Nuvole e orologi (Le brevi di Valerio 233)

Karl Popper
Nuvole e orologi. Il determinismo, la libertà e la razionalità
Armando, 2018 (orig. 1975)
Traduzione di A. Rossi
Scienza

Comprensione del mondo. In divenire. Karl Popper (1902-1994) scrisse “Conoscenza oggettiva. Un punto di vista evoluzionistico” nel 1972, pubblicato in Italia nel 1975. Armando fu l’editore che ne curò la traduzione e ha sempre continuato a presentare la produzione scientifica del grande filosofo ed epistemologo austriaco naturalizzato britannico, dedicandogli anche una specifica collana.
Con un’introduzione di Massmo Baldini mette ora a disposizione di studenti e appassionati Nuvole e orologi, la parte di quel corposo testo ripresa da due saggi precedenti e dedicata alla razionalità e alla libertà dell’uomo, all’induzione e alla conoscenza congetturale, al libero arbitrio contro il determinismo (religioso, scientifico, metafisico). C’è asimmetria tra passato e futuro: il futuro del mondo è aperto, non è implicito in ogni istante del passato.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Per ridere aggiungere acqua (Le varie di Valerio 90)

Marco Malvaldi
Per ridere aggiungere acqua. Piccolo saggio sull’umorismo e il linguaggio
Rizzoli, 2018
Scienza

Un computer. Domani, forse. Quando una macchina riuscirà a scherzare allora sarà davvero intelligente, per farlo dovrebbe forse “processare” il linguaggio umano. Parte da queste domande, come al solito inconsuete e conturbanti, Marco Malvaldi (Pisa, 1974), ottimi studi e seguiti universitari da chimico (1992-2005), affermato autore di gialli noir umoristici (dal 2007 Sellerio, almeno 12 romanzi e 11 racconti, oltre la metà con Massimo del BarLume protagonista), competente efficace divulgatore scientifico (dal 2011 una decina di testi con varie case editrici, da ultimo sempre Rizzoli).
Parte da esempi ed esperimenti in corso sui computer per evidenziare la difficoltà delle risposte: il modo in cui parliamo è aperto, impreciso, incompleto e spesso ambiguo. Il primo capitolo è dunque dedicato a capire meglio come funziona il linguaggio umano. Cita subito il grande Guareschi e lingue molto diverse come olandese e giapponese (credo le parli in modo fluente), sottolineando come lo scritto derivi dal parlato e tenda alla ridondanza (lo mostrano anche le analisi delle frequenze delle lettere e, poi, delle parole) e all’interdipendenza (il significato non dipende dalla statistica). Il meccanismo del capitolo iniziale continua: Malvaldi esprime concetti e nozioni solo dopo aver trovato testi ed esempi che li illustrano con il sorriso sulle labbra: la combinazione delle parole in frasi attraverso strutture ricorsive e discorsi (necessariamente) astratti, il vantaggio sociale del linguaggio umano come conoscenza condivisa (da almeno due individui), la relazione asimmetrica tra la lingua e il modo in cui noi le diamo significato, le particelle funzionali che collegano le parole di una frase come struttura portante, le aree del cervello destinate alla decodificazione. Tutto per arrivare all’umorismo!
Il riso nasce dall’inaspettato, convoglia due diversi significati, o due diversi punti di vista, nella medesima frase, vallo a spiegare al computer! Il divertimento nasce proprio dal cambio di direzione, la risata ne è un possibile effetto, realizzato solo quando separiamo la realtà dalla finzione e il contesto non ci trasmette rischi per la nostra esistenza. Il riso è un vantaggio evolutivo (Darwin insegna, seriosamente), è uno strumento di cui ci serviamo anche per scoraggiare e penalizzare i comportamenti asociali, l’emozione è curativa. Malvaldi fa riferimento alla filosofia, alla semiotica, alla psicologia cognitiva. Interessante ma non approfondita la citazione di Pirandello sulla differenza fra umorismo e ironia, fra ridere di altri con altri e trasmettere pensieri oppositori relativizzandoli. Suo malgrado, si riscontra notevole uso anche del pensiero ironico: quando può fa battute sulla Juventus (da tifoso contro) e sulla Lega (da politico contro), ineccepibili (da juventino). E attinge a piene mani dall’esperienza di narratore: sono le storie a stimolare le capacità di astrazione cerebrale, è il riso di pancia che aiuta a nascondere indizi. Il comico serve per imparare a non fidarsi del proprio cervello e come collante sociale. Insomma, prima o poi, premendo i tasti giusti, varrà forse la pena di insegnare al computer non solo a riconoscere, contare, mettere in ordine, ma anche a riconoscere l’ambiguità. A cosa servirebbe, se mai ci riuscissimo? L’umorismo è comunque la strada maestra per arrivarci. Ottimo, sintetico, godibile.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Lettere dal carcere (Le brevi di Valerio 232)

Nelson Mandela
Lettere dal carcere
Il Saggiatore, 2018 (orig. The Prison Letters of Nelson Mandela)
Prefazione del nipote Zamaswazi Dlamini-Mandela
Traduzione di Seba Pezzani
Storia

Il Sudafrica dell’apartheid. Novembre 1962-febbraio 1990. Nelson Mandela era nato nel 1918, è scomparso otto anni fa. È stato Presidente del nuovo Stato democratico dal 1994 al 1999, era stato prigioniero 27 anni.
Il giornalista scrittore Sahm Venter ha realizzato un libro stupendo, in contemporanea mondiale le Lettere dal carcere, la prima ad Amnesty. Sono 255, perlopiù inedite (sempre controllate e spesso censurate dalle autorità, talora mai arrivate) tratte da varie collezioni e archivi. Traspare l’intimo tormento per la mancanza dei cari: già avvocato xhosa e padre di cinque bambini, non gli fu permesso di vedere i figli finché non ebbero com­piuto sedici anni. Il libro (con utilissime note e appendici) è suddiviso in sezioni per ognuna delle quattro prigioni e dei due ospedali, dove gli erano negati diritti umani fondamentali e non perse mai la speranza.
Da leggere: Mandela ha segnato il Novecento, è stato un’immensa positiva personalità, certo non solo per il suo paese.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

“La SHERLOCKIANA, un omaggio a Tecla Dozio”

“La SHERLOCKIANA, un omaggio a Tecla DOZIO” è un Festival letterario dedicato al romanzo giallo che si terrà sabato 29 e domenica 30 settembre 2018 a Milano presso la Biblioteca Cassina Anna.

Il Festival vuole essere un omaggio Tecla Dozio, figura indimenticata nel mondo del libro giallo e una dei massimi esperti di letteratura di genere in Italia. Tecla Dozio, “La signora del giallo”, ha avuto il merito di far conoscere ai lettori italiani moltissimi autori stranieri e ha dato la possibilità a molti scrittori italiani esordienti di pubblicare i loro romanzi e di affermarsi.
La scomparsa di Tecla Dozio nel febbraio 2016 ha lasciato un grande vuoto, non solo per gli amici, ma per tutti gli esponenti del settore e per gli appassionati del Giallo. La manifestazione è un’occasione per ricordarla parlando di ciò che più amava: i libri e la lettura.

Per oltre 20 anni, a Milano, Tecla Dozio ha gestito la libreria “La SHERLOCKIANA”, dedicata al romanzo Giallo ed è diventata il punto di incontro fondamentale per lettori, scrittori, appassionati del genere giallo. Alla SHERLOCKIANA, grazie ad un catalogo unico nel suo genere arrivavano da tutta Italia così come c’era chi arrivava dall’estero per acquistare Gialli introvabili o chi ci andava per presentare i propri romanzi. Ma c’era anche chi prendeva appuntamento per farsi aiutare con la tesi di laurea, per scrivere articoli sull’argomento o passava da lì anche solo per un caffè o fare quattro chiacchiere con Tecla.
La chiusura della libreria nel 2009 è stato un duro colpo per tutti coloro che vi facevano tappa e che vi acquistavano i libri. Ma Tecla ha continuato a occuparsi di Giallo anche quando si è trasferita in Toscana, portando avanti il suo lavoro di editor per la collana “Impronte” (Todaro Editore), nata nel 1999 e dedicata al giallo italiano.

Il 29 e 30 settembre presso la biblioteca Cassina Anna di Milano si terrà la prima edizione di questo Festival del giallo che, oltre ad essere un omaggio, sarà anche l’ideale realizzazione di ciò che Tecla Dozio avrebbe voluto fare per riunire le persone intorno a libri, scrittori e non solo.

Il Festival si svolgerà seguendo idealmente la struttura dei romanzi e dei loro contenuti, con quattro tavole rotonde che vedranno confrontarsi scrittori e esperti del settore.

Sabato 29 settembre la giornata sarà dedicata alle varie fasi che conducono alla nascita di un romanzo: dall’arrivo in casa editrice della bozza inviata della scrittore fino all’uscita nelle librerie, il tutto attraverso due incontri pomeridiani che nella giornata vedranno scrittori e case editrici, pr, blogger e librai confrontarsi. Tra gli ospiti Massimo CARLOTTO, Andrea G. PINKETTS, Elisabetta BUCCIARELLI e persone di rilievo nel settore editoriale e promozionale.

Domenica 30 settembre le tavole rotonde verteranno sul “ruolo delle donne nel romanzo giallo” e come un romanzo riuscito passa “dalla cellulosa alla celluloide”. Tra gli ospiti Carlo LUCARELLI, Marcello FOIS, l’attore Bebo STORTI, Rosa TERUZZI e tanti altri.

Gli incontri delle due giornate si legheranno tra loro tramite con una cena il sabato sera che avrà come ospiti gli scrittori Massimo CARLOTTO e Carlo LUCARELLI. Il Festival vivrà così anche un momento di convivialità come avrebbe amato Tecla Dozio che dell’incontro, del dialogo e della buona cucina era una convinta sostenitrice.
Durante il weekend, inoltre, sono previsti momenti musicali e una degustazione di vino dell’azienda Montelio (Oltrepò Pavese).

La manifestazione è organizzata da Daniela BASILICO, Veronica TODARO e Manuel FIGLIOLINI in collaborazione con la Biblioteca Cassina Anna di Milano.
Sostenitori dell’evento: La Bottega del Giallo (blog), Todaro Editore (casa editrice), Signore si diventa (rivista online), la libreria Il covo della Ladra di Milano, l’Admiral Hotel di Milano, Azienda Agricola Montelio (Oltrepò Pavese), Trattoria Angolo Milano.

Per maggiori informazioni e contatti stampa: lasherlockiana@gmail.com
tel. 335.6219460 – 366.1779672

(Comunicato stampa)

Le lunghine di Fabio Lotti: Sulla rotta del Giallo Mondadori (IV)

Si riparte!…
E allora saliamo in carrozza con A.A. Fair La notte è per le streghe
Non fatevi ingannare dal nome dell’autore. Trattasi dello pseudonimo di Erle Stanley Gardner, creatore del famoso personaggio di Perry Mason e, in questo caso, della coppia di detective Bertha Cool e Donald Lam. Solo che Bertha, in assenza del socio arruolatosi in Marina, dovrà cavarsela da sola. “E quando un rappresentante di commercio le piomba in ufficio con un problema di recupero crediti, è tempo di mettersi al lavoro. Ma ci sarà da sudare, perché la faccenda appare da subito un po’ bizzarra. Intanto il debitore da cui occorre incassare il denaro è in realtà lo stesso cliente. Poi ci sono di mezzo la moglie sobillata dalla suocera, un creditore a corto di soldi e un’intestazione fittizia di beni ritortasi contro l’improvvido donatore. Altro che caso di routine: un enorme pasticcio. Ed è ancora niente, prima che a complicare davvero le cose intervengano un delitto, la sparizione di una donna, lettere anonime, insomma un mare di guai. A Bertha l’ardua impresa di ricomporre un mosaico che la condurrà sulla pista delle streghe.” Brrrr… Una detective sessantenne, capelli bianchi, sovrappeso, avida e tirchia da morire. Ma anche leale e coraggiosa. Vi resterà simpatica.

Ross Macdonald Il tunnel
Anche qui eccoci di fronte ad uno pseudonimo, ovvero quello dell’americano Kenneth Millar, prima insegnante universitario e poi grande scrittore di gialli hard boiled, erede di Chandler e Hammett, rimasto famoso per il personaggio di Lew Archer (favoloso Paul Newman cinematografico). Lo troviamo anche sotto lo pseudonimo di John Ross Macdonald.
Nel presente libro niente Archer ma il docente di inglese nel Michigan Robert Branch. Siamo nel 1943 in piena guerra e spionaggio. Dunque sospetti su sospetti, perfino che una spia nazista si celi nell’università. Che si tratti del professore tedesco Herman Schneider, o dell’attrice tedesca che sarà presto sua assistente, di cui il nostro docente inglese si era innamorato a Monaco prima della guerra? E qualcuno cercherà di coinvolgerlo come omicida in un delitto…

Anne Perry Il fiume della vendetta
Anne Perry nasce a Londra nel 1938. Terminati gli studi incomincia a girare il mondo, facendo la hostess sugli aerei e a terra e lavorando anche nel settore alberghiero e in quello della moda. Tornata in Inghilterra nel 1972, dopo un lungo periodo trascorso negli Stati Uniti, la Perry inizia a scrivere romanzi storici. Il successo però le arride solamente quando ha l’idea di realizzare un romanzo poliziesco ambientato in epoca vittoriana. Incomincia così la serie dedicata all’ispettore Pitt, a cui farà seguito, qualche tempo dopo, quella incentrata sull’ispettore Monk. Entrambe le serie hanno ottenuto una vasta popolarità in Gran Bretagna e in tutto il mondo.
Londra 1869. Più precisamente a novembre. Lungo un molo del Tamigi un cadavere di mezza età dentro un sacco di tela con un proiettile nella schiena. La vittima, si scoprirà, è un falsario evaso da poco. Questo il caso di cui si dovrà occupare il nostro William Monk, comandante della polizia fluviale. Un caso difficile, forse con agganci nel passato. Ma l’istinto di Monk è proverbiale…
Chi ama il personaggio può buttarsi tranquillamente anche su I meandri della notte lungo un percorso da brivido. Bambini che, nel Royal Naval Hospital di Greenwich, sembrano essere sottoposti ad esperimenti come cavie innocenti. E William Monk dovrà indagare sui terribili misteri dell’ospedale.

Altro William interessante è quello creato dalla penna di Maureen Jennings, ovvero William Murdoch che troviamo in diverse pubblicazioni tra cui Onora il male (da noi pure nella serie televisiva I misteri di Murdoch). Siamo a Toronto, in Canada. Un omicidio dentro una chiesa presbiteriana. Quello del reverendo Horward picchiato selvaggiamente e pugnalato. “Una lama conficcata nel collo della vittima ha reciso di netto l’arteria, e il sangue è zampillato tutt’intorno nella stanza, impregnando il tappeto. Un lato del volto è stato massacrato a calci, l’orbita destra maciullata; l’altro occhio è aperto, a fissare il vuoto. Il riverbero di quella violenza brutale aleggia ancora nell’aria. Una rapina finita male, a giudicare dalla scomparsa di un orologio da taschino in argento, ma la realtà dei fatti potrebbe non essere così banale. Una pista sembra ricondurre l’omicidio del pastore all’assegnazione dei sussidi per famiglie indigenti. E sulla sua onorata reputazione emergono dicerie infamanti. Per quanto ampio sia il repertorio di miserie umane cui Murdoch ha assistito nella sua carriera, il limite viene ogni volta superato. È tempo di affrontare una cruda verità. La radice del Male alligna anche nell’animo degli uomini di fede.”

Passiamo ora ad un bel trio di autori italiani.

Alberto Odone La meccanica del delitto
Sentiamo lo stesso autore “Monaco di Baviera, tardo autunno 1920, un’epoca in cui la giustizia, per le strade e nei tribunali, la fanno i corpi paramilitari di estrema destra, i grandi industriali, i politici, ma Kurt Meingast non ci sta: un tempo era il migliore investigatore della Kripo, ora è un uomo profondamente segnato da ferite di guerra che gli tormentano il corpo e la mente. E anche se è ancora in servizio è di fatto un emarginato. Eppure una notte, in un vicolo, accanto al cadavere di un criminale che è appena stato ucciso da due colleghi, decide che è stanco di prestarsi a quel gioco, che è tempo di tornare a fare quel che sa fare meglio: scoprire i colpevoli.” Accusare i colleghi, però, è pericoloso… Una breve, ma bella recensione, qui  e qui  l’intervista per conoscerlo meglio.

Diego Lama La settima notte di Veneruso
Sette racconti nella Napoli del 1884 durante gli anni del colera con Veneruso, il commissario capo della polizia del Regno “grassoccio, pesante, stanco, sudicio, invidioso, triste, maleducato, di cattivo umore, ma assai sensibile e quasi buono”. Sette racconti e sette casi da risolvere: “un vecchio avvocato accoltellato in una casa abitata da tre sorelle, una scienziata uccisa, forse, dalla sua serva, una donna impiccata nelle campagne del Vomero, un’ex prostituta avvelenata nella residenza di un conte, un marinaio scuoiato e una nave carica di misteri, uno scrittore strangolato in un lupanare.” Tra una storia e l’altra gli “intervalli”, ovvero le notti, ovvero i rimuginamenti di Veneruso sui fatti accaduti e qualche spicchio di società. Al ristorante ambulante di Peppe Savio brocche di vino rosso e fumate con la pipa, zoccole, puttane e ubriachi da tutte le parti insieme a qualche serenata (siamo sulla sommità dei Quartieri Spagnoli dove abita). Veneruso che si saluta da solo e si dà la buonanotte. Scrittura facile, ironica, dialoghi veloci, serrati, il sorriso che volteggia felice insieme a qualche punta di malinconia. Basta leggere il primo racconto “Le sorelle Corcione” e ve ne innamorerete.

Enrico Luceri L’ora più buia della notte
Ho conosciuto Enrico Luceri molto tempo fa alla presentazione di un mio libro a Siena. Signore elegante, distinto, gentile e colto. Tanto gentile da avermi fatto dono di Le colpe vecchie fanno le ombre lunghe di lui medesimo, Prospettiva 2008, con una dedica che mi fece piacere. E, ancora di più, la lettura del libro, tra giallo classico e ombre gotiche.
Ma vediamo l’ultimo nato “Nella villa dell’archeologo Enrico Roselli cova una miscela esplosiva di rancori e segreti. Impegnato nella produzione di documentari televisivi, Roselli si tormenta all’idea di aver abbandonato la ricerca sul campo, il contatto con la terra che è l’anima del suo lavoro, fatto di scavi e scoperte entusiasmanti. Per fortuna ha accanto la sua collaboratrice, Irene, che lo ammira sinceramente, secondo qualcuno forse troppo. Poi c’è la moglie, Roby, molto più giovane. Alla loro domestica non è sfuggita la sua tresca con un amico di famiglia, di cui il marito dev’essere messo al corrente. Sarà tuttavia un episodio insignificante, come un bicchiere di latte rovesciato, a innescare una sequenza inarrestabile di tragici eventi. Del resto un archeologo dovrebbe aspettarsi che, dopo una vita passata a riportare alla luce tombe protette da sortilegi e antiche maledizioni, una qualche sciagura incomba su di lui. Ma Roselli non è tipo da cedere alla superstizione, e questo non lo aiuterà. Tra quelle mura alberga una presenza che vuole uccidere. È solo questione di tempo.”
Un viaggio nella paura dentro una cornice classica, una paura che “non è scatenata da qualcuno o qualcosa, sconosciuto o meno, ma pagina dopo pagina da noi stessi, dalla nostra immaginazione. Da ciò che custodiamo nella memoria. Da ciò che la coscienza non sorveglia più. Dal ricordo di un’emozione. Da ciò di cui dovremmo pentirci, e non riusciamo o vogliamo farlo. E questa considerazione, anche in un giallo classico, non è per nulla consolatoria”. Parole dello stesso autore.

Per il filone degli apocrifi sherlockiani, curato magistralmente da Luigi Pachì, basta buttarsi su qualcuno degli ultimi nati per rinverdire le mitiche gesta di Sherlock-Watson. Si trovano soprattutto a Londra, ma si possono incontrare perfino a Firenze in Il gioielliere di Firenze di Christopher James (avvelenamenti da stricnina e trame di una setta segreta). Oppure, anziani, ritirati nel Sussex a condurre una vita tranquilla. Fino a quando, facile prevederlo, qualcosa non viene a turbare la loro serenità come il suicidio di un ragazzo (Petr Mcek Il messaggero di Hitler). Uno dei maggiori scrittori di apocrifi sherlockiani è senza ombra di dubbio Martin Davies. Ultimo suo parto pubblicato La signora Hudson e la maledizione degli spiriti. E questa volta sarà proprio la citata signora, governante di casa, a dare un contributo investigativo “a un’indagine infestata da serpenti velenosi e giganteschi ratti di Sumatra.”

Buone letture!
P.S.
Per quanto riguarda gli speciali non perdetevi La morte viene da lontano di Peter Lovesey-Paul Harding e Melville Davisson Post a cura di Mauro Boncompagni. Ma sugli speciali ci ritornerò in seguito.

Il sorriso di Jackrabbit (Le gialle di Valerio 172)

Joe R. Lansdale
Il sorriso di Jackrabbit
Einaudi, 2018
Traduzione di Luca Briasco
Noir Hard-Boiled

LaBorde e Marvel Creek, East Texas. Un sabato di aprile, ai giorni nostri. Hap Collins e Brett Sawyer, rossa risoluta, si sono appena uniti in matrimonio davanti al giudice di pace, wow! Al picnic nuziale arrivano gli affetti più cari, parenti come Chance, figlia adulta dello sposo recentemente acquisita, il fratello di fatto Leo Pine col fidanzato poliziotto Curt Cucciolo Collins e il capo Marvin Hanson, Felicity e Reba, Manny e Cason. Poi, d’improvviso, da un pick-up bianco scendono due razzisti, morte e distruzione sono sempre in agguato. Si tratta di Judith Mulhanew e dell’aggressivo figlio Thomas, si sono rivolti alla loro agenzia investigativa (dopo il rifiuto di tutti i pochi colleghi della zona) per cercare l’altra figlia maggiore Jackie, attraente e ribelle, chiamata Jackrabbit per i grandi denti davanti, poco più che ventenne, contabile grande esperta di numeri, matematica e ragioneria. Se n’era andata cinque anni prima in un paesotto lì vicino, Marvel Creek (dove Hap è cresciuto), all’inizio stava con l’omaccione che gestiva la discarica, ma da qualche mese nessuna l’ha più vista. L’anticipo è modesto, decidono comunque di provarci, fanno un sopralluogo, domandano in giro, pare che la ribelle ragazza si sia messa con un nero e abbia avuto un figlio, pare che il padre sia appena morto essendosi pagato un efferato suicidio. Tuttavia, le domande attirano guai, soprattutto non piacciono ai segregazionisti del Professore, uno strano inquietante tipo, ben piazzato e di bell’aspetto, capelli corti e faccia liscia, falso sorriso smagliante e radioso, ricco e potente, che manovra tanti per far vivere separate le razze, da una parte i bianchi (come lui) dall’altra i neri (inferiori). Ha protezione violenta e vari segreti. Per contare i morti non basteranno le dita delle due mani.

Decimo bel romanzo della divertente intelligente serie noir hard-boiled di Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951). Hap e Leo, quasi due lati dello stesso personaggio, sono ancora in gran matura forma e subiscono un invecchiamento rallentato (la prima avventura uscì nel 1990). Hap è un bianco di buon cuore e linguaccia lunga, castano, un metro e ottanta, veloce e tenace, pigro ma orgoglioso, fin dal liceo capace di vivere dimostrando di non essere razzista, brevemente sposato, uccide da sempre il meno possibile, esperto di Hapkido e arti marziali, vota democratico quando ci va. Leonard è nero macho grosso, elegante megachecca impaziente, decorato in guerra, adora cani e biscotti alla vaniglia, uccide i cattivi di gusto, ordinato pulito atletico, ormai brizzolato e rapato a zero, elettore repubblicano se vota. Come sempre, stile e linguaggio sono molto curati: è Hap a raccontare in prima persona al passato, alter ego dello scrittore, “ateo morale”, narrando l’indagine hard-boiled inframezzata dai dialoghi (sul mondo) della pirotecnica complicata imperfetta coppia. Questa volta piove sempre e la sfida western finale si svolge nella puzzolente sanguinolenta fattoria dei maiali. L’autore si confronta col pessimo razzismo dei tempi andati, si ispira a cronache odierne e descrive il clima emotivo purtroppo egemone in Occidente, populisti nazionalisti xenofobi suprematisti (bianchi), i nuovi negri sono gli immigrati: odio e pregiudizio, ignoranza e cattiveria, disinteresse verso ogni forma di cultura e orgoglio di non sapere. Leonard atterra chi ha colpito Hap e subito canticchia un paio di strofe di una canzone di Kasey (Lansdale), Sorry Ain’t Enough!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

 

L’ospite (Le brevi di Valerio 231)

Giorgio Faletti
L’ospite
Einaudi, 2018 (i due racconti originali 2005 e 2008 nelle raccolte “Crimini”)

Roma e Asti. Anni fa. Il furbo cronista Riccardo Falchi chiede alla bella nipote 18enne Sara le diapositive della vacanza in Guadalupa, per caso ha visto che c’era Walter Celi e lo scoop può valergli centomila euro. Però alla fine capisce perché è scomparso dopo la morte della moglie, più di una ragione lo giustifica, finirà per averne paura nel dorato mondo della capitale, anche se apprezza i nuovi amori.
Un uomo arriva nella città piemontese, consapevole della decisione che ha preso; un molestatore e ladro sta facendo i suoi giri, viene prelevato e poi trovato impiccato, forse suicida; il commissario capisce chi si vendica con intelligenza; un altro uomo conferma la propria decisione.
Ecco insieme i racconti scritti da Giorgio Faletti (1950-2014) per le raccolte dei maggiori giallisti italiani di inizio millennio, ora riuniti nel volume L’ospite, uno narrato in prima persona, l’altro in terza persona varia, secchi arguti godibili, pur di disperata malinconia.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La quinta edizione di Mangiacinema a Salsomaggiore Terme

La Festa del Cibo d’autore e del Cinema goloso celebra i 50 anni di cinema dei fratelli Pupi e Antonio Avati
Dal 26 settembre al 3 ottobre 2018 a Salsomaggiore Terme (Parma) si terrà la quinta edizione di Mangiacinema – Festa del cibo d’autore e del cinema goloso. E sarà, come sempre, un’imperdibile e stuzzicante settimana tra degustazioni gratuite, show cooking, proiezioni appetitose e tantissimi incontri con artisti del gusto e dello spettacolo. Oltre cinquanta eventi, tutti a ingresso libero per il pubblico, negli otto giorni del Festival più goloso d’Italia. Dopo gli omaggi a Tognazzi nel 2014, Totò nel 2015, Sordi nel 2016 e Fellini lo scorso anno, questa edizione della kermesse diretta dal giornalista Gianluigi Negri è caratterizzata da un Evento speciale: i 50 anni di cinema dei fratelli Pupi e Antonio Avati. Il regista e il produttore bolognesi iniziarono la loro carriera il 18 settembre 1968 con “Balsamus, l’uomo di Satana”. Salsomaggiore si prepara a celebrarli con diverse iniziative, dopo che lo stesso Pupi Avati fu uno dei protagonisti della prima edizione di Mangiacinema nel 2014. Il grande maestro del cinema italiano, dopo una cinquantina di lungometraggi e film per la televisione, sta per iniziare le riprese del suo nuovo lavoro per il grande schermo, “Il signor Diavolo”, proprio in questo periodo.
I PROTAGONISTI
Mangiacinema si distingue dai vari festival legati al cibo perché il pubblico diventa protagonista assoluto di tanti assaggi diversi ogni giorno, in compagnia di numerosi attori, registi, musicisti, chef e intellettuali. Con questa formula originale e molto coinvolgente, che negli anni è diventata un vero e proprio stile (mutuato da Mangia come scrivi e approdato sul palco di un teatro italiano grazie a Mangiamusica nel 2016 a Fidenza), nella città termale andrà in scena lo spettacolo del gusto. Visitatori e turisti potranno così godere di momenti di intrattenimento e “seduzione”, grazie ai cibi d’autore e alle prelibatezze che verranno loro servite.
GLI EVENTI
Fondamentale, come sempre, è la partecipazione dell’Istituto Alberghiero “Magnaghi”, con i suoi studenti ed il corpo docente: saranno loro a “guidare” le attese degustazioni che il Festival, voluto dal Comune di Salsomaggiore, offrirà al pubblico. Gli eventi si svolgeranno tra le Terme Berzieri, il Cinema Odeon e le Terme Baistrocchi. Ne saranno protagonisti i migliori artisti del gusto del Made in Salso, affiancati da grandi nomi delle Terre Verdiane e della Food Valley. “Gli artisti del gusto con le loro creazioni golose – anticipa il direttore artistico Gianluigi Negri – verranno ‘abbinati’, come sempre, a importanti personaggi dello spettacolo e della cultura. Mangiacinema si riconferma una festa per gli occhi (con diverse proiezioni) e per il palato, unica nel suo genere, nella quale si può assaporare, fino in fondo, dal primo all’ultimo evento, senza sovrapposizioni”.
Tra gli appuntamenti da non perdere, la cena di gala del giovedì dedicata ai fratelli Avati (con diversi show cooking durante la serata, tra i quali quello dell’attore e chef Vito), i famosi laboratori “Crea & Gusta” per turisti e appassionati di cucina, la festa di apertura all’Odeon nella quale il pubblico cenerà al cinema con le pizze alte di Salsomaggiore del Ristorante L’Incontro e la gran chiusura (sempre all’Odeon) con il maxi buffet degli artisti del Made in Salso, “guidato” dal Km90, ristobottega emiliana con sede a 100 metri dal casello di Fidenza.
La “buona visione” e il “buon appetito”, per il quinto anno, a Mangiacinema si augurano con un’unica parola: #guardagustagodi.

I PARTNER DI MANGIACINEMA 2018
Il main partner della quinta edizione di Mangiacinema, durante la quale si celebrerà l’Evento speciale “I 50 anni di cinema dei fratelli Avati”, è Gas Sales Energia. Special partner, la Pasticceria Lady Anna di Sorbolo. Tra i media partner, Radio 24 (con il programma “La rosa purpurea” di Franco Dassisti sempre al fianco di Mangiacinema fin dalla prima edizione del 2014), Film Tv, Sentieri Selvaggi, Gazzetta di Parma, InformaCibo, Italia a Tavola, Stadiotardini.it. e Tv Salso. Il Festival si svolge con il sostegno di Provincia di Parma, Comune di Salsomaggiore Terme, Istituto Alberghiero “Magnaghi”, Consorzio Terme Berzieri, Terme Baistrocchi, Ascom, Confesercenti, Cna, Confartigianato, Rotary Salsomaggiore.
La grafica di Mangiacinema è firmata dall’illustratore Victor Cavazzoni.
(Comunicato stampa)

La Debicke e… La madre perfetta

Aimee Molloy
La madre perfetta
Giunti, 2018
In libreria dal 12 settembre

Sono più o meno coetanee, si conoscono appena, ma hanno creato un gruppo e si fanno chiamare May Mothers, “Le madri di maggio”. Una cosa le unisce: hanno avuto tutte un figlio in maggio, nello stesso mese. Un esile legame, che le ha portate a stabilire una sorta di rituale di contatto online e a incontrarsi due volte alla settimana con carrozzine al seguito, nei viali di Prospect Park, a Brooklyn, per scambiare idee, darsi consigli e farsi confidenze sulle loro nuove vite centrate sui bambini. Un modo forse per cercare uno sfogo dalle fatiche e dall’isolamento indotto dalla maternità e condividere difficoltà, gioie e paure.
Nel gruppo Colette, Nell e Francie, Scarlett, Yuko, Winnie e Token, l’unico maschio, che tra loro chiamano “il mammo”. Finché, una sera, le May Mothers decidono di lasciare a casa i neonati e passare qualche ora in un hip bar della zona, concedendosi una pausa dalla faticosa routine quotidiana di neo mamme. Qualcuna manca, ma con loro c’è anche la bellissima, sensuale, misteriosa Winnie, apprensiva madre single che per la prima volta si è fatta convincere a separarsi dal piccolo Midas, affidandolo ad Alma, una brava babysitter messicana proposta da Nell, manager in carriera.
È il 4 luglio, un notte spaventosamente afosa in quella che sembra la più calda estate della storia di Brooklyn. Il locale è affollato, si parla, si beve e ci si separa. Winnie si allontana dal gruppo, lasciando là il suo telefono, così quando Alma, la baby sitter, chiama piangendo Nell, lei, Colette e Francie corrono in suo aiuto. La polizia è già sul posto: Midas, il bambino di Winnie è scomparso dalla culla. Qualcuno si è introdotto in casa, l’ha rapito e sembra che anche di sua madre si sia persa ogni traccia. Forse è uscita dal bar con quel bel ragazzo con cui stava parlando al bancone? O c’è dell’altro dietro il suo strano comportamento? Poi, quando finalmente Winnie torna a casa, la polizia le rivolge domande inquietanti e comincia l’incubo: suo figlio non c’è più.

Inizia, in un angoscioso clima di suspense, la corsa contro il tempo per ritrovare il piccolo. Arrivano testimonianze che conducono a false piste, accuse non provabili, ci si perde dietro mille rivoli. In un carosello di sospetti e strani indizi, alcuni addirittura orchestrati ad arte dai media, ben presto la vita privata di Winnie verrà data in pasto a un’orrenda speculazioni televisiva. E anche le altre May Mothers con i loro segreti, le loro invidie e debolezze, le bugie di coppia, non sfuggiranno alla crudele luce dei riflettori. Ognuna di loro aveva qualcosa da nascondere, ma ora le loro vite vengono brutalmente sezionate e messe in piazza. E purtroppo, mentre passano i giorni, tutto viene messo in dubbio.
Winnie per parte sua sta quasi impazzendo e gli investigatori si chiedono se questa bella donna, molto ricca, con una serie di dispiaceri alle spalle, abbia fatto una follia. Ma Colette, Francie e Nell, che invece credono in lei, non si rassegnano, vanno avanti per la loro strada e insistono, scavando testardamente più a fondo, fino ad arrivare allo scoop finale. Perché ogni donna ha il suo lato oscuro. E qualcuna lo ha peggiore delle altre.
Un thriller psicologico pesantemente condizionato dalla potenza indagatrice e distruttiva dei media che al giorno d’oggi, negli Stati Uniti come ovunque per altro, riescono a interferire su ogni fatto, avvenimento, che sia gioioso, di dolore o di disgrazia, purché faccia notizia. Ambientazione newyorkese, esaltata dalla mentalità, dall’impostazione di vita e dalle reazioni, tipiche dei diversi personaggi.

Aimee Molloy è l’autrice di However Long the Night: Molly Melching’s Journey to Help Millions of African Women and Girls Triumph, libro che è stato un best-seller del «New York Times», e la coautrice di diverse opere di saggistica. Vive a Brooklyn con il marito e due figlie. La madre perfetta, suo romanzo d’esordio, è in fase di traduzione in diversi Paesi e dovrebbe diventare un film.

Gli scellerati (Le brevi di Valerio 230)

Frédéric Dard
Gli scellerati
Rizzoli, 2018 (originale 1959, Les Scélérats)
Traduzione di Elena Cappellini
Noir

Léopoldville, alle porte di Parigi. Primi anni Cinquanta. Louise ha 17 anni e lavora in fabbrica, nel tempo libero ama molto leggere. La madre è opprimente, il patrigno umile timido alcolizzato, spesso disoccupato. Vede nel giardino lungo la strada una coppia di spensierati americani, i Rooland, lui un 35enne rossiccio funzionario alla Nato, lei più giovane, mora, gran fumatrice. Decide di proporsi loro come domestica tuttofare, trasferendosi nella colorata villetta a due piani. Inizia una nuova vita, ben presto colma di desideri e segreti, passioni e tensioni. Inevitabilmente non durerà a lungo. Il bel romanzo, narrato in prima persona, di Frédéric Charles Antoine Dard (1921-2000), Gli scellerati, ha come incipit la definizione del Larousse: “Scellerato: colpevole o capace di crimini”. Appunto. L’autore divenne poi famosissimo per la serie poliziesca del commissario Sanantonio, qui l’atmosfera è sempre leggera ma torbidamente infantile.

(Recensione di Valerio Calzolaio)