La Debicke e… Ultimo tango all’Ortica

Rosa Teruzzi
Ultimo tango all’Ortica
Sonzogno, 2019

Un altro capitolo della saga della fioraia del Giambellino, con le ormai famose Miss Marple del Giambellino, così battezzate dalla smaliziata penna della Smilza, cronista in carica alla Città, il quotidiano d’assalto più letto nelle portinerie. Le Miss Marple, al secolo Jole, stravagante madre hippy che non rinuncia alle sue follie, e Libera, sua figlia, che assomiglia a Joanne Moore. Entrambe spesso messe sugli attenti dalla rispettiva nipote e figlia Vittoria, la poliziotta, sempre un tantino immusonita. Oddio, abbastanza comprensibile per una ragazza che deve confrontarsi giorno dopo giorno con una nonna decisamente sopra le righe e una mamma un po’ svagata e malinconica (anche se forse ne ha e ne ha avuto ben donde), che si guadagna la vita con il lavoro di fioraia, creando meravigliosi bouquet per le spose. Ma finalmente, da quando è stato risolto il cold case dell’uccisione di suo padre poliziotto, delitto rimasto inspiegabile per quasi vent’anni, Vittoria si è un po’ ammorbidita, ha smussato gli angoli, si sforza di parlare e di capire di più la sua famiglia. Ripresentati i principali personaggi, e mi pareva doveroso, passiamo alla trama.
Siamo a fine agosto, alla periferia di Milano, ma questo del 2014 è un brutto agosto di un’anomala estate, ammalorata dal cattivo tempo. Quella sera, anche se non piove, l’aere trasuda umidità ma il pubblico della balera dell’Ortica vuole cenare, bere, ballare all’aperto e divertirsi… Musica, altra musica e infine l’atteso clou: il tango. Sotto le luci intermittenti dei riflettori, gli occhi dei presenti seguono incantati le sinuose e sensuali movenze di Katy, procace quarantenne di vistosa bellezza che, allacciata al suo cavaliere, è impegnata in un tango sensuale. Ma, non appena la musica si ferma, Katy se ne va, addirittura sembra fuggire via. Quella stessa notte, fuori da quel locale, viene trovato il cadavere di un giovanotto, il pubblicitario Viserbelli, ucciso a colpi di pistola. Salterà fuori che il morto era un ex di Katy, geloso, inopportuno, che la faceva pedinare e la perseguitava. Chi può averlo ucciso? Potrebbe trattarsi di un movente passionale? Da qui si dipana la trama ‘gialla’ di Ultimo tango all’Ortica. Le indagini esploreranno a fondo l’ambiente della vittima: la portinaia sua adoratrice si rivelerà una ricca miniera di informazioni (era un perfetto gentiluomo, adorato da tutte le donne, eccetera eccetera), i colleghi di ufficio invece ne sveleranno il lato oscuro di impenitente donnaiolo approfittatore e praticante di sesso estremo, le amiche e conoscenti di Katy altri particolari, diversi e poco piacevoli. Per “indagini” naturalmente intendiamo sia quelle della polizia che quelle delle nostre due intraprendenti impiccione dilettanti, Libera e Iole. Eh già perché a un certo punto la polizia arresta un personaggio insospettabile, l’Amelio, attempato maggiordomo di Franca Crivelli, ricchissima rappresentante dell’alta società industriale milanese nonché vecchia amica e benefattrice di Libera. Sarà proprio Franca Crivelli che, sicura dell’innocenza del suo maggiordomo, oltre a mettere in pista un esercito di avvocati, arruolerà come detective anche Libera e Iole. Franca infatti si fida più del loro intuito che di tutta la polizia.

Con queste premesse Rosa Teruzzi crea un connubio perfetto tra il caso poliziesco, l’omicidio di un pubblicitario discusso, amato/odiato dalle donne e invidiato dagli uomini, e le vicende private delle protagoniste. E forse la vera arma del delitto, in Ultimo tango all’Ortica, è il non dire. Si devono fare i conti con lo svicolare, il non voler parlare, il tacere. Ognuno nasconde un segreto o ha un buon motivo per mentire. Ma troppo spesso tacere porta a malintesi, provoca confusione come una melmosa trappola in cui si rischia di sprofondare. Anche se, in questo episodio, ci viene concesso di intuire un qualcosa che confidiamo e immaginiamo al momento giusto sarà svelato… Qualcosa di un passato che non morirà mai, anzi le cui radici si diramano subdole nel presente come un fiume sotterraneo, legate al ricordo di nonna Ribella e ai lontani interrogativi legati alla sua morte. O qualcosa del presente, connesso con i silenzi di Gabriele che invece forse avrebbe voglia di comunicare. Un applauso a Rosa Teruzzi, al suo scrivere effervescente pieno di vita e alla sua capacità di creare con pochi tratti personaggi vivi, reali, ma arricchiti da quel “zic” di nostalgia per le occasioni mancate, avvalendosi della sua formidabile squadra del Giambellino, con l’impagabile contributo di Irene la Smilza e di Temperante Cagnaccio, detto il Dog, caporedattore sempre al pezzo.

Rosa Teruzzi ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado, in onda su Retequattro. Per scrivere si ritira sul lago di Como, in un vecchio casello ferroviario, dove colleziona libri gialli. Per Sonzogno ha pubblicato La sposa scomparsa (2016), La fioraia del Giambellino (2017) e Non si uccide per amore (2018).

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