Nero a Milano (Le gialle di Valerio 211)

Romano De Marco
Nero a Milano
Piemme Milano, 2019
Noir

Milano. Marzo 2019. Marco Tanzi e Luca Betti sono veri amici. Marco è un ex poliziotto (prima bravo, poi corrotto), ex carcerato (quasi otto anni), ex barbone, ora solitario investigatore privato con regolare licenza in un piccolo vecchio ufficio; un po’ per caso da circa un anno gli affari hanno cominciato a girare bene, possiede gli agganci giusti un po’ ovunque, guadagna circa il triplo di uno stipendio da commissario; quasi 50 anni, un metro e novantotto di muscoli, si allena regolarmente, ha affittato un bel trilocale perfettamente ristrutturato (valore due milioni di euro), gira in Jeep Grand Cherokee nera, non ha più fiducia né speranza: “la vita è solo un’inutile fiera del dolore, dove non c’è spazio per nient’altro”. Luca è uno stanco commissario di polizia quasi 49enne, nervoso e irascibile, senza più spinta ideale o emotiva, se non quella di fare il proprio lavoro, sempre (meno) sulla retta via e sempre (più) incerto sul futuro; separato, un metro e ottantasei per 87 chili, poco sovrappeso, vive solo, mantiene un complicato rapporto con la figlia universitaria Sara, gira in Qashqai grigio. Marco e Luca un tempo erano una formidabile coppia di sbirri, dopo dieci anni senza vedersi si sono ritrovati quando Giulia, la figlia 18enne di Marco, fu rapita e Luca si spese bene per salvarla dal peggio. Ora si aiutano a vicenda, ognuno per i propri casi, e non solo. Da Marco si presenta una splendida signora borghese chiedendogli di ritrovare il figlio Davide appena maggiorenne, se ne è andato fra i clochard, ha un disturbo emotivo comportamentale con tratti schizotipici di personalità; in quei giorni però qualcuno ammazza proprio i senzatetto. A Luca vengono imposte sedute dallo psicologo, pur dopo aver risolto un caso di traffici illeciti e dovendo ancora indagare su una coppia trovata carbonizzata in un villino abbandonato, dopo che era morta la loro figlia e si era probabilmente suicidato il nonno. Le indagini si intrecciano, questa volta sarà Marco ad aiutare Luca per Sara.

Romano De Marco (Francavilla al Mare, 1965) è un professionista della sicurezza integrata (persone, valori, dati) negli istituti di credito, da circa un decennio pubblica interessanti romanzi e racconti di successo, questo è il terzo della serie milanese (dove De Marco non vive ma opera) su Tanzi e Betti. Lo sfondo è quello del noir metropolitano inquinato (da cui il titolo): azione e reazione, violenza e vendetta, affetti e tradimenti, con epilogo sorprendente ma non troppo. Come in altre occasioni la narrazione è mista: Marco e Luca sia in prima persona che in terza; Davide in corsivo e in prima pudica e breve; in terza e prima Luisa Genna, la collega poliziotta appena trasferitasi alla squadra Anticrimine, una quarantenne magra e alta, capelli biondi corti, molto malata; più raramente altre situazioni in terza; una confusione di ruoli e climi ottimamente orchestrata, pur se non sempre del tutto leale con il lettore. L’autore è molto attento sia nella informata descrizione degli ambienti dei clochard milanesi, delineandone anche alcuni personalità in qualche modo esemplari, sia nella sentita introspezione dei casi umani studiati nella malattia e nel dolore. Marco finisce per innamorarsi della 38enne Diletta madre di Davide, ne ha evidenti ragioni, pur se non sa capacitarsene; purtroppo la sua festa di compleanno si fa col prosecco. Aspro il confronto fra Luca e Luisa sullo snobismo musicale, entrambi sono in una giustificata fase ispida e intrattabile, però si trovano pur d’accordo su qualche cosa.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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