L’atroce delitto di via Lurcini (Le gialle di Valerio 203)

Francesco Recami
L’atroce delitto di via Lurcini. Commedia nera n. 3
Sellerio Palermo, 2019
Noir

Firenze. Autunno 2016. Il veneto Francesco Franzes Molesin, cesta filacciosa di capelli bianchi sporchi, ex imprenditore poi colpevole di bancarotta fraudolenta, è l’ubriacone capo assoluto di un rifugio di senzatetto, numero variabile dalla trentina alla cinquantina; singoli, coppie o famiglie nello stanzone, ammonticchiati all’interno della fatiscente ex cabina di controllo della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. Le rispettive aree di spettanza, riquadri di circa tre metri per tre colmi di funzionali oggetti usati ed effetti personali propri di ciascuno degli occupanti, sono diligentemente segnalate e separate dai nastri bianchi e rossi che si usano per i cantieri o per gli appartamenti messi sotto sequestro. Sopra una più grande pedana di legno rialzata all’estremità nord è inchiodata e montata una tenda da campeggio (a casetta) con dentro un vero materasso, un baule ampio, una vecchia poltrona, bacinella e specchio, i fornelli e alcune scatole, cavalletto da pittore con tele dipinte o da dipingere e quadretti paesaggistici da vendere per strada. Lì vive e amministra Franzes, con pugno di ferro. Pagamento giornaliero e anticipato: un euro per il posto, 50 centesimi per i “servizi”. Lui dorme sotto strati di coperte militari e russa forte. Quel giorno si sveglia e ha le mani lorde di sangue semirappreso. Turbe, il vecchietto che gli fa da guardia fuori dalla tenda non sa spiegargli cosa può essere accaduto e lo porta in giro, ma Franzes si preoccupa, tanto più che in una tasca si trova inaspettatamente tre carte da 50 euro. Turbe gli legge un articolo sul giornale, c’è stato un terribile delitto in via Lurcini, una abbiente turista circa 35enne di origini ucraine trovata seminuda con la gola tagliata, calva per la chemioterapia in corso, essendo scomparsa pure la parrucca. La polizia brancola nel buio, ma Franzes trova la parrucca. Non sarà l’unico omicidio su cui indagare nella vicenda grottesca che ne consegue.

Il meticoloso divertente scrittore toscano Francesco Recami (Firenze, 1956), noto soprattutto per romanzi e racconti dedicati ai condomini di una casa di ringhiera a Milano, continua la nuova serie toscana di favole (incubi) noir, in terza quasi fissa sul pessimo elemento maschio. Il delitto è sullo sfondo, interessa poco. Il titolo inventa e traduce in fiorentino la via di una commedia francese del 1857, spunto d’ispirazione. In primo piano c’è la colorata paradossale situazione residenziale, legami e competizioni, conflitti e crimini, convivenze e mescolanze. Da sempre marginalità e povertà sono a una discutibile pubblica attenzione. In pochi giorni arrivano nel rifugio non solo di continuo nuovi richiedenti, pure giornalisti e operatori sociali, bensì anche e soprattutto i responsabili e i tecnici di un progetto culturale megagalattico di cui tutta la città già parla, realizzare in quello spazio un’installazione e uno spettacolo di teatro-danza sulla condizione dei diseredati, Gli Ultimi, di fatto e imprecisamente i “meticci de merda”. Mentre Franzes cerca di nascondere i suoi guai e di guadagnarci pure, due Maestri, il grande coreografo Corrado Netzer e il grande artista Urs Freulerich, hanno deciso di collaborare per sensibilizzare il pubblico sulla vita degli homeless, dopo aver già prodotto spettacoli di notevole rilievo internazionale sui disabili, sui non vedenti, sui Down, sul deficit cognitivo, sull’autismo e persino sui ludopatici. Gli ospiti dello stanzone saranno parte integrante dell’evento: “Brecht vs Hemingway, cioè fare finta facendo finta di fare finta contro fare finta facendo finta di non fare finta”. Sopravvivere stanca. Il romanzo racconta con cinica verosimiglianza la preparazione e lo svolgimento di una serata davvero unica, musiche e danze, orchestra e pubblico; imprevisti, equivoci e crimini compresi. C’è pure una scintillante locomotiva a vapore in movimento, sembra Guccini (rivestita d’oro pur tuttavia). I vini sono tutti di risulta.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Ciak: si uccide

Emilio Martini
Ciak: si uccide. Le indagini del commissario Berté
Corbaccio, 2019

La telefonata in mezzo alla notte del sovrintendente Parodi, che sveglia Bertè e Marzia a Milano, dove sono in vacanza post natalizia e impegnati nel restauro dell’appartamento di famiglia, è peggio di una condanna. Perché, caschi il mondo, il nostro lungocrinito commissario Bertè deve correre immediatamente per affrontare le indagini legate a una rapina con morto in una villa di Lungariva, lasciando Marzia a intrattenere l’idraulico. Tutto un gran pasticcio che per il nostro crea almeno un diversivo a cui pensare. Infatti quella notte era partita decisamente male. Berté non stava certo dormendo, dopo la brutta notizia ricevuta poco prima, sempre per telefono, che ribalta le sue speranze di tornare finalmente a Milano: per colpa di un disgraziato cambio al vertice della questura milanese, sembra destinato a rimanere bloccato nel suo lavorativo esilio ligure (un esilio quasi dorato, ma non importa). Partenza al volo, dunque, con la sua scassata carretta per fortuna appena ripresa dal meccanico, e Marzia lo raggiungerà appena possibile… Al suo arrivo a Lungariva, nemmeno fosse tratto da un manuale di giallo classico, si trova davanti un granguignolesco orrido delitto ambientato nell’idilliaca cornice di una bella villa immersa nel verde costiero della prima collina ligure. Dico granguignolesco perché il corpo di una bella e giovane donna giace scompostamente in un lago di sangue, la testa è stata tranciata a colpi di katana (affilatissima spada rituale giapponese) e appoggiata a terra poco lontano, offrendo l’orrido effetto ottico di un macabro sostegno di una parrucca. I gioielli che portava sono spariti, come il denaro dalla borsa, il cellulare e i computer suoi e dei suoi due collaboratori che erano usciti insieme. La vittima, Paola Olgiati, nota regista, sceneggiatrice di una serie televisiva di successo e scrittrice di romanzi rosa, era stata riaccompagnata a casa intorno alla mezzanotte dal suo manager dopo una cena all’Hotel Miramonti, ospiti del produttore Cazzaniga. Alla cena, tra gli altri, partecipavano anche due attori della serie. Potrebbe trattarsi di un furto finito male, ma la faccenda puzza, troppi particolari non quadrano. Difficile che un ladro, avendo a disposizione per ore una casa vuota da svaligiare senza correre rischi, abbia atteso proprio il rientro di qualcuno. Berté infatti pensa ad altro. Un colpo di follia o un delitto su commissione? Considerando le modalità, parrebbe proprio opera di un assassino di professione. Un’esecuzione vera e propria, magari addirittura di Cosa Nostra?
Con una girandola di potenziali colpevoli a disposizione, le giornate di Berte si allungano affannosamente. Paola Olgiati stava cercando di portare in scena, in un film, una nuova opera di denuncia, completamente diversa da quanto aveva fatto in precedenza, forse anche per riscattare lontani e drammatici risvolti familiari. Possibile che questo progetto possa avere un legame con la sua morte? Ma per il povero Bertè i problemi non finiscono qua e la situazione si ingarbuglia inchiodandolo alla scrivania, perché il Pubblico Ministero con cui si è sempre trovato bene sul lavoro, la dottoressa Graffiani, è scomparsa senza avvertire nessuno. E bisogna ritrovarla. Possibile che ci sia un legame con l’atroce omicidio?
Unico porto e pilastro sicuro Marzia, tornata in treno a Lungariva, che governa con serenità i suoi dubbi e nelle brevissime fughe tra le mura domestiche lo rifocilla sia fisicamente che mentalmente.
Bertè indaga: davanti a lui passano attrici, attori, sceneggiatori e produttori sciorinando le loro storie vere e menzognere. Scopre vecchie e nuove relazioni incrociate, tradimenti, pseudo ricatti, meravigliose vecchie e grandi amicizie che forse il tempo ha logorato, compromesso, doppi giochi, pericolosi intrighi passionali. Alcuni particolari cominciano a saltar fuori… sembrano importanti, ma poi svaniscono come bolle di sapone, altri si precisano. Forse?
Insomma saltabeccando qua e là Bertè si fa le pulci addosso, teme di non essere all’altezza, di non farcela a venir fuori dalle rogne di quello che pare un delitto perfetto. Si accusa, si pone dubbi, si fa domande, deve scartare per forza una serie di ipotesi che gli si sgretolano in mano fino a quando la sua squadra, la perseveranza e la coesione di tutti loro porterà a intravedere la meta…
Ben ritrovato commissario Bertè, la sua coda e i suoi azzeccati coprotagonisti di un giallo sicuramente tra i migliori della saga. Funziona e stuzzica a ogni pagina e i pensieri di Bertè e della sua “Bastarda” ben di sposano con l’affetto vero dedicato a Marzia, sua perfetta compagna e sicuro sostegno morale sempre. Un’indagine classica che, se riesce a far scoprire tanti inconfessabili debolezze e segreti, ci mostra anche tutti i pregi e gli umani difetti di Berté.
Stavolta dimentichiamoci il surplus dei racconti, rimpiazzati dalla storia romanzata e abbozzata da Paola Olgiati, poi senza darci respiro ci avviamo alla conclusione più amara che dolce della storia. Però parafrasando un celebre testo di Giorgio Gaber gridiamo a gran voce: ma per fortuna che c’è …la Marzia!
Libro da leggere ma certamente con molto maggior piacere se si sono già letti anche gli altri della serie, per sentirsi ormai quasi parte della squadra Berté.

Emilio Martini sono Elena e Michela Martignoni – e ho detto TUTTO!

La Follia Mazzarino (Le brevi di Valerio 300)

Michel Bussi
La Follia Mazzarino
Edizioni e/o, 2019 (orig. 2009, Sang famille, poi 2018)
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca

Agosto 2000. (Immaginaria) isola di Mornesey. La Follia Mazzarino è forse il primo racconto inventato e certamente uno dei primi libri scritti dal grande Michel Bussi (Louviers, 1965), il professore universitario normanno, direttore di ricerca al Cnrs francese, di cui si sono già letti ottimi gialli senza protagonisti seriali con ambientazioni accurate. Bello anche questo. Lo ha ripubblicato lo scorso anno (dopo un decennio di successi internazionali), con qualche rara correzione di forma e l’aggiunta di Madiha, una ragazza utile all’allegra squadra di Colin, Armand e Simon, i giovani altri protagonisti maschili. Partono alla ricerca di un tesoro, dispongono di una mappa cifrata, si perdono in gallerie sotterranee e incappano nella fuga di alcuni detenuti del penitenziario Mazzarino; non manca mai un carcere in un’isola! Né mancano gli altri temi dello scrittore: ricerca dell’identità, rapporto genitori-figli, impasto manipolato di irrazionalità e logica (anche per i lettori).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Una favolosa estate di morte (Le gialle di Valerio 202)

Piera Carlomagno
Una favolosa estate di morte
Rizzoli, 2019
Noir

Pisticci e Matera. Giugno 2018. L’attrice e impegnata regista teatrale Lara Venosa sta preparando uno spettacolo con attori in abiti moderni, fra i calanchi, buche e grotte in una distesa di terra rossiccia, un palco sontuoso con tre scene, le sedie degli spettatori posate su un deserto di dune tra le pietre d’argilla, i monti sullo sfondo. Per caso in una specie di discarica vede due corpi aggrovigliati e avvinti, neri e laceri, ammazzati abbracciati pare. Allarme. Arrivano tutti, anche l’elegante sostituto procuratore Loris Ferrara, alto e bruno, sui quaranta, di Torre del Greco, in procinto di separarsi dalla moglie, e la sua collaboratrice Viola Guarino, laureata in medicina e scienziata multidisciplinare, proprio di Matera, occhi neri e folti capelli mossi, sottile in jeans, occhiali da sole e reflex (al collo), single con rapporti guardinghi e accigliati verso l’altro sesso. Si tratta dei cadaveri dell’architetto Sante Bruno, scuro con baffi leggeri, vedovo di fatto (con figlia ragazzina) vista l’improvvisa misteriosa scomparsa della moglie a febbraio, e della giovane ricca amante Floriana Montemurro (conosciuta famiglia di notai), bionda e bellissima, occhi chiari e sorriso ammaliante; accoltellati con due diverse lame, due ferite per lui, trentadue coltellate per lei. Tutti ne spettegolavano come gli amanti di Tinchi, ma gli investigatori procedono a fatica, un altro caso squassa la regione: nell’eterno conflitto tra i capoluoghi delle due province, i materani invadono Potenza. Un blitz della Procura di Matera negli uffici della Regione Basilicata a Potenza mostra come l’ufficio appalti sia una macchina perfetta per gestire e indirizzare le gare, Bruno era di casa e c’è di mezzo una chiacchierata funzionaria, dirigente dei settori Urbanistica e Ragioneria, la chiamano “Laura, l’intoccabile”. Le indagini presto si complicano: viene volutamente investito e ucciso pure un possibile indiziato del duplice omicidio, l’avvocato 33enne ex fidanzato di Montemurro. Umane plurivalenze: affaristi, innamorati, criminali, assassini, prèfiche, streghe nella città dei Sassi imperituri e dei giovani divani.

La giornalista salernitana Piera Carlomagno, laureata in lingue e letteratura cinese, attivissima sul piano culturale e sociale, da almeno un decennio scrive non solo di cronaca: romanzi, guide turistiche e soprattutto gialli. Qui l’ambientazione è particolarmente tempestiva (ma il titolo non c’entra molto), chi visita Matera nel 2019, la capitale europea della cultura, potrà avere una compagnia letteraria colta e accurata, capace di insinuarsi dietro le facciate dei muri di pietra e dei fuochi d’artificio. L’arte del giudizio popolare non riguarda solo le vite private. Forse un passaggio di cose senza senso rischia di non lasciare alcun segno su quella (amata) terra disgraziata, difficile da raggiungere e dunque selettiva, densa di abitanti con memorie e riluttanze antiche. Tanto più che da un po’ stanno arrivando tanti, troppi denari e speculazioni. La narrazione è in terza varia, vieppiù concentrata sulla densa estate di Loris e Viola, sulle reciproche solitudini e sulla parallela attrazione. Il dipanarsi della trama criminale a tratti incespica nelle pietre, pur mantenendo ritmo e stile, coerenti e avvincenti. La nonna di Viola è Menghina, lamentatrice funebre di successo in Lucania (trasformando la morte in professione), buona preparatrice di un piatto meraviglioso (che comunque dovete assolutamente provare in zona), la cialledda: pane giallo, condito con olio, sale, origano, pomodori, cipolla (e, talora, basilico e olive). Impossibile dimenticarlo. Più complicati gli abbinamenti, un prosecco è invadente e perdente. Meglio il Primitivo. Oppure, addirittura, i rossi ottimi di quelle terre, nella cena che prepara la prima volta dei due fanno miracoli (con zuppa di fave e cicoria).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La sfida più grande (Le brevi di Valerio 299)

Bernie Sanders
La sfida più grande. La strada verso una società più giusta
People Gallarate, 2019 (orig. 2018)
Traduzione e cura di Francesco Foti

USA. 2016-2018 (e 2020-2024). Il politico americano socialista ebreo Bernard Bernie Sanders (New York, 1941) fu sindaco di Burlington 1981-89, “deputato” 1991-2007 ed è ancora senatore del Vermont. Nel 2016 ha partecipato alle primarie presidenziali dei democratici, perdendo per un soffio al ballottaggio finale con Hillary Clinton, poi sconfitta da Trump; dovrebbe partecipare anche alle primarie del 2020. Il bel volume è una sorta di diario, una narrazione di temi e proposte narrata in prima persona, che inizia il 14 giugno 2016 quando il risultato delle primarie fu acquisito e i due contendenti Clinton e Sanders si dettero appuntamento in un hotel di Washington per proseguire insieme. Seguono quasi quaranta altri commenti a eventi, conferenze viaggi manifestazioni incontri colloqui discorsi, che ha un provvisorio termine il 28 agosto 2018: “riformare il Partito Democratico”. La conclusione di La sfida più grande è appunto il capitolo su “La strada verso una società più giusta”.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Ci vuole orecchio (Le gialle di Valerio 201)

Gino Vignali
Ci vuole orecchio
Solferino Milano, 2019

Rimini. Primavera. Alle due del mattino del 3 maggio il bell’avvocato quarantenne Valentino Costanza è al timone dell’efficiente antico peschereccio Aurora, di cui è pure armatore e comandante, venticinque tonnellate a trenta miglia dalla costa adriatica. Dà un morso alla spianata con la mortadella mentre i suoi due marinai tunisini stanno recuperando le reti a strascico. Nel sacco, la parte terminale della rete, è rimasto incagliato un trolley, vi spunta un osso umano. Chiamano subito la Capitaneria di porto e sul molo via via arrivano tutte le forze dell’ordine. Alla presenza del vice questore (al maschile, così vuole) Costanza Confalonieri Bonnet (che all’alba stava correndo sulla spiaggia) e dell’amica medico legale Myrta Albanesi, aprono la valigia, dove sembra accartocciato uno scheletro di bambino. Si tratta in realtà, scoprono poi, del corpo di una contorsionista da circo, più o meno trentenne, uccisa da almeno un anno, forse spezzandole il collo, infilata nel trolley infine gettato a mare. A Costanza, Valentino è piaciuto proprio. Lei è una magnifica contessa vicina al mezzo del cammin di nostra vita, capelli lunghi e mossi, ha il figlio Andrea che fa il liceo nella sua Milano e gioca bene a tennis, trasferita in Romagna da nove mesi è single ma lì si accompagna spesso riservatamente con il sindaco della città (col quale giocano alle citazioni cinematografiche), unico a possedere la card della suite 401 del Grand Hotel, la Gradisca, dove Costanza dimora, gira spesso con la rossa Ducati Monster 821. Oltre che ammirata perché bella è divenuta pure stimata perché intelligente, avendo da poco risolto il clamoroso caso degli omicidi legati a un ingegnere clochard. Si butta a capofitto nella nuova indagine ma, durante una breve trasferta verso il circo di Montecarlo a bordo della Maserati del gentiluomo compagno della madre, notissimo comico, la informano che è stata uccisa l’ereditiera Diamante Brandolini con due colpi al petto sparati sul portone di casa. Ci vorrà orecchio.

Il grande autore televisivo e teatrale Luigi Gino Vignali (Milano, 1949) è conosciuto e apprezzato in coppia con Michele per innumerevoli successi in vari campi dello spettacolo oltre che per la mitica serie letteraria delle formiche, antologie delle battute. Insieme Gino & Michele scrissero nel 1980 anche il testo della splendida canzone di Enzo Jannacci, cui il romanzo è dedicato prendendone il titolo. Dal 2018 ha deciso di dedicarsi al genere giallo, crimini efferati raccontati con umorismo, questo è il secondo degli annunciati quattro della serie. L’allegra godibile narrazione è in terza quasi fissa sulla nobildonna questurina, una leggerezza seria, piena di giochi di parole, di citazioni argute, di riferimenti a donne e uomini della vita mondana milanese e nazionale. Il ritmo incalza, la trama regge, i personaggi incuriosiscono, non servono violenze gratuite, tutta la squadra della Omicidi è alla simpatica altezza. Il bravo sostituto procuratore è la progressista lucana Vanessa Albertini, che adora Pennac e si è rifatta il seno, il nesso non si vede perché non c’è e comunque non c’è niente di male; anche se… il paese è piccolo e il Palazzo di Giustizia mormora. La musicalità del testo è dovuta sia al meglio dei tanti italiani citati che a Radio Swiss Jazz. Al ristorante, Costanza e Riccardo avrebbero voluto scegliere spaghettoni Mancini aglio, olio, peperoncino e calamaretti pennini, se dopo non fosse stata prevista una matura notte di passione. Vini per tutti i gusti: dal Ferrari della festa nello Yacht Club al Bordeaux del Moshi Moshi sul molo di Fontvieille, ai (più nostri) Verdicchio e Trebbiano.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il cuoco dell’Alcyon (Le gialle di Valerio 200)

Andrea Camilleri
Il cuoco dell’Alcyon
Sellerio Palermo, 2019

Vigàta e Mediterraneo. Una fine di maggio di qualche anno fa. Il commissario Salvo Montalbano continua a fare brutti sogni e arriva tardi in ufficio. I due vice sono entrambi assenti, accorsi alla manifestazione degli operai davanti allo stabilimento della fabbrica di scafi in crisi, ora mal gestita con licenziamenti e cassa integrazione dall’antipatico (figlio del vecchio proprietario) Giovanni Giogiò Trincanato, un quarantenne elegante e palestrato, dedito solo al gioco e alle donne. Un operaio disperato si è impiccato e Trincanato chiede a Salvo solo di levargli il cadavere “dai coglioni”, si becca uno schiaffo non certificato. Qualche ora dopo, mentre da tutt’altra parte l’impenitente “fimminaro” di Mimì Augello sta ricevendo una denuncia di scippo e oltraggio subiti da Joan, una meravigliosa giovane americana ventenne, ex Miss Dallas, ora escort extralusso, dodicimila a botta, proprio Trincanato arriva e la persuade a non sporgerla; è lui che ha chiamato Joan e un’altra collega per servizi particolari su una grande leggera barca a vela, una goletta da diporto con bandiera boliviana, venticinque metri di lunghezza per sette di larghezza. Il commissario è stufo di firmare carte, indagherebbe volentieri, però il questore lo blocca, intorno a Trincanato e alla nave ci sono crimini e complotti. La burocrazia interviene con dati ineccepibili: Salvo ha accumulato diritto alle ferie, questa volta ce lo mandano per dovere. L’ufficio personale della questura ha controllato: ha accumulato una tale quantità di ferie non godute che potrebbe restare ormai sempre a casa fino alla pensione. Per il graduale smaltimento iniziano col dargliene dieci giorni, Salvo parte per Boccadasse. Il questore lo vuole scansare del tutto, intende solo allontanarlo da un’indagine delicata o, viceversa, affidargliene una riservata? Anche i collaboratori vengono rimossi, separati, collocati altrove, sembra esserci di mezzo addirittura la Fbi. Mentre nel Mediterraneo continuano a morire poveri migranti nei naufragi.

Il maestro di scrittura e cultura Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925) una decina di anni fa scrisse un soggetto per un film italo-americano, poi la coproduzione non fu più realizzata. Il delizioso nuovo romanzo ha, dunque, un’origine non letteraria e non tradizionale: molti cambi di scena e capitoli con lunghezze diverse; incursioni hard-boiled; usi, costumi e personaggi non siciliani. Come sempre, la narrazione è in terza fissa su Salvo, opere pensieri sogni mangiate nell’argot vigatese-camillerese stretto, questa volta con ancor più ricette di varia derivazione e, soprattutto, l’opportunità del commissario di sperimentarsi in cucina (da cui il titolo), spachetti alla Norma e gattò di patiti piaceranno a molti ma non a tutti. Formalmente è il trentesimo della serie, ma Salvo qui è ancora lontano dalla pensione, ha energia da vendere, Enzo (in trattoria, a comanda) e Adelina (a casa, in forno o frigo) gli hanno trasmesso molta arte e lui chiede altri lumi, il gusto già lo possedeva. Fra i memorabili tranquilli pranzi marinari al ristorante (con successiva passeggiata sul molo) e le solitarie succulente cene pronte, rimira un mare con un’imbarcazione per ricchi. Il pranzo preparato da Livia a Genova lo butta proprio, va un pochino meglio (pur senza appetito) al Porto Antico. Dal salumiere lui prende prosecco, il vizioso e viziato Trincanato cinquanta “buttiglie di sciampagne” (otto a testa). La televisione locale avversaria dà conto di tutte le traversie dei nostri amici, con breve interruzione solo per l’eclisse totale di luna. Ancora una volta la lettura è gradevole, colta, interessante; sullo sfondo le prime dinamiche degli sbarchi nel sud della Sicilia, tanti morti annegati per cattiverie o complicazioni, nonostante i porti aperti delle coste e delle isole.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il piano Langer (Le brevi di Valerio 298)

Giuseppe Civati (a cura di)
Il piano Langer
People Gallarate, 2019

Perdita della terra e disfacimento della società marciano da un po’ insieme. Alexander Langer era un parlamentare europeo di 49 anni quando si è privato della vita nei pressi di Firenze il 3 luglio 1995, nato il 22 febbraio 1946 in provincia di Bolzano, padre medico, mamma farmacista. Militò in Lotta Continua, fondò i Verdi italiani, ha lasciato un’impronta biodinamica indelebile nell’ecologismo italiano. Dando avvio al lavoro di una nuova casa editrice, Giuseppe Pippo Civati (Monza, 1975) ha pensato che fosse giusto rendergli omaggio commentando una serie di suoi testi, frasi, appunti che mostrano un pensiero politico lucido e coerente, né velleitario né minoritario. Forse per l’Europa ci vuole non un Piano Marshall ma Il piano Langer, un piano che punti sull’innovazione, sulla mediazione, sulla biodiversità, un manifesto politico per i tempi a venire. Prefazione di Lucio Cavazzoni e postfazione di Irene Scavello (prima del profilo biografico).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

A ruota (gialla) libera (Le lunghine di Fabio Lotti)

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

La corsa alla disgrazia
Ormai è chiaro, è palese. Direi lapalissiano. Non bastano più i morti a go-go, scaraventati all’altro mondo in tutte le salse, ad attirare l’attenzione dei lettori. Ci si butta pure sulle disgrazie dei protagonisti. Basta prendere in mano qualsiasi romanzo poliziesco.
Non c’è una donna poliziotto che non abbia una situazione familiare o personale da brivido. Grassa se uno dei due genitori è rimasto ancora vivo. Se lo è trattasi di solito della madre, ché il padre conta fino ad un certo punto. Se si è sposata è anche divorziata e comunque il marito o la lascia per un’altra o la lascia per sempre. Nel senso che prima o poi gli capita una disgrazia fra capo e collo e tanti saluti a tutti. Meglio, per lei, di quando rimane e la riempie di botte. Talvolta cade in depressione e può essere pure psicopatica. Se è single allora verrà lasciata dal fidanzato o dai fidanzati (quando non è lei stessa a lasciarli) o le muore il fratello o la sorella o quantomeno perde l’amica del cuore. Insomma qualcosa di brutto le deve capitare. Non ci sono santi che tengano. Difficile trovare un filo di luce nel buio della sua esistenza.
Più fortunati i maschietti (si fa per dire) che di solito sono soli, per scelta o per forza maggiore (anche qui separazioni e divorzi non mancano). Soli per modo di dire, perché spesso proprio soli non sono. O convivono con un babbo rompiballe, o con una mamma magari sorda che non sente nemmeno le cannonate, o hanno fratelli o sorelle con qualche rotella che non funziona, oppure una fidanzata che fa girare loro gli zibidei. E la salute? Dove la mettiamo la salute? C’è chi soffre d’insonnia, chi di colite, chi ha l’ulcera, chi ha mal di cuore (angina pectoris), chi è cieco, chi in carrozzella, chi senza palle (alla lettera), chi ha devastanti sensi di colpa (di solito reduci militari) e aggiungetevi pure altre malattie a vostro piacimento senza tema di sbagliare.
La corsa alla disgrazia è cominciata. Vediamo dove va a finire. Se una disgrazia non capita prima a noi (e qui mi tocco), o all’autore mentre prepara la sua storia disgraziata (e qui si toccherà lui).

Qualche esempio per corroborare quello che ho scritto.

City Hall di Robert Rotenberg, Giano 2009, tradotto magnificamente da Luca Conti, è una storia interessante ambientata a Toronto, nel Canada. Una signora uccisa in una vasca e il marito che si autoaccusa. Tutto semplice, troppo semplice. E infatti la cosa si ingarbuglia fino a diventare complessa come in un thriller che si rispetti. Bene, qui incontro l’agente Daniel Kennicott, sfigato fradicio con i genitori morti in un incidente automobilistico e suo fratello Michael ucciso.

Passo poi a Di tutti e di nessuno di Grazia Verasani, Kowalski 2009. Personaggio principale Giorgia Cantini dell’agenzia investigativa omonima. Madre persa da piccola (direi normale) e sorella impiccata (un po’ meno normale).
Andiamo avanti.

In Crime di Irvine Welsh, Guanda 2009, l’ispettore detective scozzese Ray Lennox della polizia di Edimburgo è in vacanza a Miami. Deve solo rilassarsi e impalmare la bella Trudi Lowe. Lennox è ossessionato da un caso di pedofilia avvenuto qualche tempo prima nei confronti di una bambina che gli squassa il cervello. Per forza, dato che anche lui è stato violentato da ragazzo…

Continuiamo. Ne La stanza delle urla di Thomas O’Callaghan. Mondadori 2009, troviamo: un bel pezzo di poliziotta sotto cura psichiatrica avendo subito nell’infanzia la violenza del padre; il solito tenente di polizia con la moglie morta (sei anni in coma), pure la figlia per un incidente stradale, la madre buttatasi sotto le rotaie della metropolitana e la sorella in terapia perché la testa non è a posto (ci credo!). Termino con il solito braccio destro che ha problemi di alcolismo per averne combinate un paio.

La storia più pazzesca l’ho beccata leggendo In caso di mia morte di Carlene Thompson, Marcos Y Marcos 2004. L’amica della protagonista principale per prima cosa perde i genitori, poi partorisce un bambino senza vita, ed infine viene lasciata dal marito. Un’altra amica è più fortunata, perde solo la madre, poi il padre si sposa di nuovo ma la moglie non ne vuole sapere di lei e viene spedita da una prozia. Una terza amica (la cui sorella, tanto per gradire, è finita morta impiccata per un gioco pazzesco) viene abbandonata dal marito (niente di nuovo sotto il sole), il quale marito perde moglie e figlio in un incidente stradale (e qui qualcosa di nuovo).

Tutto questo nei libri di qualche tempo fa, direte voi.
Vediamo oggi.

Il primo: La logica della lampara di Cristina Cassar Scalia, Einaudi Stile Libero 2019. Il vicequestore mobile di Catania Giovanna Guarrasi, accanita buongustaia e siciliana fino al midollo, ha lasciato un amore per non soffrire e perso il padre, ucciso dalla mafia davanti ai suoi occhi, creandole un trauma devastante.
Il secondo: Pizzica amara di Gabriella Genisi, Rizzoli 2019, dove troviamo il maresciallo Chicca Lopez “Piccolina sì, abbronzata, i capelli lunghi trattenuti da una coda. E carina forte, con quell’aria un po’ orientale. Ma tutta un fascio di nervi e muscoli scattanti, con una voce d’acciaio. Una di quelle piene di tatuaggi sotto la maglietta, se solo il regolamento non lo vietasse espressamente”. Insomma una specie di Soldato Jane. Ma tanta forza se l’è davvero conquistata perché trattasi di figlia unica di ragazza madre, lasciata dai genitori ai nonni e alla loro morte in una casa famiglia.
Il terzo: Nell’oblio di Federico Axat, Longanesi 2019. Il protagonista John Brenner, illustratore di libri per bambini, è divorziato, ha una figlia affidata alla madre che riesce a vedere raramente. Per questo e per altri disgraziati motivi si è buttato sull’alcol. E una mattina trova il cadavere di una ragazza sul pavimento del suo salotto, una pistola e una bottiglia di vodka. Che sia lui stesso l’assassino?…
Il quarto ed ultimo (giuro) Una morte perfetta di Angela Marsons, Newton Compton 2018, dove troviamo la detective inglese Kim Stone con la sua infanzia travagliatissima all’orfanotrofio e la morte dei genitori affidatari morti poco prima dell’adozione. Ma ce ne sarebbero altri millanta…

Ogni volta che mi avvicino a un giallo o post-giallo, a un thriller o post-thriller, a un noir o post-noir mi prende una paura matta. La paura della sfiga. Non vorrei che fosse contagiosa e si trasmettesse via lettura, che già ce ne ho abbastanza di mio.

Il confine (Le gialle di Valerio 199)

Don Winslow
Il confine
Einaudi Torino, 2019 (orig. 2019)
Traduzione di Alfredo Colitto
Noir

Messico e Usa, tutti gli 81 stati (circa). Aprile 2017. A Washington Arturo Art Keller ha appena testimoniato vicende illegali e legali di quarantadue anni di narcotraffico fra Stati Uniti americani e Stati Uniti messicani di fronte al sottocomitato del Senato, presieduto dal vecchio amico Ben O’Brien, per indagare sul vischioso affare Towergate che coinvolge pure il nuovo presidente americano. Ha raccontato e provato proprio tutto, ragioni e strategie della cosiddetta guerra alla droga, i propri crimini e i propri errori, la vicenda che compromette Ben, l’altra che mette di mezzo il presidente. Finisce esausto, dopo ore. Schiva tutti i microfoni e fa una passeggiata con Marisol lungo il National Mall, nel parco accanto al memoriale dedicato ai veterani del Vietnam, come lui. Un cecchino è in attesa per ucciderlo, prescelto da potenti americani e formalmente ingaggiato dai residui narcotrafficanti messicani. Lui vorrebbe finalmente tornare a casa ma la guerra lo ha seguito e ha ancora bisogno del suo sangue. Art SonoSempreSolo Keller era nato nel 1950, intelligente cattolico cresciuto in un barrio californiano, padre bianco, madre messicana bella come il figlio, zazzera scura, naso prominente, Operazione Condor in Vietnam, poi agente DEA, una moglie alta magra occhi verdi bionda progressista, due bravi figli, dai quali si è presto allontanato per dedicare vita e carriera a combattere la droga. Il primo capitolo (1975-2004) lo abbiamo letto nel 2005 grazie a Il potere del cane, il secondo (2004-2012) nel 2015 grazie a Il cartello, il terzo (2012-2017) lo ripercorriamo ora, mentre il cecchino spara e uccide. Inizia a novembre 2012 quando ha successo la trappola ordita da Keller e segretamente dal governo americano per uccidere i capi dei due principali cartelli, l’odiato Adán Barrera compreso.

Non aggiungo altro. Ennesimo imperdibile capolavoro per Don Winslow (New York, 1953), californiano da decenni, il migliore scrittore americano dell’ultimo quarto di secolo. Ritroviamo tutti e quattro i protagonisti del primo capitolo, anche Sean e Nora (nel secondo solo evocati), ovviamente Art e Adán (nel terzo è il suo spirito ad aver vinto e continuare a vivere). Ineccepibile la documentazione di saggi e cronache su cui è fondata l’opera dell’autore. Emergono anche fondate ipotesi sulla strage dei 43 studenti del 26 settembre 2014 a Ayotzinapa, collocate nell’avvincente trama fiction. E troviamo pure Trump interpretato magnificamente dal magnate immobiliare e star dei reality show John Dennison, grande investitore nell’odio (prima di tutto verso Obama), con precisione dalla candidatura all’elezione. Se volete capire qualcosa delle gang e degli spacciatori, dei killer e dei boss, delle città dei femminicidi (Juarez e Tijuana) e delle metropoli dei tossicodipendenti (americani), dei differenti downtown e dei porti atlantici o (poco) pacifici, di tradizioni musicali e cibi locali, delle specifiche dinamiche ed evoluzioni dei vari cartelli, degli intrecci con il commercio di armi e con gli organi di informazione (il romanzo è dedicato ai tanti giornalisti uccisi), degli affari con il Guatemala e con gli altri stati del centro e sudamerica, del tanto denaro sporco che circola nei santuari della finanza, portatevelo dietro durante tutta l’estate 2019, è lungo e terribile ma vale la pena, tanti splendidi romanzi in uno. Si alternano i protagonisti (in rigorosa terza varia) e tante biografie minori (con motivati approfondimenti), relazioni complesse parentali e sociali, contesti ricchissimi e miserrimi, azione e sentimento, un brulicare di punti di vista e di contrastanti impatti emozionali, narrati con dura maestria. “Un confine è qualcosa che ci divide, ma anche che ci unisce; non può esserci alcun muro, proprio come non c’è un muro che divide l’animo umano tra i suoi impulsi positivi e quelli negativi. Keller lo sa. Lui è stato da entrambe le parti del confine” (da cui il titolo).

(Recensione di Valerio Calzolaio)