Detective Lady (XI) – Le lunghine di Fabio Lotti

Diane Wei Liang L’occhio di giada, Sperling & Kupfer 2007.
“Mei è una giovane cinese intraprendente e coraggiosa. Vive a Pechino, ha un’agenzia di investigazioni tutta sua, possiede un’auto – cosa non da poco per una donna anche nella Cina d’oggi – e ha perdipiù un segretario maschio. Un giorno Zio Chen, un amico di vecchia data della madre, si presenta da lei con un’insolita richiesta: la prega di ritrovare l’occhio di giada, un antico sigillo d’inestimabile valore “scomparso” durante i saccheggi della Guardia Rossa nel periodo della Rivoluzione culturale ma che lui ha buoni motivi di ritenere ancora in città. Affascinata dalla romantica leggenda che ammanta il gioiello, l’investigatrice si mette all’opera sfidando corruzione e omertà e contattando personaggi disparati. E, mentre indaga, si trova non solo a percorrere la storia più oscura del suo Paese, ma anche a scoprirne lo scrigno dei segreti della sua vita privata e famigliare: come morì il padre? Quale terribile colpa sembra nascondere la madre ora gravemente malata? Perché il suo primo e unico amore la lasciò e ora ricompare all’improvviso?”.

Vediamo un po’ questa Mei Wang: ha il suo ufficio in un vecchio palazzo del distretto di Chongyang di Pechino, una agenzia di consulenza perché gli investigatori privati sono messi all’indice. Criticata aspramente dalla sorella minore Lu “…sei un’asociale, non ti intendi di politica, non hai guanxi, nessuna delle conoscenze e contatti di cui avresti bisogno”. Caratteristiche di Lu: tre anni più giovane e di una bellezza straordinaria. “Dolce, affascinante e piena di talento”. Primo segno di un contrasto più grande. Suo assistente (di Mei) Gupin un giovane di venti anni “con le spalle larghe e i muscoli che gli trasparivano dietro la camicia”. Timido e onesto. Costretta a lasciare il campo di lavoro e il padre scrittore insieme a sua madre Ling Bai che da giovane lavorava in una rivista di propaganda chiamata La vita delle donne. Ha trenta anni, viso tondo e capelli lunghi alle spalle. Il naso affilato e “La gente dice che mi fa sembrare sempre arrabbiata”. Ha studiato all’università di Peking. Fidanzata con Yaping che la lascia, si sposa e viene lasciato a sua volta. Si incontrano di nuovo. Lui le spiega che non ha continuato con lei perché si sentiva inferiore. Mei lascia il posto al Ministero in continua pressione con un uomo di potere che la vuole a tutti costi come amante. Si sente una incompresa dagli altri e Mama (la sua mamma) la paragona al padre, un uomo solitario che viveva di letteratura, di principi e ideali: “Mei è diventata proprio come suo padre: sta sempre a guardare gli altri dall’alto in basso, sempre a giudicare”. E infatti Mei avrebbe voluto diventare una scrittrice proprio come lui. Rimprovera alla madre di averlo abbandonato. Carattere forte: “Un’agenzia investigativa le avrebbe dato l’indipendenza che aveva sempre desiderato. E le avrebbe dato anche la possibilità di dimostrare a tutti quelli che le avevano voltato le spalle che avrebbe avuto successo anche da sola”. Siamo nel 1995 e Lu si deve sposare proprio in questo anno. Per lei conta soprattutto la bellezza e l’immagine. Sono diverse fra loro. Mei pensa addirittura di non andare al suo matrimonio. Parole buone dallo Zio Chen “Tu sei sempre stata la mia preferita. Non sto dicendo che Lu non mi piace, ma tu sei diversa. Sei coraggiosa. Non corri dietro alle cose come invece fanno gli altri”. Contento che abbia avviato un lavoro in proprio. Sa mettersi anche in ghingheri se l’occasione lo richiede. Ha una Mitsubishi rossa donatale dalla sorella (in questo caso gentile). Spesso colpita dai ricordi, soprattutto del padre e della madre. Assomiglia molto nell’aspetto fisico a sua madre con il naso dritto e affilato. Quando si ammala si sente in colpa per averla ferita. Sa parlare con la gente e accattivarsela. Dentro di sé avverte sempre l’attrazione per l’unico fidanzato. Quando sta per incontrarlo di nuovo “Una travolgente miscela di emozioni si scatenò dentro di lei, come l’acqua che sale da un pozzo profondo, i suoi pensieri si fecero confusi”. In contrasto se vederlo o meno. Un suo giudizio “A scuola non ti sei mai integrata completamente, e non ti facevi coinvolgere da ciò che ti accadeva intorno. Un sacco di gente ti considerava arrogante. Io, invece, pensavo che fossi isolata ma felice di esserlo”.
Triste conclusione “Sembra tutto sbagliato. Ho sempre pensato che la verità e l’amore mi avrebbero resa felice. Ma non è stato così”.
Il fulcro del libro non è tanto costituito dalla vicenda gialla ma questa, come avviene sempre più spesso, costituisce l’occasione per mettere in luce le magagne di una società (fabbriche della contraffazione, polizia menefreghista, sfruttamento dei lavoratori che vengono dalle province ecc…). La conclusione: ciò che conta in America è il denaro, in Cina il potere.

Maria Cristina Aggio e Nazareno Valente Il risveglio dei Palici, editrice Odissea Mystery 2009, vincitore della prima edizione del premio Thriller Magazine (vista la composizione della giuria non è poco).
Si parte con la liberazione di un prigioniero dalle Latomie, cave di pietra usate come carceri, si continua con la spiegazione del fallimento della spedizione di Alcibiade contro Siracusa avvenuta tra il 414 e il 413 a.C. Presagi funesti: l’eclissi di luna, la mutilazione delle erme, si parla di un tradimento durante la battaglia del fiume Assinaros dove furono uccisi molti soldati ateniesi. Arrivano bigliettini con la minaccia di morte per i traditori da eseguirsi entro l’Asinaria, cioè la festa istituita dai Siracusani proprio in ricordo della disfatta degli ateniesi sul fiume sopra citato. E i morti ammazzati incominciano a venire… (sono quasi un’ecatombe). Frammento dorato di lamina vicino ai loro corpi.
Chi può essere il vendicatore? Uno degli scampati al macello, l’uomo liberato dalle latomie o addirittura uno dei traditori che vuole impossessarsi di qualcosa per cui stanno ancora insieme? (diciamo pure che è un tesoro). Ma si tratta solo di vendetta o c’entra di mezzo qualche altro sentimento?
Ad indagare la caria Mnesarete, medico venuto da Atene a Siracusa per parlare con colui che tutti ritenevano successore del grande Ippocrate. Ferma, composta, risoluta, innamorata del giovane Fileo dato per morto in battaglia. Suo spasimante il logografgo Sombrothidas, sua schiava Erice, una specie di indovina che “sente” avvicinarsi gli eventi nefasti e il risveglio terribile dei Fratelli Palici “divini signori degli antichi Siculi” (da qui il titolo del libro).
Questa Mnesarete, infastidita dalla corte di Sombrothidas e imbronciata quando non gliela fa (ottima psicologia), non è mica male con i suoi capelli corvini “ondulati e lunghissimi” e dalle forme “morbide e flessuose”. Occhi scuri, vivida intelligenza, notevole capacità dialettica e di osservazione sarà lei che, novella Poirot, alla fine svelerà le trame complesse degli omicidi.

“Stoccolma, estate 2003. Una serie di furti sconvolge i nuovi ricchi dell’alta finanza. Unico indizio: i ladri si portano sempre via, oltre a gioielli e quadri, una costosissima bottiglia di vino pregiato. È la Banda delle Cantine. L’inchiesta è affidata all’ispettore capo Ewa Johnsén, 39 anni, da poco divorziata, fisico statuario e folta chioma bionda, tutta intuito, volontà e sex appeal. Ma in realtà la lunga serie di furti non è che la punta dell’iceberg di uno scandalo ben più ampio che coinvolge l’alta borghesia, stimati professionisti, poteri forti, tutti criminosamente legati tra loro. A Ewa il compito di venirne a capo…”. Così viene presentato Il mercato dei ladri di Jean Guillou, Editore Corbaccio 2007.
Vediamo questa Ewa Johnsén. Già sin dall’inizio si sa, lo avete già appreso dalla presentazione (ma già ve lo immaginavate), che è divorziata. Più precisamente con il poliziotto Hasse Järneklov. Per via di una serie ininterrotta di anni praticamente vuoti. Separazione quasi naturale. Lui prende la sua roba e parte, mentre lei socchiude la porta. Lei tiene l’appartamento e lui la casa al mare. Tutto a posto. Niente litigi o risse furibonde. Meglio così. Capelli biondi, uniforme da convegno Armani (i nostri stilisti si trovano dappertutto). Vino preferito Chardonnay. Da 14 anni fa questo lavoro, ha lavorato alla omicidi, alla narcotici, alla investigativa ed ora nella polizia tributaria. È sovrintendente, un grado sopra commissario. Subito cottarella per Pierre che dice di essere un ladro. “Ewa soffocò l’impulso improvviso di invitarlo a salire”. Ma poi si pente. Svolge con molta cura il suo lavoro. Vuole conoscere più informazioni sul vino dal giornalista Erik Ponti e da Pierre che sono esperti. Non riesce ad inquadrare il collega Muhr con il quale lavora. A volte le sembra “carne a volte pesce”. Brava con il computer. Per scaricare la tensione va in palestra. Ancora non abituata a vivere la nuova vita da separata. Colazione con corn-flakes, passeggiata con jeans e felpa. Di nuovo attratta da Pierre “Al rapido contatto tra la mano di lui e il suo seno sinistro provò quasi una fitta”. Qualche ricordo del passato quando arriva la prima notte di mezza estate. Si butta sul lavoro. Bevicchia. Arriva al terzo bicchiere e alla seconda bottiglia con l’amica Anna Holt ,commissario anche lei (naturalmente separata, ci mancherebbe…) con corpo e movimenti da ballerina. Difende suo marito dall’accusa di razzismo. Discussione con Anna sull’uomo ideale per le poliziotte. Indecisa sulle vacanze accetta con sollievo una chiamata di aiuto di un collega. Rigida etica professionale. La sera prima della partenza per la Corsica lavora fino alle due e mezzo. Rimugina su se stessa. Una donna di mezza età, di buona cultura che si prende una sbandata per uno straniero. “Forse era folle, ma le emozioni erano proprio così, un po’ folli”. Finalmente a pag. 277 ci dà giù di brutto. Borsetta francese, completo Armani (ancora), tacchi alti. Non vuole fare la casalinga.
Qualche scenetta disgustosa tra cui “Si abbassò i jeans, si infilò una bottiglia di vodka nel sedere e la agitò ben bene in modo da farne entrare almeno due cicchetti, poi si portò la bottiglia alla bocca e bevve tra le grida di giubilo misto a disgusto dei presenti” (naturalmente non si tratta di Ewa). Da inserire nel libro BloodyArt di Pablo Echaurren, Edizioni Fernandel 2006. Ci farebbe la sua bella figura.
Anche un’idea sfiziosa. Un’isola dei famosi in cui gli ultimi due classificati devono sfidarsi all’ultimo sangue. Nel sultanato di Muscat e Oman dove tutto è permesso. Tra poco lo sarà anche da qualche altra parte.

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