L’isola delle anime (Le gialle di Valerio 212)

Piergiorgio Pulixi
L’isola delle anime
Rizzoli Milano, 2019
Noir

Sardegna. Autunno 2016. Nell’estate 2017 l’ispettrice Eva Croce torna al santuario nuragico di Santa Vittoria e ripercorre gli eventi connessi all’indagine sull’omicidio di Dolores Murgia portata avanti meno di un anno prima insieme a quattro colleghi, ormai persi. Lei, occhi cerulei e carnagione diafana, lentiggini sul viso e piercing al naso, era arrivata a Cagliari come investigatrice specializzata in sette e delitti rituali, in forza presso l’Unità delitti insoluti del Servizio centrale operativo, l’élite della Polizia, già con stato di servizio di prim’ordine nonostante la giovane età, trasferitasi dopo un buon lavoro a Milano, da dove era scappata in seguito a una drammatica vicenda personale (e a un lungo congedo per malattia), non prima di aver colorato con tinta nera i bei capelli rossi. Deve coadiuvare l’attività della neonata e sperimentale Sezione delitti insoluti della Omicidi promossa dal bravo commissario capo Giacomo Farci. Sono solo in due, ha accanto l’ispettrice capo Mara Rais, capelli biondi e occhi celesti, intelligente e scorbutica, sempre elegante e sboccata, separata da un ricco potente penalista, convivente con la figlia studentessa tornata a dormire nel lettone con la madre, in rotta con il questore per ragioni anche personali. Affibbiano loro trenta delitti irrisolti, faldoni da spulciare nello stanzino del polveroso umido archivio, come fossero entrambe in punizione. La scomparsa e poi il tragico ritrovamento di Dolores Murgia nei dintorni di Carbonia le rimettono in pista. L’anziano ispettore capo Moreno Barrali è malato di tumore e demenza (gli restano pochissimi mesi di vita) ma è convinto che le modalità dell’omicidio richiamino due efferati delitti del passato, la prima vittima risale al 1975, la seconda al 1986, pure allora uccise la notte de sa die de sos mortos, la notte dei morti o delle anime, fra 1 e 2 novembre. Nessuna identificazione, né rivendicazione; zero testimoni, zero sospetti. Maschere e richiami relativi a sacrifici di vestali per propiziare divinità. Mistero.

L’autore e sceneggiatore Piergiorgio Pulixi (Cagliari, 1982) negli ultimi dieci anni si è sempre più affermato con acume e coraggio come uno dei più bravi scrittori italiani sulla scena letteraria europea. Dopo aver partecipato giovanissimo al Collettivo Sabot (animato da Massimo Carlotto), dopo la tumultuosa quadrilogia sul corrotto Mazzeo (nel nordest), dopo altre prove interessanti (e premiate) hard-boiled, spy-story, giallo, noir e thriller, ambientate a Milano e nella ricca Lombardia, torna ora con straordinaria efficacia nella natia mitica Sardegna. La narrazione è in terza varia su due differenti campi di battaglia che corrono paralleli: da una parte i vari investigatori (con rari brevi intermezzi su Dolores intrappolata e ferita), dall’altra parte i Ladu nella Barbagia superiore (la Valle delle anime dell’entroterra sardo), una rispettata stirpe di uomini violenti, selvatici, imprevedibili come belve, che hanno sempre preservato uno stile di vita antiquato, quasi primitivo, estraneo al consesso civile, pur con qualche inevitabile incrocio. Il titolo richiama i continui riferimenti interdisciplinari alle anime, come elemento unificante dell’intera isola. Frequenti le accurate descrizioni della Sardegna dal Neolitico (ovviamente non dal Paleolitico), presunti indigeni e protosardi, nuragici e neonuragici infervorati per la Nuraxia, una pseudoreligione, con al seguito potenti e acculturati (inconsapevoli del nostro essere tutti meticci), fra circoli megalitici e pozzi sacri, siti archeologici e riti carnevaleschi, messinscene e truffe. Pure nel capoluogo molti rimarchevoli luoghi da visitare, Iron Sky come sottofondo o altro. Dialetti e specialità dell’Ogliastra. Il rosso carignano del Sulsis, fil’ e ferru per chiudere alla grande.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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