Chi siamo e come siamo arrivati fin qui (Le varie di Valerio 104)

David Reich
Chi siamo e come siamo arrivati fin qui. Il DNA antico e la nuova scienza del passato dell’umanità
Raffaello Cortina, 2019 (orig. 2018)
Traduzione di Giancarlo Carlotti
Scienza, genetica

Vita umana. Dal principio. Grazie alla possibilità di estrarre il DNA dalle ossa antiche ormai sappiamo che le persone che vivono oggi in un qualsiasi dato posto non discendono esclusivamente da coloro che vivevano nello stesso posto nel lontano passato. Le popolazioni hanno avuto un ricambio continuo, la mescolanza di gruppi estremamente differenziati è stata un fenomeno ricorrente, le popolazioni a noi contemporanee sono una miscela di quelle passate, che erano miscele a loro volta. Oggi tutti i circa 7,7 miliardi di sapiens siamo figli di mescolanze e migrazioni, io direi meticci. Fatta salva una più remota comune origine africana (comunque non pura), certo la formazione dell’attuale popolazione dell’Eurasia è stata favorita dalla diffusione dei produttori di cibo. Sia in Asia che in Europa una massiva migrazione di agricoltori dall’Oriente di 9000 anni fa si mescolò ai cacciatori-raccoglitori, dopodiché una seconda migrazione dalle steppe euroasiatiche di 5000 anni fa portò un diverso tipo di DNA e probabilmente anche le lingue indoeuropee. Le stesse popolazioni nativo-americane precedenti all’arrivo degli europei avevano un corredo genetico proveniente da plurime importanti ondate migratorie dall’Asia. L’ascendenza est-asiatica deriva dalle grandi diaspore delle popolazioni provenienti dal cuore agricolo della Cina. Ovunque e sempre hanno avuto luogo immense mescolanze di gruppi diversi, travolgenti sostituzioni ed espansioni demografiche, e anche scissioni e spaccature che non seguono la falsariga delle odierne differenze. La spiegazione su come siamo diventati ciò che siamo oggi va basata sulle migrazioni e sulle mescolanze del passato, possibilmente iniziando a studiare il genoma dei sapiens vissuti oltre 160.000 anni fa e ricordando sempre che le datazioni genetiche sono approssimative a causa dell’incertezza sul reale ritmo delle mutazioni umane.

Un grande scienziato italiano, Luigi Luca Cavalli-Sforza (1922-2018) ha fondato gli studi genetici sul nostro passato. Fra i suoi studenti e allievi vi fu David Reich (Washington, 1974), nato e cresciuto in una colta famiglia americana ebrea, oggi docente di genetica a Harvard. Reich ritiene che molte delle asserzioni del suo maestro si siano successivamente rivelate imprecise o errate, ma essenziale e imprescindibile fu e resta l’idea di integrare gli studi di archeologia, linguistica e storia, per ricostruire le grandi migrazioni del passato basandosi sulle differenze genetiche delle popolazioni odierne. Il laboratorio di Reich è ora uno dei più rinomati al mondo per le ricerche sul DNA antico, avendo innovato molto per tecnologia, metodiche, modelli, costi; dopo decine di saggi scientifici pubblicati soprattutto durante l’ultimo decennio, nel 2018 l’autore ha riassunto i più significativi risultati delle ricerche proprie e di altri rispetto all’origine delle specie umane e soprattutto di noi sapiens. Interessantissimo. Il libro è diviso in tre parti, nella prima (“la storia profonda della nostra specie”) spiega che il genoma umano non fornisce solo tutte le informazioni necessarie all’ovulo fecondato per svilupparsi, ma contiene anche dati abbastanza certi su dove e con chi evolvemmo nella notte dei tempi. La seconda parte (“come siamo arrivati dove ci troviamo oggi”) fa il giro di tutti i continenti del Pianeta mostrando con date e percorsi come sempre e comunque le popolazioni umane sono state connesse, in Africa come in Eurasia, in Australia come nelle Americhe, mai isolatesi del tutto, nessuna esistente in forma non mista, talora alcune in contatto con altre che non esistono più ma che hanno lasciato tracce. La terza parte (“il genoma rivoluzionario”) spiega che gli studi del DNA antico hanno svelato anche la storia millenaria della disparità di potere sociale tra le varie popolazioni, tra i sessi e tra gli individui. Molte chiare figure e illustrazioni, ricche note bibliografiche, ottimo indice analitico. Ribadito giustamente che la mescolanza è nella natura umana e che nessuna popolazione è, né può essere, pura, non sempre risultano convincenti quelle riflessioni finali sul fatto che nessuno conosca ancora la verità sulle vere differenze tra popolazioni codificate nei geni (e sembrano quasi alludere a una terza via tra razzismo e antirazzismo); l’esigenza di lasciare libera la ricerca è del tutto condivisibile, ma le argomentazioni appaiono meno approfondite, talvolta superficiali.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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