Imperfezione (Le varie di Valerio 98)

Telmo Pievani
Imperfezione. Una storia naturale
Raffaello Cortina, 2019
Scienza

Ovunque e in nessuna parte. Da 13,82 miliardi di anni fa a un attimo dopo ora. In principio fu l’imperfezione, una piccolissima infinitesimale anomalia divenne scaturigine di ogni cosa. Il nostro universo è l’incessante metamorfosi di uno stato perfetto di vuoto quantistico, pieno di tutto, brulicante di oscillazioni casuali, inquieto, ribollente. Una “ribellione” degli inflatoni, una minuscola deviazione fortuita, un deragliamento e la simmetria primeva si spezzò, ne scaturì un’esotica biodiversità di particelle elementari, la materia prevalse di un soffio sull’antimateria. Si può partire da molto spazio-tempo fa per seguire la cascata innumerevole di altre asimmetrie, ramificazioni e aggregazioni e fare così la storia naturale dell’imperfezione e delle sue scientifiche leggi, durature anche nel nostro spazio-tempo. Il filosofo delle scienze naturali Telmo Pievani ci accompagna con precisione e ironia nel mirabile viaggio e sceglie come incipit per ognuno dei sette tratti di strada una citazione da Voltaire (Candido, o l’Ottimismo), protagoniste le opinioni di Pangloss, mitico insegnante di metafisico-teologo-cosmoloscemologia. Il primo tratto si conclude con l’abiogenesi, l’imperfezione biologica, quando intorno a 3,5 miliardi di anni fa emersero forme di vita autoreplicanti a partire dalla chimica della materia inanimata, una ricetta (la nostra) a base di amminoacidi, nucleotidi, zuccheri e grassi. Poi venne fuori che la membrana che li imprigionò non era impermeabile (scambiava materiali con l’esterno, nutrienti immigrati e scarti emigranti) e cominciò il gioco dell’autoreplicazione (le catene di RNA e il polimero del DNA entrarono in scena non senza casuali errori di copiatura). Per sopravvivere in ambienti che cambiano (o cambiare ambiente) bisogna saper variare, trovare compromessi instabili e precari col proprio organismo e con gli altri organismi, sempre più multicellulari e biodiversi. Non sempre ci si riesce, la maggioranza delle specie esistite si sono già estinte, batteri piante sesso animali, un mondo di possibilità. Passo passo (non c’è cronologia che tenga) affrontiamo l’evoluzionismo darwiniano, la selezione naturale, la cooptazione funzionale, i geni dormienti e i DNA spazzatura, lo sgraziato fragile ambivalente cervello umano, le nostre storie.

Telmo Pievani (Bergamo, 1970) fu allievo di un grande scienziato americano, è prorettore a Padova, oggi lui stesso maestro di cultura scientifica universale. Da secoli in letteratura va di moda far tornare antichi personaggi dei grandi classici con autori moderni, libri che avrebbero potuto scrivere Poe o Conan Doyle, Chandler o Montalban. Il suo libro ha gli stessi competente scientifico garbo, curioso punteggiato equilibrio, ricchi multidisciplinari riferimenti di quelli meravigliosi di Stephen Jay Gould (1941-2002). Pur tuttavia, al cinema continua a non andar di moda fare spoiler, nessuno me ne voglia per la sintesi del libro di Pievani, il piacere della lettura e la necessità di metterlo nella propria biblioteca non ne saranno intaccati. Da quel che ho capito le sei leggi dell’imperfezione sono più o meno le seguenti, vengono fuori pian piano dallo spazio-tempo: la contingenza cambia spesso imprevedibilmente le regole del gioco evolutivo; il compromesso vitale è risultato di interessi diversi e spinte selettive antagoniste; i vincoli storici, fisici, strutturali e di sviluppo condizionano e relativizzano pure la selezione naturale; il riuso di strutture già esistenti e sub ottimali è molto frequente; la cipolla ha molti più geni dei sapiens anche perché l’evoluzione è la trasformazione del possibile e l’eccedenza tollerabile una precondizione; la Regina Rossa (Carroll) corre all’infinito e sempre più velocemente per poter restare sullo stesso posto, pure noi (come tutti i viventi, sapienti o meno) ci ritroviamo di continuo sfasati e inadatti rispetto alle mutazioni del contesto biotico e abiotico che abbiamo intorno, ancor più da quando c’è disaccoppiamento fra i tempi lenti della biologia e i tempi frenetici della cultura. Perfettamente spiegate (nel libro).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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