La Debicke e… Nero di mare

Nero di mare
di Pasquale Ruju
e/o, 2017
collana Sabot/age

Con una bella e suasiva copertina, opera del padre dell’autore, ecco, per il piacere dei numerosi fan di Sabot/age, Nero di mare, secondo romanzo di Pasquale Ruju. Ancora una volta, uno sceneggiatore dei celebri fumetti di Dylan Dog si concede il piacere e lo svago di regalarci un indovinato romanzo thriller a tinte noir. E, giocando in casa, privilegia la raffinata salsa barbaricina pur con godibilissime e bucoliche diversioni banditesche e passaggi continentali.
Palcoscenico privilegiato però la scintillante opulenza della Costa Smeralda con irrinunciabili e stupende puntate verso l’aspra vegetazione mediterranea dell’isola.
Il protagonista della storia, Franco Zanna, è un fallito e un vigliacco, o almeno questo è quanto lui pensa di se stesso.
Tanti anni prima minacce di morte e ricatti, ai quali non ha saputo, potuto e voluto far fronte, lo hanno costretto a lasciare Torino, dove si stava facendo strada come giornalista e fotoreporter, a cancellare dalla mente e dal cuore la donna che amava e il figlio che lei attendeva e a fuggire in Sardegna, trovando protezione alle falde del Gennargentu, presso la zio da anni alla macchia, Gonario Strangio, un bandito vecchia maniera in pensione, che ai suoi tempi rifiutava il sangue e le ritorsioni contro gli innocenti. Poi, dopo anni di vita insulsa e da disutile ubriacone, uscito in qualche modo dalla spirale della sua depressione, finalmente Zanna era sceso verso la costa sistemandosi a Porto Sabore, nel settentrione della Sardegna. Là aveva cominciato a leccarsi le ferite e aveva trovato un nuovo modo di barcamenarsi per sopravvivere, lavorando con fotoreporter in caccia di scoop di vip in dorata vacanza a Porto Cervo, Porto Rotondo e dintorni o, alla peggio, rubacchiando immagini di coppie clandestine per tirar su qualche soldo. Come amica e conforto morale Cosima, anziana e scafata barista della zona, e come occasionale sostegno economico Irene Sanna, a capo dell’agenzia Gallura Vera. Unico vantaggio per un uomo vinto: una vita senza problemi e più niente da perdere, o almeno pare.
Ma quando un’affascinante ragazza dai capelli rossi attraverserà la sua strada mentre, in contemporanea, un’adorabile figlia diciassettenne, con il corollario del rimpianto del passato, irromperà nella sua vita, Franco Sanna, trovandosi sotto tiro di un gruppo di criminali ben vestiti ma male intenzionati, scoprirà che invece ha molto da perdere e deve inventarsi una soluzione. Non basta: la faccenda si complica perché, per avere fotografato la ragazza sbagliata, si ritrova sotto tiro di una banda di criminali che lo coinvolgerà in una rapina. Ormai non può più tirarsi indietro.
Districandosi tra le onde del Tirreno, l’aspra natura della Barbagia e la sfacciata ricchezza della Costa Smeralda, Franco Zanna dovrà andare fino in fondo, coraggiosamente armato di macchina fotografica, per combattere il marciume che non risparmia più niente e nessuno.
Per fortuna, però, in Sardegna girano ancora certi vecchi briganti…

La Debicke e… L’uomo della nebbia

L’uomo della nebbia
di Stefano Di Marino
D-Books, 2017
Pagine 1158

Il male è in agguato nel buio dei vicoli della ribollente New York degli anni ’20, mischiato ai tanti immigrati che hanno portato con sé storie, tradizioni e oscuri e pericolosi segreti. Ma si fa largo, minaccioso e inesorabile, anche tra le impenetrabili foreste che circondano l’Università di Arkhamhouse, dove la ricerca di un vecchio professore e dei suoi allievi sta per scatenare un evento fatale. Il ritrovamento dell’Antico libro del Mistero che condanna, chi lo apre a sproposito, alla perdita dell’umanità asservendolo al male. Ma anche la chiave per riaprire la porta a un sovrumano, spaventoso e incontrollabile potere. Un Libro che rischierebbe di provocare il ritorno sulla terra di Antichi Dei, pronti a riappropriarsi del pianeta e distruggere la razza umana. Ma il massimo criminale dei criminali, convinto di poter controllare i suoi arcani e magici poteri, non aspetta altro.
I nemici del male, però, sono schierati e pronti a combattere. Il procuratore Wambaugh infatti ha convocato Fogman, l’Uomo della Nebbia o Johnny Callaghan l’ispettore 41, dato per morto ma miracolosamente in vita in virtù di arcane forze orientali e Abigail Russel, una giovane e bella agente dell’FBI, ancora tormentata dai fantasmi del bayou del suo angoscioso e lontano passato, per formare una squadra e scoprire il perché dell’improvvisa follia assassina del professor Pickman, eminente docente presso l’Università di Arkhamhouse, costruita in una zona isolata e solitaria, circondata da laghi e dalle propaggini degli Adirondack.
A loro dunque, a Fogman il giustiziere di New York e alla bella agente del FBI, spetterà il compito di recarsi in treno fino alle Seneca Falls per indagare sul sanguinoso delitto. Ma il loro compito non sarà facile perché prima dovranno portare alla luce gli spaventosi retroscena, scavando a fondo nei miasmi negromantici dell’antica regione in cui gravitano ancora potenti e magici retaggi del passato, per arrivare ad affrontare il male nell’apoteosi finale.
Una coinvolgente favola a fosche tinte, un funambolico Gothic Thriller ambientato negli anni venti con degli straordinari personaggi costruiti dalla fervida fantasia e bravura di Stefano Di Marino e che vedrei molto bene cavalcare le pagine di un colorato “comic streep” di oltreoceano. Con nomi e appellativi dei personaggi che bucano lo schermo con prepotenza, come si direbbe se fossimo al cinema. Infatti nelle pagine di L’uomo della nebbia troviamo il Gran Serpente, l’astuto e perfido negromante; la sua amante e braccio destro strega Baba Naga; il bieco e crudele criminale Big Jim che domina i bassifondi statunitensi; Shan-Ton, l’occhialuto e dotto cinese, il campione membro della Tong dei 108 Dragoni e al servizio della saggia e potente Madame Sin; Scrooge il rettore dell’Università che porta il nome del protagonista Dickensiano del canto di Natale; Fogman il redivivo senza volto della polizia newyorkese diventato leggenda; il Gran Cacciatore Marmaduke e la giovane e ardita agente del FBI con la sua spada corta d’argento. Personaggi baroccheggianti ma plausibili, con la magia e l’esoterismo che fanno da padrone, mischiati a quella che sembra l’ineluttabilità del male. Una storia ben calibrata che fa sognare, riporta piacevolmente ad altri tempi e che si legge facilmente, nonostante le 1158 pagine.

La Debicke e… L’ultima battaglia

L’ultima battaglia
di Fabio Sorrentino
Newton Compton, 2017

Sulle orme di Omero, ma con un’indovinata creazione narrativa, Fabio Sorrentino presenta il primo episodio una trilogia dedicata a Eleno o Hhelenoi, gemello di Cassandra e come lei, ultimogenito di Priamo ed Ecuba di Troia.
Scegliendo come protagonista un personaggio secondario dei poemi omerici, Sorrentino traccia una trama intrigante in cui l’azione diventa un sacro dovere per Hhelenoi (Eleno), il principe guerriero, che si ritroverà insieme ai suoi compagni ad affrontare una rischiosa navigazione nel corso di un lungo viaggio fatto di delusioni, contrasti, incontri imprevedibili e pieno di insidie.
Si parte nel 1180 A.C. con Hhelenoi, indovino e sovrano di Bouthroton, in lutto. Nel palazzo avito aleggia ancora il fumo della pira di sua moglie Andromache e ogni notte, in sogno, il suo fantasma lo spinge ad adempiere la promessa di attraversare le infide acque del Grande Ondoso (il mar Egeo) e recarsi in Oriente per seppellire le sue ceneri nella piana di Wilusa (Troia). Hhelenoi indugia, porta nel cuore la pena per il suo tradimento ed è angosciato per il futuro di suo figlio Kiestrenu, su cui pendono funeste profezie… Ma deve andare.
Un tempo Hhelenoi era un principe di Troia. Poi ci fu la lunga e sanguinosa guerra finita dopo dieci anni di assedio con la vittoria degli Ahhiyawa (Achei) e il suo popolo fu annientato. I pochi superstiti furono ridotti in schiavitù e condotti in catene nei regni dei vincitori.
In questo romanzo, avventurosa epopea ambientata quindici anni dopo la fine della guerra, con una eccellente ricostruzione storica, Sorrentino interpreta con grande efficacia il destino di una parte degli eroi dei celebri poemi, sia achei che troiani, dal punto di vista dei secondi. Un punto di vista che puntualizza utilizzando nomi di luoghi e di persone in luvio, l’antico dialetto di origine ittita parlato nell’Anatolia occidentale sul finire dell’età del bronzo. Nomi collegabili a quelli citati più volte nelle tavolette ittite ritrovate ad Hattusa, in quelle micenee di Pilo o in quelle egizie. Pertanto Troia è diventata Wilusa, Priamo, Prijamadu (da Piyama-Radu), Achille-Achireu (da Akireu), Ettore-Ecotoro (da Ekotoro), Cassandra-Kashimmandra, Andromaca-Andromache, Apollo-Apaliunas e così via. E ha deciso di mantenere gli appellativi delle regioni geografiche, le suddivisioni dei regni e i nomi dei popoli così come risulta in documenti coevi al periodo in cui è ambientato il romanzo. Per cui usa i termini Regno di Mira, Regno di Hapalla, Terra del fiume Seha, Terra di Hatti, Peleset, Shikala, Karamenderos e altri.
Proprio questi strani nomi potrebbero spiazzare un po’ il lettore soprattutto nei primi capitoli ma, non appena fatto il punto, tutto diventa facile, il romanzo tiene bene, scorre, incuriosisce, commuove e coinvolge fino in fondo.
Ḕ noto che oltre alle due grandi opere, l’Iliade e l’Odissea, sulla Guerra di Troia e il suo seguito ne esistessero altre, delle quali conosciamo i titoli (Cypria, Etiopide, Piccola Iliade, Iliou Persis, Nostoi e Telegonia) e a cui gli studiosi fanno riferimento come ai poemi del Ciclo Troiano. Purtroppo però di tale favoloso ed enorme serbatoio di poesia epica omerica, che si pensa arrivasse a sfiorare i centocinquantamila versi, molto poco è arrivato fino a noi. I Nostoi (I Ritorni), forse la più nota delle opere del Ciclo, racconta del rientro in patria dei re achei, vittoriosi e scampati alla morte sui campi d’Ilio: Agamennone, Menelao, Aiace Oileo, Diomede, il vecchio Nestore… Di questi si narra la storia fino all’epilogo. E alle infinite peripezie di Odisseo sono stati dedicati ben ventiquattro libri…
Ma non si trovano tracce di testi sulle vicende dei difensori superstiti d’Ilio dopo la sconfitta (Virgilio scriverà di Enea soltanto in epoca augustea). Perché? Possibile siano tutti morti? In realtà di loro si sa ben poco. A parte le famose storie di Ettore e Paride riportate sull’Iliade troviamo solo brevi cenni sulla casata di Priamo e sui comandanti stranieri che ingrossarono le file degli alleati dei Teucri nei riassunti del suo seguito (Piccola Iliade o Ilou Persis).

Secondo la leggenda, Eleno e Andromaca, vedova di Ettore, furono assegnati come bottino di guerra a Neottolemo figlio di Achille, ed Eleno, prevedendo il disastro che sarebbe toccato alla flotta greca, convinse l’Acheo a tornare in patria per via di terra. Neottolemo prese come concubina Andromaca e tenne Eleno in gran conto. E, in seguito, quando cadde in un agguato a Delfi, dove era andato a consultare l’oracolo, prima di morire trasmise a Eleno il regno e Andromaca, chiedendogli di sposarla. Da Andromaca, Eleno ebbe un figlio chiamato Cestrino. Eleno costruì la città di Butrinto nell’Epiro, e quando Enea passò, durante la navigazione verso l’Italia (Virgilio, Eneide, III), Eleno accolse i suoi compatrioti, diede incoraggianti consigli e li mise in guardia contro le difficoltà del lungo viaggio che lo aspettava. Alla sua morte, trasmise il regno a Molosso, primogenito di Neottolemo e Andromaca.

La Debicke e… Il guardiano del parco

Il guardiano del parco
di Franco Trentalance e Marco Limberti
Pendragon, 2017

La presentazione editoriale del romanzo recita: sfumature horror per un thriller scorretto, sensuale e fuori dagli schemi.
Immagino che tali definizioni siano dovute al fatto che Il guardiano del parco, scritto a quattro mani da Franco Trentalance e Marco Limberti, è un thriller, o meglio un horror, a tinte forti. Scorretto sta per sconveniente, presumo, sensuale senz’altro per carnale e mi torna, e fuori dagli schemi magari perché in realtà la trama si rifà a una delle più celebri favole dei fratelli Grimm, quella di Cappuccetto Rosso, riveduta e corretta in una diversa e boccaccesca versione a beneficio di bambini molto, ma molto più grandi e vaccinati.
Comunque, tanto per spiegare: la storia verte intorno alla scomparsa di Alba Scott, la nostra Cappuccetto Rosso, giovane americana che studia arte a Firenze, figlia di un big della agenzie di security international. Lei bella ragazza, indipendente e poco incline alle regole, è alla ricerca di un posto tranquillo dove preparare la sua tesi, lontana dalle grinfie di un padre impiccione e di un viscido, e dico poco, professore che pretenderebbe favori sessuali, va a rifugiarsi nell’International Hostel di Mozzano. Ma la sua scomparsa, durante la meditazione di benvenuto, mette in allarme paparino che, in virtù dei suoi trascorsi, chiede a Paul Ferrara, vecchio amico, ex dipendente, ex militare ed ex contractor, di rintracciargli ipso facto la figlia. E Ferrara, di necessità virtù, muovendosi male e a casaccio, è costretto a ficcarsi mani e piedi in un’indagine che lo costringe a scontrarsi con un lupo davvero molto cattivo, il Guardiano del parco, “the Butcher”, il macellaio, che cattura e squarta i suoi bersagli mentre sono ancora vivi. Insomma un mostruoso serial killer che uccide e registra gli snuff movies dei suoi spaventosi omicidi per poi venderli a caro prezzo sul deep web. Quasi quasi farebbe pensare a un’encomiabile iniziativa privata, di questi tempi in cui si continua a sostenere che il lavoro del futuro deve stare nell’uso della rete.
I personaggi poi escono un po’ tutti dai binari prestabiliti. Alba non è certo l’angioletto di papà che tiene a salvare la sua virtù, anzi! Paul Ferrara, il fiero e ardimentoso cacciatore della nostra favola, non è più il veloce segugio dei tempi d’oro e ormai beve e sniffa a tutto vapore. The Butcher, il lupo serial killer, è un precisino che realizza con cura i suoi filmati al limite del maniacale. E comunque per evitare che le sue vittime si muovano o soffrano mentre le fa a pezzi, prima le seda pesantemente.
Lo scenario, collocato sull’Appennino fra Bologna e Firenze, in un ridente paesino che si chiama Mozzano (ma non è quello che trovate su Google Map) vicino a un paradisiaco parco naturale intitolato a un fantomatico Fauno, gioca un ruolo determinante nella narrazione, permettendo di spaziare nelle poetiche descrizioni di verdi luoghi incantati. Scenario però che alla fine si rivela un bluff, nascondendo pericolosi antri che si prestano a far da teatro a particolari di cruda ed estrema violenza.
Sangue a fiumi e finale a sorpresa. Perfido, drammatico e crudele.

Franco Trentalance, ex pornodivo di fama internazionale con 20 anni di carriera e 445 film all’attivo, ora si occupa di coaching e scrittura. Ha già pubblicato l’autobiografia Ritrattare con cura (Ultra) e il thriller Tre giorni di buio (Ultra), scritto con il giornalista Gianluca Versace.
Marco Limberti, toscano, è regista, sceneggiatore e autore televisivo. Ha al suo attivo film e serie tv (tra cui la sit-com Love Bugs con Fabio De Luigi), ed è stato aiuto regista di Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Paolo Virzì e Renzo Martinelli.

La Debicke e… Lo studente modello

Lo studente modello
di Katerina Diamond
Nord, 2017

Pensi di sapere di chi puoi fidarti? Di conoscere la differenza tra il bene e il male? Di sapere o poter scegliere? Forse ti sbagli! Se leggi questo romanzo ne dubiterai e sarà una memorabile lezione…
Un pacchetto di carta marrone che nasconde un vecchio libro in tedesco. Non c’è mittente, ma per Jeffrey Stone, preside della prestigiosa Churchill School for Boys di Exeter, il messaggio è chiaro. È la fine. E lui sa cosa deve fare. Prima però scarabocchia su un foglio: “Ḕ tornato”, poi dà incarico a un allievo di recapitare il messaggio.
Il giorno successivo, viene trovato impiccato al soffitto della palestra.
Cosa c’è dietro l’improvviso e inatteso suicidio del preside? Perché? Ma leggiamo ben presto che non si tratta di un vero suicidio. La sua morte infatti nasconde qualcosa, una brutta, anzi una bruttissima storia.
Nel giro di pochi giorni, con la musica di Mahler che ha annunciato impietosa il giorno del giudizio, saltano fuori i cadaveri di altri tre grossi nomi della comunità, tutti uccisi con modalità terribili e sanguinose, in situazioni a dire poco strane. All’inizio sembra che non ci sia collegamento tra quei morti…
Però la paura dilaga a macchia d’olio: è caccia aperta al colpevole, un serial killer che uccide senza pietà, torturando le sue vittime.
Il detective Adrian Miles, che ha ripreso servizio dopo sei mesi di sospensione, si trova a fare squadra con Imogen Grey, una giovane donna appena trasferita in città da Plymouth e come lui reduce da uno spiacevole incidente di percorso.
Adrian Miles e Imogen Grey, nonostante i tentativi del loro capo di tenerli alla larga dalle indagini, si convincono che deve esserci un mistero dietro quella spaventosa scia di sangue. Le vittime, che avevano praticamente la stessa età, si conoscevano e si frequentavano. Il mistero, deve essere per forza qualcosa che affonda le radici nel passato.
Ma troppe persone sembrano disposte a tutto pur d’impedire alla verità di venire a galla e lasciare che il killer compia la sua vendetta. Perchè l’orribile segreto che nascondono e che risale a quindici anni prima, può essere lavato solo con il sangue.
Tuttavia a modo loro, pur scontrandosi con un muro di silenzi, menzogne e tradimenti, Miles e Grey vanno avanti e, a rischio dell’ incolumità propria e dei loro cari, arriveranno alla verità. Ma come scriveva Shakespeare e faceva dire ad Amleto: «C’è del marcio in Danimarca», c’è del marcio incontrollabile e dappertutto a Exeter e, quando i due agenti conosceranno finalmente i motivi per i quali questo killer uccide, avranno ancora voglia di fermarlo?
Non dirò una parola di più!
Una trama che descrive un carosello di sofferti silenzi. Un thriller affascinante che costringe seriamente a riflettere e chiedersi il significato di fiducia. Si può fidarsi delle persone che ti stanno vicine? Un caso, come un puzzle, molto difficile da risolvere. Perché solo incastrando tutte le tessere una dopo l’altra si riesce a ricostruire il perché e a scoprire l’assassino.
Primo romanzo dell’autrice inglese Katerina Diamond, Lo studente modello (titolo originale The Teacher e forse era meglio usarlo anche per la versione italiana), in virtù del suo ritmo serrato e della sua trama avvincente e punteggiata di colpi di scena, ha riscosso un gran successo di pubblico e critica, restando per settimane ai vertici delle classifiche inglesi.

La Debicke e… Talent Show

Talent show
di Emilio Martini
Corbaccio, 2017

Recita la presentazione della nuova raccolta di racconti di Emilio Martini (che sappiamo essere lo pseudonimo dell’inscindibile binomio della sorelle Martignoni): «C’è chi scopre all’improvviso di possederlo, chi lo costruisce mattone su mattone, chi lo spreca, chi lo compra, chi lo incolpa di essere causa di infelicità… È il talento…».
Ed è proprio possedere o non possedere talento il tema ricorrente di questi tredici stuzzicanti flash narrativi, popolati da personaggi che manifestano questa fortunata dote in diversi campi quali sport, arte, musica, danza, scrittura, oppure da altri che lo usano o se l’inventano artamente per imbrogliare il prossimo, vendere fumo e apparire ciò che non sono.
Si comincia con Una voce molto fa: l’incredibile avventura della madre di famiglia che una bella mattina si scopre eccezionale cantante lirica ed è costretta a cambiare la sua vita. Come Mickey Goldmill narra invece gli affanni di una bravo allenatore di una piccola squadra di provincia costretto a rinunciare al talento di un giovanissimo calciatore, bruciato dalla violenza. In Il cognome sbagliato forse ci sarà finalmente un po’ di giustizia e uno sconto di pena per il povero Sangiorgio, sempre bistrattato dai colpi infertigli da una vita disgraziata? Nel successivo La ragazza col liuto si leggerà dell’annunciato fallimento dell’attrice timida che in realtà non vuole recitare. In Fumo negli occhi partecipiamo a un’affollatissima riunione di condominio, presieduta dall’amministratore, che vedrà la sua magica capacità da imbonitore sconfitta dal fantasma del commissario Berté. In Colpa della musica invece incontreremo la pallida e bionda Luna con uno straordinario talento per la musica e per offrire amore. Nel settimo racconto Il prescelto scopriamo il mediocre autore in vetta alle classifiche non per sua bravura, ma perché sempre disposto a farsi cera molle nelle mani dell’astuto editore. In La regina del valzer presenziamo a una serata di gran successo e di rivincita familiare per la ballerina casalinga. In Il morso ci sarà il disperato attacco della professoressa all’allenatore della squadra di basket per l’ingiustizia al nipote, scartato per un raccomandato dell’ultim’ora. In Un gioco da perdenti per lei la musica è uguale a sballo, la musica è uguale a follia e la musica sarà uguale a morte. La sorpresa in The voice sarà l’azzeccare un rischioso binomio vincente con l’invenzione di un reporter giramondo incallito. Sarete belli voi rappresenta l’orgogliosa ribellione degli schiavi dopo anni di angherie familiari.
E come conclusione col botto Selezione innaturale in cui pare addirittura in ballo la definitiva cancellazione della specie umana.
Tredici racconti che spaziano tra il reale, il possibile e l’assoluta fantasia ma con il talento per comune denominatore, quella fortunata e innata capacità di fare meglio degli altri che può portare alle stelle ma, se sprecato o usato a torto o male, può provocare persino la rovina.

La Debicke e… Il pittore di ex voto

Il pittore di ex voto
di Paolo Codazzi
Tullio Pironti Editore, 2017

Fulvio, matematico di mezz’età prestato alla facoltà di meteorologia, ritorna da Firenze a Livorno, città dove ha trascorso alcuni anni dell’adolescenza come allievo del convitto «Casa Firenze», nella frazione di Antignano. A riportarlo quasi a forza nel suo passato è il fortuito ritrovamento di una lettera indirizzata tanti anni prima alla madre morta. Quella lettera, scritta dalla segreteria del Santuario della Madonna di Montenero, conferma di avere esposto, nella saletta degli ex voto, il quadretto votivo da lei inviato in ringraziamento alla Madonna per aver risparmiato la vita del figlio nell’incidente stradale in cui era rimasto coinvolto.
La religione e i riti di preghiera impostigli da ragazzo, ai quali poi da adulto si sono contrapposti il rifiuto di vincoli spirituali e la matematica negazione di episodi sovrannaturali, spingono Fulvio a rifiutare quella materna scelta di devozione e a voler ricuperare il quadretto a ogni costo.
L’ascesa per raggiungere il Santuario diventerà un continuo stupito flash-back di ricordi legati agli anni del collegio, all’amicizia con Thomas, figlio di una livornese e di un militare americano di colore, e il fragile poliomielitico Luca, gran collezionista di album di figurine. Ma anche il ricordo dell’amoroso sentimento adolescenziale per Lucia, la straordinaria maestra all’avanguardia che gli aprirà nuovi razionali orizzonti insegnandogli a capire e amare la matematica.
Quasi un diario mistico di Fulvio con la scoperta del fascino dei numeri primi, dell’estetica che porta ad avvicinarsi all’etica. Una maestra che gli ha permesso di accostarsi episodi di vita di personaggi famosi, di ricordare dotte citazioni, di affrontare il paradosso di Cantor e il problema del “piccolo Gauss”, i detti socratici e la magnificenza dell’arte come incontro col divino…
Ma dopo avere sottratto l’ex voto, nel viaggio di ritorno a Firenze, Fulvio sarà vittima di un nuovo incidente automobilistico, che lo convincerà a un nuovo pellegrinaggio a Montenero per riappendere il quadretto al santuario. Un secondo viaggio, questa volta inaspettatamente risolutivo che, con nuvole raccolte dal vento nel cielo, ricomporrà i tasselli della storia e riunirà gli stessi protagonisti, Thomas, ora conducente della locale funivia e Luca divenuto pittore di ex-voto, intorno a una diversa e sconcertante variabile del passato e del destino.
Il pittore di ex voto è un romanzo contemporaneamente visionario e concreto, in cui regna imperiosa l’assenza di dialogo diretto e che scopre l’ingresso simbolicamente conclusivo di una seconda voce narrante.
Un testo che offre svariati piani di lettura, scritto con prosa scorrevole e voluta, espressa con frasi spesso interminabili, interrotte solo dalla punteggiatura più indispensabile. Chiave di narrazione diversa, particolare e intrigante, che forse denota il desiderio di stupire, ma anche una cultura quasi enciclopedica che pare voler cogliere l’essenza di certe forme di scrittura sperimentate in precedenza da celebri autori stranieri e italiani, in grado di creare un plausibile ponte tra scienza e letteratura.
L’autore ci ricorda anche che Ex voto suscepto, “secondo la promessa fatta”, è la formula che viene canonicamente apposta sugli oggetti offerti nei santuari per ringraziare il destinatario del dono – divinità pagane, Dio, la Madonna o un santo – per aver esaudito una preghiera.
L’estensione del significato ha portato a designare con la stessa locuzione l’oggetto stesso dell’offerta, applicandola anche alle offerte votive del mondo antico dove, nei ripostigli e nelle favisse dei santuari (depositi ipogei di oggetti votivi con forma cilindrica), sono stati ritrovati un gran numero di ex voto.

Paolo Codazzi è nato a Firenze, città in cui vive e lavora, operando attivamente nell’ambito culturale cittadino. È fondatore della rivista «Stazione di Posta» e del «Premio Letterario Chianti». Studioso di storia antica ed etruscologia, collabora con quotidiani e periodici. Ha già pubblicato, con Mobydick, Il cane con la cravatta (2002), Segreteria del caos (2006) e, per la Tullio Pironti, il fortunato romanzo La farfalla asimmetrica (2014).

Salva

Salva

Salva

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Aprile 2017

Questa volta ho portato sulla tazza una brancata di poeti. Non fate quella faccia. Non storcete la bocca. Poesia e cruda realtà stanno bene insieme. E così, ponzando, mi sono lasciato trascinare con un groppetto in gola tra ermi colli, cipressi alti e schietti, donzellette che vengono dalla campagna, piogge torrenziali e piangenti, graziose lune e garzoncelli scherzosi che non sanno ancora cosa li attende nella vita futura (beati loro). Ho fatto una visitina alle Alpi e alle Piramidi, e già che c’ero anche al Manzanarre e al Reno, chiacchierato con vecchierelli canuti e bianchi, meriggiato pallido e assorto tra chiare, fresche e dolci acque, sono stato accarezzato dalla sera sulle sacre sponde di Zacinto, ritrovandomi di schianto, dopo altro poetico girovagare, tra le calde braccia di Teta.
Per finire in bellezza mi sono illuminato d’immenso e ho tirato lo sciacquone. Ah, la poesia!

Indagine a ritroso di D.M. Devine, Mondadori 2017.
“Scacco matto!”. Inizio col botto per il sottoscritto ammalato di Re e Regine. Ovvero fine partita tra Edward Haxton e Peter Bream, due tra i personaggi principali del libro. Il primo, insegnante universitario, “è nel mirino dei colleghi per la gestione disinvolta di certi libri contabili”. Insomma cercano di buttarlo fuori, ma lui reagisce minacciando di svelare certi segreti di uno scandalo di alcuni anni prima, quando una studentessa era morta per un aborto. Minaccia evidentemente concreta se Edward tira il calzino in circostanze poco chiare, causa monossido di carbonio uscito da una stufa allentata (chi ha girato la chiavetta del gas ha cancellato le impronte).
Peter è, invece, il figlio di un noto professore della stessa università, che era stato, forse, amante (si dice) della studentessa. Il classico passato funesto che ritorna. Ad indagare l’ispettore Finney e il sovrintendente Hulbert (Finney proprio non lo sopporta). Aggiungo in breve: aggressione ad una ragazza, un altro assassinio, una rivelazione, soldi per tenere la bocca chiusa a chi aveva praticato l’aborto, la cerchia delle persone sospette, certe lettere del professore che potrebbero rivelare fatti interessanti.
Per non aggiungere cose banali riprendo il giudizio di Francis Iles (Anthony Berkeley) del 1966, fatto conoscere dal nostro Mauro Boncompagni: “D.M. Devine è ormai diventato un maestro della moderna detective story ai suoi più alti livelli; e in ‘Indagine a ritroso’ gli indizi sono davvero succulenti. Questa storia dalla trama accattivante e dall’ambientazione universitaria, con personaggi vivaci e un mucchio di credibili complicazioni, sembra scritta apposta per coloro che amano un puzzle veramente buono. E la soluzione li lascerà ampiamente soddisfatti”.

Delitti quasi perfetti di AA. VV., Polillo 2016.
Dopo un momento di impasse, diciamo pure di crisi, la Polillo editrice si è ributtata a capofitto soprattutto sul giallo classico per la gioia di tutti i suoi aficionados e di coloro che amano la bella e buona scrittura. Per darvi un’idea della qualità dei racconti (anche un semplice sunto toglierebbe troppo spazio) basta fare l’elenco degli scrittori: Joseph Commings, Arthur Conan Doyle, Jacques Futrelle, Thomas W. Hanshew, Richard Keverne, Helen McCloy, Douglas Newton, Quentin Reynolds, Seamark, Edgar Wallace.
Delitti quasi perfetti, dunque. Delitti nel senso di morti ammazzati o di semplici furti. Sarebbero senz’altro perfetti se gli sfortunati autori non si trovassero fra i piedi gente con la testa grossa così (ho allargato le braccia). Tipetti come Sherlock Holmes e gli altri che troverete, certo non da meno. E se, talvolta, non facessero addirittura i furbi andando loro stessi, poveri innocenti, a chiedere di persona consiglio su qualche strano avvenimento. Quelli mica ci cascano. Chi tenta qualcosa di grosso, poi, deve anche tener conto della propria natura che potrebbe smascherarlo.
Racconti sul filo dell’impossibile, incipit memorabili “Quel pomeriggio Linda Carewe avvelenò suo marito. Lo avvelenò con l’arsenico”, oppure “Mr Jerold Pogarty realizzò la sua metamorfosi e commise il Crimine Perfetto”. Cultura (a volte si naviga tra Freud, Adler e Jung), varietà di stili, varietà di personaggi ognuno con le proprie caratteristiche, varietà di soluzioni più o meno ingegnose (fra cui il travestimento) e di atmosfere. A volte da brivido con paesaggi tetri che sembrano percorsi dal Diavolo (lo urla perfino un prete), morti che dovrebbero essere morti e che riappaiono all’improvviso. Insomma tutti gli ingredienti per tenerci inchiodati alla poltrona (ma va bene anche una sedia). All’inizio di ogni racconto brevi notizie sugli autori citati.
Da leccarsi i baffi.

Il cadavere in pantofole rosse di R.A.J. Walling, Polillo 2017.
“Il cliente che si presenta nell’ufficio londinese dell’investigatore privato Philip Tolefree in una mattina di luglio è un personaggio famoso; Ronald Hudson, scrittore, avventuriero, esploratore. Il suo problema è una misteriosa lettera che contiene un messaggio in codice che non è in grado di decifrare. Potrebbe farlo Tolefree?”. Risposta positiva dato che la barba finta del suddetto ha colpito la sua curiosità. Ancor più dopo avere scoperto, sul suo biglietto da visita, diverse coppie di lettere fra le quali una corrisponde al nome di un suo amico avvocato. Curiosità spinta all’inverosimile se tale amico Feldelman lo informa di essere stato testimone di un suicidio nella casa di campagna stile Tudor del ricco industriale Sir Thomas Grymer, dove attualmente si trova, che ha organizzato una festa. Lewisson, un esperto chimico alle dipendenze del suddetto Grymer, si è ucciso sparandosi alla testa nella sua camera da letto, essendo stato trovato disteso sul pavimento con una rivoltella in mano. Così sembra, anche se Feldman nutre qualche dubbio. A scoprire il cadavere per primo un tale antiquario Borthwick che poi è partito. Sarà proprio Tolefree a presentarsi lì come critico d’arte Tudor per vederci più chiaro.
Comunque l’atmosfera, all’inizio, non è troppo pesante e c’è pure il tempo, per la figlia del canonico Marefield, di civettare con un paio di personaggi. Nove a tavola, fra cui il probabile assassino, dopo che il ritrovamento di un altro bossolo sotto la finestra della camera di Lewisson spinge Tolefree per questa soluzione.
Le indagini sono lunghe, circostanziate, sorrette, solo in parte, dai ricordi lacunosi dei possibili sospettati, tra una tirata di pipa e l’altra del nostro investigatore privato. E c’è una domanda che lo assilla “Che cosa aveva a che fare questa oscura tragedia con la visita di Hudson in Watling Street e lo strano compito che gli aveva assegnato?”. E poi il biglietto che gli era stato lasciato, guarda un po’, “Conteneva la lista di tutti i nomi presenti a quella festa…”. Incredibile coincidenza… Così come incredibile il fatto che l’assassino sia scomparso e abbia trasferito la pistola in mano al morto “nei pochi secondi prima che Borthwick arrivasse alla porta”. Un bel mistero che costringe la mente di Tolefree a “macinare” inarrestabile anche mentre guarda le stelle, attraversata dal dubbio “Questa volta sarebbe stato battuto?”.
Aggiungo solo un ladro che si aggira per la villa, un disegno a matita tra i fogli di calcoli del morto, e… le sue pantofole rosse. Che cosa c’entrano? C’entrano, c’entrano… E saranno proprio queste a dare una bella mano al nostro tenace investigatore.
Lettura interessante con momenti di assoluta preponderanza di cellule grigie insieme ad altri di inquietante movimento. Sorprese a go-go con qualche lungaggine di troppo.

Robot 78, di AA. VV., Delosbooks 2016.
Non sono un esperto di fantascienza (a dir la verità non sono esperto di niente) per cui prendete queste righe come quelle di un neofita (ergo banali). Bella impressione. Belle letture in un territorio quasi del tutto sconosciuto. Intanto perfettamente d’accordo sull’editoriale Siamo stufi di esperti di Silvio Sosio. In giro c’è un’ignoranza, nel significato più preciso del termine, che fa paura. Si crede a qualsiasi “panzana” buttata nella rete e si snobbano tutti quelli che hanno certe credenziali di professionalità. Non c’è niente da fare. Per ora è così. Preghiamo o tocchiamoci.
I racconti. Di Mike Resnik, Sarah Pinsker, Domenico Gallo, Susanna Raule, Lorenzo Crescentini e Luigi Calisi.
Belli. Interessanti. Sia che si viaggi instancabilmente nel midwest americano alla ricerca di posti in cui cantare dal vivo in un mondo ormai morto su internet. Sempre insieme alla gente, sempre avanti. Musica e musica (viva la vita!). Sia che ci si ritrovi nella Russia di un prossimo futuro a vedersela con i Corridori, mostriciattoli di metallo e con una “falla” aperta dove essi stessi ritornano. Cosa può essere? Forse il loro nido?. Entriamo a vedere che la cosa ci incuriosisce… Così come ci incuriosisce, a Genova, la storia di Nico, un ragazzo del dopoguerra che ha il dono di leggere i pensieri degli altri. I morti ammazzati su un prato. Un tedesco che ha ucciso, l’attentato a Togliatti… Oppure, oppure siamo scaraventati in un’Africa del futuro dove arrivano indiani e cinesi a sfruttare le piantagioni con mezzi sempre più efficaci. Parola d’ordine aumentare la produzione. Produrre, produrre, produrre. Ma qualcuno cercherà di sottrarsi a questa nuova schiavitù?.
E poi ecco un essere di un altro mondo spedito nell’Inghilterra del 1872 d.C. (epoca Vittoriana) ad incontrare un personaggio particolare che vive al numero 221B di Baker Street (avete già capito). C’è da ritrovare un bambino scomparso, figlio di un membro del governo. Qualche meraviglia sugli umani (crede che si riproducano per partenogenesi) ma il suo vero problema è cosa tenerci dentro i pantaloni… Altra Africa del futuro con la piccola Kamari che vuole imparare a leggere. Ma questo è contro la legge per certe tribù africane. Kamari, bambina innocente in un mondo scelleratamente maschilista. E già sappiamo come andrà a finire. Un abbraccio, piccola.
Racconti belli che fanno riflettere, con il sorriso, con il pathos o il groppo in gola, sulla nostra variegata umanità e su noi stessi. Come sarà il mondo? Come saranno gli uomini? Che cosa inventeranno? Una società più giusta, migliore o peggiore? Come potremo essere visti da eventuali altri popoli del mondo? E così via non dimenticando, gli autori, la costruzione dei loro personaggi e squarci di suggestivo ambiente.
Non solo racconti ma anche interviste. Con lo scrittore George R.R. Martin e l’illustratore Franco Brambilla. Dai quali, dalle loro storie, dal loro metodo di lavoro c’è solo da imparare. I primi passi, le difficoltà, i rifiuti, la testardaggine di una passione che alla fine trionfa. Una bella carica di energia per i giovani che vogliono seguire il loro esempio.
E sorprese personali come quando, nell’articolo di Donato Rovelli Family Opera, scopro, tra le altre novità, io fissato di Re e Regine, che ne L’impero di Azard (The Player of Games) è descritto un impero fortemente gerarchizzato, in cui una partita su un’enorme scacchiera, decide i ruoli che si giocheranno nella società…(i miei scacchi dappertutto. Chi vuole saperne di più qui).
Insomma questo Robot, rivitalizzato da Vittorio Curtoni (leggere Una rivista vi seppellirà! di Giuseppe Lippi) mi ha tenuto bella e gradevole compagnia al posto della solita letteratura gialla con la quale in parte amo dilettarmi.

L’uomo di casa di Romano De Marco, Piemme 2017.
Dopo A casa del diavolo e Città di polvere, che mi colpirono positivamente, mi butto anche su questo ultimo dell’autore. Un bel salto geografico. Dalla provincia dell’Aquila e da Milano a Vienna, cittadina della Virginia.
Al centro della storia Sandra Morrison, logopedista, che vede la sua vita distrutta dalla morte del marito Alan trovato con la gola tagliata e i pantaloni abbassati in un quartiere “puttanesco” della città. Altro filone importante il caso della “Lilith di Richmond” che aveva rapito e ucciso, diversi anni prima, sei neonati (uno si salva e chissà se lo ritroveremo), seguito dalla detective afroamericana Gina Gardena e finito nel nulla, unica a rimetterci rispetto ai maschietti leccaculo che pensano solo alla carriera (suo pensiero). Terzo sviluppo della trama in corsivo (un giorno scriverò un thriller dove un tizio che mi assomiglia fa fuori una brancata di scrittori che usano le frasette in corsivo) di qualcuno che la sa lunga su questi fatti.
Primo elemento: l’angoscia. Soprattutto di Sandra tormentata dalla scoperta del “nuovo” marito, quello che non conosceva e che l’ha tradita in tutti questi anni. In prima persona “Ora lo sento in pieno il dolore. Mi penetra e mi consuma. Mi toglie il respiro…”. Tormenti anche per il difficile rapporto con la figlia Devon, a sua volta in preda ad una forte crisi. Assillo ancora più penetrante quando scopre che Alan era interessato proprio al caso della Lilith di Richmond (perché?).
Secondo elemento: il dubbio. Sempre di Sandra nei confronti delle persone che le stanno intorno. Soprattutto del nuovo vicino di casa, il giornalista John Kelly, fin troppo premuroso, da cui si sente anche attratta (approfondito esame psicologico).
Terzo elemento: la violenza. Violenza sulle donne, degli stessi padri schifosi sulle figlie, la prostituzione come ultimo mezzo per sopravvivere.
Storia dentro i personaggi e fuori nella realtà, negli ambienti descritti con tocchi felici, sia ricchi di “case singole e ville di pregevoli fatture”, oppure degradati, territorio di bande giovanili e spaccio di droga. Introspezione e movimento, la classica foto che sfugge all’inizio (lascia un messaggio subliminale) e che si rivelerà decisiva, intreccio di piani temporali diversi legati da un presente secco che incide, improrogabile citazione di Sherlock Holmes (un giorno scriverò un thriller…). Trama complessa come in ogni thriller che si rispetti con estesa spiegazione finale (qualche dubbio ma, non essendo uno psichiatra, mi guardo bene dal contestarla). Citati anche gli scacchi. E questo è un altro pregio del libro. D’accordo, solo per me, ma ognuno ha le sue fissazioni.

Segnalazioni
La casa dei Krull di Georges Simenon, Mondadori 2017. Romanzo attualissimo, pur essendo uscito nel 1938. Praticamente il problema dell’integrazione di una famiglia straniera, in questo caso tedesca in terra di Francia, sulla quale si addossa la colpa di un omicidio. Perfetto capro espiatorio. Meditate gente, meditate…
Delitto in mare di Richard Connell, Polillo 2017. Viaggio alle Bermude per l’ottimo chimico Matthew Kenton. Ottima idea per godersi un po’ di riposo se non ci fosse di mezzo il morto ammazzato nella cabina proprio di fronte alla sua.
Torto marcio di Alessandro Rebecchi, Sellerio 2017. Considerato da Augias un noir ricco di suspense e ironia. Controlleremo.
Il libro degli specchi di E.O. Chirovici, Longanesi 2017. Un thriller a tre voci, ambientato in America, che è arrivato al successo dopo una serie incredibile di bocciature. Di un romeno trapiantato in Inghilterra. Arimeditate gente, arimeditate…

Un giretto tra i miei libri
La gabbia delle scimmie di Victor Gischler, Meridiano Zero 2008.
Si parte con un cadavere nel bagagliaio nella macchina di Charlie Swift, gangster di Orlando (Florida), insieme al collega (svitato) Blade Sanchez e si continua il viaggio per tutto il libro. Viaggio inteso nel senso vero e proprio della parola (c’è di mezzo pure il National Geographic) e viaggio inteso nel senso che non si sta, comunque, mai fermi. Non c’è un attimo di respiro, di riposo (a meno che non si sia in ospedale). Tutto veloce, tutto frenetico. “La gabbia delle scimmie” è il luogo di ritrovo di una banda (ma anche il nome di un blog per discussioni scientifiche e riecheggia in parte il titolo di un libro di Kurt Vonnegut, famoso autore di “Mattatoio n.5”) capeggiata da un certo Stan. Ma c’è chi ce l’ha con lui perché poco attivo, poco dinamico. E allora giù botte da orbi, scontri, sparatorie, morti a go-go, droga, tradimenti, l’FBI, mele marce nella polizia, libri contabili che fanno girare il tutto. Manca il sesso ed è pura meraviglia.
E poi c’è lui, Charlie detto il “Sarto” (perché ha ucciso un uomo con un paio di forbici) che fa parte della combriccola, fratello più piccolo da proteggere e la mamma che è sempre la mamma. Freddo, duro, impassibile. Fisico di ferro. Con le sue regole “Quando hai un capo rimani con lui”, “Sono sempre stato buono con chi è stato buono con me”, che si innamora (di Marcie) e ha il suo attimo di umana debolezza “Mi raggomitolai dentro la giacca e le lacrime cominciarono a scendere rapide e calde lungo il viso”. Un attimo, dicevo, perché poi è tutto un tup tup tup. E se manca la pistola c’è il coltello a farne le veci.
Uomini e un paio di donne, oltre la mamma e Marcie, a completare il quadro. La buona, Amber, e la cattiva Tina che in fondo al libro hanno la loro parte. Stile ironico (gangster che giocano a monopoli), humour nero, qualche metafora degna di Ross MacDonald insieme a battute scontate. Ma, soprattutto, un continuo, incessante, frenetico movimento.
Mi è venuto il fiatone.

La legge dei figli, antologia di racconti curata da Sabina Marchesi e Lorenzo Trenti, Meridiano Zero 2007.
Copertina nera con pistola a tamburo che esce fuori dall’interno di un libro. Probabilmente un libro sulla Costituzione, essendo i racconti legati ai principi più importanti della nostra carta costituzionale. Sì, avete capito bene. Non sto a ripeterlo. Una idea originale ed una iniziativa meritoria che ci induce a riflette su alcuni aspetti importanti della vita sociale italiana.
Questi sono racconti noir, duri, diretti, concreti. Li raccolgo velocemente insieme tanto per darvi un’idea: pronunciamento militare con dittatura; vita dura degli extracomunitari; giustizia personale; poliziotto senza regole con vittima del G8 di Genova; ancora coppia di poliziotti fuori dalla legge; il problema delle intercettazioni telefoniche; la bestialità della folla allo stadio; carriere truffaldine e meschine con tradimento e vendetta; sfruttamento del lavoro nero; il problema sociale degli handicappati; il sistema dei voti truccati alle elezioni e quello per non pagare le tasse; seguire una indagine piuttosto che un’altra da parte della magistratura; ancora sulla giustizia personale; sfruttamento della “mala” per sconfiggere una organizzazione terroristica.
Tutti temi attuali, veri, scottanti. Un po’ di artificio, alcune forzature su una iniziativa nata a tavolino ma poi passione, sentimento, coraggio e denuncia. Linguaggio incisivo che va al nocciolo della questione, dove non manca il grottesco e il paradosso. Contenuto ora doloroso, ora drammatico con qualche schiarita di luminosa speranza. In un mondo che va a catafascio una riflessione sui nostri principi costituzionali fa sempre bene.

La legge dei nove di Terry Goodkind, Fanucci 2010.
Alex, o meglio Alexander Rahl, è un pittore senza troppa fortuna che salva se stesso ed una bella ragazza enigmatica dall’assalto di un camioncino che porta la bandiera dei pirati (e già questo ci fa capire di essere in una situazione particolare). La bella ragazza è Jax che proviene da un altro mondo dove impera la magia (mentre nel nostro la tecnologia) e un dittatore, Radell Cain, che vuole il potere tutto per sé, dopo avere sfruttato gli istinti peggiori del popolo (prima c’era l’onestà ed ora tutti ad arricchirsi senza sforzo).
Alex si trova al centro di una profezia tratta da un antichissimo libro per la legge dei nove (vedrete poi di che cosa si tratta) e per il cognome che si porta appresso. In pratica dovrebbe essere colui che deve salvare uno dei due mondi. Intanto ha ricevuto in eredità una vastissima tenuta nel Maine di una certa importanza nel proseguimento della storia.
Che qualche pericolo incombesse su di lui era strato annunciato da certi avvertimenti della madre impazzita “Vattene e nasconditi” e dal nonno Ben “I problemi ti troveranno”, da strani rumori durante le telefonate e… e dagli specchi. Sì, perché attraverso gli specchi si possono materializzare le persone dell’altro mondo alla ricerca di un “passaggio” segreto di cui dovrebbe essere a conoscenza il nostro eroe. Da qui lotte, assalti, sparatorie.
Per difendersi dagli attacchi degli infiltrati unisce le proprie forze con Jax (non va d’accordo con la fidanzata Bethany) e ne viene fuori un bel sentimento condito da qualche bacio appassionato.
Buona la resa del mistero, dell’inquietudine, dell’attesa relativa alla prima parte ( cosa succederà?), con qualche critica scontata di riflesso sulla nostra società. Meno riuscita quando si entra nella spiegazione dei particolari (cosa succede) che mettono in risalto pure alcune incongruenze. Un libro che convince a metà.

Patrizia Debicke (la Debicche)

Musica nera di Leonardo Gori, TEA 2017.
Versilia, agosto 1967. Nonostante la Guerra Fredda in atto e l’escalation americana in Vietnam, l’Italia si crogiola in pieno boom economico. Il benessere è diffuso, la 500 e le vacanze al mare sembrano quasi alla portata tutti e nei bar dei lungomare impazza il suono nei juke-box con le voci di Gianni Morandi e Caterina Caselli. Però il primo capitolo ci fornisce una nota macabra e stonata: il ritrovamento di un morto annegato, tale Fedele Argenti, ammiraglio in pensione. Una banda di ragazzini, impegnati in una specie di maratona ciclistica, ha trovato il suo cadavere ricoperto di schiuma, liquami e semisommerso nel fossato che costeggia l’aeroporto del Cinquale, quasi una fogna a cielo aperto. Bruno Arcieri, ex colonnello del Sifar, Servizio Informazioni Forze Armate, in pensione da dicembre dopo i caotici fatti dell’alluvione di Firenze e vecchio amico di Argenti, riesce ad arrivare da Roma al Forte dei Marmi in treno, appena in tempo per il funerale. cantante. Qualcosa che cova sotto le ceneri s’infiamma. Arcieri scoprirà precise indicazioni di mostruosi delitti in lettere con spaventose accuse. Chi sono le misteriose donne vestite in nero, che ogni sera scrutano in silenzio il mare dal pontile del Cinquale? C’è qualcosa di torbido dietro la morte accidentale del vecchio ammiraglio? Arcieri non può restare fermo a guardare, quando ci sono tracce di vecchi delitti: l’eccidio di una ricca famiglia ebrea, un padre e tre bambini, massacrati dai nazifascisti nel 1944, la scomparsa di un inafferrabile faccendiere italiano, legato ad ambienti poco chiari dei servizi segreti e quella di un intero equipaggio di un mini sommergibile, lasciato colare negli abissi al largo del Cinquale. Praticamente da solo porterà avanti un’indagine destinata a scoperchiare un intrico di trame eversive e di interessi privati di assoluto cinismo, che macchiarono indelebilmente l’Italia del 1945 e che ancora non si fermano, benché siano passati più di venti anni. Tanti sanguinosi misteri e tutti collegati alla guerra, all’armistizio dell’otto settembre del 1943, al cambio di alleanze e agli opportuni voltafaccia di ex fascisti. Un torbido intreccio, con doppi e tripli giochi che coinvolgono anche i servizi segreti esteri e italiani. Giochi in cui, per un imperscrutabile disegno, dovrà lui stesso trasformarsi in una pedina. Romanzo poliziesco, caratterizzato, come la musica che lo esalta, da continui cambi di ritmo e basato su improvvisazioni e virtuosismi, Musica nera è quasi un’ode alla memoria di una generazione che ha ricostruito l’Italia.
Altri libri segnalati dalla nostra Patriziona:
Operazione Portofino di Roberto Centazzo, TEA 2017, dove tre baldi ex poliziotti, arrivati all’agognata pensione, per non morire di noia si sono inventati la Squadra speciale Minestrina in brodo che risolve delitti e sgomina bande di criminali.
Il commissario Soneri e la legge del Corano di Valerio Varesi, Frassinelli 2017. In una Parma invernale, fasciata dalla nebbia, trasfigurata dalle nuove costruzioni e quasi indecifrabile per incomprensioni, scoppiano delitti e scontri razziali.
Il morso del ramarro di Valeria Corciolani, Emma Books 2017. Un palcoscenico affollato da personaggi molto diversi, ma con una cosa, anzi un luogo, in comune: una palazzina liberty in una bella cittadina di mare. Di là prende il via Il morso del ramarro con le diverse storie, con il mixer di azioni, persone, sentimenti e arcane suggestioni che ci accompagneranno con gustosa ironia fino alla soluzione dell’enigma. Che poi era legato a un semplice ciondolo. A forma di ramarro. E visto che ci sono molteplici letture allegoriche collegate al ramarro e al suo morso, Valeria Corciolani, che le conosce bene, ci gioca alla grande.

Le letture di Jonathan
Cari ragazzi
eccomi a voi. Sono il nipotino di nonno Fabio che scrive, scrive, scrive e vuole far scrivere anche me (accidenti!). Qui vi parlerò dei libri che leggo. In maniera semplice (ho solo otto anni).
Partiamo da Sandokan di Emilio Salgari nella versione di Geronimo Stilton, Piemme 2017.
Siamo in Malesia. Il pirata Sandokan lotta contro gli inglesi per la libertà del suo popolo. È conosciuto anche come la “Tigre della Malesia”. Però, attenti, non è un uomo in questo romanzo, ma un topo! Così come tutti gli altri personaggi.
Ad un certo punto sembra morto dopo uno scontro navale, viene salvato addirittura da un inglese, lord James Guillonk. Fa finta di essere un principe e si innamora della nipote Marianna, la “Perla di Labuan”! Insomma un romanzo di avventura e di amore con tanti brividi, travestimenti e colpi di scena. Spesso le parole sono colorate e in forma buffa (ci ho fatto anche qualche risata) per tenere desta la nostra attenzione. E ci sono bellissimi disegni.
Leggetelo!
Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Salva

Salva

Salva

Salva

La Debicke e… La promessa del tramonto

La promessa del tramonto
di Nicoletta Sipos
Garzanti, 2016

Tanto di cappello a Nicoletta Sipos, non è facile romanzare qualcosa che fa parte della propria vita, mettere sulla carta sentimenti, impulsi, affetti e riflessioni che appartengono a un diario privato, e riuscire a renderlo vivo, avvincente e intrigante per il lettore, costringendolo a bruciare le pagine.
Tibor e Sara, i protagonisti di La promessa del tramonto, non provengono dalla fantasia dell’autrice, perché sono i suoi genitori. Tutto o quasi tutto è vero, frutto di ricordi diretti o riportati quindi, anche se Sipos ha dichiarato di aver interpretato e romanzato talvolta qualche buco nero.
Fa piacere di riscoprire oggi, in questi tempi così diversi, difficili e in cui l’etica troppo spesso cambia strada, la tangibile realtà di una bella storia d’amore.
Una storia in cui miracolosamente la speranza ha vinto sull’odio. Una storia in cui l’amore ha vinto sui pregiudizi. Niente è riuscito a spezzare un legame che non accettava confini. Una storia in cui una promessa ha vinto sul destino. Perché era stato proprio il filo rosso del destino a farli incontrare e a legare per sempre i due protagonisti.
Un viaggio da incubo, per chi è rinchiuso con due donne e un poppante in un nascondiglio stretto e buio di una piccola nave da carico che risale verso Vienna le acque del Danubio sconvolto dalla tempesta e dalla piena, serve da leitmotiv a Tibor Schwartz, medico di etnia ebrea, in fuga dagli eccessi del regime stalinista in Ungheria, per riassumere le vicende sue e della sua famiglia.
Tibor Schwartz trova la forza per resistere, nel continuare a pensare, nel ricordare, e nel martellarsi nella mente che l’amore come un talismano è in grado superare ogni ostacolo. Ci vuole credere e si attacca tenacemente a questa speranza.
La sua vita è stata fatta solo di fughe: prima dalle leggi razziali dell’Italia fascista, poi dai campi di lavoro riservati agli ebrei ungheresi nella seconda guerra mondiale. E ora dall’odio strisciante, dal ghetto morale e intellettuale dell’Ungheria nel 1951, in cui imperversa la dittatura. Un barbaro regime inaccettabile per un uomo come lui, la cui unica colpa è sempre stata solo il voler vivere secondo i suoi principi.
E adesso, mentre il vascello che dovrebbe portarlo verso la libertà avanza a fatica, l’unico bagliore che rischiara il suo cammino è pensare a lei, a sua moglie, a Sara e ai loro figli, Nives e Mathias. Pensare a lei e a loro che sono tutto per lui e che lo aspettano, già salvi, al sicuro in Italia.
La barbara e folle persecuzione razziale, i parenti di Sara e gli orrori della guerra hanno provato a dividerli. Ma finora nessuno ci è riuscito e ora Tibor Schwartz sta andando a raggiungere i suoi cari, la sua famiglia, anche a costo della vita e mira a costruire per loro tutti un futuro migliore.
Perché Tibor e Sara si sono scambiati una promessa: la promessa di rivedersi e ritrovare, nonostante tutto, la felicità. Si sono battuti insieme, sfidando la violenza e il terrore. Hanno affrontato giorni di angoscia e notti infinite sotto i bombardamenti, senza mai demordere, senza mai rinunciare al loro coraggio e alla loro dignità. E finche saranno una cosa sola, nessuno potrà rubarglieli.
Hanno lottato sempre, fino allo stremo anche quando tutto sembrava perduto, perché quando si è in due, tutto può diventare possibile.
Un romanzo che sa commuovere e con una marcia in più regalata anche da certi particolari della storia vissuta dalla coppia prima e durante la seconda guerra mondiale e da quanto accadde in quegli anni sia in Ungheria che in Italia. Solo qualche volta il tono si fa più prudente, più distaccato, quasi l’autrice avesse paura di mettere troppo pathos o di personalizzare troppo la narrazione abbandonandosi alla tensione emotiva.
Apprezzo la puntuale e rigorosa attenzione dedicata ai fatti di costume, cultura, politica e approvo la sua scelta di cedere la parola nella parte finale ai giornali e a chi visse direttamente le vicende di allora.
Un plauso alla redazione per aver introdotto la significativa intervista conclusiva a Nicoletta Sipos.

La Debicke e… La stagione dei tradimenti

La stagione dei tradimenti
di Philippe Georget
e/o, 2017

Variazioni sull’adulterio e altri peccati veniali, un sottotitolo che ben introduce l’atmosfera di questa godibile storia a tinte fosche, fatta di luci e ombre con misurata venatura umoristica. Insomma un giallo/noir insolito con tutte le indagini focalizzate intorno a casi legati soprattutto ad adulteri, femminili, messi in luce in questa nuova era epocale di parità e libertà tra sessi.
Per il suo quinto romanzo, Philippe Georget riprende il filone delle indagini di Gilles Sebag, padre e marito esemplare, tenente di polizia a Perpignan. Torna dunque il geniale e intuitivo tenente Sebag, che abbiamo già conosciuto e apprezzato in D’estate i gatti si annoiano, ma che stavolta, varcando malauguratamente la sua “linea rossa”, legge di nascosto due SMS nel cellulare della moglie, scoprendo che l’ha tradito. Dopo lunghi mesi di fastidioso crogiolarsi nei dubbi, davanti ai suoi occhi la verità: la triste, scomoda e schiacciante verità. Claire non nega di averlo tradito qualche mese prima, ma è stata solo una breve sbandata senza importanza. Ora tutto è finito e giura di amare solo e soltanto lui.
Ma come e a cosa credere? La placida serenità del suo mondo sembra andare in pezzi! Siamo alla vigilia di Natale, Capodanno è vicino, sarà un periodo festivo duro per Gilles Sebag, e i familiari lieti ricordi degli anni passati che paiono solo rafforzare l’amaro in bocca, non serviranno certo a migliorare le cose.
Con il suo stile scorrevole e magistrale che maneggia una trama delicata e complessa affogata in un’atmosfera intrigante, Philippe Georget ci immerge nella storia coinvolgendoci e rosolandoci a puntino.
Intanto il povero Sebag, tra magone, alcol, sigarette a gogo e insonnia, cerca di superare la sua dolorosa prova e si ammazza in massacranti turni di lavoro per dimenticare preoccupazioni e dolori. Ma per lui il destino ha deciso altrimenti perché invece si trova inesorabilmente costretto a confrontarsi e a indagare su drammatici casi di “corna”: una donna uccisa in un hotel, un depresso che si butta dalla finestra, un uomo tradito che minaccia di far saltare in aria un intero quartiere… con i suoi “personali demoni” che gli ballano in testa, mentre i colleghi ignorano o fingono di ignorare le sue pene.
Eh già, perché per quella invernale fine d’anno, l’abituale delinquenza di Perpignan, legata al traffico di droga e sigarette dalla Spagna, sonnecchia e ha ceduto il passo a un’inesplicabile epidemia di adulteri che finiscono in tragedia.
Epidemia criminosa, certo, perché dietro c’è un misterioso e vendicativo corvo, the eye, assetato di sangue, che informa i mariti ingannati delle scappate delle mogli e accompagna le sue rivelazioni con foto compromettenti. Riuscirà anche stavolta Sebag a buttarsi dietro le spalle i problemi personali e a sbrogliare il caso?
Personaggi azzeccati, sano pragmatismo, dialoghi da manuale e ben misurate storie d’amore, con inevitabilmente il bello e il brutto. Tutto quanto contribuisce alla piacevolezza della lettura di questo romanzo.
E per finire non dimentichiamo che Philippe Georget è soprattutto uno scrittore di thriller, stavolta va oltre e gioca bene le sue carte, sviscerando anche psicologicamente con acume e comprensione le sue “variazioni sull’adulterio e altri peccati veniali”.

Philippe Georget è nato a Épinay-sur-Seine nel 1963. Dopo una laurea in Storia, si è dedicato al giornalismo, prima in radio e poi in televisione per France 3. Appassionato viaggiatore, nel 2001 ha fatto il giro del Mediterraneo in camper con la moglie e i tre figli, attraversando in dieci mesi Italia, Grecia, Giordania, Libia e altri paesi. Con D’estate i gatti si annoiano, suo romanzo d’esordio, pubblicato nel 2012 dalle edizioni e/o, ha vinto nel 2011 il Prix SNCF du Polar e il Prix du Premier Roman Policier de la ville de Lens. Le edizioni e/o hanno pubblicato anche In autunno cova la vendetta e Il paradosso dell’aquilone.

Salva