Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Febbraio 2019

Memorizzare…
Memorizzare. Imparare a memoria. Mi ricordo che la maestra Elvira ci faceva imparare a memoria diverse poesie. All’inizio non capivo a cosa servisse se non a romperci lievemente gli zibidei. Poi, con il passare del tempo, ho riconosciuto l’enorme valore di questo metodo e ho cominciato a memorizzare poesie, parti di poemi e perfino brandelli di opere che mi avevano colpito. Lo facevo anche per darmi un po’ di arie con i miei alunni che strabuzzavano gli occhi quando li declamavo come un attore consumato. Oggi poeti e scrittori mi fanno compagnia e ogni tanto li tiro fuori dagli scaffali della memoria, per uscire da certi momenti brividosi e stare un po’ al calduccio con loro.
Grazie, maestra Elvira.

Le signore del delitto di Edgar Wallace, Cornell Woolrich e Baronessa Orczy, Mondadori 2018.
La collana di smeraldi di Edgar Wallace
La signorina Leslie Maughan del Dipartimento investigativo criminale di Scotland Yard non ha più di ventidue anni, alta, gambe snelle dalle caviglie sottili, due grandi occhi scuri, le labbra rosse, il mento piccolo e tondo, la gola candida. È lei che cercherà di far luce in una oscura vicenda. Il morto ammazzato con tre colpi di pistola al cuore arriva a pagina quarantanove. Si tratta del “vero colpevole” di una condanna ingiusta, ovvero del maggiordomo Anthony Druze che tiene nella mano sinistra un grosso smeraldo, il pendente della collana della affascinante lady Raytham. Subito l’ispettore capo Coldwell sospetta di Peter Dawlish, il condannato ingiustamente che voleva vendicarsi. Ma Leslie non è di questo avviso. Anzi, cerca in tutti i modi di difenderlo e aiutarlo…
Le donne protagoniste principali della storia (ma anche una bambina): la principessa Bellini che ha vissuto diversi anni a Giava; Martha Dawlish, madre di Peter; Greta, amica della Bellini; lady Jane Raytham e la nostra Leslie. Ognuna curata con grande attenzione come gli altri personaggi secondari vivi e concreti. Squarci di miseria e povertà, continui colpi di scena (incredibile quello iniziale su Druze), ricatto, ricettazione, facce gialle, bambini allevati a pagamento, momenti di ansia, paura, disprezzo, amore. Attenzione, lettore, perché spesso tutto ciò che sembra non è…
L’angelo nero di Cornell Woolrich
Subito nella mente dubbiosa di una donna che narra in prima persona. Di Alberta, ovvero “Faccia d’Angelo”, come la chiama il marito Kirk in certi particolari momenti. Sempre più radi. Qualcosa non quadra. Troppe bugie. C’è dietro una donna. Mia. Così si chiama. Deve andare a vederla. Sa dove abita, ma l’incontro è drammatico. La trova morta nella sua casa soffocata con un cuscino. Viene accusato suo marito e condannato alla sedia elettrica. E allora via ad una ricerca disperata per salvarlo. Uno scatto nella memoria, il ricordo di una bustina di fiammiferi sul luogo del delitto che si rivelerà molto utile…
Affondo nell’animo della protagonista ancora innamorata del consorte: dubbi, incertezze, momenti di panico, paura, coraggio, ricerca ininterrotta della verità tra un pericolo e l’altro, appuntamenti, incontri, facce che rimangono impresse. Riuscirà a trovare il vero assassino?…
La signora dal grande cappello della Baronessa Orczy
Chi narra la storia è Mary, amica di lady Molly del Dipartimento femminile di Scotland Yard. Questa volta se la deve vedere con “uno dei crimini più crudeli e cinici mai perpetrati nel cuore di Londra.” Ovvero con l’assassinio di un tizio in un locale attraverso una forte dose di morfina in una tazza di cioccolata. Con lui è stata vista una signora con un cappello enorme che le copriva il volto. Forse la stessa, di affascinante presenza, che si presenta un giorno a fare certe dichiarazioni alla polizia sul suo rapporto con il morto. Ma giura che non è stata lei ad ucciderlo. Un cappello enorme. Perché?. Ecco il tarlo che rode la nostra lady Molly…
Tre storie di diverso stampo, tre impianti e tre stili diversi come è giusto ed efficace che sia per il lettore quando si tratta di una raccolta. Qui donne, sempre donne, fortissimamente donne, ognuna con la propria personalità. Spinte dall’amore che muove il sole e le altre stelle e dalla insaziabile ricerca della verità anche a costo di diventare angeli neri. Con il maschietto messo in secondo piano. Quando c’è qualcosa curata da Mauro Boncompagni (leggere la sua bella Introduzione) si va sul sicuro.

L’uomo nudo e altri racconti di Georges Simenon, Adelphi 2016.
Tre racconti pubblicati nel 1938 quando Simenon ha trentacinque anni. I protagonisti ormai li conosciamo: Joseph Torrence, già collaboratore di Maigret (come lui fuma la pipa), ovvero il finto capo dell’Agenzia O; Émile lo “spilungone dai capelli rossi”, all’apparenza impacciato che affronta le indagini da vero capo; il fattorino Barbet, ex borseggiatore e la segretaria Berthe discreta nel fisico e nei modi.
Lo spioncino di Émile
Parigi, undici del mattino. La ragazza si appresta ad entrare nell’ufficio di Joseph Torrence “un colosso bonaccione, sulla quarantina, ben curato e ben pasciuto” dell’Agenzia Investigativa O. Si chiama Denise Étrillard, figlia di un notaio. Chiede solo di mettere al sicuro un plico nella cassaforte fino all’arrivo del padre. Ma Émile, giovane fotografo con spiccato intuito investigativo che osserva la scena da uno spioncino, nutre qualche sospetto sulla ragazza. Da mesi l’Agenzia deve investigare, per conto di una compagnia di assicurazione, su numerosi furti di gioielli e potrebbe esserci un legame tra questi e la giovane che, a un certo punto, si getta nelle braccia di Torrence. Perché? Occorre pedinarla e scontrarsi con lei.
Il capanno di legno
Una strana telefonata a Torrence da parte di Marie Dossin che chiama dalla Casa del Lago a Ingrannes, nella foresta di Orléans. Stamattina ha scoperto un cadavere nel capanno di legno. Visto nella penombra sembra che sia l’amico Jean Marchons impiccato ad una trave. Suo marito non deve sapere niente. Ma, arrivati sul luogo “Nessun impiccato. Neanche l’ombra di un impiccato. Neanche il benché minimo pezzo di corda da impiccato.” C’è, però, un martello pesante sporco di sangue. Dal padrone di casa si apprende che la moglie “non è più molto in sé.” Tra una bevuta e l’altra e il ritrovamento del cadavere, piano piano vengono a galla certi elementi che…
L’uomo nudo
Torrence è al Quai des Orfèvres per “annusare” l’atmosfera di un tempo. Qui regna una grande agitazione per una retata straordinaria che vede almeno una sessantina di uomini nudi come vermi sottoposti ad identificazione. Tra questi scorge addirittura il celebre avvocato Duboin, senza la consueta barba che gli chiederà, durante una mangiata di funghi, tartufi e una bevuta di cognac, di risolvere il suo problema. Ovvero quello di una lettera che gli ha spedito una certa Higuette, pregandolo di raggiungerla alle undici di sera in un determinato piccolo, rivelatosi poi equivoco, caffè. Ma lei non c’era, è stato preso nella retata ma non ha voluto rivelare la propria identità. Un caso particolare che vedrà Torrence bloccato su un treno, Barbet all’inseguimento dell’avvocato, Émile con uno sconosciuto che lo segue e la signorina Berthe narcotizzata a domicilio…
Quando ho voglia di rilassarmi e sorridere prendo in mano i racconti di Simenon. Rocamboleschi, ironici, umoristici, irresistibili e chi più ne ha più ne metta. Dal dialogo veloce, talora frenetico e la scrittura nitida, elegante, leggera, essenziale (al diavolo i cicisbei con la penna!). Più che le trame, che hanno la loro bella parte, rimangono impresse certe situazioni tra sorriso e tenerezza e i personaggi così magicamente caratterizzati da ricordarne anche i minori. Insomma una lettura di gusto che mi ripaga di qualche spiacevole incontro libresco.

Da molto lontano di Roberto Costantini, Marsilio 2018.
Me lo sono fatto regalare per Natale da mio figlio Riccardo per non ricevere il solito portafoglio (ne ho già tre o quattro). Parlare estesamente di un libro di ben 597 (cinquecentonovantasette!) pagine sarebbe per me, che sono del Toro, una fatica disumana. Cerco di sintetizzare attraverso alcuni punti. Partiamo dal primo, ovvero dal commissario Balistreri che opera a Roma. Invecchiando è cambiato. Non è più come l’abbiamo conosciuto nelle storie precedenti dove veniva fuori un essere forte, energico, scorbutico, votato al sesso, fuori dalle righe. Si ritrova spento, disilluso, malinconico, preda di certi fantasmi del passato (il padre vivo che voleva morto e la madre morta che voleva viva) che continuamente lo tormentano. Lo vedremo anche in una lotta continua con la memoria che lo tradisce. Casa alla Garbatella dove vive da solo anche se ha una compagna e una figlia, legge Nietzsche, Henry Miller, Milan Kundera, via in giro con il Duetto, Gitanes e Tavor suoi fedeli compagni di viaggio nella vita. In disparte lascia agli altri i compiti più rognosi. A Capuzzo con la “sua ormai inseparabile valigetta grigia” e il suo computer, all’ispettore Locatelli “guascone, razzista e mezzo matto” con l’assistente Silvana Beldon, ovvero “la Bella e la Bestia”.
Il racconto si svolge lungo due fasce temporali: la prima nell’estate del 1990, durante le fasi del Campionato del mondo di calcio, e l’inizio della seconda dal 25 dicembre 2017, espresse in prima e terza persona con alternati flashback. Tutto parte dalla sparizione del figlio di un noto riccone industriale che verrà ritrovato barbaramente ucciso insieme a una ragazza sottomessa a un boss della camorra. Il Nostro sembra seguire svogliatamente le indagini. Davanti a lui sfilerà, lungo il percorso, la variegata fauna dell’italico suolo che sembra non cambiare mai: avvocati al soldo dei più ricchi, adepti della camorra, affaristi di ogni genere, ragazze pronte a tutto, sesso, bisesso (mio conio), turpiloquio, scene vomitevoli, corruzione, odio, violenza. Schifo, insomma.
Nella seconda parte è il ritrovamento di due manichini, che riproducono la scena del crimine di trent’anni prima proprio nel palazzo in cui vive il padre del ragazzo ucciso, a riaprire un’indagine mai del tutto conclusa. Questa volta sotto la direzione di Graziano Corvu, ex vice di Balistreri ormai in pensione, e l’apporto della giornalista Linda Nardi (figlia del medesimo) che, con un circostanziato articolo, risveglia la memoria di quei fatti. E allora indagine su indagine, momenti di suspense e pericolo anche per Balistreri, accudito con amore dalla moglie, e morti ammazzati.
Plot complesso, intricato, intricatissimo, svolto con un linguaggio fluido e lucido, attraverso capitoletti brevi alternati a spazi più lunghi e frasi in corsivo a mettere in luce sprazzi di canzoni, improvvisi commenti, ricordi e pensieri più profondi. Colpi di scena a ripetizione, citazioni imprescindibili di Sherlock e Watson, ma anche i dieci piccoli indiani della Christie e Poirot che se non ci sono il lettore si incattivisce. A fine lettura una riflessione sulla vita, sui problemi della vecchiaia, sui soliti vincenti e perdenti, su noi stessi, sul bene e sul male che ci circondano. Contagiato dal personaggio un leggero senso di vuoto e di malinconia.

Un giretto tra i miei libri

Le perfezioni provvisorie di Gianrico Carofiglio, Sellerio 2010.
Il romanzo inizia con una telefonata di Sabino Fornelli, avvocato civilista, al nostro Guido Guerrieri per cosa “delicata e urgente”. Appuntamento veloce nel suo nuovo studio più grande del precedente. Spiegazione: aumento del personale con Maria Teresa passata da segretaria a praticante avvocato, il nuovo segretario Pasquale Macina e la peruviana Consuelo, figlia adottiva di un amico professore universitario.
La cosa “delicata e urgente” consiste nel ritrovare in qualche modo Manuela, la figlia dei signori Ferrero, improvvisamente scomparsa. Guerrieri traccheggia, tentenna, dopotutto non è un detective, ma alla fine accetta. E inizia la sua nuova avventura. Tutta la vicenda si svolge lungo trentotto giorni ed è raccontata dal nostro in prima persona. Al centro della scena proprio l’avvocato con il suo lavoro, i suoi clienti, il suo senso del dovere e di giustizia, i suoi ricordi, le sue speranze, le illusioni e disillusioni, il suo Mister Sacco (scoprirete cos’è) con cui si allena, le sue letture, i suoi dischi, la sua bicicletta, la sua solitudine. Lasciato dalla moglie Margherita, presenza costante e dolorosa lungo tutto il racconto.
Ai lati la figura di Nicoletta, amica di Manuela, giovane spigliata e intrigante che lo coinvolge sentimentalmente e quella di Nadia, ex prostituta da lui difesa e diventata amica.
Lunghi colloqui, ricordi, riflessioni, critica ironica sull’ambiente della giustizia (a volte gli sembra di assistere a “uno spettacolo di insensata, mitica, demente bellezza”), e ai suoi frequentatori (vedi il cretino intraprendente dell’avvocato Scherani), sulla lunghezza dei processi e le persone che cambiano con il passare del tempo, sul problema della droga che emerge terribile e sembra interessare anche la scomparsa.
Qualche concessione a scontati cliché come il tassista nazista e il falso amico che chiede soldi in prestito, bella soluzione finale per la “mancanza” come in un racconto di Holmes.
Un po’ di lungagnata per quanto riguarda certi dialoghi ma niente frasette in corsivo, niente frasettine brevi e sincopate (che il Signore lo abbia in gloria), niente sciupio di parole ma una prosa semplice, garbata, colloquiale, venata di una triste ironia (forse qualche citazione di troppo). Insomma un modo espressivo che ci riappacifica con la nostra lingua.

Le ragioni dell’inverno di Elena Vesnaver, Agar edizioni 2009.
Tre racconti di cui il primo dà il titolo al libro. Gli altri due sono “Aganis” e “Sotto un cielo di uomini”. Ovvero tre gialletti con Sonia Leibowitz che scrive, beve Tocai e aiuta il commissario Leone (siamo a Cormòns) a risolvere qualche caso di morti ammazzati. Suo fidanzato Alex, un assassino, ché l’amore si trova nei posti più impensati.
Di mezzo la gelosia, litigi, il passato che si intreccia con il presente, violenza, gli uomini che credono di sapere tutto. L’estate e l’inverno, il ritorno e la partenza, il rapporto con Alex, le pene d’amore, i treni di notte e le stelle cadenti. Anche un po’ di movimento e di lotta a rendere più ondulante il racconto.
Prosa leggera, delicata, sensibile. Prosa semplice e intensa. Non c’è bisogno di farla lunga. Basta un tratto di penna, un piccolo tocco per creare un sentimento, una atmosfera. Per disegnare un volto o una caricatura (le sorelle Toffolo). Una breve osservazione (le formiche nella tazza del caffè) a riportare il tutto alla concretezza della vita.
La classe non è acqua.

Lemmy Caution pericolo pubblico di Peter Cheyney, Polillo 2011.
Scritto in prima persona e al presente da Lemmy Caution, novanta chili di peso, evaso dal carcere di Oklahoma City per avere ucciso un agente di polizia. Ora si trova a Londra a seguire le tracce della bella e ricca Miranda Van Zelden, erede di un appetitoso patrimonio. Sua idea sposarla e poi beccarsi i quattrini dal padre che vorrà liberarsi di lui dopo avere scoperto che tipo sia.
Ma non è il solo ad avere delle mire sul bocconcino prelibato. Dietro alla riccona c’è pure la banda di sequestratori di Ferdie Siegella, dunque con le buone o con le cattive Lemmy deve lavorare per lui, contattarla e portarla ad una festa privata. Qui avverrà il sequestro seguito dalla richiesta di riscatto al padre milionario. Fosse così semplice. Sempre sulla medesima preda ha buttato l’occhio un’altra banda e nel frattempo la riccona sparisce.
Classica storia di tradimenti, doppio gioco e violenza che prende pure certe “signorine” come Connie e Lottie. Pistolettate e botte da orbi con Lemmy che le dà e le prende, movimento di corpo e movimento continuo di cervello, prendere veloci decisioni e se arriva il pericolo fa pure comodo la polizia. Bourbon e whisky al bisogno. E di bisogno ce n’è parecchio.
Linguaggio diretto, duro, senza tanti infiorettamenti, intriso di una ironia altrettanto tosta. La critica di allora lo trovò troppo violento. Oggi rientra nella norma e si legge sempre volentieri.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Il delitto di Kolymbetra di Gaetano Savatteri, Sellerio 2018.
Secondo romanzo, senza contare i racconti, che Gaetano Savatteri ha dedicato a Saverio Lamanna – scrittore, giornalista da tempo in cerca di un’occupazione stabile e redditizia, che ha lavorato a Roma e si era fatto milanese di necessità, ma con il cordone ombelicale legato alla sua Sicilia, dove suo padre vive e prepara superbi e profumati manicaretti e alla vecchia casa di famiglia nel piccolo paese inventato di Màkari (vedi fantasia di Camilleri). Ancora coprotagonista e complice sarà l’impareggiabile Piccionello con il suo improbabile cognome, le perenni infradito ai piedi, che nonostante le mutande e le surreali t-shirt non è mai ridicolo o grottesco. Amico, àncora e spalla per Saverio diventa come una specie di cattiva coscienza, ma anche un’immagine vera che ben lo riflette e lo rappresenta senza nascondersi dietro al sarcasmo, senza l’armatura indossata perché la vita non ti faccia troppo male o ti schiacci. Dopo un quasi dissacrante antipasto in squisita salsa milanese, citando Manzoni e Robecchi, Savatteri sposta il protagonista, lo scrittore, giornalista (e detective per caso) Saverio Lamanna in Sicilia, nella valle dei templi di Agrigento. Lamanna ha accettato al volo l’incarico di scrivere, per una tv locale on-line, alcuni articoli/pezzi turistici e di costume sui siti siciliani dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco. E Lamanna sceglierà di cominciare dalla Valle dei Templi di Agrigento, che raggiungerà in compagnia dell’inseparabile amico Peppe Piccionello, in veste di pseudo operatore ma anche incaricato di una indagine familiare. La scelta fatta da Saverio Lamanna non è per caso. Proprio in quei giorni, infatti, Suleima, la fidanzata che vive e lavora a Milano, verrà in Sicilia e, ma guarda un po’, proprio ad Agrigento con il titolare dello studio di architettura dove lavora, un accompagnatore di bella presenza… Punta di gelosia da tenere a bada? Uhm. L’aura di giornalismo offre a Lamanna e Piccionello la munifica sistemazione in un albergo super stellato nella Valle dei Templi, che ospita anche un grande convegno di archeologia internazionale in vista di un importante finanziamento mondiale per una scoperta di incommensurabile valore. C’è in ballo un ritrovamento, forse una scoperta epocale: stanno affiorando da uno scavo alcune pietre che sembrano indicare la presenza dell’antico millenario Teatro greco, uno dei più grandi teatri dell’antichità. Mai scoperto, ricercato invano da secoli, è un rompicapo che da sempre intriga gli archeologi di tutto il mondo. Purtroppo, prima della conferenza ufficiale che avrebbe dovuto aprire il convegno offrendo importanti novità sulla ubicazione del teatro nascosto, l’archeologo di fama internazionale, il professor Demetrio Alù, docente emerito e autorità dell’elite universitaria siciliana, viene ritrovato con la testa fracassata da una pietra proprio nel luogo preposto agli scavi, il sito di Kolymbetra. Un inspiegabile delitto per quell’ubertoso angolo di paradiso, sotto il sonnolento sguardo del Tempio della Concordia. A conti fatti toccherà a Lamanna e Piccionello risolvere questo mistero nel mistero e nell’unico modo in cui lo sanno fare: incisivo e dissacrante…

Dal Cinquecento dell’eroico guerriero sassone, il cavaliere Mattias Tannhauser, protagonista di una famosa saga thriller cominciata con Religion, a una storia giallo noir nel Sudafrica di oggi. La macchina del tempo dello scrittore e psichiatra britannico Tim Willocks ingrana la sesta e, con un salto di circa cinquecento anni, imboccando di nuovo il cammino dei fortunati “gialli blues” dei suoi esordi, ci riporta al presente e ci regala Un caso complicato per l’ispettore Turner, Newton Compton 2018, con il sudafricano mezzosangue dagli occhi verdi, il detective d’acciaio Radebe Turner.
Cape Town: Nyanga, una delle più antiche e squallide borgate nere della città fatta di fatiscenti baracche. Notte di sabato sera, strada deserta. Una ragazzina affamata e malata fruga in cerca di cibo in un cassonetto piazzato davanti a uno shebeen, un localaccio dove si distilla illegalmente alcool di pesca a 60°. Ma, alla fine di una serata di sballo, un gruppo lascia di corsa lo shebeen, in tre salgono su una lussuosa Range Rover rossa, travolgono in retromarcia il cassonetto e investono la ragazzina. Ma lei non conta: per i suoi assassini è meno di nulla. È un essere sconosciuto, senza nome. È solo una ragazza di strada che era là per sbaglio e ora è morta o sta per morire. E il ragazzo che era al volante, che l’ha investita ma non l’ha vista, era Dirk Le Roux, figlio di Margot Le Roux, figura di spicco dell’ancora influente élite bianca sudafricana, una donna spregiudicata, ricchissima, potente, proprietaria di lucrose miniere di manganese, che vive a LangKopf, un paesino dell’arido Stato Settentrionale. Dirk era ubriaco fradicio, talmente ubriaco da non ricordare assolutamente ciò che ha fatto. L’ha cancellato ed è inconsapevole di rischiare un’accusa per omicidio colposo. Perché coloro che erano con lui hanno scelto di andarsene, scappare subito lontano e abbandonare la vittima morente al suo destino. Quando l’ispettore Turner viene richiamato in servizio dal fine settimana che doveva essere di vacanza, dopo tre passati al lavoro, e incaricato del caso, trova un cellulare sul luogo dell’incidente che gli permette di risalire all’identità dei possibili investitori, ma anche di scoprire l’entità della rogna che rischia di trovarsi tra le mani…
Un romanzo forte, una sensazionale avventura sorretta da una straordinaria energia creatrice e descrittiva, che non fa sconti al lettore e non delude ma è poco adatta a stomaci deboli. Trama densa, ben congegnata, stile brillante, ritmo perfetto senza lungaggini o passaggi a vuoto. Ritmo stringato, coinvolgente, passionale.

I giorni dell’ombra, Mondadori 2018.
Sara Bilotti ha scelto di spaziare in territori noir diversi e più originali rispetto alla sua precedente produzione. La partenza, descritta nella sinossi de I giorni dell’ombra, è intrigante: un micro universo racchiuso in un singolo palazzo, pochi personaggi e una protagonista originale, caratterizzata da alcune debolezze che dovrà riuscire a superare poiché è l’unica persona in grado di cercare la verità. Ma contemporaneamente I giorni dell’ombra è il disperato diario di una claustrofobica angosciante quotidianità, imposta ma mai del tutto inghiottita, che ostruisce persino il suono della voce, zittisce ogni parola e ribellione. E Vittoria è complice e prigioniera della sua spaventosa realtà. Vittoria ha ventisei anni, si è laureata ma non è mai diventata veramente donna. Ha vissuto sempre da reclusa, con una sorella più piccola afflitta da agorafobia, una madre rassegnata e letargica e un padre duro, violento e possessivo. Da sempre la sua vita è ridotta ai pochi metri quadri dell’appartamento del condominio dove abita con la famiglia, ai pochi rumori o suoni, il pianoforte è importante, percepiti dai vicini, dalle scale, e al piccolo universo che le ruota accanto. Con il tempo tuttavia, pur considerandosi al confino, è riuscita in qualche modo a conoscere la comunità umana che abita nell’edificio e condividere con loro per interposta persona piccole cose buone, meno buone, sensazioni. A farsi delle idee. Tra i vicini c’è Daniel, lo scrittore di origine rumena, di cui è segretamente innamorata, sentimento struggente e incoercibile ma reso più saldo e consolatorio forse dalla certezza che non sarà mai ricambiato. E poi c’è Lisa, che Vittoria ammira, considera un’amica, la persona che lei sognerebbe di essere, una modella bella, vivace e spregiudicata che sprizza sicurezza ed energia da ogni poro. Lisa la chiama al telefono quotidianamente: si sfoga, le racconta le sue giornate, permettendole così di tirarsi fuori dal suo ristretto guscio mentale, di condividere almeno per procura un mondo che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Quando, da un giorno all’altro, Lisa, non torna a casa, non telefona più, insomma sparisce dal suo orizzonte, nessuno dei vicini e conoscenti del palazzo sembra preoccuparsene. Pensano tutti che sia partita per una della sue tante scappatelle sentimentali e che, ma certo, tornerà. Vittoria invece, che non la sente da giorni, è sicura che a Lisa sia successo qualcosa di brutto. Che sia in pericolo. Sarà quella sparizione l’imprevisto in grado di rompere il suo isolamento? La spasmodica ricerca di Lisa la spingerà a violare la semi clausura cui si è condannata da anni e ad affrontare per una volta, sola e indifesa, le tante insidie del mondo esterno…

Dall’amica lettrice Barbara Daviddi ricevo…

L’uomo che trema di Andrea Pomella, Einaudi 2018.
“La depressione è una cosa seria, è la malattia dell’anima; la depressione è un male di vivere talmente penetrante che il pensiero della morte diventa un balsamo, una consolazione.”(Vittorino Andreoli). Ho scelto di leggere questo libro incuriosita dall’autore che con il romanzo Anni luce è stato candidato al Premio Strega. Tanti psichiatri hanno scritto su questo tema ma pochi di coloro che hanno vissuto da dentro questo “male oscuro” hanno avuto il coraggio e l’onestà di descrivere in prima persona la caduta nell’abisso della depressione e il coraggio di risalire. Pomella lo fa, descrive nei minimi dettagli le sensazioni sia del corpo che dell’anima, chiude il romanzo con uno spiraglio di guarigione grazie all’azione del figlio del protagonista che, come un deus ex machina, fa chiudere i conti al padre con il passato: inizia così un gioco di scatole cinesi dove si intrecciano padri e figli.

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi è la volta di Inseguimento a New York di Geronimo Stilton, Piemme 2016.
Siamo in inverno, una stagione fredda, nevica e piove tanto. Geronimo se ne sta tranquillo nel suo studio, sogna già il Natale con la famiglia, i regali, la torta… Proprio in quel momento entra nonno Torquato e annuncia che la famiglia Stilton trascorrerà il Natale dai MacMouse, i suoi amici, a New York. Tutti partono ad eccezione di Geronimo che aspetta altri 10 giorni. La sua valigia, contenente i regali, è gialla con un’etichetta blu. Arrivato al check in la posa e parte. Durante il viaggio guarda la neve che cade e si addormenta. Quando l’aereo atterra Geronimo si fionda subito a prendere la valigia ma, dopo averla aperta, si accorge che non è la sua!
Infatti dentro trova un’agenda con sopra scritto A. SMITH, evidentemente la proprietaria. Per trovarla passa da molti luoghi di New York: la Columbia University, l’Empire State Building, Times Square, Rockfeller Center, il Museo di Storia Naturale…
Geronimo riuscirà a trovare la padrona della valigia e riavere la sua? Se leggete il libro lo scoprirete e conoscerete anche una straordinaria città.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.