Il gioco del mai (Le gialle di Valerio 209)

Jeffery Deaver
Il gioco del mai
Rizzoli Milano, 2019 (orig. 2019)
Traduzione di Sandro Ristori
Giallo

Silicon Valley (ampia o ristretta che sia). Domenica 9 giugno 2019. Di mattina Colter Shaw è costretto a tuffarsi dal molo nelle fredde acque pacifiche, sta cercando di salvare la 32enne Elizabeth Chabelle, incinta di sette mesi e mezzo, all’interno di una cabina chiusa di una piccola vecchia barca da pesca (12 metri) che sta affondando. Prima ha infilato il braccio nell’oceano valutando la temperatura (circa 4 gradi), ha una mezz’oretta prima di svenire per l’ipotermia. La donna è stata rapita e lasciata lì dal Giocatore, è la terza vittima; per imperscrutabili ragioni si diverte a riprodurre la dinamica di un famoso videogioco. Colter lo sa, è arrivato da quelle parti due giorni prima per rintracciare quella che si è rivelata come la prima vittima, la studentessa 19enne Sophie Mulliner, poi rintracciata con perdite in una fabbrica abbandonata. La polizia sembrava poco interessata alla scomparsa e il disperato povero padre aveva offerto una ricompensa di diecimila dollari per chi l’avesse rintracciata. Colter fa quello di mestiere, il localizzatore, cerca le persone che qualcuno vuole ritrovare, valutando caso per caso, non accetta taglie, non lavora per criminali. Il padre gli ha insegnato l’arte della sopravvivenza in condizioni estreme o inattese; lui ha talento nello sviscerare ogni tipo di indizio e calcola le probabilità di ogni eventuale nesso di causa ed effetto. Ha 31 anni, parla solo sobrio e composto, sorride molto raramente; uno da non prendere alla leggera, sfiora il metro e ottanta, capelli biondi corti, occhi blu, spalle larghe, muscoli tesi, cicatrici su guancia, coscia e (più grande) collo; vive solo in un camper (Winnebago), se può gira in moto (Yamaha da cross). Tre giorni prima aveva rubato un fascio di carte nell’università di Berkeley, quindici anni prima il padre era morto, è convinto ci sia dietro qualche cospirazione o mistero, più o meno terribile. Rischiare non lo spaventa.

L’eccelso scrittore americano di thriller Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 1950), dopo altri cicli ed esperienze narrative (dal 1988) e lo straordinario successo delle 15 avventure della serie con Lincoln Rhyme (1997-2018), ben conosciuto in 24 lingue e oltre centocinquanta paesi, pure al cinema, ci propone un nuovo attraente personaggio. Il romanzo d’esordio è ottimo, meccanismi perfettamente oleati, il seguito è già in corso di stesura. Il titolo combina le regole paterne su cosa non fare “mai” con il “gioco” mortale nella finzione e nella realtà. La terza persona è fissa su Colter Shaw, il testo serve a presentarcelo a tutto tondo, esperto e allenato per l’educazione avuta e la vita già vissuta, eventi trascorsi e caratteri forgiati che vengono descritti via via, mentre è in azione, parla al telefono con amici e collaboratori, ricorda genitori (la mamma è viva e sta ancora alla Tenuta), fratello e sorella, ripensa a Margot, incontra vari guai e la rossa Maddie, la guida bella e competente nel mondo dei videogiochi durante i tre intensi giorni della Conferenza internazionale C3 del San Jose Exposition Centre. Lo scrittore si è molto documentato in argomento: concorrenza e spionaggio industriali, fasce e livelli di consumo, tipologie di clienti e mercati, concentrazione territoriale e mercato immobiliare connesso, innovazione tecnologica e rischi per la privacy, dipendenze e follie. Considera i videogiochi i suoi veri rivali rubando tempo alla lettura e ai libri. Colter non è povero, da dieci anni persegue una grande carriera di cacciatore di ricompense, rintraccia dispersi e fuggiaschi, oppure individui che cercano di far perdere le tracce. E prende un sacco di appunti, riempendo taccuini con una stilografica italiana: quando scrivi una cosa a mano, lentamente, quelle parole diventano tue, si conficcano nella mente e nella memoria. Beve spesso birra di marca (non vino) e segue la playlist di Tommy Emmanuel, il chitarrista acustico. Alla fine andrà a Washington o a Echo Ridge?

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Giacomo l’immoralista (Le brevi di Valerio 306)

Vincenzo Gueglio ed Emanuela Gueglio
Giacomo l’immoralista
Gammarò Sestri Levante, 2019
Letteratura

Recanati. Ancora. Due filosofi, Emanuela e Vincenzo Gueglio (Sestri Levante, 1946) scelgono di farci riflettere sulla filosofia leopardiana. Sanno che molte autorevoli personalità (da De Sanctis, Carducci, Croce, Gentile in avanti) giudicano il pensiero di Leopardi frutto solo di nervi malati e che altri moltissimi lo hanno studiato finendo su interpretazioni opposte, colti comunque da un’ansia classificatoria che mal si accorda con una ricchissima speculazione frammentaria, mobile, aperta, incompiuta di un filologo intransigente cultore dell’acerbo vero.
Nel titolo risuona un epiteto, Giacomo l’immoralista, proprio per prendere le distanze da vecchie definizioni (pessimista, nichilista, romantico e così via). Il volume fa parlare lo stesso Leopardi, i suoi giudizi su tanti filosofi e pensieri, concentrando l’attenzione sulle opere meno note o solo abbozzate. Emergono i temi inevitabili: il nulla e la ragione, bellezza e relativismo, passioni e virtù, illusioni e distrazioni.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Sherlockiana, un omaggio a Tecla Dozio

Ricevo e volentieri diffondo il comunicato della Sherlockiana

Dopo il sorprendente esito della prima edizione, siamo felici di comunicarvi che “LA SHERLOCKIANA, un omaggio a Tecla DOZIO”, festival letterario dedicato al romanzo giallo,avrà una seconda edizione, che si terrà, come lo scorso anno, sabato 28 e domenica 29 settembre 2019 a Milano, presso la Biblioteca Cassina Anna.

Il Festival vuole essere un omaggio a Tecla Dozio, figura indimenticata nel mondo della narrativa giallo/noir e una dei massimi esperti di letteratura di genere in Italia. Tecla Dozio, “La signora del giallo”, ha avuto il merito di far conoscere ai lettori italiani moltissimi autori stranieri e ha dato la possibilità a scrittori italiani esordienti di pubblicare i propri romanzi e di affermarsi.
La scomparsa di Tecla Dozio nel febbraio 2016 ha lasciato un grande vuoto, non solo per gli amici, ma per tutti gli addetti ai lavori e per gli appassionati di Giallo. La manifestazione è un’occasione per ricordarla parlando di ciò che più amava: i libri e la lettura.

Il 28 e 29 settembre, presso la biblioteca Cassina Anna di Milano si terrà la seconda edizione del festival La Sherlockiana che, oltre ad essere un omaggio, sarà anche l’ideale realizzazione di ciò che Tecla Dozio avrebbe voluto fare: riunire lettori, scrittori, professionisti dell’editoria, amanti della letteratura giallo/noir.

Il Festival si svolgerà in quattro incontri che affronteranno temi legati al mondo dell’editoria e della narrativa.

Sabato 28 settembre la giornata sarà dedicata alla figura del lettore, componente molto importante nella filiera editoriale che in questo periodo storico non è al suo massimo splendore. Ci porremo due fondamentali domande: come si diventa lettori e quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle tecnologie moderne di lettura. Tra gli ospiti Elisabetta CAMETTI, ELASTI, Gianni BIONDILLO, Cecilia SCERBANENCO, Alessandra CASELLA, Ira RUBINI, Elisabetta BUCCIARELLI e persone di rilievo nel settore editoriale e promozionale.
Tra le due tavole rotonde del sabato coglieremo l’occasione per ricordare con la figlia Cecilia Giorgio SCERBANENCO, a 50 anni dalla sua scomparsa.

Domenica 29 settembre gli appuntamenti verteranno sul ruolo della spalla nel romanzo giallo e sull’annosa diatriba tra romanzo giallo e noir. Tra gli ospiti Barbara BARALDI, Francesco RECAMI, Patrick FOGLI, Luca CROVI, Piergiorgio PULIXI, Valerio VARESI e tanti altri autori.
Durante la giornata ricorderemo Andrea G. PINKETTS, che è stato con noi nella precedente edizione, attraverso le parole di Andrea Carlo CAPPI e Luca CROVI.

A legare le due giornate di incontri ci sarà la Cena con Autori del sabato sera, alla quale parteciperanno molti degli scrittori ospiti del festival. Un momento di convivialità che sarebbe piaciuto a Tecla Dozio, che dell’incontro, del dialogo e della buona cucina era una convinta sostenitrice.

Durante il weekend, inoltre, è prevista una degustazione di vino dell’Azienda Montelio (Oltrepò Pavese).

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Culturale LA SHERLOCKIANA in collaborazione con la Biblioteca Cassina Anna di Milano.
Partner dell’evento: La Bottega del Giallo (blog), Todaro Editore (casa editrice), Signore si diventa (rivista online), Il covo della Ladra (libreriadi Milano), l’Admiral Hotel di Milano, Azienda Agricola Montelio (Oltrepò Pavese),I Soranis (catering).

Per maggiori informazioni e contatti stampa: lasherlockiana@gmail.com
tel. 335.6219460 – 366.1779672

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…
Un saluto al Camillerone glielo voglio proprio mandare. E un ringraziamento per i suoi libri, per la sua persona e il modo garbato e ironico di proporsi. Così come al De Crescenzone che ricordo con simpatia. Ciao, ragazzi!

Vanno di moda le sette. Quella dell’Illuminato in La gemma del Cardinale de’ Medici, TEA 2019, di Patrizia Debicke (vedere qui) e quella degli incappucciati in La profezia degli incappucciati di Roberto Mistretta, Il Giallo Mondadori 2019, con il commissario Saverio Bonanno già beccato in Il canto dell’upupa, Frilli 2018, sul quale avevo scritto “…lasciato dalla moglie vive con la madre donna Alfonsina, la figlia Vanessa e il cane Ringhio. Si sposta con macchina Punto (un po’ di pubblicità alla Fiat fa sempre bene). Abitudinario. Caffè in casa e poi al bar “Excelsior” (ma non lasciatevi ingannare dal nome). Fuma in continuazione, ottima forchetta, risultato la pancia. Ogni tanto arriva la tristezza quando affiorano ricordi della scuola, il tempo non passava mai e pensava a suo padre sempre più lontano. O ricordi di sua moglie che un giorno se ne era andata via con il trapezista di un circo famoso. Simpatia per l’assistente sociale Rosalia. Anzi, più che simpatia “Rosalia Santacroce era una di quelle donne che facevano ribollire il sangue”” eccetera eccetera. Ora se la deve vedere con un caso particolare. Nel corso di una celebrazione il governatore Nofrio Falsaperla di una confraternita secolare muore sotto il peso del baiardo a forma di croce incollato sulla schiena. Sembra una disgrazia, una semplice disgrazia. Morte accidentale. Invece… un foglio di quaderno strappato per il maresciallo dei carabinieri di Villabosco “Nun fu disgrazia maresciallo! Nofriuzzo lo ammazzarono!”… Ma ci ritornerò sopra.
Continuando sul filo delle sette, tutto sembra ruotare attorno a quella misteriosa del Culto del Sole Nero frequentata da uomini potenti in La notte non esiste di Angelo Petrella, Marsilio 2019. Abbiamo anche Pizzica amara di Gabriella Genisi, Rizzoli 2019, dove ciò che lega i vari casi drammatici di morte è un tatuaggio sul corpo, una semplice croce greca gemmata. A questo si aggiunge una serie di fatti precedenti, incredibili e inquietanti: “Carcasse di animali avvolte in drappi scuri, ossa mescolate a cera di candele, persino un paio di taniche di una roba maleodorante che sembrava sangue”, ragazzini, seguaci di Marilyn Manson, ipnotizzati dal rock satanico, che sgozzano una coetanea in un rituale, due ragazze e un ragazzo che si tolgono la vita. Dal colloquio, duro e struggente, con una “macara”, una strega, vengono poi fuori feste, festini, riti di iniziazione sessuale in una masseria, a cui partecipano “imprenditori, magistrati, giornalisti, politici di vario colore e ruolo”, pure un cardinale, un vescovo, un ministro della Repubblica, sottosegretari, emiri, banchieri, primari, dirigenti di azienda…
Spiluzzicando qua e là tra i libri della casa editrice Polillo 2019 non mi lascerei sfuggire Gli omicidi di Beacon Hill di Roger Scarlett, pseudonimo di due donne americane benestanti. Siamo a Boston dove avvengono alcuni omicidi narrati in prima persona dall’avvocato Underwood, amico dell’ispettore Norton Kane. Tutto gira intorno alla famiglia Sutton di Beacon Hill. Ovvero al suo capofamiglia Fred sposato con due figli. Sposato ma non fedele che se la spassa con una donna bellissima dell’alta società. Ora sono tutti riuniti nella sua casa, compreso l’amico avvocato. Chiaro che succederà qualcosa di grave e prevedibile, ovvero l’assassinio del nostro Fred ucciso, sembra, proprio dalla sua fascinosa amante. Ma se anche questa venisse a sua volta fatta fuori?…
Sempre della stessa casa editrice sto leggendo Com’è morto il baronetto? di H.H. Stanners, dove ritrovo anche i miei amati scacchi. Addirittura proprio all’inizio “Dereck Furniss scrollò la scatola per far cadere i pezzi degli scacchi che poi cominciò a disporre sulla scacchiera”. Giocherà con il professor Harding durante la festa ad Astonbury che celebra il giorno dell’incoronazione del re Giorgio VI. Naturalmente abbiamo subito una morte sospetta, più precisamente del baronetto Jabez Bellamby trovato stecchito nella sua cava di gesso. Per l’ispettore Marriot si tratta di suicidio ma non è tutto così chiaro e sarà il professor Harding, mi sembra di capire, a risolvere l’intricato mistero scritto davvero con bella efficacia. Ma anche su questo ci risentiremo.
Mi pare interessante Nero a Milano di Romano De Marco, Piemme 2019, che ha creato la coppia del commissario Luca Betti e dell’investigatore Marco Tanzi giunti ormai al terzo libro della serie. Una coppia davvero problematica: il primo in crisi psicologica addirittura costretto a seguire le sedute di uno psicoterapeuta, a lasciare il suo caso e seguirne un altro, ovvero quello di due cadaveri carbonizzati in una villetta abbandonata; il secondo, anch’egli con la testa mica tanto a posto, deve ritrovare il figlio ribelle di una ricca signora che potrebbe essersi messo a fare il barbone proprio quando un killer sta uccidendo questa povera gente a colpi di rasoio. Naturalmente, come da copione, le due storie si incroceranno in una Milano decisamente cattiva, mettendo a nudo certe caratteristiche della società. Soprattutto il problema della miseria e dell’emarginazione.
Tra i Gialli Mondadori di quest’anno da tenere presente Morte di un dottore di D.M. Devine.
Vita tranquilla e ordinata nella cittadina di Silbridge vicino a Glasgow. Tranquilla e ordinata si fa per dire che, dietro il volto angelico dell’apparenza, si nascondono tutte le possibili malvagità dell’uomo. A tirarle fuori soprattutto la classica donna fatale adescatrice sposata con il dottor Henderson dopo il tentativo fallito di sfondare sul grande schermo. Ma con loro abita anche il bel giovane socio Alan Turner e allora qualcosa di particolare dovrà accadere… E qualcosa accade. Henderson viene trovato morto asfissiato nel suo salotto proprio dalla cara mogliettina. Sarà lei l’assassina come pensano tutti? O si tratta solo di un incidente, come pensa l’ispettore Munro? Ma i morti ammazzati continuano… Occhio al ritmo lento della narrazione che può indurvi all’abbiocco.

La Debicke e… Fiamme in Piazza Duomo

Filippo Fornari
Fiamme in Piazza Duomo, Lo strano caso della mucca che incendiava i fast-food
Todaro, 2019

Fornari riporta in scena l’irresistibile compagnia di scombinati, trasformata nella cricca dell’Ortica, che abbiamo incontrato per la prima volta a Milano in Omicidi all’Isola, romanzo che vedeva all’opera un serial killer di “lucciole” controllate da pericolosi compatrioti nigeriani.
Ancora Milano a fare da cornice, con squarci di vita cittadina a ogni livello, ancora un romanzo corale frequentato dagli stessi personaggi: Curzio Melanotte, ex uomo d’affari con un matrimonio fallito alle spalle e quattro figli, che oggi sbarca il lunario con lavori saltuari per vivacchiare onorevolmente; Umberto, ex ferroviere mangiapreti che si sente Bruce Willis, ogni sera va a spasso per l’Isola con il cane Togliatti e, dopo tutto il casino della precedente storia, si è felicemente accasato con la ex prostituta Arylyne; il timido Enzino, pio ma atletico giovanotto esperto in arti marziali però tutto chiesa e opere buone e, ciliegina sulla torta, l’agrigentino commissario Vito Musante, ormai felicemente trapiantato a Milano con moglie brava e saggia.
Stavolta il povero Musante si ritrova con tre rogne tra le mani: la prima, un camionista rumeno è stato ritrovato morto e con le mani mozzate (parrebbe proprio tipico delitto di mafia dell’est); la seconda, un esimio professore milanese in pensione, tal Epaminonda Salieri, con l’hobby del rigattiere, tanto che gestiva persino un banchetto al Mercatino di via Armorari, è morto orribilmente infilzato da un candelabro all’Ossario di San Bernardino alle Ossa; la terza, risibile se non costringesse la polizia a organizzare appostamenti eccetera, una finta mucca frisona che in nome della causa animalista si è lanciata in mini attentati incendiari provocando consenso e simpatia.
In tutto questo, il nostro povero commissario deve tenere in riga i suoi amici Curzio, Enzino e Umberto. Ma sarà dura, perché sia la pseudo protesta animalista guarnita da mini attentati, sia il barbaro omicidio del camionista, sia l’orrenda morte del professore, hanno più particolari in comune di quanto possa inizialmente sembrare e in qualche contorto modo finiscono per tirare in ballo la bizzarra cricca. E dunque, punti nel vivo, Curzio, Umberto ed Enzino, nonostante le minacciose raccomandazioni di Musante, finiranno per andare a ficcare il naso e affrontare pedinamenti, lotte, intrighi, inseguimenti, minacce eccetera eccetera. E, nonostante i paletti e i continui rimbrotti del commissario – si rischia addirittura la rottura – i nostri esilaranti e scombinati eroi arriveranno a scoprire i segreti delle associazioni animaliste e il pericoloso mondo del contrabbando di opere d’arte legato ai multiformi e delittuosi interessi della mafia dell’Est, ormai con un piede ben fermo in Italia.
Riuscirà il commissario Vito Musante , nonostante o forse anche con il loro esterno e scombiccherato appoggio alle indagini, a risolvere i tre ingarbugliatissimi casi? Sì… o perlomeno lui ne sarà convinto. O forse sarà meglio nascondere per sempre una parte della verità vera?

La Debicke e… L’ultima notte di Aurora

Barbara Baraldi
L’ultima notte di Aurora
Giunti, 2019

E tre! Complimenti, Barbara. Torna il vice ispettore Aurora Scalviati in un giallo-noir dal titolo che intimorisce, accompagnato da una copertina buia come la notte che pare voler oscurare l’anima della sua protagonista. La caduta del personaggio centrale appare quasi la metafora della fine: forse non esiste più speranza? O a un certo punto la mente non è più in grado di elaborare l’orrore della realtà?
Aurora Scalviati non è cambiata, è sempre lei con i suoi pregi e problemi, la brava intuitiva profiler che, per quanto le costi psicologicamente e fisicamente, sa come far breccia nella mente dei serial killer per trovare la verità. Ma ancora non è riuscita a controllare appieno la sua coraggiosa impulsività che potrebbe trasformarsi in un ostacolo alle sue grandi capacità e perderla. La contorta mente di un assassino spesso ha pericolosi alleati e potrebbe far scattare delle trappole in cui è facile cadere. Aurora è un personaggio difficile, diciamo una persona difficile, spesso da prendere con le molle. Dà tutta se stessa, ma chiede tutto e magari troppo a chi è disposto a seguirla. È afflitta da disturbo bipolare, conseguenza del quasi mortale agguato al quale è scampata (ma ha ancora conficcata nel cervello una scheggia di metallo con la quale è costretta a convivere). Deve controllare con i farmaci i sintomi di ansia, ipersensibilità e spasmodica eccitazione che sfoga in durezza di carattere e che, spesso, la portano a trascurare i sentimenti degli altri ferendoli. Ma anni di pratica hanno anche affinato la sua eccezionale abilità di sfruttare il pensiero laterale che le permette di individuare, su ogni scena del crimine, ogni più piccolo particolare utile all’inchiesta. Ma questa volta il caso che dovrà affrontare è più duro e difficile del previsto perché Aurora, suo malgrado, si troverà emotivamente coinvolta.
Le ferite dell’anima sono più difficili da risanare di quelle del corpo. È lo scomodo fardello che Aurora Scalviati, oggi profiler di Sparvara, un commissariato della provincia emiliana, deve accettare e portare con sé ogni giorno. Solo per questo, ha accettato di condividere la sua esperienza durante la conferenza a Palazzo Accursio del professor Menni, docente di fama internazionale e tra i massimi esperti di disturbi post-traumatici. E sarà proprio là, mentre si rinfresca nella toilette, che Aurora incrocerà una misteriosa ragazza con lunghi e lisci capelli neri, stranamente malvestita (indossa una felpa sopra una sottoveste), che le fa una strana domanda: «Credi che si possa mai uscire dal buio?». Una domanda che la intriga e che presto si trasforma in una specie di addio perché la ragazza raggiunge la torre del palazzo, si butta nel vuoto e non sopravvive alla caduta. Un caso che rischierebbe di essere catalogato come suicidio, se non fosse per Aurora che non sa dimenticare le parole dalla sconosciuta. Poteva essere una richiesta di aiuto che lei non ha saputo cogliere? Avrebbe potuto fare qualcosa? Tuttavia deve subito tornare al lavoro, buttandosi alle spalle i sensi di colpa. Qualcuno a Sparvara ha telefonato alla polizia per segnalare il ritrovamento di un cadavere su una secca in riva al Po. La vittima ha il volto orribilmente sfigurato. Evidentemente per giorni è stato sottoposto a terribili torture e infine gettato nel fiume, dove è annegato. L’unico indizio rinvenuto sul cadavere è parte della foto di una bambina… Chi è? Cosa cercare?
Aurora sa di non poter sbrogliare questo caso da sola. Per muoversi sulle tracce dell’assassino deve poter disporre della vecchia squadra, i Reietti, e chiede al magistrato di riunirla. Ma il team di Sparvara, che in passato le aveva dato un caldo senso di appartenenza, ora purtroppo stenta a ritrovarsi. Bruno Colasanti, la roccia che al suo arrivo nella cittadina era stato l’unico punto fermo a cui appigliarsi per ricominciare a vivere, è da tempo in aspettativa. Non ha ancora superato la perdita della compagna, madre di sua figlia, e rifiuta di tornare in pista. La ex forestale Silvia Sassi, che ormai indossa l’uniforme dei Carabinieri, avrebbe voluto essere interpellata prima della forzata convocazione e l’hacker patentato Tom Carelli, poco incline a sopportare le strette regole procedurali della polizia postale di Modena, arriva e si mette al lavoro ma, quando per la prima volta nella vita si trova coinvolto in una sparatoria, è sotto choc e reagisce male. Stanca e sola, ma costretta ad andare avanti comunque, Aurora deciderà di confrontarsi con un pericoloso interlocutore, l’enigmatico ex psichiatra e omicida Curzi che, pur rinchiuso nell’isolamento di una struttura psichiatrica, sembra leggerle nell’anima e conoscere la verità. Però incontrare Curzi vuol forse dire scendere a patti con il male? E magari trasformare la caccia al responsabile di un efferato assassinio in un periglioso viaggio nelle profondità della psiche umana? Quanto a fondo e quanto lontano dovrà spingersi Aurora?
Non le resta che battersi, superare le sue ansie, provare ad aprirsi, cercare e chiedere finalmente aiuto e poi confidare sull’affetto e la rinnovata compattezza della sua squadra per sbrogliare definitivamente il mistero e provare a fare i conti con se stessa.

Barbara Baraldi, originaria della Bassa Emiliana, è autrice di thriller, romanzi per ragazzi e sceneggiature di fumetti, tra cui la serie «Dylan Dog». Il suo esordio nella letteratura poliziesca avviene sulle pagine de «Il Giallo Mondadori» con La bambola di cristallo. In contemporanea con l’uscita del romanzo in Inghilterra e negli Stati Uniti, viene scelta dalla BBC tra i protagonisti del documentario Italian noir sul giallo italiano.

L’impronta genetica (Le varie di Valerio 102)

Robert Plomin
L’impronta genetica. Come il DNA ci rende quello che siamo
Raffaello Cortina Milano, 2019 (orig. 2018, Blueprint)
Traduzione di Elena Stubel
Scienze (psicologia e genetica)

Dentro di noi, da quando siamo nati e in futuro. La possibilità di usare il DNA per capire chi siamo e prevedere chi diventeremo è emersa solo negli ultimi anni, grazie allo sviluppo della genomica personalizzata. Da decenni, comunque, psicologi e genetisti ci lavoravano, consapevoli che i bambini sono geneticamente simili ai loro genitori per il 50%. Sia i geni che l’ambiente contribuiscono a determinare le differenze psicologiche tra le persone. Tuttavia quel 50% forse è maggioranza assoluta, certo è maggioranza relativa, risulta più di qualsiasi altra componente all’origine dell’individualità psicologica di ciascuno di noi. Se scegliamo alcuni tratti umani e ci domandiamo quanto sono influenzati dalla genetica, le opinioni di migliaia di intervistati e i risultati della ricerca scientifica ci danno risultati diversi. I tratti che più dipendono dalle differenze ereditate al momento del concepimento sono il colore dell’iride, la statura, il peso, l’autismo, l’ulcera gastrica, le abilità spaziali, anche se non tutti gli intervistati ne sono consapevoli (soprattutto per l’ulcera, le abilità, il peso, l’autismo). I tratti che meno dipendono dai genitori sono il cancro al seno e la personalità complessiva, comunque circa il 50% la schizofrenia e l’intelligenza generale, anche se non ne siamo del tutto consapevoli (quasi per niente relativamente al cancro). Nell’ultimo secolo la ricerca genetica si è affidata soprattutto a due sistemi per scindere natura e cultura, connettere differenze genetiche e tratti psicologici: l’adozione, ovvero la crescita di bambini insieme a genitori diversi dai propri; la gemellanza, ovvero la crescita parallela di due bambini che hanno ereditato lo stesso DNA. Bisogna prenderne atto: gli effetti genetici sui tratti psicologici sono statisticamente sostanziali e importantissimi per la quantità della varianza che spiegano, gli effetti dell’ambiente sono perlopiù casuali e privi di effetti a lungo termine.

Lo psicologo americano Robert Plomin (Chicago, 1948) fin dal principio della lunga apprezzata carriera ha studiato il ruolo dell’ereditarietà sui tratti biologici, morfologici e psicologici degli umani e ora insegna proprio Genetica comportamentale a Londra. Il testo riassume e aggiorna quarantacinque anni di ricerche genetiche, di dati e possibili implicazioni, sulla salute e sulle malattie mentali, sulla personalità e sulle abilità (disabilità) intellettive. La prima parte esamina lungo nove capitoli perché il DNA è importante; la seconda in cinque capitoli offre una alfabetizzazione di genetica e biologia; ricchissime le note, non limitate ai riferimenti bibliografici. La narrazione non è brillante, contiene molti giustificati riferimenti personali, ribadisce con chiarezza il punto di vista dell’autore sul rilievo decisivo dei geni nell’indirizzare e plasmare la nostra vita. Famiglia, scuola, ambiente, esperienze sono comunque meno influenti. Questo non significa assegnare al DNA un ruolo divinatorio e subire percorsi ineluttabili, piuttosto accettarci per quel che siamo e incidere sulle mediazioni vitali delle nostre possibilità di scelta. Non siamo determinati geneticamente né programmati, meglio se capiamo un poco però come genetica e biologia influenzano davvero alcuni nostri comportamenti. Invece che subirci passivamente, possiamo percepire, interpretare, selezionare, modificare attivamente qualcosa di quanto abbiamo ereditato e creare ambienti correlati alle nostre predisposizioni genetiche; tanto più che le influenze genetiche diventano più importanti (non meno!) con l’avanzare dell’età. L’anormalità è più normale se la riconosciamo con (non contro!) gli altri.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il giorno del rimorso (Le brevi di Valerio 305)

Colin Dexter
Il giorno del rimorso
Sellerio Palermo, 2019 (originale 1999)
Con una nota di Giulio Giorello
Traduzione di Luisa Nera
Giallo

Oxford. Luglio 1998. Il diabetico e poco udente Norman Colin Dexter (1930-2017) è stato un docente inglese di greco e latino, specialista in enigmistica e parole crociate, magnifico ironico scrittore di genere. I 13 romanzi con protagonista l’ispettore Morse (e il fido recalcitrante sergente Lewis) della Thames Valley Police sono datati 1975-1999 (tradotti a suo tempo nel Giallo Mondadori), la televisione inglese ne trasse una serie di 33 episodi trasmessa anche in Italia; serie connesse continuano ancor oggi.
Il giorno del rimorso” è l’ultimo purtroppo, classico come sempre, colmo di citazioni divertenti ed erudite. La narrazione è in terza varia al passato, brevi tratti in punta di piedi dedicati ai vari agiati personaggi. Qui la vittima è la bella infermiera quasi 50enne Yvonne Harrison, amante di tanti (anche dell’incantevole malinconico Morse, appassionato di Wagner, Mozart e Schubert, in vista della pensione), trovata nuda, imbavagliata, ammanettata e morta nella sua villa.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

I morti non sognano (Le gialle di Valerio 208)

Ed McBain
I morti non sognano. Racconti 1953-2000
Mondadori, 2019
A cura di Roberto Santachiara, prefazione di Maurizio de Giovanni
Traduzione di vari (soprattutto Mauro Boncompagni e Luca Briasco)
Giallo

Stati Uniti. Seconda metà del secolo scorso. Un famoso regista americano, potente arrogante campione d’incassi, viene intervistato per una rivista sui suoi film e, in particolare, sull’incidente accaduto in Sardegna a giugno durante le riprese dell’ultimo, appena uscito nelle sale (il 4 luglio): la 19enne attrice protagonista è affogata. Lui chiarisce subito che ammira solo pochi colleghi e tutti ormai morti, che considera gli sceneggiatori e i tecnici come la servitù, gli attori bestie da soma, i produttori ignoranti e incompetenti, i critici presuntuosi e noiosi, i cronisti inaffidabili, gli intervistatori incapaci e scorretti. L’inchiesta delle autorità italiane ha stabilito che l’annegamento è stato accidentale, eppure l’insistenza delle domande costringe il regista a tornarci più volte sopra, a far emergere particolari significativi e inediti sull’orrendo mondo del cinema e sui poco casuali casi della vita. L’intervista (The Sardinian Incident) è uno dei più interessanti racconti scritti da Ed McBain, a suo modo un divertente torbido noir; fu pubblicato da “Playboy” nell’ottobre 1971 (vi collaborò molto in quegli anni) ed era già abbastanza noto anche in Italia.
Il tema è caro a Evan Hunter che aveva imparato a non amare Hollywood, fin dalle peripezie accadute alla riduzione cinematografica del romanzo (1954) Il seme della violenza al Festival di Venezia nel 1956 e dalla prima sceneggiatura per il film di Hitchcock Gli uccelli del 1963. L’autore alla nascita si chiamava Salvatore Albert Lombino (New York, 1926), svolse lavori precari (come editor e insegnante) prima di poter seguire l’amata vocazione, si è sempre firmato con vari pseudonimi per le opere di fiction (i primi racconti, romanzi e sceneggiature risalgono al 1952-53), adottò presto ufficialmente all’anagrafe Hunter e divenne famoso nel mondo come McBain, il più fortunato degli pseudonimi, quello della serie dell’87° distretto avviata con tre magnifici romanzi nel 1956.

Con un bel titolo e una divertente copertina, finalmente arriva in unico volume la racconta completa dei racconti del grande Ed McBain, gialli, polizieschi, neri e non solo. Sono in tutto 64; dopo il primo (appunto il dialogo dell’“intervista”) presentati in ordine cronologico; dal primo pubblicato nel febbraio 1953 (La donna di Carrera) all’ultimo realizzato nel 2000 (Ma voi ci conoscete), significativamente dedicato al cancro. Evan Hunter morirà a Weston nel Connecticut nel 2005 a causa di un tumore alla laringe. La maggioranza dei racconti era stata già edita in vario modo in Italia e, comunque, più di due terzi erano apparsi nelle due disordinate raccolte Einaudi di quasi una decina di anni fa. Circa la metà (trenta) vanno riferiti agli esordi letterari dello scrittore, ai quattro anni 1953-1956, quando si faceva spazio nel complesso sterminato mercato editoriale americano; non era né ricco né tradotto e scriveva più delle 20 cartelle al giorno per 5 giorni alla settimana (che fu poi la routine dell’artigiano professionista, lo “scultore” su cui introduce de Giovanni, con opportuno entusiasmo). I successivi contengono spesso momenti di autoironia, parodie e omaggi, oltre che riferimenti alle concrete esperienze vissute con il successo (e quindi pure ambientazioni cinematografiche). Vero è che, per altro, Hunter fino alla morte non ha mai smesso di usare la forma del racconto (quasi uno ogni anno, comunque con minor frequenza dei romanzi). Una volta teorizzò proprio le differenti caratteristiche della scrittura (e della lettura) connesse alla lunghezza del testo e alla collocazione in libreria (oppure altrove) della pubblicazione. Alcuni racconti sono in prima persona, altri in terza. Impossibile fare una graduatoria di qualità (i poliziotti dell’87° distretto appaiono solo in un caso), tutti sono giochi e spettacoli di alta maestria, con un ruolo cruciale di bellissimi indimenticabili dialoghi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

“Il confine” di Giorgio Glaviano

Giorgio Glaviano
Il confine
Marsilio, 2019

All’inizio, la sparizione dei tre ragazzi era sembrata una bravata. Luca Mosca, Sergio Bai e Adele Scola erano tre adolescenti. I due maschi avevano già diciott’anni, lei sedici. Tutti e tre di Siena. Tutti e tre figli di famiglie benestanti.
Un rave in piena Maremma.
E invece… un mese dopo i due ragazzi vengono ritrovati, feriti e torturati, in un casale vicino a Velianova, un paesino della Maremma. Le ricerche della ragazza scomparsa conducono poco dopo a una ancor più macabra scoperta. A investigare, il gelido capitano Rio e la sua squadra, giunti appositamente in supporto dei tre scalcinati Carabinieri della locale stazione. I tre sono Genovese, Semeraro e Meda: quest’ultimo è uno “scarto” della Benemerita, un ex Capitano dei CC caduto in disgrazia, degradato al ruolo di Carabiniere semplice e spedito in punizione da Milano in quello sperduto borgo maremmano.

Per uno cresciuto nella periferia di Torino e abituato a pattugliare le foreste di palazzi e i prati di asfalto di Milano, quel panorama era un incubo a occhi aperti. Qualcosa di insensato. La gente diceva che la Maremma era bella, vedute mozzafiato e pace. Per lui era solo chilometri di nulla che non serviva a niente e non portava da nessuna parte. Le città significavano qualcosa. Quel posto no.

Qua Meda sta scontando la sua punizione e facendo i conti con i suoi fantasmi. Perché la sua è una vera e propria mania, una irrefrenabile e distruttiva dipendenza dal sesso a pagamento che lo porta, nei momenti più impensati, a cercare una prostituta per consumare rapidi e insoddisfacenti amplessi. Questa furia autolesionista ha distrutto il suo matrimonio con Valentina, rimasta a Milano, e lo ha portato a indebitarsi con una banda di strozzini dell’Est che adesso chiedono – con modi molti spicci – la restituzione del dovuto.
Per ripagare il debito, Fabio Meda si inventa un secondo lavoro: la guida per appassionati delle scene del crimine. Con la collaborazione del pugliese-napoletano Treanni, mette su un sordido giro di turisti del morboso. In questo modo spera di raccogliere la somma per riscattare se stesso ed evitare che venga coinvolta la ex moglie.
Ma qualcosa va storto: Nevena Nikolajeva, bulgara, trentaquattro anni, ha scoperto il suo “secondo lavoro” e lo ricatta. Non vuole soldi, ma vuole che Fabio la aiuti a trovare l’Orco di Velianova – così è stato ribattezzato l’autore del rapimento di Luca, Sergio e Adele – perché, ne è convinta, la stessa persona ha fatto sparire anche sua sorella Irina, più o meno nelle stesse date dei tre ragazzi. Nevena ha denunciato la scomparsa, ma i Carabinieri pensano che Irina sia scappata con Vassily, un poco di buono che frequentava. Nevena ha un’altra teoria. Fabio all’inizio è scettico, ma poi l’istinto del segugio lo porta a seguire le tracce fino a un lussuoso resort immerso nel verde…
Tenuto ai margini dell’indagine sull’Orco, Fabio Meda si muove per i fatti suoi, sperando di riscattarsi agli occhi dei superiori e di se stesso. Ma le buone intenzioni a volte non bastano… soprattutto quando il caso sembra risolto per le vie ufficiali. Sarà davvero così?

Il confine è un noir serrato e violento, che procede per vie tortuose e impervie come le strade dei boschi maremmani in cui è ambientato, fino all’immancabile colpo di scena finale. È il ritratto amaro di un uomo distrutto e di una società allo sbando, con una piccola speranza di redenzione finale.

Giorgio Glaviano è nato a Palermo nel 1975. Lavora come sceneggiatore per il cinema e la tv. Ha pubblicato due saggi sulla serialità americana e il romanzo Sbirritudine (Rizzoli 2015). Giorgio Glaviano sarà ospite di UmbriaLibri.