Un crime comico su Netflix: Fallet (Il caso)

Orfana di La casa di carta (ho terminato la seconda stagione all’indomani dell’uscita, senza troppa soddisfazione, ma insomma, ormai c’ero e volevo sapere come andasse a finire) ho fatto un po’ di zapping tra le nuove offerte di Netflix e ho scovato Il caso (Fallet, in lingua originale). Premetto che la serie non è doppiata ma sottotitolata in italiano e che la lingua originale è metà svedese e metà inglese. Ciò detto, l’ho trovata esilarante. Si tratta infatti di un vero crime, ma comico. Inizia con un omicidio cruento – nella sperduta regione di Norrbacka un cadavere viene ritrovato appeso a un albero, seviziato e cosparso di simboli religiosi – sul quale devono investigare Tom Brown (Adam Godley), detective inglese, e Sophie Borg (Lisa Henni), poliziotta svedese. Entrambi sono degli stereotipi: lui è timidissimo, educatissimo, viaggia con una pianta di rose al seguito, indossa un Barbour e beve tè; lei è aggressiva, rude, impaziente e dal grilletto facile. Entrambi single, entrambi hanno avuto problemi con le rispettive gerarchie e questo caso – a cui sono stati assegnati per punizione – è la loro occasione per riscattarsi. Non possono mancare l’anatomopatologa stramba, i giornalisti d’assalto, altri omicidi, un mucchio di sospettati…
Riusciranno i nostri eroi a risolvere il caso e rimettere in sesto le loro vite? Bastano 8 puntate da meno di mezz’ora l’una per scoprirlo. Tra citazioni e humour, l’intrattenimento è assicurato.

Mr. Mercedes, la serie tv da non perdere

Se 22.11.63 era stata una piacevole sorpresa, Mr, Mercedes è una straordinaria conferma. Dopo svariate trasposizioni – sia cinematografiche che televisive – piuttosto deludenti, il  lavoro letterario del grandissimo Stephen King ha trovato la giusta dimensione con le serie tv. Mr, Mercedes, infatti, 10 puntate tratte dall’omonimo romanzo, è eccellente.
Forse perché ha finalmente trovato uno sceneggiatore all’altezza, David Kelley, affiancato da altri due grandissimi nomi della scrittura, Dennis Lehane e A.M. Homes.
Forse perché la storia è in partenza molto ben costruita (ma quale storia di King non lo è?).
Sta di fatto che Bill Hodges, detective decorato ora pensionato, stropicciato e alcolizzato, non cade nel facile tranello del cliché ma, al contrario, finisce per diventare un cult.

Hodges è ossessionato da un caso irrisolto: due anni prima uno psicopatico con una maschera da clown, a bordo di una Mercedes rubata, ha falciato una folla di persone in fila d’attesa davanti all’ingresso di una fiera del lavoro, uccidendone 16 e poi sparendo nel nulla. Adesso Mr. Mercedes è tornato e, dopo aver indotto al suicidio la proprietaria della vettura, ha preso di mira Hodges.

Mr. Mercedes ha lo sguardo vuoto e spaesato di Brady Hartsfield, un geek che lavora in un negozio di vendita e assistenza di pc, uno “strambo” con una storia di disgrazie e pesanti abusi in famiglia. Il suo unico talento è l’informatica, che gli permette di portare avanti il suo lavoro nonostante un capo non particolarmente brillante e vessatore, e che è anche il mezzo di cui si serve per colpire le sue vittime. Bill Hodges invece è un luddita, un detective vecchio stampo che di chat, mail, video e altre “diavolerie” non capisce nulla, e per questo motivo ricorre all’aiuto di Jerome, giovane brillante appena ammesso ad Harvard.
Il mondo di Bill – la provincia americana di Bridgton, Ohio, ordinate villette di borghesi che falciano il prato e portano a spasso i cani – è scarsamente popolato: a parte gli ex colleghi ancora in servizio, che non hanno troppo tempo a disposizione per lui, c’è la vicina Ida Silver, signora ancora piacente che vorrebbe godersi la terza età con un compagno “comodo”, vicino ma indipendente economicamente e materialmente, possibilmente non troppo malandato. Bill avrebbe anche una figlia, ma non la sente da anni. Non è amabile, è un burbero ostinato e scontroso ma fondamentalmente buono.

Il ritorno di Mr. Mercedes diventa per Bill una ragione di vita, non solo perché gli dà un motivo per alzarsi al mattino, ma anche perché le indagini lo mettono in contatto con Janey Patterson, sorella di Olivia, la proprietaria originale della Mercedes. Janey è giovane ma non giovanissima, è determinata a scoprire chi ha indotto la sorella al suicidio ed è piena di energie, sebbene anche lei non abbia avuto vita facile.

Indagini, sentimenti, umori, rimorsi e rimpianti, legami familiari “sballati”, tòpoi ricorrenti di King (il clown, il parco giochi, l’uomo dei gelati, l’alcol, l’adolescenza e la vecchiaia): per una volta il romanzo trova una rispondenza nella trasposizione televisiva, che merita un weekend di binge-watching anche per non perdere colonna sonora, citazioni e un cameo di Stephen King.

Visto il grande successo di pubblico e critica, la rete AT&T ha messo in cantiere una seconda stagione, che andrà in onda nel 2018, basata sui tre romanzi del ciclo di Bill Hodges (Mr. Mercedes, Finders Keepers – Chi perde paga e End of Watch – Fine turno).

 

 

La ragazza nella nebbia (2017)

Sarò breve: tanto mi era piaciuto il romanzo, tanto mi è piaciuto il film. Film di genere, un bel giallo-noir che riproduce esattamente l’atmosfera del libro.
Se da una parte Donato Carrisi ha avuto gioco facile, perché avendo scritto sia il romanzo che la sceneggiatura ha evitato il rischio di mutazioni e mutilazioni dovute alle necessità di trasposizione, dall’altra bisogna ammettere che il risultato è stupefacente, ancor più perché si tratta di un esordio alla regia. Non sono in molti ad averlo fatto e non sempre è stato un successo (qua una lista non aggiornatissima di autori che hanno diretto l’adattamento cinematografico di un proprio libro).
Ottimo Alessio Boni nella parte di Loris, il professore accusato. Toni Servillo è una garanzia nella parte dell’algido Vogel. Irriconoscibile ma perfetta Greta Scacchi nella parte di Beatrice Leman, giornalista senza scrupoli. Sorprendente Jean Reno che riesce a essere intenso pur recitando in una lingua che non è la sua.

Se proprio devo fare un appunto, mi è mancata la neve. Mi aspettavo che ci fosse. Ma, a parte questo, La ragazza nella nebbia è coerente: ha ritmo, non ha sbavature, è fedele al romanzo senza troppe “scorciatoie”, quindi anche chi non lo ha letto non avrà problemi a seguire la trama e a capire quali sono i temi fondamentali.

In un panorama troppo affollato da cinepanettoni (anche fuori stagione), questo film è una boccata d’ossigeno per gli amanti del genere.

Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 2017
Durata 127 min
Genere thriller
Regia Donato Carrisi
Soggetto dall’omonimo romanzo di Donato Carrisi
Sceneggiatura Donato Carrisi
Produttore Maurizio Totti, Alessandro Usai
Casa di produzione Medusa Film, Colorado Film, Rainbow, Gavila
Distribuzione (Italia) Medusa Film

Il ponte delle spie (2015)

il ponte delle spieJames Donovan: Aren’t you worried?
Rudolf Abel: Would it help?*

Straordinario regalo di queste feste Il ponte delle spie (Bridge of Spies, 2015), l’ultimo potente film di Steven Spielberg, sceneggiatura dei fratelli Coen. Una storia di spionaggio e di eroismo, di gesti “forti”, di valori umani al primo posto.
Il colonnello Rudolf Abel (Mark Rylance) è – forse – una spia russa. Arrestato in territorio statunitense, rischia di essere condannato alla pena di morte. La difesa d’ufficio viene affidata all’avvocato Donovan (Tom Hanks), che inizialmente assume l’incarico per dare lustro allo studio legale in cui lavora, poi si appassiona al caso. In un delicato bilanciamento di principi giuridici, valori etici e lungimiranza, Donovan porta avanti la sua battaglia fino alla Corte Suprema (da brividi la sua orazione, che stando a Wikipedia è quella originale).
In qualche modo riesce a salvare la vita di Abel, ma la fama di “difensore della spia russa” gli procura la diffidenza, se non l’odio, dei colleghi, dei vicini e dei semplici conoscenti.
L’occasione di riscatto si presenta quando il pilota di U-2 Francis Gary Powers viene preso prigioniero e trattenuto dai Sovietici. Stessa sorte tocca a Fredric Pryor, uno studente di Yale che rimane bloccato a Berlino Est nel momento in cui viene eretto il famigerato Muro. Siamo in piena Guerra Fredda. Tutti spiano tutti, tutti tramano alle spalle di tutti. Donovan è solo, la copertura della CIA non gli garantisce immunità.
Può contare solo sulle proprie capacità.

La ricostruzione storica non è meticolosa (le sezioni Trivia e Goofs su IMDB ve lo confermeranno) ma è estremamente suggestiva. Tom Hanks è grandioso (uno “Stoikiy muzhik” in odore di Oscar?) ma anche Mark Rylance dà vita a uno straordinario personaggio. Non un cattivo, ma un “diversamente buono”.
Il ponte che dà il titolo al film è il Glienicke Bridge di Potsdam.
Da vedere perché è una bella storia, emozionante e istruttiva, ispirata a una storia vera. Una storia con molti grigi che propone un punto di vista differente.

* “Non è preoccupato?”
“Servirebbe?”

Sherlock Holmes: Gioco di ombre (2011)

sherlock-holmes-gioco-di-ombreSherlock Holmes – Gioco di Ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)
Regia di Guy Ritchie
Con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Jared Harris, Stephen Fry
Regno Unito, USA, Australia, 2011

In soli tre anni, grazie anche al rinnovato interesse per la figura di Sherlock Holmes, Sherlock Holmes – Gioco di Ombre è diventato ormai un classico delle feste.
Ispirato a L’ultima avventura – con tanto di scena sulle cascate svizzere, in un panorama mozzafiato – è ambientato nel 1891. Sherlock Holmes trascina l’amico John Watson in un’avventura in giro per l’Europa, sebbene il buon Watson sia in procinto di sposarsi. Così l’addio al celibato è funestato da una spettacolare scazzottata con un cosacco, mentre la luna di miele a Brighton diventa una rocambolesca missione tra Parigi e la Svizzera, sulle tracce del professor Moriarty, brillante matematico e nemico storico di Holmes.

Gli estimatori di Millennium Trilogy riconosceranno Lisbeth Salander-Noomi Rapace nei panni di una zingara focosa, chi ha seguito Fringe avrà un déjà-vu vedendo James Moriarty, e non si può non apprezzare Stephen Fry nei panni di Mycroft Holmes. Ma la straordinaria coppia Holmes-Watson (rispettivamente Robert Downey Jr e Jude Law) si manifesta in questo film in tutto il suo splendore. Affiatati, ben assortiti, lo Sherlock Holmes di Ritchie ha smussato i suoi caratteristici tratti di asocialità, mentre Watson è più compagno che comprimario (tanto che, mi fanno notare, sembra accentuato l’elemento di omosessualità latente che caratterizza le coppie celebri). Brillanti anche le scene d’azione, in slow-motion, e spettacolari effetti speciali.

Forse i puristi del canone sherlockiano storceranno il naso davanti a questa sceneggiatura “infedele”, ma Gioco di Ombre è 129 minuti di divertimento, suspense e sorprendenti trovate, fino al sospiro di sollievo finale.

Stra-raccomandato, adattissimo se volete staccare per un paio d’ore dallo stress delle feste.

Gelo (Buon Anno!)

Buon 2015Archiviato (ma sarà davvero così?) senza troppi rimpianti un anno pieno di sfide, questo 2015 nuovo di zecca inizia con pochi buoni propositi e molti auguri.
Tra i buoni propositi quello di essere più presente, anche se ancora non so con quale formula.
Gli auguri sono per tutti voi che passate di qua e in particolare per Fabio Lotti che, come avete potuto leggere, ha portato avanti il blog praticamente da solo negli ultimi mesi.

Letture – Ho ripreso a leggere con piacere, lontana dalle polemiche e menate varie su chi è meglio di cosa (che nel 2014 non sono mancate e certamente non mancheranno nel 2015). Ma il buon proposito zen è quello di continuare a non parlare di ciò che non mi piace (dagli editori a pagamento ai libri mediocri) e pazienza se mi perderò qualcosa in termini di accessi al blog.

Tra le ultime cose lette degne di memoria invece:
Dimentica il mio nome di Zerocalcare, preso in prevendita, quest’estate, prima che l’autore vincesse premi e diventasse ostaggio del mainstream – talmente in prevendita che ho la versione con preziosissima variant cover di GiPi;
Il cacciatore del buio di Donato Carrisi, seguito del Tribunale delle anime, filone del serial thriller importato dagli americani e rivisitato con ambientazione italiana. Risultato più che soddisfacente per gli appassionati; 
La sposa silenziosa
di A.S.A. Harrison, una storia dark con lieto fine. Forse.
Attualmente in lettura: Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni. Mai romanzo fu più appropriata per trascorrere il Capodanno più freddo che io ricordi (tranne forse qualche capodanno passato sulla neve, ma non ci giurerei).
In lista d’attesa un’infinità di libri: mi basterebbe smaltirne almeno un terzo per dichiararmi soddisfatta.

Visioni – E qua invece sono abbastanza avanti, almeno sul commerciale: Fargo, True Detective, House of Cards, Orange is the New Black, entrambe le stagioni di The Fall, le nuove stagioni di American Horror Story, Scandal e The Big Bang Theory: visto tutto con grande soddisfazione.
In attesa della quinta stagione di Shameless e del finale di stagione di How to Get Away with Murder (Le regole del delitto perfetto in italiano, su Fox dal 27 gennaio. Per me, capolavoro).
Mi mancano la nuova stagione di The Killing e del Doctor Who. Dovrò aspettare il 2016 per Sherlock, invece.

BonusNeil Gaiman legge A Christmas Carol: la favola delle feste per eccellenza si ascolta in streaming in un’ora e mezzo (in inglese).

Infine, mi associo agli auguri di Elisabetta Bucciarelli:

2015 Elisabetta Bucciarelli

Un delitto impossibile (2000)

un delitto impossibileNei momenti di confusione, sommersa da novità e presunti capolavori, trovo rilassante rifugiarmi nel passato.
Ieri ho recuperato (e non è facile, purtroppo, trovarne una copia: molti ringraziamenti vanno a chi me l’ha fatta avere) Un delitto impossibile di Antonello Grimaldi. È un bellissimo film giallo tratto dal romanzo Procedura (Einaudi) di Salvatore Mannuzzu.
Valerio Garau (Lino Capolicchio), sostituto procuratore di Sassari, viene ucciso nel bar del Tribunale davanti agli occhi di Lauretta Oppo (Angela Molina), magistrato, amante storica di Garau. L’indagine viene affidata per competenza al procuratore Pietro D’Onofrio (Carlo Cecchi), rude magistrato della procura di Palermo, che si scontra immediatamente con le tesi accusatorie del magistrato locale, il procuratore Pani (Ivano Marescotti). Pani ha un’idea ben chiara su chi sia il colpevole: non può che essere il marito di Lauretta, presidente della Corte d’Appello.
D’Onofrio invece ha le idee altrettanto chiare sul fatto che la verità vada cercata oltre le apparenze.
Una storia semplice e complessa al tempo stesso, raccontata con grande eleganza, senza indugiare su particolari morbosi. Molto intensa l’ambientazione sarda, con scorci di paesaggio che sembrano arrivare dal passato. Musiche suggestive. Interpretazione incisiva degli attori, che in confronto al piatto panorama televisivo attuale hanno una “voce” e una presenza fisica di grande impatto.
Un film coraggioso anche per via dei temi trattati: temi scomodi, che forse spiegano per quale motivo il film non abbia avuto molti passaggi televisivi. Ma soprattutto un giallo elegante e sorprendente. Un’anomalia, una perla tutta italiana di cui andare orgogliosi.

Se riuscite, recuperatelo.

Un delitto impossibile
Regia di Antonello Grimaldi
Con Carlo Cecchi, Ivano Marescotti, Angela Molina, Lino Capolicchio (e Silvio Muccino bambino).
Italia, 2000

Lasciami entrare (2008)

Lasciami entrareChe differenza tra i vampiri patinati e trendy di Twilight e la piccola Eli. Magra, solitaria, selvaggia, Eli si rifugia insieme a Håkan in uno sperduto sobborgo di Stoccolma. Eli non ha freddo, non sopporta la luce e ha uno strano odore. Ha bisogno di sangue per sopravvivere e non seleziona le sue prede (anzi, è Håkan che le sceglie per lei). L’incontro con Oskar, anche lui un castaway (magro, pallido, figlio di genitori separati e bersaglio dei bulli della scuola), cambierà le vite di entrambi. Oskar scopre un sentimento nuovo, Eli lo aiuta ad affrontare i suoi problemi. Ognuno dei due permette all’altro di entrare nel suo mondo. Si innamorano, di quell’amore pulito e totale come sanno esserlo solo certi sentimenti infantili.
Il film – scarno, essenziale – è ambientato in un sobborgo di Stoccolma sommerso dalla neve. Vengono rappresentati bisogni semplici, basilari: mangiare, bere, dormire, amare qualcuno. E oggetti semplici: non ci sono cellulari, macchine di lusso, abiti firmati. Nel mondo di Eli e Oskar si lotta per sopravvivere e a volte nemmeno ci si riesce.

La metafora del vampiro come “diverso”, come predatore, è una metafora violenta, ma mai quanto certe realtà apparentemente normali. E l’amore come (àncora di) salvezza l’ultima favola a cui ci permettiamo di credere.

Dal romanzo omonimo dello svedese John Ajvide Lindqvist, che è anche sceneggiatore del film, un horror senza tempo, vincitore del Tribeca Film Festival 2008.

Lasciami entrare
Regia di Tomas Alfredson
Svezia, 2008

Tutti i gusti del Presidente

Barack-Obama-2014Dunque il Presidente Barack Obama è un fan – buongustaio! – di Game of Thrones, True Detective e House of Cards. Come dargli torto…

La seconda stagione di House of Cards è appena stata messa in rete su Netflix: altri 13 episodi senza soluzione di continuità con la prima stagione. Frank Underwood (Kevin Spacey) è tornato più ambizioso e cattivo che mai. Atteggiamento pagante, visto che – dopo una serie di fortune alterne, come ben sa chi ha visto la prima stagione – è diventato addirittura vicepresidente degli USA.
Fin dalla prima puntata c’è un colpo di scena sorprendente del quale, ovviamente, non dico nulla per non rovinare la sorpresa. Me lo ha chiesto Barack in persona, go figure:

Cattura Obama House of cardsÈ la serie adatta ai binge-watchers, gli spettatori compulsivi, perché gli episodi vengono messi in rete contemporaneamente e possono essere guardati in un’unica soluzione, tipo un weekend di full-immersion. Così pare che poco meno di 700mila spettatori americani abbiano già visto l’intera stagione, incrementando di gran lunga il numero di visualizzazioni rispetto alla prima.
Nel frattempo è stata annunciata anche la terza stagione. Tripudio.

Per Game of Thrones siamo in attesa spasmodica della quarta stagione, che inizierà il 6 aprile su HBO. Immagini dal backstage e trailer vengono rilasciati col contagocce e ottengono milioni di visualizzazioni in poche ore.

Trailer #1:

Trailer #2 (evocativamente chiamato “Vendetta”):

Ma la vera rivelazione del 2014 è stata True Detective. Straordinari gli interpreti Woody Harrelson e Matthew McConaughey a supporto di una sceneggiatura magistrale (qua l’intervista a Nic Pizzolatto, l’autore: praticamente un esordiente talentuoso) orchestrata da una regia strepitosa. Critici alle stelle.
Siamo alla quinta puntata (di otto che compongono la prima stagione) e ancora non si vedono cenni di cedimento. Tensione altissima nonostante il tema apparentemente usato e abusato, quello del serial killer. Ma la serie di omicidi rituali è un prestesto per sondare le vite dei due detective: Cohle-McConaughey (ancora magrissimo dopo Dallas Buyers Club, con il quale vincerà l’Oscar, ci scommetto) è tormentato, dal passato oscuro e doloroso, mentre Hart-Harrelson è un padre di famiglia (con qualche peccatuccio per cui si autoassolve di frequente).
Questo accade nel 1985, quando i due iniziano a lavorare insieme sul caso di una donna uccisa e poi “messa in posa” su una sorta di altare. Cosa sia accaduto lo scopriremo nel corso della serie; sappiamo invece che nel 2012, il secondo piano temporale, Cohle e Hart non lavorano più in polizia e che degli ex colleghi stanno facendo loro delle domande per ricostruire le vicende di diciassette anni prima. Perché qualcosa non torna…

 Ambientato nella Lousiana pre e post uragano Katrina, noirissimo, meritevolissimo.

A questa stagione ne seguiranno (pare) altre, con la formula della serie antologica (cioè altri attori, altra storia, altro tutto: come in American Horror Story). Ancora una volta made in HBO.

Al via su LaEffe il ciclo GialloSvezia

giallosvezia[comunicato stampa particolarmente interessante]

Camilla Läckberg, scrittrice da 12 milioni di copie, conquista il piccolo schermo con una serie ispirata ai romanzi che hanno per protagonisti Erica Falck e Patrik Hedström

LaEffe (canale 50 del digitale terrestre) lancia a partire da domenica 26 gennaio, ore 21.10, il ciclo GIALLOSVEZIA, nuovo appuntamento con la fiction ispirata ad alcuni bestseller noir firmati dai maestri del giallo europeo, in collaborazione con Marsilio Editori e Librerie Feltrinelli.

L’appuntamento con il brivido che viene dal nord si apre con tre domeniche in compagnia di Omicidi tra i fiordi – I gialli di Camilla Läckberg, serie creata da Michael Hjorth su soggetti della stessa Läckberg, che restituisce con grande maestria le atmosfere e la suspense che si respirano nei libri della scrittrice svedese, capace di vendere 12.000.000 di copie in tutto il mondo e di essere per ben quattro anni di fila la più letta nel suo Paese.

La principessa di ghiaccio, Il predicatore, Lo scalpellino, L’uccello del malaugurio, Il bambino segreto, La sirena e Il guardiano del faro… sette successi editoriali che si trasformano in avvincenti storie tv per rivivere le avventurose vicende di Erica Falck e di Patrik Hedström, interpretati rispettivamente da Elisabet Carlsson e da Niklas Hjulström. Palcoscenico dei misteriosi episodi che vedono coinvolti i due protagonisti è la piccola cittadina di Fjällbacka, borgo di pescatori della costa svedese dove tutti si conoscono e dove è nata e cresciuta la stessa autrice.

Omicidi tra i fiordi, in onda domenica 26 gennaio e domenica 2 e 9 febbraio, riesce a riprodurre alla perfezione l’anima dei bestseller della scrittrice svedese. La sua eroina Erica, anche nella trasposizione televisiva, risulta caratterizzata da un’incredibile autenticità. E’ una donna sensibile ed intuitiva, è un personaggio positivo che riesce ad instaurare un feeling immediato con lo spettatore.

Un ulteriore aspetto di grande interesse è la capacità della serie tv di restituire con notevole effetto di realismo lo spaccato sociale in cui le storie si svolgono, in particolare la descrizione della condizione femminile, i meccanismi classisti e la complessità dei rapporti all’interno delle famiglie svedesi… tutti elementi che hanno decretato il successo planetario dei libri della Läckberg.

Il ciclo GIALLOSVEZIA proseguirà da domenica 16 febbraio con le tre stagioni de L’Ispettore Wallander, serie BBC di grande successo ispirata ai bestseller di Henning Mankell, lo scrittore svedese che ha dato vita al curioso personaggio di Wallander che nella versione televisiva è interpretato dall’attore e regista britannico Kenneth Branagh.