Cristiani di Allah (Le brevi di Valerio 214)

Massimo Carlotto
Cristiani di Allah. Un noir mediterraneo
Edizioni e/o, 2018 (prima ed. 2008, introduzione di Amara Lakhous)
Noir storico

Algeri, coste italiane e francesi. 1541-1542. Redouane è figlio di pescatore divenuto mercenario, albanese di 31 anni, innamorato del tedesco Othmane, barbetta con le treccine alla moda. I due rinnegati si sono convertiti a Maometto, fatti tagliare il prepuzio e rasare il capo, per vivere quasi liberamente la loro omosessualità e coltivare la segreta speranza di partire per il Nuovo Mondo. Hanno tre schiavi e un servo, qualche soldo da parte, finanziatori per le scorribande. Algeri rientra nel dominio arabo delle malvagie intoccabili truppe turche. La vita da corsaro era dura, si faceva la guerra di corsa con spie e inganni per depredare porti e navi, cercando bottini e merci: schiavi e schiave, cibo, vino, gioielli, arredi, armi. I morti erano sepolti in mare.
Massimo Carlotto (Padova, 1956) scrisse dieci anni fa questo magnifico noir storico, Cristiani di Allah, narrato in prima persona, riedito ora con l’introduzione dello scrittore italo-algerino che lo accompagnò lì nel 2007.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

L’anello mancante (Le brevi di Valerio 213)

Antonio Manzini
L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone
Sellerio, 2018
Giallo

Aosta. 2012-2013. Sono finora usciti sei romanzi di Antonio Manzini con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, trasferito in punizione ad Aosta. Gli affezionati lettori sanno che si tratta di un’unica epopea psicologica esistenziale, molto segnata dalla morte a Roma della moglie di Rocco, il 7 luglio 2007. Le vicende gialle sono l’occasione (ogni volta diversa) per seguire evoluzione e introspezione del vicequestore.
Per un certo periodo, nelle belle raccolte a tema degli scrittori Sellerio, i racconti di Manzini riguardavano le esperienze collinari e trasteverine del nostro eroe, prima delle Clarks sulla neve. Poi l’autore si è messo alla prova, ed è riuscito efficacemente a narrare curiosi episodi montanari, sganciati dal flusso narrativo unitario della serie. Esce così una deliziosa antologia con le cinque storie aostane di Schiavone, la prima è  L’anello mancante e dà il titolo all’intero testo di piacevolissima lettura (e rilettura).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le case del malcontento (Le brevi di Valerio 212)

Sacha Naspini
Le case del malcontento
Edizioni E/O, 2018

Entroterra maremmano, Le Case. Lenti decenni contemporanei. È un borgo millenario, piccolo, scavato nella roccia, una ventina di case a destra e sinistra della via di mezzo, tra la Piazza del mercato e la Torre dell’Orologio, una chiesa, un paio di bar, una bottega, la tabaccheria, l’albergo. Una 25ina degli uomini e donne che vi vivono si trovano a raccontare (ciascuno in prima persona) parte di sé e degli altri, solo Adele Centini più volte, nata nel 1941, padre sparito nella campagna di Grecia, radiosa e bellissima, prima illibata fidanzata del vecchio vedovo possidente colonnello Isastia (il sesso si scopre con l’autista), dopo “vedova”. Ma è terra di scosse terremoti, geomorfologici ed emotivi. Una svolta per tutti avviene con il ritorno del bel Samuele Radi, che vi era nato e cresciuto, per poi fuggire. Trame, segreti, disgrazie, disastri, amori, crimini si accavallano e intrecciano in tutte Le case del malcontento, nuovo bel romanzo corale di Sacha Naspini (Grosseto, 1976).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La lunga notte del detective Waits (Le brevi di Valerio 211)

Joseph Knox
La lunga notte del detective Waits
Einaudi, 2018 (orig. 2017, Sirens)
Traduzione di Alfredo Colitto
Noir

Manchester. Novembre, ora, un anno e dieci anni prima. Il segretario di Stato per la giustizia David Rossiter, alto e affascinante, sui 45, già avvocato e marito di ereditiera, parlamentare tory, convoca Aidan Waits alla Beetham Tower, deve recuperare la più giovane delle sue due belle figlie, la 17enne Isabelle, capelli biondi (spenti) e occhi azzurri (intelligenti), rimasta invischiata prima con un tentato suicidio poi con il trafficante Zain Carver, nella cui residenza ormai vive da un mese. Waits va subito in uno dei locali cavernosi di Zain e incontra la 22enne “fattorino” Catherine, c’erano state altre scomparse di donne. Waits è un poliziotto (quasi) finito e si è appena infiltrato nell’organizzazione dello spaccio, era stato sorpreso a rubare droga, continua a farsi di anfetamina alla grande.
Il libraio Joseph Knobb ha scelto lo pseudonimo Knox per esordire nelle contorsioni notturne delle “sirene” noir con atmosfere hard-boiled (alla Chandler). Inizio faticoso, poi decolla.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Tokyo Soundtrack (Le brevi di Valerio 210)

Furukawa Hideo
Tokyo Soundtrack
Sellerio, 2018 (orig. 2003)
Traduzione di Gianluca Coci
Speculative fiction

Giappone. Tra qualche (non troppo) tempo. A Touta (i caratteri di dieci e canzone) e Hitsujiko (pecora e bambino) sta accadendo di tutto. Sono a stento sopravvissuti dal mare in burrasca. Il ragazzino introverso di sei anni era in motoscafo, rimasto solo dopo che il padre fu scaraventato via. La ragazzina ribelle di quattro e mezzo era sul traghetto con la madre obesa aspirante suicida, finì su una scialuppa. Naufragano separatamente su un’isola, grande e variegata, nell’arcipelago giapponese di Ogasawara. Vi sopravvivono insieme due anni, cambiando spesso rifugio d’emergenza, in mezzo a tanti pesci e capre. Quando tornano nella capitale la trovano sconvolta dai cambiamenti climatici e dalle conseguenti migrazioni forzate: continuano a imparare a convivere con terremoti e tsunami, temperature torride ed eventi meteorologici estremi, conflitti sociali. Grande sensibilità letteraria di Furukawa Hideo (1966) nel bel Tokyo Soundtrack, scritto a inizio millennio per un futuro probabile.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Elogio delle frontiere (Le brevi di Valerio 209)

Régis Debray
Elogio delle frontiere
Add, 2012 (orig. 2010)
Traduzione e postfazione di Gian Luca Favetto
Geopolitica

1991-2010. 27.000 km di nuove frontiere. Il futuro resterà loro, disse controcorrente il noto intellettuale francese Régis Debray (Parigi, 1940) in una conferenza del 2010 a Tokio. La frontiera è “un’assurdità necessaria e inevitabile”, inutile illudersi di poterne fare a meno. Il testo erudito e stimolante (per quanto provocatorio e talora discutibile) fu pubblicato in volume come Elogio delle frontiere: visto che non si poteva (almeno dal neolitico), può e potrà eliminare “frontiere” tanto vale approfondire perché ed evitarne significati e funzioni di definitiva separazione fra umani sapienti.
Opportunamente l’autore segnala che le barriere naturali diventano “frontiera” attraverso un atto di registrazione solenne, serve il diritto, sia interno che internazionale. E riconoscerla significa conoscere pure chi sta di fronte. Anche per chi difende diritti universali e intende la priorità degli equilibri ecologici non può prescindere dall’affrontare gli argomenti illustrati.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La voce del crimine (Le brevi di Valerio 208)

Ed McBain
La voce del crimine
Einaudi, 2018 (orig. 1973, Let’s Hear It for the Deaf Man)
Traduzione di Andreina Negretti
Giallo

Isola. Aprile. I casi criminali sono già tanti in quel quartiere e cominciano ad arrivare pure telefonate e lettere anonime attribuibili a un antipatico conoscente che ci riprova. Il Sordo è un inafferrabile cattivo seriale, alto e bello, invia a Carella buste con fotocopie di foto (riprodotte nel libro), prepara un misfatto, probabilmente una rapina.
Evan Hunter sapeva bene di voler dar vita a una innovativa serie poliziesca, fece un contratto per più romanzi e adottò lo pseudonimo di Ed McBain. Dopo 4 anni (e 11 romanzi) sull’87° Distretto, nel 1960 individuò il personaggio “contro”, l’avversario dei buoni (più o meno). Piani astutissimi, rompicapo irridenti, una virgola che alla fine non va, loro che sventano qualcosa, lui che riesce a fuggire (spesso lasciando sul campo complici morti o arrestati). Tutto magnificamente narrato con stile dilettevole anche in La voce del crimine, 26°romanzo della serie, 3° col Sordo. E 4° riedito ora da Einaudi con nuovo titolo. Alta letteratura.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Putin segreto (Le brevi di Valerio 207)

Vladimir Fédorovski
Putin segreto
Edizioni del Capricorno, 2018 (orig. ed. fr. Poutine, l’itineraire secret, 2014)
Traduzione di Barbara Sancin
Storia e politica

Russia e Urss. Putin è stato rieletto nel marzo 2018. Dopo Gorbaciov (1985-1991), dopo la fine dell’URSS, dopo Eltsin (1991-2000), in Russia e nella grande zona d’influenza russa il capo è lui da vent’anni e forse molto ancora.
Vladimir Fédorovski (Mosca, 1950) è stato un diplomatico sovietico (nella perestroika) e vive da tempo in Francia, avendo confermato lì doti di narrazione geopolitica. Il suo recente saggio Putin segreto non è una vera e propria biografia, l’autore ha conosciuto il leader russo, ricostruisce infanzia (a Leningrado) famiglia studi interessi carriera, intrecciando informazioni e contesto. L’idea è che Putin riabiliti i retaggi storici, russo zarista (di oltre due secoli) e sovietico stalinista (di oltre settanta anni), valendosi della polizia segreta (come nei regimi totalitari), il KGB, e del controllo dell’informazione. Ne vien fuori un dettagliato realistico resoconto diplomatico (con note bio dei personaggi, cronologia e bibliografia finali).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Leningrado (Le brevi di Valerio 206)

Giuseppe Tornatore e Massimo De Rita
Leningrado
Sellerio, 2018
Cinema

Italia e Russia. 2001-2004. All’inizio degli ’80 si parlò spesso del film che il grande Sergio Leone avrebbe voluto trarre da un volume sui 900 giorni dell’assedio di Leningrado (attenzione, non Stalingrado). Si incuriosì anche il giovane bravo regista Giuseppe Tornatore (Bagheria, 1956). Il progetto rimase incompiuto fin quando Leone morì nel 1989. A sorpresa, nel 1994 il produttore Grimaldi propose a Tornatore di riprendere in mano l’idea di Leone. L’ormai famoso regista ci rifletté e, per due volte, spiegò motivatamente perché non se la sentiva. Dopo vari altri anni e intrecci, nel 2001 iniziò a visitare San Pietroburgo per realizzare il film e nel 2004 terminò la sceneggiatura insieme a Massimo De Rita (1934-2013). Il film non è stato mai girato, ma ora Leningrado spiega chiaramente tutta la vicenda (Tornatore) e presenta la bella sceneggiatura ultimata (a quattro mani). Molto interessante, anche sul piano della storia, della musica (era là pure Šostakovič) e del mercato.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

L’uomo dei dubbi (Le brevi di Valerio 205)

Ed McBain
L’uomo dei dubbi
Einaudi, 2018 (orig. 1964 “He Who Hesitates”, prima edizione Mondadori 1967)
Traduzione di Andreina Negretti
Giallo

Isola. 13 febbraio 1964. Roger Broome, grande e grosso 27enne, artigiano del legno su a Carey (vicino Huddleston), dove vive solo con la madre, ha affittato una stanza alla vigilia di San Valentino, è in procinto di andare al distretto di polizia più vicino, deve segnalare un crimine, però è incerto. E lo resterà a lungo, mentre l’attività degli agenti dell’87° è sfocata sullo sfondo.
L’uomo dei dubbi è il diciannovesimo romanzo della serie iniziata nel 1956, il primo davvero diverso nello svolgimento, una riuscita creativa sperimentazione narrata in terza con “una trama senza trama, una collocazione temporale claustrofobica”, come illustra Maurizio de Giovanni nella prefazione. Einaudi ha saggiamente deciso di ripubblicare qualche gran McBain, che, nato Salvatore Lombino, si chiamò Evan Hunter (1926-2005) e scelse uno pseudonimo per le serie dei gialli conosciuti in tutto il mondo. C’è un nuovo titolo (richiama l’originale) ma la stessa traduzione delle precedenti edizioni.

(Recensione di Valerio Calzolaio)