Il gioco del mai (Le gialle di Valerio 209)

Jeffery Deaver
Il gioco del mai
Rizzoli Milano, 2019 (orig. 2019)
Traduzione di Sandro Ristori
Giallo

Silicon Valley (ampia o ristretta che sia). Domenica 9 giugno 2019. Di mattina Colter Shaw è costretto a tuffarsi dal molo nelle fredde acque pacifiche, sta cercando di salvare la 32enne Elizabeth Chabelle, incinta di sette mesi e mezzo, all’interno di una cabina chiusa di una piccola vecchia barca da pesca (12 metri) che sta affondando. Prima ha infilato il braccio nell’oceano valutando la temperatura (circa 4 gradi), ha una mezz’oretta prima di svenire per l’ipotermia. La donna è stata rapita e lasciata lì dal Giocatore, è la terza vittima; per imperscrutabili ragioni si diverte a riprodurre la dinamica di un famoso videogioco. Colter lo sa, è arrivato da quelle parti due giorni prima per rintracciare quella che si è rivelata come la prima vittima, la studentessa 19enne Sophie Mulliner, poi rintracciata con perdite in una fabbrica abbandonata. La polizia sembrava poco interessata alla scomparsa e il disperato povero padre aveva offerto una ricompensa di diecimila dollari per chi l’avesse rintracciata. Colter fa quello di mestiere, il localizzatore, cerca le persone che qualcuno vuole ritrovare, valutando caso per caso, non accetta taglie, non lavora per criminali. Il padre gli ha insegnato l’arte della sopravvivenza in condizioni estreme o inattese; lui ha talento nello sviscerare ogni tipo di indizio e calcola le probabilità di ogni eventuale nesso di causa ed effetto. Ha 31 anni, parla solo sobrio e composto, sorride molto raramente; uno da non prendere alla leggera, sfiora il metro e ottanta, capelli biondi corti, occhi blu, spalle larghe, muscoli tesi, cicatrici su guancia, coscia e (più grande) collo; vive solo in un camper (Winnebago), se può gira in moto (Yamaha da cross). Tre giorni prima aveva rubato un fascio di carte nell’università di Berkeley, quindici anni prima il padre era morto, è convinto ci sia dietro qualche cospirazione o mistero, più o meno terribile. Rischiare non lo spaventa.

L’eccelso scrittore americano di thriller Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 1950), dopo altri cicli ed esperienze narrative (dal 1988) e lo straordinario successo delle 15 avventure della serie con Lincoln Rhyme (1997-2018), ben conosciuto in 24 lingue e oltre centocinquanta paesi, pure al cinema, ci propone un nuovo attraente personaggio. Il romanzo d’esordio è ottimo, meccanismi perfettamente oleati, il seguito è già in corso di stesura. Il titolo combina le regole paterne su cosa non fare “mai” con il “gioco” mortale nella finzione e nella realtà. La terza persona è fissa su Colter Shaw, il testo serve a presentarcelo a tutto tondo, esperto e allenato per l’educazione avuta e la vita già vissuta, eventi trascorsi e caratteri forgiati che vengono descritti via via, mentre è in azione, parla al telefono con amici e collaboratori, ricorda genitori (la mamma è viva e sta ancora alla Tenuta), fratello e sorella, ripensa a Margot, incontra vari guai e la rossa Maddie, la guida bella e competente nel mondo dei videogiochi durante i tre intensi giorni della Conferenza internazionale C3 del San Jose Exposition Centre. Lo scrittore si è molto documentato in argomento: concorrenza e spionaggio industriali, fasce e livelli di consumo, tipologie di clienti e mercati, concentrazione territoriale e mercato immobiliare connesso, innovazione tecnologica e rischi per la privacy, dipendenze e follie. Considera i videogiochi i suoi veri rivali rubando tempo alla lettura e ai libri. Colter non è povero, da dieci anni persegue una grande carriera di cacciatore di ricompense, rintraccia dispersi e fuggiaschi, oppure individui che cercano di far perdere le tracce. E prende un sacco di appunti, riempendo taccuini con una stilografica italiana: quando scrivi una cosa a mano, lentamente, quelle parole diventano tue, si conficcano nella mente e nella memoria. Beve spesso birra di marca (non vino) e segue la playlist di Tommy Emmanuel, il chitarrista acustico. Alla fine andrà a Washington o a Echo Ridge?

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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