Il cuoco dell’Alcyon (Le gialle di Valerio 200)

Andrea Camilleri
Il cuoco dell’Alcyon
Sellerio Palermo, 2019

Vigàta e Mediterraneo. Una fine di maggio di qualche anno fa. Il commissario Salvo Montalbano continua a fare brutti sogni e arriva tardi in ufficio. I due vice sono entrambi assenti, accorsi alla manifestazione degli operai davanti allo stabilimento della fabbrica di scafi in crisi, ora mal gestita con licenziamenti e cassa integrazione dall’antipatico (figlio del vecchio proprietario) Giovanni Giogiò Trincanato, un quarantenne elegante e palestrato, dedito solo al gioco e alle donne. Un operaio disperato si è impiccato e Trincanato chiede a Salvo solo di levargli il cadavere “dai coglioni”, si becca uno schiaffo non certificato. Qualche ora dopo, mentre da tutt’altra parte l’impenitente “fimminaro” di Mimì Augello sta ricevendo una denuncia di scippo e oltraggio subiti da Joan, una meravigliosa giovane americana ventenne, ex Miss Dallas, ora escort extralusso, dodicimila a botta, proprio Trincanato arriva e la persuade a non sporgerla; è lui che ha chiamato Joan e un’altra collega per servizi particolari su una grande leggera barca a vela, una goletta da diporto con bandiera boliviana, venticinque metri di lunghezza per sette di larghezza. Il commissario è stufo di firmare carte, indagherebbe volentieri, però il questore lo blocca, intorno a Trincanato e alla nave ci sono crimini e complotti. La burocrazia interviene con dati ineccepibili: Salvo ha accumulato diritto alle ferie, questa volta ce lo mandano per dovere. L’ufficio personale della questura ha controllato: ha accumulato una tale quantità di ferie non godute che potrebbe restare ormai sempre a casa fino alla pensione. Per il graduale smaltimento iniziano col dargliene dieci giorni, Salvo parte per Boccadasse. Il questore lo vuole scansare del tutto, intende solo allontanarlo da un’indagine delicata o, viceversa, affidargliene una riservata? Anche i collaboratori vengono rimossi, separati, collocati altrove, sembra esserci di mezzo addirittura la Fbi. Mentre nel Mediterraneo continuano a morire poveri migranti nei naufragi.

Il maestro di scrittura e cultura Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925) una decina di anni fa scrisse un soggetto per un film italo-americano, poi la coproduzione non fu più realizzata. Il delizioso nuovo romanzo ha, dunque, un’origine non letteraria e non tradizionale: molti cambi di scena e capitoli con lunghezze diverse; incursioni hard-boiled; usi, costumi e personaggi non siciliani. Come sempre, la narrazione è in terza fissa su Salvo, opere pensieri sogni mangiate nell’argot vigatese-camillerese stretto, questa volta con ancor più ricette di varia derivazione e, soprattutto, l’opportunità del commissario di sperimentarsi in cucina (da cui il titolo), spachetti alla Norma e gattò di patiti piaceranno a molti ma non a tutti. Formalmente è il trentesimo della serie, ma Salvo qui è ancora lontano dalla pensione, ha energia da vendere, Enzo (in trattoria, a comanda) e Adelina (a casa, in forno o frigo) gli hanno trasmesso molta arte e lui chiede altri lumi, il gusto già lo possedeva. Fra i memorabili tranquilli pranzi marinari al ristorante (con successiva passeggiata sul molo) e le solitarie succulente cene pronte, rimira un mare con un’imbarcazione per ricchi. Il pranzo preparato da Livia a Genova lo butta proprio, va un pochino meglio (pur senza appetito) al Porto Antico. Dal salumiere lui prende prosecco, il vizioso e viziato Trincanato cinquanta “buttiglie di sciampagne” (otto a testa). La televisione locale avversaria dà conto di tutte le traversie dei nostri amici, con breve interruzione solo per l’eclisse totale di luna. Ancora una volta la lettura è gradevole, colta, interessante; sullo sfondo le prime dinamiche degli sbarchi nel sud della Sicilia, tanti morti annegati per cattiverie o complicazioni, nonostante i porti aperti delle coste e delle isole.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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