Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Settembre 2019

Le foto…
Affidare la rubrica ad un vecchietto, per di più rinseccolito, è un rischio colossale. Prima o poi arrivano i ricordi. Non c’è niente da fare. O in forma di canzoni, come in una delle precedenti, o in forma di foto. Tutto è cominciato da una vecchia, vecchissima fotografia del 25/12/1937 in cui sono immortalate mia mamma e mia sorella con una dedica al mio babbo allora soldato nella guerra di Etiopia “Sempre ricordaci come noi ti ricordiamo. Tanti baci affettuosi” e relative firme. Da qui è nato un viaggio fotografico lungo tutto l’arco della mia vita. Da ragazzetto imberbe, adolescente, giovincello scherzoso, uomo, vecchietto rinseccolito. Insieme ad una marea di pose, volti, smorfie e sorrisetti che non vi dico. Fino ad arrivare alle facce di oggi, ovvero a quelle allegre e spensierate dei miei nipotini. Ricordi e ricordi…
Come passa il tempo!

Il castello dell’arsenico e altri racconti di Georges Simenon, Adelphi 2019.
Dopo Cronaca nera di James Ellroy mi ci voleva un libro gradevole, leggero e riposante. Soprattutto dal punto di vista della scrittura. E allora chi meglio del grande Simenon?
Trattasi di cinque racconti che hanno come protagonista il simpatico dottor Jean, detto anche il “dottorino” a cui capitano dei casi veramente particolari. Vediamoli in ordine…
La pista dell’uomo con i capelli rossi
Il racconto di un uomo dai capelli rossi stravolto, terrorizzato. Di Georges Motte al nostro dottorino. L’incontro con una donna affascinante e misteriosa, il loro appuntamento in una casa. Entra, non c’è nessuno, solo una voce soffocata proveniente da un armadio a muro. Lo apre e un vecchio coperto di sangue rotola sul tappeto. Tutti credono che sia lui l’assassino, l’uomo dai capelli rossi. Deve salvarlo. D’accordo, ma solo se resta chiuso in casa. Il morto ammazzato è un collezionista di arte al quale sono stati rubati i dieci pezzi più belli e di più alto valore. Ora bisogna scoprire la verità mentre Georges Motte, però, se ne scappa via…
L’Ammiraglio è scomparso
L’Ammiraglio è scomparso in mezzo alla strada in pieno giorno sotto gli occhi di tutti. Ed era pure grosso, “sui novanta chili e con la pancia prominente.” A metà di una discesa è sparito. Il nostro dottor Jean si trova sul posto a cercare di risolvere il mistero dopo aver ricevuto una lettera anonima: “Ti credi tanto furbo, ma scommetto che non sei capace di trovare l’Ammiraglio”- Scommessa accettata tra soldi che spariscono e soldi che arrivano…
Il campanello d’allarme
“Questo del campanello d’allarme fu forse il caso in cui il dottor Jean si avvicinò di più al famoso “delitto perfetto” tanto caro a tutti i criminologi.” Campanello d’allarme di un treno tirato da una donna che accusa Étienne Chaput di averla molestata. Ma non è vero, dice lui, e ora aspetta impaurito l’incriminazione ufficiale. Il dottor deve salvarlo. Solo che questo Etienne sembra proprio un bugiardo matricolato, il classico “testimone mendace.” Indagine pericolosa tra personaggi che non sono proprio quello che dicono di essere. E si rischia pure la vita…
Il castello dell’arsenico
Il nostro dottorino, appassionato di problemi umani e di enigmi, si trova in un castello “triste e polveroso, logoro, sbiadito, squallido” a fare delle domande precise al signor Mordaut. Ovvero “se è stato lei ad avvelenare sua zia Émilie Duplantet, poi sua moglie Félicie, nata Maloir, e infine sua nipote Solange Duplantet…”, perché sui tre cadaveri sono state trovate tracce di arsenico. Ci si aspetterebbe una reazione quantomeno accesa e invece ecco lì il signor Mordaut, simile in tutto e per tutto al suo castello, triste e malinconico, a spiegare i singoli casi. Un uomo sfortunato, dice lui. Ma, secondo il dottor Jean che con la memoria sta passando in rassegna gli avvelenatori e le avvelenatrici più celebri, non ce n’è stato uno allegro. Dunque… Di mezzo la classica eredità e arriva un altro morto avvelenato tra i membri della famiglia…
L’uomo delle pantofole
“Da una settimana si ripeteva ogni giorno la stessa scena. Il cliente guardava Gaby con grande dolcezza come un innamorato timido, e si toglieva la scarpa sinistra mentre lei andava a prendere una pila di scatole.” Scatole con le pantofole che lui sceglie solo un istante prima della chiusura. Fino a quando un giorno si affloscia su se stesso. Gli hanno sparato al petto e nessuno, in quel grande magazzino, ha sentito niente! Per la polizia l’opera di un professionista. Urge dare una controllata alla sua abitazione dalla quale si evince che sembra vivere in beata solitudine. Piccolo particolare: ultimamente sul suo conto in banca i versamenti sono diventati molto cospicui, mentre nei grandi magazzini sono aumentati i furti di oggetti di valore. Qualcosa non quadra per il dottorino…
Cinque racconti lievi, leggeri, ironici pur tra morti ammazzati. Un fluire dolce e riposante anche nei momenti di maggior pathos e tensione. Tutto merito di una scrittura precisa, puntuale, ben dosata, senza una parola di troppo a creare un intreccio, un’atmosfera particolare, a sbozzare personaggi che rimarranno vivi con pochi tocchi. Personaggi che spesso sembrano essere quello che non sono. Al centro della scena, senza ingombrare troppo, il simpatico, stravagante, arguto (e chi più ne ha più ne metta) dottor Jean che pensa, rimugina, si immedesima nelle vicende fino all’accendersi della lampadina, fino a scoprire il dettaglio che lo porterà alla soluzione. In contrasto, magari, con il commissario Lucas, tra una buona mangiata e una ricca bevuta di Calvados. E il movente di tanti morti ammazzati è quasi sempre lo stesso: soldi, soldi, soldi come recita una attualissima canzone italiana.

Sei donne e un libro di Augusto De Angelis, Il Giallo Mondadori 2019.
Milano anni Trenta. Per il commissario De Vincenzi della Squadra Mobile una lettera con un pacco misterioso trovato da uno spazzino e una strana telefonata, interrotta, di una donna che chiede aiuto. Nel pacco un camice bianco e quattro ferri chirurgici, tra cui un bisturi macchiato di sangue. Proprio il primo giorno di primavera. Se a questo si aggiunge l’assassinio di un noto chirurgo e senatore con due proiettili nel cranio trovato nella bottega di un libraio, allora le cose cominciano ad avere un senso, un collegamento. Ci sarà da lavorare, mentre ogni tanto il nostro giovane commissario, neppure trentacinquenne ma che si sente già vecchio, ripensa alla sua casettina di campagna nell’Ossola dove vive ancora la madre. Ora abita a Milano con la domestica Antonietta che gli aveva fatto da balia.
Subito le indagini. E subito il nostro è colpito dal senso dell’illogico “con quel cadavere troppo elegante, troppo nobile e raffinato, disteso tra la polvere delle stanzette, tetre come il fondo di una palude. Melmose. Il contrasto urlava” e manca il suo cappello. Perché?… I primi incontri e colloqui: con la bella moglie del morto che sviene; con la sua altrettanto bella infermiera americana; con la domestica che sviene anche lei; con il dottor Verga fidanzato dell’infermiera; con il dottor Alberto Marini, amico dell’ucciso dal quale apprende che entrambi facevano delle sedute spiritiche attraverso una medium molto brava. Dunque l’assassinio di un noto chirurgo senatore, Ugo Magni, a cui piaceva andar dietro le sottane (viene a sapere anche questo), che praticava lo spiritismo e, aggiungo, un volume mancante nella libreria, ovvero la “Zaffetta”, poema erotico del 1531 attribuito falsamente a Pietro Aretino. Uhmm… c’è di che pensare, tanto più che arriva a trovarlo anche la ragazza della telefonata, anch’essa bella (non ci sono donne brutte in questa avventura “tutta impregnata di erotismo”), ex fidanzata innamorata del dottor Verga “preso” ora dall’infermiera americana che racconta l’episodio dello scontro del dottore con l’ucciso.
Tanti indiziati, tanti che volevano la morte del senatore sottaniere. Dubbi, incertezze, assilli, dato che la mente diabolica dell’assassino ha creato “una macchina impeccabile… tutte le rotelle al loro posto”. Addirittura “è un artista! Un inventore!” si trova ad urlare. Nella sua indagine procede soprattutto per intuizione guidato da “un senso nascosto e sconosciuto” che mette a fuoco fatti minimi e indizi microscopici. Non crede “all’evidenza degli indizi” più di quello che crede alla certezza delle prove. “Nessuna prova era certa e tutte lo erano”. Criticato dal superiore per questo metodo psicologico, perché “la sua psicosi del delitto è una pazzia!”, “Che cosa ha nel cervello, De Vincenzi!”.
Arriva un altro morto ammazzato. Forse aveva intravisto qualcosa, forse sapeva troppo e il caso si complica ancora di più. Addirittura un confidente della polizia accusa dell’omicidio un avanzo di galera, innocente secondo il commissario. Ma non c’è tempo da perdere, gli hanno dato otto giorni per chiudere l’inchiesta. Occorre far uscire allo scoperto l’assassino, occorre, ma sì!, una nuova seduta spiritica con lui presente… E ora anche il libro pornografico rubato assume ai suoi occhi “un significato netto e preciso.”
Ci siamo. E non manca neppure il Caso, questa volta con la C maiuscola, a completare il quadro. Scrittura netta, pulita, essenziale ricca di molti dialoghi, qualche breve tocco di umorismo e un ritmo incalzante che ci porta lungo una Milano ora lussuosa, ora popolare. Lettura decisamente piacevole con il passato che ritorna funesto nell’animo di qualcuno quasi un piccolo omaggio a Freud.
Il libro mi ha dato l’occasione di rileggere Un secolo in giallo di Maurizio Pistelli, Donzelli Editore 2006, ottimo excursus sulla storia del poliziesco italiano dal 1860 al 1960, soffermandomi in modo particolare sul nostro autore. E già questo è un altro piccolo merito.

Svanita nel nulla di Ethel Lina White, Il Giallo Mondadori 2019.
“La storia della presunta scomparsa di Evelyn Cross era troppo incredibile per essere vera. In base alle prove, lei era scomparsa nel nulla poco dopo le quattro di un nebbioso pomeriggio di fine ottobre. Un attimo prima era lì, in carne e ossa: una bionda alla moda di diciannove anni che pesava circa cinquantatré chili. Ma un attimo dopo non c’era più.”
Vediamola più da vicino questa storia. La sparizione avviene in un edificio del XVIII° secolo a Mayfair, ovvero a Pomerania House, rinominata così dal proprietario, il maggiore Pomeroy. Qui la signorina Evelyn Cross sparisce all’interno dell’appartamento n°16 dove abita la chiaroveggente madame Goya. La quale dichiara di averla vista sulla soglia e poi svanire subito dopo averle detto di scriverle per un appuntamento. La ragazza non è stata vista nemmeno dal padre che sta parlando con Pomeroy proprio davanti alla porta, né dal portiere dello stabile, né dalla signorina Simpson che è con lui. E nemmeno da Viola Green abitante di fianco al n°15 e dalla signorina Power del n°17. Incredibile!…
Raphael, non volendo di mezzo la polizia, chiama a risolvere l’enigmatico mistero l’investigatore privato Alan Foam diventato duro e cinico con il passare del tempo e convinto “che la specie umana si fosse evoluta nel tipo più letale di sanguisughe parassitarie”. La casa della veggente è messa sottosopra ma non viene trovato nessun passaggio segreto. Solo “un paio di scarpe femminili alla moda, dai tacchi molto alti” nel retro di una pendola. Sono di Evelyn. Perché?… Intanto Foam scrive le sue prime annotazioni su un taccuino che verrà in seguito molto utile.
Raphael Cross, intenerito da Viola, le trova un buon lavoro come dama di compagnia nella casa degli Stirling milionari con il compito di seguire la figlia Beatrice che ha già due guardie del corpo. Arriva un altro fatto tragico: una vecchia amica di Cross, Neil Gaymor, (qualche sua frase particolare che evidentemente colpisce qualcuno) verrà ritrovata morta investita da un auto. E qui il dubbio, una discrepanza, qualcosa che sfugge a Foam “un qualcosa che lo infastidiva come un capello contro la guancia”. Ma che cosa?…
Ed ecco un biglietto di Evelyn dove annuncia che tornerà lunedì, poi la richiesta di un riscatto di cinquemila sterline, l’intervento necessario della polizia e infine il ritrovamento della stessa trovata uccisa, colpita alla testa e strangolata nell’albergo, con un biglietto che accusa proprio l’intervento della polizia. Ora potrebbero essere in pericolo anche Beatrice e Viola. E infatti la prima sparisce proprio al numero 16 dove è andata per farsi predire il futuro…
Caso incredibile, difficile, difficilissimo ma Alan Foam è un lottatore, uno che non si lascia intimorire. Con l’aiuto di Viola che, al primo contatto, gli provoca “un trasporto improvviso”. Chi ha architettato tutto quanto? Come è possibile sparire all’improvviso per ben due volte nella stessa casa? Alla fine il nostro detective spiegherà l’intricatissimo ambaradan come nel più classico dei classici. Paura, mistero, cupidigia, crudeltà e un pizzico di sentimento in una storia terribile dove fanno gola certi diamanti.
Per I racconti del giallo, Omicidi nella nebbia di Andrea Delle Sedie, Alessandro Napolitano e Fiammetta Rossi.
Vigevano 1921. In prima persona dall’agente investigativo Ferruccio Busecchi. Due ragazze uccise trovate dal camparo. Elisa e Teresa di quattordici anni del Pio Istituto. I vestiti e le mani puzzano di resina. Altra ragazza uccisa nelle prigioni del castello sforzesco, Cristina Hertz. Incinta. Caduta dalle scale. Due casi diversi. Risolti anche con gli incubi della passata guerra che tormentano Ferruccio. Gradevole.
Per i 90 anni di Giallo Mondadori la settima puntata Gli Italiani di Mauro Boncompagni.
Dedicato ai nostri autori: Varaldo, Montano, Spagnol, Vailati, Mariotti, De Stefani, Lanocita, D’Errico, De Angelis e ho ritrovato perfino lo storico Giorgio Spini con il quale mi sono laureato. Che ricordi!

I Maigret di Marco Bettalli

Liberty Bar del 1933
Qui siamo in Costa Azzurra, descritta un po’ incongruamente come già caldissima, nonostante si sia solo a marzo. I fondali vacanzieri, quasi irreali, di Antibes e Cannes sono presenti quasi a ogni pagina e irretiscono Maigret, che peraltro non li ama affatto. La storia ha un certo fascino e si basa, ancora una volta, sul contrasto, centrale in Simenon, tra il mondo “ufficiale” di chi lavora, ha successo, fa soldi, e il mondo degli emarginati che vive intorno alle persone “per bene”. Il personaggio centrale è appunto un australiano smisuratamente ricco che, lentamente e inesorabilmente, “passa il confine”, riducendosi a vivere reietto, più o meno circondato da quattro donne da corte dei miracoli, fino a essere ammazzato per gelosia da una di esse. Certo, verrebbe da chiedersi perché preferire un vecchio ubriacone che si circonda di prostitute, ex-prostitute, vecchie laide senza fare assolutamente nulla tutto il giorno, al figlio “perfetto” che ha studiato forse a Oxford, amministra miliardi, è sempre correttissimo e a suo agio in ogni circostanza. Tant’è: Simenon ha fatto la sua scelta, e Maigret, ancora una volta deus ex machina (e divertentissimo in alcune scene da incorniciare) salverà la sua triste eroina dalla galera (anche se è condannata a morire entro poco tempo…), non incriminerà nessuno e farà addirittura in modo da far recapitare un po’ di soldi al misero circo che aveva vissuto con il riccone decaduto.

L’ombra cinese del 1932
Un palazzo di place des Vosges in cui abitano – a piani diversi – famiglie della piccola e grande borghesia (incredibile per noi immaginare oggi famiglie modeste che abitano in place des Vosges…). L’inchiesta novembrina, con la solita pioggia d’accompagnamento, per la morte di un piccolo industriale che si è fatto da sé, si svolge tutta lì, tra giovani debosciati, ambasciatori sussiegosi, portiere impiccione, modesti impiegati repressi e la solita ballerina mantenuta che Maigret adora. La storia gialla non è granché: indimenticabile invece la figura dell’assassina, vero e proprio archetipo della piccola borghese sfortunata e terribilmente rancorosa, tesa spasmodicamente tutta la vita a raggiungere un livello di vita “da signora” e che, visto fallito anche l’ultimo, disperato tentativo, non trova altra via che impazzire per trovare un minimo di pace nella perdita della ragione. Un Maigret un po’ statico, ma meravigliose le descrizioni degli interni e del modestissimo train de vie della famiglia protagonista, i Martin, per cui Simenon mostra ben poca pietà umana: per lui, i piccolo-borghesi sono comunque borghesi, e dei peggiori: meglio l’ambasciatore, almeno ha un po’ di eleganza…

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

La signora Holmes di Susanna Raule (integralmente disponibile su Wattpad)
Una storia, una fiction, una lunga e forse mai immaginata finora storia rigorosamente personale su Sherlock Holmes, marito e padre mancato. Ma chi mai può vietare di scrivere una possibile trama che veda Sherlock Holmes sposato? Una storia in cui una leggerissima sfumatura gialla è data anche dalla presenza femminile ufficiale nella vita del celeberrimo investigatore? E allora scende in pista Susanna Raule, psicologa e psicoterapeuta della Spezia, e crea ad hoc un fittizio e convincente scenario familiare nello spazio e nel tempo in cui sviluppare la sua trama. Dunque la signora Holmes sarebbe la moglie del celebre Sherlock e l’autrice coglie questo spunto, che potrebbe sembrare pretestuoso, per sfidare la questione femminile in quell’epoca confrontata a una società in continuo e rapido mutamento quale era allora la vittoriana e che per alcuni aspetti potrebbe richiamare l’attuale…
Non ci sono cadaveri in La signora Holmes a parte forse, si spera, quello di Moriarty, il crudele nemico scomparso nella cascata svizzera. E invece è un’indagine sentimentale sul sofferto legame matrimoniale di due persone brillanti, generose e magnifiche. Un libro a tratti molto esplicito sul rapporto tra i sessi e tutto il male o il bene che può scaturirne. E su un corretto rapporto tra uomo e donna, in quanto non sempre, come scrive con acume l’autrice “è cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie” e, specialmente, non sempre una donna sta cercando uno scapolo.

L’isola delle anime di Piegiorgio Pulixi, Nero Rizzoli 2019
In una Sardegna in cui convivono millenarie tradizioni, attribuibili addirittura a un’antica era del bronzo preceltica, per un ristretto nucleo di abitanti, che seguono ancora le stesse regole, l’unica vera Divinità è la terra. La mitica, implacabile e insaziabile Madre Terra che devono, se necessario, propiziarsi anche con mostruosi sacrifici umani (o meglio assassini rituali, perpetrati ancora tranquillamente in diversi paesi africani quali Kenia, Uganda, Niger e più segretamente, si dice, in alcuni stati americani). Inimmaginabili, orribili e crudeli riti atavici, ma esistono. Nella Barbagia, la regione storica della Sardegna dove l’agropastorale popolazione indigena trovò rifugio in seguito a invasioni esterne, in parte dei comuni della provincia di Nuoro, in quelli del Goceano (provincia di Sassari) e in parte del medio-alto oristanese vige ancora l’ancestrale e omertoso codice barbaricino della vendetta a tutela dell’onore e della dignità dei singoli. Codice che spiega e definisce le offese subite, dall’insulto personale al furto e all’omicidio, decretando le relative sanzioni. Per esempio, nel caso di un furto di bestiame, non sarà il furto in sé a costituire danno, ma il significato intrinseco legato al crimine: la perdita dell’autosussistenza della famiglia offesa, che avrà diritto a una vendetta proporzionata al danno subito. In pratica l’individuo derubato avrà diritto a rivalersi commettendo a sua volta un furto di bestiame.
E Pulixi parla e scrive della stessa Sardegna, la stessa terra dove si è cercato di sostituire le certezze nuragiche della Madre Terra con il potere del Dio industriale nell’imprescindibile e moderno ideale del progresso, portando questa stupenda isola, da sempre afflitta da una non facile condizione socio-economica, a prestare orecchio al soave canto delle sirene dell’industria…
Con L’isola delle anime Pulixi ha affrontato coraggiosamente un romanzo e due storie, concepite e scritte su due diversi e paralleli binari narrativi. Due storie entrambe crudeli e feroci, che necessariamente si incontrano, si sfiorano, in cui la più arcaica, legata alla tradizione dei luoghi, diventa la causa scatenante ma non necessariamente il campo di battaglia della complessa e sofferta indagine poliziesca. Un’indagine che, riportando in ballo una serie di irrisolti e spaventosi cold case che risalgono a oltre ben cinquant’anni prima, metteranno l’isola sotto il fuoco dei riflettori. Un mostruoso delitto avvenuto vicino a Carbonia, vittima una giovane donna di appena ventidue anni e tutte le stigmate di un omicidio sacrale, metterà in pista una strana coppia di poliziotte in fase di rodaggio composta dall’ispettore capo Mara Rais e dall’ispettore capo Eva Croce che si sono ritrovate insieme nel limbo della Sezione Delitti insoluti presso la questura di Cagliari…
Certo è che L’isola delle anime è un romanzo bello ma molto duro, a tratti selvaggiamente feroce, macabro addirittura, con la sua ineluttabilità di un cerchio sempre obbligato di vita – morte, quando poi proprio quella morte possa farsi garante di una nuova vita, sia fisica che spirituale.

Musica sull’abisso di Marilù Oliva, Harper Collins 2019.
Dopo Le spose sepolte arriva Musica sull’abisso, secondo indovinato capitolo della saga di indagini di Micol Medici, ispettore di polizia poco più che trentenne che, in virtù del suo contributo alla soluzione del caso di Monterocca, ha chiesto il trasferimento alla Squadra Mobile di Bologna ed è stata accolta a braccia aperte dal vicequestore, il bellone Giuseppe D’Aquila, dirigente della sezione Omicidi e dal suo numero due, il commissario Attila Tarantola, piccolo di statura, zoppicante ma cervello fino. Indubbiamente un successo professionale, ma il suo lavoro non è facile e la costringe a confrontarsi ogni giorno con un mondo abbastanza maschilista, peggiorato dall’arrivo in squadra della sua invidiosa mosca tze-tze, il sovrintendente Jacobacci. Ma la nostra Micol non si demoralizza, tira dritto e, pur sottoposta al costante e sfibrante stalking di una madre invadente, va avanti per la sua strada forte della risolutezza e di un puntuale e rigoroso metodo scientifico, che vede la ripetuta stesura di una serie di “pittini”, specie di schemi e di appunti, aggiornati e modificati di volta in volta. La sua vita privata ha subito un’interessante svolta sentimentale: ora è coinvolta in una soddisfacente relazione con un ricercatore di origini albanesi che lavora per l’Azienda Farmaceutica di Monterocca. Proprio al ritorno da un felice week end in collina Micol Medici viene convocata dal commissario Tarantola che si è appena trovato tra capo e collo una denuncia da parte della signora Smeralda Nanni: lo strano caso di sua sorella Gwendalina Nanni, giovane imprenditrice bolognese residente a Padova, scomparsa a febbraio dell’anno prima (2018). L’ultima volta che Gwendalina era stata vista viva, era mattina presto e stava correndo come al solito lungo gli argini del Bacchiglione prima di andare in ufficio. Un mese dopo il suo cadavere era stato ritrovato straziato dall’acqua in un’ansa del fiume. La sua morte era stata archiviata come suicidio dalla polizia di Padova, ma secondo la famiglia la ragazza non aveva alcun motivo di togliersi la vita e anzi, secondo la sorella, Gwendalina è solo l’ultima vittima di un omicida che ha eliminato in qualche modo tante altre persone, tutti allievi della stessa classe di un liceo storico di Bologna, il Marco Tullio Cicerone, frequentato solo dalle famiglie bene della città. E in effetti la quinta superiore, la vecchia classe di Gwendalina Nanni, sembra implacabilmente condannata da un infausto destino…
Molto intrigante la scelta narrativa di far rievocare in prima persona alle diverse vittime, nell’avanzare della trama, le ore o i minuti vissuti prima della morte, trasformandole quasi in mitiche offerte al sacrificio. Ma Marilù Oliva va molto oltre con la sua avventura gialla e non si fa scrupolo di trattare temi scomodi, quali il senso di inadeguatezza che può frenare, l’importanza attribuita a certe scelte comportamentali, il sempiterno valore dell’arricchimento fornito dalla cultura e dell’istruzione, purché non utilizzato per prevaricare gli animi altrui. Temi magari nascosti dietro l’angolo, ma reali e che non devono mai essere separati dall’essenza umana. Certo è, e sia detto comunque a valere per tutti noi, che ciò che siamo oggi sia la logica conseguenza di ciò che abbiamo – o non abbiamo – ricevuto.

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi vi presento qualcosa di nuovo, ovvero Diario di una Schiappa. Guai in arrivo! di Jeff Kinney, Editrice Il Castoro 2014.
Questo libro, narrato in prima persona da Greg, una “schiappa” che frequenta la terza media, è diverso dai soliti, ovvero un misto di scritto e di vignette molto buffe. La sua scuola organizza il Ballo di San Valentino, quindi deve procurarsi una ragazza. Prova con molte ma tutte lo respingono. Però pochi giorni prima della festa il suo migliore amico Rowley gli comunica che Abigail, una loro compagna di classe, non ha nessuno con cui andare al ballo perché il suo compagno ha un impegno. Quindi i due amici decidono di andarci insieme alla ragazza. Mentre si preparano Greg nota una macchiolina rossa sul mento del suo amico. Ha la varicella, ma Greg gliela copre con una sciarpa. Poi partono con la macchina del babbo di Rowley e passano a prendere Abigail. Dopo aver mangiato in un ristorante del centro vanno in palestra, dove si svolgerà il ballo. La festa inizia e Greg e Abigail si mettono a ballare… Andrà tutto bene per la nostra schiappa? O tutto si risolverà nella sua solita sfiga? Leggere per sapere…

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

2 thoughts on “Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Settembre 2019

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