Bad Panda, l’istinto del lupo (Le gialle di Valerio 194)

Luca Bonisoli
Bad Panda, l’istinto del lupo
Todaro Lugano, 2019
Noir
Valerio Calzolaio

Milano. Luglio 2014. Antonio Maria Agatino Morelli è un bipolare schizofrenico, ha una natura duale e continue esperienze di sdoppiamento, di allucinazioni mentali e di sogni a occhi aperti. Sessantenne sodo ma sovrappeso, con tutti i capelli in testa ma irsuto, fa lo schivo tosto ispettore di polizia ma gira in Punto verde. È sposato con Rosa, un paio d’anni più giovane, entrambi di origine siciliana; si sono amati, da tempo si limitano a rispettarsi e a convivere; avevano avuto il loro Tommaso quando lei aveva solo 17 anni e lui era rimasto nell’esercito dopo la leva per potersi sposare; il figlio quasi quarantenne vive e lavora a Londra come traduttore tecnico di testi. Agatino era cresciuto in un piccolo paese, a Montagnareale, la famiglia di medi proprietari terrieri ridotta sul lastrico dalla grande crisi del Ventinove, rovinati ed emigranti, lui traghettato fuori dai pericoli e dalla fame grazie alla nonna straordinaria che gli parlava pure dei miti greci e delle ideologie, di Platone Dante Leopardi Cattaneo. Oltre che lavorare sodo nel capoluogo lombardo, aveva fatto fino a 35 anni il feroce letale tallonatore in una squadra di rugby di Monza arrivata alla serie B, conquistandosi sul campo il nome di battaglia, inciso sul retro di una polo nera con innesti rossi: Bad Panda, ed è tutto dire. Il suo metodo è ascoltare la pancia, la dialettica interiore fra un lupo e un Neanderthal, Achille e Vulcano. Con l’amico e agente di servizio pugliese Pasquale vengono chiamati in un deposito di container dove un cane ha fiutato il cadavere marcio e scrosciante di una donna, indagano nonostante il capo (un “lui”) li abbia estromessi, l’amico esperto di deep web li porta in contatto con un mercato di schiavi e schiave. Agatino fiuta bene i criminali, da ex militare sa torturare e mette a repentaglio la vita di molti per autodistruggere la sua, definitivamente.

L’architetto manager Luca Bonisoli (Milano, 1967), disegnatore di scaffalature e archivi, vive a Melzo, è stato giocatore di rugby, ha scritto un gran bel noir. La narrazione è in terza fissa sul protagonista, buono o cattivo che sia, con qualche inserto americano dove 5 attempati mercenari professionisti italiani su 5 Fiat 500 sono pagati per far esplodere bombe e seminare terrore, con vari effetti collaterali e vittime innocenti dalle parti di Tucson. Il cattivo che li ha ingaggiati è sardo, vive all’estero e c’entra anche con Milano. La forza incalzante e avvolgente del romanzo è, comunque, Agatino e il doppio titolo a lui fa riferimento, al prevalere progressivo di un polo. La svolta viene provocata da una donna, Greta, molto bella, tratti mediterranei ben incarnati, due figli piccoli senza marito, medico psicoterapeuta all’inizio di un rapporto con Carlo, l’hacker che fa conoscere al poliziotto e a noi i mercati virtuali e i bitcoin, i siti inaccessibili di internet e il darknet. Greta sussurra ad Agatino di aver capito le sue due vite, l’altra al di là dello specchio, di poterlo aiutare. Lui la considera come una nipote, perché il lupo va a dormire appena lei appare; solo che il lupo serve a reagire contro i criminali e a riscattarsi, deve tenerlo ben attivo. E Greta è costretta a trovare, suo malgrado, altre forme di collaborazione. In realtà un po’ tutti i personaggi comprimari sono azzeccati, consapevoli della follia, partecipi, solidali e, insieme, strani, peculiari. La colonna sonora è dichiarata, loro abbinata, funzionale alla scrittura di scene e umori: Orange Blossom, Police, Pink Floyd, Gotye, Specials, Händel, Barkley. L’alcol ci sta.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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