Sbirre (Le gialle di Valerio 167)

Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni
Sbirre
Rizzoli, 2018
Racconti gialli

Pubblica sicurezza. Oggi. Anna Santarossa è vicequestore in Friuli Venezia Giulia, diligente, colta, gentile, bella, sterile. Da quattro anni ogni tre settimane tradisce polizia di Stato e marito Pietro con il sovrintendente capo Zeno Degrassi alla pensione Mangart, frontiera fra Italia Austria Slovenia. Corrotti dalla mafia bulgara (per far passare armi, stupefacenti, latitanti, puttane, soldi) dividono diecimila euro, vino, sesso (dopo un’iniezione di papaverina nel cazzo). Finché qualcuno nelle campagne di Cormons taglia la gola a Zeno, che aveva una maestra moglie (da dodici anni) e due figli maschi. E Anna finisce in grossi guai, davvero. Alba Doria è commissario all’Unità di analisi del crimine violento di Roma, nemmeno trentenne, corti capelli biondi e occhi verdi. Col suo capo Paolo Petti, vanesio rapace cinquantenne sovrappeso col quale è stata a letto una sola volta nonostante lui continui a insistere, stanno guardando per l’ennesima volta il video di un ragazzo che ha sparato ai genitori e si è gettato dal terrazzo. C’è qualcosa che non la convince, come se l’omicida fosse teleguidato. Finché si verifica un caso apparentemente analogo. E Alba si butta a cercare nella rete profonda, il dark web, fra odiatori e psicopatici affetti da triade oscura, davvero. Sara Morozzi si è autorottamata dall’unità speciale di Napoli, lei maestra per le intercettazioni, bruna poco più che cinquantenne, occhi azzurri e tratti dolci, figura minuta e capelli ingrigiti. Il suo amore 76enne è morto dopo penosa malattia, per lui aveva abbandonato la famiglia. La avvisano ora che anche il figlio metodico scienziato chimico Giorgio Alberti (che non vedeva da anni) è deceduto in un incidente stradale, davanti alla casa dove viveva con la compagna fotografa incinta. Sara agisce subito, indagando i segreti, aspettando con tenacia, ricominciando a fare il braccio che punisce, davvero.

Massimo Carlotto (Padova, 1956), Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956) e Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) sono tre fra i maggiori scrittori italiani contemporanei, dediti prevalentemente alla letteratura e al romanzo giallo noir, senza disdegnare altre arti e altri generi. Il progetto di un volume collettaneo risale indietro nel tempo e vede finalmente la luce con tre estesi bei racconti polizieschi dedicati a protagoniste di sesso femminile, “Senza sapere quando” per Carlotto, “La triade oscura” (il più lungo) per De Cataldo, “Sara che aspetta” (il più breve) per De Giovanni. Esperimento riuscito. Terza persona fissa al passato per tutti. Sara era apparsa in un recente libro dell’autore napoletano, inizio di una serie, comunque il racconto è ambientato qualche mese prima degli avvenimenti del romanzo (non dopo), quando sta per essere ricontattata dall’ex collega (già ai Servizi) Teresa Pandolfi, ora a capo della sezione, che le vuol chiedere appunto di seguire piste informali di guai e crimini, attraverso indagini appartate con procedure non convenzionali. Anna e Alba sono di fatto alla loro prima apparizione, pur non potendosi ora escludere che possano tornare; soprattutto la seconda, brillante nella Rete buia, garanzia di affermazione sociale; la prima si trova comunque in braghe di tela, umiliata con metodo, finendo per chiedere aiuto proprio alla brava moglie dell’amante, Aleksandra Droic a Tarvisio. Comunque donne sensibili, di forte adeguata reattività, capaci di violenza, in bilico fra bene e male, immerse nei crimini e nelle vendette. Ribolla gialla per Anna, Sauvignon per lo spasimante di Alba, costretta pure alle note di Dragon Ball e Carmina Burana.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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