Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Luglio 2018

Siena d’estate. Trenate di turisti da tutte le parti. Di tutti i tipi e di tutte le specie. Ragazzi, ragazze, file di studenti vocianti, occhi a mandorla o corporature nordiche che si infilano dappertutto ad ammirare, estasiati, le bellezze storiche della città. Pieni, stracolmi, i bar, le pizzerie, le gelaterie, insomma dove ci si possa abbuffare di qualcosa da infilare golosamente nello stomaco. Serpentine di viventi che si snodano per le stradine strette della città come formiche alla ricerca del cibo e di liquidi da tracannare. Un brusio continuo alternato a risate e qualche canto alticcio intonato all’improvviso. Un magna magna pazzesco. Siena d’estate.

L’oro dei Medici di Patrizia Debicke van der Noot, TEA 2018.
“Granducato di Toscana, 1597. L’Italia è ormai caduta in mano agli eserciti stranieri, ma la sua cultura si diffonde in tutta Europa. E non solo quella: anche il denaro. I banchieri più potenti che servono i sovrani europei sono italiani, sono genovesi, sono fiorentini. Firenze è uno stato ricco in mano a una dinastia di banchieri: i Medici. E l’oro dei Medici fa gola a tanti e chi non riesce ad averlo in prestito, può anche cercare di sottrarlo in modo illecito. Per esempio organizzando il rapimento dei figli del granduca Ferdinando I…”
E il rapimento è al centro di questo libro, bello, complesso, ricco di personaggi e avvenimenti storici. Rapimento fissato il 3 dicembre durante la rappresentazione della Dafne di Ottavio Rinuccini (alla fine della seconda scena quando Amore medita la sua vendetta contro Apollo), ma rimandato all’8 per indisposizione della granduchessa nel palazzo di Ferdinando I, attraverso cospiratori travestiti da frati e il classico traditore interno.
Sarà il fratellastro don Giovanni de’ Medici, con l’aiuto del capo della polizia, a condurre un’indagine per scoprire i malfattori che richiederanno un compenso astronomico da portare a Piombino. E qui avverrà uno scontro micidiale…
Libro complesso, ricco di personaggi e avvenimenti storici, dicevo. Ricco di spunti sulla vita, gli abbigliamenti, le cerimonie, i fasti signorili, sui più piccoli dettagli tesi a ricostruire l’atmosfera del tempo. Ricco di dubbi, assilli, momenti di intimità, pathos, tensione, tradimento, paura e morte (ci saranno diversi uccisi e un suicidio). Capitoletti ora brevi ora più ampi a creare un certo ritmo della narrazione attraverso una scrittura che sa essere competente nella ricerca storica e gradevolmente leggera nella finzione.
Di Patrizia Debicke ricordo anche L’uomo dagli occhi glauchi, Corbaccio 2010 e La sentinella del papa, Todaro 2013 e La gemma del Cardinale, TEA, 2017.

La lettera sbagliata di Walter S. Masterman, Polillo 2018.
A Scotland Yard il telefono della scrivania del sovrintendente Sinclair comincia a squillare. È la voce di una donna che annuncia la morte del ministro degli Interni a casa sua. “Chi parla?” domanda Sinclair. “Oh, nessuno di speciale, solo l’assassino.”
Inizio niente male. Dopo un po’ arriva l’amico Silvester Collins, avvocato che ha abbandonato la professione forense per diventare un detective dilettante e collaboratore della polizia. Lineamenti marcati, naso piuttosto largo, occhi castano chiari e capelli ricci quasi neri. Estremamente elegante, sportivo e gentile ma si arrabbia se gli amici lo chiamano Sherlock Holmes. Un tipo assai diverso da Sinclair “funzionario esperto senza nessuna genialità” ma ricco di esperienza (ci ricorda il famoso duo). Qualcuno gli ha telefonato dicendogli che voleva proprio lui. E sembrava una donna…
La notizia è vera. Il ministro degli interni, il vedovo Sir James Watson, è stato ucciso nella sua biblioteca con un colpo di pistola alla tempia. Porta sbarrata e finestre chiuse con il fermo. Nessuna via d’uscita per l’eventuale assassino. Ora bisogna indagare sulla famiglia dell’ucciso. A Devon, nella villa di campagna. Qui vive la figlia Mabel con l’anziana domestica e l’anziano maggiordomo, mentre il figlio, in cattivi rapporti con il padre, sembra scomparso. Ma ecco arrivare una lettera al sovrintendente Sinclair, proprio dall’ucciso. Una lettera davvero particolare…
Le indagini bilaterali continuano, ognuno con la propria personalità, i propri mezzi e le proprie capacità (“Le cose semplici non soddisfano mai Collins”). Il caso si fa sempre più complesso, aumentano i sospettati: oltre al figlio dell’ucciso anche Lewis, assistente di Sinclair, che sparisce; il segretario personale di Sir James e perfino uno che si autoaccusa! A tutto questo si aggiunge il fatto strano del maggiordomo di Mabel che rivede l’ucciso, dice lui, “vivo e vegeto”. Incredibile…
Momenti di tensione, l’ululare del vento, passi furtivi, appostamenti al buio, il solito testamento particolare, una “simpatia” nascente tra Mabel e Collins a creare impasto di emozioni diverse. Pure una stilettata alla polizia “Se un uomo finisce nelle grinfie della legge non importa poi molto che sia colpevole oppure no. Ha le stesse probabilità di cavarsela di una mosca intrappolata in una ragnatela” secondo Collins. Pressioni dall’alto per chiudere il caso al più presto (un classico) e il problema, già detto ma essenziale, di capire come abbia fatto l’assassino ad uccidere in una stanza ermeticamente chiusa (altro classico).
Immancabile colpo di scena finale con relativa spiegazione di Collins che ha capito tutto. Ma anche Synclair ha da dire la sua… Un consiglio ai lettori. Non fidatevi delle apparenze. Non fidatevi!
Il libro uscì nel 1926 con una prefazione lusinghiera di Chesterton. E questo è già un bel marchio di qualità.

Fragile è la notte di Angelo Petrella, Marsilio 2018.
Napoli, quartiere di Posillipo sotto un caldo boia. Fuma Rothmans e beve, a litri, cognac Macallan. Poi Maalox e Gastroloc a consolare lo stomaco. Fisico snello, capelli brizzolati, occhi azzurri, vita sballata tra scommesse, allibratori, ubriacature, scopate nelle ville dei ricchi da costargli la carriera e l’unica donna, Laura, che abbia mai amato. Via con la Clio, Bukowski, Moby Dick, Henry Miller e romanzi polizieschi nella piccola biblioteca. Carattere di merda. È lui, l’ispettore di polizia Denis Carbone.
Un omicidio. La ricca Ester Fornaro, divorziata da un imprenditore edile, e assatanata di sesso anche estremo, ora ai piedi della torre “la testa fracassata sull’acciottolato e le viscere che si mischiavano al plasma.” Volo di quindici metri, occhio destro fuori dall’orbita.
Bisogna indagare. Carbone deve sostituire il suo diretto superiore Lettieri richiamato a Roma per un vecchio caso (anche questo un tipetto niente male), e collaborare, forzatamente, con il vicequestore capo Tagliamonte che lo aveva scoperto tempo fa nei suoi loschi affari e spedito dritto a Posillipo. Si parte dal luogo del delitto. A colloquio con il cingalese Roshan, il domestico filippino che non sa nulla ma si avverte che nasconde qualcosa…
Tutto sembra risolto quando viene incastrato uno degli amanti di Ester. Il caso è chiuso, secondo gli alti papaveri del comando. Ma non per il Nostro che sta seguendo una pista tutta sua, con la rabbia che gli monta addosso insieme alla malinconia, ad una “strana tristezza” e ai ricordi struggenti di Laura. In continuo pericolo, due macchine che lo seguono, la mente in assillo tra un Macallan e l’altro al Copacabana e per ogni dove, il classico video, o spezzone di filmato, che “indirizza”, la verità ad ogni costo, scontro finale con botte da orbi e pistolettate da tutte le parti. Ritmo indiavolato tanto da farci restare ad ogni pagina sul chi vive, stile asciutto, veloce, senza tanti fronzoli, all’osso.
La storia è un viaggio negli ambienti torbidi del potere, un rimestamento nel marcio della polizia dentro una Napoli “puttana”, ricca, benestante, viziata, corrotta e una “terra di nessuno abbandonata all’oscenità”, tra tossici, alcolizzati, dove tutto fa pena: i treni, le rovine, perfino il mare.
Libro sponsorizzato da Giancarlo De Cataldo e Maurizio de Giovanni. Viatico mica da poco. Un lettore, però, ha scritto “Diciamoci la verità: chi ce lo vede un novello Callaghan, con la bottiglia di Mcallan in una mano e la 44Magnum nell’altra, a seminare panico per le viuzze striminzite del Moiariello e gli stradoni desolati di Via Petrarca?”.
Praticamente un personaggio da hard-boiled de noantri con tutta la forza e la malinconica fragilità della vita. Ma, senza fare paragoni impossibili con i grandi americani, si legge volentieri lo stesso.

L’impronta dell’assassino di Cornell Woolrich, Mondadori 2018.
Sei racconti di classe. Ovvero l’irridente ironia del Destino e, direi pure, dello Scrittore…
L’impronta dell’assassino
I gatti. Il miagolio terribile dei gatti Mia-ooo!… Mia-ooo! che proviene da quattro piani di sotto. Tutto ha inizio da questo sconvolgente miagolio. Tom Quinn, che non ne può più, lancia contro di loro dalla finestra anche le scarpe. Su ordine della moglie deve andare a riprenderle subito, ma non le trova. Scarpe che costeranno a Tom un bel po’ di guai perché una loro impronta viene trovata sul luogo di un delitto. Accusato di omicidio rischia perfino la pena di morte. Ma c’è l’investigatore Bob White a difenderlo. Se la caverà?…
Alle tre in punto
“Uccidila! Uccidila! Uccidila!” è il grido interiore del signor Stapp. Lui è fatto così, non rivela mai all’esterno i rancori che cova dentro di sé. In questo caso contro la moglie che, evidente, lo tradisce. Così si appresta a farla saltare in aria con un piano assai ingegnoso. Solo che, quando tutto è pronto e l’orologio si mette in moto per l’ora cruciale stabilita, tic-tac, tic-tac, tic-tac… arrivano due ladri e…
Se dovessi morire prima di svegliarmi
I lecca lecca sono al centro di questa vicenda. Racconta la storia in prima persona Tommy, ragazzino di dodici anni figlio di un poliziotto. I lecca lecca arrivano improvvisamente nelle mani di una compagna di classe, Millie Adams, presa in giro da tutti. Ma ora ha questa arma attraente e Tommy diventa suo amico, così potrà goderne anche lui. Li riceve da un “signore”, dice lei. È un segreto, Tommy deve giurare di mantenerlo. Poi la ragazzina scompare… E il fattaccio si ripeterà in seguito con un’altra compagna di classe.
Un mazzo di rose rosse
Un mazzo di rose rosse che portano sfortuna. Addirittura la morte. Alla sorella minore di Marcia, quest’ultima fidanzata con Tommy, amico di Richard che racconta la storia. Uccisa da una rosa rossa “il cui stelo è stato spruzzato con qualche sostanza velenosa.” Mazzo di rose consegnato da un fattorino, prenotato dallo stesso Richard per il party di fidanzamento. Tom indaga. È perplesso. Non può essere il suo amico l’artefice…anche perché senz’altro c’è sotto lo zampino della precedente fidanzata, la terribile Fortescue… Se ne vedranno delle belle.
Un delitto vale l’altro
A Chicago Brains Donleay va dal suo amico Fade Williams. Ha bisogno di un alibi come già successo in passato. Lui è un esperto in questo genere di cose. Deve uccidere un tipo che gli ha rotto le scatole, ma non ha intenzione di farglielo conoscere. Bene, affare fatto dopo che ha pagato gli arretrati. Tutto perfetto, tutto studiato. Ora Brains ha davanti a sé l’odiata vittima. Comincia a parlarci ma…sembra un altro, diverso, non lo faceva così…
La scappatoia
Gary Severn esce a prendere il giornale. Lo fa tutti i giorni. Solo che questa volta qualcuno lo segue. E lo arresta per omicidio, addirittura di un poliziotto. I testimoni affermano che è lui il colpevole. Rischia la pena capitale. Se non fosse che qualcuno può scagionarlo. Arriverà in tempo?…
Sei racconti di classe. Una lotta disperata fra il lettore e lo Scrittore per capire, indovinare il seguito, almeno una parte, se non come va a finire. Pagina dopo pagina i dubbi, le incertezze, i capovolgimenti di fronte, i momenti di esaltazione (ce l’ho fatta) e di abbattimento (non ce l’ho fatta). Tutto è così difficile nella vita, tutto è così contorto e frastagliato. Niente di lineare. I personaggi ce la mettono tutta per raggiungere i loro scopi, progettano, pianificano, lottano. Invano, che il Destino, e direi pure lo Scrittore, se la ridono beffardi.

Un giretto tra i miei libri
L’amica di un tempo di Laura Lippman, Giano 2010.
Liberamente tratto da un fatto accaduto a Baltimora. “Jackie Bouknight aveva un figlio, Maurice, che scomparve mentre la madre era sotto controllo (evidentemente un controllo non molto efficace) dal Dipartimento dei servizi sociali della città. Alla richiesta di mostrare il bambino, la donna si rifiutò e trascorse più di sette anni in prigione per oltraggio alla corte”.
Qui la condannata è Callie (Calliope) Jenkis sulla cui vicenda vuole indagare Cassandra Fallows, una scrittrice di successo che vive a Brooklin, amica di infanzia di Callie praticamente sparita dopo la scarcerazione.
Scrittrice di successo, dicevo, con il particolare che il terzo libro è stato un fiasco. Urge trovare qualcosa di forte come questa storia che pare proprio accattivante. Sulla cinquantina, carattere forte e intraprendente, due matrimoni falliti (il primo per colpa del marito), vita sessuale “allegra” anche durante i matrimoni, da ragazzetta incline ai giovanotti con i capelli rossi e, cito testualmente, “me ne scopai quanti più possibile” che il buon tempo si vede dal mattino. Per tenersi in allenamento come amante Bernard, e fa niente se è sposato e pure un po’ uggiosetto. Imbranata nei movimenti sbatte dappertutto “con i fianchi e i gomiti perennemente sbucciati”. Non le mancano i mezzi economici (citati Prada e Armani che sono ormai di casa e di bottega).
Per poter andare avanti nella ricerca di Callie, Cassandra comincia a contattare tutti quelli che in qualche modo la conoscono: le vecchie amiche di un tempo, il primo avvocato difensore d’ufficio, il secondo avvocato e via dicendo.
Figura imponente quella di suo padre, presenza ossessiva durante tutto il racconto, che ha tradito più volte la moglie per poi definitivamente lasciarla. Dubbi, riflessioni, ricordi della sua vita, bugie, rancori, ricatti, il tempo che passa e che cambia (fino ad un certo punto) le persone e le cose.
Scrittura che sgorga via sicura, che si insinua, avvolge, ti prende nelle sue spirali. Uno scavare in profondità, un tessere di trame che si legano fra loro, un rifrangersi delle prospettive, un aumentare improvviso di situazioni e personaggi come nati da loro stessi.
Spunti sulla società, scontri razziali (siamo al tempo dell’assassinio di Martin Luther King), matrimoni falliti, famiglie spaccate, violenza delle donne sui neonati e dei giovani verso i genitori. Sesso a perdere, come ho accennato, e l’amore. Anzi, il sacrificio dell’Amore.
Il pericolo di questi romanzi psicologici è di far morire il lettore di claustrofobia. Qui, fortunatamente, si riesce a respirare.

A scuola nelle materie scientifiche ero un broccolo. Quando c’era da calcolare l’acqua nella vasca da bagno con il maledetto rubinetto che perdeva (ma perché non lo riparavano?), il mio era uno sguardo fisso nel vuoto. Il primo impulso di fronte a L’anomalia di Massimiliano Pieraccini, Rizzoli 2011, con una formula di non so che cosa subito sotto, è stato di ripulsa. Poi ho pensato che da grandi non bisogna avere paura di niente e l’ho preso quasi d’istinto.
Qui mi sono trovato di fronte all’anomalia di Catt, al teorema di Gödel, all’equazione di quello e di quell’altro, a discussioni sull’esistenza di Dio, sulla complessità della scienza, al problema delle centrali nucleari e delle armi nucleari, batteriologiche e chimiche che mi hanno scombussolato e nello stesso tempo fortemente interessato (il problema energetico è all’ordine del giorno).
Veniamo al sodo. Il Prof. Massimo Redi è invitato dalla fondazione “Ettore Majorana”, creata dal prof. Antonino Zichichi, a Erice, in Sicilia, per discutere sulle grandi emergenze planetarie (ci sarà pure il Papa). Al momento della partenza l’incontro con suo ex allievo Fabio Moebius, analista di reti informatiche, che gli chiede uno strappo proprio ad Erice.
Tutto bene fino a quando non viene trovato in fin di vita nella sua stanza Alexander Kaposka, fisico ucraino che aveva scritto un rapporto negativo sulla sicurezza della centrale nucleare di Chernobyl. La faccenda si complica, per Massimo, con l’entrata in scena di Giulia Perego, la sua ex amante che lo aveva tradito e fatto soffrire e con l’accusa di essere addirittura lui stesso l’assassino di Kaposka.
Atmosfera plumbea, nebbia da brivido, Erice bloccata dalla polizia e i nostri eroi che se la svignano attraverso un condotto sotterraneo. Tre piani di lettura: quello scientifico, quello “giallo” e quello della storia d’amore (o meglio i ricordi) che si intersecano fra loro, con risultati decisamente ondivaghi.
Ne risente soprattutto la parte gialla (qualche “disinvoltura” e ingenuità di troppo) che si avverte frutto del neofita.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Il principe. Il romanzo di Cesare Borgia, di Giulio Leoni, Editrice Nord 2018.
L’avventurosa vita dell’uomo che aveva ispirato Il Principe a Niccolò Machiavelli (che poi però meditò meglio e decise di dedicarlo a Giulio II), raccontata da Giulio Leoni, uno dei più geniali scrittori di thriller e fiction storica italiani. Cesare Borgia, cardinale, guerriero, figlio legittimato di papa Alessandro VI e di Vannozza Cattenei, politico ambizioso, poi “scardinalatosi” dopo l’assassinio del fratello Juan duca di Gandia, duca di Valentinois (italicamente il “Valentino”) per volere di Luigi XII di Francia dopo il suo matrimonio con Charlotte d’Albret sorella del sovrano di Navarra, è stato quel condottiero che dopo aver riempito i libri del Guicciardini e Machiavelli, ha fatto volare la penna di tanti saggisti e romanzieri. Giulio Leoni, stavolta, intraprende la sua impresa narrativa prendendo di petto questo protagonista della storia e regalandogli una sfaccettatura abbastanza diversa da quelle finora conosciute, il sogno di calcare le orme di Alessandro il grande. Di assoggettare un nuovo mondo…

Dopo il successo È così che si uccide e La forma de buio, Mirko Zilahy torna in libreria con una terza, diabolicamente incisiva sfida al lettore che, ancora una volta, varca i limiti noti del thriller. La sua Roma si esibisce, trasformandosi in una jungla crudele, tenebrosa, dove domina un bieco razzismo indiscriminato che miete vittime per le strade e il pericolo è in agguato nelle tenebre. La presentazione editoriale di Così crudele è la fine (Longanesi 2018) recita: «In una Roma attraversata da omicidi silenziosi ed enigmatici, che gettano una luce nera sulla città, il commissario e profiler Enrico Mancini per la prima volta dopo molto tempo accoglie la sfida con nuova determinazione». Visto che l’autore è Mirko Zilhay, sarà “una sfida coi fiocchi e con le frange”…
Ancora una volta Roma si è trasformata nell’inconsapevole e sfortunato ostaggio di un altro mostro inafferrabile, un incomprensibile assassino seriale. Di uno strano killer che sembra colpire a caso senza seguire un prestabilito disegno. Di qualcuno che si muove strisciando nelle tenebre, seminando indizi privi di logica. Talmente assurdi e caotici da rendere quasi un rebus tracciare un suo profilo. A quali inimmaginabili abissi di folle crudeltà può arrivare la spaventosa vendetta di una vittima imprigionata?…

L’altra moglie di Kerry Fisher, Nord 2018.
Si tratta di un thriller particolare, dai connotati che tendono al rosa, a conti fatti molto attuale. Leggerlo, potrebbe regalare voce e spinta a tante donne che quotidianamente vengono maltrattate o abusate psicologicamente. Spesso queste donne non trovano qualcuno disposto ad aiutarle perché sono loro stesse ad accettare la situazione, spaventate da ciò potrebbe succedere se non subiscono. Certo, talvolta la facciata può ingannare, anche se basterebbe un nonnulla per sgretolarla. E proprio queste donne, a maggior ragione, devono trovare la forza di parlare con qualcuno, di confidarsi, di mettere a fuoco il loro problema. Insomma bisogna avere il coraggio di ammettere la verità e chiedere aiuto. Dal mio punto di vista la scrittrice, per amore della fiction, ha esasperato un po’ troppo la situazione e il caso che descrive è estremo, tuttavia leggendo le notizie che ogni giorni affollano i media sulla violenza sulle donne, probabilmente ha fatto bene.

Il tatuatore di Alison Belsham, Newton Compton 2018.
Brighton. Francis Sullivan,  un detective molto motivato e ambizioso, ha superato  brillantemente a ventinove anni gli esami per diventare ispettore. Lo spinoso omicidio del “tatuatore” sarà il primo caso che dovrà affrontare come capo della sua squadra. Perché Marni Mullins, una brava tatuatrice ma anche una bella, piacevole trentaseienne, divorziata e madre di famiglia, mentre è impegnata in una Tattoo convention (congresso dei tatuatori proprio a Brighton) alla quale prendono parte anche famosi nomi internazionali,  ha trovato in un cassonetto della spazzatura un corpo orribilmente scuoiato…

 

Le letture di Jonathan
Cari ragazzi,
questa volta vi presento Quattro topi nella giungla nera di Geronimo Stilton, Piemme 2015.
Qui Geronimo ha paura di tutto. Ha paura del buio, dei ragni, dei gatti… Per cercare di guarirlo da questa strana malattia, sua sorella Tea, il cugino Trappola e il nipote Benjamin decidono di farlo partecipare a un corso di sopravvivenza nella giungla nera. Corso seguito da altri quattro topi sotto la guida di Arsenia che ogni mattina sveglia i partecipanti con una secchiata di acqua gelida (brrrr!). Un corso terribile, pieno di pericoli e paure (ragni, serpenti, il buio della notte, vertigini…) che rendono più forte Geronimo e lo guariscono dalle sue fobie.
Consiglio di leggere il libro e, a tutti i lettori paurosi, di seguire il corso di Arsenia!

P.S.
Un ringraziamento al mio nipotino di dieci anni che scrive volentieri, con qualche aiuto naturalmente, la presente rubrica. Il mio obiettivo è di infondergli la passione del leggere e dello scrivere. Forza, Johnny! Ma aspetto anche Jessica, ora troppo piccola.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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