Le lunghine di Fabio Lotti: Sulla rotta del Giallo Mondadori (IV)

Si riparte!…
E allora saliamo in carrozza con A.A. Fair La notte è per le streghe
Non fatevi ingannare dal nome dell’autore. Trattasi dello pseudonimo di Erle Stanley Gardner, creatore del famoso personaggio di Perry Mason e, in questo caso, della coppia di detective Bertha Cool e Donald Lam. Solo che Bertha, in assenza del socio arruolatosi in Marina, dovrà cavarsela da sola. “E quando un rappresentante di commercio le piomba in ufficio con un problema di recupero crediti, è tempo di mettersi al lavoro. Ma ci sarà da sudare, perché la faccenda appare da subito un po’ bizzarra. Intanto il debitore da cui occorre incassare il denaro è in realtà lo stesso cliente. Poi ci sono di mezzo la moglie sobillata dalla suocera, un creditore a corto di soldi e un’intestazione fittizia di beni ritortasi contro l’improvvido donatore. Altro che caso di routine: un enorme pasticcio. Ed è ancora niente, prima che a complicare davvero le cose intervengano un delitto, la sparizione di una donna, lettere anonime, insomma un mare di guai. A Bertha l’ardua impresa di ricomporre un mosaico che la condurrà sulla pista delle streghe.” Brrrr… Una detective sessantenne, capelli bianchi, sovrappeso, avida e tirchia da morire. Ma anche leale e coraggiosa. Vi resterà simpatica.

Ross Macdonald Il tunnel
Anche qui eccoci di fronte ad uno pseudonimo, ovvero quello dell’americano Kenneth Millar, prima insegnante universitario e poi grande scrittore di gialli hard boiled, erede di Chandler e Hammett, rimasto famoso per il personaggio di Lew Archer (favoloso Paul Newman cinematografico). Lo troviamo anche sotto lo pseudonimo di John Ross Macdonald.
Nel presente libro niente Archer ma il docente di inglese nel Michigan Robert Branch. Siamo nel 1943 in piena guerra e spionaggio. Dunque sospetti su sospetti, perfino che una spia nazista si celi nell’università. Che si tratti del professore tedesco Herman Schneider, o dell’attrice tedesca che sarà presto sua assistente, di cui il nostro docente inglese si era innamorato a Monaco prima della guerra? E qualcuno cercherà di coinvolgerlo come omicida in un delitto…

Anne Perry Il fiume della vendetta
Anne Perry nasce a Londra nel 1938. Terminati gli studi incomincia a girare il mondo, facendo la hostess sugli aerei e a terra e lavorando anche nel settore alberghiero e in quello della moda. Tornata in Inghilterra nel 1972, dopo un lungo periodo trascorso negli Stati Uniti, la Perry inizia a scrivere romanzi storici. Il successo però le arride solamente quando ha l’idea di realizzare un romanzo poliziesco ambientato in epoca vittoriana. Incomincia così la serie dedicata all’ispettore Pitt, a cui farà seguito, qualche tempo dopo, quella incentrata sull’ispettore Monk. Entrambe le serie hanno ottenuto una vasta popolarità in Gran Bretagna e in tutto il mondo.
Londra 1869. Più precisamente a novembre. Lungo un molo del Tamigi un cadavere di mezza età dentro un sacco di tela con un proiettile nella schiena. La vittima, si scoprirà, è un falsario evaso da poco. Questo il caso di cui si dovrà occupare il nostro William Monk, comandante della polizia fluviale. Un caso difficile, forse con agganci nel passato. Ma l’istinto di Monk è proverbiale…
Chi ama il personaggio può buttarsi tranquillamente anche su I meandri della notte lungo un percorso da brivido. Bambini che, nel Royal Naval Hospital di Greenwich, sembrano essere sottoposti ad esperimenti come cavie innocenti. E William Monk dovrà indagare sui terribili misteri dell’ospedale.

Altro William interessante è quello creato dalla penna di Maureen Jennings, ovvero William Murdoch che troviamo in diverse pubblicazioni tra cui Onora il male (da noi pure nella serie televisiva I misteri di Murdoch). Siamo a Toronto, in Canada. Un omicidio dentro una chiesa presbiteriana. Quello del reverendo Horward picchiato selvaggiamente e pugnalato. “Una lama conficcata nel collo della vittima ha reciso di netto l’arteria, e il sangue è zampillato tutt’intorno nella stanza, impregnando il tappeto. Un lato del volto è stato massacrato a calci, l’orbita destra maciullata; l’altro occhio è aperto, a fissare il vuoto. Il riverbero di quella violenza brutale aleggia ancora nell’aria. Una rapina finita male, a giudicare dalla scomparsa di un orologio da taschino in argento, ma la realtà dei fatti potrebbe non essere così banale. Una pista sembra ricondurre l’omicidio del pastore all’assegnazione dei sussidi per famiglie indigenti. E sulla sua onorata reputazione emergono dicerie infamanti. Per quanto ampio sia il repertorio di miserie umane cui Murdoch ha assistito nella sua carriera, il limite viene ogni volta superato. È tempo di affrontare una cruda verità. La radice del Male alligna anche nell’animo degli uomini di fede.”

Passiamo ora ad un bel trio di autori italiani.

Alberto Odone La meccanica del delitto
Sentiamo lo stesso autore “Monaco di Baviera, tardo autunno 1920, un’epoca in cui la giustizia, per le strade e nei tribunali, la fanno i corpi paramilitari di estrema destra, i grandi industriali, i politici, ma Kurt Meingast non ci sta: un tempo era il migliore investigatore della Kripo, ora è un uomo profondamente segnato da ferite di guerra che gli tormentano il corpo e la mente. E anche se è ancora in servizio è di fatto un emarginato. Eppure una notte, in un vicolo, accanto al cadavere di un criminale che è appena stato ucciso da due colleghi, decide che è stanco di prestarsi a quel gioco, che è tempo di tornare a fare quel che sa fare meglio: scoprire i colpevoli.” Accusare i colleghi, però, è pericoloso… Una breve, ma bella recensione, qui  e qui  l’intervista per conoscerlo meglio.

Diego Lama La settima notte di Veneruso
Sette racconti nella Napoli del 1884 durante gli anni del colera con Veneruso, il commissario capo della polizia del Regno “grassoccio, pesante, stanco, sudicio, invidioso, triste, maleducato, di cattivo umore, ma assai sensibile e quasi buono”. Sette racconti e sette casi da risolvere: “un vecchio avvocato accoltellato in una casa abitata da tre sorelle, una scienziata uccisa, forse, dalla sua serva, una donna impiccata nelle campagne del Vomero, un’ex prostituta avvelenata nella residenza di un conte, un marinaio scuoiato e una nave carica di misteri, uno scrittore strangolato in un lupanare.” Tra una storia e l’altra gli “intervalli”, ovvero le notti, ovvero i rimuginamenti di Veneruso sui fatti accaduti e qualche spicchio di società. Al ristorante ambulante di Peppe Savio brocche di vino rosso e fumate con la pipa, zoccole, puttane e ubriachi da tutte le parti insieme a qualche serenata (siamo sulla sommità dei Quartieri Spagnoli dove abita). Veneruso che si saluta da solo e si dà la buonanotte. Scrittura facile, ironica, dialoghi veloci, serrati, il sorriso che volteggia felice insieme a qualche punta di malinconia. Basta leggere il primo racconto “Le sorelle Corcione” e ve ne innamorerete.

Enrico Luceri L’ora più buia della notte
Ho conosciuto Enrico Luceri molto tempo fa alla presentazione di un mio libro a Siena. Signore elegante, distinto, gentile e colto. Tanto gentile da avermi fatto dono di Le colpe vecchie fanno le ombre lunghe di lui medesimo, Prospettiva 2008, con una dedica che mi fece piacere. E, ancora di più, la lettura del libro, tra giallo classico e ombre gotiche.
Ma vediamo l’ultimo nato “Nella villa dell’archeologo Enrico Roselli cova una miscela esplosiva di rancori e segreti. Impegnato nella produzione di documentari televisivi, Roselli si tormenta all’idea di aver abbandonato la ricerca sul campo, il contatto con la terra che è l’anima del suo lavoro, fatto di scavi e scoperte entusiasmanti. Per fortuna ha accanto la sua collaboratrice, Irene, che lo ammira sinceramente, secondo qualcuno forse troppo. Poi c’è la moglie, Roby, molto più giovane. Alla loro domestica non è sfuggita la sua tresca con un amico di famiglia, di cui il marito dev’essere messo al corrente. Sarà tuttavia un episodio insignificante, come un bicchiere di latte rovesciato, a innescare una sequenza inarrestabile di tragici eventi. Del resto un archeologo dovrebbe aspettarsi che, dopo una vita passata a riportare alla luce tombe protette da sortilegi e antiche maledizioni, una qualche sciagura incomba su di lui. Ma Roselli non è tipo da cedere alla superstizione, e questo non lo aiuterà. Tra quelle mura alberga una presenza che vuole uccidere. È solo questione di tempo.”
Un viaggio nella paura dentro una cornice classica, una paura che “non è scatenata da qualcuno o qualcosa, sconosciuto o meno, ma pagina dopo pagina da noi stessi, dalla nostra immaginazione. Da ciò che custodiamo nella memoria. Da ciò che la coscienza non sorveglia più. Dal ricordo di un’emozione. Da ciò di cui dovremmo pentirci, e non riusciamo o vogliamo farlo. E questa considerazione, anche in un giallo classico, non è per nulla consolatoria”. Parole dello stesso autore.

Per il filone degli apocrifi sherlockiani, curato magistralmente da Luigi Pachì, basta buttarsi su qualcuno degli ultimi nati per rinverdire le mitiche gesta di Sherlock-Watson. Si trovano soprattutto a Londra, ma si possono incontrare perfino a Firenze in Il gioielliere di Firenze di Christopher James (avvelenamenti da stricnina e trame di una setta segreta). Oppure, anziani, ritirati nel Sussex a condurre una vita tranquilla. Fino a quando, facile prevederlo, qualcosa non viene a turbare la loro serenità come il suicidio di un ragazzo (Petr Mcek Il messaggero di Hitler). Uno dei maggiori scrittori di apocrifi sherlockiani è senza ombra di dubbio Martin Davies. Ultimo suo parto pubblicato La signora Hudson e la maledizione degli spiriti. E questa volta sarà proprio la citata signora, governante di casa, a dare un contributo investigativo “a un’indagine infestata da serpenti velenosi e giganteschi ratti di Sumatra.”

Buone letture!
P.S.
Per quanto riguarda gli speciali non perdetevi La morte viene da lontano di Peter Lovesey-Paul Harding e Melville Davisson Post a cura di Mauro Boncompagni. Ma sugli speciali ci ritornerò in seguito.

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