Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Agosto 2019

Arieccoli!…
Ogni estate è così. Un attacco quasi improvviso che si riversa nelle strade della città. Bande di giannizzeri, lanzichenecchi, samurai, opliti, barbari, ostrogoti, visigoti, unni, vichinghi. Di ogni tipo, di ogni razza umana. Con le loro armi micidiali: le bocche. Bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, birrerie, tavolini all’aperto sono invasi dalle bocche fameliche di eserciti italiani e stranieri. Che tutto trangugiano, tutto bevono, tutto distruggono. Inutili i pianti disperati di pizze, lasagne, briosce e gelati. Cuori di pietra e terra bruciata intorno a loro.
Ogni estate è così. Siena viene praticamente invasa da una moltitudine enorme di uomini, donne, ragazzi e ragazze. Bianchi, gialli, rossi, neri o di qualsiasi colore. Un’ondata gigantesca che sfila come un serpente impazzito tra le viuzze medievali della città.
Ogni estate è così.

La gemma del Cardinale de’ Medici di Patrizia Debicke Van Der Noot, TEA 2019.
“Firenze era parata a lutto. La città piangeva il suo granduca. Francesco I era morto il 19 ottobre nella villa di Poggio a Caiano. Due settimane prima aveva accusato lievi disturbi gastrici. Vomito, nausea”. Siamo nel 1587. All’annuncio del decesso muore anche la moglie granduchessa Bianca “in preda a brividi, dolore e vomito”. L’erede, il cardinale Ferdinando de’ Medici, scopre casualmente qualcosa che lo mette in guardia. Nel cassetto di uno scrittoio-forziere rinviene una bottiglietta che, secondo il suo medico, contiene arsenico, un veleno letale. Allora Francesco è stato assassinato e qualcuno vuol far ricadere la colpa su di lui! E forse dietro a questo c’è il fratello Pietro “invidioso, tenebroso, invelenito”. Meno male che l’altro fratello Giovanni può dargli una mano in un momento storico allo stesso tempo grandioso e difficile. Il Granducato di Toscana è uno stato florido, ricco, guidato dalla potente famiglia dei Medici, mercanti e banchieri il cui oro fa gola a molti. Il pericolo più infido proviene dalla Spagna di Filippo II che vuole liberarsi di Ferdinando altrimenti “l’eresia e le tenebre governeranno”, ora preso anche dai preparativi della Invincible Armada per conquistare il regno d’Inghilterra, mentre la Francia è in fiamme percorsa da eserciti che predano e fanno terra bruciata. L’unica difesa potrebbe essere costituita da una coalizione con i Farnese, gli Este, Venezia, l’impero e lo stesso papa. E occorrono uomini fidati che proteggano le spalle come il luogotenente Donati e Niccolò Fieschi, comandante della guardia.
Ma qualcuno della setta, voluta da Filippo II e guidata dall’Illuminato, ovvero un frate di origine francese, riesce a inserirsi, a trovare da loro un impiego: “Il prescelto aveva eseguito gli ordini, facendosi accettare come agnello nella tana del leone”. Così come Pamela, la ragazza che si è fatta mettere incinta dal più piccolo dei fratelli Juan Batista, pagata dall’ambasciatore Olivares per avere un “orecchio attento” nella casa di Don Giovanni. Ad aumentare ancor più i sospetti dei Medici si aggiungerà la premonizione di Rodolfo II d’Asburgo durante una delle sue allucinazioni “Guardatevi dai corvi… Volano a frotte, neri, incontrollabili. Hanno un capo che li guida, li sprona e un monarca che li appoggia… Vedo invidia, sangue, la religione. Non la vera, ma il fanatismo crudele. È una setta? Sì!”
La combatterà soprattutto Don Giovanni, giovane biondo, alto, sul collo una catenella d’oro dalla quale pende una “sferetta porta aromi a forma di tritone in oro e smalto, con rubini, perle e un grosso granato”. Aiutato, in seguito, anche dal generale Ottavio Colonna e dal suo piccolo eunuco Alizeth (e qui preparatevi ad una sorpresa). Difesa personale e alleanze, dunque continuamente in giro tra gli stati amici a cercare appoggio, aiuto, ora con promesse, ora con favori e ricchi regali.
Romanzo ampio e complesso. Personaggi storici realmente vissuti e inventati ben costruiti e fatti vivere con pochi tratti efficaci. Ognuno con i suoi tic, le sue manie, le malattie che li tormentano (vedi, per esempio la gotta di Filippo II o la depressione di Rodolfo II). Complotti, intrighi, l’assassinio, il potere, lo sfarzo, gli abbigliamenti, i banchetti, le cerimonie, l’amore, il sesso, angherie e umiliazioni (come la storia della bella Clelia Farnese, la “gemma” di Ferdinando de’ Medici) ma anche l’amicizia, la devozione, il sacrificio, la commozione che può nascere all’improvviso da una scena inaspettata, da qualcosa che colpisce nel profondo, una piccola luce nel buio di tanta grettezza e crudeltà. In giro tra i palazzi più potenti ma anche in bettole malfamate e avventure all’aperto dove si rischia la vita, come durante una lotta sanguinosa contro i lupi.
Capitoletti brevi alternati a quelli più lunghi in cui vengono espresse le intenzioni dei vari attori sulla scena. Lettura veloce, piacevole, che si avvale di una profonda conoscenza degli aspetti storici e sociali dell’epoca, ovvero ricerca storica e invenzione felicemente a braccetto lungo il racconto, dove grandeggia l’uomo con tutto il male e il bene che si porta appresso. Scontro finale che potrebbe preparare un altro seguito…
Di Patrizia Debicke vorrei ricordare L’oro dei Medici, Corbaccio 2009, L’uomo dagli occhi glauchi, Corbaccio 2010 e La sentinella del papa, Todaro 2013.

Le scelte imperfette di Manuela Costantini, Giallo Mondadori 2019.
“E lo vede. È proprio di fronte a lei. Un ragazzo legato per il busto con una corda che gli gira intorno al petto a uno di quei tavoli bianchi, scostato dal mucchio. Sandra lo guarda. Occhi negli occhi. Solo che quelli del ragazzo non ci sono più”. Siamo nel vecchio edificio dell’ex liceo da dove qualcuno è uscito poco prima correndo. Sandra cammina male dopo un incidente automobilistico ma deve arrivare al commissariato per dare l’allarme. Si ferma davanti allo studio dell’avvocato Filippo Dolci dal quale avrà l’aiuto desiderato.
Incomincia la storia con i suoi personaggi e gli eventi connessi. Filippo Dolci, dunque. Qualche spunto veloce. Avvocato, già detto, sposato con Lavinia, ha una figlia piccola Emma che ama teneramente. Basso, lo dice lui stesso, cappello Borsalino che non riesce ad indossare, ricordi della nonna sempre al centro dei suoi pensieri, la sua storia della pioggia, alla ricerca delle lettere di un certo nonno partigiano quando lui era bambino, apprensione per il suo grande amico Nunzio all’ospedale, la passione per il cibo e, dunque, da Osvaldo per la pizza più buona del mondo.
Gli altri: Pietro Ciccone, commissario di polizia; Saverio Tudini e Caterina Bernabè ispettori; il vicequestore Leone Nuvoli (preso da un bel libro di Dino Buzzati); Adele Scalzi medico legale; Nunzio Maiorani e Canella Ernani amici. Ognuno con la propria caratteristica peculiare di vita e di aspetto ben concretizzati.
Gli eventi principali: per ora tre omicidi in luoghi diversi; a un disgraziato sono cavati gli occhi, all’altro tagliate le mani, a un terzo le orecchie e non sarà finita… Perché prendere queste parti del corpo? Quale problema angoscioso e terribile si agita nell’animo dell’assassino? L’ospedale, tutto sembra girare attorno all’ospedale, anche perché gli uccisi vengono anestetizzati con il Diprivan… E Sandra, a un certo punto, ricorda qualcosa che le era sfuggito, qualcosa di bianco nella visione dell’uomo che correva via.
In prima persona il racconto di Filippo, in terza quello degli altri che si incrociano, si allacciano e convergono. Abbiamo il classico indiziato che scappa e viene messo in luce uno dei problemi attuali che agitano l’opinione pubblica, ovvero la legittima difesa (caso di Michele Corsini).
Un libro con domande infinite sull’uomo. Sulla sua malvagità (forse uccide perché non è felice secondo una suora), sulle sue scelte sbagliate o segnate dal Destino, sulla ricerca di un senso da dare alla vita. Le morti brutali restano quasi in secondo piano in un racconto dall’aspetto ugualmente concreto, brutale ma direi anche filosofico. Entrano nella scena vicende del presente e del passato individuale e collettivo come la guerra e la Resistenza. Importanti le scelte, ripeto, che bisogna fare “anche quando tutto sembra perduto”. Anche quando la vita ci appare “una grandissima, immensa, gigantesca fregatura”. Un personaggio questo Filippo Dolci che riesce, con la sua mitezza e bontà, a sfumare gli aspetti più neri dell’uomo. A fine lettura alziamo la testa e stringiamo le labbra. Qualcosa rimane.
Per La storia del Giallo Mondadori ecco Le copertine, quinta interessante puntata del nostro Mauro Boncompagni.

La notte non esiste di Angelo Petrella, Marsilio Farfalle 2019
Già conosciuto l’autore e il personaggio principale Denis Carbone in Fragile è la notte. Ecco cosa scrissi “Napoli, quartiere di Posillipo sotto un caldo boia. Fuma Rothmans e beve, a litri, cognac Macallan. Poi Maalox e Gastroloc a consolare lo stomaco. Fisico snello, capelli brizzolati, occhi azzurri, vita sballata tra scommesse, allibratori, ubriacature, scopate nelle ville dei ricchi da costargli la carriera e l’unica donna, Laura, che abbia mai amato. Via con la Clio, Bukowski, Moby Dick, Henry Miller e romanzi polizieschi nella piccola biblioteca. Carattere di merda. È lui, l’ispettore di polizia Denis Carbone”.
Questa volta niente caldo boia ma, alla vigilia di Natale, “un inverno inquieto” che è dire poco. Anche la Natura ci metterà di suo in una storia che incomincia con il ritrovamento del corpo di una bambina, sporco, tumefatto e seviziato. Ecco, allora, riemergere il terribile passato di Carbone: la perdita della sorella Alice, forse annegata in mare, forse rapita da qualcuno per sua colpa. Un assillo, un tormento che lo ha gettato in un baratro di vizio e disperazione. Nella sua vita, tra le altre, due donne: Teresa ex amante che gli annuncia di essere incinta, e Laura, un tempo anch’essa fidanzata, ora sposata con un altro dal quale vuole divorziare. Suo capo Lettieri, che gli fa girare le palle e il vice questore Tagliamonte deciso a incastrarlo per una vecchia vicenda non completamente chiarita in cui era stato coinvolto.
Qualche indizio come la caramella trovata nelle tasche dei pantaloni della morta, la nigeriana Salimah, a fare da esca per la vittima e il solito video che inquadra un sospetto con un particolare tatuaggio (il simbolo del Sole a cinque raggi) a dare impulso all’indagine in un ambiente davvero difficile: “Era un pezzo d’Africa trapiantato nel cuore dell’Europa, ma era l’Africa peggiore: quella della miseria, dei riti vudù e della gente prigioniera di un mare incurabile”. Tutto sembra ruotare attorno alla setta misteriosa del Culto del Sole Nero frequentata da uomini potenti. E arriva l’uccisione di un altro bambino mentre viene arrestato, addirittura, il suo capo Lettieri…
Verità e menzogna, apparenza e realtà si intrecciano e mescolano fra loro generando momenti di estremo dubbio e incertezza: chi è davvero questo?, chi è davvero quello? (non c’è da fidarsi di nessuno). In una Napoli disfatta dal gelo, dal vento, dalla pioggia e dagli uomini stessi dentro un groviglio vorticoso di eventi che si susseguono a ritmo serrato con continui colpi di scena (anche troppi) per un finale che ci prospetta una nuova avventura. Al centro il solito generoso Denis Carbone tra incazzature, ricordi penosi e incubi votato alla ricerca della verità dentro un’atmosfera esoterica che sembra vada di moda. Violenza contro violenza attenuata, in parte, dallo spicchio di luce d’amore di Laura e Teresa.

L’uomo che amava le nuvole di Paul Halter, Mondadori 2019.
Anno 1936. Pickering nel Somerset in Inghilterra. Un giornalista bizzarro, Mark Reeder, che ama le nuvole; una ragazza eterea, Stella, che svanisce nel nulla e predice il futuro; un vecchio maniero custode di storie e sciagure inquietanti. Il puzzle è già costruito per coinvolgere il criminologo Alan Twist e l’ispettore Archibald Hurst di Scotland Yard. E per attirare l’attenzione dei lettori. Soprattutto la mia.
O vediamolo più da vicino. Il giornalista Mark Reeder, dicevo, decide di andare in vacanza. Entra nella sua auto, segue le nuvole e arriva al villaggio costiero di Pickering nel Somerset. Qui incontra Stella, una bella ragazza di 20 anni figlia di John Deverell che si è suicidato due anni prima a causa del fallimento dei suoi affari. Si era buttato da una alta scogliera così come la giovane moglie Dorothy. I due vivevano in un maniero in cima ad una collina dove il vento soffia sempre, che fu venduto quando John morì e Stella iniziò a vivere con la sua madrina maestra Miss Patience Walsh.
L’incontro e la frequentazione (ci scappa pure un bacio) lo porta a scoprire altre soprannaturali “caratteristiche” della ragazza, ovvero la sua capacità di trasformare in oro strofinando certe pietre e la premonizione delle morti proprio il giorno esatto.
Gli altri personaggi della incredibile vicenda sono Charles Trent, frequentatore della locanda locale, Joseph Wilder pescatore, Kenneth Fish e sua moglie Amanda entrambi insegnanti, Thomas James vicario e l’attuale proprietario del maniero Gerald Usher che lì vive con il maggiordomo Jasper. Tutti a conoscenza di almeno una delle “doti” di Stella.
Ottima è la loro caratterizzazione partendo dai due principali diversi nel fisico e negli atteggiamenti. Hurst robusto, dal respiro pesante, il viso arrossato e una ciocca di capelli che ondeggia nei momenti burrascosi. Si agita, sbraita, inveisce, aspira continue boccate dal suo sigaro. Twist alto e magro, con magnifici baffi rossi, volto pacifico e sorridente, occhi azzurri di “un brillio malizioso” dietro un pince-nez con cordoncino di seta nera. Una specie di calma serafica che non disdegna i pasticcini a delineare un perfetto, ironico, contrasto. E poi, come detto, il vento che soffia minaccioso e le premonizioni delle morti che puntualmente avvengono. Eventi soprannaturali? Chi c’è dietro a tutto questo? La stessa Stella o chi per lei? Plot complesso, intrigante, brividoso, apparenza e realtà che si mischiano, chi è quello?, chi si nasconde dietro l’altro? Inutili tutti i tentativi organizzati da Hurst per scoprire le sparizioni improvvise di Stella (una fata? una silfide, secondo i dubbi di Mark?) e acciuffare l’eventuale assassino dopo la predizione funerea della stessa.
Dunque lungo tutto il racconto circola il mistero, l’arcano, l’impossibile, la morte ma anche l’amore. Spiegazione finale di Twist come nel più classico dei classici. E se non convince del tutto, data la complessità proposta, pazienza. La mano dello scrittore di vaglia c’è e si vede.
Per La storia del Giallo Mondadori ecco in arrivo L’era Tedeschi di Mauro Boncompagni. Non perdetela.

I Maigret di Marco Bettalli

Il caso Saint-Fiacre del 1932
Celebre, e anche giustamente, anche se è il libro in cui Maigret si dà meno da fare e meno dimostra la sua straordinaria sensibilità e intelligenza, limitandosi a fungere da spettatore privilegiato di un dramma cupo, che si svolge nel giorno dei Morti nel paesino dove è nato e ha passato l’infanzia. Il tema del ricordo è fondamentale in ogni pagina: la tomba del padre (si chiamava Évariste, intendente al castello dei conti di Saint-Fiacre), la bimba dagli occhi storti compagna di giochi e ora triste zitella, la grande chiesa dove il commissario aveva servito da chierichetto in tante gelide mattine… Sul piano del giallo, la fama è dovuta al fatto che l’assassinio (formalmente non perseguibile; e una domanda rimane, senza che Simenon si curi di dare spiegazioni: per quale motivo avvertire la polizia giorni prima?) è compiuto facendo morire la contessa di crepacuore con l’inserimento nel messale di un messaggio per lei terribile, che annuncia il falso suicidio del figlio; poi la trama va avanti in modo inerziale, con la figura del conte Maurice che cresce sempre di più, fino a prendere tutta la scena da mattatore: un triste trionfo, ma con la soddisfazione almeno di aver ripulito il castello delle meschine figure di imbroglioni e farabutti che vi si erano stabiliti, anche e soprattutto per colpa sua.

La casa dei fiamminghi del 1932
Ambientato a Givet, alla frontiera franco-belga, bagnata dalla Mosa con le sue chiatte e i suoi battellieri, e con l’usuale contorno di freddo, pioggia e nubifragi vari (Simenon ama Maigret quando il suo cappottone è intriso di pioggia e il suo eroe sta per prendersi un malanno, combattuto con un’incredibile quantità di grog e liquori assortiti), mentre le notazioni sulle differenze tra francesi e belgi si agganciano in tutta evidenza alla condizione stessa di Simenon, La casa dei fiamminghi è un Maigret strano, che pone innanzi tutto un quesito morale: è vero che il commissario, qui e altrove, mostra di avere una sua idea di giustizia che può contrastare con le procedure ufficiali, ma è corretto “salvare” l’assassina, una lontanissima parente (che tra l’altro l’aveva tirato in ballo senza alcun incarico ufficiale) che ha ammazzato con premeditazione – a martellate! – una povera ragazza per “motivi familiari” legati alla salvaguardia di un fragile e troppo amato fratello? Comunque, il dipanarsi della storia permette a Simenon di dispiegare la sua capacità di disegnare personaggi, tra i quali il ritratto di Anna, l’assassina, è ben riuscito.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Il pianto dell’alba di Maurizio de Giovanni, Einaudi 2019.
Ci sono voluti undici episodi della fortunata serie, ambientata negli anni Trenta del Novecento, per regalare a Ricciardi la speranza di un futuro. Poi finalmente la certezza di un sentimento ricambiato, un sereno matrimonio senza sfarzo, la sua volontà di tornare a Fortino, il castello avito, per il viaggio di nozze anche per presentare a quanto resta della famiglia sua moglie, la baronessa di Malomonte e proprio là concepire con reciproco amore ed estrema tenerezza una nuova vita. Il Ricciardi che esce una mattina dal portone di casa, per andare a coprire il turno domenicale in questura, non è più il commissario ombroso e solitario che abbiamo conosciuto. Ha imparato a sorridere, a gioire dei gesti affettuosi di Enrica, a ricambiarli. E infatti è un uomo e un poliziotto diverso il protagonista di Il pianto dell’alba. Sembra un’altra persona. E forse lo è. Perché la responsabilità è qualcosa che fa cambiare, nei sentimenti ma anche nelle reazioni di fronte alla realtà politica di quel periodo, che copre tre anni di vita del commissario fino al fatidico 1934. Nel 1934 in Germania ci fu quella che è passata alla storia come La notte dei lunghi coltelli, un notte di massacri organizzata per volere del Führer con il dichiarato intento di eliminare ogni ostacolo alla propria ascesa al potere. Nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 1934, infatti, furono eliminati i capi delle SA (Squadre d’Assalto) e gli avversari di Hitler all’interno del partito…
De Giovanni trasforma quel sanguinoso episodio della notte tra il 30 giugno e il 1 luglio. con la definitiva presa del potere in Germania del partito nazionalsocialista, nella causa incidentale e nel minaccioso sfondo della sua storia, riportando in scena Manfred, l’ufficiale nazista che aveva chiesto la mano di Enrica e Livia, la bella cantante vedova.
Ma ritorniamo al nostro vecchio amico e siamo contenti per lui. Enrica è la incontrastata regina del suo cuore e della casa. E infatti ogni volta che esce di casa e si allontana da lei, quasi in una muta confessione di amore, non fa che alzare lo sguardo per cercare il suo che lo segue dalla finestra. Sguardi, i loro, colmi di condivisa complicità. Perché Ricciardi, il trentaquattrenne da sempre provato da un grave fardello psicologico e che forse per la prima volta della vita sperimenta la dolce spensieratezza di un adolescente, oggi è un uomo felice. Dai giorni del Purgatorio dell’Angelo, la precedente indagine, Ricciardi ha aperto il suo cuore a Enrica e le ha affidato il suo pesante segreto (dono o condanna che sia): la sua angosciante capacità di saper cogliere gli ultimi istanti di chi sta per morire per cause innaturali. Lei lo ha ripagato offrendo appoggio, acquietandolo con comprensione e infinito amore. Contraccambiata. Tanto che Nelide, nume tutelare tuttofare del commissario, granitica nipote della vecchia tata morta, le spiega senza peli sulla lingua «Sì, vabbè, il barone, se mai ho visto uno che, parlando con rispetto, si è completamente scimunito per amore, è lui». Oltre al matrimonio, l’abbiamo preannunciato, Ricciardi sta per diventare padre. Una gioia infinita appena velata dal segreto timore che il nascituro possa ereditare il dolore insito nei suoi occhi verdi, invece della serenità e gioia di vivere che brilla in quelli di Enrica. Il sesso poi? Maschio o femmina, cosa che si scoprirà solo alla fine, è oggetto di discussioni e contrastanti interpretazioni tra Maria, madre di Enrica, e Nelide. Però, anche se il romanzo parte con un Ricciardi che esce disinvolto e appagato dal portone di casa avviandosi verso il lavoro, c’è il sottotitolo dell’indagine: «Ultima ombra per il commissario», che porta in sé la premonizione di un mutamento. Il pianto dell’alba narra infatti, come ha anticipato Maurizio de Giovanni, una storia molto articolata. Leggeremo che quella domenica mattina Ricciardi non arriverà mai in questura perché incontrerà il brigadiere Maione, che sta scortando la cameriera di Livia in lacrime e gli chiede di seguirlo. Ricordate Livia, l’amica cantante da sempre infatuata di Ricciardi, che da mesi esce con un tedesco, il maggiore Von Brauchitsch, che corteggiava Enrica? Tra loro è scoccato qualcosa, la sera prima erano a una gran festa, ma la cameriera di Livia, rientrando prima del previsto, li ha scoperti nel letto: lui morto, lei priva di sensi ma con in mano la pistola con la quale Brauchitsch è stato ucciso. L’immediato accertamento di Ricciardi e Maione, supportati dal dottor Modo, viene interrotto dall’arrivo della polizia politica fascista che li allontana e si accolla il caso. Ma se Ricciardi, Maione e Modo sentono di dovere a Livia almeno un’indagine senza preconcetti, sanno di avere a che fare con gente pericolosa, senza scrupoli e soprattutto servi del potere. E allora bisogna muoversi con grande discrezione, senza dare scandalo. Come? Tornano in scena i personaggi noti, il femminiello Bambinella trascinato dall’acume del brigadiere Maione, il fruttivendolo Tanino o’ Sarracino coinvolto nell’affare dall’intelligente logica contadina di Nelide, l’infinità generosità del dottor Modo a cui tutti devono qualcosa, l’impagabile contessa Bianca Palmieri, la vera grande amica sempre pronta a intervenire per Ricciardi. Come se in questo clima da fine di un ciclo, ciascuno di loro volesse offrire il meglio per contribuire alla soluzione del caso. Una trama complessa che naviga a vista nell’aspro clima di paura di quei tempi. E la paura allora attanaglia Ricciardi…
Una trama con un’indagine da brivido che vede implicati tanti burattinai, che va a intrecciarsi ad altre storie su diversi piani personali e professionali gestiti da agenti fedeli in contrasto, con sporche azioni biecamente premeditate da ambigue spie e personaggi equivoci. Come venirne a capo? Maurizio de Giovanni aveva fermamente dichiarato di voler chiudere la serie Ricciardi con questo dodicesimo episodio. Tuttavia solo l’idea ha messo in subbuglio i fan della serie. Ma poi sarà davvero la fine di Ricciardi? O piuttosto un lungo congedo? Sicuramente questo preciso ciclo narrativo di Ricciardi legato agli anni Trenta è finito. Ma in futuro? Chissa…

Il mistero del cadavere sul treno di Franco Matteucci, Newton Compton 2019.
Per i tipi della Newton risale in scena Lupo Bianco, al secolo l’ispettore Marzio Santoni, e noi torniamo in Val di Luce, straordinaria e fiabesca località montana (a me ricorda tanto l’Abetone e l’autore, nelle note finali, ammette tranquillamente qualche artistica correità). È comunque una spettacolare ambientazione per un ideale paese montano che Matteucci riempie di personaggi originali e decisamente intriganti. Cominciamo subito con Marzio Santoni, il gigantesco poliziotto dai lunghi capelli biondi, dotato di un odorato finissimo, che possiede una vespa rigorosamente bianca e vive nella sua baita immersa nell’incontaminato splendore della natura, priva di tecnologie moderne e comodità. E ci vive spesso con la piacevole compagnia di qualche bella ragazza di turno e sempre con quella di un piccolo zoo che comprende un riccio, un topo, Romeo una specie di efficientissimo cane poliziotto, un gattino (new entry), un pipistrello e una colonia di formiche. Passiamo ora alla sua squadra di collaboratori, cominciando dal suo vice e numero due Kristal Beretta, impavido pilota della Suzuki Samurai, nessuna condizione atmosferica potrà mai arrestarlo e che carbura divorando la vasta gamma dei cioccolatini Ferrero, per proseguire con l’anziano ma efficientissimo dottor Franzelli con l’hobby della pittura e l’irrinunciabile supporto del maresciallo Pieretti a capo del team della scientifica. Ci sarebbero anche le vedette clandestine, le “mirtillaie”, curiose vecchiette che tutto vedono e di tutti sanno, ma quelle tengono sempre la bocca chiusa. Al massimo diffondono voci. Figure caratteristiche, gente di montagna, dura, chiusa, grezza, non cattiva ma omertosa. Però per fortuna ogni tanto a dare una mano arriva il messaggio, profumato di Chanel n°5, firmato dalla misteriosa Coccoina. Dopo novene e preghiere in chiesa, in fervida attesa della gara maschile di Coppa del mondo, finalmente la neve fiocca abbondante (anche troppo) su Valdiluce e su alcuni segreti che intrigano Lupo Bianco e il suo vice. Coccoina ha scritto instillando sospetti sulla morte della giovanissima sensitiva Franca Berti, un cuore puro in grado, si diceva, di parlare con gli alberi. Ma la sua morte è stata davvero provocata dalla sua pur gravissima e letale malattia?…
I morti ammazzati si accumulano e Santoni e il suo vice, per riuscire a scoprire gli assassini, dovranno districarsi in una fitta ragnatela di illeciti, atti criminali e spaventosi omicidi, supportati anche dall’utilizzo di modernissime e fantascientifiche tecnologie. Ma ogni indizio che trovano, mostrando solo parte della verità, pare volersi intrecciare malignamente in un macabro gioco mortale. E mentre non aiuta certo la testarda omertà delle vedette, per fortuna la famosa Miss Coccoina, ha deciso di svelare la propria identità, intervenire e con la sua testimonianza indirizzare la svolta finale delle indagini. Imperdibili le atmosfere montane e il fine humour descrittivo nella presentazione dei vari personaggi, sia animali che esseri umani. E complimenti per l’ingresso di Valdiluce nel Guinnes dei primati per produzione della più grande quantità di vin brulé al mondo. Ben 2106 litri! Urrah! Franco Matteucci, alla prossima!

Le letture di Jonathan

Oggi vi presento Lo strano caso del ladro di notizie di Geronimo Stilton, PIEMME 2015.
Come tutte le volte Geronimo se ne sta tranquillo nel suo ufficio. Però questa volta, oltre ad essere molto tranquillo, è anche veramente soddisfatto perché è uscito il suo nuovo libro, un vero e proprio topseller. Ad un tratto entra in ufficio la sua segretaria Topella per comunicargli una cosa piuttosto importante. Il loro giornale, l’Eco del roditore, ha venduto solo dieci copie mentre la Gazzetta del ratto ne ha vendute molte di più per una notizia sensazionale in prima pagina. Geronimo, assai depresso, decide di andare a cena in un ristorante con la sua famiglia per tranquillizzarsi. Lì incontra Sorcello Panzana, un direttore de “La Gazzetta del Ratto”, che riceve una telefonata alle dieci in punto. È stato chiamato da qualcuno che gli ha comunicato una notizia sensazionale da mettere in prima pagina per il giorno dopo: un furto ad una fabbrica di formaggio. Il giorno seguente Benjamin, il nipotino di Geronimo, legge il giornale e capisce che qualcosa non torna… sono stati imbrogliati. Infatti la notizia è falsa!
Ma questa non è l’unica notizia falsa, ce ne saranno molte altre escogitate da Sorcello per vendere più copie, come il furto del pezzo di formaggio della Statua della Libertà di Topazia, che invece era stato messo in una botola sotterranea da Sorcello stesso e dai suoi collaboratori…
Geronimo riuscirà a far conoscere l’inganno di Sorcello a tutti e a vendere più copie?… Ogni tanto, cari lettori, anche voi, come lui, troverete sparsi degli indizi che vi aiuteranno a capire la truffa. In bocca al lupo!

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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