Lawrence d’Arabia (Le brevi di Valerio 309)

Franco Cardini
Lawrence d’Arabia. La vanità e la passione di un eroico perdente
Sellerio Palermo, 2019 (edizione accresciuta, prima ed. 2006)
Storia

Thomas Edward Lawrence (1888-1935) era nativo del Galles e presto divenne un archeologo e scrittore, un militare e agente segreto britannico, da tutti conosciuto con lo pseudonimo che è anche il titolo del prezioso volume del grande colto storico Franco Cardini (Firenze, 1940) Lawrence d’Arabia. Cardini, studente universitario vocato per studi medievistici (e non solo), aveva visto nel 1963 il film di David Lean con Peter O’Toole e Omar Sharif e iniziò già allora una ricerca di notizie più precise sul colonnello protagonista di vicende rilevanti in contesti cruciali per la storia successiva: dalla decadenza ottomana ai conflitti fra le potenze europee. Ha poi curato libri e scritto saggi in argomento.
Una versione ridotta del testo, priva di note e bibliografia, conseguenza solo di una ricca scaletta senza scrittura dettagliata, era uscita nel 2006 in seguito alle conversazioni radiofoniche in venti puntate che componevano un intero ciclo trasmesso dalla Rai.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Sillabario di genetica per principianti (Le varie di Valerio 103)

Guido Barbujani
Sillabario di genetica per principianti
Bompiani, 2019
Scienza

Viventi e replicanti. Da sempre. Portiamo con noi un messaggio dal passato, le istruzioni per l’uso. Ce le hanno inviate milioni di nostri antenati. Stanno nel DNA di ognuna delle nostre circa 37 mila miliardi di cellule (che siamo noi, complessi individui umani), moltiplicatesi in maniera ordinata dall’unica cellula uovo fecondata da cui proveniamo (grazie ai nostri genitori biologici). I geni sono i singoli tratti del DNA che hanno svolto e svolgono una certa funzione, circa 20 mila, ciascuno risponde anche al funzionamento degli altri geni e ai messaggi provenienti dal contesto esterno, tutti insieme compongono il nostro genoma individuale, oltre 6 miliardi di caratteri. Condividiamo con ogni altro dei 7,7 miliardi di donne e uomini sapiens viventi (e le decine di miliardi già vissuti), vicini e perlopiù lontani, conosciuti e perlopiù mai conosciuti, il 99,9% del nostro DNA. Quello 0,1, le varianti del DNA (gli alleli), è comunque quasi tutto cosmopolita, cioè rappresentato da alleli presenti, a frequenze diverse, in tutti i continenti. Poche varianti del DNA sono esclusivamente asiatiche (l’1%), pochissime solo europee (lo 0,1), un poco di più quelle solo africane (il 7), proprio perché dalla biodiversità di quel continente deriviamo tutti, da sempre, ovunque. Al momento, i due studiati genomi più diversi fra loro appartengono a due componenti del popolo San (i boscimani) che vivono a poche centinaia di chilometri di distanza fra loro (non a molte migliaia, come noi). Certo, a livello complessivo di popolazione il genoma del nostro vicino di casa è mediamente più simile a noi che a gente lontana, ma appunto solo mediamente e solo poco di più (il 12 per cento per l’esattezza). Sono pochi gli alleli presenti solo in una o poche popolazioni, tantissimi sono ovunque, tanti in più continenti o in più popolazioni dello stesso continente. Ne deriva che assomigliamo spesso anche a persone di paesi lontani in molti dei nostri caratteri, che quasi ogni carattere umano tende a essere meticcio. Altro che razze!

Il grande scienziato genetista Guido Barbujani (Adria, 1955) ha insegnato a New York e Londra, a Padova e Bologna, ora a Ferrara; da 45 anni studia e lavora pure sperimentalmente sul DNA; prova a spiegarlo a noi principianti con chiarezza e completezza. Proprio all’inizio ci suggerisce di partire con passione da Darwin, per i più stanchi o diffidenti almeno dall’indice e dai titoli dei primi sei capitoli de L’origine delle specie. La biologia moderna, di cui la genetica fa parte, non si limita al pensiero di Darwin, ma è ancora assolutamente darwiniana, evoluzionistica. Poi spiega: DNA, RNA e proteine, i geni in funzione, il genoma, le regole dell’eredità, il precario equilibrio che ci denota, geni e malattie, geni che non ci sono (criminalità, intelligenza, amore, origini), vecchi geni (che ci sono, e bisognerà tornarci sopra, sul DNA antico), i nuovi geni (un commiato esplicativo sui cosiddetti OGM, antichi e moderni). Quel tanto che si sa, quel che non si sa, quel che si potrebbe presto sapere. In fondo aggiunge un prezioso piccolo glossario, quasi 150 lemmi, le parole sottolineate nel corso della trattazione. Il capitolo centrale affronta la genetica delle popolazioni: qui di “precario” non ci sono le molteplici conoscenze, bensì gli equilibri fissi e costanti di un gruppo umano, forse ideali per qualcuno, e però impossibili nella realtà. Tutte le popolazioni sono evolute ed evolvono geneticamente e le ragioni sono sempre le stesse, quattro: mutazione, ovvero casuali alterazioni ereditarie nella sequenza del DNA, che si ereditano (significative solo attraverso lunghi periodi di tempo); deriva genetica, ovvero variazioni casuali nelle frequenze alleliche, specie in popolazioni di piccole dimensioni (con frequente conseguente omogeneizzazione e perdita di variabilità interna, anche in tempi non lunghi); selezione in genere lenta, ovvero non casuale diminuzione o crescita, eliminazione o trasformazione, di certe caratteristiche biologiche per adattarsi all’ambiente e trasferire l’adattamento alle generazioni successive (sopravvivono meglio i più adatti, non i migliori), una selezione che può essere sia biologica naturale che anche biologica sessuale; flusso genico, ovvero la migrazione altrove (qui la definizione è meno accurata) di gruppi e individui, genomi e geni, che ha continuamente ridotto (per gli umani) la variabilità genetica generale. Un libro esemplare, colto aggiornato pulito, e bello (narrativamente) da leggere.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le strade d’oro (Le brevi di Valerio 308)

Evan Hunter
Le strade d’oro
Ruvo del Monte, 2019
Traduzione (ottima) di Giuseppe Costigliola
Autobiografico, musicale

Da italiano ad americano. Oltre un secolo fa. Primo consiglio, valido sempre ovunque: leggete quel che vi capita di Evan Hunter (1926-2005), vale la pena (una volta se volete vi racconto la storia del suo primo capolavoro, The Blackboard Jungle, 1954). Secondo, valido qualche settimana: fatevi inviare dalla Pro Loco di Ruvo del Monte in provincia di Potenza (contatti@prolocoruvo.net) il volume autobiografico che il Comune ha coraggiosamente realizzato nell’estate 2019, promuovendo la traduzione e l’edizione italiane.
Si chiama Le strade d’oro (Streets of Gold, 1974), è dedicato al nonno italiano Giuseppantonio Coppola, narrato in prima persona in forma romanzata: il nipote cieco 48enne Dwight Ike Jameson (nome cambiato all’anagrafe nel 1955) racconta l’emigrazione di Pietro Bardoni dal paese di Fiormonte, a fine Ottocento in fuga dalla filossera che aveva colpito le vigne, per immigrare verso strade che potevano forse essere lastricate d’oro. Molto documentato il meraviglioso jazz!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Dodici rose a Settembre (Le gialle di Valerio 210)

Maurizio de Giovanni
Dodici rose a Settembre
Sellerio Palermo, 2019
Giallo

Napoli. Novembre 2018. La psicologa Gelsomina Settembre, detta Mina, capelli lucidi e corvini, zigomi alti, occhi neri e profondi, miope, ha 42 anni e vive ancora nella cameretta di quand’era ragazzina, con i poster di Baglioni, a casa con la sarcastica madre Concetta, paralizzata, e con la badante Sonia. Era sposata con il compìto presuntuoso Claudio ma non c’era amore, lo ha lasciato e si è dedicata a corpo morto alla passione militante e alla professione sociale di assistente in un piccolo consultorio pubblico dei Quartieri Spagnoli, dove da poco ha iniziato a lavorare il bellissimo ginecologo Domenico Gammardella, detto Mimmo, fidanzato a distanza e fedelissimo, che comunque attira una miriade di donne e maschi, lunghe file in sala d’attesa senza effettive ragioni sanitarie. Le tre amiche di Mina non lo sanno, si limitano a spingerla fastidiosamente a trovarsi un uomo purché sia, dopo il prolungato periodo di solitudine. Lei, però, sente di avere ben altri guai, in particolare due Problemi fissi, questioni di accettazione della dura realtà della vita che le si ripropongono di continuo: da una parte il rapporto con la mamma invadente e urticante, dall’altra il rapporto col proprio grande incontenibile seno, meraviglioso solo per chi si trova di fronte. Mentre una persona meticolosa comincia a uccidere a destra e a manca (dopo aver fatto recapitare rose rosse, una dopo l’altra), sparando alla vittima dietro la nuca con un’antichissima Luger P08, come se eseguisse una vendetta, e l’antipatico magistrato De Carolis indaga sulle costanti degli omicidi, Mina ascolta la bruna 11enne Flor affermare che il padre sta per ammazzare Ofelia, la madre peruviana, dopo averla più volte massacrata di botte; è un boss abbastanza potente. Settembre vorrebbe salvarle, ma anche l’altra inchiesta finisce per toccarla da vicino, non potrà che correre rischi, non solo nelle GdM.

Il grande scrittore napoletano Maurizio de Giovanni (1958) s’incammina ancora una volta sulla strada di una nuova serie gialla. La protagonista ha molte caratteristiche interessanti ed era già apparsa nelle due raccolte Sellerio del 2013 e del 2014. L’atteso primo romanzo sembrava in gestazione da tempo, rallentato dalle altre serie e dalle loro trasposizioni televisive. Ora è uscito e sembra proprio un buon inizio, anche se l’autore si mostra ancora alla ricerca di un incedere specifico e coerente, diverso dagli altri personaggi già e meglio noti. La narrazione è in terza, soprattutto su Settembre e su De Carolis, oppure sul portiere dello stabile dell’ufficio con lo sguardo fisso sulle tette di Mina (è a loro che parla), intervallata da capitoli più brevi dove appare la personalità criminale durante i quattro omicidi (alcuni in prima persona, rivolta alle imminenti vittime; altri in terza sui suoi delitti). De Giovanni è alla ricerca dello stile confacente e, talora, rischia un po’ l’insistenza su caratteri ripetitivi caricaturali delle situazioni e delle personalità, come se stesse ancora affinando la conoscenza con la nuova promettente serie. Napoli vien fuori come sempre alla grande, nel bene e nel male: segnalo le Sbadate del quartiere, che arrivano in ospedale menate dai mariti e ripetono mestamente che sono scivolate, cadute per le scale, inciampate nel tappetino della doccia, o sono state solo graffiate dal gatto. Che Mina mostri insofferenza ma sia davvero attratta da Mimmo è certo, lui spettinati capelli biondo scuro e volto perfetto. Gli ricorda l’irresistibile Robert Redford, in ogni situazione di contatto riferibile alle diverse interpretazioni di indimenticabili film; invece per Luciana assomiglia a Kostner, per Delfina a Newman, per Greta a Dempsey, insomma fate voi ma conoscetelo presto!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il copista come autore (Le brevi di Valerio 307)

Luciano Canfora
Il copista come autore
Sellerio Palermo, 2019 (prima edizione 2002)
Letteratura

Scritture. Sempre. Il grandissimo storico e accademico Luciano Canfora (Bari, 1942) riflette da decenni sulla natura creativa del lavoro filologico, pure quello dei copisti e dei falsari, figure poliedriche e inquietanti. Viene ora riproposto e accresciuto un magnifico illuminante saggio che parte dall’impossibilità della risposta alla domanda su cosa sia l’”originale”: non abbiamo originali degli autori greci e latini, spesso non ne esiste uno stabile unico, erano opere di più persone, nascevano come provvisorie e modificabili, hanno subito adattamenti nella riproduzione, i copisti erano autori. Appunto: Il copista come autore. Da millenni le scelte connesse a diffusione e trasmissione delle parole (scrittura e stampa comprese) determinano il modo di composizione, la copia delle parole risulta appropriazione da parte di altre soggetti. Si fanno errori sempre concettuali, non tanto sviste, lapsus, refusi. Ottimi indici finali di argomenti, cognomi e nomi, luoghi, manoscritti.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Questa non è l’Italia

Alan Friedman
Questa non è l’Italia
Newton Compton, 2019

Con il suo celebre taglio saggistico-narrativo, che ha l’enorme pregio di farsi leggere e capire facilmente, Alan Friedman ci spiega che Questa non è l’Italia. Ci racconta gli avvenimenti dell’ultimo anno italiano, che ha visto al timone la male assortita accoppiata giallo-verde, i maggiori cambiamenti e le più incombenti incognite verso le quali rischia di sbattere il muso il Paese.
Friedman, da anni acuto, attento e qualificato spettatore degli sviluppi politico-economici italiani, ci conduce per mano nelle problematiche legate ai temi attuali, per aiutarci a vedere più chiaro nella pioggia di informazioni che ci bagna ogni giorno, provando a distinguere la pur cupa realtà dalle favole (anche dette fake news). Sarebbero tante le questioni da affrontare. Per esempio: l’immigrazione è veramente un’emergenza nazionale? Le regole europee della moneta unica possono essere realmente riviste? Stavamo rischiando una nuova e pericolosa crisi che poteva affossare l’Italia? La disinvolta e pericolosa politica di attacco all’Europa, istigata dal ministro degli interni degli ultimi mesi, che non perdeva occasione per sventolare sconsideratamente la sua Excalibur leghista-sovranista, dove ci stava portando? Credere a certe fantastiche promesse di Salvini & company è come credere ai folletti che portano doni ai bimbi buoni. Da qui, e dalla immaginosa follia di una Europa sovranista, i conseguenti sbalzi dello spread. In una lucida analisi Friedman affida a un meticoloso elenco di capitoli del suo saggio le domande sul futuro dello stivale che lo inquietano e alle quali prova a dare lumi. Tra queste:

Quale significato dare al risultato delle ultime elezioni europee?
Quella dell’immigrazione è davvero un’emergenza?
Quali saranno le conseguenze sull’economia italiana dell’addio di Mario Draghi alla Banca Centrale Europea?
Quali le prospettive future per lavoro e crescita nell’era del populismo?
Le politiche economiche del governo giallo-verde sono un successo o un fallimento?

Friedman non ha limitato la sua analisi all’interno dei confini dello stivale, ma è andato oltre, verso il potenziale futuro dell’Europa, con gli instabili andamenti geopolitici che solcano il vecchio continente e le sofferte relazioni tra Europa, Russia, Cina e Stati Uniti governati dal lunatico e imprevedibile Donald Trump.
Coinvolgente, lucido, corretto, ma anche preciso, graffiante e spietato, questo nuovo libro di Alan Friedman sarebbe potuto diventare l’unica bussola per orientarci in un Paese allo sbando, e invece si è trasformato in un perfetto necrologio del governo gialloverde.
Eh già, perché Questa non è l’Italia avrebbe dovuto essere la sofferta cronaca di quattordici mesi sovranisti, con una serie di brutti retroscena e scioccanti e sporche verità, ma il suicidio politico di Salvini l’8 agosto lo ha fatto diventare una specie di testamento dell’eredità sovranista. Con i corposi aneddoti legati al povero ministro dell’economia, Tria, in trappola per dovere, che cercava a ogni costo di eludere Di Maio e le irrealizzabili richieste dei Cinque Stelle, i viaggi a Mosca del capo della Lega con la sua corte “sprovveduta” e chiacchierona. Le sue fantasie russe su un Putin pilastro del debito pubblico italiano mentre le colonne leghiste Giorgetti e Zaia spingevano Salvini a staccare la spina. La dannosa meteora Paolo Savona per fortuna finita nel dimenticatoio. Ma anche gli sproloqui del guru americano sovranista Steve Bannon, messo alle corde da Friedman con documenti e fatti che ne stroncano il mito, gli attacchi alla Commissione europea, lo spread sempre più su, il ritornello dei minibot per salvare i debiti (i minibot ossignore!).
Per fortuna sembrano oggi già capitoli chiusi. Ormai il secondo governo Conte, quello giallorosso, ha giurato. «Spero finisca per sempre l’era dell’Italia incattivita, volgare, razzista, piena di odio e paura che Salvini ha promosso nella sua attività al governo. C’è stato un rigurgito da parte della vera maggioranza silenziosa italiana contro l’estremismo. Ora gli italiani hanno bisogno di un periodo di guarigione per leccarsi le ferite».
Ma tre giorni fa, martedì 17 settembre, una altro Matteo, quel Renzi che aveva fortemente istigato la nuova via politica italiana, ha detto addio al PD e ha fondato un nuovo partito. Si è formalmente impegnato a sostenere il neonato governo italiano e probabilmente lo farà. Ma a quali condizioni? Un giro di manovella e la ruota della giostra del balletto politico italiano riparte. Aspettiamo notizie.

Alan Friedman è un giornalista statunitense esperto di economia e politica. All’inizio della carriera fu collaboratore del Presidente Jimmy Carter, poi è stato per anni corrispondente del Financial Times, in seguito inviato dell’International Herald Tribune ed editorialista del Wall Street Journal. Tra i suoi libri ricordiamo: Tutto in famiglia, La madre di tutti gli affari, Il bivio, Ammazziamo il Gattopardo (che ha vinto il Premio Cesare Pavese), My Way. Berlusconi si racconta a Friedman da cui è stato realizzato il documentario distribuito da Netflix in tutto il mondo. Con la Newton Compton ha pubblicato Questa non è l’America (per settimane in vetta alle classifiche dei libri più venduti e vincitore del Premio Roma per la Saggistica 2017) e Dieci cose da sapere sull’economia italiana, il libro di saggistica più venduto del 2018.

Il gioco del mai (Le gialle di Valerio 209)

Jeffery Deaver
Il gioco del mai
Rizzoli Milano, 2019 (orig. 2019)
Traduzione di Sandro Ristori
Giallo

Silicon Valley (ampia o ristretta che sia). Domenica 9 giugno 2019. Di mattina Colter Shaw è costretto a tuffarsi dal molo nelle fredde acque pacifiche, sta cercando di salvare la 32enne Elizabeth Chabelle, incinta di sette mesi e mezzo, all’interno di una cabina chiusa di una piccola vecchia barca da pesca (12 metri) che sta affondando. Prima ha infilato il braccio nell’oceano valutando la temperatura (circa 4 gradi), ha una mezz’oretta prima di svenire per l’ipotermia. La donna è stata rapita e lasciata lì dal Giocatore, è la terza vittima; per imperscrutabili ragioni si diverte a riprodurre la dinamica di un famoso videogioco. Colter lo sa, è arrivato da quelle parti due giorni prima per rintracciare quella che si è rivelata come la prima vittima, la studentessa 19enne Sophie Mulliner, poi rintracciata con perdite in una fabbrica abbandonata. La polizia sembrava poco interessata alla scomparsa e il disperato povero padre aveva offerto una ricompensa di diecimila dollari per chi l’avesse rintracciata. Colter fa quello di mestiere, il localizzatore, cerca le persone che qualcuno vuole ritrovare, valutando caso per caso, non accetta taglie, non lavora per criminali. Il padre gli ha insegnato l’arte della sopravvivenza in condizioni estreme o inattese; lui ha talento nello sviscerare ogni tipo di indizio e calcola le probabilità di ogni eventuale nesso di causa ed effetto. Ha 31 anni, parla solo sobrio e composto, sorride molto raramente; uno da non prendere alla leggera, sfiora il metro e ottanta, capelli biondi corti, occhi blu, spalle larghe, muscoli tesi, cicatrici su guancia, coscia e (più grande) collo; vive solo in un camper (Winnebago), se può gira in moto (Yamaha da cross). Tre giorni prima aveva rubato un fascio di carte nell’università di Berkeley, quindici anni prima il padre era morto, è convinto ci sia dietro qualche cospirazione o mistero, più o meno terribile. Rischiare non lo spaventa.

L’eccelso scrittore americano di thriller Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 1950), dopo altri cicli ed esperienze narrative (dal 1988) e lo straordinario successo delle 15 avventure della serie con Lincoln Rhyme (1997-2018), ben conosciuto in 24 lingue e oltre centocinquanta paesi, pure al cinema, ci propone un nuovo attraente personaggio. Il romanzo d’esordio è ottimo, meccanismi perfettamente oleati, il seguito è già in corso di stesura. Il titolo combina le regole paterne su cosa non fare “mai” con il “gioco” mortale nella finzione e nella realtà. La terza persona è fissa su Colter Shaw, il testo serve a presentarcelo a tutto tondo, esperto e allenato per l’educazione avuta e la vita già vissuta, eventi trascorsi e caratteri forgiati che vengono descritti via via, mentre è in azione, parla al telefono con amici e collaboratori, ricorda genitori (la mamma è viva e sta ancora alla Tenuta), fratello e sorella, ripensa a Margot, incontra vari guai e la rossa Maddie, la guida bella e competente nel mondo dei videogiochi durante i tre intensi giorni della Conferenza internazionale C3 del San Jose Exposition Centre. Lo scrittore si è molto documentato in argomento: concorrenza e spionaggio industriali, fasce e livelli di consumo, tipologie di clienti e mercati, concentrazione territoriale e mercato immobiliare connesso, innovazione tecnologica e rischi per la privacy, dipendenze e follie. Considera i videogiochi i suoi veri rivali rubando tempo alla lettura e ai libri. Colter non è povero, da dieci anni persegue una grande carriera di cacciatore di ricompense, rintraccia dispersi e fuggiaschi, oppure individui che cercano di far perdere le tracce. E prende un sacco di appunti, riempendo taccuini con una stilografica italiana: quando scrivi una cosa a mano, lentamente, quelle parole diventano tue, si conficcano nella mente e nella memoria. Beve spesso birra di marca (non vino) e segue la playlist di Tommy Emmanuel, il chitarrista acustico. Alla fine andrà a Washington o a Echo Ridge?

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Giacomo l’immoralista (Le brevi di Valerio 306)

Vincenzo Gueglio ed Emanuela Gueglio
Giacomo l’immoralista
Gammarò Sestri Levante, 2019
Letteratura

Recanati. Ancora. Due filosofi, Emanuela e Vincenzo Gueglio (Sestri Levante, 1946) scelgono di farci riflettere sulla filosofia leopardiana. Sanno che molte autorevoli personalità (da De Sanctis, Carducci, Croce, Gentile in avanti) giudicano il pensiero di Leopardi frutto solo di nervi malati e che altri moltissimi lo hanno studiato finendo su interpretazioni opposte, colti comunque da un’ansia classificatoria che mal si accorda con una ricchissima speculazione frammentaria, mobile, aperta, incompiuta di un filologo intransigente cultore dell’acerbo vero.
Nel titolo risuona un epiteto, Giacomo l’immoralista, proprio per prendere le distanze da vecchie definizioni (pessimista, nichilista, romantico e così via). Il volume fa parlare lo stesso Leopardi, i suoi giudizi su tanti filosofi e pensieri, concentrando l’attenzione sulle opere meno note o solo abbozzate. Emergono i temi inevitabili: il nulla e la ragione, bellezza e relativismo, passioni e virtù, illusioni e distrazioni.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Sherlockiana, un omaggio a Tecla Dozio

Ricevo e volentieri diffondo il comunicato della Sherlockiana

Dopo il sorprendente esito della prima edizione, siamo felici di comunicarvi che “LA SHERLOCKIANA, un omaggio a Tecla DOZIO”, festival letterario dedicato al romanzo giallo,avrà una seconda edizione, che si terrà, come lo scorso anno, sabato 28 e domenica 29 settembre 2019 a Milano, presso la Biblioteca Cassina Anna.

Il Festival vuole essere un omaggio a Tecla Dozio, figura indimenticata nel mondo della narrativa giallo/noir e una dei massimi esperti di letteratura di genere in Italia. Tecla Dozio, “La signora del giallo”, ha avuto il merito di far conoscere ai lettori italiani moltissimi autori stranieri e ha dato la possibilità a scrittori italiani esordienti di pubblicare i propri romanzi e di affermarsi.
La scomparsa di Tecla Dozio nel febbraio 2016 ha lasciato un grande vuoto, non solo per gli amici, ma per tutti gli addetti ai lavori e per gli appassionati di Giallo. La manifestazione è un’occasione per ricordarla parlando di ciò che più amava: i libri e la lettura.

Il 28 e 29 settembre, presso la biblioteca Cassina Anna di Milano si terrà la seconda edizione del festival La Sherlockiana che, oltre ad essere un omaggio, sarà anche l’ideale realizzazione di ciò che Tecla Dozio avrebbe voluto fare: riunire lettori, scrittori, professionisti dell’editoria, amanti della letteratura giallo/noir.

Il Festival si svolgerà in quattro incontri che affronteranno temi legati al mondo dell’editoria e della narrativa.

Sabato 28 settembre la giornata sarà dedicata alla figura del lettore, componente molto importante nella filiera editoriale che in questo periodo storico non è al suo massimo splendore. Ci porremo due fondamentali domande: come si diventa lettori e quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle tecnologie moderne di lettura. Tra gli ospiti Elisabetta CAMETTI, ELASTI, Gianni BIONDILLO, Cecilia SCERBANENCO, Alessandra CASELLA, Ira RUBINI, Elisabetta BUCCIARELLI e persone di rilievo nel settore editoriale e promozionale.
Tra le due tavole rotonde del sabato coglieremo l’occasione per ricordare con la figlia Cecilia Giorgio SCERBANENCO, a 50 anni dalla sua scomparsa.

Domenica 29 settembre gli appuntamenti verteranno sul ruolo della spalla nel romanzo giallo e sull’annosa diatriba tra romanzo giallo e noir. Tra gli ospiti Barbara BARALDI, Francesco RECAMI, Patrick FOGLI, Luca CROVI, Piergiorgio PULIXI, Valerio VARESI e tanti altri autori.
Durante la giornata ricorderemo Andrea G. PINKETTS, che è stato con noi nella precedente edizione, attraverso le parole di Andrea Carlo CAPPI e Luca CROVI.

A legare le due giornate di incontri ci sarà la Cena con Autori del sabato sera, alla quale parteciperanno molti degli scrittori ospiti del festival. Un momento di convivialità che sarebbe piaciuto a Tecla Dozio, che dell’incontro, del dialogo e della buona cucina era una convinta sostenitrice.

Durante il weekend, inoltre, è prevista una degustazione di vino dell’Azienda Montelio (Oltrepò Pavese).

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Culturale LA SHERLOCKIANA in collaborazione con la Biblioteca Cassina Anna di Milano.
Partner dell’evento: La Bottega del Giallo (blog), Todaro Editore (casa editrice), Signore si diventa (rivista online), Il covo della Ladra (libreriadi Milano), l’Admiral Hotel di Milano, Azienda Agricola Montelio (Oltrepò Pavese),I Soranis (catering).

Per maggiori informazioni e contatti stampa: lasherlockiana@gmail.com
tel. 335.6219460 – 366.1779672

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…
Un saluto al Camillerone glielo voglio proprio mandare. E un ringraziamento per i suoi libri, per la sua persona e il modo garbato e ironico di proporsi. Così come al De Crescenzone che ricordo con simpatia. Ciao, ragazzi!

Vanno di moda le sette. Quella dell’Illuminato in La gemma del Cardinale de’ Medici, TEA 2019, di Patrizia Debicke (vedere qui) e quella degli incappucciati in La profezia degli incappucciati di Roberto Mistretta, Il Giallo Mondadori 2019, con il commissario Saverio Bonanno già beccato in Il canto dell’upupa, Frilli 2018, sul quale avevo scritto “…lasciato dalla moglie vive con la madre donna Alfonsina, la figlia Vanessa e il cane Ringhio. Si sposta con macchina Punto (un po’ di pubblicità alla Fiat fa sempre bene). Abitudinario. Caffè in casa e poi al bar “Excelsior” (ma non lasciatevi ingannare dal nome). Fuma in continuazione, ottima forchetta, risultato la pancia. Ogni tanto arriva la tristezza quando affiorano ricordi della scuola, il tempo non passava mai e pensava a suo padre sempre più lontano. O ricordi di sua moglie che un giorno se ne era andata via con il trapezista di un circo famoso. Simpatia per l’assistente sociale Rosalia. Anzi, più che simpatia “Rosalia Santacroce era una di quelle donne che facevano ribollire il sangue”” eccetera eccetera. Ora se la deve vedere con un caso particolare. Nel corso di una celebrazione il governatore Nofrio Falsaperla di una confraternita secolare muore sotto il peso del baiardo a forma di croce incollato sulla schiena. Sembra una disgrazia, una semplice disgrazia. Morte accidentale. Invece… un foglio di quaderno strappato per il maresciallo dei carabinieri di Villabosco “Nun fu disgrazia maresciallo! Nofriuzzo lo ammazzarono!”… Ma ci ritornerò sopra.
Continuando sul filo delle sette, tutto sembra ruotare attorno a quella misteriosa del Culto del Sole Nero frequentata da uomini potenti in La notte non esiste di Angelo Petrella, Marsilio 2019. Abbiamo anche Pizzica amara di Gabriella Genisi, Rizzoli 2019, dove ciò che lega i vari casi drammatici di morte è un tatuaggio sul corpo, una semplice croce greca gemmata. A questo si aggiunge una serie di fatti precedenti, incredibili e inquietanti: “Carcasse di animali avvolte in drappi scuri, ossa mescolate a cera di candele, persino un paio di taniche di una roba maleodorante che sembrava sangue”, ragazzini, seguaci di Marilyn Manson, ipnotizzati dal rock satanico, che sgozzano una coetanea in un rituale, due ragazze e un ragazzo che si tolgono la vita. Dal colloquio, duro e struggente, con una “macara”, una strega, vengono poi fuori feste, festini, riti di iniziazione sessuale in una masseria, a cui partecipano “imprenditori, magistrati, giornalisti, politici di vario colore e ruolo”, pure un cardinale, un vescovo, un ministro della Repubblica, sottosegretari, emiri, banchieri, primari, dirigenti di azienda…
Spiluzzicando qua e là tra i libri della casa editrice Polillo 2019 non mi lascerei sfuggire Gli omicidi di Beacon Hill di Roger Scarlett, pseudonimo di due donne americane benestanti. Siamo a Boston dove avvengono alcuni omicidi narrati in prima persona dall’avvocato Underwood, amico dell’ispettore Norton Kane. Tutto gira intorno alla famiglia Sutton di Beacon Hill. Ovvero al suo capofamiglia Fred sposato con due figli. Sposato ma non fedele che se la spassa con una donna bellissima dell’alta società. Ora sono tutti riuniti nella sua casa, compreso l’amico avvocato. Chiaro che succederà qualcosa di grave e prevedibile, ovvero l’assassinio del nostro Fred ucciso, sembra, proprio dalla sua fascinosa amante. Ma se anche questa venisse a sua volta fatta fuori?…
Sempre della stessa casa editrice sto leggendo Com’è morto il baronetto? di H.H. Stanners, dove ritrovo anche i miei amati scacchi. Addirittura proprio all’inizio “Dereck Furniss scrollò la scatola per far cadere i pezzi degli scacchi che poi cominciò a disporre sulla scacchiera”. Giocherà con il professor Harding durante la festa ad Astonbury che celebra il giorno dell’incoronazione del re Giorgio VI. Naturalmente abbiamo subito una morte sospetta, più precisamente del baronetto Jabez Bellamby trovato stecchito nella sua cava di gesso. Per l’ispettore Marriot si tratta di suicidio ma non è tutto così chiaro e sarà il professor Harding, mi sembra di capire, a risolvere l’intricato mistero scritto davvero con bella efficacia. Ma anche su questo ci risentiremo.
Mi pare interessante Nero a Milano di Romano De Marco, Piemme 2019, che ha creato la coppia del commissario Luca Betti e dell’investigatore Marco Tanzi giunti ormai al terzo libro della serie. Una coppia davvero problematica: il primo in crisi psicologica addirittura costretto a seguire le sedute di uno psicoterapeuta, a lasciare il suo caso e seguirne un altro, ovvero quello di due cadaveri carbonizzati in una villetta abbandonata; il secondo, anch’egli con la testa mica tanto a posto, deve ritrovare il figlio ribelle di una ricca signora che potrebbe essersi messo a fare il barbone proprio quando un killer sta uccidendo questa povera gente a colpi di rasoio. Naturalmente, come da copione, le due storie si incroceranno in una Milano decisamente cattiva, mettendo a nudo certe caratteristiche della società. Soprattutto il problema della miseria e dell’emarginazione.
Tra i Gialli Mondadori di quest’anno da tenere presente Morte di un dottore di D.M. Devine.
Vita tranquilla e ordinata nella cittadina di Silbridge vicino a Glasgow. Tranquilla e ordinata si fa per dire che, dietro il volto angelico dell’apparenza, si nascondono tutte le possibili malvagità dell’uomo. A tirarle fuori soprattutto la classica donna fatale adescatrice sposata con il dottor Henderson dopo il tentativo fallito di sfondare sul grande schermo. Ma con loro abita anche il bel giovane socio Alan Turner e allora qualcosa di particolare dovrà accadere… E qualcosa accade. Henderson viene trovato morto asfissiato nel suo salotto proprio dalla cara mogliettina. Sarà lei l’assassina come pensano tutti? O si tratta solo di un incidente, come pensa l’ispettore Munro? Ma i morti ammazzati continuano… Occhio al ritmo lento della narrazione che può indurvi all’abbiocco.