A ruota (gialla) libera (Le lunghine di Fabio Lotti)

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

La corsa alla disgrazia
Ormai è chiaro, è palese. Direi lapalissiano. Non bastano più i morti a go-go, scaraventati all’altro mondo in tutte le salse, ad attirare l’attenzione dei lettori. Ci si butta pure sulle disgrazie dei protagonisti. Basta prendere in mano qualsiasi romanzo poliziesco.
Non c’è una donna poliziotto che non abbia una situazione familiare o personale da brivido. Grassa se uno dei due genitori è rimasto ancora vivo. Se lo è trattasi di solito della madre, ché il padre conta fino ad un certo punto. Se si è sposata è anche divorziata e comunque il marito o la lascia per un’altra o la lascia per sempre. Nel senso che prima o poi gli capita una disgrazia fra capo e collo e tanti saluti a tutti. Meglio, per lei, di quando rimane e la riempie di botte. Talvolta cade in depressione e può essere pure psicopatica. Se è single allora verrà lasciata dal fidanzato o dai fidanzati (quando non è lei stessa a lasciarli) o le muore il fratello o la sorella o quantomeno perde l’amica del cuore. Insomma qualcosa di brutto le deve capitare. Non ci sono santi che tengano. Difficile trovare un filo di luce nel buio della sua esistenza.
Più fortunati i maschietti (si fa per dire) che di solito sono soli, per scelta o per forza maggiore (anche qui separazioni e divorzi non mancano). Soli per modo di dire, perché spesso proprio soli non sono. O convivono con un babbo rompiballe, o con una mamma magari sorda che non sente nemmeno le cannonate, o hanno fratelli o sorelle con qualche rotella che non funziona, oppure una fidanzata che fa girare loro gli zibidei. E la salute? Dove la mettiamo la salute? C’è chi soffre d’insonnia, chi di colite, chi ha l’ulcera, chi ha mal di cuore (angina pectoris), chi è cieco, chi in carrozzella, chi senza palle (alla lettera), chi ha devastanti sensi di colpa (di solito reduci militari) e aggiungetevi pure altre malattie a vostro piacimento senza tema di sbagliare.
La corsa alla disgrazia è cominciata. Vediamo dove va a finire. Se una disgrazia non capita prima a noi (e qui mi tocco), o all’autore mentre prepara la sua storia disgraziata (e qui si toccherà lui).

Qualche esempio per corroborare quello che ho scritto.

City Hall di Robert Rotenberg, Giano 2009, tradotto magnificamente da Luca Conti, è una storia interessante ambientata a Toronto, nel Canada. Una signora uccisa in una vasca e il marito che si autoaccusa. Tutto semplice, troppo semplice. E infatti la cosa si ingarbuglia fino a diventare complessa come in un thriller che si rispetti. Bene, qui incontro l’agente Daniel Kennicott, sfigato fradicio con i genitori morti in un incidente automobilistico e suo fratello Michael ucciso.

Passo poi a Di tutti e di nessuno di Grazia Verasani, Kowalski 2009. Personaggio principale Giorgia Cantini dell’agenzia investigativa omonima. Madre persa da piccola (direi normale) e sorella impiccata (un po’ meno normale).
Andiamo avanti.

In Crime di Irvine Welsh, Guanda 2009, l’ispettore detective scozzese Ray Lennox della polizia di Edimburgo è in vacanza a Miami. Deve solo rilassarsi e impalmare la bella Trudi Lowe. Lennox è ossessionato da un caso di pedofilia avvenuto qualche tempo prima nei confronti di una bambina che gli squassa il cervello. Per forza, dato che anche lui è stato violentato da ragazzo…

Continuiamo. Ne La stanza delle urla di Thomas O’Callaghan. Mondadori 2009, troviamo: un bel pezzo di poliziotta sotto cura psichiatrica avendo subito nell’infanzia la violenza del padre; il solito tenente di polizia con la moglie morta (sei anni in coma), pure la figlia per un incidente stradale, la madre buttatasi sotto le rotaie della metropolitana e la sorella in terapia perché la testa non è a posto (ci credo!). Termino con il solito braccio destro che ha problemi di alcolismo per averne combinate un paio.

La storia più pazzesca l’ho beccata leggendo In caso di mia morte di Carlene Thompson, Marcos Y Marcos 2004. L’amica della protagonista principale per prima cosa perde i genitori, poi partorisce un bambino senza vita, ed infine viene lasciata dal marito. Un’altra amica è più fortunata, perde solo la madre, poi il padre si sposa di nuovo ma la moglie non ne vuole sapere di lei e viene spedita da una prozia. Una terza amica (la cui sorella, tanto per gradire, è finita morta impiccata per un gioco pazzesco) viene abbandonata dal marito (niente di nuovo sotto il sole), il quale marito perde moglie e figlio in un incidente stradale (e qui qualcosa di nuovo).

Tutto questo nei libri di qualche tempo fa, direte voi.
Vediamo oggi.

Il primo: La logica della lampara di Cristina Cassar Scalia, Einaudi Stile Libero 2019. Il vicequestore mobile di Catania Giovanna Guarrasi, accanita buongustaia e siciliana fino al midollo, ha lasciato un amore per non soffrire e perso il padre, ucciso dalla mafia davanti ai suoi occhi, creandole un trauma devastante.
Il secondo: Pizzica amara di Gabriella Genisi, Rizzoli 2019, dove troviamo il maresciallo Chicca Lopez “Piccolina sì, abbronzata, i capelli lunghi trattenuti da una coda. E carina forte, con quell’aria un po’ orientale. Ma tutta un fascio di nervi e muscoli scattanti, con una voce d’acciaio. Una di quelle piene di tatuaggi sotto la maglietta, se solo il regolamento non lo vietasse espressamente”. Insomma una specie di Soldato Jane. Ma tanta forza se l’è davvero conquistata perché trattasi di figlia unica di ragazza madre, lasciata dai genitori ai nonni e alla loro morte in una casa famiglia.
Il terzo: Nell’oblio di Federico Axat, Longanesi 2019. Il protagonista John Brenner, illustratore di libri per bambini, è divorziato, ha una figlia affidata alla madre che riesce a vedere raramente. Per questo e per altri disgraziati motivi si è buttato sull’alcol. E una mattina trova il cadavere di una ragazza sul pavimento del suo salotto, una pistola e una bottiglia di vodka. Che sia lui stesso l’assassino?…
Il quarto ed ultimo (giuro) Una morte perfetta di Angela Marsons, Newton Compton 2018, dove troviamo la detective inglese Kim Stone con la sua infanzia travagliatissima all’orfanotrofio e la morte dei genitori affidatari morti poco prima dell’adozione. Ma ce ne sarebbero altri millanta…

Ogni volta che mi avvicino a un giallo o post-giallo, a un thriller o post-thriller, a un noir o post-noir mi prende una paura matta. La paura della sfiga. Non vorrei che fosse contagiosa e si trasmettesse via lettura, che già ce ne ho abbastanza di mio.

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