Il delitto di Kolymbetra (Le gialle di Valerio 181)

Gaetano Savatteri
Il delitto di Kolymbetra
Sellerio, 2018
Noir

Sicilia, Agrigento. Primavera, fine aprile. Peppe Piccionello e Saverio Lamanna si recano per pochi giorni a Milano, dove s’inaugura la concept home art (galleria espositiva) di tal Marisa (conosciuta in gioventù e nuova estimatrice dei post sulla pagina Facebook del primo) e dove ormai lavora l’architetta Suleima, col delizioso broncio da ribelle, nata a Dublino di padre irlandese e madre friulana (fidanzata del secondo). Va tutto secondo le previsioni e presto tornano nel golfo di Màkari, in provincia di Trapani. Qui i due amici hanno entrambi la proposta di un incarico sul lato meridionale dell’isola. Un conoscente, Accursio Sabella, direttore di “LiveSicilia”, propone a Saverio alcuni servizi d’autore (scritti e filmati) relativi ai luoghi della Sicilia patrimonio dell’Unesco e si potrebbe iniziare dalla Valle dei Templi di Agrigento (vicino a dove Suleima pare debba presto andare). La comare Lina chiede aiuto a Peppe, in quanto madre della ragazza di cui lui è stato padrino al battesimo: si è sposata con un giovane di Agrigento (che col fratello gestisce un’impresa) ma ora la coppia è finita sotto protezione per problemi con la mafia, occorre che consegni loro seimila euro da parte dei genitori. E così partono alla volta delle zone di Montalbano. Vanno nell’area archeologica e a un convegno, dove il grande professore Demetrio Alù parla della battaglia del 480 a.C. a Himera fra siracusani (Gelone) e cartaginesi (Amilcare) e del possibile ritrovamento del teatro dell’antica Akragas (trecentomila abitanti, una delle più importanti città della Magna Grecia). All’alba del giorno dopo viene trovato con la testa spaccata nel giardino della Kolymbreta. Saverio si sente messo di mezzo, individua i tre possibili assassini e prova a fare la sua. Dall’altra parte aiuta Peppe a rintracciare la compaesana nella misteriosa faccenda che sempre più s’intorbida. Suleima c’è e insieme a lui lotta (oltre ad altro), beato.

Il bravo giornalista Gaetano Savatteri (Milano, 1964) è cresciuto a Racalmuto in Sicilia, da parecchio vive e lavora a Roma; grazie anche all’editore insiste sul suo scoppiettante protagonista seriale e sulla relativa corte dei miracoli, che funzionano proprio per raccontare usi e costumi siciliani, fatti e miti. La doppia trama gialla resta esile, ma non importa, contano dialoghi, situazioni, personaggi, rimandi, citazioni, giochi di parole, ironie e autoironie, sapori colori odori umori di una terra magnifica. Pirandello, Sciascia e Camilleri incombono a ogni passo, insieme ai mitici scrittori preferiti dal saggio padre e alla invadente Teresita del corso di spagnolo. Con loro, alcuni colleghi giallisti della Sellerio in un continuo sovrapporsi fra i libri dell’autore e quelli di Lamanna. Non a caso, la narrazione è in prima persona al presente. Il giardino del titolo risulta un paradiso terrestre: cinque ettari di ulivi, carrubi, mandorli, arance, limoni, accanto al tufo sabbioso degli incantevoli Templi. Bello il progetto di Farm Cultural Park ai Sette Cortili di Favara: museo di arte contemporanea, residenza per artisti stranieri, laboratorio culturale, sede per il corso di architettura rivolto a bambine e bambini. Il vino abbonda in tutte le accorte bocche: zibibbo, inzolia, catarratto, grillo; altro che il prosecco della trasferta veneziana del precedente settembre! Musica dei Collage per gli amori giovanili, mentre il padre ascolta I’m on fire di Bruce Springsteen sentendosi (anche per colpa del figlio) “born in Usa”, per quanto non si sia mai mosso da Palermo e dalla Sicilia.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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