Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone (Le gialle di Valerio 184)

Maurizio de Giovanni
Vuoto per i Bastardi di Pizzofalcone
Einaudi, 2018
Noir

Napoli. Una settimana del novembre di due-tre d’anni fa. Elsa Martini stava stringendo i tempi di un’eccellente rapida (già pluridecorata) carriera in polizia, poi aveva ucciso di proposito un 67enne famoso pediatra squallido pedofilo, le avevano dato eccesso di legittima difesa, in appello l’assoluzione. Dopo Torino, ora viene trasferita a Pizzofalcone, a nove mesi di distanza, fra gli altri Bastardi (scartati). Arriva e lascia subito il segno. La 34enne originaria di Alessandria ha mossi capelli rossi e penetranti occhi verdi, figura slanciata e fisico atletico, gambe lunghe e cervello fino, magnifica femmina alfa; vive con l’intelligente matura figlia di 11 anni, Vittoria Vicky; fuma abbastanza ed è molto refrattaria all’attività di squadra, abituata a non consultare nessuno; risulta una gran lavoratrice e la più alta in grado dopo il commissario Palma. Peraltro, deve sostituire Pisanelli, l’anziano vice che continua a restare in Ospedale a seguito della delicata operazione subita, lasciando l’organico (suo malgrado) troppo ridotto rispetto alle turbolenze del quartiere. In commissariato è arrivata la segnalazione di un’insegnante di Matematica presso il Tecnico, preoccupata della scomparsa della 42enne collega di Lettere, Chiara Fimiani in Baffi, di solito serena e riservata. Non si sente di fare una vera e propria denuncia pur se, nemmeno due giorni prima, ha ricevuto un sms che sembra riferito a un pericolo procuratole dal marito: “Questo stasera mi ammazza. Addio, amica mia”. Giuseppe e Alex stanno provando a sentire a scuola e in giro, lo sposo è un ricco noto potente industriale e non sembra particolarmente teso, ipotizzano che potrebbe averla voluta morta, Elsa è subito coinvolta e irrequieta, qualcosa sotto c’è sicuro. E l’infermo Pisanelli si è ormai definitivamente convinto che l’amico frate elimini i potenziali aspiranti suicidi che forse vogliono farsi suicidare; vorrebbe chiedere ad Aragona di rintracciarlo per farlo arrestare.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) è giunto all’ottavo romanzo (in sei anni) della sua ottima seconda (e contemporanea) serie; a inizio 2017 e fine 2018 i personaggi li abbiamo visti su RaiUno, ormai hanno quei volti e posture. Chi ha seguito le due stagioni televisive, ognuna di sei episodi, sa che alcune vicende non sono state ancora raccontate nei romanzi: per esempio qui il clan camorristico non ha ancora tentato di corrompere Lojacono (sta appena iniziando) e sua figlia Marinella non ha ancora un fidanzato (sta appena innamorandosi). La narrazione scritta è più compatta e lirica, il filo è il vuoto del titolo e della seconda di copertina, in ordine gerarchico: vuoto di potere (Palma), di forze (Pisanelli), di passato (Elsa Martini), di futuro (Lojacono), di decisioni (Romano), di certezze (Ottavia Calabrese), di coraggio (Alessandra Di Nardo), a perdere (Aragona). Le dinamiche personali e relazionali di ciascun bastardo irrompono spesso sulla scena, mentre si sviluppano i molteplici fronti dei bui misteri criminali. Sia il privato che il professionale lasciano sempre nuovi vuoti, mai assoluti, talora colorati, talora ciclici. In questa occasione è poco presente l’altra femmina alfa, la magistrata Laura Piras, piccola bruna sarda. Interessanti le lezioni itineranti del buon Davide Maggioni, 61enne poeta e romanziere di chiara fama, due divorzi alle spalle. La narrazione è in terza varia, come sempre, in corsivo solo un dialogo fra mafiosi e qualche lettera. Come nella tradizione matura dell’amato McBain la distanza temporale dal caso precedente non coincide con quella dal libro precedente. Alex sceglie Greco di Tufo per l’attesa turbolenta cena a casa sua col padre.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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