Gli arancini di Montalbano (Le brevi di Valerio 242)

Andrea Camilleri
Gli arancini di Montalbano
Sellerio, 2018 (ed. orig. Mondadori 1999)

Montalbano è… nato nel 1960, poliziotto da varie parti e da un po’ a Vigàta, fidanzato con Livia (che prevalentemente resta a Boccadasse), baffuto (nonostante il bel Zingaretti), invidiato soprattutto per Enzo (la trattoria del pranzo) e Adelina (la governante per la cena pronta in frigo). Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925) narra sempre in terza fissa su Salvo, opere pensieri sogni mangiate. Accanto ai romanzi, gli dedica racconti. Dei 20 di Gli arancini di Montalbano pubblicati quasi venti anni fa, 4 erano già stati parzialmente editi, due su riviste e due su quotidiani. Quasi sempre ispirati a fatti di cronaca nera, si gioca e si riflette non solo su crimini, più o meno sgangherati; anche il complotto comunista, il questore poco persuaso dal criminologo francese Marthes, il centralinista Catarella che risolve casi a suo modo, Montalbano che telefona all’autore; personaggi, lingua e stile che conosciamo, amiamo e rileggiamo sempre con voluttà.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Dieci +2 cose da sapere sull’economia italiana

Alan Friedman
Dieci +2 cose da sapere sull’economia italiana. Quale futuro dobbiamo aspettarci dal governo gialloverde per il nostro Paese?
Newton Compton, 2018

Alan Friedman, affermato giornalista, voce autorevole e dissacrante della politica e dell’economia italiana e internazionale, aveva dichiarato senza mezzi termini a proposito del suo testo: Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi, pubblicato con la Newton a gennaio 2018: «In questo libro ho cercato di raccontare in modo semplice l’economia, un argomento che tocca le vite di tutti noi, spiegando come funzionano davvero le cose, dove stiamo andando e cosa possiamo fare per salvarci. Finché siamo in tempo.»
Il suo si è rivelato un libro azzeccato che con puntuale trasparenza riusciva a mettere a fuoco tanti argomenti ostici ma sentiti dai cittadini. Friedman si era servito di un’esemplificazione immediata e di un linguaggio piano e comprensibile (non quello in uso agli addetti ai lavori), e aveva programmato il testo dividendolo per argomenti: le pensioni, i risparmi, le banche, senza dimenticare la questione del debito pubblico e l’euro. Insomma un libro per coloro che non volevano più essere in mano agli strilloni della politica e, per fortuna, un libro facile e alla portata di tutti. Un libro che si metteva tranquillamente negli inquieti panni di un normale lavoratore che si chiede: avrò mai una pensione? Del comune mortale che arzigogola sul fatto se fare parte dell’Europa è un vantaggio o una penale da pagare? E che si interroga preoccupato: ma chi diavolo pagherà il salvataggio delle banche? Noi? Ah!
Un libro che è diventato fondamentale perché ci ha regalato una chiave per la comprensione dei meccanismi legati all’economia, ci ha dato una mano per capire le regole, troppo spesso astruse trappole, che governano i rapporti tra cittadini e Stato, e ci ha aiutato a metterci sulla buona strada per fare giuste scelte per noi, la famiglia e il futuro, prendendo, se il caso, le misure più adatte. Un libro piano che offriva con precisione numeri, cifre e statistiche reali per controbattere, con la verità dei fatti, gli argomenti di chi fa balenare facili soluzioni, dei politici che promettono urlando proclami e inventano dannose bugie. Un libro che cercava di dare risposte a fatti reali quali: perché l’Italia non cresce più? Perché in questo paese non si riesce a creare più posti di lavoro? Perché gli italiani sono i cittadini più tassati d’Europa? E dulcis in fundo: a quale uomo (o donna) politico italiano si potrebbe dare fiducia? Quale è un plausibile e reale futuro per questo Paese? Il reddito di cittadinanza che prospettive ha? Potrebbe funzionare? I vouchers sono buoni o cattivi? L’attuale debito pubblico è gestibile o finirà con il portarci al crollo economico? Un libro utile, perché cominciare a capire almeno i principi base su come funziona l’economia è fondamentale se non vogliamo restare dei cittadini pecore, incapaci di comprendere i meccanismi che regolano i rapporti con lo Stato.
Oggi a pochi mesi, meno di sei, dall’insediamento del governo Lega-M5S guidato dalla “Triade”, Friedman aggiunge due capitoli al suo precedente libro e pubblica, sempre con Newton Compton, Dieci +2 cose da sapere sull’economia italiana. Quale futuro dobbiamo aspettarci dal governo gialloverde per il nostro Paese?, arricchito da due nuovi incisivi capitoli dai titoli che gridano sdegno: La banda del bucoLa certezza dell’incertezza.
Due esaustivi capitoli legati all’operato del governo legapentastellato in questo primo scorcio di legislazione, un tagliente e rigoroso resoconto sulle attuali misure previste dalla Legge di Bilancio, sulla battaglia (quasi un guerra) in atto con l’Europa e su cosa ci aspetta nel prossimo futuro. I numeri della manovra stanno in piedi? Perché il debito ci rende tanto vulnerabili? Ma l’attuale cambiamento in atto porterà dei benefici alle tasche degli italiani? C’è alle porte il rischio di una nuova pesantissima crisi finanziaria? Due capitoli romanzati che vedono di nuovo come attoniti spettatori i membri della famiglia “Giorgetti”, che già avevano ben rappresentato l’italiano medio in Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi. Lo scomposto avvento di una incontrollata Triade che riesce in pochi mesi a smontare gran parte della fiducia dei mercati internazionali. Un ministro dell’economia in preda alle bizze dei vice premier che ostentano atteggiamenti che rimandano a tempi peggiori. Si vive di insulti e di proclami elettorali. Lo spread vola, ma le lezione è chiara, anzi lampante: in Italia, come negli Stati Uniti, è possibile dire cose false, non basate sui fatti e pescare dal mucchio un capro espiatorio per ogni problema, basta che la comunicazione funzioni, viva il web e loro sono i maestri. E a quel punto ma sì, probabilmente buona parte della popolazione ci crederà. E alla luce dei cambiamenti in atto cosa succederà? Riusciranno i muscolari “me frego” a tenere a bada gli sbandamenti economici, l’ostracismo europeo? Ma con questa scapestrata Triade al potere diventa anche difficile azzardare previsioni, tutto può diventare tutto e il contrario di tutto. Ogni giorni c’è un nuovo ostacolo, un terremoto, un nuovo ponte da ricostruire, con certi italiani che cominciano persino a pensare al malocchio. Le trionfalistiche dichiarazioni per ora reggono, continuano a indorare la pillola e prima che si scopra che l’oro presentato è artificiale e magari rischia di trasformarsi in piombo, ohimè ci vorrà tempo. Troppo? Speriamo che la pressione del povero ministro Tria regga ai continui attacchi alla sua professionalità e che l’ideale sangue versato in questa spettacolare corrida non finisca con rovesciarsi tutto sulla testa degli italiani.

Alan Friedman, giornalista statunitense che ha scelto di vivere in Italia, è stato giovanissimo collaboratore dell’amministrazione del presidente Jimmy Carter, corrispondente del «Financial Times», inviato dell’«International Herald Tribune», editorialista del «Wall Street Journal» e produttore e conduttore di numerosi programmi televisivi in Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia, dove ha lavorato per Rai, Sky Tg24 e La7. Tra i suoi libri, Tutto in famiglia (1988), La madre di tutti gli affari (1993), Il bivio (1996). Nel 2014 Rizzoli ha pubblicato Ammazziamo il gattopardo, analisi della situazione economica, politica e sociale in Italia e sulle sue idee per superare questa crisi; mentre nel 2015 esce My way. Berlusconi si racconta a Friedman. Nel 2017 Newton Compton pubblica Questa non è l’America e nel 2018 Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi.

Palm Desert (Le gialle di Valerio 179)

Don Winslow
Palm Desert. Le indagini di Neal Carey
Einaudi, 2018 (orig. 1996, While Drowning in the Desert)
Alfredo Colitto
Noir Hard-boiled

Dal Nevada (Austin e Las Vegas) verso la California. Agosto 1983. Neal Carey, indigeno della Grande Mela, dopo la prima avventura è dovuto restare sette mesi in quarantena dello Yorkshire e dopo la seconda confinato nel Sichuan cinese; dopo la terza da due anni si è sistemato con la maestra cowgirl Karen Hawley, capelli neri e occhi azzurri, in un’immensa valle a circa milleottocento metri di quota. Ormai ha quasi 30 anni, dovrebbero sposarsi fra un paio di mesi e sta iniziando l’ultimo semestre del master presso l’università del Nevada, tesi su Tobias Smollett, il fuoriclasse della letteratura inglese del XVIII secolo. Il suo prof potrebbe poi fargli avere un posto di assistente a New York dove sarebbero quindi presto intenzionati a trasferirsi (Karen sta pure suggerendo di fare un figlio). Senonché arriva Joe Graham, il padre putativo, con una richiesta del solito datore di lavoro, gli Amici di Famiglia, il servizio privato di una potente ricca banca di Providence. Gli chiedono di riportare a casa (Palm Desert, vicino a Palm Springs) un vecchietto finito nella città del gioco e del peccato, “il posto più assurdo del mondo”, pensa Neal. Prende la Jeep e parte (rivelandosi in seguito incapace di guidare con il cambio manuale). Il tipo si chiama Nathan Silverstein, ben noto come Natty Silver, uno dei grandi del burlesque; un piccolo ebreo di almeno 85 anni, radi capelli bianchi spettinati, naso a becco, pelle sottile e rugosa, occhi di bambino, ancora indiscreto fumatore e scopatore, inesauribile verve (estro conversevole) di battute, gag e racconti. Lo trova al Mirage, lo accompagna al casinò e lui subito si apparta con l’alta bionda simpatica sensibile Hope White. Torna e continua a sfinire Neal di chiacchiere, rimandando il rientro. In realtà forse è paura, ne ha ben donde.

Don Winslow (New York, 1953), miglior autore noir dell’ultimo quarto di secolo, californiano d’adozione, realizzò una serie d’esordio (1991-96). Qui la narrazione è ancora in prima al passato, ma non mancano, quando la scena si sposta, anche pagine dei diari di Karen e Hope, un professionale scambio di mail fra la sovrintendente agli indennizzi e due avvocati, qualche registrazione da microfono illegale. Lo stile è già eccelso, seppur sbrigativo, lo scrittore cominciava ad avere altri progetti. L’ambientazione anni ottanta è legata a quel che allora faceva lui stesso (investigatore privato, regista e manager teatrale, guida di safari fotografici anche in Cina, consulente finanziario). Questo è il quinto e ultimo romanzo (1996), un commiato, molto più breve dei precedenti. L’amato deserto c’entra, ovviamente, in più di un senso, se vi stai annegando (da cui il titolo americano), allora “scalcia nell’acqua” (conclude Neal). Il burlesque impera: pare che i maghi abbiano sempre nomi italiani e gli ipnotizzatori russi; poi si usano molte figure letterarie, dalla metafora tormentata alla doppia ridondanza. Natty è il risultato di un accurato lavoro di documentazione (scritta e orale) sul genere, noi ci divertiamo, Neal impazzisce. Del resto, il padre era il classico donatore di sperma anonimo che aveva messo incinta la madre, la quale faceva la prostituta; non sa proprio se ha voglia di diventare genitore e si conferma maratoneta del tenere il broncio, con una faccia cupa da manuale. Pensa che la vita sia una sequenza casuale di eventi arbitrari, non (come Karen) un viaggio predestinato, pieno di sfide e scoperte. Sono innamorati. Eppure?

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Le straordinarie bilocazioni di Lily Bells

Valentina Ferri
Le straordinarie bilocazioni di Lily Bells
Iguana editrice, 2018

Un romanzo delicato e irreale, concepito con ironia anglosassone alla Bennet, pieno di immaginari viaggi nel passato, un cadavere scaraventato in un pozzo e un biplano a motore che dovrebbe prendere il volo verso la luna peggio dell’Orlando Furioso dell’Ariosto…
E, come si fa al circo, allora dirò: Signori e signore, fatevi avanti per assistere alla prima incredibile avventura di Miss Lily Bells. Un personaggio stravagante, un’irriducibile sognatrice, una insolita e anticonformista eroina, priva di pregiudizi che saprà farsi amare dai lettori.
Chi tra noi non ha mai incontrato, magari per strada nella propria zona, un personaggio folcloristico? Lily Bells, quarantenne, single, per chi la vede e la conosce rappresenta questo personaggio all’ennesima potenza, l’esempio più classico e variegato della categoria: perché lei è geniale, disinteressata, disinibita, vive in un palazzo tra i più antichi di Bath e percepisce l’universo attorno a sé attraverso i filtri della fantasia, rendendolo molto più interessante di quanto in realtà questo mondo non sia. I suoi vicini la giudicano fuori di testa, ma lei se ne infischia allegramente, è libera, si veste e si muove come le pare, mangia ciò che le piace (molti cioccolatini) e, quando è in giro, non rinuncia mai alla sua miracolosa e capacissima borsa di rafia. Passa le giornate parlando da sola o con i gatti, che nutre con dedizione, e cucinando deliziosi buns di zucchero per sé e per corvi e piccioni. E, quando è sola in casa, ama indossare guepière di latex al limite del sadomaso che la costringono ad acrobazie per entrare e uscire e forse possiede persino un frustino. Ma soprattutto adora spiare i suoi vicini, che hanno nomi bizzarri: come la farmacista, la premurosa signorina Cloe Panthy che sembra una pantera, Mrs Sarah Oinky con il suo didietro da maiale, Mrs Madeleine Hawk con il marito in carrozzina, corredata dal fratello Jude simile a un rapace, Little Raphael, ex nano in un circo portoghese che si occupa della spazzatura, e il volpino quanto il suo nome Mr. Fox, felice padrone di una spider. Poi, oltre a essere interessata al mondo e al suo prossimo, ama visceralmente l’arte e la pittura, soprattutto Velasquez e Bosch.
Dorme poco e si immerge spesso, di sera, nelle pagine della biografia di Maria de Agreda, una suora mistica del Seicento che pare fosse dotata del dono della bilocazione, cioè della capacità di trovarsi in due diversi luoghi contemporaneamente. E, influenzata da questa lettura, in una dimensione in cui realtà, finzione, sogno e veglia si intrecciano, mentre una Lily visita il museo e l’altra Lily organizza merende per bambini immaginari, può anche trovarsi catapultata nella Spagna di Filippo IV, tra i campesinos del Sud America, oppure, molto peggio, di finire rinchiusa in un sotterraneo e rischiare il rogo, come bruja (strega) dopo aver ballato un fandango in un’equivoca taverna madrilena. Lily però sa benissimo che non si tratta di sogni: i postumi al risveglio sono molto reali. Ma avrà davvero il potere di bilocazione nel tempo? Lei stessa se lo chiede finché, un giorno, qualcosa succede davvero. La sua smania di girovagare e spiare la porta a essere testimone di un efferato omicidio, mettendola in serio pericolo. Scoperta dagli assassini, viene imprigionata nelle umide e buie cantine di un antico palazzo ma, per sua fortuna, ha al braccio la borsa di rafia azzurra che non abbandona mai. E dovrà attingere a tutte le sue riserve di genialità, fantasia e innocenza per potersela cavare. Ci riuscirà?

I quadri preferiti di Lily Bells
Diego Velazquez, Il buffone Sebastian de Morra
Hieronymus Bosch, Estrazione della pietra della follia
Hieronymus Bosch, Il Giardino delle delizie
Diego Velazquez, Autoritratto
Diego Velazquez, Il principe Baltesar Carlos in tenuta da caccia
Diego Velazquez, Los Borrachos de L’incoronazione di Bacco
Diego Velazquez, particolare di bicchiere d’acqua con fico da El aguador de Sevilla

Valentina Ferri vive tra Pavia e Milano, dove è nata. È attrice di teatro, giornalista e autrice di saggi e romanzi. Vicedirettrice del mensile Azienda Edicola, collabora con testate femminili, periodici musicali e pagine di cultura. È autrice del saggio La ineluttabile modalità dell’udibile. Allusioni e strategie musicali nell’Ulisse di James Joyce (Deainedi 2004), dei romanzi Il mare immobile (Galaad 2011), Avevo otto anni e c’era la guerra. Storia a quattro mani con cucina (Deainedi 2014) e Quando il leone si ciberà di paglia (Galaad 2014). Nel 2016 ha pubblicato i libri Pop Porno e Condividi! La Sharing Economy e il futuro con Hop edizioni. Nel 2017 per Edizioni San Paolo ha scritto Lorenzo Milani – Educare alla passione e il testo teatrale Urge la musica in ogni sillaba ispirato a Gabriele D’Annunzio (Deainedi). Nel 2018, sempre per le Edizioni San Paolo, ha pubblicato il volume Dalla leggenda alla realtà – la caccia alle streghe.

L’ombra del campione (Le brevi di Valerio 241)

Luca Crovi
L’ombra del campione. Nebbia, sangue e il delitto Meazza
Rizzoli, 2018
Commedia gialla

Milano. 1928. Era l’anno dell’attentato a Vittorio Emanuele III e in cui entrarono in servizio i nuovi tram a Milano. Il 18enne interista Giuseppe Peppino el Balila Meazza incontrò l’ancor non attempato commissario De Vincenzi e vennero guai, fin dentro San Vittore. Meazza (1910-1979) fu grande calciatore, ci illudiamo di conoscerlo bene. De Vincenzi fu grande personaggio, protagonista dal 1935 di vari romanzi del bravo giornalista antifascista Augusto De Angelis (1888-1944) e poi di due serie televisive Rai con Paolo Stoppa (1974 e 1977). Il commissario forse indagò su alcuni misteri o leggende della biografia non solo professionale di Meazza; ne è venuto fuori L’ombra del campione, in terza varia, all’incrocio tra finzione e realtà; veri i tanti meneghini modi di dire, usi e costumi, ricette, musiche, ricordi. Gran bell’esordio letterario per il critico creativo, conduttore radiofonico ed esuberante fumettologo (alla Sergio Bonelli Editore) Luca Crovi (Milano, 1968).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Uno sporco lavoro (Le gialle di Valerio 178)

Bruno Morchio
Uno sporco lavoro. La calda estate del giovane Bacci Pagano
Garzanti, 2018
Noir

Genova e Pieve Ligure. Luglio 1985 (e oggi). La primavera scorsa Giovanni Battista Bacci Pagano, dopo aver ricevuto una chiamata, è andato a trovare Maria Samperi in ospedale, reparto di pneumologia, appena rioperata. Lei racconta, ha tre maschi, il grande lavora in una compagnia aerea, di fatto li ha cresciuti da sola, il padre dava una mano. Insieme rievocano l’estate di oltre 30 anni fa, quando si conobbero (e un po’ amarono). Maria era la sbarazzina baby-sitter del piccolo Daniele (Lele) di 2 anni, Bacci aveva ricevuto come (primo) incarico la protezione della ricca famiglia Rissi in vacanza nell’immensa meravigliosa villa (ex Pirelli). Maria, pure genovese, appena ventenne, folta capigliatura nera e riccia, profondi occhi verdi velati di tristezza, corpo minuto e ben proporzionato, mediterranea carnagione olivastra, lavorava bene con affetto e diligenza ma non ne poteva più di domestici di mezz’età e genitori assenti, agognava esplicitamente cervello e carne freschi con cui trascorrere il poco vitale tempo libero. Bacci aveva il noto travagliato passato alle spalle (militanza politica, immeritata galera, morte dei genitori, vita randagia), ormai era un povero ateo alto trentenne sposato e, regolare investigatore privato con molte lezioni di tiro, iniziava una “feritevole” pericolosa carriera. Il lavoro di addetto alla sicurezza gli fu presentato come poco impegnativo e ben remunerato, circa sei milioni di guadagno netto per una ventina di giorni, isolato (con pistola Walther P38, calibro 7,65, Parabellum) in un bel posto. Subito si accorse che c’era qualcosa di strano: da uno yacht al largo partì un gommone, a bordo due tipacci, qualcuno li stava controllando, seguendo, intimorendo. Il socialista padrone di casa Silvano risultava intrallazzato con commerci di armi e tecnologie in zone di guerre, la moglie Adriana era magnifica e soggiogata, arrivarono guai dal mare e da tutte le parti.

Il bravo psicologo e psicoterapeuta Bruno Morchio (Genova, 1954) prosegue la serie Pagano, ottima e di successo (12 romanzi, prima Frilli ora Garzanti), il noir dei caruggi, con una bella avventura dedicata al suo analista. Il racconto è sempre in prima persona; dal nuovo improvviso incontro con Maria s’avvia un flusso di ricordi sull’esordio investigativo; memoria riaperta, ogni tanto intervallata e conclusa da significativi dialoghi con l’affetto di allora. Il peso della “prima” parte d’esistenza è più recente e gravoso: gli adolescenziali sentimenti sovversivi nei movimenti di sinistra, la manifestazione con la pistola in tasca e l’ingiusta condanna per attività terroristiche, 5 anni dentro una minuscola cella bianca a leggere in massima sicurezza, il diventare orfano prima della piena assoluzione (nonno e padre operai), l’inutile laurea in lettere, altri 5 anni di lavori precari in giro per Cuba, Usa, Kenya, Senegal e Marocco, un matrimonio inevitabilmente poco affiatato (Clara si stava specializzando a Parigi in letteratura francese). Alcuni tratti già sono impressi: la Vespa, la pipa, il caffè amaro, il tifo per i colori del Grifone, l’irruenza saturnina malmostosa, la rabbia morale, il solitario acume e la fedeltà ai clienti (da cui il titolo). La figlia e la separazione, tante ferite fisiche e relazionali erano di là da venire. Quando si va rimettendo dopo aver rischiato la vita per salvare separatamente i Rissi, incontra per la prima volta anche il mitico imponente Pertusiello, ispettore della squadra mobile di Genova. I ricchi si sollazzano col Cristal, un po’ tutti con vermentino, bianchetta, pigato e sauvignon, in Liguria non mancano. E poi arrivano i brani di Sanremo, anche se il padre musicofilo ha consentito a Bacci di apprezzare il melodramma italiano e le grandi opere sinfoniche.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Premio Scerbanenco 2018 – I finalisti

Pubblicata la cinquina dei romanzi italiani finalisti del Premio Giorgio Scerbanenco 2018, risultata dalla sommatoria dei voti dei lettori sul sito e di quelli ponderati della Giuria letteraria che ha votato in questa formazione: Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Sebastiano Triulzi, John Vignola.

I cinque finalisti saranno presentati il 3 dicembre alle ore 18.30 presso la libreria Feltrinelli di piazza Duomo (Via Ugo Foscolo, 1, Milano).

Il Premio Giorgio Scerbanenco 2018, consistente in un ritratto dello scrittore ad opera dell’artista Andrea Ventura, verrà consegnato la sera del 3 dicembre presso l’università IULM.

Il romanzo Lo stupore della notte di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli), entrato nella cinquina finalista, si aggiudica anche il Premio dei lettori per essere stato il più votato sul sito del festival.

I cinque finalisti
Maurizio de Giovanni, Il purgatorio dell’angelo, Einaudi
Patrick Fogli, A chi appartiene la notte, Baldini+Castoldi
Giorgia Lepore, Il compimento è la pioggia, E/O
Piergiorgio Pulixi, Lo stupore della notte, Rizzoli
Ilaria Tuti, I fiori sopra l’inferno, Longanesi

Andrea Ventura (Milano, 1968), l’artista che nel 2016 ha realizzato il Premio Giorgio Scerbanenco, nel 1991 si trasferisce a New York. I suoi lavori sono esposti in tutto il mondo e pubblicati da «The New York Times», «The New Yorker», «Rolling Stones», «Time», «Newsweek» e molte altre riviste e libri nazionali e internazionali. Riceve, inoltre, le medaglie d’oro e d’argento dalla Society of Illustrators a New York. Nel 2014 l’editore tedesco Gestalten pubblica la monografia del suo lavoro. Vive attualmente in Germania.

Detective Lady (XVI) – Le lunghine di Fabio Lotti

Clotilde e l’estate dei delitti di Bruno Coppola, Rizzoli 2009.
Clotilde Kuster Melis è una ragazza di vent’anni che sta per laurearsi in filosofia. Figlia del signor Alberto “alto e magro come un grissino” e della signora Bianca “svanita e surreale, sempre con la testa fra le nuvole”. Fratello più piccolo di tre anni e fidanzata con Marco (troppo posato) anche lui sotto tesi di laurea. Carattere aperto, socievole, curiosa di tutto, grande camminatrice. E belloccia (corpo snello, gambe lunghe), il che non guasta.
La sua vita cambia all’improvviso alla scoperta di un nonno, Horatius Kuster, mai conosciuto “montenegrino emigrato negli USA per sfuggire alle bande di ustascia” e ritornato in Italia per dare un contributo alla sua patria devastata dalla guerra.
Da qui i guai per la nostra giovane detective invischiata in traffici illeciti, tra agenti della CIA e un’isola popolata da lucertole blu. E morti. Uno, due, tre. E il mistero di una criptica poesia. Un po’ scontato l’incontro-scontro tra l’allegra Clotilde e il nonno burbero (che poi tanto burbero non è), tra l’idealismo e la cruda realtà, tra la passione e il calcolo politico.
Aggiungo una certa ingenuità narrativa e una certa predilezione per il punto esclamativo che un po’ di senso di esagerazione te lo lascia.

Alla ricerca di Sonya Dufrette di R.T. Raichev, Elliot 2009.
“Luglio 1981. Nella villa di campagna di Lady Mortlock, durante il party dato in occasione del matrimonio tra Carlo e Diana, una bambina scompare. Poco dopo la sua bambola viene ritrovata sulla riva del fiume che scorre vicino alla casa, ma della piccola nessuna traccia. Tutte le ricerche si rivelano inutili e il caso viene archiviato come un tragico incidente”.
Venti anni dopo, leggendo un articolo di giornale che rievoca il matrimonio reale, la signora Antonia Darcy ripensa all’episodio della bambina scomparsa di cui anche lei era stata testimone. E, come dire, il caso si riapre. Nella testa della nostra Darcy, bibliotecaria cinquantenne in un “esclusivo club londinese per ex militari”, divorziata (ti pareva) con figlio David e la nipotina Emma. Ad aiutarla in questa ricerca il maggiore Hugh Payne, vedovo, socio del club e suo accanito ammiratore.
Aggiungiamo che, sempre la nostra Antonia Darcy, è una scrittrice di romanzi polizieschi (quasi scontato), le piace la musica classica, presa spesso da cattivi presentimenti, ancora fragile per il divorzio. Determinata tuttavia nella ricerca della verità.
La quale ricerca parte da ciò che lei stessa aveva scritto di quella particolare giornata, per poi svilupparsi con il ritrovare i personaggi che vi presero parte. Un viaggio nella sua mente ricca di dubbi (la bambina è stata uccisa o rapita, oppure è sempre viva?), di scoperte, di fragili verità, di assilli, di ripensamenti fino all’epilogo finale. In un continuo confrontarsi con le educate schermaglie amorose del maggiore che piano piano riescono a vincere in parte la sua ritrosia.
Prosa leggera, piacevole, ricca di citazioni letterarie che non appesantiscono il testo. Un buon lavoro.

Ombre sul lago di Cocco e Magella, Guanda 2013.
Cernobbio, lago di Como. Resti umani sulle montagne, giovane morto ammazzato con due colpi di pistola, gamba destra rotta, una catenina, un mezzo medaglione, la sigla K.D. ritrovata su un portasigarette d’argento. Preposta a risolvere il mistero il commissario Stefania Valenti, 45 anni, separata da Guido, figlia Camilla di 11 anni, Ron il gatto rosso.
Doppia indagine sul passato della Seconda guerra mondiale e sul presente seguendo un po’ la scia di Massobrio (Occhi chiusi), Pandiani (Pessime scuse per un massacro) e Pasini (Venti corpi nella neve), ognuno con le sue peculiarità.
Bisogna muoversi con discrezione perché incombe il senatore Cappelletti, la cui Villa Regina al tempo della guerra era stata trasformata in ospedale dai tedeschi. Tutto ruota intorno a questa villa e alle sue vicende familiari che sembrano siano in stretto rapporto con il morto. E tutto ruota intorno a Stefania, personaggio principale con i suoi momenti di forza (“Non sappiamo nulla di te, ragazzo, ma ci arriviamo, stai tranquillo”), e di crisi che, comunque, continua imperterrita l’indagine anche quando questa viene archiviata (un classico fin troppo ripetitivo). Aggiungo lettura di Camilleri, boccate di Muratti Lights, la solita citazione della Christie e un “Elementare Watson” che se non ci sono il lettore si sente male.
Attorno alla protagonista gli immancabili personaggi della polizia, ognuno con le proprie caratteristiche, tra cui il solito capo criticone “Stai conducendo una indagine, non stai inventando una trama di un romanzo”, la giornalista che l’aiuta nello svelamento del mistero e uno in particolare, l’ambientalista Luca Valli, con il quale sembra nascere qualche fremito stuzzicarello: difficoltà ad essere disinvolta con lui, mani che si sfiorano, mano sulla spalla, profumo di dopobarba, cuore che batte e insomma il brividino che si fa largo nella corazza dei sentimenti senza quegli assatanati salti sul letto che si trovano ormai dappertutto.
Scrittura semplice e pulita, racconto affidato per molta parte (forse troppa) alle rievocazioni di alcuni personaggi, ricerche d’archivio, microfilm, esame particolare di una fotografia che può riservare sorprese, spunti di vita lavorativa, spunti di vita familiare, Camilla e la sua amica, la mamma, le zie, il paesaggio del lago e della montagna ad affascinare la mente e il cuore della protagonista e del lettore. Profumino culinario con il lavarello in salsa verde e una telefonata che promette un seguito.
Buona lettura senza urletti di gioia.

Due di troppo di Janet Evanovich, Salani 2008.
Personaggio principale è Stephanie Plum “l’investigatrice più sexy e simpatica del mondo”. Partiamo dalla seconda di copertina “Irresistibile, magnetica, divertente, Stephanie torna con la sua seconda avventura, in cui è alle prese con Kenny Mancuso, un ragazzo come tanti che probabilmente ha appena ammazzato il suo migliore amico. Ancora una volta finirà per scontrarsi con Joe Morelli, poliziotto di discutibile passato e dalla libido costantemente su di giri, con la cattiva abitudine di immischiarsi negli affari di Stephanie… Non è professionale, ma è molto convinta, non è bella però è sexy, più che coraggiosa è assolutamente incosciente, e ha un fiuto infallibile per i guai”.
Bene, c’è da divertirsi, mi sono detto fregandomi le mani. Il classico giallo spiritoso, magari come Whiskey Sour o Niente baci alla francese che mi avevano strappato più di un sorriso. E infatti spigliata è spigliata questa Stephanie, italo-ungherese (divorziata ma, udite udite, ha ancora in buona salute i genitori) che vive da sola con Rex, un criceto che gira tutto il giorno su una ruota. Come lavoro cerca di riportare in gattabuia chi è libero e non se lo merita. Incosciente è incosciente perché entra ed esce dagli appartamenti altrui con semplice noncuranza. Naturalmente senza permesso, altrimenti che incoscienza sarebbe. Veste sportiva (all’occorrenza elegante ma è un’impresa) con Levi’s e maglietta o camicia e scarpe da tennis. Mangia e beve sportivamente di tutto: torte, sciroppi, pompelmi, popcorn, KitKat, cioccolata, caffè, marshmallows (?), panini con miele e burro di arachidi, cheeseburger, patatine, pappa d’avena, succo d’arancia e così via. Occhi azzurri, pelle chiara, capelli ricci, lunghi fino alle spalle, Smith and Wesson Chief Special calibro trentotto a portata di mano, macchina Jeep Wrangler modello Sahara, carrozzeria beige mimetico
Qui è alle prese con il ritrovamento di 24 bare. Sì avete capito bene. Di ventiquattro bare che sono improvvisamente sparite dal luogo dove erano state collocate. Possibili sospettati tre o quattro individui e c’è di mezzo anche un traffico d’armi.
E poi c’è nonna Mazur settantadue anni che ricalca pari pari (o quasi) la Cora Felton di Parnell Hall. Più spigliata e incosciente della nipote, imbranata e spavalda allo stesso tempo che cade da tutte le parti e spara da tutte le parti.
Insomma mi sarei dovuto divertire un sacco. E invece mi sono un po’ annoiato delle solite battute spiritosette, dei soliti dialoghi inutili tanto per tirare avanti una situazione che, stringi stringi, poteva essere benissimo completata con metà pagine. E con questo Kenny Mancuso che gira da tutte le parti a combinarne di tutti i colori senza essere preso (una rabbia!).
Mancava solo la solita scena di sesso pazzesco che ci è stata (fortunatamente) risparmiata. Ma non ci è stata risparmiata l’immancabile citazione del dottor Watson e un “Finché la barca va” che mi ha dato la mazzata finale.

La Debicke e… Festa al Trullo

Chicca Maralfa
Festa al trullo
Les Flâneurs Edizioni, 2018

Festa al trullo è l’esordio letterario di Chicca Maralfa, una ‘black comedy’ ambientata in Puglia, tra i trulli e il Salento. Chiara Laera, la quarantina che avanza ma bella e famosissima influencer nel campo della moda, sta organizzando l’evento di punta dell’estate: una grande festa per il lancio internazionale di un nuovo brand, “ciceri&tria” voluto dallo stilista pugliese Vanni Loperfido, astro nascente della moda internazionale. La faccenda presenta anche lati non semplici e ostacoli che vanno superati. Il talentuoso creativo, infatti, è malvisto nella sua terra d’origine perché, emigrato da anni a Milano, si è dimenticato (forse vergognandosene?) delle sue origini e ai contoterzisti della zona ha preferito quelli del Nord. Il nuovo brand ciceri&tria, concepito per il suo marchio, è ispirato al nome di una gustosa ricetta pugliese, un piatto tipico della cucina salentina, pasta con i ceci guarnita di pasta fritta, e dovrà essere il tema alla serata che si svolgerà al C-Trullo, una splendida masseria di antiche e nobili tradizioni, comprata rinnovata e riadattata da Chiara Laera a locanda-albergo di lusso, in un armonico filare di trulli, con il valore aggiunto di una bella e folcloristica piscina. Insomma, avvalendosi della creatività di un famoso architetto milanese, supportato da un semifallito geometra locale che invece vorrebbe guardare lontano, è diventata l’ambientazione perfetta per un grande e iconografico palcoscenico mediatico. Il lancio del marchio di Vanni Loperfido avverrà dunque in diretta Instagram e Periscope con il mondo intero. E, per avere il massimo risalto mediatico, è stato allestito un set pseudofelliniano 2.0, con il valore aggiunto di poter disporre degli abitanti del posto disposti a interpretare se stessi: Elisabetta, la vecchia massara, scelta per rappresentare il clone della defunta nonna della padrona di casa, sarà all’opera davanti al suo banchetto come pulitrice di cicorielle; mest’ Luigi, rustico, brontolone ma cuore in mano, l’artigiano principe delle ceste, rappresenterà se stesso; Nicola, il casaro della masseria dell’Assunta, con i suoi baffoni e peli neri e la pelle scura, perfetto per il contrasto fotografico con il bianco del latte (dopo avergli fatto indossare i guanti di lattice e un bianco camice per motivi di igiene pubblica) starà incollato dietro il suo banco di lavoro a intrecciare mozzarelle. Usi e costumi che travalicano le vecchie abitudini, i sonnolenti ritmi da sempre rimasti inalterati ma già scossi dal minaccioso progredire del killer silenzioso che avanza sinistramente, infettando implacabile una distesa di meravigliosi ulivi secolari, il subdolo batterio Xylella. Non basta: c’è anche chi, in questa terra, non sopporta l’invasione dei portatori di nuovi costumi. Troppe novità che inquietano, piagano l’atmosfera, l’ambiente locale rumoreggia ambiguo. Qualcosa potrebbe infilarsi in quello che pareva un perfetto ingranaggio? E impedire che tutto fili liscio come doveva?
Una black comedy divertente, acuta e profondamente dissacrante, che fotografa senza falsi veli un’attualità fatta di niente e che rispecchia tante tendenze modaiole dei nostri giorni, trasportata in uno splendido territorio, la Puglia turistica e il Salento in particolare, che volente o nolente sempre più si sta trasformando in una sorta di set permanente – dai prodotti tipici alle architetture rurali troppo spesso riciclate a relais di lusso. Una coinvolgente e stravagante commedia nera, che si diverte a provocare un deflagrante corto circuito tra presente e passato.
Chicca Maralfa è nata e vive a Bari. Giornalista, è responsabile dell’ufficio stampa di Unioncamere Puglia. Appassionata di musica indipendente e rock d’autore, ha collaborato per la Gazzetta del Mezzogiorno, Ciao 2001 e Music, Antenna Sud e Rete 4. Nel 2018 con “L’amore non è un luogo comune” ha partecipato all’antologia di racconti “L’amore non si interpreta” (l’Erudita), contro la violenza psicologica sulle donne. Festa al trullo è il suo primo romanzo.

La Debicke e… La tirannia della farfalla

Frank Schätzing
La tirannia della farfalla
Editrice Nord, 2018

Tecnologia. Cosa succederebbe se in futuro le macchine fossero dotate di coscienza? Quali sarebbero i rischi per l’intera umanità? Questo è il quesito al quale prova a rispondere Frank Schätzing con il fantascientifico La tirannia della farfalla.
La catastrofe descritta da Schätzing è complessa e macchinosa e coinvolge, oltre al mondo animale, anche l’utopistico sogno della scienza moderna, il dominio dell’intelligenza artificiale.
Un incipit inquietante: un gruppo di miliziani dell’esercito regolare è in missione nel Sud Sudan. È iniziata la stagione delle piogge, con le improvvise cascate d’acqua che sembrano sciogliere il cielo. Le strade e i terreni sono impraticabili, ridotti a paludosi sentieri di fango. Ma è anche stagione di guerra, con il paese spaccato in due e i ribelli che ogni giorno si fanno strada, massacrando senza pietà. Oggi però non piove, la foresta tace e, con il favore della nebbia calata sulla foresta, l’unità al comando del maggiore Agok è pronta ad attaccare.
Fino a quando l’agghiacciante rumore di “qualcosa” che vola rompe il silenzio. Qualcosa che aggredisce i suoi uomini, li insegue, li sbrana. E anche per lui è la fine.
Sierra County (Sierra Nevada), California. Luther Opoku è il vice sceriffo di Sierra County, una zona desertica di miniere d’oro, un tempo affollata oggi semidisabitata e quasi senza storia, nelle montagne della California. Una stupenda oasi naturale, dove la massima espressione della criminalità è il microspaccio di stupefacenti e dove le forze dell’ordine, per lo più abbastanza frustrate per aver abbandonato altri futuri, devono far fronte a una cronica deficienza di personale.
Siamo appena a trecento miglia a ovest della Silicon Valley ma, in mezzo a questo nulla, alcuni visionari della super tecnologia sono in competizione per la creazione di un computer ultra-intelligente, che dovrebbe risolvere i principali problemi dell’umanità.
Quando una dottoressa, una biologa di vaglia, resta uccisa in un misterioso incidente nella foresta della Sierra County, Opoku (padre ghanese e madre bionda e americanissima) si trova il caso tra capo e collo. Il fuoristrada fermo sul ciglio della strada, le impronte di un uomo all’interno, il cadavere della donna rinvenuto in fondo al crepaccio, tutto sembra indicare che si tratti di omicidio piuttosto che di un incidente.
Il vice sceriffo scoprirà che la vittima lavorava poco lontano, nell’inquietante e inaccessibile proprietà della Nordvisk, una società della Silicon Valley che ha preso il nome dal suo fondatore Elmar Nordvisk, e finirà col realizzare che un angolo nascosto della sua contea si è trasformato da tempo nel rifugio segreto dell’immenso supercomputer pensante Ares (abbreviazione di “Artificial Research and Exploring System”), sviluppato dalla Nordvisk, una delle aziende tecnologiche più potenti del mondo. Una società che ormai da anni è leader di mercato in molte aree della robotica, quali big data, progetti che consentono il riconoscimento di espressioni facciali e vocali, traduttori istantanei, efficaci programmi di terapia medica, auto a guida autonoma… Negli intenti del suo creatore Ares, una specie di immenso bruco nutrito giorno dopo giorno da una sconfinata massa di informazioni, è destinato a trasformarsi da bruco a farfalla, raggiungendo lo stadio di super intelligenza in grado di risolvere tutti i problemi dell’umanità.
Ma sarà possibile? E, se possibile, Ares sarà poi controllabile da chi l’ha creato?
Come se non bastasse Luther Opoku trova nascosta, tra i sedili della macchina usata dalla vittima, una chiavetta USB, da cui riesce a vedere alcune riprese incriminanti. Un enorme hangar, un ponte strano e inquietante… Il suo istinto di detective – Opoku ha lavorato per anni alla narcotici di Sacramento, gli suggerisce di andare a scavare proprio là, nel cuore pulsante di Ares, alla Nordvisk. Lo farà, si scontrerà con il capo della sicurezza e sarà costretto ad accettare ciò che pare una follia: là dentro niente è come pare, neppure lo spazio e il tempo.
Ma la strada per arrivare alla verità e sconfiggere il male lo costringerà a fare i conti con se stesso e la propria realtà e ad affrontare una lunga e angosciante sfida mortale.

Frank Schätzing delinea lo scenario di una tecnologia radicalmente futuristica destinata a cambiare le vite di tutti. Una tecnologia affidata all’intelligenza artificiale con potenziale straordinario e aspirazione a migliorare il mondo. O a distruggerlo?
La brevità non è certo il marchio di fabbrica di Schätzing: di solito lui viaggia sulle 1000 pagine, tanto che le quasi 700 di La tirannia della farfalla ne fanno un romanzo snello, si potrebbe quasi azzardare breve. Tuttavia l’impostazione narrativa non cambia. Dopo un lungo ma agevole inizio di ben centocinquanta pagine, il romanzo devia imboccando diverse direzioni: dal commercio di armi biologiche agli ideali piani di conquista del mondo di Nordvisk, dalle puntate in universi paralleli alla ricerca dell’immortalità, spaziando in sogni quantistici sull’inconscio, l’identità e la perdita di identità. Per scrivere La tirannia della farfalla Schätzing ha tratto spunto da film e libri di Michael Crichton, Neal Stephenson e Daniel Suarez, vedi mostro scarnificatore, insetti volanti carnivori. ecc. Poi, per contrastare in qualche modo l’utopistica ideologia del suo tecno-filantropo Elmar Nordvisk, ispirato dal fondatore di PayPal Peter Thiel, si rifà al Cerchio di Dave Eggers, alle ragioni di critica dell’intelligenza artificiale di Jaron Lanier e ai guru pentiti della Silicon Valley che combattono il mondo scaturito dalla tecnologia. Ma riuscirà una buona tecnologia a ostacolare e sconfiggere la cattiva, cioè quella ormai diventata incontrollabile?

Frank Schätzing è nato nel 1957 a Colonia, dove vive tuttora. Dopo aver studiato scienze delle comunicazioni, ha fondato la prestigiosa agenzia pubblicitaria Intevi e, in seguito, l’etichetta discografica Sounds Fiction.Si è imposto all’attenzione del pubblico con Il quinto giorno (Nord, 2005), un romanzo che ha ridefinito i confini del genere avventuroso ed è stato salutato da un enorme successo in tutto il mondo. Ma la sua personalità eclettica, unita a un’abilità narrativa fuori dal comune gli ha permesso di ottenere eccezionali consensi anche con Il diavolo nella cattedrale (Nord, 2006; vincitore del Premio Bancarella 2007), un appassionante giallo storico, con Il mondo d’acqua (Nord, 2007), in cui ha tracciato, con passione, ironia e competenza scientifica, la storia dell’evoluzione della vita sulla Terra, e con Silenzio assoluto (Nord, 2008), un thriller politico dai risvolti sorprendenti. È uno degli autori più letti in Europa.