La Debicke e… Operazione Medusa

Rusty Bradley e Kevin Maurer
Operazione Medusa
Newton Compton, 2019

Se sei appassionato di storia, in particolare di operazioni militare, e vuoi saperne di più su una delle battaglie fondamentali dell’ultimo decennio, questo è il libro giusto. Un resoconto storico autobiografico, il diario di una delle più imponenti operazioni della guerra in Afghanistan: Operazione Medusa. La battaglia cruciale della guerra in Afghanistan di Rusty Bradley e Kevin Maurer.
Nel 2006 i talebani, armati e addestrati dai loro alleati di Al Quaida alla guerriglia, sia urbana che negli sconfinati territori desertici e bruciati dal sole della pianura, stanno recuperando posizioni su posizioni nella zona. Il loro intento è riconquistare la provincia di Kandahar, a sud del paese. Una loro vittoria darebbe una svolta cruciale all’interminabile conflitto che li vede battersi contro le truppe della Nato. Una svolta che potrebbe scombussolare i piani degli alleati occidentali e delle truppe afghane, Ena, arruolate dal nuovo regime, riportando indietro, all’inizio del 2001, i confini del Medioriente. Per riuscire a fermarli, la coalizione occidentale in Afghanistan, comandata in quel momento dal generale canadese Fraser, dovrà richiamare risorse umane e di mezzi da altri fronti orientali e mettere in atto una gigantesca offensiva. Quella che verrà chiamata Operazione Medusa per le sue caratteristiche operative estensive e invadenti, simili ai minacciosi e tentacolari serpenti che sporgono dalla testa dell’antica e leggendaria Gorgone, caratteristiche adatte a consentire buona penetrazione nella file nemiche e copertura. Lo scontro è imminente e il disordinato esodo in massa dei civili non è che il segnale premonitore.
Inviato per fiancheggiare l’attacco lanciato della coalizione canadese, il capitano Bradley, con la sua squadra di Forze speciali statunitensi Lions of Kandahar, sarà prima attento osservatore poi testimone di come le forze NATO rischino di venire rapidamente inghiottite dal contrattacco dei talebani. Forse perché si sono trascurati i segni premonitori, i tanti particolari che avrebbero dovuto far aprire gli occhi, sottovalutando le informazioni locali sull’entità del nuovo e agguerrito esercito ribelle talebano, ormai pericolosamente inquadrato, ben armato, e infiltrato dappertutto. Quando l’operazione Medusa verrà lanciata, il nemico si era ormai trasformato in implacabile mostro da guerra. Per contrastare in qualche modo la disfatta, reggere fino a ottenere un’efficace copertura aerea teleguidata, l’unica scelta ragionevole per la squadra americana è conquistare e poi tenere per giorni, a carissimo prezzo, una specie di collinetta in posizione sopraelevata. Bradley e il suo piccolo distaccamento s’impadroniscono della Sperwan Ghar e da quel momento saranno disposti a tutto pur di garantire alle forze della NATO un fondamentale vantaggio tattico. Un’impresa ai limiti dell’impossibile.
Con la ricostruzione del capitano Rusty Bradley di quello che avvenne in prima linea e il supporto dell’accurato reportage del giornalista Kevin Maurer, che ha seguito le forze speciali americane in varie missioni in Medio Oriente, Operazione Medusa è il resoconto di un’azzardata operazione militare che è stata un pilastro portante della guerra in Afghanistan. Le sensazioni umane di un uomo, Rusty Bradley, che sa di doversi servire della diplomazia e della psicologia per facilitare la massima collaborazione tra i suoi uomini e i colleghi afghani. Lo stesso uomo che avrà piena coscienza di dover prendere decisioni che possono diventare fatali per la sua squadra Un diario dettagliato e drammatico che ripercorre quei giorni praticamente ora per ora. Una minuziosa descrizione quasi cinematografica che ci consente di rivivere quella che è stata una storia VERA con le maiuscole, costellata di fatti, fatterelli, avvenimenti, problemi da risolvere, gli infiniti drammatici scontri da affrontare e superare, le tragiche perdite umane di oltre una settimana di forsennati combattimenti ravvicinati, con i nemici talebani che si fanno crudelmente scudo delle popolazioni locali in nome di Allah. Uno sconvolgente rapporto di questa massiccia controffensiva. Un incredibile racconto che spiega in dettaglio i retroscena dei fatti di Sperwan Ghar nel settembre 2006. Uno dei più importanti resoconti di un cruciale momento della guerra in Afghanistan.

Rusty Bradley è nato nel North Carolina, si è laureato al Mars Hill College e si è arruolato nell’esercito nel 1993, prestando servizio come fante per sei anni prima di essere ammesso alla Officer Candidate School nel 1999. È stato ferito durante la battaglia di Sperwan Ghar, quando era al comando di una squadra delle Forze Speciali USA.
Kevin Maurer ha seguito come reporter le forze speciali degli Stati Uniti più di una dozzina di volte negli ultimi cinque anni, in Afghanistan e Iraq.
Kandahar è sempre stato un punto altamente strategico nell’Afghanistan meridionale. Ḕ stato il crocevia delle principali città in Afghanistan, da Alessandro Magno in poi, ed è il centro di gravità per il sud. Kandahar è il luogo geografico che ha visto la nascita dei talebani. A Kandahar il mullah Mohammad Omar si autoproclamò capo supremo del movimento.

La pistola di Garibaldi (Le brevi di Valerio 272)

Paolo Pietrangeli
La pistola di Garibaldi. Il problema di Giorgio Tremagi
Biblion Milano, 2019

Davanti al mercato di Piazza Epiro (metà strada fra San Giovanni e Terme di Caracalla) c’è la libreria del 51enne Giorgio Tremagi (niente gialli, solo Simenon, con la pipa), che tira avanti grazie ai 10 tavolini interni e ai 9 del cortile esterno dove si può pure mangiare. Il rapporto con la moglie non gira bene, i libri non sfondano, le polpette della cognata Fiorella vanno alla grande. Abbiamo proprio un atipico ristorante di discreto successo: un primo diverso ogni giorno da servire comunque con la specialità della casa, a dieci euro bevande escluse. Capita però che ci sia un’indagine per omicidio nel quartiere, il cadavere con un rosario in una mano e un fallo di legno nell’altra, e Giorgio, capace di visualizzare e interpretare i sogni delle persone che ha di fronte, si trova così coinvolto nella risoluzione. Garbato e divertente l’esordio nel romanzo di genere del grande cantautore e regista Paolo Pietrangeli (Roma, 1945), La pistola di Garibaldi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il meticcio (Le gialle di Valerio 192)

Federica Fantozzi
Il meticcio
Marsilio, 2019
Noir

Roma e altrove, in Italia e più lontano. 19 giugno – 12 luglio 2017. L’intuitiva e scrupolosa Amalia Ami Pinter, sessantuno chili stabili per un metro e sessantacinque, capelli neri e lisci a caschetto, fossette sulle guance, naso sottile, occhi nocciola, fa la giornalista al quotidiano romano Il Vero Investigatore, specializzato in cronaca nera e giudiziaria in salsa nazional-popolare, con la redazione vicina alla Fontana di Trevi. Lei ha i genitori residenti in una fattoria della Maremma, abita sola in una vecchia palazzina dietro Ponte Milvio (con la testuggine Rododendra e con il nero cane Kira, appena ereditato e pure guardia del corpo), gira in città con lo Scarabeo Rosso (in alternativa alla Panda per gli esterni o alla bici per il tempo libero) e ora ha ricevuto l’incarico da parte dell’altissimo Capo Gabriele Maraschini (e forse degli stessi proprietari, una società editoriale di Montecarlo) di fare un servizio sull’aeroporto Leonardo da Vinci, uno dei non-luoghi che ama. Lì incrocia l’amico poliziotto Alfredo Pani, da poco trasferito alla Dac, Direzione centrale anticrimine, e si trova invischiata in una rischiosa indagine sui corrieri della mafia nigeriana, guidata dalla brutale sanguinaria Ascia Nera, forse ormai in combutta anche con la mafia. Viene addirittura ucciso il dentista dove era stata sotto mentite spoglie, non sa ancora bene come districarsi quando la mandano a seguire un’asta di diamanti a Palazzo Colonna. Qui un occasionale amico, Cravatta Giallo Zafferano, le fa capire dinamiche e segreti di un mondo che non conosce, combine e interessi, soprattutto rispetto a un integro rarissimo diamante rosso denominato Purple Rain (magari per un afflato rock di qualcuno nell’originario giacimento del Minais Gerais). Gli acquirenti li avevi visti anche a Fiumicino, qualcosa collega le due storie, forse il brasiliano Ezequiel Alves, la cui azienda salta intermediari e sconquassa il mercato. Violenze e sorprese non sono terminate, lo verificherà di persona anche a Siena e a Palermo.

L’avvocatessa e nota brava giornalista Federica Fantozzi (Roma, 1968), dopo i due buoni romanzi pubblicati oltre 15 anni fa, ha avviato una nuova gradevole appassionante serie con protagonista una volitiva collega. Narra in terza varia su diverse scene e vicende che pian piano s’intersecano (anche in Brasile, terra di meticciati vari, da cui il titolo). Il contesto criminale, sia della manovalanza che dei poteri forti, è molto ben documentato e aggiornato. Amalia non capisce bene di chi può fidarsi, probabilmente di nessuno in quei mondi, quello affaristico, quello giudiziario, quello informativo. Dopo non essersi visti per un anno e mezzo, il rapporto con Alfredo s’intorbida e si approfondisce, lui un poco più giovane, sempre serio ma logorato, fisico scolpito e postura da judoka, capelli arancioni a spazzola e ancora acne sul viso, legati in passato soprattutto da una dinamica di reciproci attrazione e scambio: Alfredo le passava tutte le informazioni divulgabili, Amalia gli riservava un trattamento stampa favorevole. Lei per altro legge i romanzi gialli ambientati in Cina di Qiu Xiaolong e ne è condizionata. Certo, alla fine sappiamo davvero di più dei delinquenti di origini nigeriani che gestiscono traffici e prostituzione, di miniere, gemmologia, disegno di gioielli e nuovi diamanti sintetici, di Palio e di arancine. Ma soprattutto di come funzionano oggi le redazioni dei mass media, e non è un bel vedere.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Appunti per un naufragio (Le brevi di Valerio 271)

Davide Enia
Appunti per un naufragio
Sellerio, 2017

Nei primi tre mesi del 2019 sono sbarcati a Lampedusa 262 migranti su 12 barchini, più della metà dei 517 arrivati sulle coste italiane, tutte piccole imbarcazioni con pochi a bordo. Lampedusa si conferma primo porto di sbarco, l’unico effettivamente aperto. Due anni fa l’attore e drammaturgo Davide Enia (Palermo, 1974), segnato come tanti dal drammatico evento del 3 ottobre 2013 a poche miglia dal porto, nel quale vi furono 368 morti accertati, oltre 20 dispersi presunti, 155 superstiti (41 minori), provò a raccontare l’ultimo decennio della piccola isola siciliana al centro del Mediterraneo, narrando in prima l’incontro con tanti abitanti, sommozzatori, pescatori, professionisti, volontari, esseri umani che si portano dentro un intero camposanto. Ecco gli Appunti per un naufragio, un testo accorato e fondamentale, filtrato dal percorso umano dello zio Beppe, essenziale per capire quello scoglio che scortica, eroso dalla furia degli elementi, una fiaccola che risplende nel buio.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Il cadavere nella palude

Joy Ellis
Il cadavere nella palude
Newton Compton, 2019

Seconda puntata letteraria che vede come interprete e protagonista l’ispettore Nikki Galena, una donna che ha avuto un vita difficile e porta sulle spalle il peso di un matrimonio fallito e delle terribili conseguenze di un gravissimo incidente sulla sua unica figlia. Ciò nondimeno è una roccia: ha tirato dritto, si è rimboccata le maniche e, affrontando la gavetta, ha fatto carriera nella polizia grazie alla determinazione e all’intuito. Donna dal carattere articolato, è abituata a cavarsela da sola e nel lavoro ha accumulato numerosi arresti, anche se il carattere e la voglia di andare a fondo a ogni costo le sono valsi diversi reclami disciplinari. In questo romanzo si è appena trasferita a vivere nella vecchia fattoria di famiglia nel Kent, in quella splendida zona delle Fens che si affaccia sulle paludi. Tornare a casa non era stata una decisione semplice, ma l’ultimo caso aveva cambiato molte cose nella sua vita. Adesso, dopo aver avuto tempo per riflettere, sa che è venuto il momento di cambiare.
Joseph Easter, il secondo interprete e il coprotagonista della storia, ha un duro passato di militare, del quale parla poco o nulla. Ha combattuto per anni nelle forze speciali, fino a quando una brutta ferita (e brutti ricordi) l’hanno spinto a lasciare l’esercito e passare alla polizia. È divorziato, ha una figlia, che vive con la sua ex moglie negli Stati Uniti e con la quale vorrebbe riallacciare dei buoni rapporti, guastati in passato dalla sua fama di killer al servizio del governo. Si è appena rimesso, dopo una lunga degenza in ospedale e successiva riabilitazione per una brutta ferita, che ha rischiato di spedirlo dritto all’altro mondo. I medici gli hanno appena dato via libera per riprendere servizio e Nikki Galena, vista la loro proficua collaborazione nella precedente indagine, gli ha chiesto di entrare a far parte della sua squadra al Dipartimento di Investigazione Criminale di Greenborough. E la squadra di Nikki: Cat Cullen, la giovane e camaleontica poliziotta, dura, scaltra e scafata e Dave Harris, vecchio e orgoglioso agente che nasconde seri problemi di famiglia ma attento e preciso sul lavoro, è là per festeggiarlo e accoglierlo al suo arrivo, con la superiore benedizione del Commissario Rick Bainbridge, un ufficiale che si è guadagnato la reputazione di persona corretta, rispettato sia dai sottoposti che dai superiori. La situazione locale del commissariato appare in quel momento abbastanza calma. L’unica vera rogna da affrontare pare siano certe statistiche sull’eccessivo numero di suicidi nella regione. Statistiche che bisogna controllare e poi fare rapporto. Un noioso lavoro da tavolino. La prima giornata di Easter presso la squadra pare dunque avviata su un ritmo di routine, ma poco dopo salterà fuori qualcosa per la polizia: un tragico suicidio. Mentre una guida turistica sta mostrando a un folto gruppo di turisti la meravigliosa vista su Greenborough che si può ammirare dalla piattaforma sulla torre, un uomo, che pare impazzito, spunta di corsa dalle scale, la travolge, raggiunge il parapetto e si butta da quell’altezza precipitando per l’equivalente di circa nove piani, prima di colpire il muro che fiancheggia il fiume e scivolare nelle placide acque del fiume Wayland. L’ispettore Nikki Galena, richiamata subito sul posto, scoprirà con orrore e dolore che l’uomo morto è Martin Durham, che vive in un cottage poco lontano dalla sua fattoria, suo amico da sempre e con il quale aveva parlato proprio quella mattina. Ma niente in lui lasciava presagire che pensasse al suicidio. E, strano, la notte dopo qualcuno butta per aria il cottage del morto. Perché? Mentre la squadra comincia a indagare, spulciando anche le statistiche dei suicidi della zona e trovando strane coincidenze, uno spaventoso delitto li costringe a cambiare mira. Un uomo biondo, ucciso con una pugnalata che gli ha tranciato la carotide, è stato ritrovato su un pezzo di terra desolata di Greenborough. Le modalità del delitto fanno pensare all’opera di un professionista. Quell’omicidio commesso a sangue freddo e la somiglianza del morto con un crudele qualcuno, legato al passato, fa riaffiorare terribili ricordi in Joseph Easter. Non basta, perché una seconda vittima, giovane e con i capelli biondi come la prima, viene ritrovata giustiziata con le stesse modalità. Per Easter la faccenda rischia di trasformarsi in un incubo in grado di minacciare la sua carriera, la sua sanità mentale e forse la sua vita e quelle delle persone a lui vicine. Tutta la squadra è impegnata a scoprire l’assassino, tuttavia… la storia butta male perché, visto il suo passato nelle squadre di elite dei servizi segreti e le modalità dei delitti, gli alti ranghi della polizia cominciano a dubitare di lui, costringendolo a stringere i denti e a impegnarsi in una corsa contro il tempo per trovare chi lo perseguita. Ma siamo nel Lincolnshire Fens: grandi cieli aperti su paludi, terreni agricoli e riserve naturali. Non è facile per la Polizia sorvegliare l’intera zona e le paludi che circondano Greenborough non sono certo un terreno in cui è facile muoversi: le abitazioni sono distanti tra loro, le nebbie insidiose e la copertura telefonica spesso assente. E, soprattutto, non sono un posto sicuro quando sai che, nascosto nell’ombra, qualcuno magari ti sta osservando…

Un romanzo che conquista con la sua atmosfera. Una cittadina portuale che confina con un’area universitaria e una palude, un’oasi di indescrivibile bellezza dove la natura è libera e l’aria è fresca e limpida. Il secondo romanzo di Joy Ellis segnerà una svolta nella vita di Nikki Galena, anche in virtù dell’amicizia e reciproca fiducia con il sergente Joseph Easter. Due personaggi che ci piacerebbe ritrovare presto, loro e tutta la loro squadra, persone al tempo stesso straordinarie e normali che dovranno anche stavolta sbrogliare una misteriosa catena di crimini di efferata violenza, in un crescendo di tensione che incolla il lettore alle pagine e una conclusione da cardiopalma. Personaggi reali, palpabili, per un intreccio intelligente e plausibile di un bel giallo coinvolgente e senza sbavature con un “zi” di psicologico, sorretto da valide giustificazioni ma non troppo. Ancora una volta è di scena la violenza, quella insita nel nostro mondo attuale che, sotto false sembianze, riesce a insinuarsi senza pietà, quando un gruppo di potere gioca pericolosamente prendendo di mira la società. Molto interessante anche il gioco e i risvolti caratteriali dei personaggi, costruiti in modo impeccabile e che, pur diversi, si compensano perfettamente.

Joy Ellis è nata nel Kent, ma ha trascorso la maggior parte della sua vita a Londra. Da anni si dedica con successo alla scrittura e vive nel Lincolnshire con la sua compagna Jacqueline, una ex poliziotta decorata che ha ispirato la sua Nikki Galena. Il cadavere nella palude è il secondo romanzo di una serie che ruota intorno alle indagini di Nikki Galena.

Il clima è (già) cambiato (Le brevi di Valerio 270)

Stefano Caserini
Il clima è (già) cambiato. 10 buone notizie sul cambiamento climatico
Edizioni Ambiente, 2016

Il clima da studiare. A inizio 2019 è divenuta globale l’iniziativa giustamente indignata avviata ad agosto 2018 dalla 16enne Greta Thunberg che non va a scuola il venerdì per protestare davanti al parlamento svedese, uno dei tanti parlamenti disattenti e in ritardo rispetto alle politiche di mitigazione e adattamento verso i cambiamenti climatici antropici globali. La questione è davvero grave e urgente: può essere utile consultare un agile volumetto del docente universitario Stefano Caserini, animatore da decenni di un blog essenziale. L’autore, reduce dall’Accordo di Parigi alla Cop21 della Convenzione Onu di fine 2015, in Il clima è (già) cambiato sottolinea gli aspetti positivi che si possono intravedere nella complicatissima “faccenda” del riscaldamento globale, le sempre più precise evidenze scientifiche e la possibilità di azioni concrete e diffuse (che ognuno di noi può praticare, in tutto o in parte).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le parole di Sara (Le gialle di Valerio 191)

Maurizio de Giovanni
Le parole di Sara
Rizzoli, 2019
Noir

Napoli. Primi mesi dell’anno. Teresa Bionda Pandolfi da sei mesi si è proprio innamorata. Chi l’avrebbe mai detto? Già ai Servizi, ora è capo di un’unità segreta e speciale, dura ed esigente, attempata pantera bionda dal corpo elastico e dalle curve da sballo, gusto per carne sempre fresca a letto, da una botta e via in vista di altri piaceri (potere, libri, vino, musica), più fragile e impulsiva di quel che sembra. Il ragazzo è bruno e bello al pari di un dio greco, occhi neri ridenti incantevoli, viso solare, si chiama Sergio Minucci, 28enne assegnista di ricerca presso l’Istituto di Diritto regionale dell’Università. Gli è stato raccomandato come stagista e lei, per la prima volta, ha mescolato vita privata e professionale. Solo che, dopo un’altra gran bella notte insieme, Sergio improvvisamente scompare, lei riceve una strana allusiva visita di un alto dirigente romano, non sa che fare, si rivolge all’amica ed ex collega Sara Mora Morozzi, occhi azzurri e tratti dolci, figura sempre minuta e capelli ingrigiti. Già pochi mesi prima l’aveva chiamata in causa un paio di volte per indagini appartate con procedure non convenzionali. Sara è appena diventata nonna, nell’ottobre precedente è nato Massimiliano, la mamma Viola è la 28enne ex compagna (vedova) del figlio, curiosa e brava fotografa. Sara possiede una sapiente peculiare caratteristica, dono o dannazione che sia: è capace di udire frasi e dialoghi a lunga distanza, affinata abilità che mescola comprensione visual-vocale delle labbra e interpretazione gestuale dei pensieri. Accompagnata da un poliziotto che già l’aveva aiutata e si è affezionato a tutti loro, il tosto e trasandato Davide Pardo, Sara cerca di capire meglio come è Sergio: va a visitare Rachele, la fidanzata ufficiale che ne ha denunciato la scomparsa; fa un giro in aule e uffici universitari, fra colleghi e studenti; cerca e incontra la mamma, con la quale formalmente vive. Dopo due giorni viene ritrovato cadavere, c’è sotto qualcosa di antico e di grosso, affari e politica.

Consolida il successo la nuova interessante serie di Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958). In attesa dell’episodio conclusivo della prima strabiliante saga del commissario Ricciardi ai tempi del fascismo (1931-32), una fine annunciata da tempo, in attesa della sincronizzazione fra televisione e letteratura della seconda collettiva serie dei Bastardi (ispirata all’87° distretto di Ed McBain), il cui ultimo episodio trasmesso anticipa sviluppi dei prossimi romanzi, Sara Morozzi risolve piacevolmente bei casi, ancora nella stessa città contemporanea del tifosissimo autore. Sara era una brillante graduata della Polizia di Stato, sposata con prole, prima di entrare nell’unità speciale e di innamorarsi del Capo, Massimiliano Tamburi, più vecchio di 23 anni, intensamente ricambiata. Lei ha vissuto e gestito nefandezze, ha abbandonato per amore un marito fedele e un pargolo piccolo, ha affittato una stanza e ha scelto un’altra esistenza, condotta con fermezza e coerenza finché è stato possibile. Poi lui si era ammalato e Sara aveva lasciato tutto, ritirata a invisibile vita privata per assisterlo. Da poco sono morti prima lui, 76enne, indi il figlio (abbandonato) Giorgio, in un incidente stradale. Non ha ancora nemmeno 55 anni, si nasconde a tutto e tutti, pur bella colta vivace. Ma ora è nato un altro Massi e l’amica di sempre si trova in vera difficoltà, la vita prende un’inedita appassionata direzione, ricomincia a fare il braccio che soccorre e punisce. La narrazione è in terza varia al passato sull’indagine, intervallata dal resoconto in corsivo di una delle prime vicende professionali di Bionda e Mora alle prime armi nel 1991, dal persistente dialogo di Sara con l’amore perso e da incursioni sulle piacevoli corse mattutine del regista del malaffare. La protagonista, pure attraverso i silenzi, custodisce parole nascoste che dicono tanto anche se non sono pronunciate (da cui il titolo). Ad aiutarla appare un vecchio collega ormai cieco e solitario, che usa in modo straordinario udito e olfatto con ottime capacità deduttive. Le descrizioni sono, al solito, accurate e toccanti: ecco un bel noir di sensi e sentimenti! Viola ama la musica degli anni Sessanta e Settanta, il buon operaio ascolta Battisti e non si fa distrarre. In coda al volume c’è il racconto (ambientato prima del primo romanzo) uscito nell’antologia Sbirre.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Costituzione, 70 anni dopo (Le brevi di Valerio 269)

Carlo Smuraglia (a cura di)
La Costituzione, 70 anni dopo
Viella, 2019

Italia. 1948-2018. Durante la campagna referendaria del 2016, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) espresse con chiarezza determinazione ed efficacia la propria contrarietà a una modifica costituzionale contraddittoria di decine di articoli da confermare con un solo voto. Prese l’impegno a continuare a ragionare e proporre sul tema della piena attuazione e applicazione della Costituzione del 1948, anche valutando singole specifiche utili modifiche. L’impegno è stato rispettato. Nei due anni successivi l’ANPI ha organizzato in varie città del paese momenti di confronto fra operatori del diritto, organizzazioni sociali e culturali, partigiani e giovani militanti. Ora, curato dall’ex Presidente Carlo Smuraglia, il volume La Costituzione, 70 anni dopo raccoglie i contributi presentati in sei seminari tematici e il commento-bilancio della discussione, tracciando alcune possibili linee di indirizzo per l’attuazione del dettato costituzionale.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il mare nero dell’indifferenza (Le varie di Valerio 91)

Liliana Segre
Il mare nero dell’indifferenza
A cura di Giuseppe Civati
People, 2019

Italia. Oggi. Liliana Segre nacque il 10 settembre 1930 all’ospedale di Milano in via San Vittore, nel 2020 compirà 90 anni. Attualmente, dal 19 gennaio 2018, è senatrice a vita, nominata dal Presidente Mattarella “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Quando non aveva nemmeno un anno morì la madre Lucia Foligno, lei rimase col padre Alberto e i nonni paterni. Il 5 settembre 1938 stava per compiere otto anni, attendeva in vacanza che riprendessero le lezioni all’istituto di via Ruffini, quando il governo Mussolini espulse dalle scuole gli insegnanti e gli alunni di “razza ebraica”, le leggi razziste e i conseguenti decreti le impedirono di tornare in aula a ottobre e di proseguire gli studi pubblici, unica della classe cacciata in quanto nata (ebrea). Continuò a studiare dalle suore a Milano e a Como. Scelsero di battezzarla. Dopo l’8 settembre fu comunque espulsa dall’Italia, clandestina in fuga, richiedente asilo, respinta dalla Svizzera, carcerata per un mese a San Vittore, infine deportata ad Auschwitz, operaia-schiava, dal campo di concentramento alla fabbrica di munizioni tutti i giorni per un anno. Sopravvisse, a stenti. Dei 775 bambini italiani di età inferiore ai quattordici anni che vi furono deportati, 751 sono morti dentro. Anche il padre. Pochi mesi dopo la liberazione a maggio 1945 tornò in Italia dove trovò la casa deserta, comunque lo zio e i nonni materni. Nel 1948 conobbe a Pesaro Alfredo Belli Paci (morto nel 2007), si sposarono e dal loro amore sono arrivati tre figli, poi tre nipoti. Nel 1990, divenuta nonna (anche di sé stessa, bambina che aveva avuto sconvolta la vita), ha deciso di dedicarsi a raccontare cosa furono Shoah e Olocausto a studenti e cittadini, da poco più di un anno lo fa da senatrice.

Giuseppe Pippo Civati (Monza, 1975) consegna alle stampe un libro imperdibile. Per ripercorrere i passaggi fondamentali della biografia di Liliana Segre compie un lavoro di sensibilità filologica. Non parla lei (usando uno scrittore di oggi), non parla lui (dovendo fare storia), Civati si è accordato con Segre per “narrarla” in terza persona, tessendo alcuni crudi fatti storici con le parole già usate da lei stessa in discorsi ufficiali, interviste, interventi, dichiarazioni, relazioni, più raramente in conversazioni fra loro due. Mi sono commosso più volte, causa età avanzata forse, perché non si indulge mai in sentimentalismi. Il titolo prende spunto dall’eterno meccanismo dell’indifferenza: quella più di tutto sentì intorno a sé la bimba quando fu travolta dalla barbarie umana, quella sente lei oggi come la principale avversaria da criticare e limitare, quella vediamo spesso intorno a chi fugge forzatamente dai luoghi (lontani) di nascita, talora solo per affogare altrove, in altri mari neri. Liliana Segre è una donna di pace e una donna libera, spiega che la sua “prima libertà è quella dall’odio”. Da tre anni una volta alla settimana nelle aule scolastiche e da un anno nelle aule parlamentari porta le voci di quelle migliaia di italiani appartenenti alla minoranza ebraica che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano, soprattutto di quelli meno fortunati che non sono tornati. Salvarli dall’oblio, coltivare la Memoria è il vaccino contro l’indifferenza all’orrore della Shoah, alla follia del razzismo, alla barbarie della discriminazione e della predicazione dell’odio. Ribadisce l’eccezionalità indiscutibile dell’Olocausto e, insieme, descrive gli aspetti che possono tornare, anche con altre modalità, in ogni forma di discriminazione, a esempio verso i neri e i migranti. Parla della rete assistenziale e della rete criminale (anche di scafisti) del 1943 e si emoziona per quanto (di simile) accade oggi. Dedica pensieri e parole al padre (morto 44enne), a quando per sei giorni vissero accanto sul vagone verso i lager (lei ha ancora tatuato sul braccio 75190, un numero, una cosa). Completano l’ottimo volume schede e appendici documentarie, un breve saggio di Silvia Antonelli, la bibliografia essenziale degli scritti di Liliana Segre.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il mondo perduto (Le brevi di Valerio 268)

Arthur Conan Doyle
Il mondo perduto
Fanucci, 2019 (originale 1912, prima ed. italiana 1913, La Domenica del Corriere)
Traduzione di Fausta Antonucci

Londra. Oltre un secolo fa. Edward Ned Malone, giornalista della Daily Gazette, racconta in prima persona il viaggio intrapreso per fare colpo su Gladys Hungerton, la donna dei suoi sogni (nonostante il padre). Quando era andato a intervistare George Challenger di Rotherfield, il burbero professore,  noto zoologo e scienziato, gli raccontò di una precedente spedizione su un tepui (altopiano caratteristico della regione della Gran Sabana in Venezuela) dove sarebbero ancora vissuti animali preistorici, dinosauri e altre creature scampate all’estinzione, e gli propose di tornarci, insieme allo scettico collega rivale e a un lord cacciatore. Ne videro di tutti i colori, Malone e Challenger resterarono amici e sono poi tornati in altri romanzi fantascientifici del mitico Arthur Conan Doyle (1859-1930), il creatore di Sherlock Holmes! Non a caso Il mondo perduto ha dato il nome a innumerevoli film e al primo Jurassic Park (1997).

(Recensione di Valerio Calzolaio)