La Debicke e… Tempo da elfi

Tempo da elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri
di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini
Giunti, 2017

Tempo da elfi è un nuovo capitolo della saga giallo noir, scritta a quattro mani dalla coppia Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli che con questo libro festeggia un ventennio di lavoro insieme. Avevano cominciato con Macaronì (1997), poi Un disco dei Platters (1998), Questo sangue che impasta la terra (2001), Lo spirito e altri briganti (2002), Tango e gli altri (2007), Malastagione (2011) e La pioggia fa sul serio (2014) – finora tutti editi da Mondadori e animati da indimenticabili personaggi quali il maresciallo Santovito e l’ispettore Poiana ma, anche e soprattutto, scegliendo come scenario l’Appennino, con i suoi boschi, i suoi segreti, e tanti ricordi da strappare al silenzio. Stavolta invece escono per i tipi della Giunti. In Tempo da elfi la splendida natura dell’Appennino, che domina la trama, ne diventa quasi la principale protagonista, visto che il nucleo e pilastro portante della storia è rappresentato dagli Elfi, l’eterogeneo gruppo di persone dette anche “movimento comunitario italiano”, che ha scelto di vivere nei boschi, a contatto con la natura e in semi-isolamento dal resto dell’umanità. (tengo a segnalare che Mario Cecchi fu tra i fondatori della Comunità degli Elfi, agli inizi degli anni ‘80. E oggi, a più di trent’anni di distanza, la Comunità comprende ancora almeno una mezza dozzina di insediamenti, tutti sull’Appennino Pistoiese). Questi elfi, dunque, non sono folletti ma donne, uomini e bambini che si vestono con abiti a colori vivaci, portano sandali di cuoio fatti a mano e vivono di pastorizia, artigianato, agricoltura e raccolta dei prodotti che regalano il bosco e la natura. Ogni tanto gli elfi stanziali scendono fino a Casedisopra, per scambiare o vendere alcuni manufatti artigianali. Non sono un pericolo per i montanari, ma anzi rappresentano una piccola risorsa per salvaguardare e curare i territori degli Appennini. A Casedisopra le stagioni si susseguono sempre uguali fra la tabaccheria della Nerina e le due caserme, una della Forestale e l’altra dei Carabinieri, forse troppe per il piccolo borgo tranquillo frequentato ormai da pochi turisti stagionali e, spesso, tutto il lavoro da fare sembra multare qualche cacciatore di frodo locale o sorvegliare i pochi clienti abituali che giocano a carte o mangiano nella trattoria-bar di Benito dove, anche quando la caccia è chiusa, chissà perché il maiale sa di cinghiale…
L’unico trambusto in zona è provocato dalla comparsa dei primi stravaganti visitatori, che segnalano l’inizio della calata degli elfi in vista del grande raduno per la Festa dell’Arcobaleno, e dalla notizia del previsto assorbimento del corpo della forestale da parte dell’Arma dei Carabinieri, cosa che non entusiasma Marco Gherardini, detto Poiana, ispettore della Forestale, e i suoi uomini. Ma Poiana non fa in tempo a lasciarsi andare a cattivi pensieri perché due spari nel bosco stanno per rompere la pace paesana. E quando in fondo a un dirupo viene ritrovato il cadavere di un giovane elfo sconosciuto, Marco Gherardini capirà subito di trovarsi di fronte all’indagine più difficile della sua carriera, sia perché potrebbe essere l’ultima come forestale, sia perché si tratta di un caso importante che, toccando altre sfere d’influenza, lo costringe a muoversi con i piedi di piombo, sia perché lo porterà a sospettare anche degli amici più cari. E se l’intuito femminile può essere molto utile per risolvere l’omicidio, Poiana dovrà essere disposto a vagare per giorni negli amati boschi, e a rinunciare a una “strada” per riconoscere finalmente l’altra, l’unica giusta.

Azzeccatissima l’accoppiata Guccini e Macchavelli. E non solo per la perfetta sintonia di sensibilità tra i due, che non fa che accrescersi dopo vent’anni di scrittura in comune, ma anche per un calibrato mix di collaborazione che, sommandosi alla realtà dello scenario ambientale della residenza di Francesco Guccini, non fa che valorizzare la trama. Guccini, infatti, pur nato a Modena, ha trascorso a Pàvana (appenino tosco-emiliano) i primi anni della sua esistenza, per poi tornarci a vivere negli ultimi tempi. E proprio Pàvana, per colpa sua e di Macchiavelli, si è mascherata, come fanno gli Elfi per la Festa dell’Arcobaleno, in Casedisopra, il pacifico borgo di montagna teatro dei misfatti e delitti che capitano tra capo e collo a Marco “Poiana” Gherardini.

Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Cantautore-poeta e scrittore di assoluta originalità, è un mito per generazioni di italiani. Esordisce nel 1989 con Cròniche Epifàniche per pubblicare poi Vacca di un cane (1993), Storie d’inverno (1993, con Giorgio Celli e Valeri Massimo Manfredi), La legge del bar e altre comiche (1996), Cittanòva Blues (2003), Icaro (2008), i due volumi del Dizionario delle cose perdute (2012 e 2014) e Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (2015) che – così come il disco L’ultima Thule con cui ha concluso la sua carriera musicale – hanno avuto uno straordinario successo di pubblico.
Loriano Macchiavelli, bolognese, è un maestro riconosciuto del noir italiano e il creatore di Sarti Antonio, uno dei più popolari poliziotti della nostra narrativa, la cui ultima avventura, Uno sterminio di stelle. Sarti Antonio e il mondo disotto, è da poco uscita per Mondadori. Ha all’attivo più di trenta romanzi, oltre a opere teatrali e sceneggiature per il cinema e la tv.

La Debicke e… Un anno in Afghanistan

Un anno in Afghanistan
di Marco Henry
Newton Compton, 2017

Un anno in Afghanistan è il diario del soggiorno di Marco Henry per quasi quattordici mesi, dal 21 aprile del 2006 al 3 giugno 2007, come responsabile degli approvvigionamenti per i contingenti alleati dell’Operazione Enduring Freedom schierati in Afghanistan.

Il diario è contemporaneamente un viaggio, un’avventura e la diretta testimonianza di un uomo che è riuscito a vivere una pseudo normalità in un paese con una guerra in atto, ma che allora era “proibito” chiamare guerra. Un quarantenne italiano con famiglia che ha scelto di lavorare per più di un anno in uno dei peggiori teatri bellici del pianeta.
Henry ci spiega come, per motivi economici, si è trovato a scegliere tra la sicurezza della propria casa e il calore della famiglia e un lavoro lontano, molto ben remunerato ma con poche certezze e molti rischi.
Un lavoro da impiegato civile con base a Kabul, città che definire pericolosa era un eufemismo, e frequenti viaggi per tutto il paese. Marco Henry aveva l’incarico di gestire gli approvvigionamenti delle varie basi militari sparse per un Paese grande due volte l’Italia, con un clima infido, gelido d’inverno e bollente d’estate, in un territorio difficilissimo fatto di montagne e vallate impenetrabili. Una complessa gestione logistica, che esigeva la presenza anche a rischio della vita al momento delle consegne, ma anche amministrativa e organizzativa non semplice. Quando poi alle richieste normali e legittime si aggiungono quelle ridicole… Come la pretesa del comandante della base tedesca di avere, per Pasqua, una fornitura di coniglietti di cioccolato destinati ai suoi uomini. Pretesa che comportò un apposito volo speciale dal costo vertiginoso e, ciliegina sulla torta, dati i problemi di pressurizzazione in volo, buona parte dei coniglietti arrivarono spiaccicati.

Un’esperienza di quattordici mesi descritta in maniera lucida e disincantata. Molte cose spiccano in queste pagine: le descrizioni del primo impatto con l’Afghanistan, Kabul con il suo polveroso caos, l’assenza di colori e la popolazione, migliaia di persone affrante ma non dome. E poi gli altri, gli stranieri, uomini e donne provenienti da tanti paesi diversi, sballottati fin là per una scelta di lavoro e uniti dal desiderio di andare avanti fino in fondo con un unico scopo: darsi da fare e aiutare.
La difficoltà di vivere quella che dovrebbe essere una missione di pace ma che in realtà è una continua guerra, dove il pericolo si nasconde dietro le cose più normali come una passeggiata, una cena con gli amici… I viaggi all’insegna del rischio di attentati, la vita dentro le strutture militari in compagnia di persone di tutto il mondo, gli incontri brevi ma intensi con la popolazione locale. In un luogo spaventosamente ostile e pericoloso, le precauzioni non sembrano mai sufficienti. Ogni spostamento deve essere programmato e protetto. Ma, purtroppo, non tutto va sempre per il verso giusto. Gli stranieri vengono presi di mira e spesso sono vittime di feroci assalti o attentati kamikaze.
Capitoli che colpiscono, descrivendo senza fronzoli la normalità dell’inimmaginabile, la finale dei mondiali di calcio vinta dall’Italia e il venir presi a fucilate dai pastori, perché con la macchina sei passato loro troppo vicino, disturbando le pecore, il fastoso matrimonio di un collaboratore locale, in cui Henry era l’unico straniero invitato e il funerale di un kamikaze dopo averne raccattato i resti. E poi la straordinaria bellezza del cielo notturno in una base dove ogni notte i missili colpiscono il perimetro; la lista dei pro e dei contro nel rimanere quando è sempre presente la voglia di tornare a casa, dove ti aspettano e hanno bisogno di te e la domanda più frequente, quando sei stanco e hai paura: “Chi me l’ha fatto fare?” ma non vuoi mollare.
Il diario di chi è partito per l’Afghanistan non per combattere, ma per accollarsi un lavoro ed è riuscito a farlo e bene anche in condizioni che potevano sembrare impossibili. Un libro reale, un vero resoconto in cui è ancora viva la speranza che in futuro le cose possano cambiare, migliorare per un paese che da troppo conosce solo la guerra. Un anno in Afghanistan è una irrinunciabile lettura per chi voglia capire fino in fondo cos’è una guerra, proponendo elementi e riflessioni ignorate dai media.
Un’esperienza fuori dal comune, tra un sorriso, tanta paura e la quasi innaturale “normalità” di un mondo sconvolto da un conflitto che sembra non voler finire mai, l’autore riesce a regalarci anche delle straordinarie immagini dell’Afghanistan e delle speranze del suo popolo.
Ma purtroppo, a più di dieci anni di distanza, il caos afghano non si placa.

Ad aprile 2017, dopo 27 mesi dal ritiro delle forze alleate da combattimento che ha lasciato nel paese solo i 13.400 militari statunitensi e NATO della missione addestrativa e di consulenza e supporto (Resolute Support), l’Afghanistan ha subito una spaventosa escalation bellica confermata dall’attacco della sera del 21 alla base di Mazar-i-Sharf che ha provocato oltre 200 morti e feriti tra le truppe di Kabul.
Bisogna calcolare che da quando il grosso delle forze statunitensi e della NATO, contributrici alle operazioni militari in supporto alle forze di sicurezza afgane, sono state ritirate, il 2016 è stato un anno di carneficine. Tra gennaio e novembre sono morti 6.785 tra soldati e poliziotti afghani, mentre i i feriti sono stati oltre 11.000. Paragonati ai circa 5.000 caduti del 2015, questi numeri certificano il vertiginoso aumento di perdite in combattimento. Un sanguinoso anno record anche tra i civili: (3.498 morti e 7.920 feriti) come pubblicato dalla missione dell’ONU (UNAMA) e in aumento rispetto al 2015. L’area di Kabul, le province di Helmand, Kandahar, Nangarhar, Uruzgan, Kunduz e Faryab registrano gli scontri più violenti dell’esercito regolare contro i Talebani. E purtroppo anche il gruppo Isis, insediatosi in tempi recenti in Afghanistan Orientale, nel 2016 ha reclamato il suo tributo di sangue contro gli sciiti con 209 morti e 690 feriti. Altissimo il numero di giovani feriti e uccisi, più di 3.500 (di cui 923 morti), a causa dello sterminato numero di ordigni bellici inesplosi disseminati ovunque.

La Debicke e… La ragazza sbagliata

La ragazza sbagliata
di Giampaolo Simi
Sellerio, 2017

Ho letto La ragazza sbagliata solo ora – prima non ero in Italia – e la spinta, anche se non ce n’era bisogno, me l’ha data l’essermi trovata al tavolo accanto a Giampaolo Simi durante la presentazione finale di I Sapori del giallo, la manifestazione culturale (con prosciutto e tortelloni a contorno) felicemente proposta da ben quattordici anni da Gigi Notari a Langhirano. Ed è stato un vero piacere.
Ci sono autori che meriterebbero un posto in prima pagina: lui, il viareggino Giampaolo Simi, che da anni pubblica silenziosamente con le maggiori case editrici, chissà perché non è osannato da un certo tipo di critica che fa “punteggio intellettuale”. E invece Simi a mio avviso dovrebbe stare sullo stesso piano dei nostri top Lucarelli, Camilleri, de Giovanni, eccetera, eccetera. Simi si è meritatamente guadagnato giusta fama in Francia con Gallimard e anche in Italia con il premio Scerbanenco 2015, ma rimane immeritatamente relegato nelle seconde file. Sarà perché fa parte di quella stretta cerchia di autori che non si possono inquadrare in un qualche genere? Sarà perché, come ammette francamente, non fa serial?
Di lui ho letto molto, mi piace e gli invidio la straordinaria facilità di scrittura, l’uso accorto della lingua e la bravura di saper raccontare storie sempre diverse e originali. La ragazza sbagliata infatti è un romanzo molto indovinato.
Il protagonista e io narrante è Dario Corbo, giornalista quarantenne disoccupato che si trova a ricostruire l’efferato omicidio di Irene Calamai, diciottenne studentessa modello, un esempio per i compagni e una perla rara per i genitori. Uccisa, torturata e abbandonata in un dirupo sulle colline della Versilia, ventitré anni prima (nel 1993). Del delitto era stata accusata una bella ragazza ventenne, Nora, figlia del celebre scultore inglese Thomas Beckford, proprietario di una grande villa nella zona. Una vicenda giudiziaria durata ben cinque anni che, dopo un’iniziale assoluzione, aveva portato a una definitiva condanna. Su Nora Beckford si era indagato, scavando e infierendo su ogni sua debolezza: il carattere, l’uso di droghe, la passione, la gelosia, per poi crocefiggerla. Dario Corbo, allora giovane redattore di cronaca nera per la redazione viareggina, era stato tra i più accaniti colpevolisti. È naturale che, quando la Beckford torna alla ribalta, fuori dalla prigione e nuovamente sul luogo del delitto, un editore gli solleciti un libro sul caso, una specie di autofiction il cui sostanzioso anticipo offerto lo tirerebbe fuori dai guai. Ma quando Corbo, con la complicità di una grintosa piemme, arriva a rileggere la documentazione completa del delitto Calamai, inizia a dubitare delle certezze del passato e a scandagliare altri aspetti di un crimine che potrebbe rivelarsi un Giano bifronte.
Ma sarà soprattutto l’occasionale impatto/incontro con Nora Beckford (Corbo nel buio rischia di travolgerla con la macchina) che lo spingerà a ripercorrere particolari trascurati, a scegliere nuove piste che lo porteranno a inimmaginabili scoperte e a un possibile inquietante scenario. Chi era Nora? Chi è ora Nora? Perché non riesce a ricordare qualcosa, almeno un particolare, un barlume del suo feroce delitto? Cosa succedeva allora intorno a lei? Presto, più della possibile soluzione di un delitto, sarà l’angoscioso mistero che grava sulla donna ad attrarre irresistibilmente Dario Corbo.

Intensa, coinvolgente, commovente ricostruzione psicologica dei personaggi. Uno splendido e inatteso finale per un libro da leggere! Assolutamente.

La Debicke e… Dammi tutto il tuo male

Dammi tutto il tuo male
di Matteo Ferrario
HarperCollins, 2017

Dopo la scomparsa della sua compagna Barbara, Andrea è un padre single e adora la piccola Viola, nata dall’unione con la donna. Ogni tanto la sera, quando tutti i rumori intorno si attutiscono e sul prato di casa cala l’oscurità e si potrebbero vedere le lucciole, Viola, quasi sei anni, attende silenziosa abbracciata strettamente a suo padre sotto la veranda. Spera di vedere le lucciole, ma spera anche nel ritorno di sua madre Barbara. Solo suo padre sa e teme che la sua sia una vana attesa.
Andrea ha quarant’anni ed è un uomo dalla vita normale. Fa il bibliotecario, gli piace e, da quando Barbara è scomparsa, cresce da solo e con amore sua figlia. Ma Andrea è anche un assassino e l’autore ce lo anticipa, con una sincera confessione del protagonista e io narrante, fin dalle prime pagine.
Barbara e Andrea si erano conosciuti a un esclusivo party milanese, dato dal miglior amico di Andrea e, da quel momento, erano diventati inseparabili. Barbara, con la sua attività di tatuatrice, eroina iconica con un paio di ali – una di farfalla e una di pipistrello – incise sulle scapole, una ragazza dalla bellezza un po’ androgina, stravagante, talvolta schiva ma decisa, aveva creduto di trovare in Andrea l’unica persona al mondo che potesse salvarla. Ma salvarla da cosa? E perché si è praticamente volatilizzata poco dopo la nascita di Viola? La minuziosa opera per riallacciare i tanti fili del passato si alterna alla vita di apparente e protettiva normalità quotidiana di Andrea e Viola. Ci sono gli inviti dagli amici, le gite al mare, i cartoni animati, le feste, la scuola.

Il rapporto fra Andrea e la figlia, che deve proteggere a ogni costo, potrebbe essere il fulcro del romanzo, che però è anche una bella e sofferta storia d’amore fra il protagonista e la misteriosa Barbara, scomparsa dopo aver percorso un brevissimo tratto di vita con Andrea e Viola, e la incredibile cronaca di un omicidio, commesso da Andrea per amore. Andrea è l’unico a conoscere la verità. Una verità oscura e inconfessabile, nascosta in una fitta boscaglia fatta di troppo silenzio, omertà e dolore. Andrea ha ucciso, ma non è pentito. Perché si può uccidere per odio. Però a volte, si può anche uccidere per amore. E infatti Andrea Bertone, fino ad allora incapace di fare del male a chiunque, ha accettato di sfidare l’inferno pur di salvare sua figlia.
La difficoltà di trovare certe risposte si trasmette nettamente. E si allarga a macchia d’olio. Se si pensa all’infanzia: i bambini capiscono l’infelicità e la solitudine degli adulti? Perché il bisogno di essere amati dai propri genitori è così forte da far persino dimenticare certi torti? Ma soprattutto si può essere un buon padre anche senza dire tutta la verità ai figli?
Nell’animo di Andrea si susseguono dubbi, problematiche irrisolte, fatti tragici, fino a giungere al finale, decisamente poco scontato, in cui tutta la storia troverà il suo epilogo, tanto che la necessità di scoprire come e perché un padre possa diventare un assassino garantisce la suspense fino alla fine.
Un romanzo intenso che Ferrario riesce, con raro buon gusto e raffinatezza, a mantenere in equilibrio fra tenerezza, sentimento e mistero, senza mai guastare la suspense.
Da leggere.

La Debicke e… I segreti della famiglia Herington

I segreti della famiglia Herington
di Wendy Francis
Newton Compton, 2017

Le ragazze Herington sono di nuovo insieme per trascorrere un’altra estate nella vecchia casa di famiglia di Cape Cod. Quest’anno, però, hanno portato in vacanza con loro più segreti che valigie. Maggie, la più grande delle due gemelle, è preoccupata per il recente (poco più di un anno), imprevedibile divorzio dei genitori, che rischia di scombussolare la routine familiare, e per il suo desiderio, le sue due femmine e Luke il maschio stanno crescendo, di avere un altro bambino per casa. Dopo la travagliata nascita di Luke, vorrebbe adottarne uno. Jess, la seconda gemella, la più insicura e impacciata, nonostante l’amore per i due figli e le responsabilità di preside di scuola, ha un matrimonio che scricchiola e vorrebbe trovare il coraggio di confidarsi con il marito e con Maggie per un errore commesso. Virgie, la più giovane e brillante, la più vicina al padre e da sempre consacrata alla carriera, da due mesi ha incontrato finalmente un uomo che parrebbe giusto. Però non si sente ancora di presentarlo alla famiglia e in più è stanca, provata da mesi di lavoro e spera molto nella vacanza per ritornare in forma.
Previsto anche l’arrivo di Arthur, il padre, affermato scrittore di gialli che occupa il tempo libero facendo volontariato nella biblioteca e ancora innamorato fino al midollo della madre delle ragazze ed ex moglie, Gloria. Lei gli ha chiesto il divorzio da un giorno all’altro e soit disant per vivere la sua vita, dopo ben trentaquattro anni di matrimonio…
E quando Gloria annuncia una visita a sorpresa a Cape Cod, insieme a Jo, il suo fidanzato, mette un po’ tutti in fibrillazione. Soprattutto Arthur, l’ex marito che, anche se non l’ammette pubblicamente, ha mal digerito la separazione. Eppure la convivenza funziona, certi nodi vengono al pettine sciogliendosi e, nonostante un malore di Virgie durante la festa di compleanno del padre, tutti riescono a gestire la situazione, almeno fino a quando un imprevedibile e spiacevole incidente porterà a galla un nuovo segreto e forse un nuovo problema…
I segreti della famiglia Herington di Wendy Francis rappresenta lo specchio più classico di un certo tipo di famiglia americana moderna, una famiglia quasi perfetta con tutti i membri legati tra loro e forse ancora imbevuta di un certo puritanesimo.
Il libro è scritto in terza persona da un narratore onnisciente, ogni capitolo è concentrato su uno dei personaggi e quindi diventiamo subito spettatori di sentimenti, idee, desideri. Ci ritroviamo a osservarli, siamo testimoni di quanto si affastella nelle loro menti, insomma peggio delle mosche sul muro siamo le non viste spie della loro vera vita.
La storia ruota intorno alla loro “oasi felice”, una piccola e semplice casa di vacanze, con pontile e spiaggia privata, una casa che non è mai cambiata nel tempo e che, ogni anno a luglio, ha riunito la loro famiglia allargata: genitori, figlie, generi e nipoti…
Le vacanze per gli Herington sono sempre state una parentesi serena, un rifugio dai problemi quotidiani che attanagliano ognuno dei protagonisti e un momento speciale da passare in famiglia, fino a questa estate!
Oddio certe avvisaglie c’erano ma, come succede spesso, ci si fa superare dai mille impegni, non si vuol imporsi agli altri e si pensa sempre che “tanto il tempo per fare tutto non mancherà!”
E invece… La vita è troppo breve e non ci si rende conto di quanto di “buono” si ha, fino a quando non viene a mancare.

Wendy Francis ha lavorato per anni come redattrice, prima di dedicarsi alla scrittura. Le piace correre, fare qualche tiro al canestro con il figlio e leggere un buon libro sulla spiaggia. Vive vicino a Boston.

La Debicke e… Penelope Poirot e il male inglese

Penelope Poirot e il male inglese
di Becky Sharp
Marcos Y Marcos, 2017

Ancora un mystery alla moda anglosassone, un secondo giallo scritto sulle orme di Agatha Christie e pubblicato ancora una volta con lo pseudonimo di Becky Sharp. Pseudonimo che è tutto un poema, ritagliato su misura ed elegantemente sottratto alla protagonista di Fiera della vanità di William Thackeray. Ma chi è veramente Becky Sharp? A chi le chiede cosa fa nella vita, risponde di essere una redattrice, una traduttrice ma di sentirsi l’animo di un’avventuriera. Magari potrebbe anche citare alcuni sconfinamenti in campo filosofico e della critica letteraria. Poi, ancora insoddisfatta, garantirà di essere una scrittrice, tradotta oltralpe. In verità molti sospettano che abbia un animo decisamente pantofolaio e più di una voce giura che dietro il britannico pseudonimo Becky Sharp, si diverta a nascondersi Silvia Arzola, italiana puro sangue, traduttrice e brava scrittrice per i più piccoli.
Ma a voi due passi nella trama.
Penelope Poirot ha nuova vita, non è più critica gastronomica ma un’affermata scrittrice. La sua autobiografia, dal fastoso titolo: Una nipote, è balzata in vetta alle classifiche anglosassoni. Le riviste più alla moda si contendono i suoi reportage di costume, e Penelope ha deciso di dedicarne uno al male inglese, insomma a quella atavica forma di malinconia che un tempo si curava con un viaggio seguito da un lungo soggiorno all’estero, preferibilmente in Italia, meglio ancora se in Liguria, in paesi affacciati sui dolci golfi della Riviera di Levante.
Accompagnata da Velma Hamilton, italo-inglese, anarchica da parte di nonno, da lei quasi trasformata in un indivisibile alter ego, zitella ma sempre incerta nella sue scelte esistenziali, paziente segretaria nonché privilegiata vittima dei suoi sfoghi, Penelope ha fatto le valigie ed è pronta a partire per ripercorrere il Grand Tour.
La sua prima tappa, che sarà Portofino, le riserva una gradita sorpresa: ha riaperto i battenti villa Travers, meta delle più belle estati della sua adolescenza. E tanti lontani e dolceamari ricordi.
Dopo la drammatica scomparsa del proprietario, il figlio primogenito Samuel, uscito e scomparso in mare in una sfortunata notte di dieci anni prima, la famiglia non aveva più rimesso piede nella villa. E adesso, invece, eccoli tornati là, riuniti tutti insieme, la vedova, il padre, il vecchio patriarca, i figli, il cognato, gli amici, sulla terrazza dalla vista spettacolare, intorno alla piscina restaurata.
Penelope e Velma vengono invitate a dividere i rinnovati fasti di Villa Travers e a sistemarsi nella camera verde, dove aleggia ancora un sentore di polvere e di muffa, ma è tra le pieghe calde dei ricordi che si celano i drammi di una famiglia che non ha ritrovato la pace. Fumi di antichi rancori, uniti a ceneri di spente passioni e trame d’invidia o peggio, serpeggiano mefitici, ammorbando l’atmosfera.
In un terreno tanto fertile il delitto attecchisce, germoglia rapidamente ed esplode all’alba come uno splendido fiore velenoso.
Dicevamo che Penelope Poirot e il male inglese è un giallo dai canoni “classici”, e quindi con un ristretto gruppo di personaggi che si ritrovano in un luogo isolato, alle prese con una morte misteriosa. Anche se ogni tanto la faccenda criminosa finisce abbastanza in secondo piano, facendo invece guadagnare la scena alle multiformi personalità, alle debolezze e alle stramberie dei personaggi.
Su tutti ovviamente spicca lei, Penelope: eccentrica, sempre elegante, in equilibrio sui tacchi, colma di autostima, assolutamente convinta di avere ereditato le “celluline grigie” del suo celebre prozio.
Ad accompagnarla c’è Velma Hamilton che fa da contraltare alla personalità debordante di Penelope e lascia vagare il suo sguardo più pacato, e forse più obiettivo, sulla fauna dei loro ricchi ospiti. Ma solo il lettore riesce a cogliere l’aura di inconsistenza, ipocrisia e ridicolaggine legata agli ospiti di Villa Travers.
Ma c’è altro. Ci sono personaggi che sanno vivere solo d’immagine, donne sottilmente crudeli, torbidi segreti connessi al passato, pregiudizi, insane gelosie. Una sconfortante commedia umana, che tuttavia resta sempre una commedia. (Tanti particolari però mi hanno richiamato alla memoria il famoso giallo di Portofino legato alla morte della contessa Agusta.)
Puntuto, originale e lieve: mix quasi perfetto di intrigo e ironia, per chi oggi cerca un giallo fuori dagli schemi, questo Penelope Poirot e il male inglese.
E niente altro potrebbe essere un romanzo che ha per protagonista “nientepopodimeno” che Penelope Poirot, anglo belga pronipote del famosissimo Hercule,
Su tutto, domina lo stile ben calibrato dell’autrice, che riesce a regalare al lettore un eccellente melange di humor e buona scrittura.

La Debicke e… Omicidio in via della Dogana

Omicidio in via della Dogana
di Stelvio Mestrovich
A&A Edizioni, 2017

Lucca è il suggestivo scenario di Omicidio in via della Dogana, ultima fatica letteraria di Stelvio Mestrovich. Un thriller giallo, di “buona beva” e molto pruriginoso in cui si percepisce aria di seduzione, di adulteri e di eros sin dalle prime righe, quando, sotto la volta del giudizio michelangiolesco della Cappella Sistina, Valentina Lenzi – bella quarantenne alta, abbronzata, capelli lunghi e rossi, con la camicetta che lascia intravedere un seno piccolo ma sodo – incontra per caso Maria Pia, un’amica di vecchia data e gelosissima moglie del giallista Alberto Dodero.
Ciò nondimeno proprio Maria Pia chiede al marito, scrittore per la gloria ma impiegato di banca per vile pecunia, di far dono all’amica ritrovata di una copia di Assassinio in seconda classe, l’ultimo suo romanzo di successo. Dodero, un farfallone che si crede smaliziato dongiovanni, accoglie la provocazione, telefona a Valentina un mese dopo, in pieno luglio, e si presenta da lei con il libro firmato.
Un caffè in un bar sotto casa.. e zac, scatta l’appuntamento, perché Valentina è donna di idee molto aperte. Insomma una che la dà facile e più che disposta a mettere le corna al manesco e nerboruto marito Ciro diventato una vera palla al piede…
Però quattro giorni dopo, quando l’ammaliatrice non si presenta all’ora prevista al Lido di Camaiore, bagno Doge, Alberto torna a Lucca a cercarla, si imbatte nel marito che non sa dove sia andata, poi scocciato torna al mare e la vede salire a bordo del Poseidone, peschereccio di Vincenzo Chiaravalle, calabrese trapiantato in Versilia.

A Valentina, questo è evidente, piace ed è sempre piaciuto far collezione di amanti (e chi tiene il conto?); il penultimo è il giovane e aitante marinaio e dopo, a suo gusto e perché no, sarà il giallista lucchese.
Ma quando verrà ritrovato il cadavere della Lenzi, uccisa con un colpo di Beretta calibro 9 in via della Dogana a Lucca (dove una volta c’era un celebre casino), ed entreranno in gioco il maggiore del Carabinieri Marco Mosetti e il suo braccio destro, il maresciallo Michele Bernardini, il nostro farfallone amoroso finirà con essere sospettato di omicidio. Non ha un alibi valido, non si sa dove fosse esattamente la sera del delitto, tutti gli indizi puntano su Alberto Dodero. Persino sua moglie lo crede colpevole

Ma sarà lui l’assassino? Oppure Mosetti dovrà invece guardare al passato e cercare di scavare più a fondo?

La Debicke e… Le delizie della duchessa

Le delizie della duchessa. Maria Luigia a tavola
di Eliselle e Carlo Vanni
Quaderni del Loggione
Damster edizioni

Figura amatissima eppure controversa, virgulto di asburgica nobilissima stirpe, figlia e nipote di imperatori, pedina sballottata in astrusi giochi politici, ma diventata la coccolata sposa di Napoleone imperatore dei francesi, poi però… il patatrac. Dietrofront! Si ricomincia come Sua Altezza Imperiale Maria Luisa di Asburgo e infine duchessa di Parma. Cosa furono gli uomini per lei? Partita in sordina con il generale corso, fece però presto a imparare, tanto da poter essere definita alla fine dei suoi giorni una grande amante… degli uomini ma anche, a noi interessa, della buona cucina e ricordata con rispettosa adorazione per la sua tavola sempre curata e sontuosa.
Eliselle e Carlo Vanni ci regalano una Maria Luigia d’Austria, raccontata come mai prima d’ora, in un eccellente saggio romanzato che ripercorre la vita di una interessante protagonista dell’Ottocento, tra Impero e Restaurazione. E con grande generosità ci regalano anche parte delle ricette apprezzate nella sua corte parmigiana
Un libro che si legge tutto d’un fiato, che si apprezza anche visivamente, in virtù della sua grafica ad hoc, caratteristica della collana “I Quaderni del Loggione” (Damster Edizioni), e che ben riesce a shakerare “bella storia” con stuzzicanti e innovativi piatti anche della tradizione parmigiana. Il libro, dal titolo Le delizie della duchessa. Maria Luigia a tavola, ricostruisce ironicamente, ma con accurata ricerca storica e dovizia di conoscenza e particolari, la vita della “Duchessa”, a 200 anni dal suo trasferimento a Parma da Vienna. Il risultato è una biografia completa che mischia abilmente vita vissuta a cibo servito sulla tavola della protagonista. Nella sua vita infatti Maria Luigia ebbe modo di provare diverse tradizioni culinarie e probabilmente talvolta chiedeva ai suoi cuochi qualche ricetta che sapesse amalgamare i vari ingredienti e sapori. Mi risulta, leggendo, che accordasse la sua preferenza a piatti austriaci e francesi. E comunque gli autori hanno molto approfondito l’argomento, immergendosi in antichi testi di qualità.
Ma chi era la Duchessa, la principessa austriaca tanto amata dai parmensi, e invece mal tollerata dai francesi?
Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d’Asburgo Lorena, conosciuta più semplicemente come Maria Luisa d’Austria o Maria Luigia di Parma, visse tre vite: la prima in Austria, dove era nata il 12 dicembre 1791 con la sua “borghese” famiglia imperiale, la seconda ricolma di fasti parigini, come moglie di Napoleone Bonaparte e Imperatrice dei Francesi a seguito della Pace di Vienna. Tuttavia, dopo la sconfitta di Bonaparte a Wagram, traccheggia, si tira indietro, non segue il marito all’isola d’Elba e invece torna da papà a Vienna con il figlio, il “povero” Re di Roma. Poi, a seguito della definitiva disfatta del Bonaparte a Waterloo, concluso il Congresso di Vienna, la sua famiglia le concede come viatico il Ducato di Parma e Piacenza. E questa sarà la terza vita per questa ragazza sballottata dagli eventi, buona di cuore e allevata secondo le strette regole in vigore in una corte imperiale. E lei riuscirà ad adattarsi ai piacevoli ma meno splendidi anni parmensi in cui saprà trovare una sua dimensione. Il 20 aprile 1816 infatti, si trasferisce in Italia, accompagnata dal generale Adam Neippeg, suo nuovo compagno. Dal quale avrà i figli Albertina (nata nel 1817) e Guglielmo (nato nel 1819). Figli illegittimi, perché potrà sposare Neipperg solo nel 1821, dopo la morte di Napoleone a Sant’Elena.
In Emilia si farà chiamare Maria Luigia. Ci resterà, salvo brevi viaggi a Vienna, per il resto della sua vita e diventerà molto amata dai parmensi, per i quali sarà sempre e soltanto “La Duchessa”.
Divertente e saporoso. Libro da scegliere, leggere e gustare.

La Debicke e… La donna di ghiaccio

La donna di ghiaccio
di Robert Bryndza
Newton Compton, 2017

Il corpo congelato. Occhi spalancati e labbra socchiuse. Come se fosse morta mentre era sul punto di parlare…
In una gelida e nevosa mattina di gennaio, un aiuto giardiniere scopre il cadavere di una ragazza sotto una spessa lastra di ghiaccio del laghetto nel parco del Hormiman Museum di Londra, nell’area di Foster Hill.
La vittima, figlia di un Lord e notissimo uomo politico laburista, bella ventitreenne ricchissima, viziata e molto conosciuta negli ambienti della Londra bene, si chiamava Andrea Douglas-Brown e aveva tutti gli atout per condurre a una vita brillante, spensierata e di successo.
L’ispettore Erika Foster ha appena tempo di riprendere servizio, rivestire la divisa e rimettere il distintivo, prima di essere incaricata dell’indagine sull’omicidio. Erika Foster è appena rientrata nei ranghi dopo un tragico evento che ha provocato l’uccisione di suo marito e ha cambiato la sua vita per sempre. La ragazza morta e la sua ingombrante famiglia si rivelano subito una patata bollente. Tutta la polizia è entrata in fibrillazione e per Erika potrebbe essere l’occasione giusta per dimostrare di essere di nuovo in piena forma e rimettersi in carreggiata.
Erika è inglese di origine slovacca, cosa che complica un tantino i primi rapporti con i familiari della vittima (la madre, slovacca anche lei, si considera di un ceto superiore), le sue indagini vengono subito ostacolate e, se non bastasse, certi potenziali testimoni saranno presto eliminati. Ma lei testarda va avanti lo stesso, anche perché il velato rimorso per la morte del marito unito al rimpianto e al desiderio di riscatto, esaltando la sua impulsività, la spingono a mettersi personalmente in gioco facendole rischiare seri guai. La voglia di scoprire la verità è più forte della prudenza. E, per fortuna, i suoi collaboratori diretti fanno il tifo per lei.
A quanto pare, la vita della bella Andrea non era così perfetta come poteva sembrare. Le telecamere della metropolitana dicono che ha preso un treno per Crofton Park. Poi? Forse invece era andata a Forest Hill? Magari in un locale malfamato…? E se è così, perché Andrea si trovava in quella zona di Londra e cosa ci faceva a quell’ora?
Ma chi era veramente la ragazza ritrovata nel ghiaccio? Quali torbidi segreti nascondeva? Lo sdolcinato ritratto fornito dalla famiglia e dal fidanzato puzza di bugia lontano un miglio. E forse la sua morte non è stata un caso accidentale e isolato perché quando l’ispettore Foster comincia a scavare più a fondo trova degli strani punti di collegamento tra il suo omicidio e l’uccisione di tre giovani prostitute. Donne assassinate secondo un macabro e preciso rituale… Siamo di fronte a un serial killer?
Purtroppo però Erika Foster ha l’impressione che tutti gli elementi a cui prova ad aggrapparsi nel corso delle indagini siano deboli e le scivolino via dalle dita, ma è determinata e disposta a fare qualunque cosa pur di arrivare a scoprire cosa si cela dietro quella brutta morte…
Ma non è cosa facile perché, con la sua carriera appesa a un filo, tanto per cominciare dovrà sconfiggere i suoi demoni, ma soprattutto battersi contro il pericolo più letale mai incontrato fino ad allora.
La donna di ghiaccio e la sua fitta regnatela di segreti, misteri e bugie regalano un ideale palcoscenico a questa prima indagine della sua protagonista: l’ispettore Erika Foster.
Una donna forte, rattristata dai ricordi e oppressa dalla solitudine, ma che rifiuta di darsi per vinta. L’autore regge bene il ritmo narrativo, incalzando il lettore, pagina dopo pagina, con uno sviluppo della trama ben congegnato e intrigante. Forse un po’ troppo macchinoso e pirotecnico l’epilogo ma… una fiction vuole questo e altro.
Le dinamiche familiari dei Douglas – Brown e le loro reazioni offrono ai lettori un interessante spaccato della società e delle abitudini inglesi quando si ha a che fare con una certa casta privilegiata.
L’autore: Robert Bryndza, dopo anni dedicati alla scrittura di romanzi di genere commedia romantica, ha aumentato considerevolmente la sua fama con il primo thriller. La donna di ghiaccio, della serie legata alla detective Erika Foster, in pochi mesi ha venduto oltre 1 milione di copie ed è in fase di traduzione in 27 Paesi. Della stessa serie ha già pubblicato il secondo e il terzo romanzo, mentre il quarto dovrebbe essere arrivato al traguardo. È inglese ma vive in Slovacchia con suo marito Jàn. Potete seguirlo su Facebook e sul sito robertbryndza.com

La Debicke e… Nero di mare

Nero di mare
di Pasquale Ruju
e/o, 2017
collana Sabot/age

Con una bella e suasiva copertina, opera del padre dell’autore, ecco, per il piacere dei numerosi fan di Sabot/age, Nero di mare, secondo romanzo di Pasquale Ruju. Ancora una volta, uno sceneggiatore dei celebri fumetti di Dylan Dog si concede il piacere e lo svago di regalarci un indovinato romanzo thriller a tinte noir. E, giocando in casa, privilegia la raffinata salsa barbaricina pur con godibilissime e bucoliche diversioni banditesche e passaggi continentali.
Palcoscenico privilegiato però la scintillante opulenza della Costa Smeralda con irrinunciabili e stupende puntate verso l’aspra vegetazione mediterranea dell’isola.
Il protagonista della storia, Franco Zanna, è un fallito e un vigliacco, o almeno questo è quanto lui pensa di se stesso.
Tanti anni prima minacce di morte e ricatti, ai quali non ha saputo, potuto e voluto far fronte, lo hanno costretto a lasciare Torino, dove si stava facendo strada come giornalista e fotoreporter, a cancellare dalla mente e dal cuore la donna che amava e il figlio che lei attendeva e a fuggire in Sardegna, trovando protezione alle falde del Gennargentu, presso la zio da anni alla macchia, Gonario Strangio, un bandito vecchia maniera in pensione, che ai suoi tempi rifiutava il sangue e le ritorsioni contro gli innocenti. Poi, dopo anni di vita insulsa e da disutile ubriacone, uscito in qualche modo dalla spirale della sua depressione, finalmente Zanna era sceso verso la costa sistemandosi a Porto Sabore, nel settentrione della Sardegna. Là aveva cominciato a leccarsi le ferite e aveva trovato un nuovo modo di barcamenarsi per sopravvivere, lavorando con fotoreporter in caccia di scoop di vip in dorata vacanza a Porto Cervo, Porto Rotondo e dintorni o, alla peggio, rubacchiando immagini di coppie clandestine per tirar su qualche soldo. Come amica e conforto morale Cosima, anziana e scafata barista della zona, e come occasionale sostegno economico Irene Sanna, a capo dell’agenzia Gallura Vera. Unico vantaggio per un uomo vinto: una vita senza problemi e più niente da perdere, o almeno pare.
Ma quando un’affascinante ragazza dai capelli rossi attraverserà la sua strada mentre, in contemporanea, un’adorabile figlia diciassettenne, con il corollario del rimpianto del passato, irromperà nella sua vita, Franco Sanna, trovandosi sotto tiro di un gruppo di criminali ben vestiti ma male intenzionati, scoprirà che invece ha molto da perdere e deve inventarsi una soluzione. Non basta: la faccenda si complica perché, per avere fotografato la ragazza sbagliata, si ritrova sotto tiro di una banda di criminali che lo coinvolgerà in una rapina. Ormai non può più tirarsi indietro.
Districandosi tra le onde del Tirreno, l’aspra natura della Barbagia e la sfacciata ricchezza della Costa Smeralda, Franco Zanna dovrà andare fino in fondo, coraggiosamente armato di macchina fotografica, per combattere il marciume che non risparmia più niente e nessuno.
Per fortuna, però, in Sardegna girano ancora certi vecchi briganti…