Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2019

Agli amici giallisti-scacchisti tre blog da seguire:
SoloScacchi
Scacchierando
Unoscacchista
Ci troverete anche il sottoscritto.

 

Morte di un dottore di D.M. Devine, Il Giallo Mondadori 2018.
Silbridge in Scozia. “Ebbi la certezza che Henderson fosse stato assassinato solo due mesi dopo la sua morte. Se ora ci ripenso, credo di averne avuto la sensazione quasi dall’inizio…”. Chi parla e racconta in prima persona proprio all’inizio della storia è Alan Turner, socio del fu dottor Henderson che ha un incontro nello studio con il sindaco Hackett. Più scontro che incontro. Sul fatto che sta per arrivare Elizabeth, la bella seconda moglie del defunto, una sgualdrina per il sindaco e, sempre secondo lui, anche l’amante di Alan. Dal colloquio si capisce che era morto per asfissia di una stufa a gas, dopo aver battuto la testa contro il parafuoco nel suo studio, dove era stato trovato proprio dalla stessa Elizabeth.
Tutto ruota attorno a questa morte creduta solo una disgrazia dall’ispettore Gordon Munro, mentre gli abitanti della città pensano, come il sindaco, che gli assassini siano i due amanti. E poi come aveva fatto l’uccisore a sapere che avrebbe trovato la sua vittima nell’ambulatorio a quell’ora? Henderson aveva annunciato solo a cena, insieme ad Alan ed Elizabeth, che non sarebbe uscito come faceva tutti i lunedì, ma una telefonata gli aveva fatto cambiare idea. Una telefonata dell’assassino? Per Elizabeth si tratta sicuramente del cugino Andrew Fairgrieve che gioca d’azzardo e chiede continuamente soldi, ma Alan non le crede perché Andrew è solo “uno svagato e pasticcione”. Ella stessa si sente in pericolo, ha ricevuto una lettera minatoria, ha avuto in passato un incidente con la macchina manomessa.
Le indagini vanno avanti con Munro “un omone massiccio” dalla “corporatura di un peso massimo” spesso in lite con Alan che gli aveva fregato “la sua ragazza”, ovvero Joan Griffith, nipote del sindaco. I sospetti e i sospettati non mancano. Oltre ad Alan ed Elizabeth ci sarà anche una discreta litania di personaggi, a partire dallo stesso sindaco, che avevano motivi per uccidere Henderson. Tra i quali magari proprio uno dei pazienti di quel funesto lunedì. Si scoprirà anche qualcosa di “particolare” sulle tendenze sessuali del dottore tanto da aprire un altro campo di indagine. E l’assassino colpirà ancora…
Dialoghi lunghi (a volte esagerati) che danno un ritmo lento al racconto, passato e presente che si intrecciano, dubbi, assilli, incertezze, tormenti. Perfino una partita a scacchi (interessa solo a me) e una citazione improrogabile di Sherlock Holmes. Ma la domanda principale è “Chi sarà l’assassino? È questo? È quello? È Elizabeth o, addirittura, lo stesso narratore bugiardo?” Mah…
Finale tenero e sentimentale. Lieto solo per qualcuno.

Investigatori col monocolo di Freeman Wills Croft, J.J. Connington, R. Austin Freeman, Il Giallo Mondadori 2019.
Il silenzio delle ombre di Freeman Wills Crofts
Il romanzo potrebbe intitolarsi benissimo “Sparizioni”. Il primo a dileguarsi nell’aria è il dottor Earle in un piccolo villaggio del Surrey. Stava seduto in poltrona “e tre minuti dopo era scomparso senza un suono, senza essere visto, senza lasciare traccia, senza il benché minimo motivo. Svanito dalla faccia della terra”. La seconda un’infermiera che era stata sorpresa, addirittura, insieme al dottore. In seguito ne sparirà anche un’altra. Così, come per miracolo.
Bella gatta da pelare per l’ispettore French, “di bassa statura, intelligente e piacevole”, in stretta collaborazione con il sovrintendente Sheaf. Prima domanda che sorge spontanea: “Una fuga d’amore tra il dottore e l’infermiera, dato che anche la moglie se la intendeva con un bel giovanotto?”. Seconda domanda: “Un assassinio?”. Potrebbe essere questo o quello ma allora perché non si ritrovano i corpi? Roba da far andare in pezzi il cervello. Ma l’ispettore è un duro (sua massima “Occupati sempre dei contro, perché i pro sanno badare a se stessi”), infaticabile di notte e di giorno, a piedi, in bicicletta, in macchina, scruta, osserva, prende appunti, esamina e riesamina, ricomincia da capo. Da tenere presente la cattiva salute del dottore, il suo testamento e un libro importante da lui scritto. Classica soluzione finale precisa, puntuale, rigorosa, con allegati orari e cartina.
Il cratere del diavolo di J.J. Connington
Ambledown nella campagna inglese del 1942. In piena guerra. Scoperto, lì vicino, un tesoro vichingo da un archeologo durante uno scavo. Tesoro maledetto secondo l’ubriacone del luogo e una antica maledizione per cui “chi dovesse ritrovarlo andrà incontro a morte sicura”. Detto fatto, l’archeologo muore durante un bombardamento, anche se probabilmente è stato ucciso prima con un colpo in testa per rubare parte del tesoro dello scavo. Il capo della polizia sir Clinton al lavoro insieme all’amico Wendover (entrambi giocano a scacchi) e all’ispettore Camlet. Ed ecco delle strane morti di girini e di conigli simili a quella dell’ubriacone trovato riverso per strada. Senza alcuna spiegazione plausibile per il dottore Allardyce. Forse tutto si spiega, invece, con qualche “arcano rito magico” da parte di un chiaroveggente di origini africane. Meglio controllare.
Intanto fioccano le domande: morti per avvelenamento?, che tipo di avvelenamento?, chi ci guadagna da queste morti?, che cosa ci guadagna?, sono collegate fra di loro?, è possibile che ci sia di mezzo il dottore stesso? o sono causa del chiaroveggente che “incanta” con i suoi trucchi? Una ricerca lunga, difficile, per sfatare certe sciocche credenze e andare al sodo sfruttando a fondo le conoscenze mediche e scientifiche del tempo (riguardo, soprattutto, a determinate sostanze tossiche e velenose). Finale drammatico vissuto attraverso le azioni di chi si è reso colpevole. Ma sir Clinton è vicino…
Il caso Burnaby di R. Austin Freeman
Frank Burnaby, un uomo sulla cinquantina, tranquillo, timido, gentile. Sua moglie sulla trentina, attraente ed esuberante. Quattro figli, tre ragazzi e una ragazza. E un amico, Cyril Parker, bello, gradevole, sagace. Una famiglia felice, per il dottor Jardine che racconta la storia. Ma qualcosa succede, qualcosa di strano perché Frank viene colto sempre più spesso da attacchi che sembrano dovuti a un veleno (viso arrossato, gola secca e pupille dilatate). Per svelare il mistero occorre l’intervento dell’amico dottor Thorndyke. Andando al sodo gli attacchi sembrano collegati a qualche cibo preparato dalla moglie e fornito da Cyril. Moglie che, per questo, verrà accusata. Ma Thorndyke sui veleni ne sa una più del diavolo…
Ottima Introduzione e scelta dei testi del nostro Mauro Boncompagni. Si respira in questi romanzi un’atmosfera strana, misteriosa, irrazionale. Persone che svaniscono, persone e animali che muoiono in maniera inesplicabile. Comunque dalla lettura attenta e minuziosa (ci vuole un po’ di pazienza) dei meccanismi e dei mezzi scientifici che portano alla morte (per contrastare, appunto, l’irrazionale), compresa una discreta serie di veleni, anche noi lettori siamo ora pronti a scaraventare nella bara qualcuno che ci sta sul gozzo con ampie possibilità di farla franca. Di French, sir Clinton e Thorndyke non se ne vedono in giro.

La logica di Falconer di Ian Morson, Mondadori 2019.
Oxford seconda metà del XIII° secolo. Si sta avvicinando il Natale ed è in corso la festa di santa Fridesvida. Chiesa abbaziale gremitissima, tutti osannanti per le sue spoglie mortali ma Edward Petusance, sacerdote della chiesa di Sant’Aldate, geloso di questo successo è alla ricerca disperata di una simile “attrazione” per attrarre, appunto, i pellegrini con le loro monete sonanti. Nello stesso tempo anche Falconer, maestro reggente della Facoltà delle Arti, sta cercando nel ghetto ebraico un misterioso alchimista per conto dell’amico Ruggero Bacone esiliato in Francia. Oxford è veramente un tripudio di gioia e di esaltazione, un miscuglio di artigiani, mercanti, pellegrini spendaccioni da ogni dove. È arrivata una compagnia di giullari e giocolieri con a capo Stefano de Askeles, che ha messo gli occhi sulla bella Margaret Peper moglie di John, per sfruttare al meglio la situazione. E ci sarà pure il re Enrico, uomo devoto, con la regina e i nobili ad assistere alle sacre rappresentazioni. Un altro personaggio, Tommaso di Cantilupe, ex cancelliere dell’Università di Oxford, cerca intanto di riguadagnarsi la benevolenza del re che lo vuole punire per essersi associato con le gilde dei mercanti e dei borghesi, sospettato anche di complicità con i briganti e le razzie nei campi.
Tutto procede regolarmente fino all’assalto dei briganti alla compagnia (verranno respinti) e alla morte del “diavolo”, di solito interpretato dallo stesso Askeles, colpito alla schiena con uno scalpello di carpentiere. Ma questa volta trattasi invece, con stupore di tutti, di fratello Adam… E Falconer ha assistito alla scena intravedendo “un’altra sagoma più umana staccarsi da quella forma diabolica e ritirarsi nell’ombra protettiva del palco”. Indaga Peter Bullock, guardia della città di Oxford. Per lui l’assassino è sicuramente John Peper, ingelosito delle attenzioni di Askeles per la moglie. Pensava, ne è sicuro, che sotto la maschera del diavolo ci fosse proprio lui. Ma Falconer è dubbioso, qualcosa non quadra, anche altri hanno motivo di toglierlo di mezzo. Nel frattempo è preso dal risolvere il messaggio criptico di Bacone “Non occorre spingersi fino ai germani per trovare quest’uomo. Basta cercare tra omega e alfa”. Che cosa significa? E i delitti non cesseranno… Falconer, comunque, interrogando e osservando con occhio acuto ciò che gli sta intorno si è già fatta un’idea. Li ha tutti riuniti al Collegio di Aristotele dove ha preparato un colpo finale ben congegnato per smascherare l’assassino.
La storia è un interessante viaggio ricco di suspense e di sorprese, lungo una città e una società variegata e complessa, con le sue particolari credenze e tradizioni (vedi, per esempio, la nomina per un giorno tra gli studenti del Signore della Sregolatezza), le mire, gli odi all’interno dei gruppi sociali più poveri e più potenti, lo studio dell’alchimia e dell’astrologia, gli scontri con i briganti e gli ebrei ribelli del tredicesimo secolo.
Per la Storia del giallo Mondadori la nona puntata Gli anni Sessanta di Mauro Boncompagni. A partire da Ed McBain con il suo 87° Distretto finendo con Ruth Rendell sulla quale l’autore farà in seguito un discorso a parte. Ma ci sono pure Marric, Hillary Waugh, Donald Westlake, D.M. Devine, Ellis Peter, Philip MacDonald, Howard Brown, John Ball e John Wainwright. Che volete di più?…

L’estate del mundial di Piero Colaprico, BUR 2015 (precedentemente Net 2006).
“Il 17 giugno 1982 è un brutto giorno per Pietro Binda, onesto e coriaceo maresciallo della sezione Omicidi, prossimo alla pensione. Nel cortile del Banco Ambrosiano è stato scoperto il corpo della segretaria di Roberto Calvi, da un paio di giorni scomparso da Milano. E poi una telefonata dall’amico anarchico Loris: la sua amica Lavinia, quella che faceva la soubrette, è stata uccisa sulle scale di casa e lui è tra i sospettati. E così Pietro Binda si ritrova tra le mani due indagini: quella ufficiale, riservatissima, che scatta quando da Londra arriva la comunicazione che il “banchiere di Dio” è morto impiccato sotto il ponte dei Frati Neri; e quella ufficiosa, a fianco di Loris. Nella rovente estate milanese, mentre cresce l’entusiasmo per l’impresa dell’Italia ai mondiali di calcio in Spagna, il maresciallo entra in due mondi che gli erano sconosciuti, quello del denaro e quello del varietà: mondi che possono essere entrambi molto ostili, letali”.
Il maresciallo Pietro Binda si è trasferito a Milano da tre mesi. Infanzia a Trani, da poliziotto a Caserta e poi a Milano. Sposato con Rachele che gli sembra non solo più vecchia ma anche più materna e premurosa. Molto attaccato a lei “Nonostante i tanti anni insieme, cosa davvero volesse certe volte la moglie non riusciva a comprenderlo: era difficile capire le donne in genere, la sua in particolare. La tenne stretta, e le appoggiò la testa nell’incavo del collo, come facevano da fidanzati, tante vite prima”. Ha un figlio Umberto che fa un lavoretto come pasticcere, pettinatura da rasta e passa ore al centro sociale Leoncavallo. Incomincia ad essere allergico ai “semi della violenza” che hanno invaso Milano e l’Italia. Ama la musica classica, soprattutto Beethoven. Baffetti alla Amedeo Nazzari, capelli grigi, cicatrice sul fianco (destro o sinistro non ricordo). Beve spremuta mista di arancio e pompelmo, grignolino e anche grappa. Buono il risotto al taleggio e al radicchio travisano così come l’orata in salmoriglio al cartoccio. Gli piace anche il “pulaster” allo spiedo e antipasti vari con un po’ di pesce in carpione. Frutta tropicale. Una buona forchetta. Il calcio gli interessa solo quando non ha da fare cose più importanti. Cambiamenti a Milano “Finalmente aveva compreso: Armani, le commesse altezzose, le vetrine spoglie e nello stesso tempo ricche, non erano altro che le tracce di un nuovo culto pagano che si stava diffondendo intorno al Duomo. Una fede nell’apparenza che da Milano si propagava nel resto del mondo”. Forte volontà, paziente, mani larghe e pesanti da montanaro. Quando occorre sa essere duro. E anche cambiare giudizio: “A Binda Loris adesso appariva migliore di quanto pensasse, meno superficiale, e non sapendo come dirglielo si limitò a dargli una pacca sulla spalla”. Stremato dal lavoro ma appagato “Il lavoro, soprattutto se ben fatto, aveva questo potere terapeutico: quando cominciava a girare per il verso giusto, portava una tale dose di soddisfazione da lenire piccole e grandi stanchezze”. Qualche critica alla riviera romagnola dove si sta appiccicati gli uni agli altri. Una confusione…Sesso tranquillo: “Non c’era più la passione dei primi incontri, ma anche la profonda calma di chi si conosce da una vita e ha visto, da quell’unione, nascere anche un altro essere umano, era un buon afrodisiaco”. Gli piacciono gli articoli di diritto. Critica alla società italiana: “Insomma, amici, in un paese come l’America uno che diventa ricco e non sa certificare da dove ha preso i soldi, rischia di finire in carcere, come capitò ad Al Capone. Invece, in Italia i furbi hanno un premio, finché va bene”. A buon intenditor poche parole…
Colaprico è uno scrittore vero. Diretto, spiccio, senza tanti fronzoli.

I Maigret di Marco Bettalli

La chiusa n. 1 del 1933
Il protagonista assoluto della storia – quasi un one man show – è un donnaiolo intelligente, ingombrante, eccessivo, stranamente amico e “doppio” dello stesso Maigret, corpulento marinaio di chiatte (ancora chiatte!, sia pure alla periferia di Parigi) divenuto ricchissimo proprietario di una flottiglia. Tutta la storia, in un incantato aprile di inizio primavera, si risolve in un complesso ed estenuante – anche se a volte appena accennato – gioco psicologico tra Maigret (descritto come prossimo – pochissimi giorni! – alla pensione: Simenon, in questo periodo, aveva dei problemi relazionali con il suo personaggio: nei due successivi lo troviamo prima “in esilio”, poi finalmente in pensione. Ma sarà Maigret a vincere…) e il protagonista, e tra quest’ultimo e un suo vecchio amico malmesso, di cui aveva in passato cinicamente posseduto la figlia con grossi problemi mentali (un leit motiv stereotipato spesso presente nei romanzi di Simenon). La parte gialla interessa l’autore ancor meno del solito: il compito viene sbrigato molto rapidamente – quasi per dovere, verrebbe da dire – e in modo, a tratti, un po’ confuso e poco convincente. Restano le scene con Émile Ducrau, detto Mimile, a volte indimenticabili, sicuramente la parte migliore di un romanzo non privo di pecche.

La casa del giudice del 1942
Siamo ancora sul mare, ma i protagonisti non vanno sulle navi, sono mitilicultori. Maigret è esiliato a Luçon, per oscure trame svoltesi a Parigi, di cui nulla ci viene detto (Simenon ci tornerà rapidissimamente in un accenno in Maigret e il ministro, n.46). Se la passa un po’ tristemente con l’idiota e vanesio ispettore Méjat, quando finalmente, in un piovoso gennaio, gli si presenta un caso degno di questo nome, con un irreprensibile giudice avanti negli anni nella cui casa si svolgono misteriose trame e vengono nascosti cadaveri. Al centro della storia, tra le più inverosimili, nella quale Simenon dispiega senza risparmio la sua usuale misoginia, vi sono complessi intrecci tra il figlio del giudice, che figlio in realtà non è, la figlia descritta sia pur pudicamente come ninfomane all’ultimo stadio e quindi rinchiusa in una casa di cura, amici più o meno fedeli, donnette bisbetiche e impiccione, ragazzotte messe incinte in continuazione, in una descrizione di vita di paese a tinte forti, ma a tratti efficace. Contrariamente agli schemi usuali, a salvarsi questa volta è proprio la figura del giudice, tipico esempio di alto borghese pieno di scheletri (in senso letterale…) nell’armadio, ma in qualche modo onesto e nobile nella sua disperazione di padre sfortunato e di ancor più sfortunato marito.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Alle porte della notte di Paolo Roversi, Marsilio 2019.
Radeschi, Radeschi francamente ci mancavi. Sei cambiato, d’accordo, diverso, nuovo? Più riflessivo? Maturo? No, a ben vedere fa sempre capolino il ragazzo di provincia arrivato a Milano per fare fortuna come giornalista, ma diventato anche il bersaglio sotto pressione di un invisibile e minaccioso nemico che gliel’ha giurata a morte. Stavolta si parte alla grande con una scenografica rapina in una gioielleria del pieno centro di Milano, in via Montenapoleone, il cuore più costoso dello shopping della città. L’allarme azionato a distanza, che chiama in soccorso la polizia, pare scombussolare i piani dei due rapinatori, ma loro niente! Impavidi prendono una commessa in ostaggio, escono in strada, sequestrano armi in pugno il furgone di una lavanderia e, dopo aver ingaggiato un conflitto a fuoco con i carabinieri, fuggono bruciando semafori e travolgendo ostacoli. Ai terrorizzati occupanti del mezzo sequestrato i banditi si presentano come Luglio e Novembre. La loro fuga, che provoca una sanguinosa e letale carambola che vedrà coinvolte volanti della polizia, auto e taxi, bloccherà Piazza San Babila, permettendo al furgone di dileguarsi nel nulla.
Una brutta storia che, oltre a rovinare le vacanze programmate al vicequestore Loris Sebastiani, bruciato all’aeroporto mentre era in partenza per il Portogallo con una polposa e giovane fiamma, darà il via a una nuova indagine che lo costringerà a coinvolgere, sempre in veste di consulente della polizia, l’amico, giornalista e hacker Enrico Radeschi…
Gli anni passano, sono passati anche per Radeschi e per il vicequestore Sebastiani. Restano certe vitellonesche abitudini: Sebastiani mastica ancora sigari e non smette di correre dietro alle sottane e Radeschi sogna le bistecche. Poi, sempre cani per Radeschi, anche se il labrador Buck ormai quasi in pensione è stato sostituito dal chihuahua Rimbaud. Regge gli anni il “giallone” e parte nonostante il gelido e nevoso inverno milanese. MilanoNera è diventata una testata web di gran successo molto seguita, con un redattore di pregio che si chiama Andrea e che è uno schianto di ragazza. Prende peso e il dovuto spazio la figura del Danese, che pare un diavolo incarnato o forse un abile e donchisciottesco giostratore che non crede al destino. Ma stavolta potrebbe sbagliarsi? Che stiano rischiando di brutto tutti davvero? Che ne dite? Grazie Paolo, alla prossima!

L’ombra di Melanie Raabe, Corbaccio 2019.
“Tu porti morte… L’11 febbraio ucciderai al Prater un uomo di nome Arthur Grimm. Di tua spontanea volontà. E con ottime ragioni” È questo il minaccioso vaticinio sussurrato da una vecchia mendicante a Norah Richter in una strada di Vienna. Perché mai Norah dovrebbe uccidere qualcuno e chi è mai Arthur Grimm? Ciò nondimeno quelle parole riescono a catapultare a ritroso nel tempo Norah, giovane ma affermata giornalista tedesca, appena trasferita a Vienna, dove ha accettato una lusinghiera proposta di lavoro. Perché quella data, poi? Proprio un 11 febbraio di diciotto anni prima, quando era ancora una ragazzina, era successo qualcosa di terribile: il suicidio della sua amica d’infanzia. Suicidio che l’aveva toccata dolorosamente e in un certo senso aveva segnato per sempre la sua vita. Talmente segnato da renderle difficile, se non impossibile, accettare un rapporto duraturo. Basti pensare che il suo improvviso trasloco a Vienna aveva visto anche la rottura del suo affettuoso legame con Alex. Legame su cui pesava per lei la paura di impegnarsi definitivamente per poi magari essere abbandonata.
Melanie Raabe ha creato con Norah Richter una donna forte e indipendente, pronta ad affrontare le sfide della vita. Ha successo nella sua professione, ha vissuto a Londra, in varie città tedesche e quando era molto più giovane ha saputo gestire la disintossicazione dalla droga dopo un’overdose quasi fatale. Fa coraggiosamente campagna in prima persona per i diritti delle donne e per la giustizia in generale. Allo stesso tempo Norah è una persona introversa, che per la sua rettitudine si è fatta dei nemici e con pochissimi veri amici. Una donna che si affida a saltuari brevi contatti sul web, preferisce arrangiarsi, regolare i suoi problemi da sola, cosa che la fa apparire agli altri, anche ai colleghi di lavoro, inavvicinabile, distaccata e arrogante. Quelle parole della mendicante le appaiono all’inizio solo uno stupido e macabro scherzo. C’è solo quella fortuita coincidenza di data, 11 febbraio, che le richiama tristi flashback del lontano passato e la disturba. Insomma, lei non conosce nessun Arthur Grimm. Ma Norah è una giornalista d’indagine. Il suo io la spinge a investigare, deve sapere se la sua presunta vittima Arthur Grimm esiste veramente, chi è, lo cerca e lo individua…

Dodici rose a Settembre di Maurizio de Giovanni, Sellerio 2019.
Personaggi già usati in precedenti racconti pubblicati per Sellerio, Mina Settembre e gli altri per la prima volta diventano interpreti di un romanzo. Un indovinato e irresistibile ventaglio di maschere farsesche che si muove agilmente sul palcoscenico di Napoli, città dolorosa come la pietà michelangiolesca, spesso sfinita dalla tragedia. Ma una città che sa farsi anche criminale, crudele, spietata verso i deboli che de Giovanni non ci nasconde, anzi ci fa scoprire nelle sue pagine arricchite dal fiorito ironico dialetto, stravagante ma polposo linguaggio dei suoi personaggi di ogni livello sociale. Insomma un ventaglio che, con le tante sfaccettature delle sue storie, si allarga fino a diventare un colorito emblema della difficoltà della vita. Per chi non avesse ancora incontrato Gelsomina Settembre detta Mina, assistente sociale di un consultorio napoletano, mi pare doveroso chiarire che è una borghese napoletana laureata che lavora nei Quartieri Spagnoli, cosa che troppo spesso la costringe a impegnarsi in casi che chiedono giustizia. Ma Maurizio de Giovanni ci sorprende sempre.
Mina Settembre è una tosta, che riesce a far fronte al suo lavoro difficile ovunque, ma che purtroppo a Napoli deve subire anche la permanente carenza di personale e quindi non è in grado di fornire vera assistenza, ed è sottoposta alla conseguente sfiducia degli assistiti che guardano come intrusi quei poveri sottopagati impiegati disposti a farsi il mazzo dietro un tavolino. O peggio li considerano impiccioni che vorrebbero ficcare il naso in cose che non li riguardano. Insieme a Mina, ecco il suo “team”, un improvvisato gruppo d’intervento in termini guerreschi. Sul lavoro colmo di buona volontà, da lei spesso scoraggiato (è fidanzatissimo con una collega in missione in Africa e l’insicurezza affettiva di Mina non le concede di dargli spazio) il “dottore”, il ginecologo Domenico «chiamami Mimmo» Gammardella, bello come il sole, un gemello di Robert Redford assolutamente ignaro degli effetti del suo fascino; «Rudy» (da Rodolfo Valentino per chi ne dubitasse) Trapanese, il quasi nano portiere dello stabile che si crede un adone con gli occhi sempre “appizzati” sulla sofferta ben oltre la quarta di seno, croce e delizia di Mina; e, più di lato, le irresistibili e spesso generose amiche di sempre con le quali Mina condivide ancora una inestinguibile complicità e amicizia dai tempi di scuola, senza dimenticare il suo ex marito, il magistrato De Carolis, arrogante rompiscatole anche se ogni tanto vorrebbe conciliare le leggi con la giustizia. Per tutti loro, baracca e burattini, Maurizio de Giovanni si è ingegnato a coinvolgerli in due quasi parallele corse contro il tempo…

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi vi presento Diario di una Schiappa. La dura verità di Jeff Kinney, Il Castoro 2012.
Greg, la solita schiappa, questa volta si ritrova ad affrontare molte avventure. Però senza il suo migliore amico Rowley, perché hanno litigato poco prima dell’inizio della scuola. Dovrà affrontare il quarto matrimonio dello zio Gary, dove si ritroverà a dormire tra gli “scapoli” e fare l’assistente del suo fratellino Manny alla cerimonia. Dovrà rinunciare alla festa di Jordan Jury, il ragazzo più popolare della scuola, partecipare al pigiama party scolastico dove fanno giochi stupidi che a Greg non piacciono e, come sempre, combinerà un sacco di guai. Dovrà anche andare dal dentista del suo babbo che gli darà un apparecchio che gli arriva fino alle orecchie. E persino fare un esperimento di scuola, mantenendo intatto un uovo per un giorno che però gli cucinerà la mamma per colazione. Insomma dovrà affrontare molte avventure divertenti senza il suo migliore amico, ma “Farà pace con lui?”…

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

1 thought on “Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2019

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.