Umani. La nostra storia (Le varie di Valerio 99)

Adam Rutherford
Umani. La nostra storia
Bollati Boringhieri, 2019 (orig. 2018)
Traduzione di Sabrina Placidi
Illustrazioni di Alice Roberts
Scienza

Animali. Da quando esistono sulla Terra a prima o poi. La biologia ha quattro pilastri condivisi da ogni fattore vivente e da ogni individuo vivente, per quanto unico: universalità del codice genetico (le quattro lettere che vanno a comporre il DNA, A, C, T e G), teoria cellulare (organizzazione della vita in cellule discrete che ricavano energia dal resto dell’universo), chemiosmosi (processo basilare del metabolismo di ogni cellula per utilizzare quell’energia) e selezione naturale (intuita e spiegata da Darwin). Noi siamo viventi e siamo una specie, l’unica residua, del genere Homo dell’ordine dei primati. Il corpo dei primi pochi sapiens era abbastanza simile a quello dei 7,7 miliardi di oggi, eppure qualcos’altro è cambiato profondamente e ha reso la nostra evoluzione capace di squilibrare gli ecosistemi locali e quello globale. Vale la pena studiare e ristudiare il pacchetto delle nostre imperfette facoltà per capire cosa davvero non può essere paragonato con gli animali non sapiens. Molti dei tratti che un tempo venivano considerati unicamente come umani non lo sono: altri animali utilizzano strumenti, fanno sesso non per riprodursi e tra membri dello stesso sesso, comunicano in vario articolato modo. Ogni percorso evolutivo è unico ma tutti gli esseri viventi sono imparentati fra loro. L’evoluzione è cieca, la mutazione è casuale, la selezione no. La novità più grande è che noi accumuliamo cultura e la insegniamo ad altri. Trasmettiamo informazioni, non solo di generazione in generazione attraverso il DNA, bensì in ogni direzione, a persone con cui non abbiamo legami biologici diretti. Narriamo storie che abbiamo creato noi stessi. Insomma, siamo animali straordinari.

Il biologo e divulgatore scientifico inglese Adam Rutherford (Ipswich, Suffolk, 1974) ha scritto un altro bel libro (con riferimenti bibliografici composti soprattutto di articoli recenti), che ruota intorno alla frase di Amleto (Shakespeare) sull’uomo come “capolavoro” anche attraverso “il paragone degli animali”. Per la comparazione sceglie gli elementi cruciali, nessuno solo nostro, tutti più e specialmente nostri: gli strumenti e gli utensili, il sesso, l’anatomia bipede, il linguaggio con parole e simboli. Illustra le tecnologie di delfini e spugne, uccelli e scimmie; affronta le pratiche sessuali più o meno piacevoli di svariati animali; ogni volta evidenzia che abbiamo antenati comuni per quanto oggi stentiamo a crederlo e vediamo solo lo specifico accumularsi e trasmettersi della cultura umana. Il viaggio di ognuno di noi si fonda su migliaia di anni di conoscenze accumulate, a loro volta basate su miliardi di anni di evoluzione. La nostra cultura fa parte della nostra evoluzione ed è un errore cercare di separarle. Non è mai esistito un momento in cui un attimo prima non eravamo Homo sapiens e poi di colpo lo siamo diventati perché un gene è mutato. L’autore saggiamente accenna anche all’idea che noi siamo “un ibrido”, discendiamo da vari tipi di umani africani antichi; fa così spesso riferimento alle migrazioni, talora assegnando loro un decisivo ruolo nell’evoluzione dei caratteri umani, cita (giustamente) spesso Darwin e tuttavia mai la sua teoria a riguardo. Quel che non viene abbastanza sottolineato sono i nessi evoluzionistici dell’interconnesso fenomeno migratorio delle specie, considerato in altri testi o uno spettacolo pirotecnico da ammirare o un fatto storico conchiuso, comunque teoricamente e praticamente separato da quello umano.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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