Il sorriso di Jackrabbit (Le gialle di Valerio 172)

Joe R. Lansdale
Il sorriso di Jackrabbit
Einaudi, 2018
Traduzione di Luca Briasco
Noir Hard-Boiled

LaBorde e Marvel Creek, East Texas. Un sabato di aprile, ai giorni nostri. Hap Collins e Brett Sawyer, rossa risoluta, si sono appena uniti in matrimonio davanti al giudice di pace, wow! Al picnic nuziale arrivano gli affetti più cari, parenti come Chance, figlia adulta dello sposo recentemente acquisita, il fratello di fatto Leo Pine col fidanzato poliziotto Curt Cucciolo Collins e il capo Marvin Hanson, Felicity e Reba, Manny e Cason. Poi, d’improvviso, da un pick-up bianco scendono due razzisti, morte e distruzione sono sempre in agguato. Si tratta di Judith Mulhanew e dell’aggressivo figlio Thomas, si sono rivolti alla loro agenzia investigativa (dopo il rifiuto di tutti i pochi colleghi della zona) per cercare l’altra figlia maggiore Jackie, attraente e ribelle, chiamata Jackrabbit per i grandi denti davanti, poco più che ventenne, contabile grande esperta di numeri, matematica e ragioneria. Se n’era andata cinque anni prima in un paesotto lì vicino, Marvel Creek (dove Hap è cresciuto), all’inizio stava con l’omaccione che gestiva la discarica, ma da qualche mese nessuna l’ha più vista. L’anticipo è modesto, decidono comunque di provarci, fanno un sopralluogo, domandano in giro, pare che la ribelle ragazza si sia messa con un nero e abbia avuto un figlio, pare che il padre sia appena morto essendosi pagato un efferato suicidio. Tuttavia, le domande attirano guai, soprattutto non piacciono ai segregazionisti del Professore, uno strano inquietante tipo, ben piazzato e di bell’aspetto, capelli corti e faccia liscia, falso sorriso smagliante e radioso, ricco e potente, che manovra tanti per far vivere separate le razze, da una parte i bianchi (come lui) dall’altra i neri (inferiori). Ha protezione violenta e vari segreti. Per contare i morti non basteranno le dita delle due mani.

Decimo bel romanzo della divertente intelligente serie noir hard-boiled di Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951). Hap e Leo, quasi due lati dello stesso personaggio, sono ancora in gran matura forma e subiscono un invecchiamento rallentato (la prima avventura uscì nel 1990). Hap è un bianco di buon cuore e linguaccia lunga, castano, un metro e ottanta, veloce e tenace, pigro ma orgoglioso, fin dal liceo capace di vivere dimostrando di non essere razzista, brevemente sposato, uccide da sempre il meno possibile, esperto di Hapkido e arti marziali, vota democratico quando ci va. Leonard è nero macho grosso, elegante megachecca impaziente, decorato in guerra, adora cani e biscotti alla vaniglia, uccide i cattivi di gusto, ordinato pulito atletico, ormai brizzolato e rapato a zero, elettore repubblicano se vota. Come sempre, stile e linguaggio sono molto curati: è Hap a raccontare in prima persona al passato, alter ego dello scrittore, “ateo morale”, narrando l’indagine hard-boiled inframezzata dai dialoghi (sul mondo) della pirotecnica complicata imperfetta coppia. Questa volta piove sempre e la sfida western finale si svolge nella puzzolente sanguinolenta fattoria dei maiali. L’autore si confronta col pessimo razzismo dei tempi andati, si ispira a cronache odierne e descrive il clima emotivo purtroppo egemone in Occidente, populisti nazionalisti xenofobi suprematisti (bianchi), i nuovi negri sono gli immigrati: odio e pregiudizio, ignoranza e cattiveria, disinteresse verso ogni forma di cultura e orgoglio di non sapere. Leonard atterra chi ha colpito Hap e subito canticchia un paio di strofe di una canzone di Kasey (Lansdale), Sorry Ain’t Enough!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

 

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