Come torrenti di pioggia (vintage)

Annamaria Fassio
Come torrenti di pioggia
Fratelli Frilli editori, 2006

Come torrenti di pioggia è un romanzo completamente diverso dai precedenti della stessa autrice.
La vicenda prende spunto da un episodio realmente accaduto a Genova, la strage di via Fracchia. Il 28 marzo 1980, durante un blitz dei carabinieri del generale dalla Chiesa in un covo Br, restarono uccisi quattro brigatisti rossi: Anna Maria Ludman, Riccardo Dura, Lorenzo Betassa e Pietro Panciarelli. La dinamica dei fatti è violenta e controversa: in meno di un minuto i terroristi erano morti. Per quattro giorni ai magistrati non fu consentito entrare nel covo.
Ma l’episodio è solo uno spunto: “Io non volevo raccontare ‘la verità, ma mi sono basata su una suggestione molto forte per raccontare Antonia, le sue motivazioni, il suo rapporto con la famiglia”.
La vicenda è narrata attraverso la voce di Emma, sorella della brigatista Antonia. Nel libro dalla Chiesa è Colasanti, un colonnello del SID, un bell’uomo sanguigno che a suo modo cerca la verità. Gli fa da contraltare il giornalista Lombino (il cui nome è un omaggio al compianto Ed McBain, che la Fassio considera suo maestro). Tutti, a modo loro, cercano la verità, ma man mano che si va avanti sono costretti a scontrarsi con una realtà scomoda che fa venir meno le loro certezze.
Scritto nel 1999, Come torrenti di pioggia ha origine da una vecchia suggestione nata in un periodo storico, quello del terrorismo, pieno di fermento e contraddizioni: “In quel periodo Forleo cercava di promuovere la nascita del sindacato di Polizia, nascevano Magistratura Democratica e il sindacato della scuola. Ma a fianco di questi cambiamenti sociali c’erano le Brigate Rosse. Quando gambizzarono Castellani, del PCI, quando venne ucciso Guido Rossa, tutti si sentirono nel mirino. E i terroristi vennero emarginati, perché la gente comune non capiva, non ne condivideva metodi e finalità”.
Impossibile non notare come Genova, negli ultimi anni, sia diventata terreno di coltura per numerosi giallisti. Come mai? “È una città che si presta a fare da sfondo ai misteri e all’intrigo. Ci sono vicoli strettissimi, un po’ tipo casbah. Colline e montagne piene di funicolari e ascensori. Poi il porto: il clan dei marsigliesi, i traffici dell’angiporto.”. Soprattutto dopo il G8, poi, è nata una forte riflessione sul ruolo del giallista e della narrativa di genere come forma di denuncia. La denuncia sociale, già presente nei noir americani degli anni ’40-’50, in Come torrenti di pioggia prende la forma di una coscienza critica dei personaggi che riflettono sulla problematica, sempre attuale, dell’uso e abuso del potere.
Il risultato è un romanzo psicologico drammatico e, ovviamente, senza lieto fine, ricco di spunti di riflessione. Un pezzo di storia contemporanea, romanzato e avvincente ma molto realistico.
Per non dimenticare.

Annamaria Fassio, nata a Genova, appassionata di letteratura, cinema e musica, è nota ai lettori per la serie di Maffina e Franzoni pubblicata nei Gialli Mondadori. Vincitrice del Premio Tedeschi 1999 con Tesi di Laurea, ha poi pubblicato I delitti della casa rossa, Biglietto di sola andata, Una città in gabbia, Povera Butterfly e Maria Morgana. Dopo Come torrenti di pioggia sono usciti Una vita in prestitoI giorni del minotauroShanghai, GangsterSantiago 544 (Segretissimo Mondadori, 2010) e, tutti con Il Giallo Mondadori, Di rabbia e morteTerra bruciataControcorrenteL’oro di SarahLa morte e l’oblioDonne da uccidere.

Seven (vintage)

AA. VV.
7-Seven
21 storie di peccato e paura
A cura di Gian Franco Orsi
Piemme, 2010
Antologia

Qual è il vizio capitale che vi contraddistingue? O, al contrario, quello che sentite totalmente alieno da voi e stigmatizzate di più? Ventuno scrittori italiani hanno risposto all’appello di Gian Franco Orsi, storico curatore della collana del Giallo Mondadori e da qualche anno attivo coordinatore di antologie a tema.
Il risultato è 7-Seven, rassegna dei sette peccati capitali a ciascuno dei quali sono dedicati tre racconti. Perfetti nella loro compiuta diversità, ironici, tristi, crudeli, i racconti sono al tempo stesso lo specchio del noir italiano e la cartina al tornasole dei loro autori.
Ognuno fedele al suo stile e al tema, alla fine del racconto spiegano anche perché hanno scelto quel particolare vizio. Per simpatia o antipatia, perché ammettono di esserne afflitti o, al contrario, lo aborrono e lo scansano.
Alcuni hanno mantenuto temi e personaggi dei loro romanzi: Elisabetta Bucciarelli, Ben Pastor, Alan D. Altieri, Leonardo Gori. Altri hanno “dimenticato” l’ambiente di elezione per spostarsi su un argomento diverso: ad esempio Giulio Leoni si è spostato sull’hic et nunc.
Segnalo, per la particolare ironia, Campo di rieducazione alimentare di Diego Zandel e il feroce La superbia del poeta di Claudia Salvatori (ma più d’uno, devo dire, non ha perso l’occasione per lanciare qualche strale verso il mondo dell’editoria: Diana Lama, ad esempio, non è stata certo tenera con gli agenti editoriali…).
Da brava ipocondriaca emotiva, leggendo i racconti mi sono riconosciuta in ognuno dei vizi dipinti. L’ira, prima di tutto. (Beh, caro amico, ho sempre sospettato che chi è soggetto a improvvise esplosioni di rabbia è spesso una persona molto insicura. Una persona che teme di non essere amata abbastanza o di non essere presa sufficientemente sul serio. Ti arrabbi perché vuoi essere considerato, vuoi che gli altri si accorgano di te, che modifichino il loro comportamento a causa tua. In altre parole, vuoi che ti venga attribuita importanza. Vuoi sentirti importante., scrive Giancarlo Narciso). L’accidia. Magari l’invidia no, non del tutto, ma leggendo mi è venuto qualche dubbio. La gola? Uuuh… Superbia non ne parliamo. Avarizia non mi pare, però chissà. Lussuria – come dice Perissinotto – anche, ma per difetto.
Se il vizio di polemizzare fosse considerato l’ottavo peccato capitale, ecco, io sto per commetterlo. Di 7-Seven ha parlato anche Valerio Evangelisti su Carmilla. Nonostante il preambolo lusinghiero, l’ha però definita operazione di “vetrina” e soprattutto ha notato – mi sembra in modo non positivo – la differenza di stili e la mancanza di collante (?). In sintesi, Evangelisti imputa all’antologia la “colpa” di aver perso l’occasione per individuare e definire le caratteristiche omogenee del genere.
Per fortuna, dico io. Intanto perché questo estremo bisogno di categorie ed etichette sta penalizzando tutti, soprattutto noi lettori. Poi perché un’antologia non è un saggio, non ha il compito di sistematizzare. In generale, si legge per riflettere, per imparare, per divertirsi. Tutto il resto sono notazioni accademiche superflue per i più, temo.
Io amo le storie, le trame, l’ingegno. Le riflessioni, i personaggi, i dialetti. I punti di vista diversi dal mio. E non mi importa – davvero, non mi importa – sapere se sono gialli, noir, genere, mainstream o che altro. Mi importa che mi abbiano tenuto compagnia per qualche ora, sotto il sole, che mi abbiano fatto sorridere e preoccupare, intristire e sperare.

Mi auguro che lo stesso valga per voi.

Senza luce di Luigi Bernardi (vintage)

Luigi Bernardi
Senza luce
Perdisa Pop, 2010

Folgorante potenza del buio… Senza luce è il racconto di poche, circoscritte ore notturne in un piccolo borgo. Su questo palcoscenico oscuro, letteralmente senza luce, perché l’erogazione di corrente elettrica è stata interrotta per permettere alle forze dell’ordine di stanare un pericoloso cecchino, le persone iniziano a comportarsi in maniera strana, manifestando paure, ricordi, desideri perversi e repressi: un microcosmo apparentemente ordinato che va irrimediabilmente a rotoli.

C’è Federica, infermiera, che accoglie con un misto di sospetto e sollievo l’intervento del vicino di casa. C’è il suddetto vicino di casa, Mario, un personaggio sgradevole in pensieri, parole, opere e omissioni (ma quando arriva la catarsi, Dio che liberazione…). C’è Umberto, prof universitario pretenzioso, insieme ai suoi due orribili figli: una triade tirannica che ha fagocitato la personalità di Giuliana. Nel buio, la donna scoprirà che l’istinto materno non è eterno. C’è Loretta, la barista, che forse scopre l’amore. E poi Ivano, Guidino, il dottore…

C’è, in realtà, un unico vero omicidio – camuffato da morte naturale, ma intenzionale.

Poi c’è Domenico, lo scrittore. Che pensa che uno scrittore non ha il compito di cambiare il mondo ma di raccontarlo, e che però non racconta più storie perché da quando Anna è morta non c’è nessuno che ascolti. Per uscire da questo loop, alla fine sceglie l’alternativa…

Senza luce è sintesi allegorica di una società che ha perso i punti di riferimento, della catastrofe dentro e fuori di noi, delle incertezze, delle paure, degli errori. Dimostra – se ce ne fosse bisogno – che il nesso di causa-effetto, a cui tante volte ci affidiamo per cercare di mantenere il controllo delle nostre vite, è in realtà pura astrazione, perché le cose accadono indipendentemente da ciò che vogliamo.

Scrittura essenziale, tensione che nasce dalla verosimiglianza della situazione, personaggi che si muovono in un limbo amniotico, primordiale, spontaneo. Luigi Bernardi non ha certo bisogno di provare nulla o di convincere alcuno della sua bravura. Probabilmente non ha nemmeno bisogno della mia approvazione, lui che sta una spanna sopra i best sellers italiani. Ma io lo dico lo stesso, perché l’evidenza non è tale finché non si dichiara palesemente: Senza luce è un gran bel romanzo. Un noir, per inciso, ma sarebbe riduttivo parlarne in termini di narrativa di genere. È un romanzo in cui si “respira” l’inquietudine superficiale e sotterranea dei nostri anni.
Una prova d’autore di razza, un punto di riferimento per chi oggi aspira a scrivere.

(Oggi sarebbe stato il compleanno di Luigi Bernardi. Ovunque tu sia, Luigi, auguri)

XY di Sandro Veronesi (vintage)

Sandro Veronesi
XY
Fandango Libri, 2011

Perché io so quello che è bene e continuo a fare male?

Quattro anni dopo Caos calmo Sandro Veronesi tornò in libreria con XY, romanzo dalla trama… impossibile.
Il piccolo borgo montano di San Giuda è sconvolto da una strage inaspettata. Gli abitanti, tutti imparentati tra loro e isolati dal resto del mondo, reagiscono in modo inconsulto: non riescono più a convivere con il proprio passato, non riescono a gestire il presente, “non riescono a essere quello che sono”. Don Ermete, il parroco del paese, rischia di essere risucchiato dal vortice di stranezza. L’incontro con Giovanna, psicanalista in crisi, servirà a entrambi per riportare l’ordine nelle rispettive vite prima che gli eventi prendano il sopravvento.

XY inizia come un giallo, con i misteriosi omicidi e l’albero ricoperto di sangue ghiacciato. Continua come un’indagine a due voci: a capitoli alterni Ermete e Giovanna raccontano l’evoluzione della vicenda. Finisce in modo del tutto inatteso, lasciando al lettore due possibili interpretazioni:
– l’autore non sapeva come terminare il romanzo;
– l’autore voleva raccontare altro.

Propendo per la seconda ipotesi, e in particolare ritengo che Veronesi abbia voluto destrutturare lo schema del giallo rompendone il meccanismo. XY viene presentato come un giallo (non solo per ingannare i lettori, oso sperare): c’è un evento misterioso ma non c’è una soluzione, non può esserci una soluzione. Veronesi mette in scena l’assoluta impossibilità di capire la realtà, di spiegarla secondo schemi che rispondono a principi logici e coerenti, e al tempo stesso la necessità di viverla.
Se all’inizio del libro Giovanna, citando Cartesio, dice Va bene l’irrazionalità, va bene l’ignoto, va bene tutto, ma l’edera non può salire più in alto del muro che la sostiene, alla fine non ne è più così convinta.

Da leggere? Assolutamente sì, se avete in mente un romanzo di narrativa e non un giallo.

In appendice L’Alfier Nero, racconto “scapigliato” di Arrigo Boito.

 

Premio Scerbanenco 2018 – I finalisti

Pubblicata la cinquina dei romanzi italiani finalisti del Premio Giorgio Scerbanenco 2018, risultata dalla sommatoria dei voti dei lettori sul sito e di quelli ponderati della Giuria letteraria che ha votato in questa formazione: Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Sebastiano Triulzi, John Vignola.

I cinque finalisti saranno presentati il 3 dicembre alle ore 18.30 presso la libreria Feltrinelli di piazza Duomo (Via Ugo Foscolo, 1, Milano).

Il Premio Giorgio Scerbanenco 2018, consistente in un ritratto dello scrittore ad opera dell’artista Andrea Ventura, verrà consegnato la sera del 3 dicembre presso l’università IULM.

Il romanzo Lo stupore della notte di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli), entrato nella cinquina finalista, si aggiudica anche il Premio dei lettori per essere stato il più votato sul sito del festival.

I cinque finalisti
Maurizio de Giovanni, Il purgatorio dell’angelo, Einaudi
Patrick Fogli, A chi appartiene la notte, Baldini+Castoldi
Giorgia Lepore, Il compimento è la pioggia, E/O
Piergiorgio Pulixi, Lo stupore della notte, Rizzoli
Ilaria Tuti, I fiori sopra l’inferno, Longanesi

Andrea Ventura (Milano, 1968), l’artista che nel 2016 ha realizzato il Premio Giorgio Scerbanenco, nel 1991 si trasferisce a New York. I suoi lavori sono esposti in tutto il mondo e pubblicati da «The New York Times», «The New Yorker», «Rolling Stones», «Time», «Newsweek» e molte altre riviste e libri nazionali e internazionali. Riceve, inoltre, le medaglie d’oro e d’argento dalla Society of Illustrators a New York. Nel 2014 l’editore tedesco Gestalten pubblica la monografia del suo lavoro. Vive attualmente in Germania.

Premio Scerbanenco 2018 – i semifinalisti

In passato non è stato immune da critiche, ma rilevo con piacere che quest’anno il premio Scerbanenco ha prodotto una rosa di 20 semifinalisti molto interessante.

Ve la sottopongo in ordine alfabetico e vi ricordo che, per contribuire a scegliere i 5 finalisti che si contenderanno la finale, si può votare fino alle 23.30 del 17 novembre:

¤ CRISTINA CASSAR SCALIA, Sabbia nera, Einaudi
¤ PIERO COLAPRICO, La strategia del gambero, Feltrinelli
¤ MAURIZIO DE GIOVANNI, Il purgatorio dell’angelo, Einaudi
¤ FEDERICA DE PAOLIS, Notturno salentino, Mondadori
¤ ANDREA FAZIOLI, Gli svizzeri muoiono felici, Guanda
¤ PATRICK FOGLI, A chi appartiene la notte, Baldini+Castoldi
¤ LEONARDO GORI, L’ultima scelta, Tea
¤ GIORGIA LEPORE, Il compimento è la pioggia, E/O
¤ DAVIDE LONGO, Così giocano le bestie giovani, Feltrinelli
¤ ENRICO PANDIANI, Polvere, Dea Planeta
¤ LUCA POLDELMENGO, Negli occhi di Timea, E/O
¤ PIERGIORGIO PULIXI, Lo stupore della notte, Rizzoli
¤ PAOLO ROVERSI, Cartoline dalla fine del mondo, Marsilio
¤ PASQUALE RUJU, Stagione di cenere, E/O
¤ STEFANO TURA, A regola d’arte, Piemme
¤ ILARIA TUTI, I fiori sopra l’inferno, Longanesi
¤ FRANCO VANNI, Il caso Kellan, Baldini+Castoldi
¤ VALERIO VARESI, La paura nell’anima, Frassinelli
¤ MARIOLINA VENEZIA, Rione Serra Venerdì, Einaudi
¤ MIRKO ZILAHY, Così crudele è la fine, Longanesi

Premio nazionale “VASCO PRATOLINI – NARRATIVA E CINEMA”

1° edizione Premio nazionale
“VASCO PRATOLINI – NARRATIVA E CINEMA”
per conservare identità e cultura
Presidente: Lucia Bruni – Coordinamento: Federico Napoli
Segreteria: Margherita Oggiana
“Cambiar pelle non si può: occorre una volontà riservata a pochi. Solo i santi vi riescono, e qualche volta i poeti. Coloro, cioè, che credono veramente in qualcosa di eterno.”
(Cronache di poveri amanti)

Vasco Pratolini, scrittore eclettico, che ha fatto della sua Firenze (e della Toscana) il palcoscenico internazionale dei propri lavori, rappresenta il paradigma della nostra memoria storica, quella identità culturale di lingua e costumi che rende una comunità cosciente di condivise libertà. Senza memoria non c’è futuro perché un popolo che non conserva il patrimonio delle proprie radici è destinato a diventare schiavo. Anche da questa convinzione nasce il Premio nazionale “Vasco Pratolini – Narrativa e Cinema”.
1. Perseo centroartivisive, associazione culturale, con il patrocinio della Regione Toscana indice la 1° edizione del Premio nazionale “Vasco Pratolini – Narrativa e Cinema” per racconti inediti (ovvero non pubblicati in precedenza alla data di consegna del testo) in lingua italiana, realizzati da autori italiani e stranieri under 40 (ancora da compiere alla data di scadenza del presente bando).
2. Gli elaborati dovranno ispirarsi alle tematiche sociali care a Pratolini, in particolare ribadire l’importanza della nostra storia e delle radici culturali di appartenenza.
3. Non saranno accettati né saggi né memorie né altro che non sia “narrativa di immaginazione”.
4. Lunghezza del racconto: minimo 6.000 e massimo 16.000 caratteri, spazi inclusi. È consentita la presentazione di un solo elaborato per autore.
5. I lavori dovranno essere anonimi e inviati esclusivamente via e-mail, formato PDF, alla casella postale dell’Associazione ovvero:
centroperseo74@gmail.com
assieme a un allegato dove si specificano generalità e recapito dell’autore nonché una breve nota circa la motivazione narrativa del proprio racconto.
6. Le opere dei concorrenti dovranno pervenire entro il 31 gennaio 2019. La segreteria dell’Associazione accuserà ricevuta.
7. I 12 migliori testi segnalati dalla Commissione letteraria giudicatrice saranno raccolti in una pubblicazione curata dalla Regione Toscana, della quale ad ogni concorrente verrà consegnata gratuitamente una copia. Ai segnalati andranno n. 5 copie.
8. All’autore del racconto fra i segnalati considerato migliore, sarà consegnato un disegno originale dell’artista ungherese Lajos Ravasz.
9. Un’apposita Commissione cinematografica sceglierà fra i racconti finalisti quello maggiormente meritevole e adatto ad essere tradotto in un cortometraggio, facendosi carico della sua realizzazione.
10. I giudizi delle due Commissioni giudicatrici sono insindacabili. I nominativi dei componenti della due giurie saranno resi noti solo il giorno della premiazione.
11. La Commissione letteraria si riserva la facoltà di segnalare un numero minore di opere.
12.La Commissione letteraria, a suo unico giudizio, potrà conferire menzioni speciali per lavori particolarmente significativi.
13.Tutti i racconti inviati resteranno nell’archivio dell’Associazione disponibili esclusivamente per una loro consultazione. I diritti dell’opera a tutti gli effetti restano di completa ed esclusiva proprietà dell’autore.
14.Affiancheranno il Premio una serie di manifestazioni che saranno riscontrabili sul sito dell’Associazione:
www.perseocentroartivisive.com
15. La comunicazione dei segnalati avverrà al momento della premiazione, prevista entro maggio 2019 in data successivamente comunicata.
16. L’adesione al presente bando, comporta implicitamente l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini del Premio.
17. Il mancato rispetto delle clausole presenti nel bando, determinerà l’esclusione del racconto dal Premio.
18.La partecipazione al Premio nazionale “Vasco Pratolini – Narrativa e Cinema” è totalmente gratuita, affinché possa godere della più ampia partecipazione.

Perseo centroartivisive
Sede e archivio: via Michelazzi 28r, 50141 Firenze
e-mail: centroperseo74@gmail.com
Per ulteriori informazioni: 339.3570156 – 340.1759268
Impianto grafico eidomantica
www.perseocentroartivisive.com

La Debicke e… Chi ha ucciso mia sorella

Julia Heaberlin
Chi ha ucciso mia sorella
Newton Compton, 2018

Chi ha ucciso mia sorella è un thriller uscito dalla penna di Julia Heaberlin, l’autrice di Gli occhi neri di Susan. Un thriller in cui realtà e fantasia s’incontrano, s’incrociano e si scambiano di continuo, partendo da una drammatica scelta personale. La scelta di Grace, una giovane donna che, a prezzo delle sua felicità, ha deciso di avere un unico scopo della vita: trovare chi ha ucciso la sorella Rachel, maggiore di sette anni. Grace non ha mai accettato la scomparsa di Rachel, una mostruosa perdita che ha sfasciato e distrutto moralmente la loro famiglia. La sua ferrea convinzione è che Rachel sia stata vittima di un assassino seriale, che sia stata sequestrata e uccisa. E la sua morte sia stata orchestrata gelidamente da qualcuno che poi ha fatto sparire il cadavere. Un serial killer al quale forse ora lei può dare un nome, un assassino che forse può farle ritrovare una tomba sulla quale piangere ma… Negli anni, Grace ha progettato una “caccia alla verità”, pianificata a tavolino in modo talmente accurato da diventare maniacale. Grace ha pensato a questo momento da quando aveva solo dieci anni quando Rachel è scomparsa. Ossessivamente, metodicamente, ha immaginato ogni dettaglio, ogni via di fuga e ogni possibile scenario. Ha previsto documenti falsi, contanti per pagare senza lasciare tracce ed esatte mete da raggiungere. E ora è quasi certa che l’uomo che ha rapito e ucciso sua sorella sia seduto in macchina, sul sedile del passeggero, proprio accanto a lei. Per averlo con lei, si è spacciata per la figlia di un uomo ammalato, il vecchio Carl Louis Feldman, che un tempo era un famoso fotografo, prima di essere accusato, processato e poi assolto per l’omicidio di una giovane donna. Poi, colpito da demenza senile, era stato ricoverato in una casa protetta fino a quando Grace, fingendosi una figlia mai riconosciuta, si è presentata e ha convinto i responsabili a lasciarlo partire con lei per una vacanza di dieci giorni. Un giro in macchina per il Texas, nei luoghi dei presunti crimini, usando le tante straordinarie foto che lui aveva scattato, nella speranza di far riaffiorare i suoi ricordi.

Ma la storia, che comincia come un rischioso gioco con la morte, pagina dopo pagina si trasforma in qualcosa di diverso. Non prevedibile, forse. Carl è davvero afflitto da demenza senile? Grace, standogli accanto, deve affrontare giorno dopo giorno nuovi dubbi, insicurezze e paure, e anche strane novità che le suscitano una serie di interrogativi. In Carl scopre un uomo intelligente, intrigante e spesso molto divertente. Quando la testa funziona, le sue azioni e i suoi ragionamenti ne fanno un compagno piacevole e dunque Grace deve stare in guardia, perché probabilmente l’uomo possiede doti che possono trasformarlo in un nemico molto pericoloso. Ma Grace è molto determinata. Vuole che chi ha ucciso Rachel paghi e pensa che quel qualcuno sia Carl. E allora, nonostante i rischi, deve riuscire a ricostruire i presunti crimini da lui commessi, rifacendosi agli indizi reperibili sulle sue fotografie. Sperando che ne ricordi qualcuno e che confessi. Perché quello è l’unico modo per scoprire cosa è successo veramente a sua sorella Rachel. Ma chi è davvero Carl Louis Feldman? Ha veramente ucciso Rachel? E le altre donne per le quali è stato sospettato? È un impostore o solo un uomo senza più un passato? Un grandissimo artista o un pazzo? O, magari, a essere pazza è lei, Grace, seduta al posto di guida mentre racconta, in prima persona, la loro storia…

Una trama avvincente per un romanzo che si legge tutto d’un fiato. Mi spiace solo che lo splendido titolo originale Paper Ghost (Fantasma di carta) sia diventato nella traduzione italiana Chi ha ucciso mia sorella, ma capisco le ragioni del marketing.

Premio Tedeschi: è in edicola La meccanica del delitto

Alberto Odone
La meccanica del delitto
“Il Giallo Mondadori”
In edicola dal 5 luglio o in ebook

Era giovedì, la notte del fox-trot, il nuovo ballo americano arrivato da Berlino. Un ballo fatto per la velocità, come tutto quello che arrivava da oltreoceano. […] Era quello il vero spirito del nuovo secolo. La guerra era solo riuscita a frenarlo, ad allontanarlo un poco più in là. Non era più il tempo del valzer, ma del jazz.

In una Monaco battuta dalla pioggia, il Kriminalinspektor Kurt Meingast, insieme al fedele sergente Benko, indaga sull’omicidio di tale Kopke, un faccendiere ucciso dalla polizia: un omicidio “di Stato”, un’operazione apparentemente legittima che potrebbe celare una vera e propria esecuzione. Ma la notizia è oscurata da un altro omicidio: quello di Diana Lorenz, figlia di un uomo potente, assassinata brutalmente, trovata morta in un cantiere grazie ai suggerimenti del veggente Atmaveda.
Meingast, reduce di guerra claudicante come John Watson, afflitto da tremendi mal di testa e amnesie (eredità di una brutta ferita: “sulla cicatrice che dalla tempia sinistra correva fino all’attaccatura dell’orecchio. Non era una semplice ferita da schrapnel: era un passaggio da cui la memoria dei morti riguadagnava lo spazio dei vivi”), al ritorno dalla guerra è stato spostato in una specie di archivio. Un posto oscuro e defilato, inadatto a lui, che era uno dei poliziotti migliori, prima della guerra. Si muove in un territorio cupo e ostile, un Paese “dove la Luxemburg può essere abbattuta come un cane rabbioso in spregio a ogni procedura, e lo studente che ha assassinato Eisner sarà fuori entro cinque anni.”
E non ci sono solo i criminali: anche chi dovrebbe essere dalla sua stessa parte gli è ostile. Come Fischer e Grabowski, “gente legata all’estrema destra, e quindi ai Freikorps, agli Stahlhelm”.
Meingast “non aveva mai creduto molto in quello che alcuni colleghi chiamavano il fiuto dello sbirro. Ciò che contava per lui erano il metodo, la pazienza, la capacità di collegare gli eventi; il resto era solo folclore”; ma, mentre indaga, si ritrova sospeso in un’atmosfera irreale, in cui si sovrappongono presente e passato, realtà e fantasmi. La verità è insidiosa e sfuggente: alla fine “qualcuno avrà avuto scampo, nessuno giustizia”.

Alberto Lodone ha vinto il premio Tedeschi con un romanzo colto, ricco di riferimenti cinematografici, denso di dettagli e stilisticamente ineccepibile. Gli ho fatto qualche domanda:

AB – Intanto due righe su di te: chi sei, cosa fai nella vita?
AO – Vivo a Vercelli, ho una laurea in Economia Aziendale (sono un bocconiano) e mi occupo di Attività Economiche per il mio Comune. Da molti anni pratico e insegno yoga.

AB – Stai esordendo brillantemente nel Giallo Mondadori, da vincitore del Premio Tedeschi, con un giallo storico, ambientato nella Germania degli anni Venti: come mai un romanzo storico e come mai proprio quel periodo (un periodo oscuro, tragico e forse meno “battuto” di altri sentieri)?
AO – La II Guerra Mondiale è il teatro di una infinità di romanzi di tutti i generi, ma è il momento in cui la tragedia è già manifesta, dispiegata. Io sono più interessato ai momenti in cui le cose nascono, in cui cominciano a proiettare le prime vaghe ombre, ed è per questo che trovo così interessanti gli anni ’20: perchè, in potenza, vi è già contenuto tutto il ventennio a venire, con il suo immmane carico di dolori. Per quanto riguarda il mio interesse per il romanzo storico (anche se non scrivo solo quello) mi piace la sfida a ricostruire e poi restituire un mondo ormai perso.

AB – Il periodo storico in cui è ambientato “La meccanica del delitto” è un periodo molto confuso, cupo e violento. Ha qualcosa in comune con il mondo di oggi?
AO – Vi sono certamente punti in comune, soprattutto l’impressione che le cuciture di un mondo che credevamo tessuto solidamente stiano per cedere. Rispetto a quei tempi però abbiamo un grande vantaggio: l’esempio delle cose accadute, anche se la caparbietà dell’uomo nell’indulgere nei medesimi errori è davvero indomabile.

AB – Chi è Kurt Meingast? A chi si ispira, quali sono i suoi riferimenti storici e culturali?
AO – In una letteratura in cui è abbastanza di moda dire che il protagonista è un antieroe io dico proprio il contrario: Meingast è un eroe, perché è un uomo che fa ciò che va fatto, o almeno ci prova con tutte le forze. È un uomo rigido, tutto d’un pezzo, che arriva però a scendere a compromessi quando comprende che è l’unico modo per ottenere giustizia. Certo è un personaggio complesso, con molte debolezze e molti limiti, che si incastona idealmente nella galleria dei miei riferimenti più alti: Schiavone, Veneruso, monsignor Verzi.

AB – Cosa hai pensato quando hai saputo di essere stato prima preselezionato, poi prescelto, come vincitore del Premio Tedeschi?
AO – Ai premi ho una certa abitudine, ho vinto il Gran Giallo e L’orme Gialle, sono stato finalista al Calvino, ma il Tedeschi mi ha dato la netta sensazione di aver oltrepassato un confine. Guardo i miei predecessori nell’albo d’oro, penso all’ammirazione che ho provato leggendo i loro libri e mi rendo conto di essere entrato in una famiglia molto ristretta e molto prestigiosa.

Vincitore del Premio Tedeschi con la seguente motivazione
La redazione del Giallo Mondadori
ha deciso di assegnare il
PREMIO TEDESCHI 2018
per il miglior giallo italiano inedito a
LA MECCANICA DEL DELITTO
di Alberto Odone
con la seguente motivazione:
In una Monaco d’inizio anni Venti
tenebrosa e popolata di ombre,
dipinta con forza visionaria
sull’orlo del baratro che inghiottirà l’Europa,
il tormentato ispettore Meingast,
antieroe dall’originalissimo sguardo scientifico,
è forse l’ultimo tutore della legge
per cui la legge significhi ancora qualcosa,
prima che gli assassini salgano al potere
e il crimine si insedi nel cuore dello Stato.

BANDO DI CONCORSO “Racconti Inediti – I Sapori del Giallo”

I Sapori del Giallo, con il patrocinio del Comune di Langhirano e in collaborazione con Il Giallo Mondadori, bandisce un concorso nazionale per il miglior racconto giallo inedito, secondo il seguente regolamento:
1. Il concorso è aperto a tutti.
2. Possono partecipare solo racconti inediti, che non siano mai stati pubblicati, neppure sul web.
3. La lunghezza massima dei racconti deve essere di 15 cartelle (30.000 battute spazi vuoti compresi)
4. Ogni autore può partecipare con quante opere desidera.
5. I racconti dovranno pervenire entro e non oltre domenica 15 luglio 2018 (non farà fede il timbro postale) via mail e anche in formato cartaceo nelle seguenti modalità:
a) via mail in formato .doc o .rtf all’indirizzo:
ufficiostampa.isaporidelgiallo@gmail.com
inserendo nel file del racconto titolo, nome e cognome dell’autore, data di nascita, indirizzo, recapito telefonico, email e breve biografia.
b) in forma cartacea 1 (una) copia del racconto con titolo, indirizzo, recapito telefonico, email e breve biografia e una copia del Certificato di Partecipazione (CdP)*, ritagliato in originale (niente fotocopie), pubblicato nelle ultime pagine di tutti i volumi pubblicati nel 2018 de Il Giallo Mondadori

ATTENZIONE: inserire un CdP in originale per ogni racconto partecipante. Non sono ritenuti validi i tagliandi ritagliati da volumi del Giallo Mondadori antecedenti il 2018. Di seguito l’indirizzo a cui far recapitare i racconti nel formato cartaceo:
Premio “Racconti Inediti – I Sapori del Giallo”
Comune di Langhirano – Assessorato alla Cultura
Piazza G. Ferrari,1 43013 Langhirano (PR)
6. Gli elaborati saranno selezionati da una pre-giuria di autori e collaboratori de I Sapori del Giallo e de Il Giallo Mondadori. Ai racconti contenenti riferimenti al gusto e al cibo, verrà attribuito dalla giuria un punteggio aggiuntivo.
7. Il racconto vincitore sarà scelto dalla giuria finale composta da:
Franco Forte (direttore editoriale del Giallo Mondadori),
Luigi Notari (Curatore della rassegna “I Sapori del Giallo”)
e verrà pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori in data che sarà comunicata il giorno della premiazione.
8. I giudizi delle giurie sono insindacabili. I racconti pervenuti non saranno restituiti e non sarà possibile richiedere valutazioni della propria opera. Gli autori concedono gratuitamente i diritti di pubblicazione anche in via non esclusiva, fatta eccezione per la prima uscita, su Il Giallo Mondadori.
9. Tutti i partecipanti riceveranno comunicazione sulla scelta dei finalisti.
10. La partecipazione al Premio implica l’accettazione integrale di tutti i punti del bando di concorso, pena l’esclusione.
11. Il racconto vincitore sarà premiato, alla presenza delle autorità del Comune di Langhirano, durante la cerimonia ufficiale aperta al pubblico nell’ambito del “Festival del Prosciutto di Parma” che si terrà nella serata di sabato 8 settembre 2018 presso il Municipio di Langhirano.

Per informazioni contattare l’Assessorato alla Cultura del Comune di Langhirano
tel. 0521-864132
e Luigi Notari curatore della rassegna “I sapori del Giallo” tel. 348 4226784