Donato Carrisi Story: 3. Il Tribunale delle Anime (2011)

il tribunale delle anime[E arriviamo al 2011, quando esce Il Tribunale delle Anime.]
Il cadavere aprì gli occhi. Era disteso in un letto, supino. La stanza era bianca, illuminata dalla luce del giorno. Sul muro, proprio davanti a lui, c’era un crocifisso di legno. Osservò le proprie mani adagiate lungo i fianchi, sulle lenzuola candide. Era come se non gli appartenessero, come se fossero di qualcun altro. Ne sollevò una — la destra — e la tenne davanti agli occhi per guardarla meglio. Fu allora che sfiorò le bende che gli coprivano il capo. Era ferito, ma si accorse di non provare dolore. Si voltò verso la finestra. Il vetro gli restituì il debole riflesso del suo volto. In quel momento, arrivò la paura. La domanda gli fece male. Ma ancor più, la consapevolezza di non conoscere la risposta. Chi sono io?”

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C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre. È lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare… Il mio compito è ricacciarlo indietro.

Mi aspetta come minimo la crocifissione per ciò che sto per dire, lo so, ma me ne farò una ragione.
Avevamo lasciato Donato Carrisi, dopo il successo del romanzo d’esordio Il Suggeritore, con l’interrogativo: e ora come farai a scriverne uno migliore? Ebbene, Carrisi è riuscito nell’impresa. Il Tribunale delle Anime è un thriller a livelli di eccellenza. Una storia straordinariamente complessa che gioca su due temi poco noti: il caso, studiato dalle neuroscienze forensi, della “ragazza allo specchio” e l’esistenza della Penitenzieria Apostolica Vaticana (ai più attenti non sfuggirà che ne accennava già Elisabetta Bucciarelli in Io ti perdono, anche se in termini molto diversi).
Naturalmente non vi racconterò in che modo i due fenomeni sono declinati nel romanzo, perché vi toglierei tutta la sorpresa. E la sorpresa è un ingrediente fondamentale del Tribunale delle Anime.

Sandra Vega è una fotorilevatrice della Polizia Scientifica. Lei ha il compito di fotografare le scene del crimine e guarda il Male attraverso le lenti delle sue macchine fotografiche. Ma Sandra, che ha meno di trent’anni, è rimasta vedova da poco. Il marito, David, fotografo freelance, è morto a Roma cadendo da un’impalcatura. Solo che David non doveva essere a Roma, ma a Oslo. E, oltre al dolore e all’odore di sigaretti all’anice e di dopobarba, Sandra deve fare i conti con molti dubbi rimasti insoluti.

Marcus ha una cicatrice sulla tempia ma non sa esattamente come se la sia procurata. Peggio, non ricorda niente del suo passato. Sa solo di essere un prete, ma un prete particolare. E sa di dover compiere una missione.

Sandra e Marcus si incrociano a Roma, mentre inseguono tracce distinte. Lara, una studentessa, è stata rapita, e il suo rapitore è in coma all’ospedale. Per salvare Lara bisogna capire cosa è successo. E, prima ancora, risolvere altri enigmi che il rapitore ha lasciato sulla sua strada prima di finire all’ospedale.
Ma quando la storia sembra giungere a un epilogo si aprono nuovi e sconclusionati scenari.

Mettendo ancora una volta a frutto conoscenze di criminologia e una scrittura segnata dai tempi del cinema, Carrisi costruisce un thriller ricco di pathos e di colpi di scena. Inaspettatamente non vengono ripresi i personaggi del Suggeritore (se non, incidentalmente, Mila Vasquez, in un cameo finale). Con il secondo romanzo Carrisi ha scommesso sul ripartire da zero, e la scelta sembra essere vincente.
Il Tribunale delle Anime rappresenta molteplici sfaccettature del Male e dell’impatto che un crimine genera intorno a sé, come un sasso gettato nello stagno. Lascia aperta infine la riflessione sulla colpa, sulla vendetta, sulla (fallacia della) giustizia umana e divina.

«Ciao, ti ho chiamata più volte ma scatta sempre la segreteria… Non ho molto tempo, perciò faccio subito un elenco di ciò che mi manca… Mi mancano i tuoi piedi freddi che mi cercano sotto le coperte. Mi manca quando mi fai assaggiare la roba del frigo per assicurarti che non sia andata a male. O quando mi svegli urlando alle tre del mattino perché ti è venuto un crampo. E, non ci crederai, mi manca perfino quando usi il mio rasoio per raderti le gambe e poi non mi dici niente… Insomma, qui a Oslo fa un freddo cane e non vedo l’ora di tornare. Ti amo Ginger!»

Donato Carrisi Story: 2. L’intervista (2009)

donato carrisi[Sempre nel 2009, l'AngoloNero telefonava a Donato Carrisi per fargli qualche domanda. Ecco cosa si dissero i due, allora]

È stato il successo del 2009: Il Suggeritore (Longanesi) dell’esordiente Donato Carrisi si è aggiudicato il Premio Bancarella, il premio Letteratura Gialla di Camaiore e ha riscosso un notevolissimo consenso di critica e pubblico.
Il Suggeritore è un romanzo anomalo: ambientato in un luogo non identificato, attinge a piene mani dalla casistica nota di casi di serial killer. La rielaborazione di Carrisi risulta essere però molto originale, coinvolgente, spiazzante. E anomala è la trafila del romanzo, come ammette lo stesso autore.

AB – Il Suggeritore: un successo inaspettato o costruito a tavolino? Ti aspettavi questo risultato?
DC – Assolutamente no. Sono arrivato alla pubblicazione nel modo più rocambolesco possibile. Ho iniziato a scrivere il libro senza avere un’idea di come funzionasse il mondo editoriale. Poco prima di finire il romanzo ho cercato un agente editoriale e ho puntato direttamente a Luigi Bernabò, l’agente di Ken Follett e Dan Brown, pensando che non mi avrebbe risposto. Invece si è detto subito interessato. Così gli ho mandato il romanzo e mi ha richiamato. Dopo un lavoro di editing minimo, il romanzo è stato messo all’asta. L’ha spuntata subito Longanesi e immediatamente dopo sono arrivati gli editori stranieri. È stato il primo caso di un esordiente venduto all’estero prima di essere pubblicato. Io ero incredulo, mi chiedevo: ma è normale che sia così? Sono stato molto fortunato.
Inoltre si è creato un ottimo rapporto con la casa editrice, con l’agente, addirittura anche tra loro e la mia famiglia…
Molti hanno lamentato il fatto che il libro abbia avuto un lancio clamoroso. Ma perché? Invece di compiacersi del fatto che qualcosa nel mondo editoriale sta cambiando, se un editore è disposto a puntare così tanto su un esordiente italiano, ci si rammarica quasi di questo.

AB – Tu sei anche sceneggiatore. Dunque hai già, professionalmente, una certa consuetudine con la scrittura.
DC – Scrivo dall’età di 19 anni. Ho scritto molto per il teatro perché avevo una piccola compagnia teatrale in Puglia: producevo, cercavo gli sponsor, costruivo le scenografie insieme a mio padre, facevo veramente di tutto. Adesso non lo rifarei, anche perché era un mestiere rischiosissimo: bastava che un attore avesse l’influenza per mandare tutto all’aria, pagando spese incredibili. Ho fatto radio per tanti anni, ho scritto di tutto.

AB – Questo è il primo romanzo che scrivi o il primo pubblicato?
DC – Il primo pubblicato; il primo romanzo risale al 2000 e per fortuna non l’ho pubblicato perché non era maturo. Era un noir, ma completamente diverso. Sarebbe stato difficile, dopo un libro mediocre, fare un exploit come quello del Suggeritore.

AB - Temo piuttosto che potrai avere un altro problema. Dopo un simile exploit sarà difficile mantenere lo stesso livello con il secondo libro. Lo dico anche per scaramanzia, eh.
DC – Mi rendo conto perfettamente che non sarà facile. Lo sento molto come un banco di prova, perché è lì che si vedono le carte dello scrittore. Però ho mollato tante cose nella mia vita per dedicarmi ad altre che mi appassionavano di più. Tante volte sono ripartito da zero. Anche in questo caso, si tratta di “azzerare” mentalmente questa esperienza e ricominciare da capo…

AB – Ritroveremo la squadra del Suggeritore in un altro romanzo? Il finale si presta ad un seguito…
DC – Ma perché, non può finire così? Io non sono per i finali chiusi, la storia deve continuare anche oltre le pagine. Ci sono personaggi affascinanti proprio perché conservano intatto il loro mistero.
Ho imparato la lezione di Jeffery Deaver che non fa mai morire i cattivi, piuttosto muoiono i buoni. I suoi cattivi sono tutti rinchiusi in un carcere di massima sicurezza a Manhattan. Perché sono i cattivi che fanno la storia.

AB - Come ti sei documentato?
DC – Ho una formazione giuridica da penalista che è un po’ una vocazione familiare. Gli studi sono iniziati all’epoca dell’Università, con Criminologia e Scienza del comportamento. Il lavoro della tesi, che ho dato con uno dei periti del caso Chiatti (il “mostro di Foligno”), mi ha permesso di entrare in contatto con la cosiddetta “fascinazione del Male”. Io l’ho sperimentata con Chiatti: lui aveva un disturbo narcisistico della personalità e noi pendevano dalle sue labbra. Era pazzesco.
Per dimostrare quanto siamo attratti dal male faccio un gioco, durante le presentazioni: dico al pubblico che siamo tutti mostri, infatti ci ricordiamo i nomi dei carnefici ma non quelli delle vittime. E quando il pubblico mugugna chiedo: chi ricorda il nome del bambino ucciso nella strage di Erba? Nessuno risponde, di solito, ma tutti ricordano i nomi dei colpevoli, Rosa e Olindo.
Per quanto riguarda le persone scomparse, ho frequentato l’investigatore che da anni cerca Angela Celentano, la bambina scomparsa sul monte Faito. Quando un rapito torna a  casa c’è un momento di smarrimento da parte dei parenti, che si trovano davanti una persona irriconoscibile, magari traumatizzata, comunque segnata a vita. Dovranno fare i conti con questa nuova realtà. Nel libro ho voluto restituire questa realtà, il dolore che non si può capire, lo smarrimento, i non-sentimenti. È questo che accade in tutti i casi drammatici di cronaca.

AB – Che rapporto hai con la letteratura di genere? Oltre a scriverne, sei anche lettore?
DC – Sono un lettore onnivoro, ma ho una pessima memoria per nomi e titoli… Tra i miei preferiti ci sono sicuramente Claudel, Faber, Connelly, Deaver, Klavan, soprattutto i suoi romanzi più noti, Sedaris, L’ombra del vento di Zafon…

AB – In Italia si ripropone spesso una questione di lana caprina a proposito della letteratura di genere come letteratura tout court o letteratura di serie B. Anche se la risposta potrà sembrare scontata, tu da che parte stai?
DC – Io racconto storie. Non mi definisco neanche uno scrittore. Sulla copertina del libro c’è scritto “romanzo”, non thriller o altro. Io sono per la contaminazione dei generi. Credo che la cosa che ha funzionato nel Suggeritore sia stata proprio questa: pur avendo la struttura del thriller c’è tanta introspezione, ci sono degli argomenti. C’è un livello di sentimenti che in alcuni thriller rimane inesplorato. Da lettore sentivo questa mancanza di approfondimento.
Trovo la struttura del thriller molto efficace, per via del ritmo, della partitura quasi musicale. Il thriller si presta all’universalità. Credo si possano scrivere anche bellissime storie d’amore sotto forma di thriller, perché è un meccanismo che non tradisce mai.

AB – Che tipo di riscontro hai avuto dai lettori?
DC – Ho un buon rapporto con i lettori: ho una pagina su FaceBook, rispondo a tutti, anche se con grandissimo ritardo. Ho girato molto l’Italia perché credo nella promozione personale del libro. Non mi sono risparmiato. Anche se da lettore non so se sarei interessato a conoscere l’autore, forse preferirei che mantenesse una sorta di aura di mistero.

AB – Il premio Bancarella è arrivato a sorpresa, più o meno.
DC – Beh sì, c’erano delle voci in questo senso, ma ovviamente non era scontato. Anche per via del fatto che sono esordiente, non sapevo se volessero creare un precedente in questo senso. Io l’ho vissuto come un thriller: c’era tutta la casa editrice schierata, c’era anche mia mamma, io ero tesissimo. È stato il mio contrappasso…

AB – Quali progetti hai in cantiere?
DC – Iniziare a scrivere il secondo romanzo. Continuare a fare lo sceneggiatore, magari cambiando genere. E poi stiamo chiudendo l’accordo per il film tratto dal Suggeritore.

Donato Carrisi Story: 1. Il Suggeritore (2009)

il suggeritore[Era il lontano 2009 quando l'allora AngoloNero incontra per la prima volta Donato Carrisi. Era appena uscito Il Suggeritore e da queste parti era piaciuto molto. Adesso sto leggendo L'ipotesi del male: in attesa della recensione mi piace l'idea di riproporre la strada percorsa in 4 anni]

L’ho letto con la solita prevenzione che accompagna lo spettro del capolavoro. Perché è normale, se uno si crea delle attese sulla base di recensioni e pareri altrui, poi basta poco, pochissimo a deluderle.
E invece.
Il Suggeritore, opera prima di Donato Carrisi, è veramente buono. Ora, a essere onesti, l’ho letto in modo molto critico e ho cercato il pelo nell’uovo. E qualcosina qua e là l’ho trovata. Intanto l’ambientazione in un non-luogo, cioè un luogo indefinito (da qualche parte negli States?), che rende particolarmente facile il compito di non incappare in errori. Il romanzo si svolge in un luogo genericamente estero, con protagonisti sommariamente descritti (presumibilmente di razza bianca, e forse Mila è un’ispanica, ma non è certo), che hanno nozioni e svolgono procedure a volte strane – ma non sapendo esattamente dove ci troviamo, chi può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato? Ecco che l’apettativa di verità, di aderenza alla realtà, rimane sospesa a favore di una ben più plausibile verosimiglianza.
È vero poi che ci sono riferimenti a casi realmente accaduti. Quasi tutti, direi (solo la mia mancata conoscenza di tutto lo scibile sui Serial Killer mi impedisce di affermare che siano tutti casi veri). Ovviamente però il lavoro di Carrisi è stato quello di romanzarli e ricondurli a un’unica trama narrativa, con un gruppo di personaggi di riferimento. Ed è un lavoro ben confezionato. Il motto dell’autore potrebbe essere: non ho inventato niente, ma l’ho fatto bene.
Il racconto è serrato e pieno di twists and turns, come si conviene a un thriller di razza. Colpi di scena a volte inaspettati, a volte prevedibili, ma anche quando si capisce dove vuole andare a parare l’autore ci si chiede “come” riuscirà a farlo.
Le ultime duecento pagine si leggono di corsa. Io, per dire, mi sono fermata a leggerle in macchina, sotto un lampione, in meno di un’ora. Non volevo nemmeno perdere tempo a tornare a casa.
Visto che l’idea era quella di trovare i punti deboli di quello che unanimemente è stato accolto come la punta di diamante del thriller italiano, l’ultima obiezione (che spero si riveli una profezia errata) è che avendo messo dentro Il Suggeritore così tanto (in termini di fatti, notizie, drammi, sentimenti), mi sembra arduo riuscire a scrivere un secondo romanzo che sia (almeno) “tanto quanto” il primo. Il Suggeritore dovrebbe essere uno stand-alone. Ovviamente spero di sbagliarmi.

Certo è che dopo aver letto Il Suggeritore nessun altro thriller vi sembrerà all’altezza, almeno per un bel po’ di tempo.

ilmioesordio: concorso con pubblicazione in palio

ilmiolibroÈ partita la terza edizione di ilmioesordio, il concorso del sito ilmiolibro.it dedicato ai nuovi talenti della narrativa italiana.
La selezione delle opere è affidata a Scuola Holden, ma contribuiranno alla valutazione anche i lettori, che potranno leggere le opere in concorso ed esprimere un giudizio pubblicando una recensione.
Partner editoriale d’eccellenza l’editore Feltrinelli che premierà con la pubblicazione non solo il migliore romanzo o libro di racconti ma anche la migliore opera della sezione gialli.

Il concorso è diventato in breve tempo la più vasta iniziativa in Italia di raccolta e selezione di nuove opere letterarie, molte delle quali scritte da giovani autori. Il vincitore dello scorso anno, Francesco Fracassi, classe 1984, arriva in questi giorni in libreria con il suo Aumarais, pubblicato nella collana “i Narratori” di Feltrinelli: un raffinato romanzo giallo che fonde poesia e mistero.

Potranno partecipare all’edizione 2013 i romanzi, i gialli e i libri di racconti inediti inviati entro il 6 agosto attraverso il sito ilmiolibro.it
I vincitori saranno resi noti in autunno.

Scopri come partecipare

La città d’oro di Leonardo Gori (segnalazione)

la-citta-doroAvevo lasciato Leonardo Gori alle prese con il capitano dei Carabinieri Bruno Arcieri, che si muoveva in Toscana in un arco temporale piuttosto ampio (fino alla fine degli anni Sessanta). Lo ritrovo adesso con La città d’oro (Giunti 2013, anche in ebook), terzo romanzo con Niccolò Macchiavelli.
In un’intervista nel lontano 2009 alla domanda “Se non avessi inventato Bruno Arcieri, quale protagonista “seriale” ti sarebbe piaciuto creare?” la risposta era stata: “Il prossimo, a cui sto lavorando. E non dico di più, un po’ per scaramanzia, un po’ perché viviamo in tempi in cui gli incroci pericolosi sono spesso mal segnalati…”
Segno che la scaramanzia ha funzionato, penso. Già vincitore del premio Scerbanenco, del premio Fedeli e del premio Azzeccagarbugli, Leonardo Gori fa parte della ristretta cerchia di stimati scrittori che si cimenta con il giallo storico. Una soluzione letteraria complessa, perché richiede un attento studio di atmosfere, dettagli e ambientazioni.
In questo romanzo un emissario di Macchiavelli viaggia da Firenze a Siviglia fino al Nuovo Mondo sulle tracce di un libro fondamentale per risanare le sorti di Firenze, devastata da un morbo misterioso e incurabile. Ma il giovane Andrea non è solo in questa ricerca: sulle sue tracce si muovono (amici? nemici?) un Gigante irlandese e una giovane donna misteriosa. E chi è l’Inglese che Macchiavelli “ospita” nel palazzo della Signoria, trattenendolo contro la sua volontà?
Il Segretario (in questo romanzo particolarmente cupo e privo di scrupoli) rimane sullo sfondo, l’azione è lasciata soprattutto ad Andrea che, dopo un durissimo addestramento, abbandona la famiglia e rischia la vita per cercare “la città d’oro”. Un’utopia o una realtà?
Tradimenti, corruzione, passioni: gli ingredienti del grande feuilleton si mescolano alla storia e alla filosofia. Più che un giallo, un thriller avventuroso e ammaliante.

Sveltine di Inachis Io

sveltine Inachis IoSi va dalla passione per il cioccolato all’amore di una vita, dalle relazioni virtuali all’amore “rubato” (ma sarà poi davvero così?), dal tradimento al classico ménage a trois, dall’amore irrimediabilmente perduto al futuristico “social sex” del futuro… Brevi racconti di raffinato erotismo conditi spesso dal sentimento, o almeno dalla passione divorante.

Il misterioso autore si cela dietro lo pseudonimo di Inachis Io. Di lui sappiamo che è un uomo sposato (capito, donne?) con figli che nella vita lavora con le parole e per passione scrive racconti che pubblica (anche) sul sito Dire fare l’amore.

15 racconti che si leggono in un tempo brevissimo (quindici, dieci minuti, anche meno), pubblicati da Emma Books e disponibili solo in formato elettronico. Questo è il link per acquistarli su Amazon a un prezzo più che accessibile.

I titoli:

Il gioco
Sai tenere un segreto?
Il primo bottone
Passepartout
Cose che possono succedere alla tua vita sessuale in dieci minuti
Dopamina
Calibro 18
iSex
Finestra sul cortile
Strip poker
Adrenalina
Il reggiseno no
La venticinquesima ora
Quattro chiamate senza risposta
La scopata al contrario

“Morto e mangiato” e il ritorno di Jeeves

Cattura Morto e mangiatoSegnalo un’iniziativa a scopo benefico ideata da Paolo Franchini e Chiara Poli. Si tratta di Morto e mangiato, un’antologia di 100 storie zombie donate da altrettanti autori. Poche, semplici regole: scrivere una storia da 1800 caratteri (spazi compresi) nella quale gli zombie siano protagonisti e inviarla (insieme a biografia e liberatoria) entro il 2 novembre 2013 con la modalità indicata sul sito (alla voce Contatti).

Attenzione: se si arrivasse prima a 100 racconti, il termine verrebbe anticipato.

I guadagni saranno devoluti a A.I.S.EA Onlus e Associazione ST Onlus.

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Per una volta una buona notizia: Jeeves, il maggiordomo di Bertie Wooster nato dalla splendida penna di P.G. Wodehouse, che tante estati della mia vita ha accompagnato, tornerà nel primo sequel autorizzato a opera di Sebastian Faulks. Uscita prevista in UK, novembre 2013.

Nemmeno il tempo di sognare di Pierluigi Porazzi

Nemmeno il tempo di sognareQuando l’ispettore Cavani è uscito dall’ufficio, Erri appoggia la schiena alla poltrona e chiude gli occhi. Gli fa sempre un certo effetto, emettere un mandato di arresto. Sa che dietro a ogni persona c’è una famiglia, ci sono motivazioni, dolore, rabbia. Spesso quelli che finiscono in prigione sono gli anelli più deboli della società, quelli che non ce la fanno a vivere la miseria quotidiana, che si rifugiano nella droga o che cercano di fare una rapina in banca con un taglierino. I veri criminali, in Italia, non ci vanno mai, in galera. [pag. 36, Nemmeno il tempo di sognare, Marsilio 2013]

È in libreria il secondo romanzo di Pierluigi Porazzi, Nemmeno il tempo di sognare (disponibile anche in ebook). Squadra che vince non si cambia: stesso editore del primo romanzo, L’ombra del falco (buon successo di pubblico e critica e tradotto anche all’estero), stesso investigatore, Alex Nero.

La transessuale Barbie è stata uccisa e i sospetti ricadono sull’ultimo – e più assiduo – cliente, Stefano Sonnino. Ma Annalisa Sonnino è convinta dell’innocenza del fratello e contatta un vecchio compagno di scuola, Alex, per indagare più a fondo. Sonnino non era certo l’unico frequentatore di Barbie: altri nomi, ben più illustri, potevano avere interesse a tenere nascosta una relazione scottante. Ma la procura sconsiglia di guardare oltre e il giudice Erri Martello ha le mani legate. Chi meglio di Alex Nero, ex poliziotto che non ha più nulla da perdere, può indagare dove non è lecito cercare?

Pierluigi Porazzi è una cara persona e mi ha persino citata nei ringraziamenti finali. Ringrazio a mia volta, lieta di ritrovarlo in piena forma al banco di prova della seconda opera narrativa, e gli faccio qualche domanda.

pierluigi porazziAB -  Tra L’ombra del falcoNemmeno il tempo di sognare sono passati quasi tre anni. Cosa è cambiato nel frattempo?
PP – A livello personale, credo di essere cresciuto, anche come scrittore, dopo aver avuto la possibilità di lavorare con Marsilio per l’editing di L’ombra del falco.
Nella realtà che ci circonda è cambiato qualcosa in peggio: c’è sempre meno fiducia nel futuro, sempre più disperazione. Si respira un’atmosfera molto cupa, di grande incertezza e rabbia. E la conseguenza logica è un aumento esponenziale della violenza.

AB – A pagina 70 c’è un omaggio a Sebastian Fitzek (La terapia): come mai?
PP – Perché è un autore che ho scoperto da alcuni anni, un autore europeo, che amo molto e che dimostra come il thriller di qualità non sia solo prerogativa dei grandi scrittori anglosassoni.

AB – Bellissimo l’incontro tra Erri e Marika. Grazie per averci ricordato che ci si può innamorare anche dopo l’adolescenza. Ma grazie, eh :)
PP – Un po’ di ottimismo ci vuole, anche in un romanzo noir! ;-)
(Nota della blogger: questa può capirla solo chi ha letto il romanzo…)
Scherzi a parte, ritengo che ci si possa innamorare a qualunque età. Certo, la maturità dà più consapevolezza, o almeno dovrebbe, si conoscono di più la vita e il mondo, e il sentimento è condizionato dalle esperienze già vissute. È senz’altro un sentimento più profondo e sentito.

AB – Come ti sei trovato a lavorare con personaggi seriali? Alex Nero, Santoruvo, Erri Martello, persino Il Profeta…
PP – Sono personaggi a cui mi ero affezionato durante la stesura del primo romanzo, e che mi è piaciuto riportare in scena. Nel frattempo qualcosa è cambiato, per ognuno di loro, perché Nemmeno il tempo di sognare non è immediatamente successivo, come tempi, a L’ombra del falco. Scrivendo, mi sono trovato decisamente a mio agio, con i personaggi che tornano in questo nuovo romanzo.

AB – Le premesse da cui muove il romanzo non sono vere ma sono verosimili: non hai temuto di urtare la suscettibilità di qualcuno?
PP – No, perché, come giustamente scrivi, i fatti di cronaca portano alla luce situazioni e vicende che tutti sanno che esistono. Legami tra escort, trans e personaggi politici o di potere sono stati sulle prime pagine dei giornali molte volte, negli ultimi anni, ma non solo. Anche in passato si sono verificati casi analoghi. Poi, spesso, la realtà supera addirittura la fantasia: uno degli episodi che racconto nel romanzo riguarda un giudice che viene ricattato per le sue frequentazioni con una transessuale, e nella realtà è accaduto, dopo che avevo finito di scrivere il romanzo, un caso simile, solo che nella realtà questo giudice pare ricevesse le trans addirittura nel suo ufficio in tribunale, cosa che difficilmente un autore avrebbe osato scrivere, tanto sembra poco verosimile.

AB – Non posso non rimarcare l’incredibile rimescolamento di carte che rende implausibile ogni intuizione del lettore. Sai come succede quando leggi un giallo: già dal primo omicidio ti sforzi di leggere tra le righe e indovinare il nome dell’assassino. Ovviamente nel tuo romanzo è impossibile riuscirci. Tu, invece, come sei riuscito a creare questo meccanismo?
PP – In teoria dovrebbe essere possibile scoprire chi è l’assassino: come ne L’ombra del falco ho disseminato qualche piccolo indizio che potrebbe aiutare il lettore a scoprire la verità. Creare un meccanismo di questo tipo è una delle sfide più difficili, nella scrittura di romanzi gialli, ed è frutto di molto lavoro e fatica. Un lavoro che ritengo necessario, proprio per fare in modo che, alla fine, tutte le caselle del puzzle finiscano al loro posto.

AB – I moventi del crimine sono quelli tradizionali, i soldi e l’amore. Qua però sono declinati in terra friulana. Qual è la specificità di Udine come “città criminale”, oggi?
PP – Una specificità di Udine è il suo recente passato. Un passato di civiltà contadina, in cui una serie di valori era sentita in modo molto forte, in cui la criminalità quasi non esisteva. La società di questi anni è profondamente mutata, e Udine è diventata molto più simile alle altre città. Questo ha inevitabilmente creato un certo spaesamento; chi ha vissuto la vecchia realtà friulana non può non restare stupito di fronte a ciò che accade di recente. È di pochi giorni fa la notizia di un nuovo omicidio, che ha catalizzato l’attenzione dei mass media nazionali, la scorsa estate un altro duplice omicidio a Lignano. E la serie è destinata ad aumentare, perché sia la crisi, di cui tanto si parla, sia la mancanza di riferimenti per le nuove generazioni stanno portando miseria e infelicità. E rabbia. Rabbia che si traduce in violenza, contro se stessi o verso gli altri. La speranza è che venga compreso in tempo il rischio che tutti stiamo correndo.

Sperando di rivederci presto, ti ringrazio di cuore per la bellissima intervista!

Il sole illumina implacabile l’andirivieni di piccole esistenze, uomini e donne che si aggirano impazziti, inconsapevoli dell’inutilità delle loro vite, della piccolezza delle loro ambizioni. Ognuno con il suo buio dentro, ognuno con il proprio inferno.
Negli occhi che incrocia camminando, Alex Nero vede solo rabbia, frustrazione, rassegnazione. La crisi senza fine degli ultimi anni ha colpito tutti. È iniziata con l’euro e l’ingresso in Europa, che ha dimezzato tutti gli stipendi. Poi la crisi finanziaria, una crisi di numeri, che ha eroso conti in banca e certezze. I disoccupati aumentano ogni giorno, e nessuna famiglia riesce a farsi bastare più nemmeno due stipendi. Se continua così, pensa Alex, ci sarà una rivoluzione. I banchieri e i potenti che sono seduti nelle stanze dei bottoni non capiscono che la miseria crea disperazione, e quando la gente è disperata e non ha più qualcosa da perdere, diventa pericolosa. [pag. 192, Nemmeno il tempo di sognare, Marsilio 2013]

Nessuno è indispensabile di Peppe Fiore

nessuno indispensabile fiore[...] Il momento successivo, l’attesa della risposta del pubblico, era quello che temeva di più. E la risposta fu lapidaria: dieci secondi di silenzio. Dieci secondi, alla fine di quel discorso, pesavano trent’anni. Trent’anni di lotte, di manifestazioni della Cgil a braccetto coi compagni della sezione Majakovsij di Borgata Finocchio, picchetti, campeggi a Caorso, notti di attacchinaggio, rincasate all’alba con la moglie che urla perché puzzi di colla e sporchi le lenzuola, e abbassa la voce che svegli i ragazzini, e vattene fuori di casa, e dormi in macchina, e le risate in sezione il giorno dopo, e Guccini, e Rino Gaetano, e Stefano Rosso, «che bello | due amici una chitarra e uno spinello», e le occupazioni di Pietralata per fare il centro sociale, e le ronde, e il cineforum, e il presidio sotto al ministero, e i gruppi di recupero dall’eroina, e i funerali di quelli che invece c’erano rimasti sotto, la sensazione di essere gli unici sopravvissuti della Storia, ma la vita continua, e allora le foto delle ferie a Cuba col sigaro in bocca e il ciuccio e il bambino emaciato, davanti al murales di Fidel Castro, e insomma tutto quell’armamentario di comunismo elementare e borgataro che per trent’anni aveva tenuto insieme migliaia di Arturo Melogna in tutto il mondo, e che infatti quel martedì mattina si confermava finito per sempre, senza nessuna speranza di remissione. Così. Dieci glaciali, interminabili secondi in cui il sindacalista della Montefoschi fissò ad uno ad uno i dodici spettatori mentre i dodici spettatori fissavano lui.

Dal romanzo surreale Nessuno è indispensabile (anche in ebook) di Peppe Fiore, Einaudi 2012. Scheda sul sito dell’editore.

Un’inspiegabile catena di suicidi sta falcidiando i dipendenti della Montefoschi, fiorente azienda casearia laziale. L’indolente ricerca di motivazioni fa emergere il ritratto di una generazione fallita, sola e corrotta. Non si salva nessuno, perché nessuno è – appunto – indispensabile. Il che spiega molto di ciò che sta accadendo in questi giorni ai piani alti. Letto con una certa mestizia, consigliabile, per lo più.

Premio Tedeschi e Premio GialloStresa

bandi e concorsiAncora due segnalazioni per chi ha un romanzo o un racconto nel cassetto. Segnalazioni valide perché – come è giusto che sia – non è richiesto alcun contributo per partecipare. Attenzione alle scadenze e… in bocca al lupo!

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Il Giallo Mondadori bandisce il premio Alberto Tedeschi, edizione 2013, per il miglior romanzo giallo italiano inedito.
Sono ammesse solo le opere in lingua italiana, inedite, mai pubblicate neppure parzialmente. I romanzi dovranno avere una lunghezza minima di 200 cartelle dattiloscritte e una massima di 250 [...] e dovranno essere inviati al seguente indirizzo:

PREMIO ALBERTO TEDESCHI 2013
c/o IL GIALLO MONDADORI
20090 SEGRATE (MILANO)

entro e non oltre il 30 aprile 2013. Vale la data del timbro postale.

Per partecipare è indispensabile ritagliare e allegare al dattiloscritto copia in originale del Certificato di Partecipazione (CdP) che si trova nelle ultime pagine di ogni fascicolo del Giallo Mondadori.

Bando completo qui.

PREMIO GIALLOSTRESA 2013 – seconda edizione
Il festival letterario “Stresa, un aperitivo con…”, insieme alla Città di Stresa, all’Associazione Turistica Pro Loco, al Distretto dei Laghi e alla Provincia Verbano Cusio Ossola organizza in collaborazione con la Eclissi Editrice-Milano la seconda edizione del concorso letterario GIALLOSTRESA per racconti inediti di genere giallo ambientati sulla sponda piemontese del lago Maggiore e nelle località adiacenti agli altri laghi del Verbano Cusio Ossola, redatti in lingua italiana.
Il premio è aperto a tutti i maggiori di 18 anni. La lunghezza dei racconti deve essere tra le 15.000 e le 30.000 battute, spazi compresi. Ogni autore può partecipare con un massimo di tre elaborati. I racconti devono essere inviati in busta chiusa e in 7 copie ciascuno, al seguente indirizzo:

Concorso Giallostresa
c/o IAT – Ufficio Turistico “Città di Stresa”
Piazza Marconi, 16 28838 Stresa (VB)

e dovranno pervenire entro e non oltre il 24 maggio 2013. Una copia dovrà essere inviata per e-mail a giallostresa@gmail.com
Bando completo qui.