Ostracismo (Le gialle di Valerio 168)

Veit Heinichen
Ostracismo
Edizioni e/o, 2018 (Orig. 2017, Scherbengericht)
Traduzione di Monica Pesetti
Giallo

Trieste. Novembre 2016. Il bravo gigantesco cuoco Aristèides Athos Kiki Albanese, cresciuto senza padre, madre di origini greche morta quando aveva 4 anni, ne ha ormai 54. Gli ultimi 17 li ha trascorsi in carcere, è uscito da tre mesi con barba folta e capelli castani lunghi raccolti in coda di cavallo, qualche fantasiosa idea per la testa. Fu condannato da capro espiatorio per un omicidio non commesso su falsa retribuita testimonianza di dodici traditori; ora deve comunque ancora presentarsi dagli sbirri una volta alla settimana. L’anziana malata 80enne ex prostituta Melissa zia Milli Fabiani ha ingenti risparmi da parte e lo aiuta in tutti i modi ad aprire un ristorante d’intesa con la comunità di periferia del dinamico 60enne don Alfredo, cui era stato affidato appena scarcerato e dove preparava i pasti per i profughi. In cucina lo aiuta il dotato pakistano 35enne Aahrash Ahmad Zardari, presso il cui piccolo appartamento vive, disponibile anche a collaborare alla nuova impresa. In vista dell’apertura vorrebbe però togliersi lo sfizio di vendicarsi. Comincia a intrufolarsi nelle case di chi lo tradì e a preparare loro qualcosa di molto buono, avvelenato. Fra di loro ci sono due figure chiave: la sua compagna di allora, Fedora Bertone, esuberante sgualdrina bionda, allora cameriera nella sua trattoria, che ora gestisce come bar, senza avergli permesso rapporti col figlio Dino 24enne; il potente politicante Antonio Tonino Gasparri che lo fece fuori, consigliere comunale e regionale ammanicato con tutto e tutti, esile e untuoso, furbo e corrotto. E potrebbe andarci di mezzo forse anche il commissario (dal 1999) vicequestore (già da un po’) Proteo Laurenti, che 17 anni prima non si ribellò alla dinamica criminale e ora indaga su un’armatrice precipitata nel vuoto.

Veit Heinichen (Villingen-Schwenningen, 1957) è un economista tedesco che ha scelto prima di essere solo un professionista letterario, libraio editore giornalista, poi di trasferirsi nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia dove vive da decenni. In una ventina d’anni ha anche scritto una decina di belle premiate avventure noir del testardo Laurenti, di lontane origini salernitane, poliziotto di strada, alto e sottile, sempre innamorato della moglie Laura, bella energica donna d’affari (le storie con Linda e Ziva risalgono al passato) e dei tre figli ormai grandicelli, Livia Patrizia Marco (nati a due anni di distanza l’una dall’altro, cresciuti con le solite dinamiche familiari, ogni volta articolate e aggiornate). Molto si parla dei rapporti fra Trieste e Grecia, anche il titolo fa riferimento all’istituto dell’esilio forzato, utilizzato nella democrazia di Atene e di altre antiche città greche per mettere al bando persone capaci ritenute pericolose dal potere costituito. Bella l’idea del nuovo ristoro in centro: usare avanzi a basso costo per preparazioni improvvisate e di gusto, tanto che il giornale spiega con entusiasmo anglo-verboso che il nuovo “ristorante fast-casual propone piatti espressi preparati in front-cooking con la rapidità di un locale quick service. La selezione del giorno non è molto ampia, ma i prodotti sono freschi e il locale offre anche un servizio di take-away, ponendosi a un livello intermedio tra il fast food e il casual dining… Rating AA+”. Sullo sfondo i discutibili interessi commerciali portuali e le persecuzioni legaiole contro i migranti. Troppo prosecco, ma alla piccola taverna greca accanto al Ghetto Laurenti si concede un rosso di Creta, lo Skalani, cuvée di Syrah e Kotsifali.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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