“Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti

Ilaria Tuti
Ninfa dormiente
Longanesi, 2019

Non conosciamo mai veramente noi stessi, né chi abbiamo accanto. Possiamo definirci in molti modi, ma alla fine sono le nostre scelte davanti a un bivio a mostrare chi siamo. O il segreto che nascondiamo.

Seconda prova, dopo il bel Fiori sopra l’Inferno (Longanesi, 2018), per Ilaria Tuti e per la sua protagonista, il commissario Teresa Battaglia, di stanza in Friuli.
Al centro dell’indagine un magnifico dipinto, la Ninfa dormiente, sparito da decenni: il ritratto di una donna bellissima, ritrovato fortuitamente dal nipote dell’artista e analizzato da un perito, nasconde un segreto macabro. La Ninfa, infatti, è stata dipinta con sangue umano. La carta è talmente intrisa di cellule (un tempo) viventi da far presumere che chi ha fornito la materia prima per quel ritratto non sia sopravvissuto. Il procuratore Crespi intende indagare, prima di procedere a una quasi certa archiviazione, e affida il caso al commissario Battaglia. La quale combatte in privato contro una diagnosi infausta che, per il momento, tiene nascosta a colleghi e superiori. Non va meglio all’ispettore Massimo Marini, rigido e riservato, alle prese con una paternità che fatica a digerire.
Come se non bastasse, il questore Ambrosini ha avuto un infarto e al suo posto è arrivato Albert Lona: «un professionista spietato. Un poliziotto che non ha mai fatto squadra in vita sua, mai, e che metterà sotto esame la nostra, ogni minuto di ogni giorno che passerà qui. Perché io e lui abbiamo un conto in sospeso ed è venuto a saldarlo».
Si unisce alla squadra, in un anomalo supporto, la strana Blanca Zago, una cercatrice di resti umani, ipovedente, coadiuvata dal cane Smoky.
L’indagine rivela che la Ninfa dormiente ha radici antiche – non il dipinto, vecchio di settant’anni, ma la donna che ha fornito la materia prima per il ritratto. E quindi, perché non interrogare l’autore? Peccato che Alessio Andrian, artista, ex partigiano della Brigata Garibaldi, sia chiuso in un silenzio che dura dal 9 maggio 1945: «Andrian è ancora vivo, ma è ridotto a un vegetale da ormai settant’anni.»
Fece una pausa, prima di continuare, come a dar loro il tempo di prepararsi.
«Non è malato, non lo è mai stato. Non cammina per sua stessa volontà. Non parla per sua stessa volontà. Da settant’anni. Qualunque cosa sia successa dopo aver dipinto la Ninfa dormiente, lui ha deciso di morire vivendo. È una tomba che respira.»
Ovviamente Andrian, il pittore pazzo e misantropo, è il primo sospettato, ma sarà lui l’assassino? E perché? La verità è nascosta nelle pieghe del tempo, forse nei ricordi di una sanguinosa guerra mondiale: Questa era una terra di frontiera, la guerra era al suo culmine più tragico. Non c’era uno Stato, le istituzioni avevano centinaia di migliaia di morti a cui pensare. L’Italia era allo sbando.
Eravamo soli.

Mentre le indagini meticolose, accurate, procedono tra mille difficoltà, i personaggi si muovono in uno scenario vivido e reale. Descrizioni oniriche di un paesaggio fiabesco e inquietante:

Così il sole si era inabissato oltre il cerchio violaceo delle vette e il crepuscolo si era aperto all’oscurità come un fiore notturno. La luce di Venere già rischiarava l’ovest: il suo nome era Lucifero, stella del mattino, e il suo nome era Vespero, stella della sera.
In quel periodo dell’anno appariva nel delta blu cobalto tra due creste.
Sotto la sua luce diafana, i villaggi della valle riposavano addormentati.
Il campanile della chiesa svettava con il tetto di scandole di larice e la rosa dei venti al posto della croce, al di sopra dei profili lanceolati degli alberi.
Oltre i prati, oltre la linea della selva, i passi erano fruscii sommessi nel sottobosco e si accompagnavano al canto di una civetta.
Conoscevano il sentiero che occhi inesperti non avrebbero intravisto, tra ginestre bianche e lillà selvatici. Lungo il pendio diventarono piccoli balzi, fino a quando trovarono la tomba.

si alternano a incontri con chi può essere utile a sciogliere l’enigma, e ogni volta gli incontri si arricchiscono di nozioni non banali di storia, botanica e antropologia.

Ilaria Tuti ha scritto un romanzo elegante e coinvolgente, ricco di emozioni e colpi di scena, complesso ma scorrevole. Una storia “al femminile”, in cui la forza delle donne gioca un ruolo dominante. Ninfa dormiente è una bella conferma d’autore e una piacevole lettura estiva.

Tempus valet, volat, velat.

3 thoughts on ““Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti

  1. E’ davvero un ottimo libro e, come sappiamo, confermarsi dopo il successo editoriale del suo primo romanzo è difficile ma è anche indice di grandi doti.
    La scrittura è godibile, malgrado sia costellata di descrizioni dei luoghi, delle persone e della loro psicologia. Le due storie sono ambientate in un ambiente naturale familiare alla scrittrice e ciò ne ha agevolato la capacità di poter far muovere i personaggi in un ambito conosciuto. Le storie però sono notevoli, non tanto per quanto riguarda il personaggio principale – comunque azzeccato – quanto nell’idea di base e nella capacità di stupire ed incuriosire il lettore.
    Bello l’ultimo romanzo ma consiglio di partire dal primo per capire il personaggio della Commissario.

  2. Pingback: Premio Scerbanenco: la preselezione | The Blog Around the Corner

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