La Debicke e… Il delitto ha le gambe corte

Christian Frascella
Il delitto ha le gambe corte
Einaudi, 2019

Con Il delitto ha le gambe corte, ambientato nella Torino più oscura, dove cresce rigoglioso il microcosmo governato dalla criminalità, Christian Frascella riporta in scena Contrera, il suo sfigato protagonista completamente fuori dalle righe.
Ma partiamo dal principio. Intanto Il delitto ha le gambe corte è il secondo romanzo di Christian Frascella, che si è inventato un incasinato protagonista: un ex poliziotto, riciclato in detective privato, che “una ne fa e una ne aspetta”. E, sempre a beneficio dei neo-lettori, che lavora in Barriera di Milano (sì, esiste un quartiere di Torino che si chiama “Barriera d Milan”, o anche solo “Barriera”), un avamposto aperto verso il resto del mondo. Da anni l’ex solido quartiere operaio si è trasformato in una babele multietnica, anche se la zona è in via di riqualificazione. È proprio qui, in una lavanderia a gettoni gestita da Mohamed, un magrebino che Allah comanda, che Contrera ha installato il suo ufficetto e riceve i clienti. Per tirare a campare si arrangia con quanto guadagna con pedinamenti di mariti infedeli o smascherando piccoli truffatori. Accanto a un tavolino e a una sedia di plastica ha piazzato anche un piccolo frigo pieno di birre Corona, a suo uso e consumo perché i musulmani non bevono alcol. Contrera ci piace, ci costringe a stargli dietro in mille guai, svicolando tra le sue avventure e (di più) disavventure sentimentali. Eh già, perché è sempre costretto a fare i conti con una vita andata a rotoli per colpa sua. Era un poliziotto ma si è fatto cacciare dal servizio per certe porcherie di mazzette e droga, ha cattivi rapporti con la ex moglie e la figlia quindicenne dai capelli viola, Valentina. Non può permettersi una casa sua anche se, per fortuna, ha un tetto e un letto presso la famiglia di accatto che lo ospita, lo protegge e lo ama incondizionatamente: sua sorella Paola e due nipoti. Invece Ermanno, il bancario marito di Paola, gli ha già dato lo sfratto.
Questo secondo capitolo delle sue (dis)avventure vedrà intrecciarsi diversi fili narrativi. Il primo è legato a Catherine Rovelli, una splendida giovane italoamericana con un passato torbido, che Contrera incontra per caso nel caos di una festa in Barriera e alla quale lascia il suo biglietto da visita. Biglietto che lo farà ingaggiare per indagare sulla sua scomparsa quando proprio lei, dopo aver investito e ucciso un pusher, svanisce nel nulla.
Ma Contrera è stato ingaggiato anche per riportare a casa Long Lai, cuoco cinese dalle dubbie doti culinarie ma con il demone delle arti marziali, che già al primo approccio lo aveva atterrato clamorosamente prima di dileguarsi.
Come se non bastasse, la sua ex-moglie Anna è incappata scioccamente nelle morbose attenzioni di uno stalker, che molesta lei e la figlia Valentina. Con l’intento di proteggerle, Contrera, con un braccio ingessato e una serie di problematiche psicologico-esistenziali, si obbligherà a tornare temporaneamente a vivere sotto il tetto coniugale, lasciato tanti anni prima, con le più impensabili implicazioni tragicomiche legate a quella convivenza forzata.
Insomma, stavolta Contrera deve far fronte a ben tre nebulosi casi che sembrano irrisolvibili. Ciò nondimeno, grazie alle sue scalcinate ma irresistibili qualità e alla sua capacità di trasformare gli errori in punti di forza, riuscirà in qualche modo a sbrogliare la faccenda. A conti fatti persino i cattivi hanno un occhio di riguardo nei suoi confronti e contribuiscono a dargli una mano. Ma Contrera anche stavolta inciamperà in una serie di guai: domestici, sentimentali e molto peggio. Pur in preda allo sconforto, convive con le proprie tante contraddizioni, si apre, ne parla e confessa al lettore con franchezza i suoi sbagli, forse anche dovuti a un rapporto di affetto mai veramente risolto e accettato sia con il padre, che con la madre. Nonostante l’incondizionata ammirazione per il padre, che sapeva essere un grande poliziotto. Per poi ritrovarsi alla fine emotivamente impelagato in una complicata storia che trae le sue radici dai tanti mali del nostro tempo e affrontarla alla grande come sa fare lui: da accanito sbruffone, sempre con la battuta pronta ma anche il grande coraggio di chi vuole la verità a ogni costo.
Insomma saltabeccando tra ‘ndrangheta e mafia nigeriana, tra pericolose palestre di Krav Maga e feste di quartiere, tra sicari e vecchi ricordi, l’indagine di Contrera si sviluppa, si allarga e alla fine travolge tutto, peggio di un turbine di guerra.
Christian Frascella è riuscito (forse persino meglio che in Fa troppo freddo per morire) a miscelare azione e beffa, nel suo veloce raccontare a metà tra detective story e commedia, con un ritmo che funziona e colpi di scena sparati fino in fondo come fuochi di artificio. Infatti quando l’avventura è finita, i colpevoli sono stati smascherati, si va all’epilogo e… “Cosa può succedere ancora?”. Beh fidatevi, succede, succede. E zac! Bravo! Ancora un quid di leggerezza e ironia. E come ha scritto Margherita Oggero sulla Stampa «Godetevi lo scintillante linguaggio pulp, il ben governato groviglio degli eventi e aspettatevi una terza puntata». Non basta perché pare che le battute velenose di Contrera, investigatore sgangherato ma sempre al pezzo, faranno strada… si parla anche, infatti, di una serie televisiva…

Christian Frascella è nato a Torino e vive a Roma. Ha pubblicato Mia sorella è una foca monaca (Fazi 2009), Sette piccoli sospetti (Fazi 2010), La sfuriata di Bet (Einaudi 2011), Il panico quotidiano (Einaudi 2013), La cosa più incredibile (Salani 2015), Brucio (Mondadori 2016), Fa troppo freddo per morire (Einaudi 2018) e Il delitto ha le gambe corte (Einaudi 2019).

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