Una favolosa estate di morte (Le gialle di Valerio 202)

Piera Carlomagno
Una favolosa estate di morte
Rizzoli, 2019
Noir

Pisticci e Matera. Giugno 2018. L’attrice e impegnata regista teatrale Lara Venosa sta preparando uno spettacolo con attori in abiti moderni, fra i calanchi, buche e grotte in una distesa di terra rossiccia, un palco sontuoso con tre scene, le sedie degli spettatori posate su un deserto di dune tra le pietre d’argilla, i monti sullo sfondo. Per caso in una specie di discarica vede due corpi aggrovigliati e avvinti, neri e laceri, ammazzati abbracciati pare. Allarme. Arrivano tutti, anche l’elegante sostituto procuratore Loris Ferrara, alto e bruno, sui quaranta, di Torre del Greco, in procinto di separarsi dalla moglie, e la sua collaboratrice Viola Guarino, laureata in medicina e scienziata multidisciplinare, proprio di Matera, occhi neri e folti capelli mossi, sottile in jeans, occhiali da sole e reflex (al collo), single con rapporti guardinghi e accigliati verso l’altro sesso. Si tratta dei cadaveri dell’architetto Sante Bruno, scuro con baffi leggeri, vedovo di fatto (con figlia ragazzina) vista l’improvvisa misteriosa scomparsa della moglie a febbraio, e della giovane ricca amante Floriana Montemurro (conosciuta famiglia di notai), bionda e bellissima, occhi chiari e sorriso ammaliante; accoltellati con due diverse lame, due ferite per lui, trentadue coltellate per lei. Tutti ne spettegolavano come gli amanti di Tinchi, ma gli investigatori procedono a fatica, un altro caso squassa la regione: nell’eterno conflitto tra i capoluoghi delle due province, i materani invadono Potenza. Un blitz della Procura di Matera negli uffici della Regione Basilicata a Potenza mostra come l’ufficio appalti sia una macchina perfetta per gestire e indirizzare le gare, Bruno era di casa e c’è di mezzo una chiacchierata funzionaria, dirigente dei settori Urbanistica e Ragioneria, la chiamano “Laura, l’intoccabile”. Le indagini presto si complicano: viene volutamente investito e ucciso pure un possibile indiziato del duplice omicidio, l’avvocato 33enne ex fidanzato di Montemurro. Umane plurivalenze: affaristi, innamorati, criminali, assassini, prèfiche, streghe nella città dei Sassi imperituri e dei giovani divani.

La giornalista salernitana Piera Carlomagno, laureata in lingue e letteratura cinese, attivissima sul piano culturale e sociale, da almeno un decennio scrive non solo di cronaca: romanzi, guide turistiche e soprattutto gialli. Qui l’ambientazione è particolarmente tempestiva (ma il titolo non c’entra molto), chi visita Matera nel 2019, la capitale europea della cultura, potrà avere una compagnia letteraria colta e accurata, capace di insinuarsi dietro le facciate dei muri di pietra e dei fuochi d’artificio. L’arte del giudizio popolare non riguarda solo le vite private. Forse un passaggio di cose senza senso rischia di non lasciare alcun segno su quella (amata) terra disgraziata, difficile da raggiungere e dunque selettiva, densa di abitanti con memorie e riluttanze antiche. Tanto più che da un po’ stanno arrivando tanti, troppi denari e speculazioni. La narrazione è in terza varia, vieppiù concentrata sulla densa estate di Loris e Viola, sulle reciproche solitudini e sulla parallela attrazione. Il dipanarsi della trama criminale a tratti incespica nelle pietre, pur mantenendo ritmo e stile, coerenti e avvincenti. La nonna di Viola è Menghina, lamentatrice funebre di successo in Lucania (trasformando la morte in professione), buona preparatrice di un piatto meraviglioso (che comunque dovete assolutamente provare in zona), la cialledda: pane giallo, condito con olio, sale, origano, pomodori, cipolla (e, talora, basilico e olive). Impossibile dimenticarlo. Più complicati gli abbinamenti, un prosecco è invadente e perdente. Meglio il Primitivo. Oppure, addirittura, i rossi ottimi di quelle terre, nella cena che prepara la prima volta dei due fanno miracoli (con zuppa di fave e cicoria).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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