La Debicke e… La diabolica setta

Mario Leoncini e Fabio Lotti
La diabolica setta di Caissa. Scacchi e sesso
Prisma, 2006

Dopo Partita a scacchi con il morto e Chi ha ucciso il campione del mondo? Scacchi e crimine, tornano i maestri (di scacchi) Fabio Lotti e Mario Leoncini con un nuovo libro che mischia, con intelligenza e senso dell’humour, scrittura, creatività e ricerca.
Si parte dalla terza avventura del commissario Marco Tanzini di Siena, coadiuvato dal suo vice, il pingue Manganelli e male accudito ohimé (rivolta domestica?) dalla sua governante Giulia. Stavolta Fabio Lotti ci regala una storia un po’ particolare, anzi molto particolare, una godibile parodia del giallo del momento, basato solo su una marea di indizi, l’ossessivo intervento della scientifica, e gratificato dalla presenza del sesso a ogni costo e dall’affacciarsi sullo scenario della storia di sette più o meno sataniche. La cronaca narra che a Rosia, un piccolo paese vicino a Siena, Assunta, la bidella trova il Preside della scuola Media nel suo ufficio con il cranio sfondato da un cavallo di marmo. La bidella era stata convocata in presidenza da una strana telefonata mentre in sala professori si teneva l’assemblea o riunione del consiglio, in assenza del Capo dell’Istituto che era rimasto rintanato nel sua stanza. L’arma del delitto è un pesante cavallo di marmo posto sulla scrivania, sbattuto più volte sul cranio del dirigente scolastico. E l’assassino o gli assassini si sono sbizzarriti a cucirgli gli occhi con un filo rosso di seta. Perché direte? L’assassino/i avevano lasciato anche, appoggiata sul tavolo, una scacchiera con al centro la regina Bianca, per terra un orecchino d’oro con, come pendente, un satiro che suona il piffero. E sul pavimento sporco di sangue risaltavano le impronte di scarpe di diversa misura: una il 48, l’altra il 33. Come mai? I possibili indiziati del delitto sono i tre insegnanti che, durante l’assemblea, si sono alzati per andare in bagno, passando per il corridoio dove si trova la presidenza, più o meno nel momento dell’omicidio. Tanzini passa la palla ai tecnici della scientifica e aspetta lumi per muoversi. Il giorno dopo però anche il professor Bafio Tolti, che per primo si era precipitato sul luogo del delitto, mentre corre in macchina a Siena per incontrare il commissario, dopo avergli telefonato di aver ricordato di qualcosa di interessante, muore in uno strano incidente stradale. Cattivo funzionamento dei freni? La faccenda si complica. Cosa voleva dire Tolti? Non resta che interrogare i tre indiziati. Le voci pettegole riferiscono a Manganelli che il preside aveva tendenze ambigue, insomma si comportava da gallo ma anche da gallina. Torniamo agli indiziati: la professoressa concupita dal preside, ma che gli aveva detto di no, ha anche il vizietto della cleptomania; la seconda professoressa, la procace rossa che si era congiunta carnalmente con il defunto, è una vera ninfomane e il terzo sospetto, il professorino di lettere, è gay: la gelosia gli avrebbe dato motivo di uccidere, ma negava tutto. Insomma per ognuno di loro una marea di circostanze, ma nessuna certezza e la scoperta che intorno al delitto potrebbe ruotare la fanatica setta degli adoratori di Caissa i cui adepti portano un marchio indelebile, una piccola scacchiera con un diavolo nero al centro – simile a quella rivenuta accanto al cadavere – tatuata, a mo’ di stigmate, in una parte intima (sul pene insomma). Scenario qualche volta cupo, quasi gotico, ma con personaggi di disarmante attualità L’ironico commissario Tanzini sempre in baruffa con il suo braccio destro Manganelli, stupido ma non troppo, che formano una ‘squadra’ tutta da scoprire, questa volta resa più stuzzicante da alcune scene ‘hard’; la fauna scacchistica del Cral del Monte dei Paschi di Siena; il gentil sesso all’arrembaggio, sempre disponibile per l’adescamento e la trucida infilata. Poi, se questo non bastasse, c’è anche un intervento in diretta dell’autore, coinvolto in un godibile gioco di specchi che lo vede impegnato in più ruoli, richiamato all’ordine dal commissario che, in un botta e risposta, difende la sua scelta di essere ricorso ad un linguaggio più sboccato e a scene di sesso. Un caravanserraglio di grande vivacità e presa emotiva fino ad arrivare a un inimmaginabile finale.
Nella seconda parte Mario Leoncini, vicepresidente della federazione scacchistica italiana (che ha curato anche negli altri due libri in materia la parte della ricerca storica sugli scacchi al femminile), parte dalle tenebre del basso Medioevo. E spaziando dall’universo arabo, più in particolare in Mille e una notte una schiava brava giocatrice viene pagata diecimila denari, si arriva in Europa dove sulla scacchiera fa la sua comparsa la Regina al posto del Visir. Gioco soprattutto di corte citato nel Decamerone, nelle leggende su Tristano e Isotta, Lancillotto e Ginevra, prese forma nei secoli anche come una specie di rappresentazione di amor cortese e servi a Giovanna II di Napoli per portarsi a letto Sergianni Caracciolo. Ritroviamo l’amore e gli scacchi nei dipinti d’epoca, in seguito al cinema, con i grandi protagonisti del novecento e il fenomeno delle sorelle Polgar. Ci furono i campionati femminili. Insomma Leoncini fa di tutto per arrivare a spiegare meglio il connubio scacchi-sesso. E nella parte che tratta con dovizia di causa di Scacchi ed erotismo, voglio evidenziare in particolare il capitolo che parla di Giochi erotici, dotato anche di una esplicita serie di fotografie. Capitolo che presenta una vera chicca dedicata ai raffinati appassionati, gli Erotic Chess Set: trentadue pezzi che si rifanno ad alcune posizioni del kamasutra. Questi set, prodotti artigianalmente in Inghilterra, sono di gran pregio ma di costo “elevatuccio” (vanno dai duecento ai quindicimila euro secondo i materiali, addirittura ci sono anche in oro che pesano fino a 12 chili), ma i collezionisti dovrebbero provvedere lo stesso (dimenticavo, il libro cita anche gli indirizzi dei produttori). Un acuto divertissement offerto ai lettori del libro, per metà thriller e per il resto saporosa antologia da Mario Leoncini, elegante studioso della cultura scacchistica e profondo conoscitore dello scacchismo femminile. Non perdetevelo. Approfittatene.

La Debicke e… Il secondo cavaliere

Alex Beer
Il secondo cavaliere
Edizioni e/o, 2018

Ambientato in una Vienna dissanguata, impoverita e in mano alla borsa nera dopo la drammatica sconfitta subita nella Prima guerra mondiale, Il secondo cavaliere è allo stesso tempo un bel romanzo storico e un buon thriller. La copertina del romanzo di esordio di Alex Beer, pubblicato in Italia da e/o, raffigura una bella e suasiva foto d’epoca del Café Central di Vienna, il famosissimo locale aperto nel 1876 nel cuore del Primo Distretto, fra Santo Stefano e il Rathaus, che fu per anni il principale luogo di incontro di letterati e artisti. E non solo: fra i suoi più celebri clienti si annoverano anche Trotsky, Lenin, Freud e un giovane Hitler avviato verso il suo diabolico futuro. Il romanzo di Alex Beer comincia nel tardo autunno del 1919. Siamo a pochi mesi dalla fine della Prima Guerra Mondiale, la pace di Versailles ha sancito la fine dell’Impero austro-ungarico e la proclamazione della Repubblica Socialdemocratica. La grande Vienna, la gloriosa ex capitale di un millenario impero, è affamata e in rovina. Una grande città, invasa da migliaia di senzatetto, da reduci che riparano in caritatevoli e fatiscenti sistemazioni, da orfani, da vedove che non sanno come sfamare la famiglia e da donne costrette a prostituirsi per sopravvivere. Una città ancora dominata del secondo Cavaliere dell’Apocalisse, apportatore di Guerra, ma in cui si prepara a giungere anche il terzo, quello della Carestia: allignano miseria, fame, freddo, rabbia sociale, mentre la popolazione, priva di casa, cibo, legna, carbone, medicine, cova grande frustrazione per la disfatta e il crollo dell’Impero austro-ungarico. Tutti vorrebbero andarsene. Emigrare è un sogno, meglio se in Sud America, mentre i trafficanti che vendono alla borsa nera generi di prima necessità si arricchiscono immensamente. E nel 1919, durante quei primi frenetici e slegati mesi della neonata Repubblica democratica austriaca, il Café Central è uno dei pochi posti dove si serve ancora del vero caffè. Ma nella città in miseria, in quel gelido e disperato autunno del dopoguerra, solo la casta privilegiata dei nuovi ricchi può permettersi di sedere ai suoi tavoli. Nuovi ricchi come Veit Kolja, il re della borsa nera. La polizia cerca di incastrarlo, il nuovo governo socialdemocratico chiede lo smantellamento del fiorente mercato clandestino che vende di tutto, dai vini alle medicine, ma Kolja è troppo astuto per farsi prendere con le mani nel sacco.

Il romanzo si apre con l’omicidio di un reduce della Prima guerra mondiale, Dietrich Jost: l’assassino gli ha sparato alla testa in un bosco alla periferia della città cercando di farlo apparire un suicidio. A indagare sul fatto viene inviato l’ispettore di polizia August Emmerich che con il giovane Winter, assistente alle prime armi, stava pedinando un borsanerista. Emmerich, che non lavora alla sezione Omicidi ma vorrebbe riuscire a farne parte, è cresciuto in un orfanotrofio: mentre pedina Kolja scoprirà che era un suo vecchio amico d’infanzia. Emmerich ha combattuto nelle trincee, ha una gamba martoriata da una scheggia di granata che lo costringe a cercare sollievo nelle compresse di eroina. Ha una compagna, Luise, che ama teneramente e vive con lei e i figli, ma il destino vorrà altrimenti…

August Emmerich spera di risolvere il caso di Jost. La guerra aveva fatto di lui un handicappato, cosa che non quadra con il suicidio e invece fa pensare a un omicidio. E un secondo successivo strano suicidio, seguito da un terzo, lo allarmano, perché scoprirà che i tre uomini facevano parte della stessa compagnia, sotto accusa per essersi macchiata di atroci delitti contro i civili durante la guerra. Ma rimestare nel torbido è molto pericoloso, tanto che intestardirsi a mandare avanti l’indagine, anche a costo della propria reputazione, finirà con il costringerlo ad agire da fuggiasco. Solo con l’ appoggio del borsanerista Kolja e del giovane Winter potrà affrontare la mano armata dell’assassino e, a costo della vita, finire per scoprire la verità.

Vienna è la degna cornice del romanzo: con i suoi meravigliosi boschi intorno, depredati da chi tagliava legna per riscaldarsi, con i suoi locali storici, le sue zone malfamate, gli ospedali, la Fortezza, l’enorme sotterraneo con il segretissimo quartier generale della borsa nera, le grandi sale dell’Hofburg, dove la vita continuava come prima ma solo per pochi. Dove vesti di lusso e abiti da sera si contrapponevano scandalosamente a migliaia di uomini, donne e bambini affamati e denutriti, ogni giorno in cerca di cibo per sopravvivere, stremati dalla malattia, dall’inedia, dal freddo, dalla tubercolosi e dall’alcolismo.

Quando il destino lo priverà di tutto, August Emmerich troverà asilo per qualche giorno in casa di Winter, nell’immensa residenza nobiliare con tante, troppe stanze ormai vuote e invase dal gelo, salvo un piccolo appartamento del palazzo, dove si è rifugiata la nonna di Winter, unica sopravvissuta della famiglia all’epidemia di spagnola. Una vecchia signora di altri tempi, tipica rappresentante della Finis Austriae che tenta di resistere alla fine del suo mondo, del suo imperatore, della sua ricchezza e dei suoi privilegi. A simbolo del nuovo secolo che avanza, l’autrice sceglie invece il Modernismo viennese, rappresentato dal “palazzo senza sopracciglia” di Adolf Loos, nella Michaelerplatz, odiato da Francesco Giuseppe, ma tuttora privilegiata meta dei conoscitori della grande architettura novecentesca.

In attesa di nuove avventure di August Emmerich, grazie ad Alex Beer per l’attenta e fedelissima passeggiata storica (densa di luoghi e fatti) con gli inediti particolari economici, sociali e di costume che ricostruiscono la durissima fase del dopoguerra della Prima Guerra Mondiale vissuto dei viennesi, innocenti vittime di una sconfitta e della caduta di un mito, quello della potenza imperial-regia su cui il mondo austriaco si era retto per secoli.

Alex Beer è lo pseudonimo di Daniela Larcher, nata a Bregenz, in Austria, nel 1977. Ha studiato archeologia a Vienna, dove vive. Il secondo cavaliere è il suo primo romanzo: bestseller in Austria e Germania con Penguin-Random House, è in corso di traduzione in dieci lingue tra cui l’inglese con Europa Editions.

1968. L’autunno di Praga (Le brevi di Valerio 228)

Demetrio Volcic
1968. L’autunno di Praga
Sellerio, 2018 (prima edizione 2008)
Storia

Cecoslovacchia. 1967-1969. Il 1968 fu un anno cruciale in molti contesti sociali e geopolitici. A esempio, nel pieno della contestazione universitaria (soprattutto contro la guerra in Vietnam), negli USA di Nixon furono uccisi Martin Luther King e Robert Kennedy. Nel blocco sovietico (dopo quanto accaduto nel 1956 in Ungheria) il 5 gennaio fu eletto Alexander Dubček segretario del Partito Comunista e furono quindici mesi sconvolgenti fino all’invasione del 20 agosto da parte delle truppe dei 5 paesi del Patto di Varsavia, al suicidio di Jan Palach il 16 gennaio 1969, alle dimissioni di Dubček il 19 aprile successivo.
Il giornalista RAI Demetrio Volcic (1931) era lì, entrato fortunosamente da Belgrado il 31 dicembre 1967 e raccontò tutto in diretta, per poi tornarci sopra decenni dopo con questo bel libro, 1968. L’autunno di Praga: antefatti, euforie, ammonimenti, ambiguità, dubbi, fiammate, repressioni, esili in un grande paese, oggi diviso.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Come una famiglia

Giampaolo Simi
Come una famiglia
Sellerio, 2018

È passato qualche anno dall’estate in cui Dario Corbo, giornalista, aveva ricevuto l’incarico di scrivere un libro per scandagliare i lati nascosti dell’efferato omicidio di Irene Calamai, avvenuto sulle colline della Versilia ventitré anni prima (nel 1993), per il quale era stata accusata e condannata a venticinque anni di prigione la bella ventenne Nora, figlia del celebre scultore inglese Thomas Beckford. E proprio lui, allora giovane redattore di nera per la redazione viareggina, era stato il più accanito colpevolista. Ma quando la Beckford era stata rilasciata per buona condotta, Dario Corbo, con l’aiuto e la complicità di una grintosa piemme dai capelli rossi, era riuscito a ricostruire quella lontana storia sotto un diversa ottica.

Oggi, ormai cinquantenne, divorziato da Giulia, trasferito da Roma in Versilia, abita in una comoda dépendance, attrezzata a casa e studio, della Scuda, la splendida antica villa fortilizio dei Beckford che ospita anche la mostra permanente del grande scultore inglese, e lavora come addetto stampa per la Fondazione che Nora Beckford ha dedicato al padre. Posizione che gli consente di vivere agiatamente e passare cospicui alimenti alla ex moglie e al figlio Luca. Luca, quasi diciottenne, gioca per il Rivadarno, lega Pro, società crogiolo di talenti, ha grandi doti per divenire un ottimo difensore e vorrebbe diventare un calciatore professionista. Sarà per lui che i suoi genitori, Dario e Giulia, si ritroveranno fianco a fianco in tribuna, pronti ad applaudire la vittoria della sua squadra nella Viareggio Cup e il brillante avvenire agonistico che si prospetta al ragazzo.

Ma, la mattina dopo, una nuvola nera cala a offuscare quello che doveva essere un giorno di gran festa, il diciottesimo compleanno di Luca. Dario Corbo viene convocato d’urgenza nell’albergo che ospita il Rivadarno: la polizia sta perquisendo la camera di suo figlio. La notte prima, al Pronto Soccorso, una ragazza ha dichiarato che un calciatore in libera uscita con i compagni, incontrato in discoteca, l’aveva invitata sulla spiaggia per poi stuprarla e picchiarla selvaggiamente. Quel calciatore è, sarebbe, Luca Corbo.
Basta una telefonata per cambiare la vita e il destino di una persona? Forse sì, perché sarà proprio quella telefonata a coinvolgere Dario, Luca e sua madre in un tragico romanzo noir. Una storia sofferta e articolata, che si rifà senza sconti a certa realtà della vita di tutti i giorni nel mondo del calcio giovanile. Una storia scarna, ma precisa nei dettagli, nelle emozioni e nelle reazioni umane che, mentre la tensione aumenta a ogni pagina, riesce a far percepire al lettore le stesse sensazione provate e vissute dai personaggi.

Dario dovrà cercare di capire se quello che ha sempre visto in suo figlio sia giusto o sia invece una facciata che cela brutte verità. Luca nega con forza, ma per Corbo le accuse contro suo figlio, oltre ad assumere il penoso carico di un’altra casella fuori posto nella sua vita, e quindi il suo possibile fallimento come padre, lo mettono subito di fronte al delicato interrogativo di quanta fiducia sia giusto concedere senza lasciarsi accecare dall’amore. Tutto sembra contro Luca, e Dario, anche se non crede che suo figlio abbia potuto trasformarsi in una belva, è sicuro che il ragazzo non dica tutta la verità. Dovrà usare ogni mezzo per andare fino in fondo e salvarlo.

Un libro giustamente severo nel denunciare, senza mezzi termini, le illusioni e le tante promesse spesso gestite da procuratori senza scrupoli che gravitano intorno al dorato mondo del calcio professionistico. Un eldorado dove troppo spesso lupi senza scrupoli vendono sogni, con false promesse e colossali imbrogli. Ma anche un romanzo che descrive senza peli sulla lingua un universo di ragazzi che non esitano a vendere se stessi per una pur risicata gloria, a tradire gli amici, fregandosene altamente dei valori etici e morali. E dove purtroppo tutti gli attuali miti della vita moderna, cellulari, video, web, senza parlare dell’invasione di scandali sul social e i media, servono a diffondere le cosiddette fake news infamanti, create per eliminare dal gioco ogni presunto rivale. Dove la diffusione di una notizia è inarrestabile, e dove i titoli più ambigui sono quelli che tirano e incassano di più. Una sporca faccia di quello stesso mondo che gravita intorno al pallone con le sue milionarie dinamiche legate agli interessi che lo fanno marciare.

Il personaggio di Dario Corbo è diventato più intenso e toccante, saranno gli anni che passano, la cinquantina si sente?, ma ostenta sempre, su impulso dell’autore, la sottile vena ironica che, nonostante i momenti di dubbio e smarrimento in cui mette tutto in discussione, gli ha permesso di districarsi nella vita, facendo fronte alle difficoltà e superando diversi ostacoli. Il suo rapporto di profondo amore con il figlio, che teme di aver trascurato e se ne rimprovera, lo penalizza. Vorrebbe riuscire a guidarlo, a instradarlo, ma Luca incarna il tipico ragazzo che si affaccia al futuro sotto l’influenza degli scintillanti miti della attuale società.

Il bel personaggio di Nora Beckford (a conti fatti Come una famiglia è un romanzo corale) fa grandi passi nel suo percorso di personale riabilitazione, riuscendo finalmente a riempire certi spazi emotivi rimasti troppo a lungo vuoti.

Scritto sotto forma di diario indirizzato al figlio Luca, con la voce narrante di Dario Corbo, Giampaolo Simi in Come una famiglia ci coinvolge, incalzandoci emotivamente con la trama, dalla prima all’ultima pagina. E lo fa senza bisogno di effetti speciali o colpi di scena, ma grazie alla bruma dell’atmosfera invernale con la quale avvolge i fatti, ambientati in quella sabbiosa striscia toscana che corre tra il mare e le Apuane: un’atmosfera cupa, ma piena di suggestioni e di immagini che trasforma la Versilia in uno splendido palcoscenico per le sue storie.

Senti la sua paura (Le gialle di Valerio 170)

Peter Swanson
Senti la sua paura
Einaudi, 2018 (orig. 2017, Her Every Fear)
Traduzione di Letizia Sacchini
Noir

Boston. Primavera. La giovane Katherine Kate Priddy è originaria di Braintree nell’Essex e arriva da Londra, per la prima volta negli Stati Uniti. Ha scambiato per sei mesi il suo trilocale con il bell’appartamento (con vista sulla città e sul fiume Charles) del cugino Corbin Harriman Dell, si è iscritta a un corso di grafica digitale. Fin da piccola soffriva di disturbi d’ansia e ora vuole tentare di cambiare aria dopo quanto le è successo qualche anno prima: il rischio di morire per mano del fidanzato, due giorni chiusa nell’armadio, la paura che ancora la pervade, niente più sesso, le frequenti crisi di panico, mantenendo sempre a portata di mano pillole di benzodiazepine. Proprio nel cuore della notte del suo arrivo, viene uccisa in casa la vicina di pianerottolo, Audrey Marshall, bionda e fragile. La polizia dice e spiega poco ma la scena del crimine doveva essere molto sanguinolenta e cruenta, la detective Roberta James chiede di dare un’occhiata anche da lei. In giardino incontra un ragazzo ebreo magro con lineamenti strampalati, un volto bello e triste, Alan Cherney, lui osservava spesso dalla finestra la vita casalinga della vittima, era divenuta quasi una mania, forse innamoramento (specie dopo che si era lasciato con Quinn). Andando a fare spesa il giorno dopo Kate s’imbatte in un ragazzo dai capelli rossicci, Jack Ludovico, lui era amico e invaghito della vittima. E lei inizia a disegnare schizzi di tutti quelli che incontra, i suoi quaderni sono sempre stati pieni di ritratti abbozzati. Entrambi i giovani hanno alluso a una qualche relazione di Audrey col cugino, più o meno segreta, a Kate cominciano ad accadere cose strane (disegni leggermente cambiati, chiavi e oggetti spostati, bagno visitato), c’è di che aver paura.

Il bravo scrittore americano Peter Swanson (Concord, Massachusetts, 1968) ha forse due costanti finora: Old e New England, vari protagonisti a incastro. Questa volta narra in terza persona sui vari protagonisti (tutti tra i 25 e i 30 anni), via via che si dipanano e intrecciano le loro storie: Kate, Alan, Corbin, Jake. Hanno alle spalle intense dinamiche emotive ed episodi noir, scavando indietro emergono anche legami insospettabili e omicidi mai risolti. La struttura è convincente ma capita pure che annoi un poco: i singoli diversi punti di vista trattano storie non egualmente torbide e violente, sempre paurose ma distanti, nel tempo, nello spazio e nelle emozioni; taluno è immerso nel terrore, tal altro teme per altri o gode per il timore altrui. In realtà, il caso si risolve in soli quattro giorni, pur se cronache e ambientazioni fanno riferimento a vicende del passato in giro per colleges e cottages, birre e caffè di Inghilterra e Massachusetts. Qualcosa c’entrano il regista newyorkese Stanley Kubrick (1928-1999) e alcuni suoi capolavori: Odissea nello spazio (1968), Arancia meccanica (1971), Shining (1980). Grandi quantità di vino bianco e rosso, più a casa che in giro, senza distinzione di odori, sapori, gusti, abbinamenti. La musica giusta per riprovare a fare l’amore è il buon solido datato jazz, e soprattutto una delle infinite versioni musical di Bewitched, Bothered and Bewildered (1940). Però, quando il gioco si fa duro, i cattivi, non a caso, si sparano a tutto volume Brotherhood dei New Order.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Friend Request

Laura Marshall
Friend request – Richiesta d’amicizia
PIEMME, 2018

L’incipit di questo thriller noir “bullistico” psicologico, ispirato a un cold case realmente accaduto, recita: «L’email piomba nella mia casella di posta come un ordigno inesploso: “Maria Weston vuole stringere amicizia con te su Facebook”. A una prima occhiata non noto l’ultimo pezzo della frase e leggo soltanto: “Maria Weston vuole stringere amicizia con te”. L’istinto mi fa chiudere il portatile di scatto». La voce narrante è Louise Williams, quarantenne divorziata con un figlio di quattro anni. E quel messaggio: “Maria Weston vuole stringere amicizia con te…” per lei è uno choc. Perché per lei, e per tutti, Maria Weston è morta annegata da più di venticinque anni e Louise è ancora attanagliata dai sensi di colpa, perché allora Maria Weston voleva diventare sua amica, e lei l’ha illusa e poi delusa profondamente.
Era il 1989 quando Louise, adolescente figlia unica e complessata, aveva visto per la prima volta Maria Weston, la “nuova”, che era misteriosamente arrivata in città per frequentare il liceo. Maria sembrava completamente diversa dalle altre ragazze che conosceva, e cioè Sophie e la sua banda, belle, pimpanti e popolari. Louise avrebbe fatto di tutto per entrare in quel gruppo di “eletti”, ma Sophie le riservava solo umiliazioni, insicurezze e cattiverie, per tenerla sulla corda. Poi era arrivata Maria. Maria era simpatica e autentica. Divertente. Sincera. In due giorni, lei e Louise erano sulla buona strada per diventare amiche. Maria e la sua ribellione facevano vacillare l’universo di Louise, fatto di sottomissione e voglia di emulazione. Infine era intervenuta la contorta realtà del liceo, con i meschini giochi di potere e la crudele voglia di prevalere. Giravano brutte voci sul trasferimento di Maria alla sua nuova scuola e, naturalmente, i compagni erano felici di esagerare e spettegolare. Sophie aveva cominciato a corteggiare la pecorella smarrita per riportarla sotto le sue grinfie. E Louise, temendo di ritrovarsi emarginata, aveva voltato le spalle a Maria. Nel 2016, quando Louise riceve il messaggio che Maria Weston vuole diventare sua amica su Facebook, è scioccata e spaventata. Ḕ come se un fantasma comparisse all’improvviso sui social network! Quella richiesta fa tornare brutalmente a galla ricordi dimenticati, sepolti da tempo: crudeli scelte e oscuri segreti. Legati alla notte della sua scomparsa, a un’azione che ha condizionato la sua vita e che forse oggi potrebbe cambiarla per sempre. Neppure lei può immaginare quanto. Louise ha sempre saputo che, se la verità mai fosse venuta fuori, avrebbe rischiato di perdere tutto. Il lavoro. Suo figlio. E ora l’improvvisa agghiacciante comparsa di Maria minaccia la sua tranquillità e la sua vita, la costringe a riprendere contatto con tutti coloro con i quali aveva rotto i legami e a partecipare alla rimpatriata organizzata su Facebook degli amici di allora.
L’età non ha eliminato le cicatrici lasciate da quegli anni dell’adolescenza. E per le ragazze più insicure, oggi quarantenni e magari realizzate, basterà quella rimpatriata a far risorgere tutti i dubbi su se stesse, sul proprio aspetto e sul proprio valore. Poco importa che abbiano costruito mondi e superato gli ostacoli, la sola idea di ritrovarsi in una stanza con i compagni del liceo provoca in loro un’indescrivibile ansia. Il lontano segreto che condividono non fa che fomentare le loro paure. E, nel tentativo di ricostruire esattamente cosa sia successo quella notte, Louise scoprirà che nella storia c’è molto di peggio e di più di quanto abbia mai saputo.
La psicologia dei personaggi e ogni particolare, che emerge nelle pagine che scorrono, ci porta pian piano a immaginare cosa sia veramente successo tanti anni prima e cosa abbia innescato tutto. Una trama con pochi, ma risolutivi colpi di scena che ci condurranno a scoprire l’orrenda verità. E un romanzo molto attuale che, dopo aver descritto con efficacia il dramma del bullismo tra adolescenti, causa iniziale e scatenante del dramma, affronta con coraggio anche il tema del dilagare spesso pericolosamente invadente dei social media o cyberbullismo…

Laura Marshall è cresciuta nel Wiltshire e ha studiato inglese all’Università del Sussex. Nel 2016, il suo primo romanzo, Friend Request, è stato candidato al Bath Novel Award e ha partecipato al Lucy Cavendish Fiction Prize e a luglio 2017, aveva venduto nel Regno Unito più di 300.000 copie. I suoi diritti sono stati ceduti a diversi paesi tra cui Stati Uniti, Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi.

La ricchezza nascosta delle nazioni (Le brevi di Valerio 227)

Gabriel Zucman
La ricchezza nascosta delle nazioni. Indagine sui paradisi fiscali
Add, 2017 (orig. francese 2013; ed. americana rivista e aggiornata, 2015)
Traduzione di Silvia Manzio
Geopolitica

Isole Cayman, Svizzera, Lussemburgo, Irlanda, Cipro e molti altri (bei) posti. Da un secolo (almeno). L’evasione fiscale è in forma smagliante. Alcuni degli individui più ricchi e alcune delle più grandi società del pianeta si servono dei paradisi offshore e dell’elusione fiscale per evitare di pagare le imposte dovute. Circa l’8% dei patrimoni finanziari mondiali è detenuto nei paradisi fiscali, quasi il 30% di quelli africani, oltre il 50% di quelli di Russia e paesi petroliferi. Le diseguaglianze crescono e si alimentano anche così crisi economiche, finanziarie, democratiche. Un giovane economista francese Gabriel Zucman (1986) ha riassunto in un bel libro (con prefazione di Piketty) La ricchezza nascosta delle nazioni, ovvero nascita ed evoluzione dei paradisi fiscali, la stima dell’entità finanziaria rispetto all’economia globale, un piano d’azione preciso e realistico per evitare l’evasione (creando progressivamente un catasto mondiale).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Inferno in Church Street (Le gialle di Valerio 169)

Jake Hinkson
Inferno in Church Street
Edizioni del Capricorno, 2018 (Orig. 2011)
Traduzione di Roberto Marro
Noir

Verso l’Arkansas. Poco tempo fa. Il fuggitivo Paul cerca qualcuno da rapinare e incontra il grassone Geoffrey Webb. Gli punta la pistola e salgono in macchina. Geoffrey preme l’acceleratore a tutta e propone un accordo, non gli importa di morire. Da anni vive come una termite (e cita ancora Shakespeare): fa il turno di notte al supermercato della stazione di servizio fuori Sallisaw in Oklahoma, niente famiglia, niente amici, fuma e mangia schifezze. Ora vorrebbe tornare nel minuscolo paese di Little Rock, è disponibile a lasciare i tremila dollari nelle mani del rapinatore pur di potergli raccontare, lungo il percorso notturno di almeno cinque ore, perché merita di andare all’inferno. Comincia a guidare, parlare, narrare. Ha avuto una pessima infanzia e adolescenza: la madre menefreghista se ne andò poco dopo la separazione dal padre violento e sadico lasciandolo allo zio molto credente. Frequentò la chiesa battista, fu accettato nel gruppo giovanile da Fratello Leonard e, finite le superiori, pur non credendo, trovò lavoro come ministro per condurre il gregge dei giovani fedeli, ebbe discreto successo dicendo bene loro quel che volevano ascoltare, finché conobbe la figlia del pastore. Angela Card aveva meno di 17 anni, era poco attraente, sovrappeso, capelli biondo pallido e vacui occhi azzurri. Assegnarono a Geoffrey una casetta bianca di legno a meno di 5 minuti dalla canonica dei Card e a 10 dalla chiesa, tutte lungo Church Street. Lui nascose una consistente collezione di videocassette porno ma ormai pensava sempre ad Angela, riuscì a farle dimenticare il ragazzo di cui era invaghita, lentamente la conquistò e sedusse, non aveva mai baciato una ragazza prima, sarà la prima e ultima perché poi sarà scoperto e ricattato, avviando una spirale di violenza.

Lo scrittore americano Jake Hinkson (1975) è cresciuto in una comunità religiosa di una regione isolata delle Ozarks Mountains (dove il romanzo è ambientato) e ha conosciuto bene le chiese evangeliche delle piccole città dell’Arkansas. Poi si è trasferito a Chicago, iniziando a pubblicare molte buone cose, questo del 2011 è l’esordio letterario, poi pubblicato in Francia un paio d’anni fa (Prix Mystère de la critique 2016), ora finalmente in italiano, cui sono seguiti vari altri romanzi noir, racconti e saggi. La narrazione è tutta in prima persona, all’inizio e alla fine Paul, l’ampio corpo centrale Geoffrey, che si presenta come l’uomo peggiore del mondo. Il più cattivo risulta forse il massiccio sceriffo della contea, Timothy “Doolittle” Norris, guance rosse e capelli argentei, rieletto per il rotto della cuffia, parte essenziale di una specie di famiglia mafiosa (guidata dalla madre), che controlla varie attività criminali, dispensando pure marijuana e metamfetamine. Ma, del resto, “ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, sottolinea Fratello Webb, citando addirittura Tolstoj. Rimarchevoli e meditabili le quattro essenziali verità della vita: la maggioranza delle persone vuole che tu dica loro quel che vogliono sentirsi dire; ci fidiamo soltanto delle persone che condividono i nostri pregiudizi; per il 99,9 % del mondo tu non esisti; il numero di persone a cui “importa” di te è direttamente proporzionale al bisogno che hanno di te. In effetti, conosco qualcuno che le conosce e le applica.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Alfabeto arabo-persiano (Le brevi Valerio 227)

Giuseppe Cassini e Wasim Dahmash
Alfabeto arabo-persiano. Quando le parole raccontano un mondo
Egea, 2018
Politica

Da migliaia di anni. In una parte del mondo. L’arabo è lingua semitica di cui vi sono tracce assire del IX secolo a.C., enormemente propagatasi con l’Islam, idioma di medicina astronomia matematica filosofia mistica poesia, oggi parlato (in forma moderna) da oltre 300 milioni di persone in almeno 22 paesi, una delle 6 lingue ufficiali dell’Onu, scritto (e letto) da destra verso sinistra. L’ambasciatore italiano Ino Cassini (S. Margherita Ligure, 1941) e il docente arabo Wasim Dahmash (Damasco, 1948) con il colto chiaro “Alfabeto arabo-persiano” restituiscono agli italiani, compresi i tre milioni di musulmani qui residenti, una lingua non confiscata dal potere religioso. Due parole chiave per ognuna delle 28 lettere (tre per la prima, alif), una per le 4 proprie solo dell’alfabeto persiano, scelte per narrare di storia e geografia, cultura e politica (con riquadri sapidi di esperienze vissute e ricca bibliografia), per capire il mondo, tutto meticcio. Diritti per Medici Senza Frontiere.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Andare per i luoghi di confino (Le varie di Valerio 89)

Anna Foa
Andare per i luoghi di confino
Il Mulino, 2018
Storia

Isole italiane (e luoghi isolati). 1926-1943 (soprattutto). Il confino non è stato inventato dal regime fascista; ha una storia più lunga e non solo italiana; per quanto riguarda il nostro paese inizia con la legge Pica del 1863 sul domicilio coatto, una misura di deportazione preventiva che poteva essere proposta dalle autorità di polizia e imposta anche senza la necessità di un processo regolare e di una condanna per un reato effettivamente previsto e commesso. La distinzione (chiave nel periodo fascista) è fra sanzione politica e sanzione comune. Il confino politico è la situazione di relegamento coatto di un oppositore politico, sinonimo di messa al bando dalla società civile e di reclusione di fatto in remote località della nazione, dove vi erano poche vie di comunicazione (e fuga). Poteva colpire le intenzioni: si basava su sospetti, non su fatti. Vi finirono in maniera sistematica e capillare sia antifascisti che fascisti dissidenti, forzatamente bloccati su poca terra in mezzo al mare o in minuscoli borghi montani spopolati e poveri, così da separarli fisicamente e moralmente dal resto del mondo e dai propri cari. Si cominciò con i deputati destituiti. Aveva una durata massima di 5 anni, rinnovabili. Nel territorio italiano, per periodi diversi, tra il 1926 ed il 1943, funzionarono centinaia di colonie di confino, un numero incerto anche perché vi furono confinamenti di singoli o pochi che non sono stati trattati da memorialistica o storiografia locale. In tutto, fra il 1929 e il 1943, dopo lunghi duri percorsi in catene, i confinati politici sono stati oltre 12.000, per la maggior parte ma non solo uomini (fra le confinate vi fu Camilla Ravera, fra le mogli che seguirono i confinati Ursula Hirschmann Colorni e Natalia Ginzburg). Un punto di svolta furono le leggi razziali del 1938 (anche per zingari e omosessuali), poi l’entrata in guerra, quando il confino fu spesso affiancato o sostituito da campi di concentramento (Esercito) o di internamento (Interno), destinandovi pure ebrei stranieri, civili di altri paesi in guerra, militari prigionieri. Infine pervicacemente continuò Salò.

La storica Anna Foa (Torino, 1944), a lungo docente di Storia moderna alla Sapienza di Roma (in pensione dal 2010), figlia di Vittorio Foa (1910-2008) e Lisa Giua (1923-2005), dopo essersi occupata di storia della cultura nella prima età moderna, di storia della mentalità, di storia degli ebrei, sta dedicando interesse e pubblicazioni a momenti (anche familiari) della vita italiana del Novecento. L’agile interessante nuovo saggio si concentra particolarmente sul confinamento nelle isole, con osservazioni acute e in parte generalizzabili oltre il contesto storico carcerario del fascismo e l’identità peninsulare italiana costellata di isole. Le isole hanno svolto e svolgono specifiche funzioni rispetto alla selezione naturale e all’evoluzione della biodiversità, soprattutto per le specie che non nuotano e non volano in e da quegli ecosistemi, bisognerà prima o poi scrivere storia e geografia delle isole-carcere nel mondo (ho iniziato). Foa narra i luoghi del confino durante il fascismo e, attraverso loro, l’esordio detentivo di molte figure che hanno poi fatto la storia politica o intellettuale dell’Italia repubblicana, da Spinelli a Rossi, da Ginzburg a Colorni, da Levi a Pertini, da Pavese a Lina Merlin, da Adele Bei a Cesira Fiori, da Lussu a Bifolchi, da Gramsci ai Rosselli. Sceglie uno stile fluido e sintetico, un affresco di ambienti (a partire dal disegno di copertina, un cumulo di sassi deserti in mezzo al mare). I brevi capitoli prendono in esame antifascisti ed ebrei, donne e tipologie considerate marginali e pericolose (zingari, omosessuali, Testimoni di Geova), luoghi o episodi particolari, passaggi storici anche in connessione con il confino di stranieri delle colonie o dei paesi in conflitto. Non c’è intento accademico o biografico, non servono note meticolose e la breve bibliografia riguarda quanto hanno scritto alcuni dei più famosi (con l’efficace corredo di qualche bella foto), non la storia del fenomeno e l’intera vita di ciascuno. Andare per i luoghi di confino è una guida e uno spunto per l’oggi, accurato nei dati e nei giudizi, non per lo studio scientifico ma per la cittadinanza attiva. Andiamoci ora, sembra dirci, in quelle località, spesso meravigliose (se liberi) e ricordiamo meglio un pezzo turpe della nostra storia (illiberale).

(Recensione di Valerio Calzolaio)