Rien ne va plus (Le gialle di Valerio 186)

Antonio Manzini
Rien ne va plus
Sellerio, 2019
Noir

Aosta e Roma. Da martedì 10 a mercoledì 18 dicembre 2013. Non poteva finire lì. Rocco non era convinto del movente omicida e intendeva continuare a indagare. Era riuscito a far arrestare il croupier che aveva accoltellato il vedovo ragioniere in pensione Romano Favre, ex ispettore presso lo stesso casinò de la Vallée (Saint Vincent), ma non è certo di mandanti e intrecci. Ora poi si aggiunge, lungo la statale 26 prima di Châtillon, la sparizione del portavalori blindato che avrebbe dovuto portare i proventi del gioco ad Aosta, duemilioniottocentoventinovemilasettecento euro in tre cassette d’alluminio, evidentemente una sofisticata rapina, il furgone fatto salire su un camion giallo, persi tutti i contatti, l’allarme satellitare e i gps. Il vicequestore Rocco Schiavone ha la fondata personale opinione che vi sia un legame con l’omicidio, anche se è molto distratto dalle notizie raccolte sul pentito che lo bracca e deve continuamente andare nella capitale. Pare che Enzo Baiocchi abbia precisamente indicato alla polizia dove si trova il cadavere del fratello Luigi, colpito e sepolto a Roma da Rocco e dai suoi amici, dopo che aveva sparato all’amata moglie del vicequestore. Il magistrato ha deciso di credergli e sta disponendo lo scavo nel luogo segnalato, Sebastiano continua a rendersi irreperibile, Brizio e Furio sono preoccupati e si danno da fare, Rocco prende in considerazione di fuggire all’estero prima di essere arrestato come responsabile del delitto. Intanto, mentre la Guardia di Finanza sta cercando le prove della truffa ai danni della Regione e dello Stato intorno alla gestione del casinò, reincontra in vario modo i protagonisti della vicenda e guida i suoi sulla pista giusta per risolvere i vari casi. Fanno tutti squadra in questura, non solo i diversi fidati (ormai amici) Italo e Antonio: sia uomini che donne, intelligenti più o meno, molto o poco difettosi, trovano l’occasione per farsi valere.

Ottavo romanzo dell’eccelsa sospesa serie Schiavone per l’attore e regista Antonio Manzini (Roma, 1964), originale anche perché concepita come opera unica “alla ricerca del tempo perduto”. Dal 2013 finora ha narrato quindici mesi valdostani del suo personaggio (comunque frequenti le incursioni sugli antefatti romani, non solo nei racconti), sempre con uno straordinario meritato successo (anche in tv, seconda serie terminata nell’autunno 2018). Tutto avviene in terza persona, quasi fissa, al passato. Quel che Rocco definisce come il proprio “metodo” sono perlopiù perquisizioni non autorizzate, indispensabili, riesce a entrare ovunque anche in questo caso. I malati di ludopatia del precedente romanzo ci ricascano tutti, anche se forse non in modo stabile. La razza di Lupa trova finalmente esteriore esplicita certificazione (a pag. 292), è proprio una Saint-Rhémy-en-Ardennes! E nascono forse nuovi amori: la sospettosa palermitana commissario della Scientifica Michela Gambino con il medico legale squartatore di cadaveri Alberto Fumagalli, due scienziati che si intendono in laboratorio?, l’imbranato metodico agente (prossimo alla pensione) di origini pugliesi Ugo Casella con la graziosa curata vicina di casa divorziata Eugenia Artaz, due sperduti che si trovano?, l’altro lento agente 37enne Domenico D’Intino con il breve amore di gioventù (abruzzese) rimasta presto vedova, Pupa Iezzi, due ricordi che non si dimenticano? E Rocco non riesce a lasciare alle spalle il passato remoto e recente: continua a dialogare con Marina, ma resta ferito da Caterina, attratto da Lada (come non potrebbe?), incuriosito da Sandra, sorpreso da Cecilia e le pensa spesso, pur mantenendo insospettabile atteggiamento paterno per Gabriele. Le mani e i fiori parlano più delle parole, ad Antonio manca il mare di Senigallia, circa il prezzo dei bei ristoranti (non solo) di Aosta bisogna soprattutto fare attenzione al vino. Mozart e Waldteufel sono le migliori musiche da abbinare a quei meravigliosi paesaggi alpini.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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