Le sigarette del manager (Le gialle di Valerio 216)

Bruno Morchio
Le sigarette del manager. Bacci Pagano indaga in val Polcevera
Garzanti Milano, 2019
Noir

Genova. Primavera 2019. Donatella Sampò chiede a Bacci Pagano di ritrovarle il marito Oreste Mari scomparso da sei mesi. Per illustrargli il caso lo invita a casa sua, in via San Biagio, a San Quirico, in piena valle del Polcevera. La mattina dopo l’investigatore privato prende la Vespa e si dirige sul posto. La strada non è una strada qualunque. Passa sotto il moncone di un ponte che otto mesi fa è crollato con uno schianto e ha fatto 43 morti. Lei lo accoglie in vestaglia e ciabatte, sciatta. Ha grandi e malinconici occhi verdi, capelli lisci di colore ramato, tante efelidi sul volto senza trucco. La pista del sequestro sembra esclusa, è (o era?) un imprenditore in bancarotta, sull’azienda grava un debito di un milione di euro. Viveva nell’oro ma la moglie e il loro figlio non vedevano un soldo. Lei sapeva che lui spendeva alla grande e aveva amanti; era costretta a fare lavoretti di colf a ore per mangiare e mandare a scuola Marco. Eppure gli è ancora legata. E, addirittura, la segretaria continua ad aprire gli uffici in centro, i due ingegneri collaboratori sottopagati sono contenti di averlo conosciuto, ai tre vecchi amici di scuola manca enormemente, chi lo ha conosciuto descrive un piccolo genio, generoso e cortese. Bacci si incuriosisce, sa che probabilmente non sarà nemmeno pagato, indaga a fondo. Forse anche per distrarsi: Essam, il 30ene ragazzo della figlia, sta per laurearsi e insiste a voler lasciare il promettente mestiere di grande cuoco per lavorare con lui; Aglaja tornerà da Parigi per festeggiare e non ha un parere diverso; sente che a 65 anni non è più il tempo di azioni sul campo hard-boiled e Pertusiello è già andato in pensione. Poi, scuficchiando nel suicidio di un negoziante besagnino del 2015, negli affari della ‘ndrangheta e nei crimini (antichi e moderni) della valle, conosce una maestra che insegna a Bolzaneto, anche lei in Vespa, Giulia Corsini e l’interesse cresce.

La protagonista del nuovo bel romanzo dello psicologo e psicoterapeuta Bruno Morchio (Genova, 1954) è la valle del Ponte Morandi, per oltre un secolo grande distretto industriale, spina dorsale dell’identità operaia imprenditoriale della città e della Liguria. Ora il paesaggio è segnato da gusci fossili privi di vita. Si incontrano ancora file di palazzi di pregio, dimore gentilizie e piccoli borghi deliziosi, accanto a atroce decrepita edilizia popolare, verde invecchiato e strutture abbandonate, criminalità di periferia, tombe per gente onesta. Bacci la considera comunque meravigliosa. E sottolinea di continuo valori e limiti sia del passato che del presente, non una linearità di bello e brutto, ricco e povero, comunisti e leghisti. La narrazione è sempre in prima persona, tredicesima avventura dell’ottima serie, impregnata del noir dei caruggi. Anche il ricercato è un tipo complesso che lascia tracce di profumo diverso, comunque di sigarette da fumatore incallito (tra 2 e 3 pacchetti al giorno di Chesterfield), non ha neppure la laurea di ingegneria ma piglio ed egemonia di un manager che non si schioda dalla sua valle (da cui il titolo). Ognuno dei 23 capitoli ha l’intestazione di un magnifico verso di poesia o canzone, citato dai personaggi o coerente con la narrazione, dai mitici corali multiculturali Caproni e De André a Shakespeare e Scott Fitzgerald. Sesso e amore, dopo aver raschiato il fondo dell’esistenza, sospendono il tempo degli orologi e pur raramente regalano uno stato di grazia incantata. Significative le funzioni igienica del futuro e apotropaica dei riti di elaborazione del lutto (figlia-padre). Peraltro Aglaja (e l’autore) masticano senza dirlo come pane le figure retoriche della lingua: metafora, allegoria, litote, sinestesia, allitterazione, iperbole, antonomasia, anastrofe, sineddoche, metonimia, ossimoro e via introiettando. Per fortuna, ci sono giovani avvocate penaliste che difendono migranti, poveracci e sfigati d’ogni tipo, a pag. 95. Amatriciana e champagne Clicquot, formaggi e Orvieto, pollo in casseruola e barbaresco (portato), acciughe e Sauvignon, pesce e ribolla gialla. Bacci ama la musica classica (grazie al padre).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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