportunismi, destinato a tradursi poi, non tanto casualmente, in crimini sanguinosi. La lenta verifica confermerà che nessun assassino è perfetto, pare che presto se ne farà un film. Concilianti i rapporti fra le due polizie operanti in Catalogna, anche perché il terzo incomodo (vera novità del romanzo) finirà per capire e far capire l’utile piacere della condivisione. Segnalo la velenosa convivenza di verità ed equilibrio mentale, a pagina 80. Il sospettato ha lo studio in calle de la Sal a Barceloneta, proprio sopra la libreria “Il Giallo e il Nero” (“Negra y Criminal”, dove tornare presto), il gestore Paco conosce bene Beatriz e Fermín, con sorpresa di Petra: il romanzo poliziesco unisce molta gente. Passito, cariñena, cava, barricato, e via vineggiando.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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