Premio Scerbanenco 2018 – i semifinalisti

In passato non è stato immune da critiche, ma rilevo con piacere che quest’anno il premio Scerbanenco ha prodotto una rosa di 20 semifinalisti molto interessante.

Ve la sottopongo in ordine alfabetico e vi ricordo che, per contribuire a scegliere i 5 finalisti che si contenderanno la finale, si può votare fino alle 23.30 del 17 novembre:

¤ CRISTINA CASSAR SCALIA, Sabbia nera, Einaudi
¤ PIERO COLAPRICO, La strategia del gambero, Feltrinelli
¤ MAURIZIO DE GIOVANNI, Il purgatorio dell’angelo, Einaudi
¤ FEDERICA DE PAOLIS, Notturno salentino, Mondadori
¤ ANDREA FAZIOLI, Gli svizzeri muoiono felici, Guanda
¤ PATRICK FOGLI, A chi appartiene la notte, Baldini+Castoldi
¤ LEONARDO GORI, L’ultima scelta, Tea
¤ GIORGIA LEPORE, Il compimento è la pioggia, E/O
¤ DAVIDE LONGO, Così giocano le bestie giovani, Feltrinelli
¤ ENRICO PANDIANI, Polvere, Dea Planeta
¤ LUCA POLDELMENGO, Negli occhi di Timea, E/O
¤ PIERGIORGIO PULIXI, Lo stupore della notte, Rizzoli
¤ PAOLO ROVERSI, Cartoline dalla fine del mondo, Marsilio
¤ PASQUALE RUJU, Stagione di cenere, E/O
¤ STEFANO TURA, A regola d’arte, Piemme
¤ ILARIA TUTI, I fiori sopra l’inferno, Longanesi
¤ FRANCO VANNI, Il caso Kellan, Baldini+Castoldi
¤ VALERIO VARESI, La paura nell’anima, Frassinelli
¤ MARIOLINA VENEZIA, Rione Serra Venerdì, Einaudi
¤ MIRKO ZILAHY, Così crudele è la fine, Longanesi

Premio nazionale “VASCO PRATOLINI – NARRATIVA E CINEMA”

1° edizione Premio nazionale
“VASCO PRATOLINI – NARRATIVA E CINEMA”
per conservare identità e cultura
Presidente: Lucia Bruni – Coordinamento: Federico Napoli
Segreteria: Margherita Oggiana
“Cambiar pelle non si può: occorre una volontà riservata a pochi. Solo i santi vi riescono, e qualche volta i poeti. Coloro, cioè, che credono veramente in qualcosa di eterno.”
(Cronache di poveri amanti)

Vasco Pratolini, scrittore eclettico, che ha fatto della sua Firenze (e della Toscana) il palcoscenico internazionale dei propri lavori, rappresenta il paradigma della nostra memoria storica, quella identità culturale di lingua e costumi che rende una comunità cosciente di condivise libertà. Senza memoria non c’è futuro perché un popolo che non conserva il patrimonio delle proprie radici è destinato a diventare schiavo. Anche da questa convinzione nasce il Premio nazionale “Vasco Pratolini – Narrativa e Cinema”.
1. Perseo centroartivisive, associazione culturale, con il patrocinio della Regione Toscana indice la 1° edizione del Premio nazionale “Vasco Pratolini – Narrativa e Cinema” per racconti inediti (ovvero non pubblicati in precedenza alla data di consegna del testo) in lingua italiana, realizzati da autori italiani e stranieri under 40 (ancora da compiere alla data di scadenza del presente bando).
2. Gli elaborati dovranno ispirarsi alle tematiche sociali care a Pratolini, in particolare ribadire l’importanza della nostra storia e delle radici culturali di appartenenza.
3. Non saranno accettati né saggi né memorie né altro che non sia “narrativa di immaginazione”.
4. Lunghezza del racconto: minimo 6.000 e massimo 16.000 caratteri, spazi inclusi. È consentita la presentazione di un solo elaborato per autore.
5. I lavori dovranno essere anonimi e inviati esclusivamente via e-mail, formato PDF, alla casella postale dell’Associazione ovvero:
centroperseo74@gmail.com
assieme a un allegato dove si specificano generalità e recapito dell’autore nonché una breve nota circa la motivazione narrativa del proprio racconto.
6. Le opere dei concorrenti dovranno pervenire entro il 31 gennaio 2019. La segreteria dell’Associazione accuserà ricevuta.
7. I 12 migliori testi segnalati dalla Commissione letteraria giudicatrice saranno raccolti in una pubblicazione curata dalla Regione Toscana, della quale ad ogni concorrente verrà consegnata gratuitamente una copia. Ai segnalati andranno n. 5 copie.
8. All’autore del racconto fra i segnalati considerato migliore, sarà consegnato un disegno originale dell’artista ungherese Lajos Ravasz.
9. Un’apposita Commissione cinematografica sceglierà fra i racconti finalisti quello maggiormente meritevole e adatto ad essere tradotto in un cortometraggio, facendosi carico della sua realizzazione.
10. I giudizi delle due Commissioni giudicatrici sono insindacabili. I nominativi dei componenti della due giurie saranno resi noti solo il giorno della premiazione.
11. La Commissione letteraria si riserva la facoltà di segnalare un numero minore di opere.
12.La Commissione letteraria, a suo unico giudizio, potrà conferire menzioni speciali per lavori particolarmente significativi.
13.Tutti i racconti inviati resteranno nell’archivio dell’Associazione disponibili esclusivamente per una loro consultazione. I diritti dell’opera a tutti gli effetti restano di completa ed esclusiva proprietà dell’autore.
14.Affiancheranno il Premio una serie di manifestazioni che saranno riscontrabili sul sito dell’Associazione:
www.perseocentroartivisive.com
15. La comunicazione dei segnalati avverrà al momento della premiazione, prevista entro maggio 2019 in data successivamente comunicata.
16. L’adesione al presente bando, comporta implicitamente l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini del Premio.
17. Il mancato rispetto delle clausole presenti nel bando, determinerà l’esclusione del racconto dal Premio.
18.La partecipazione al Premio nazionale “Vasco Pratolini – Narrativa e Cinema” è totalmente gratuita, affinché possa godere della più ampia partecipazione.

Perseo centroartivisive
Sede e archivio: via Michelazzi 28r, 50141 Firenze
e-mail: centroperseo74@gmail.com
Per ulteriori informazioni: 339.3570156 – 340.1759268
Impianto grafico eidomantica
www.perseocentroartivisive.com

La Debicke e… Chi ha ucciso mia sorella

Julia Heaberlin
Chi ha ucciso mia sorella
Newton Compton, 2018

Chi ha ucciso mia sorella è un thriller uscito dalla penna di Julia Heaberlin, l’autrice di Gli occhi neri di Susan. Un thriller in cui realtà e fantasia s’incontrano, s’incrociano e si scambiano di continuo, partendo da una drammatica scelta personale. La scelta di Grace, una giovane donna che, a prezzo delle sua felicità, ha deciso di avere un unico scopo della vita: trovare chi ha ucciso la sorella Rachel, maggiore di sette anni. Grace non ha mai accettato la scomparsa di Rachel, una mostruosa perdita che ha sfasciato e distrutto moralmente la loro famiglia. La sua ferrea convinzione è che Rachel sia stata vittima di un assassino seriale, che sia stata sequestrata e uccisa. E la sua morte sia stata orchestrata gelidamente da qualcuno che poi ha fatto sparire il cadavere. Un serial killer al quale forse ora lei può dare un nome, un assassino che forse può farle ritrovare una tomba sulla quale piangere ma… Negli anni, Grace ha progettato una “caccia alla verità”, pianificata a tavolino in modo talmente accurato da diventare maniacale. Grace ha pensato a questo momento da quando aveva solo dieci anni quando Rachel è scomparsa. Ossessivamente, metodicamente, ha immaginato ogni dettaglio, ogni via di fuga e ogni possibile scenario. Ha previsto documenti falsi, contanti per pagare senza lasciare tracce ed esatte mete da raggiungere. E ora è quasi certa che l’uomo che ha rapito e ucciso sua sorella sia seduto in macchina, sul sedile del passeggero, proprio accanto a lei. Per averlo con lei, si è spacciata per la figlia di un uomo ammalato, il vecchio Carl Louis Feldman, che un tempo era un famoso fotografo, prima di essere accusato, processato e poi assolto per l’omicidio di una giovane donna. Poi, colpito da demenza senile, era stato ricoverato in una casa protetta fino a quando Grace, fingendosi una figlia mai riconosciuta, si è presentata e ha convinto i responsabili a lasciarlo partire con lei per una vacanza di dieci giorni. Un giro in macchina per il Texas, nei luoghi dei presunti crimini, usando le tante straordinarie foto che lui aveva scattato, nella speranza di far riaffiorare i suoi ricordi.

Ma la storia, che comincia come un rischioso gioco con la morte, pagina dopo pagina si trasforma in qualcosa di diverso. Non prevedibile, forse. Carl è davvero afflitto da demenza senile? Grace, standogli accanto, deve affrontare giorno dopo giorno nuovi dubbi, insicurezze e paure, e anche strane novità che le suscitano una serie di interrogativi. In Carl scopre un uomo intelligente, intrigante e spesso molto divertente. Quando la testa funziona, le sue azioni e i suoi ragionamenti ne fanno un compagno piacevole e dunque Grace deve stare in guardia, perché probabilmente l’uomo possiede doti che possono trasformarlo in un nemico molto pericoloso. Ma Grace è molto determinata. Vuole che chi ha ucciso Rachel paghi e pensa che quel qualcuno sia Carl. E allora, nonostante i rischi, deve riuscire a ricostruire i presunti crimini da lui commessi, rifacendosi agli indizi reperibili sulle sue fotografie. Sperando che ne ricordi qualcuno e che confessi. Perché quello è l’unico modo per scoprire cosa è successo veramente a sua sorella Rachel. Ma chi è davvero Carl Louis Feldman? Ha veramente ucciso Rachel? E le altre donne per le quali è stato sospettato? È un impostore o solo un uomo senza più un passato? Un grandissimo artista o un pazzo? O, magari, a essere pazza è lei, Grace, seduta al posto di guida mentre racconta, in prima persona, la loro storia…

Una trama avvincente per un romanzo che si legge tutto d’un fiato. Mi spiace solo che lo splendido titolo originale Paper Ghost (Fantasma di carta) sia diventato nella traduzione italiana Chi ha ucciso mia sorella, ma capisco le ragioni del marketing.

Premio Tedeschi: è in edicola La meccanica del delitto

Alberto Odone
La meccanica del delitto
“Il Giallo Mondadori”
In edicola dal 5 luglio o in ebook

Era giovedì, la notte del fox-trot, il nuovo ballo americano arrivato da Berlino. Un ballo fatto per la velocità, come tutto quello che arrivava da oltreoceano. […] Era quello il vero spirito del nuovo secolo. La guerra era solo riuscita a frenarlo, ad allontanarlo un poco più in là. Non era più il tempo del valzer, ma del jazz.

In una Monaco battuta dalla pioggia, il Kriminalinspektor Kurt Meingast, insieme al fedele sergente Benko, indaga sull’omicidio di tale Kopke, un faccendiere ucciso dalla polizia: un omicidio “di Stato”, un’operazione apparentemente legittima che potrebbe celare una vera e propria esecuzione. Ma la notizia è oscurata da un altro omicidio: quello di Diana Lorenz, figlia di un uomo potente, assassinata brutalmente, trovata morta in un cantiere grazie ai suggerimenti del veggente Atmaveda.
Meingast, reduce di guerra claudicante come John Watson, afflitto da tremendi mal di testa e amnesie (eredità di una brutta ferita: “sulla cicatrice che dalla tempia sinistra correva fino all’attaccatura dell’orecchio. Non era una semplice ferita da schrapnel: era un passaggio da cui la memoria dei morti riguadagnava lo spazio dei vivi”), al ritorno dalla guerra è stato spostato in una specie di archivio. Un posto oscuro e defilato, inadatto a lui, che era uno dei poliziotti migliori, prima della guerra. Si muove in un territorio cupo e ostile, un Paese “dove la Luxemburg può essere abbattuta come un cane rabbioso in spregio a ogni procedura, e lo studente che ha assassinato Eisner sarà fuori entro cinque anni.”
E non ci sono solo i criminali: anche chi dovrebbe essere dalla sua stessa parte gli è ostile. Come Fischer e Grabowski, “gente legata all’estrema destra, e quindi ai Freikorps, agli Stahlhelm”.
Meingast “non aveva mai creduto molto in quello che alcuni colleghi chiamavano il fiuto dello sbirro. Ciò che contava per lui erano il metodo, la pazienza, la capacità di collegare gli eventi; il resto era solo folclore”; ma, mentre indaga, si ritrova sospeso in un’atmosfera irreale, in cui si sovrappongono presente e passato, realtà e fantasmi. La verità è insidiosa e sfuggente: alla fine “qualcuno avrà avuto scampo, nessuno giustizia”.

Alberto Lodone ha vinto il premio Tedeschi con un romanzo colto, ricco di riferimenti cinematografici, denso di dettagli e stilisticamente ineccepibile. Gli ho fatto qualche domanda:

AB – Intanto due righe su di te: chi sei, cosa fai nella vita?
AO – Vivo a Vercelli, ho una laurea in Economia Aziendale (sono un bocconiano) e mi occupo di Attività Economiche per il mio Comune. Da molti anni pratico e insegno yoga.

AB – Stai esordendo brillantemente nel Giallo Mondadori, da vincitore del Premio Tedeschi, con un giallo storico, ambientato nella Germania degli anni Venti: come mai un romanzo storico e come mai proprio quel periodo (un periodo oscuro, tragico e forse meno “battuto” di altri sentieri)?
AO – La II Guerra Mondiale è il teatro di una infinità di romanzi di tutti i generi, ma è il momento in cui la tragedia è già manifesta, dispiegata. Io sono più interessato ai momenti in cui le cose nascono, in cui cominciano a proiettare le prime vaghe ombre, ed è per questo che trovo così interessanti gli anni ’20: perchè, in potenza, vi è già contenuto tutto il ventennio a venire, con il suo immmane carico di dolori. Per quanto riguarda il mio interesse per il romanzo storico (anche se non scrivo solo quello) mi piace la sfida a ricostruire e poi restituire un mondo ormai perso.

AB – Il periodo storico in cui è ambientato “La meccanica del delitto” è un periodo molto confuso, cupo e violento. Ha qualcosa in comune con il mondo di oggi?
AO – Vi sono certamente punti in comune, soprattutto l’impressione che le cuciture di un mondo che credevamo tessuto solidamente stiano per cedere. Rispetto a quei tempi però abbiamo un grande vantaggio: l’esempio delle cose accadute, anche se la caparbietà dell’uomo nell’indulgere nei medesimi errori è davvero indomabile.

AB – Chi è Kurt Meingast? A chi si ispira, quali sono i suoi riferimenti storici e culturali?
AO – In una letteratura in cui è abbastanza di moda dire che il protagonista è un antieroe io dico proprio il contrario: Meingast è un eroe, perché è un uomo che fa ciò che va fatto, o almeno ci prova con tutte le forze. È un uomo rigido, tutto d’un pezzo, che arriva però a scendere a compromessi quando comprende che è l’unico modo per ottenere giustizia. Certo è un personaggio complesso, con molte debolezze e molti limiti, che si incastona idealmente nella galleria dei miei riferimenti più alti: Schiavone, Veneruso, monsignor Verzi.

AB – Cosa hai pensato quando hai saputo di essere stato prima preselezionato, poi prescelto, come vincitore del Premio Tedeschi?
AO – Ai premi ho una certa abitudine, ho vinto il Gran Giallo e L’orme Gialle, sono stato finalista al Calvino, ma il Tedeschi mi ha dato la netta sensazione di aver oltrepassato un confine. Guardo i miei predecessori nell’albo d’oro, penso all’ammirazione che ho provato leggendo i loro libri e mi rendo conto di essere entrato in una famiglia molto ristretta e molto prestigiosa.

Vincitore del Premio Tedeschi con la seguente motivazione
La redazione del Giallo Mondadori
ha deciso di assegnare il
PREMIO TEDESCHI 2018
per il miglior giallo italiano inedito a
LA MECCANICA DEL DELITTO
di Alberto Odone
con la seguente motivazione:
In una Monaco d’inizio anni Venti
tenebrosa e popolata di ombre,
dipinta con forza visionaria
sull’orlo del baratro che inghiottirà l’Europa,
il tormentato ispettore Meingast,
antieroe dall’originalissimo sguardo scientifico,
è forse l’ultimo tutore della legge
per cui la legge significhi ancora qualcosa,
prima che gli assassini salgano al potere
e il crimine si insedi nel cuore dello Stato.

BANDO DI CONCORSO “Racconti Inediti – I Sapori del Giallo”

I Sapori del Giallo, con il patrocinio del Comune di Langhirano e in collaborazione con Il Giallo Mondadori, bandisce un concorso nazionale per il miglior racconto giallo inedito, secondo il seguente regolamento:
1. Il concorso è aperto a tutti.
2. Possono partecipare solo racconti inediti, che non siano mai stati pubblicati, neppure sul web.
3. La lunghezza massima dei racconti deve essere di 15 cartelle (30.000 battute spazi vuoti compresi)
4. Ogni autore può partecipare con quante opere desidera.
5. I racconti dovranno pervenire entro e non oltre domenica 15 luglio 2018 (non farà fede il timbro postale) via mail e anche in formato cartaceo nelle seguenti modalità:
a) via mail in formato .doc o .rtf all’indirizzo:
ufficiostampa.isaporidelgiallo@gmail.com
inserendo nel file del racconto titolo, nome e cognome dell’autore, data di nascita, indirizzo, recapito telefonico, email e breve biografia.
b) in forma cartacea 1 (una) copia del racconto con titolo, indirizzo, recapito telefonico, email e breve biografia e una copia del Certificato di Partecipazione (CdP)*, ritagliato in originale (niente fotocopie), pubblicato nelle ultime pagine di tutti i volumi pubblicati nel 2018 de Il Giallo Mondadori

ATTENZIONE: inserire un CdP in originale per ogni racconto partecipante. Non sono ritenuti validi i tagliandi ritagliati da volumi del Giallo Mondadori antecedenti il 2018. Di seguito l’indirizzo a cui far recapitare i racconti nel formato cartaceo:
Premio “Racconti Inediti – I Sapori del Giallo”
Comune di Langhirano – Assessorato alla Cultura
Piazza G. Ferrari,1 43013 Langhirano (PR)
6. Gli elaborati saranno selezionati da una pre-giuria di autori e collaboratori de I Sapori del Giallo e de Il Giallo Mondadori. Ai racconti contenenti riferimenti al gusto e al cibo, verrà attribuito dalla giuria un punteggio aggiuntivo.
7. Il racconto vincitore sarà scelto dalla giuria finale composta da:
Franco Forte (direttore editoriale del Giallo Mondadori),
Luigi Notari (Curatore della rassegna “I Sapori del Giallo”)
e verrà pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori in data che sarà comunicata il giorno della premiazione.
8. I giudizi delle giurie sono insindacabili. I racconti pervenuti non saranno restituiti e non sarà possibile richiedere valutazioni della propria opera. Gli autori concedono gratuitamente i diritti di pubblicazione anche in via non esclusiva, fatta eccezione per la prima uscita, su Il Giallo Mondadori.
9. Tutti i partecipanti riceveranno comunicazione sulla scelta dei finalisti.
10. La partecipazione al Premio implica l’accettazione integrale di tutti i punti del bando di concorso, pena l’esclusione.
11. Il racconto vincitore sarà premiato, alla presenza delle autorità del Comune di Langhirano, durante la cerimonia ufficiale aperta al pubblico nell’ambito del “Festival del Prosciutto di Parma” che si terrà nella serata di sabato 8 settembre 2018 presso il Municipio di Langhirano.

Per informazioni contattare l’Assessorato alla Cultura del Comune di Langhirano
tel. 0521-864132
e Luigi Notari curatore della rassegna “I sapori del Giallo” tel. 348 4226784

Così crudele è la fine di Mirko Zilahy

Mirko Zilahy
Così crudele è la fine
Longanesi, 2018

«È un momento di passaggio. Una lunga mezzanotte sociale. E quando cala il sole gli animali sordidi e vigliacchi emergono dal nulla in cui vivono le loro esistenze.»

Ci siamo, dunque. Siamo arrivati alla fine della trilogia. Mirko Zilahy lo aveva annunciato e, a quanto pare, ha mantenuto il progetto iniziale. È la fine di un percorso complesso, di una costruzione ed elaborazione catartica lunga oltre 1200 pagine su tre volumi. Con un romanzo, l’ultimo, di cui si può dire molto poco senza rischiare orribili spoiler.

E allora diremo solo che la squadra del commissario Enrico Mancini, già conosciuta in È così che si uccide (2016) e La forma del buio (2017), torna in azione in una Roma arroventata dalla calura estiva. C’è un omicidio, il primo: quello di Paolo Tancredi, “il grande pianista jazz”, il cui cadavere mutilato viene rinvenuto nel Tempio di Apollo Sosiano. Mancini viene chiamato subito: è il miglior profiler a disposizione della Polizia di Stato, cosa che in passato gli ha procurato non pochi problemi. Il suo punto di forza è stato anche la sua debolezza (non era a Roma quando è morta la moglie Marisa) e gli ha attirato addosso la malevolenza del suo superiore, Vincenzo Gugliotti. Ma Mancini è intenzionato a lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato: si presenta puntualmente alle sedute di psicoterapia della dottoressa Antonelli che lo sta aiutando a ricostruirsi una vita. L’omicidio di Tancredi irrompe nella sua vita in un momento quasi inopportuno, ma come sempre si fa coinvolgere e assorbire dal caso, con l’aiuto dei suoi.

La squadra (l’ispettore Walter Comello, la fotorilevatrice Caterina De Marchi, il pubblico ministero Giulia Foderà, il medico legale Antonio Rocchi, la storica dell’arte Alexandra Nigro e il maestro di sempre, il criminologo in pensione Carlo Biga) è ormai affiatata, coesa, anche quando si muove individualmente. Certo, Biga è ormai pieno di acciacchi, ma riuscirà a essere fondamentale anche da un letto di ospedale. E Caterina sta portando avanti un progetto tutto suo, anche se ormai quasi convive con Walter. Che a sua volta – Dio lo benedica – ha dei conti da regolare con della brutta gente, ma brutta brutta. E che dire del povero Rocchi, sedotto e abbandonato da Alexandra ma costretto a frequentarla ancora per lavoro? Mantiene un invidiabile equilibrio anche Giulia Foderà, innamorata di Enrico che con lei si comporta in modo a dir poco enigmatico. Ma non c’è tempo per i turbamenti intimi: bisogna indagare, cercare, scoprire. Dopo Paolo Tancredi tocca a Monica Longo, al Campo Scellerato. Anche lei mutilata e anche per lei il luogo ha un significato. E poi Frank, un barbone (ma sarà davvero così?). E poi…

E poi, come anticipato, non si può aggiungere molto. Se non che le vittime sono accomunate da mutilazioni che mirano a cancellarne l’identità.

Se il primo romanzo parlava di vendetta e il secondo di trasformazione il tema portante del terzo è proprio l’identità: la costruzione dell’identità, la perdita dell’identità, la ricostruzione (a volte non sempre possibile) di una nuova identità. In questo senso è proprio il romanzo finale: il romanzo dello specchio, quello dal quale i personaggi emergono, come dalla fine di un tunnel, dalla loro personale zona d’ombra, o fase di incertezza, e riscoprono una nuova identità.

Anche quelli da cui magari non ce lo saremmo aspettato:

…Gugliotti comprese che stava invecchiando.
Giù in strada, il caldo si sollevava dall’asfalto a folate e si disperdeva in onde che facevano tremolare l’aria. Gli anni di studio e le consulenze, poi la Questura di Milano, la Squadra Mobile, la Digos nel profondo Sud che lo aveva segnato nell’animo e nel fisico, con due proiettili in pancia durante una rapina a mano armata a Bari. Dal 2004 era questore di Roma, incarico che sapeva sarebbe stato l’ultimo della sua carriera. Padre non lo era mai stato, marito neppure. Quegli anni erano lontani, quelli delle emozioni violente e delle grandi paure, ma doveva ammettere che gli mancavano.
Gli anni in cui il Paese si affannava contro il terrorismo e la grande crisi energetica. Gli anni in cui aveva immaginato di potersi dedicare a una famiglia oltre che al lavoro. Senza successo.

Sullo sfondo di una Roma arroventata e martoriata, con una sequenza degna di un regista visionario come Dario Argento (che Zilahy omaggia più volte), si chiude la trilogia di Mancini. Forse. Voi comunque preparatevi per un addio, poi magari, in futuro, chissà.

Viveca Sten: Sandhamn, l’incantevole isola del crimine

Viveca Sten
L’estate senza ritorno
Marsilio, 2018 (Originale svedese I stundens hetta, 2014)
Traduzione di Alessia Ferrari

È appena uscito L’estate senza ritorno di Viveca Sten, il quinto romanzo della serie ”Omicidi a Sandhamn” (ma il quarto pubblicato in Italia). Ho una certa predilezione per i crime scandinavi e i romanzi della Sten non fanno eccezione.

L’estate senza ritorno inizia nel giorno di Midsommar, una delle festività più importanti in Svezia. L’isola di Sandhamn si riempie di gente, soprattutto giovani, che festeggiano l’inizio dell’estate. È un’occasione gioiosa che si trasforma in un incubo quando viene ritrovato il cadavere del giovane Viktor, figlio del famoso imprenditore Johan Ekengreen.
L’ispettore Thomas Andreasson viene coinvolto nelle indagini ma anche Nora Linde, avvocato, in vacanza sull’isola con il nuovo compagno e i rispettivi figli, si trova suo malgrado a esserne protagonista, invischiata oltretutto in uno psicodramma familiare.

L’autrice è appena stata in Italia, al Salone del libro di Torino, e ho colto l’occasione per una breve intervista (Il copyright della foto è del fotografo Thorn Ullberg).

AB – Ciao, Viveca! Innanzitutto, benevenuta! Ti piace l’Italia?
VS – L’Italia è sempre meravigliosa da visitare!

AB – Devo confessare una particolare predilezione per i gialli scandinavi, dovuta principalmente alle ambientazioni. Tu hai scelto di ambientare la tua serie di romanzi a Sandhamn, una meravigliosa piccola isola dell’arcipelago di Stoccolma. Ho letto che questa scelta è motivata dall’affetto che hai per questo luogo.
VS
– Hai assolutamente ragione, Sandhamn è il posto che mi è più caro e quello da cui traggo l’ispirazione, anche in inverno, quando il silenzio e l’oscurità incombono sull’isola. È esattamente lì – nel mezzo della calma e in assenza di turisti e vacanzieri – che i crimini e le storie appaiono nella mia mente. Quando guardo fuori dalla finestra, seduta nella mia poltrona preferita, sul portico, l’spirazione inizia a fluire.

AB – Concordo, e tuttavia mi chiedo: non temi l’‟effetto Jessica Fletcher”? Voglio dire, la gente potrebbe pensare che, come a Cabot Cove, anche a Sandhamn ci sono così poche persone e così tanti crimini…
VS
– Beh, i lettori dovranno farsene una ragione, anzi, direi che apprezzano molto!

Veduta dell’isola di Sandhamn – Copyright Viveca Sten

AB – Nora e Thomas sono i protagonisti dei tuoi romanzi, ben otto, finora. Quando hai scritto il primo, avresti mai immaginato che avrebbero avuto una vita letteraria così lunga?
VS – Sono estremamente grata e felice per il lungo percorso che i lettori, sia in Svezia che in altri Paesi, hanno regalato non solo a me, ma anche a Nora e Thomas. Si è sviluppata quasi una relazione affettiva, il pubblico è davvero affezionato a Nora e Thomas e di questo sarò per sempre grata, è una cosa che mi scalda il cuore.

AB – Senza rivelare troppo della trama, possiamo però dire che L’estate senza ritorno parla di crimini, certo, ma anche di tematiche attuali. I teenager tendono ad avere “vite segrete” di cui i genitori non sanno nulla. I teenager bevono troppo. I teenager mentono e si “smarriscono”. Pensi che, ai giorni nostri, sia più difficile essere teenager o genitore?
VS – Penso che sia difficile per gli uni e per gli altri. Essere adolescente sarà sempre una sfida e per molti si tratta di una fase difficile prima dell’età adulta. Ma credo che lo sia anche per i genitori. Le preoccupazioni, le ore piccole, le feste eccetera, sono cose con cui tutti i genitori di tutte le generazioni si sono dovuti confrontare. Adesso ci sono anche i social media, che sono fonte di enorme stress e che, sfortunatamente, possono essere anche un’arma nelle mani dei bulli. Crescere un adolescente è reso certamente più difficile dalla presenza dei social media.

AB – Nella tua esperienza, quando si parla di affrontare tematiche sociali, la Svezia si colloca meglio o peggio, rispetto agli altri Paesi europei?
VS – Ritengo che in Svezia abbiamo una buona rete di protezione sociale, che significa, essenzialmente, che nessuno vive per strada e che tutti hanno accesso all’istruzione e alle cure sanitarie, a prescindere dallo status sociale, dal lavoro e dal reddito. Paghiamo tasse piuttosto alte, ma nessuno soffre la fame o chiede la carità.

AB – Se dovessi scegliere un’altra ambientazione per i tuoi romanzi, quale sarebbe?
VS – Sandhamn è sempre stata al centro delle mie storie. È il posto dove ho passato tutte le mie estati sin dall’infanzia, e come me mio padre e prima ancora suo padre. Di recente ho firmato un contratto per altri tre libri della serie, quindi continuerò a scrivere di nuovi omicidi a Sandhamn almeno fino al 2023 🙂

AB – Adoro il tocco di hygge che aleggia per tutto il romanzo: tazze di caffè bevute nel portico, l’odore di pane appena sfornato e di seglarbulle a colazione, bicchieri di vino rosè al tramonto… È qualcosa di ordinario (io lo trovo straordinario!), è questa la vita quotidiana in Svezia?
VS – A dire il vero hygge è un termine danese, ma descrive perfettamente ciò che hai indicato: una tazza di caffè e un kanelbulle (rotolo alla cannella), ad esempio, il pane fresco eccetera. In Svezia lo chiamiamo fika ed è una tradizione fortemente radicata nella nostra cultura. Gli svedesi amano la fika (n.d.t.: lo so, non infierite, prima o poi dovremo spiegare agli Svedesi quanto suona male questa frase in italiano…) e sì, direi che per me è naturale condividere questa realtà con i miei lettori.

Fika: caffè e kanelbulle

AB – In che modo la tua passata esperienza (sia il percorso di studi che di lavoro) ha contribuito a strutturare i tuoi romanzi?
VS – Lavorare per 20 anni come avvocato in campo commerciale mi ha insegnato la disciplina e il rigore nella vita quotidiana, insieme all’abitudine a lavorare sodo per ore. Cerco sempre di descrivere i fatti in modo accurato e passo molto tempo a documentarmi. Voglio essere quanto più possibile aderente alla realtà e voglio che i miei lettori siano completamente assorbiti dall’universo di Sandhamn.

La serie Omicidi a Sandhamn è stata trasposta in episodi per la televisione, trasmessi in Italia dal canale tematico Giallo.

Un crime comico su Netflix: Fallet (Il caso)

Orfana di La casa di carta (ho terminato la seconda stagione all’indomani dell’uscita, senza troppa soddisfazione, ma insomma, ormai c’ero e volevo sapere come andasse a finire) ho fatto un po’ di zapping tra le nuove offerte di Netflix e ho scovato Il caso (Fallet, in lingua originale). Premetto che la serie non è doppiata ma sottotitolata in italiano e che la lingua originale è metà svedese e metà inglese. Ciò detto, l’ho trovata esilarante. Si tratta infatti di un vero crime, ma comico. Inizia con un omicidio cruento – nella sperduta regione di Norrbacka un cadavere viene ritrovato appeso a un albero, seviziato e cosparso di simboli religiosi – sul quale devono investigare Tom Brown (Adam Godley), detective inglese, e Sophie Borg (Lisa Henni), poliziotta svedese. Entrambi sono degli stereotipi: lui è timidissimo, educatissimo, viaggia con una pianta di rose al seguito, indossa un Barbour e beve tè; lei è aggressiva, rude, impaziente e dal grilletto facile. Entrambi single, entrambi hanno avuto problemi con le rispettive gerarchie e questo caso – a cui sono stati assegnati per punizione – è la loro occasione per riscattarsi. Non possono mancare l’anatomopatologa stramba, i giornalisti d’assalto, altri omicidi, un mucchio di sospettati…
Riusciranno i nostri eroi a risolvere il caso e rimettere in sesto le loro vite? Bastano 8 puntate da meno di mezz’ora l’una per scoprirlo. Tra citazioni e humour, l’intrattenimento è assicurato.

Mr. Mercedes, la serie tv da non perdere

Se 22.11.63 era stata una piacevole sorpresa, Mr, Mercedes è una straordinaria conferma. Dopo svariate trasposizioni – sia cinematografiche che televisive – piuttosto deludenti, il  lavoro letterario del grandissimo Stephen King ha trovato la giusta dimensione con le serie tv. Mr, Mercedes, infatti, 10 puntate tratte dall’omonimo romanzo, è eccellente.
Forse perché ha finalmente trovato uno sceneggiatore all’altezza, David Kelley, affiancato da altri due grandissimi nomi della scrittura, Dennis Lehane e A.M. Homes.
Forse perché la storia è in partenza molto ben costruita (ma quale storia di King non lo è?).
Sta di fatto che Bill Hodges, detective decorato ora pensionato, stropicciato e alcolizzato, non cade nel facile tranello del cliché ma, al contrario, finisce per diventare un cult.

Hodges è ossessionato da un caso irrisolto: due anni prima uno psicopatico con una maschera da clown, a bordo di una Mercedes rubata, ha falciato una folla di persone in fila d’attesa davanti all’ingresso di una fiera del lavoro, uccidendone 16 e poi sparendo nel nulla. Adesso Mr. Mercedes è tornato e, dopo aver indotto al suicidio la proprietaria della vettura, ha preso di mira Hodges.

Mr. Mercedes ha lo sguardo vuoto e spaesato di Brady Hartsfield, un geek che lavora in un negozio di vendita e assistenza di pc, uno “strambo” con una storia di disgrazie e pesanti abusi in famiglia. Il suo unico talento è l’informatica, che gli permette di portare avanti il suo lavoro nonostante un capo non particolarmente brillante e vessatore, e che è anche il mezzo di cui si serve per colpire le sue vittime. Bill Hodges invece è un luddita, un detective vecchio stampo che di chat, mail, video e altre “diavolerie” non capisce nulla, e per questo motivo ricorre all’aiuto di Jerome, giovane brillante appena ammesso ad Harvard.
Il mondo di Bill – la provincia americana di Bridgton, Ohio, ordinate villette di borghesi che falciano il prato e portano a spasso i cani – è scarsamente popolato: a parte gli ex colleghi ancora in servizio, che non hanno troppo tempo a disposizione per lui, c’è la vicina Ida Silver, signora ancora piacente che vorrebbe godersi la terza età con un compagno “comodo”, vicino ma indipendente economicamente e materialmente, possibilmente non troppo malandato. Bill avrebbe anche una figlia, ma non la sente da anni. Non è amabile, è un burbero ostinato e scontroso ma fondamentalmente buono.

Il ritorno di Mr. Mercedes diventa per Bill una ragione di vita, non solo perché gli dà un motivo per alzarsi al mattino, ma anche perché le indagini lo mettono in contatto con Janey Patterson, sorella di Olivia, la proprietaria originale della Mercedes. Janey è giovane ma non giovanissima, è determinata a scoprire chi ha indotto la sorella al suicidio ed è piena di energie, sebbene anche lei non abbia avuto vita facile.

Indagini, sentimenti, umori, rimorsi e rimpianti, legami familiari “sballati”, tòpoi ricorrenti di King (il clown, il parco giochi, l’uomo dei gelati, l’alcol, l’adolescenza e la vecchiaia): per una volta il romanzo trova una rispondenza nella trasposizione televisiva, che merita un weekend di binge-watching anche per non perdere colonna sonora, citazioni e un cameo di Stephen King.

Visto il grande successo di pubblico e critica, la rete AT&T ha messo in cantiere una seconda stagione, che andrà in onda nel 2018, basata sui tre romanzi del ciclo di Bill Hodges (Mr. Mercedes, Finders Keepers – Chi perde paga e End of Watch – Fine turno).

 

 

Sesta edizione per il “Premio GialloLuna NeroNotte”

L’associazione culturale Pa.Gi.Ne. (organizzatrice del Festival letterario GialloLuna NeroNotte), in collaborazione con Il Giallo Mondadori, ripropone anche per il 2018 il concorso letterario per il miglior racconto giallo, thriller e noir, giunto alla sua 6 edizione consecutiva.

Una collaborazione di rilievo che avvalora e fornisce ancora maggior prestigio al concorso, soprattutto perché il racconto vincitore verrà premiato durante la 16ª edizione del festival (in programma a ottobre 2018) direttamente dalle mani del direttore editoriale de Il Giallo Mondadori, lo scrittore Franco Forte, e perché sarà successivamente pubblicato nella rinomata collana.

Come termine ultimo per presentare i racconti inediti è stata fissata la data del 30 giugno 2018.

Il Premio è aperto a tutti i cittadini europei. I racconti devono essere inediti, scritti in lingua italiana e ambientati in Italia. La lunghezza massima delle opere deve essere di 20 cartelle dattiloscritte (ogni cartella è intesa di 35 righe e 55 battute, per un massimo di 2.000 battute per cartella).

I racconti devono essere inviati in busta chiusa e in 5 copie ciascuno al seguente indirizzo postale:
“Premio GialloLuna NeroNotte”
c/o Associazione culturale Pa.Gi.Ne.
via Corezolo 47
48121 Ravenna.

Contemporaneamente una copia, in formato pdf, andrà inviata all’indirizzo di posta elettronica: gialloluna@racine.ra.it.

All’interno della busta con i racconti, i concorrenti devono inserire, ritagliato in originale, il Certificato di Partecipazione (CdP), che si trova nelle ultime pagine de “Il Giallo Mondadori”.

Una pre-giuria esaminerà i racconti partecipanti.

La giuria finale – composta da Franco Forte (Direttore editoriale de “Il Giallo Mondadori”) residente della giuria, Nevio Galeati (Presidente associazione Pa.Gi.Ne., Direttore artistico di GialloLuna NeroNotte), Annamaria Fassio (scrittrice) – stabilirà il vincitore assoluto

Per ulteriori informazioni contattare la segreteria del Premio:
gialloluna@racine.ra.it
335.6485088

Ufficio stampa GialloLuna NeroNotte