Senti la sua paura (Le gialle di Valerio 170)

Peter Swanson
Senti la sua paura
Einaudi, 2018 (orig. 2017, Her Every Fear)
Traduzione di Letizia Sacchini
Noir

Boston. Primavera. La giovane Katherine Kate Priddy è originaria di Braintree nell’Essex e arriva da Londra, per la prima volta negli Stati Uniti. Ha scambiato per sei mesi il suo trilocale con il bell’appartamento (con vista sulla città e sul fiume Charles) del cugino Corbin Harriman Dell, si è iscritta a un corso di grafica digitale. Fin da piccola soffriva di disturbi d’ansia e ora vuole tentare di cambiare aria dopo quanto le è successo qualche anno prima: il rischio di morire per mano del fidanzato, due giorni chiusa nell’armadio, la paura che ancora la pervade, niente più sesso, le frequenti crisi di panico, mantenendo sempre a portata di mano pillole di benzodiazepine. Proprio nel cuore della notte del suo arrivo, viene uccisa in casa la vicina di pianerottolo, Audrey Marshall, bionda e fragile. La polizia dice e spiega poco ma la scena del crimine doveva essere molto sanguinolenta e cruenta, la detective Roberta James chiede di dare un’occhiata anche da lei. In giardino incontra un ragazzo ebreo magro con lineamenti strampalati, un volto bello e triste, Alan Cherney, lui osservava spesso dalla finestra la vita casalinga della vittima, era divenuta quasi una mania, forse innamoramento (specie dopo che si era lasciato con Quinn). Andando a fare spesa il giorno dopo Kate s’imbatte in un ragazzo dai capelli rossicci, Jack Ludovico, lui era amico e invaghito della vittima. E lei inizia a disegnare schizzi di tutti quelli che incontra, i suoi quaderni sono sempre stati pieni di ritratti abbozzati. Entrambi i giovani hanno alluso a una qualche relazione di Audrey col cugino, più o meno segreta, a Kate cominciano ad accadere cose strane (disegni leggermente cambiati, chiavi e oggetti spostati, bagno visitato), c’è di che aver paura.

Il bravo scrittore americano Peter Swanson (Concord, Massachusetts, 1968) ha forse due costanti finora: Old e New England, vari protagonisti a incastro. Questa volta narra in terza persona sui vari protagonisti (tutti tra i 25 e i 30 anni), via via che si dipanano e intrecciano le loro storie: Kate, Alan, Corbin, Jake. Hanno alle spalle intense dinamiche emotive ed episodi noir, scavando indietro emergono anche legami insospettabili e omicidi mai risolti. La struttura è convincente ma capita pure che annoi un poco: i singoli diversi punti di vista trattano storie non egualmente torbide e violente, sempre paurose ma distanti, nel tempo, nello spazio e nelle emozioni; taluno è immerso nel terrore, tal altro teme per altri o gode per il timore altrui. In realtà, il caso si risolve in soli quattro giorni, pur se cronache e ambientazioni fanno riferimento a vicende del passato in giro per colleges e cottages, birre e caffè di Inghilterra e Massachusetts. Qualcosa c’entrano il regista newyorkese Stanley Kubrick (1928-1999) e alcuni suoi capolavori: Odissea nello spazio (1968), Arancia meccanica (1971), Shining (1980). Grandi quantità di vino bianco e rosso, più a casa che in giro, senza distinzione di odori, sapori, gusti, abbinamenti. La musica giusta per riprovare a fare l’amore è il buon solido datato jazz, e soprattutto una delle infinite versioni musical di Bewitched, Bothered and Bewildered (1940). Però, quando il gioco si fa duro, i cattivi, non a caso, si sparano a tutto volume Brotherhood dei New Order.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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